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Full text of "Le formazioni Terziarie nella Provincia di Reggio (Calabria) : memoria"

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REALE ACCADEMIA DEI LINCEI 

Amo CCLXXVII (1879-SO) 



LE FORMAZIONI TERZIARIE 



NELLA 



PROVINCIA DI REGGIO {CALABRIA). 



MEMORIA 



J'EL l'ROK. 



GJ-. SEGJ-XJENZA. 



Premiata ni Concorso Accademico istituito dal Ministeri di Agric, In-l. e Comm. 
mi r. Decreto 6 febbraio 1876. 



ROMA 

COI TIPI DEL SALVIUCCI 

1880 



REALE ACCADEMIA DEI LINCEI 

Anno CCLXXVII (1879-80) 




LE FORMAZIONI TERZIARIE 



NELLA 



PROVINCIA DI REGGIO {CALABRIA). 



MEMORIA 



DEL PKOIT. 



GJ-. SEGUENZA 



Premiata al Concorso Accademico istituito dui Mini-toro di Agric, lini, e Corani. 
col r. Decn to G febbraio 1876. 



ROMA 

COI TII»I DEL SALVIUCCI 

1879 



Serie 3." — Memorie della Classe di scienze fìsiche, matematiche e naturai 
Vol. VI. — Seduta del 4 febbraio 1877. 



En general les Rystèmes passent, les ofcservations reatenl 
*t chachnn peut en tirer parti. A. Favre, Recherei' ex- géolo- 
yiques ilans les parties de la Savoie etc. 



PREFAZIONE 



Nel movimento scientifico odierno, in cui le scienze naturali hanno preso sì grande 
slancio e sì evidente predominio, la Geologia al certo mette più solide fondamenta, 
e prende parte attivissima nell'attuale progresso. Nell'Italia nostra vedonsi sorgere 
da per tutto esploratori più o meno solerti e laboriosi, che colle investigazioni loro 
danno un contingente abbastanza importante per la conoscenza del suolo italiano e 
dei fatti geologici rimarchevolissimi, di cui offrono doviziosa varietà la nostra peni- 
sola e le isole adiacenti. 

Abituato a tali ricerche, ho portato le mie investigazioni sulla porzione meri- 
dionale della penisola italiana, che forma l'ultima estremità della parte continentale, 
esplorando per ora le formazioni terziarie della provincia di Reggio, che occupano buon- 
dato del suolo di quella regione, e la cui stratigrafia non credo sia nota al punto 
da somministrare gli elementi indispensabili alla conoscenza geologica di un paese; 
anzi bisogna lamentare che vari scrittori, e taluni di epoca assai recente, confondendo 
talune rocce secondarie con alcune delle terziarie di quelle contrade, per essersi lasciati 
guidare dai fallaci caratteri litologici, hanno intralciato talmente la matassa, da volere 
far credere sinanco alle più strane eccezioni delle leggi stratigrafiche e paleontologiche 
fondamentali, ritardando così di troppo la conoscenza geologica positiva di quell'ul- 
timo estremo dell'Appennino, che colle sue svariate rocce e coi fossili numerosi che 
ci offre è chiamato ancor esso, e senza dubbio, a rischiarare potentomeuto la storia 
del suolo italiano. 

Il suolo terziario della provincia di Reggio, formato da potenti masse di rocce 
svariate, costituisce una porzione ben importante di quella superfìcie: esso risulta da 
numerose e ragguardevoli zone, elio nel loro insieme rappresentano tutta quanta la 



serie terziaria colle distinte suddivisioni, nelle quali oggi si ripartono le tre grandi 
formazioni, eocenica, miocenica e pliocenica. 

Abbondanti fossili e ben conservati nelle zone superiori permettono facilmente 
la ricognizione della loro età; invece le zone meno recenti ci offrono dei resti in istato 
di conservazione più o meno cattivo, e le più antiche in generale ne presentano di 
più rari o ne mancano affatto. 

Esporre i risultamenti delle mie ricerche sulla serie terziaria del Reggiano, sin- 
cronizzando per quanto è possibile le varie zone di tale serie colle vicine e colle più 
classiche formazioni terziarie di Europa, ecco il compito che mi sono imposto in questo 
lavoro, sicuro che un tale studio, condotto con perseverante cura, dovea fornirmi impor- 
tanti fatti, e quindi una sufficiente base per tirarne delle conchiusioni d'alto interesse. 

Lungi dal perdermi in vane ed inutili speculazioni , uso invece ad amare l'os- 
servazione, ad analizzare accuratamente i fenomeni ed a ricavare quelle conseguenze 
che da essi legittimamente derivano, io rifuggirò dall' addentrarmi in teoriche, le 
quali bene spesso non hanno che brevissima durata; e mi farò quindi ad esporre nel 
migliore ordine possibile i fatti attentamente studiati, le osservazioni con esattezza 
compite, le relazioni che i terreni da me esplorati presentano con quelli di altri luoghi, 
i risultamenti cui sono arrivato mercè una castigata induzione. 

Premetterò ai miei studi una storia critico-bibliografica delle rocce terziarie 
della provincia di Reggio, la quale dimostrerà quanto varie, strane e perfino contrad- 
dittorie opinioni sieno state emesse intorno a tali formazioni, e farà apprendere come 
sinora la serie terziaria è stata pochissimo conosciuta. 

L'esame dettagliato dei terreni verrà preceduto da uno sguardo generale com- 
plessivo sulla costituzione geologica del Reggiano e sulla topografica distribuzione 
delle rocce dei vari periodi. 

La parte descrittiva poi comincerà colla discussione della tettonica stratigrafica, 
t'ondata stili' esame di alcune sezioni naturali, scelte tra le moltissime da me studiate, 
e tra quelle in cui l'ordine di successione è il più evidente. In questa prima rassegna, 
dalla quale dovrà risultare evidente l'ordine cronologico di tutte le zone terziarie, 
a contare dalla più recente, accennerò benanco qualche carattere più rilevante, pel 
quale potrà venire assegnata l'età geologica cui ciascuna zona appartiene. 

Passerò quindi alla descrizione sistematica di tutti i piani terziari, che ho ri- 
scontrato e studiato nel Reggiano ; noterò i rapporti che essi presentano con terreni 
coetanei d'altri luoghi e specialmente d'Italia; darò uno sviluppo considerevole alla 
l'arte paleontologica come quella che, pei grandi materiali ivi accumulati, merita la 
più grande cura da parte del geologo, e somministrai dati irrefragabili intorno l'età 
delle rocce e le condizioni, in cui esse si costituirono. 

Alcune considerazioni e conclusioni, alle quali naturalmente e con evidenza con- 
ducono i numerosi fatti esaminati, porranno termine a questo lavoro, dimostrando 
chiaramente che la provincia di Reggio ha una costituzione geologica comparabile a 
quella delle altre provincie italiane; che le sue rocce non presentano niente di strano, 
non contraddicono menomamente, come si volle far credere, le leggi fondamentali della 
stratigrafia e della paleontologia ; invece sono con esse in perfetto accordo, sicché 
potrebbero, se pur ve ne fosse uopo, servir di conferma a quelle. 



A rendere più intelligibili i risultati delle mie ricerche ò creduto opportuno 
di aggiungere a questo lavoro una serie di tavole illustrative. 

Due frammenti della carta geologica della proviucia di Reggio presi, l'uno nella 
parte settentrionale e l'altro nella meridionale, sul lato orientale il primo, sull'occi- 
dentale il secondo, varranno a dare chiarissima idea della disposizione topografica e 
tettonica degli strati terziari, ed una serie di sezioni rischiareranno tali conoscenze. 

La carta geologica del Territorio di Reggio addimostra in parte quell'appiana- 
mento, che assume la regione superiore dell'Appennino reggiano, pel quale il paesaggio 
di quella giogaia ha forma specialissima e caratteristica. 

Non poche tavole in ultimo saranno addette a rappresentare alcuni importan- 
tissimi fossili caratteristici dei vari piani terziari, e ad illustrare le molte specie nuove. 

È mio debito infine rendere cordiali e pubblici ringraziamenti a tutti coloro che 
in vari modi e con gentilezza somma hanno voluto coadiuvarmi nel difficile compito 
che mi sono imposto. Quindi mille sinceri ringraziamenti ai sigg. barone G. B. Crea 
da Stilo, d. r Michele de Mujà da Siderno, d. r A. Ielasi da Bianco, arciprete A. Scordo 
da Ferruzzano, fratelli De Medici e G. Piromalli da Brancaleone, d. r N. Paviglianiti. 
ing. F. Paviglianiti, ing. Ciraolo, ispettore delle ferrovie Calabre, can. A. D'Amico. 
F. Pitea da Reggio e cav. P. Cordopatri da Monteleone. Ricordo da ultimo l'affettuosa 
assistenza prestatami dal sig. ing. G. Costantino, di cui deploro la recente perdita. 



STORIA BIBLIOGRAFICA DELLE ROCCE TERZIARIE 
DELLA PROVINCIA DI REGGIO. 



La bibliografia geologica e paleontologica riguardante le vaste formazioni terziari;' 
del Reggiano è purtroppo ristretta per darci un'idea adeguata, nel complesso e nei 
dettagli, di terreni cotanto estesi, costituenti una serie sì svariata e potente da rap- 
presentare tutti i periodi dell' èra cenozoica. 

Sono d'ordinario dei lavori speciali che essa ci offre, riguardanti un luogo solo, 
ovvero un solo terreno; e i lavori generali sono poco dettagliati, troppo comprensivi, 
per rispondere alle esigenze odierne di una completa conoscenza stratigrafica, litolo- 
gica ecc. Le ricerche paleontologiche sono quasi tutte scompagnate dai correlativi studi 
stratigrafici e quindi riescono di ben tenue valore per la geologia. 

E, bisogna pur dirlo, un grave ostacolo alla conoscenza esatta delle vaste for- 
mazioni terziarie delle Calabrie si è stato il difetto di fossili nelle rocce delle zone più 
antiche, collegato colla somiglianza litologica di talune di esse con rocce di età secon- 
daria. Per questi fatti appunto sono avvenute confusioni e stranezze più o meno notevoli. 

Io farò qui una rapida rivista delle pubblicazioni che conosco, riservandomi di 
esaminare e discutere nel corso di questo mio lavoro talune più importanti quistioni 
riguardanti l'età di certe rocce terziarie. 



— li - 

1670 Sin da oltre due secoli i numerosi fossili della Calabria meridionale cominciarono ad 

attirare l'attenzione dei naturalisti, e lo Scilla nella sua importantissima opera, La 
Vana speculazione disingannata dal senso, discorre degli ammassi di conchiglie esistenti 
nelle colline presso Reggio, e delle volgari opinioni dell'epoca sua intorno a tali depositi. 

1836 Dopo quel periodo, per quanto io sappia, non più presto del 1836 comparvero 

dei lavori che riguardano la geologia della provincia dileggio: e fu il prof. L. Pilla 
che se ne occupò pel primo, segnalando presso Gerace dell' arenaria in istrati forte- 
mente inclinati, che riguardò siccome di epoca carbonifera ('); e nel seguente anno 
ha creduto di potere avvalorare queste sue vedute per mezzo di alcuni fossili ani- 

1831 mali e vegetali ('). Ma più tardi il grès carbonifero di Agnana presso Gerace fu di- 
chiarato dallo stesso italiano scrittore siccome spettante al terziario medio. 

: 1 1 Nel primo congresso degli scienziati italiani il prof. L. Pilla presenta due spac- 

cati trasversali del Regno di Napoli ( 3 ): lo spaccato meridionale, traversa la provincia 
di Reggio dal Capo Vaticano passando per Tropea, Nicotera, Monte Poro, Mon- 
teleone, Soriano, Serra, Monte della Colla, Monte di Stilo, Monosterace, Punta di Stilo. 
In (mesta sezione fa conoscere il granito e lo gneiss centrale, le filladi che lo ricuoprono; 
riguarda come giurassico il calcare sopra Stilo, e quindi rapporta al cretaceo tutte le 
arenarie ed argille del terziario antico, tra le quali annovera quelle a combustibile 
di Agnana, riferendo all'epoca terziaria soltanto le sabbie o le marne del pliocene 

1840 Lo stesso prof. L. Pilla diede alla luce una Nota, riguardante la separazione 
della Calabria meridionale dal resto d'Italia all'epoca pliocenica, per mezzo di uno 
stretto tra Squillace e S. Eufemia, al modo stesso che oggi essa è disgiunta dalla 
Sicilia. In questo lavoro dal titolo, Intorno alla separazione delle Calabrie setten- 
trionale e meridionale {*) , l'autore ritornando sull'età dell'arenaria carbonifera di 
Gerace, vuol farla rimontare all'epoca del Macigno, allora creduto di età secondaria, 
e riguarda siccome coetanei i gres di Valanidi raddrizzati contro i monti di gneiss, 
e ricoperti dalle marne terziarie orizzontali. Ricorda egli la fìllade di S. Lorenzo e 
Po sato, il conglomerato di Pentedattilo, i calcari di Bova e di Capo delle Armi, 
che erede di epoca cretacea ; quindi discorre del sollevamento dei monti calabresi, 
che rapporta a, due distinti periodi. 

1841 Il sig. R. A. Philippi in una lettera al prof. Bronn intitolata: Cenni geogno- 
sticì sulla Calabria, ed accompagnala da uno schizzo di carta geologica, che per la 
provincia di Reggio credo sia pili esatta e meglio dettagliata della Carta del Collegno 
pubblicata di poi, parlando della geognosia del Reggiano s'intrattiene a dire del 
massiccio cristallino; e riguarda siccome rocce secondarie le arenarie, i conglomerati 
e le argille delle zone terziarie antiche, e, quel che è più strano, giudica che il 
calcare giurassico di Canolo e d'altri luoghi sia. sovrapposto a tali formazioni. 

i ! Il sig. TchihatchelT (') esaminando la costituzione geologica del Napolitano, ['aria 

della distribuzione generale topografica delle formazioni terziarie : ma poco si cura 
della distinzione stratigrafica di esse, e solamente fa dell. razioni sulle fauno 

(') Bullcttin de la Société géologique, voi. VII. p. 306. — (2) Bull. voi. Vili. p. 198.— (") Atti 
della prima riunione degli scienziati italiani lini 39. -(*) Annali ì italiani pubblicati dal 

Kanuzzi 1" annata. — ( 5 ) C . dit royaume 

' Berlin. 



diverse delle differenti zone del pliocene, riguardando quella di Terreti e Nasiti. per 
buon numero di specie estinte, diversa da quella di Monteleone ecc. 

1843 Nel congresso di Lucca poi enumerando parimenti il Pilla le rocce della Calabria, 
modifica ancora le sue idee in rapporto alle arenarie carbonifere di Agnana e d'altrove, 
riguardandole siccome spettanti al terziario medio, senza indicare però le ragioni di 
tale apprezzamento. 

1844 II Philippi nelle sue ricerclie sui molluscbi fossili, Fauna molluscorum Siciliae 
utriusquc, dà per la Calabria una serie di elencbi locali, i quali non lianno potuto 
influire al progresso delle conoscenze stratigraficbc ; dappoiché l'autore non ha curato 
di tener distinte le specie delle diverse zone per ciascun luogo, ed inoltre nelle sue 
ricerche si è limitato alle varie zone plioceniche. Così posso ricordare benissimo gli 
elenchi di Terreti e Nasiti, Carrubbare, Pezzo, Monteleone, Monosterace, Valle Lamato ecc. 

1846 II Pilla nel suo, Saggio comparativo dei terreni che compongono il suolo d'Italia. 

è senza dubbio andato in un eccesso opposto a quello, cui l' aveano condotto le pre- 
cedenti indagini: rapporta al terziario medio tutte le arenarie, i calcari, le argille 
delle zone inferiori, che prima avea rapportato al secondario, non che i gres carbo- 
niferi di Agnana ed Autonimina, le molasse ed arenarie di Valanidi ed Annunziata, 
e quelle di Melito e di Stilo. 

1846 ka carta d'Italia del Collegno riferisce al cretaceo il terziario antico. 

j g49 II D'Arcluac, Histoire des progres de la Geologie de 1834 a 1845 Tom. II. 

2' partie pag. 800, riassumendo quanto era stato scritto sulla Calabria sino a quel- 
l'epoca, conchiude che non si aveano ancora idee bene stabilite. 

1 851 II Philippi ha descritto tre clipeastri della provincia di Eeggio, che spettano al 

mioceno di Monteleone: Ueber C. altus, C. turrilus, und C. Scillae('). 

Il prof. 0. G. Costa ricorda un grosso dente di Carcharodon megalodon rin- 
venuto a Eombiolo presso Monteleone : Cenni intorno alle scoperte paleontologiche 
fatte nel Regno di Napoli durante gli anni 1854-55. 

Il lavoro più esteso intorno alle rocce terziarie del Reggiano è senza dubbio 
quello del sig. C. Montagna, intitolato : Giacitura e condizioni del terreno carbo- 
nifero di Agnana e dintorni. In esso trattasi estesamente della costituzione degli 
strati terziari dei territori di Gerace, di Agnana e di altri luoghi; ma l'autore 
confondendo le argille scagliose terziarie di quelle contrade, colle argille scagliose 
ad Ammoniti, Turriliti e a numerosi fossili cretacei dei territori di Brancaleone e 
di Ferruzzano, crede che gli strati a combustibile di Agnana sieno sottostanti al- 
l'orizzonte ammonitifero, e li riguarda perciò di epoca secondaria, anteriore alla cre- 
tacea; e mentre crede di avere trovato negli strati a carbone una flora secondaria, 
che confessa non essere stata riconosciuta da competenti autorità della materia, asse- 
risce, ciò che ò potuto verificare, che furono trovati nel carbone di Agnana ossa e 
denti di un mammifero ormai indubiamente riconosciuti siccome spettanti sWAnthra- 
coterium magnum, alla quale specie l'autore stesso li riferisce in altra sua opera. 
Con queste idee erronee la serie terziaria viene in gran parte dal Montagna rapportata 
alla serie dei terreni secondari, e i fossili in essa raccolti per la maggior parte descritti 

(') Palaeoìitographica Wilh. Dunker und Herm voti Meyer. 1851 



1857 



dubitativamente siccome nuòve specie. Sebbene i vari terreni esaminati dal Montagna 
lo saranno puri nienti nel corso di questa Memoria, puro sin da ora è d'uopo anticipare 
l'importante fatto dimostrato dalla stratigrafia e dalla paleontologia, cioè che gli strati 
a carbone di Agnana e di Antonimina spettano con sicurezza al mioceno inferiore, 
e propriamente al Tongriano del Dumont. E varrebbero a sufficienza 1' Anthracoterium 
magnimi riportato dal Montagna, ed il suo Cerithium Melograni, raccolto alla base 
degli strati a carbone, che credo identico agli esemplari gentilmente offertimi dal 
sig. ing. Gaetano Bota, raccolti precisamente nella medesima posizione stratigrafica, 
e spettanti senza dubbio al C. Margaritaceum Brocchi. 

1858 II pi'of. 0. G. Costa nel medesimo tempo ricorda in una Nota, Intorno alle 

scoperte paleontologiche fatte nel regno di Napoli durante gli anni 1857 e 1858, 
numeroso conchiglie di molluschi e di rizopodi raccolte nelle varie zone del plioceno 
del lato occidentale della provincia di Beggio. 

lg,;4 II sig. Montagna più tardi pubblica un trattato geologico generale informato 

a nuove teoriche, Generazione della terra metodicamente esposta con nuovi prin- 
cipi di geologia, per mezzo delle quali intende infirmare le fondamentali leggi della 
stratigrafia e della paleontologia, e ritorna all'esposizione dei medesimi studi sui 
territori di Gerace, di Aguana ecc.; dai quali crede risultarne assolutamente la falli- 
bilità dei canoni geologici meglio stabiliti, perocché la serie dei terreni calabresi 
sarebbe per l'autore un complesso di eccezioni. Invece, una delle più rimarchevoli 
mie conclusioni, tratte dallo studio dei terreni della provincia di Beggio, si è, che questi 
sono perfettamente comparabili alle rocce delle altre regioni italiane ed europee : essi 
dimostrano alla loro volta che l'Italia non è la terra delle eccezioni ; che la scorza 
terrestre si è costituita dovunque sotto l'impero di leggi uniformi. Ai dotti il giu- 
dizio di così opposte idee. 

1868 Anch'io mi sono occupato di vari argomenti riguardanti gli strati terziari del 
Beggiano. : : Nelh mia Memoria : la formation zanclèenne ('), parlo del plioceno antico 

1869 del Beggiano. In Una passeggiata a Reggio di Calabria ('), discorro del plioceno e 
del quaternario, presento elenchi di fossili di vari luoghi e di diverse zone. 

1869 In un' altra Nota, Da Reggio a Terreti ('), trattai del plioceno antico di quei 

colli e della fauna in esso racchiusa. 

1869 In altra Nota determino che un Clypeaster, inesattamente creduto il C. altios 
Lamk., giace nel plioceno calabrese: è la Nota, Intorno alla posizione stratigrafica 
del Clypeaster aUus{"). 

1870 Talune specie plioceniche della Calabria meridionale sono citate nella Memoria inti- 
tolata : Sull'antica distribuzione geografica di talune specie malacologiche viventi ('). 

1870 Nella Memoria critica : Dei brachiopodi viventi e terziari pubblicati dal prof. 0. 

G. Costa ( 6 ), sono ricordate delle specie plioceniche ed alcuna miocenica del Beggiano. 
1870 II sig. Manzoni (d. r A.) ha descritto molti briozoi degli strati terziari recenti 

dei dintorni di Beggio nei suoi, Briozoi fossili italiani (Contribuzione 1% 2\ 3 a e 4"). 

(>) Bulletin de la Sociéte" géologique ! Tran.'.', tom. XXV. pag. 465.— ('■') Annali dell'Istru- 
zione, anno I. fuse. 1. — (") Nuovo effemeridi siciliane, voi. I. disp. I\ — (<) Atti della Società italiana 
di seienze naturali, voi. XII. F. X— ( : <) Bullettino malacologico italiano, anno III. — ( 6 ) Ibid. 



— 9 — 

1871 II sig. G. von Eath da Bonn nel suo lavoro sulle Calabrie, Ein Ausflug nach 
Calabrien, ricorda bene spesso il plioceno di quelle contrade. 

1872 II sig. T. Fuchs da Vienna pubblica un lavoro stratigrafico intitolato : Geologische 
Studiai in den Tertiarbildungen Sud- Italien, nel quale discorre soltanto del plio- 
cene- presso Messina e presso Gerace. 

1872 Nei miei lavori paleontologici e stratigrafici ho continuato sempre a ricordare 
i terreni reggiani. In una enumerazione dei cirripedi delle provincie meridionali 
d'Italia sono ricordate le specie plioceniche dei terreni calabresi : / Cirripedi terziari 
dell' Italia meridionale ('). 

1873 In Una visita geologica a Brancaleone di Calabria ('), oltre ai nuovi studi 
sul cretaceo, sono ricordate alcune zone terziarie. 

1873 I brachiopodi terziari del Eeggiano, quasi tutti pliocenici, sono descritti uegli 

Studi paleontologici sui Brachiopodi terziari dell'Italia meridionale ( 3 ). 
873-76 Parimenti i cirripedi pliocenici e miocenici possono tutti quanti trovarsi nella 

monografia intitolata : Ricerche paleontologiche intorno ai Cirripedi terziari della 

provincia di Messina, con appendice ecc. ('). 
,873-77 La stratigrafia pliocenica della Calabria meridionale e l'enumerazione dei fossili 

di tali strati trovansi negli Studi stratigrafici sulla formazione pliocenica dell' Italia 

meridionale ( 3 ). 

1873 II prof. Kath ancora si occupa del terziario delle Calabrie, ma nel Eeggiano 
riconosce soltanto il plioceno rapportandovi dei conglomerati di più antica età. Il 
carbone di Agnana solo è per lui miocenico : Geognostisch-mineralogische fragmentc 
aus Italien. 

18 74 II prof. Suess da Vienna nel suo lavoro, Die Erdbeben des sudlichen Italien, 
riguarda assai sommariamente la serie stratigrafica dei terreni calabresi, e quindi 
nessun dettaglio sulle formazioni terziarie forma parte di quel suo pregevolissimo 
lavoro. 

1874 Nella mia Nota, Dell' Oligocene» in Sicilia, ho ricordato tale formazione presso 

Brancaleone ( n ). 

1874 Così ho' parlato del plioceno di Calabria e della sua partizione nella Nota cri- 
tica, Sulla relazione eli un vietggio geologico in Italia per T. Fuchs ('). 

1875 II sig. Fuchs risponde parlando del plioceno calabrese e delle argille scagliose ( B ). 

1875 Io replico trattando dei medesimi argomenti e toccando alquanto del miocenof). 

1876 II Fuchs risponde parimenti ('"), e quindi siegue una nuova mia risposta ed ul- 
tima, volta a discuter sempre del plioceno ("). 

875-76 Sul plioceno della Calabria ho parlato ancora negli: Studi paleontologici sulla 

fauna malacologica dei sedimenti pliocenici depositatisi a grandi profondità ( *). 



(') La Scienza contemporanea, anno I. fase. 1. — (-) LaScienz i contemporanea, annoi, fase. VI. — 
(") Bullettino malacologico italiano, voi. IV. n. 1. '2, 4, ecc.— ("') Atti dell'Accademia Pontaniana di 
Napoli, voi. X.— (5) Bollettino del r. Comitato geologico 1873-77.— ('') La Scienza contempo: 
anno II. fase. 1.— (') Bullettino del r. Comitato geologico 1874. — (\; Bollettino del r. Comitato geo- 
logico, fase. le 2.— H Bollettino del r. Comitato geologico, fase. 3 e I. - ('») Boll, del r. Coni. geol. — 
( ll ) Ibid. — (''•) Bollettino della Sooietà malacologica italiana L875-76. 



— 10 — 

Ho enumerato ancora diverse Vei'ticordie raccolte nel plioceno calabrese : Cenni 
intorno alle Vei'ticordie fossili del Plioceno italiano ('). 

Dal precedente esame delle opere che riguardano in qualunque modo la geognosia 
della Calabria meridionale, risultano evidei le seguenti conclusioni: 

1. Non v'ha un lavoro che si occupi dell'esame di tutta la serie terziaria 
considerata in tutta la provincia. 

2. La serie - e la miocenica, che sono sviluppatissime ed assai impor- 
tanti, furono da molti scrittori riguardate siccome terreni secondari. 

3. I lavori paleontologici si rapportano tutti al plioceno; solo qualche specie 
miocenica è stata ricordata, ma senza le nozioni intorno agli strati che la racchiudono. 

4. Le numei ì ceno e dell' eoceno restano tuttavia neglette ed 
indistinte; anzi può ben a- le rocce svariatissime di questi due grandi periodi 
dell'' iica restano tuttavia completamente sconosciute nella provincia di Reggio: 
e se in qualche lavoro si è accennato al mioceno, ciò fu fatto quasi sempre senza 
addurre alcun documento stratigrafico o paleontologico. 



CAPO PRIMO 



Nozioni geognostiehe generali 
in (orno all'estremo meridionale della penisola italiana. 



I. Generalità intorno alla costituzione topografica e geologica della provincia di Reggio. 

Quell'ultimo estremo meridionale della penisola italiana cbe si stacca dal restante 
della terra ferma per una considerevole depressione e per un massimo restringimento, 
quasi un istmo tra i golfi di Squillace e di Santa Eufemia, e dulia Sicilia per lo 
stretto di Messina, costituisce geograficamente la provincia di Re;.' 

ta parte d'Italia quasi disgiunta dalle limitrofe provincie, non pertanto si 
e intimamente connessa per la grao '■ omiglianza nella costituzione 
gica ; e quantunque il mare la disgiunga dalla prossima Sicilia, è con essa sopra- 
mostra somigliantissima nella natura litologica e geogenica delle rocce 
che la costituiscono ; i cui strati pois a a ragione riguardarsi siccome una vera 

continuazione di quelli che formano l'angolo nord-est della Sicilia, cosi interrotti e 
'li per : rione del mare, in parte perchè rotti e denudati, in parte ancora 

perchè rilevando le lor^ testate verso i monti calabresi <■ siciliani, vengono a costi- 
tuire in fondo allo stretto una sinclinale, e quindi una grande depressione orografica 
originaria. 

I li onto della r, accadi mia delle scienze fisiche e matem. di Napoli, fa3c. 6, giugno 1876. 



— 11 — 

La catena montuosa che percorre iu lungo il Reggiano, quantunque per la 
depressione considerevole tra S. Eufemia e Squillace topograficamente disgiunta dai 
monti di Catanzaro, e dai Peloritani per lo stretto di Messina; pure essa forma real- 
mente la continuazione geognostica di quella catena, la quale così estendesi ancora 
nella Sicilia. Difatti le primordiali rocce cristalline, clie formano il nucleo dei monti 
della Calabria media, costituiscono parimenti l'asse della catena reggiana e dell'an- 
golo nord-est della Sicilia, il che conferma geologicamente la continuazione dell'Ap- 
pennino attraverso l'istmo di Squillace e lo stretto del Faro. 

Una giogaia elevata in forma quasi di altipiano, percorre longitudinalmente la 
provincia di Reggio avvicinandosi di più verso il lato orientale ; dimodoché in generale i 
monti dal lato del Jonio sono molto più acclivi che dal lato del Tirreno. La parte centrale 
che forma 1' Aspromonte si approssima verso il lato meridionale, formando così la 
regione più elevata non esattamente al centro. La vetta culminante è Montalto 
che s'innalza 1956 m sul livello del mare ; ad essa fanno corona una serie di vette di 
poco inferiori, dalle quali poi il suolo di tutta la regione si deprime grado grado 
verso la periferia. 

La parte centrale è formata dalle rocce cristalline, alle quali si addossano intorno gli 
schisti lucidi paleozoici, che sopportano in taluni luoghi piccoli lembi di rocce secondarie, 
e quindi succede una larga cintura di rocce terziarie, che compie tutto il contorno 
della provincia ; se non che in vari luoghi il centrale gneiss manda talune sue dira- 
mazioni verso la spiaggia, interrompendo così la zona terziaria, e costituendo coste 
erte e scoscese, ovvero ripidi ed elevati promontorii, che d'ordinario si protendono in 
mare formando dei veri capi. 

Una grande diramazione delle primitive rocce cristalline dirigesi ad occidente nel- 
l'estremo settentrionale, e quindi corre verso mezzogiorno per lungo tratto sulla costa, 
parallelamente alla catena centrale, dal golfo di S. Eufemia a Pizzo, Monteleoue, 
Tropea, Capo Vaticano, Nicotera, ricoperta qua e là da lembi più o meno estesi di 
rocce terziarie e quaternarie. Una seconda larga diramazione dello gneiss inoltrandosi 
verso nord-ovest, invade anch'essa una lunga estensione della costa da Palmi a Scilla. 
Un terzo ramo va all'estremo meridionale presso il Capo Palizzi ; e sul lato orientale 
non v'ha che unica diramazione alla parte più nordica presso Squillace, dove la 
formazione cristallina va a costituire il Capo Stallittì. 

Il cristallino nella provincia di Reggio occupa circa la metà della superficie: 
esso dividesi naturalmente in due zone, di cui la più antica estendesi sulla costa occi- 
dentale da presso Scilla a Palmi; dove forma quelle scoscese rocce quasi a picco ele- 
vate sul mare, costituite in gran parte da gneiss granitoide a grossi elementi, con mica 
nera e grandi cristalli di ortoclasio bianco roseo, e traversate da numerosi filoni 
di granito bianco e grigio. Questa formazione cristallina antica s'interna sopportando 
la zona superiore e rocce di più recente data ; e se da Scilla verso mezzogiorno, n 
Yillasangiovanni, Cafona, Gallico non vedesi presso la spiaggia, comparisce dappertutto 
nelle valli, sottostante a terreni terziari e quaternari ('). Somiglianti terreni ricuo- 
prono lo stesso gneiss granitoide in Sicilia sulla sponda opposta dello stretto del Far.. : 

(<) G. Seguenza, La formazione cristallina presso Callico (Prov. di Reggio-Calabria). 



— 12 — 

ed anco ivi l'antico cristallino sporge a picco sul mare verso il capo Rasocolmo 
iniettato di filoni granitici, e s'innalza sino alla vetta di monte Ciccia, dimodoché 
gli scogli di Scilla hanno il loro concatenamento geognostico culle rocce dell'angolo 
nord-est di Sicilia. ('). 

La più antica zona del cristallino vedesi ancora estesa per lungo tratto sulla 
costa che s'interpone tra Nicotera, Capo Vaticano, Tropea, Briatico, Pizzo; ed anco 
ivi il granito s'inietta da per tutto nello gneiss, e la formazione s'inoltra verso il centro 
della catena, dove il granito prende un grande svilii]: 

L'altra zona della formazione cristallina che si sovrappone alla precedente è forse 
più vastamente rappresentata, e consta di materiali molto più svariati. Essa par che 
debba includere la maggior parte del cristallino che estendesi a costituire il centro 
della catena reggiana e \arie sue diramazioni, e consta di gneiss di svariati aspetti 
ni amfibolici e granatiferi, di pegmatite, di granito, di sciasti micacei, di calcari cri- 
stallini ; ai quali verso Cittànuova sottostanno dei serpentini, degli asbesti serpenti- 
nosi, del talco compatto (steatite), dell'oficalce , della dolomite, dell'arafibolite, ecc. 
In taluni luoghi anco vi si vedono in seno alle rocce cristalline dei minerali metal- 
lici, siccome da s. Eufemia verso Aspromonte si associa a queste rocce la magnetite, 
e ad Olhadi ed a Torre Cavallo vi si trova della grafite. 

11 prof. Gastaldi ha creduto necessario, studiando le Alpi occidentali, di dividere 
il cristallino in due zone, le quali presentano nelle Alpi i medesimi caratteri geogno- 
stici che offrono in Calabria ed in Sicilia ( 2 ). 

Ai terreni primitivi succedono gli sciasti paleozoici, i curali variano molto di 
aspetto, probabilmente a norma delle zone diverse, cui spettano. D'ordinario sono lucidi, 
di color grigio più o meno intenso, ovvero neri. In altra zona sono verdastri, ed in 
tal caso si associano ad una forma di protogino a grossi cristalli feldspatici, e sotto- 
stanno agli schisti grigi ; i quali spesso assumono una grande potenza, che in qualche 
luogo può calcolarsi di oltre 400 o 500 metri. 

Quantunque nell'Italia meridionale in queste rocce non si sono scoperti dei fossili, 
pure, essendo esse somigliantissime agli schisti paleozoici fossiliferi delle Alpi, è 
molto probabile che sieno a. questi coetanee; e le diverse varietà di aspetto, di strut- 
tura, di colorito, probabilmente spettano a zone diverse, che rappresentano diversi 
periodi dell'ora primaria. 

Sul lato occidentale le filladi mancino quasi del tutto: appena cominciano a 
mostrarsi presso Valanidi, e si estendono ampiamente verso il lato meridionale sovra- 
stando al cristallino più interno, e sottostando al terziario, che forma una larga aa 
-nlla costa. Al capo Bova se ne vede qualche lembo, e poi ricompariscono verso 
Agnana, a Mammola, e si vedono molto estese ad occidente di Antonimina, di Gerace, 
di Stilo, di Guardavalle ecc. 

Straterelli, ammassi e filoni di quarzo e di minerali metallici giacciono negli 
schisti hit idi in molti luoghi, ed in varie contrade si sono cavati la galena, la 



') Contribuzione alla geologia della provìncia di Messina. Breve nota intorno lo formazioni pri- 
marie e seondarie Pei G. Scgueuza Bolletino del r. Convitai co,anno ISTI. 
( Prof. IL Gastaldi, Sludi ; 1871. 



— 13 — 

calcopirite, la blenda ed altri importanti minerali, che si associano al quarzo, alla 
baritina, al siderosio, alla pirite, al mispickel, alla leberchisa, all'azzurrite, alla ma- 
lachite ecc. 

In uu burrone, sulla sinistra della valle di Lazzaro sottostà alla fillade grigia 
uno schisto verdastro alternante con un granito, che direbbesi protogino a grossi ele- 
menti, la mica essendo sostituita da un talco verdastro, ed il feldspato trovandosi 
in grossi cristalli. In seno a questa formazione estendesi, dall'uno e l'altro lato del 
burrone, un filone quasi orizzontale, costituito di calcare spatico intimamente commi- 
sto a fluorina e sparso di blenda, di galena e di pirite in proporzione molto variabile. 

Alcuni lembi di calcare compatto poggiano sullo filladi di vari lunghi, e senza 
dubbio la maggior parte spelta alle formazioni secondarie, che nel Reggiano sono 
poveramente rappresentate; ma la determinazione della loro età riesce sovente im- 
possibile, mancando i caratteri paleontologici. 

È importante notare che tali calcari mancano affatto sul lato occidentale. Al sud 
vedesi una breccia a grossi pezzi di calcare rossastro con frammenti indeterminabili 
di crinoidi ; la quale giace al capo Bova sopra fillade nerastra, e senza dubbio essa 
roccia deve appartenere ad antica epoca secondaria. Qualche lembo di calcare somi- 
gliante mi fu dato d'incontrarlo presso Galati e presso Staiti. 

Oltre Gerace a monte, sulla fillade di Agnana sporgono alte e scoscese le rocce 
calcaree di Canolo, alla base più o meno rosse e venate, sicché ricordano bene il Lias 
medio di Taormina ('); ma veruno indizio di fossili mi fu dato di scoprire. In alto, al 
calcare bianco si associa la dolomite, e vi si raccolsero delle Nerinee ('), delle quali una, 
sezionata naturalmente lungo l'asse, mi fu gentilmente donata dal signor dott. M. De 
Mujà, ed ho potuto riconoscere che spetta probabilmente alla N. Goodalliì Sowerby 
(N. Filangeri? Montagna). Da ciò risulta evidente che la parte superiore delle rocce 
di Canolo appartiene al giurassico superiore, e propriamente alla formazione titonica : 
quindi è ben probabile che sia liassico il membro inferiore. 

L'estensione maggiore di calcare antico trovasi poi a ridosso di Stilo, dove la 
roccia calcarea forma un ciglione che si eleva a 700 metri sul livello del mare, e 300 
sopra Stilo, estendendosi per ben 8 chilometri nella direzione da nord-est a sud-ovest. 
Il professor Suess vi ha scoperto orbitoidi e nummuliti ( 3 ): il che può far credere che 
almeno una parte di quella massa calcarea spetti ad un periodo del terziario antico ; 
ma ciò non potrà definitivamente stabilirsi fino a che tali fossili non saranno speci 
floamente determinati. 

Alla base di questa roccia e soprastante alla fillade è un deposito di Iimonite. 
che da tanto tempo alimenta i forni della Mongiana. 

Alcuni lembi di formazione cretacea, spettanti al Cenomaniauo D'Orbigny (Roto- 
magiano Coquand), perfettamente riconoscibili pel gran numero di fossili che racchiu- 
dono, vedonsi alla marina di Bova, presso Brancaleone, e nel territorio di Ferruzzano, 

(') G. Seguenza, Contribuzione alla geolog. della provincia di Messina. 

(-') C. Montagna, Giacitura e condizioni del terreno carbonifero di Agnana e dintorni. Generazione 
della terra, pag :JÒ t.iv. II. XXV. 

( 8 ) Professor Vou Ruth, Memorie geognostico-geografiche sulla Calabria (Atti dell'Accademia 

Cosentina, voi. XII. fase. lj. 



— 14 — 

nei quali luoghi affiorano in mezzo a terreni terziari di antica data ('). Argille indurite, 
scagliose, grigie o grigio-brune, alternanti con istrati marnosi e calcarei formano il 
terreno di questo periodo mesozoico, il quale ha 1' identicissimo, litologicamente e 
paleontologicamente, in Sicilia, nel Messinese ed alle Madonie ( 8 ), e nella provincia di 
Costantina in Africa ( 3 ). I fossili piìi comuni che lo distinguono sono numerosi : ne ac- 
cennerò soltanto taluni : Nautilus triangularis Montf., Ammonites rothomagensis Brong., 
A. Manlellii Sovv., Turrilites Scheuchzmanus Bosq., Mactra Didonis Coq., Dosinia 
Oelettrei Coq., Venus Dutrugei Coq., Crassatella Baudcli Coq., Cyprìna Irapezoi- 
dalis Coq., Cardium Pauli Coq., C. regulare Coq., Isocardia getulina Coq., Trigonia 
scabra Lamie, T.distans Coq., Arca Delettrei Coq., A. tevestensis Coq., A. parallela 
Coq., Avicula gravida Coq., Janira tricosktta Coq., Pecten Desvauxi Coq., Plicatula 
auressensis Coq., P. Fournelii Coq., Ostrea Syphax Coq., 0. flabellata Lamk., 
0. Delettrei Coq., 0. Africana Lamk., 0. Overwegei Coq., 0. vesiculosa Guer., 0. eo- 
lumba Lamk., Badiolites Nicaisei Coq., Holeclypus serialis Desìi., Epiaster Villei 
Coq., Periaster Fourneli Desìi., flemiaster Batnensis Coq.,//. Coquandi Seg., II.Afri- 
canus Coq., //. Homalensis Coq. ('). 

Le argille scagliose di questo terreno sono d'identica natura della così detta sca- 
glia dell'alta e media Italia; ma esse talvolta somigliano e molto a talune argille ter- 
ziarie scagliose delle stesse o di vicine contrade, il che ha 'fatto nascere strane con- 
fusioni, che hanno indotto a più strane conseguenze. 

Il piano Cenomaniano nella provincia di Beggio si presenta come isolato in seno 
alle formazioni terziarie, non connettendosi con altre zone cretacee; perchè mancano 
affatto di quest'epoca e le zone più antiche e le più recenti. 

Ed eccoci ormai alle formazioni terziarie, delle quali mi sono specialmente occu- 
pato percorrendo la provincia di Beggio, e che formano l'oggetto del presente lavoro. 

Circa una metà della superficie di quella provincia è ricoperta dalle rocce ter- 
ziarie: esse occupano tutta quanta la depressione, che s'interpone tra Squillace e 
S. Eufemia ; formano una zona non interrotta, che dallo gneiss del capo Stallittì si 
estende per tutto il lato orientale, poggiando ora sui piccoli lembi di calcare secon- 
dario, ora sulle filladi e talvolta anco sulle stesse rocce cristalline. La formazione 
cretacea di Brancaleone e di Ferruzzano non forma che incalcolabili interruzioni 
essendo assai ristretta l'arca da essa occupata. In tutto questo lungo tratto orientale 
la zona terziaria subisce considerevoli variazioni in larghezza, restringendosi cioè molto 
ai due estremi verso Sant'Andrea del Jonio e Brancaleone, ed allargandosi poi al 
centro, verso Agnana, Gerace ed Antonimina. 

Sul lato meridionale è lo gneiss del capo Palizzi e la fillade ed il calcare giurassico 

(') G. Seguenza, Sulle importanti reiasioni paleontologiche di talune rocce cretacee della Calabria 
con alcuni terreni di Sicilia e dell' ifrica settentrionale. 

(-) ii. Segnenza, Contribuzione alla geologia della provincia di Messina. Breve nota intorno alle 
formazioni primari.; e secondarie. — Sul cretaceo medio déWltalia meri Atti della Società ital. 

ili scienze naturali). 

I ) II. Coqaand, Geologie ri paleontologie </<■ hi région sud de hi province de Constantìne. 

Pedi G. Seguenza, Sul cretaceo medio dell'Italia meridionale. Lettera ecc. (Atti della Società 
italiana ili scienze natur., voi. X. fase. II). 



— 15 — 

del capo Bova, che interrompono per poco la zona di rocce terziarie; la quale si 
estende parimenti da quel lato, e poi incurvandosi al capo delle Armi non più inter- 
rotta si protrae sin presso Scilla, dove sormonta il cristallino ai piani della Melia e 
così di seguito. 

Una vasta estensione di rocce terziarie da ultimo ricomparisce a costituire la 
grande pianura tra Palmi e Nicotera, inoltrandosi molto nell'interno sin oltre Sino- 
poli, Oppido, Terranova, Radicena, Polistena, Laureana, e sin presso Cittànuova, ma 
in gran parte occultata dall'alluvione quaternaria; e continuandosi quindi a setten- 
trione, ma più ristretta ed interposta tra il cristallino della costa e quello del centro, 
e spingendosi verso Monteleoue e Soriano e sin oltre Francavilla. 

La formazione quaternaria è anch'essa importante pei suoi depositi marini di 
grande spessore, pel suo alluvione che trovasi sino a grandi altezze. Essa è molto 
sviluppata in vicinanza della spiaggia, e nell'interno va divenendo sempre meno estesa 
e formata di lembi staccati, che d'ordinario coronano le vette delle colline. 

Questa larga zona di rocce terziarie, che abbiamo veduto cingere da ogni dove 
il massiccio cristallino e paleozoico, consta di una serie di rocce e di strati distin- 
tissimi e ben caratterizzati da fauue differenti, da farli sincronizzare colle rocce ita- 
liane non solo, ma benanco cogli strati dei vari periodi terziari delle altre parti di 
Europa ; e forma una serie non interrotta e quasi completa di tutti i periodi della 
grande èra terziaria con regolarità meravigliosa ordinati. 

Ponendo termine a queste generalità devo toccare rapidamente di un fatto che 
ha grande attinenza colle formazioni terziarie, e che costituisce a mio credere un 
tratto caratteristico di grande importanza nella geologia reggiana. 

Allorquando si percorre la porzione periferica della provincia di Reggio, cioè la 
regione bassa o mediocremente elevata, che in gran parte è costituita dalle forma- 
zioni terziarie, si vedono sempre delle colline più o meno disgiunte, più o meno ripide 
a norma della loro litologica natura, le quali si elevano grado grado dalla spiaggia 
verso l'interno. Pervenendo all'elevazione di 700 metri ovvero di 800 la conforma- 
zione del suolo cambia completamente d'aspetto, il paesaggio mutasi d'un tratto: non 
più colliue isolate, ma una sequela di pianure lievemente inclinate, che col leggiero 
declivio loro s'innalzano da ogni lato della regione d'Aspromonte (la centrale è la più 
elevata della catena) pervenendo sino all'elevazione di 1200 metri o anco più. Ripidi 
e scoscesi burroni e profonde valli s'inabissano per ben 400 o 500 metri in questi 
alta regione, contornando da ogni lato quegli altipiani e disgiungendoli profondamente. 
Tale è l'aspetto, tale la conformazione della regione elevata della provincia di Reggio ; 
regione da cui è cinta la parte centrale e più prominente, la quale s' innalza sino a 1956 
metri. Vediamo ora quale relazione lega tale conformazione colla costituzione geolo- 
gica di quegli altipiani. 

Già abbiamo veduto precedentemente che la giogaia centrale, che percorre lon- 
gitudinalmente quest'estremo della penisola italiana è costituita dall'antichissimo gneiss, 
al quale lateralmente si addossano le filladi. Tale è la costituzione della regione più 
alta, tale l'ossatura dell'intiera catena, e tale si mostra la vasta regione dei pianai ti 
esaminata nelle scoscese pareti delle sue valli e dei suoi burroni; ma se ci facciamo 
ad esaminare il suolo di quelle pianure elevate, lo troviamo sovente costituito di strati 



s 



— 1G — 

terziari recenti, pressoché orizzontali, e non già di cristalline formazioni: è questa la 
precipua causa del fatto topografico esposto. Gli strati terziari infatti hanno dovuto 
ricuoprire ugualmente quella regione; le acque poi solcando qua e là quei depositi, 
aprirono i burroni, profondarono le valli, denudarono buona parte di quell'alta giogaia. 

Io non ho percorso che limitatamente quella elevata regione dei pianalti; ma 
da per tutto, dove l'ho visitalo, mi si è presentata colla costituzione sopra descritta: così 
la vidi nelle pianure, che si estendono sopra Canolo ed Agnana; cosi nei piani tra 
(iirace e Cittànova; cosi nella parte meridionale sopra Motta noi piani di Calcarelle; 
- "i nei piani della Melia sopra Scilla; nel medesimo mudo fu veduta dal signor Magg. 
C. Carletti nei piani sopra Reggio (Regione Donato) all'elevazione di 1200 metri. 

È conferma ben evidente di questo intimo rapporto tra la - forma topografica esa- 
minata e la geologica costituzione, la scomparsa della forma appianata dove gli strati 
terziari mancano, perchè furono tolti via dalla denudazione. Ivi le rocce cristalline e 
paleozoiche offrono un paesaggio completamente diverso, presentandosi in forma di 
erti e ripidi monti, di stretti dorsi, di picchi elevati: così possono osservarsi i 
territori di sant'Alessio e s. Stefano sopra Gallico, quelli di Bagaladi, S. Lorenzo, 
Roccaforte del Greco; quello di Serra S. Bruno e via dicendo. 

Questo fatto importantissimo, questa conformazione appianata delle elevate re- 
gioni, intimamente legata alle formazioni terziarie più receiiti, anzi dipendente da 
esse, dà campo a considerazioni e a deduzioni assai rilevanti, che esporrò e m'inge- 
gnerò di apprezzare nel terzo capitolo di questo lavoro. L'aspetto intanto, la fisono- 
mia del paesaggio è tale da mettere in evidenza tutto quanto asserisco. 

L'Appennino calabrese, quantunque costituito nella sua massa dalle rocce cristalline, 
forma una giogaia ili sorprendente uniformità nel suo margine superiore, che si disegna 
sull'orizzonte quasi linea retta, interrotta soltanto verso la parte mediana, dal gruppo del- 
l'Aspromonte, che si estolle al disopra dei piaualti e domina gli eleva 1 i sedimenti pliocenici. 

II. Esame della successione stratigrafica dei terreni terziari, desunta dallo studio 
di una scric di sezioni naturali. 

A rintracciare l'ordinamento tettonico delle formazioni terziarie del Reggiano, io 
mi fan') ad esaminare una serie importantissima di sezioni naturali, scelte tra le molte 
dio ho studiato, a fine di dimostrare con evidenza un tale ordinamento, dell'esporre 
questa parte Lmp irtante delle mie ricerche, io seguirò un ordine inverso a quello cro- 
nologico, che adotterò poi nella descrizione dei vari terreni: quindi andrò dal super- 
ficiale al profondo, dal più recente al più antico. 

Lungo la valle dello Stilaro, che corre passando sotto Stilo e presso Monosterace 
per la lunghezza di ben 10 chilometri dal primo paese alla spiaggia, vedonsi sezio- 
nati in ordine «li sovrapposizione gii strati terziari dai pili antichi ai più moderni: 
e non che, taluni membri intermedi mancano affatto, e talune importanti differenze 
corrono evidentissime tra la serie di destra e quella ,li sinistra della valle: laonde 
ho reputato opportuno, alla intelligenza completa dell'ordinamento stratigrafico, di 

l*»ere come sezioni generali le due naturali della vallo dello Stilaro, coadiu- 
vandole e coni: nei dettagli e nelle deficienze, per mezzo di moli,, sezioni parziali. 



Uu primo fatto che io devo segnalare, dipendente dal modo di disposizione stra- 
tigrafica dei terreni, si traduce in maniera assai evidente nel loro ordinamento topo- 
grafico. Sul lato orientale della provincia di Reggio, i terreni dei periodi eocenico e 
miocenico si succedono con ordine cronologico dai monti verso la costa ; ciò non avviene 
sul lato occidentale, dove tale ordinamento topografico procede pressoché parallela- 
mente alla catena, o meglio da sud-est verso nord-ovest. Una semplice osservazione dei 
due frammenti di carta geologica che seguono, persuade di tale differenza tra i din- 
torni di Reggio ed il territorio di Stilo (Vedi Tav. I. e IL). 

Da ciò ne consegue necessariamente, che sul lato orientale le valli trasversali 
danno delle sezioni, che rappresentano tutti gli strati terziari del luogo ; ed invece 
sul versante occidentale ogni valle non rappresenta che la sezione di alcuni pochi 
piani o anco di un solo. Così nelle valli presso Melito non vedesi * che la potente 
arenaria del Bartoniano, presso Motta le valli sezionano le varie zone del Tongriano 
e del Langhiano, oltre qualche strato dei pili recenti, mentre poi tra Terreti ed Orti 
orride valli s'inabissano in seno ai conglomerati langiiiani. 

L'alluvione quaternaria è da per tutto la prima formazione che ci si presenta qua- 
lora si trascurano i depositi odierni. Essa si estende nelle basse pianure presso la 
spiaggia siccome nelle mediocremente elevate, e d'ordinario corona quasi tutte le vette 
delle colline, che formano i contrafforti della giogaia principale: così può vedersi nelle 
sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 8, 9, ecc. 

Sul lato occidentale della provincia, cioè dal Capo delle Armi procedendo verso 
settentrione, vedesi sottostare immediatamente un sabbione marino più o meno gros- 
solano, e talvolta assai potente, che si eleva anch'esso a considerevole altezza, e che 
privo di fossili ordinariamente, ne presenta in qualche luogo di appartenenti a specie 
tuttora viventi nel prossimo mare, e spesso ritenenti ancora, più o men bene, i loro 
coloriti specifici. Le sezioni 3, 4, 5, 8, mostrano questa roccia nella sua normale posi- 
zione stratigrafica. È ben evidente che questa formazione rappresenta un membro 
marino del quaternario. 

Ritornando alla sezione 1, troviamo delle sabbie calcavifere in istrati orizzontali, 
ricche di fossili, le quali si connettono con argille sottostanti, orizzontalmente stra- 
tificate e molto fossilifere anch'esse. La fauna di questi due membri è pressoché la 
stessa: è prevalentemente costituita di specie viventi nel Mediterraneo, e costituisci' 
perciò una parte assai recente del pliocene Sul lato occidentale poi, al posto di quelle 
argille, trovansi delle sabbie quarzose con identica fauna: si possono consultare le 
sezioni 1, 4, 5, 6, 7. 

Succedono da per tutto le marne più o meno sabbiose del vero plioceno, che rac- 
chiudono una fauna di mari assai profondi: così nelle sezioni 1, 2, 5, 8, 9, 11, 14 
questa zona ha i suoi strati alquanto inclinati. 

Le sottostanti sabbie a pettini, che succedono in discordanza nella seziono 1, e 
che sono associate a marne, colle quali talvolta alternano come nella sezione seconda, 
formano il più antico membro del plioceno, che vedesi anco nelle sezioni 8, 9, 10, 
11, 12, 13, 14. Questo antico plioceno, di molta importanza per la provincia di I 
gio, diviene rilevantissimo per la grande elevazione, a cui perviene. 

Nelle due sezioni principali (la prima e la seconda che noi seguiamo) sui 

3 



— 18 — 

sotto il pliocene) un potente conglomerato, il quale non solo è in discordanza col plio- 
ceni) mitico, ma benanco s'interpone tra essi una lacuna, la quale si manifesta quasi 
da per tutto nella provincia di Reggio: dimodoché il pliocene in rarissimi ed eccezionali 
luoghi poggia sopra rocce che immediatamente lo precedono nella cronologia stratigrafica. 

Difatti la sezione duodecima serve di complemento alle due principali predette, 
e mostra chiaramente quali altri membri sottostanno al plioceno, e s'interpongono 
perciò tra questo ed il conglomerato. 

Sotto le sabbie e le marne del plioceno antico, giace a Benestare un deposito di 
gesso, che è potente ed esteso abbastanza. Sottostà a questa roccia dell'argilla bru- 
nastra e grigia con qualche raro fossile, la quale indubbiamente ha coetaneo un depo- 
sito argilloso a cerizi presso Monteleone. 

I cerizi e ra roccia gessosa dimostrano chiaramente che trattasi del piano Mes- 
siniano del Mayer, di quegli strati detti anco mio-pliocenici, i quali sono stati recen- 
temente studiati con cura in Italia. Questa determinazione viene convalidata dalla 
presenza di argille sottostanti a fauna tortoniana, rappresentate dagli strati 16 nella 
sezione 12 ('). 

Soltanto presso Benestare io potei riconoscere il piano tortoniano, se se ne 
esclude qualche fossile raccolto a Monteleone, ed un breve lembo argilloso alla 
contrada Ambutì (*). 

Seguono quindi delle sabbie d'ordinario bianche, ricche di grandi cllpeastri e pettini. 
e racchiudenti degli strati grigi, spesso sormontati da un calcare a modelli di bivalvi. 
Questo importante membro del mioceno trovasi in molti luoghi, e rappresenta il piano 
Elveziano, che risponde alle rocce di Leitha (Bacino di Vienna). 

Questa serie superiore del mioceno, quantunque meno completa, vedesi poggiare 
sul conglomerato alla contrada Crudeli nei monti sopra Siderno (sezione 13). 

Alla contrada Ambutì , a monte di Condojannì , ho potuto esaminare recente- 
mente una bella sezione, che comprende il plioceno ed il mioceno sottostante, colle 
sabbie elveziane ricche di fossili e sovrastanti al conglomerato seguente. 

II potente conglomerato che succede occupa precisamente il posto della roccia 
medesima, che vedesi nei dintorni di Messina; ed è costituito come quella, ed è anche 
privo di fossili ( 3 ) (sezioni 1, 2, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 13, ecc.). 

Vien poi, come risulta dalle sezioni 1, 2, una massa di argille grigio-scure indurite, 

alternanti con istrati di arenaria colorata al medesimo modo. Gli strati argillosi sono 

abbondanti di polipai spettanti al genere Trochocyathus, e di conchiglie di Vaginella 

i-essa; essi corrispondono evidentemente e per la posizione e pei fossili al piano 

ghiano del Mayer, al quale panni si deliba anco associare il conglomerato soprastante. 

Sotto questi strati sono delle arenarie che alternano con nuovi conglomerati, e 

con argille più o meno sabbiose, come mostrano le sezioni 1 e 2. Esse racchiudono 

una fauna molto importante, quantunque mal conservata, ricca di Clipeastri, di 

< ìorallarii, di Gasteropodi, che rappresentano precisamente la fauna della collina di Torino 

1 Più maturo esame mi fa associare al Tortoniano gli i ; i cerizi. 

(") Pi o fu da me chiamata trada Butì invece di Ambutì in un sunto di que- 

lli cenni intorno le formazioni terziarie della Provincia di Reggio-Calabria. M< 
i i ritti intorno \ rziaria del Messinese, pag. 10. 



— 19 — 

nelle sue sabbie serpentinose, nelle marne bleu e nel conglomerato inferiore. Dunque 
questo è il piano Aquitaniauo del Mayer, clie sul lato occidentale viene rappresen- 
tato da un calcare a Briozoi e a Nullipore. 

Succede quindi un' arenaria sotto Stilo, che è un vero granito rigenerato ; i fossili 
vi sono rarissimi e vi si rinviene specialmente qualche grande Saltella, Questa are- 
naria, sul lato meridionale e sull'orientale della provincia si associa al calcare, che 
è costituito di Briozoari e Nullipore; il quale sovente par che la sostituisca completa- 
mente, come nelle sezioni 15 e 16. Questa zona è evidentemente la superiore del 
piano Tongriano del Dumont. 

Nelle sezioni principali, sottostanno all'arenaria a Scutella strati argillosi e mo- 
lassici grigio-scuri senza fossili, i quali prendono un considerevole sviluppo presso 
Agnana ed Antonimina, come vedesi nelle sezioni 1, 2, 15; acquistano una fauna 
che ha le sue specie identiche in parte a quelle del Tongriano del Piemonte, e che tal- 
volta ha l'identica nel Tongriano del Vicentino. Ad Agnana poi, alla base della for- 
mazione, vi sono strati di combustibile in mezzo ad arenarie, che divengono veri con- 
glomerati in basso, siccome ha luogo nel Piemonte. 

Argille scagliose con istrati di arenaria, di calcari, di marne, tutto colorato in 
vari modi, rosso, verde, grigio, bruno, costituiscono evidentemente il Plysch dei tedeschi 
tanto sviluppato al nord delle Alpi e in Italia. Se non che, uno studio accurato di 
questa formazione dimostra chiaramente (come rilevasi dalle sezioni 1, 2, 18) che 
la parte inferiore è ben distinta dalla superiore, la quale si associa per alternanza 
con un'arenaria~silicea, che ad essa sovrasta (vedi sezione 17), e che in Sicilia alle 
Madonie racchiude una fauna tongriana ('); mentre l'altra parto distinguesi per alter- 
nanza con istrati a nummuliti, ad orbitoidi, ad alveoline. Questa costituisce il Plysch 
eocenico, che forma il piano Liguriano del Mayer, l'altra è affatto scevra di fossili in 
Calabria, se se ne eccettuino alcuni fucoidi che rinvengonsi nelle marne bianche o 
verdastre esistenti alla base, come vedesi nella sezione 18, e forma il membro inferiore 
del Tongriano, molto sviluppato nei territori di Ferruzzano, di Motta, di Canina, di 
Cirella, di Piatì ecc. 

Alle argille variegate e scagliose succedono da per tutto delle arenarie micacee e dei 
conglomerati, che sovente alternano o che si mostrano distinte, siccome può vedersi nelle 
sezioni 1, 2, 19. Nessuno indizio di fossili in queste rocce ; ma la loro perfetta identità 
colle arenarie e coi conglomerati eocenici di Sicilia (*), di Sardegna ( 3 ) e di altri luoghi 
dove sovrastano al calcare a grandi nummuliti, fa ben riconoscere in queste rocce il 
piano Bartoniano del Mayer, al quale spettano ancora le argille, che a Stilo sottostanno 
ed alternano colle arenarie e col conglomerato, come ben dimostra la sezione 19. 

A mio credere è probabilissimo che la elevata roccia calcarea, che sta a ridosso 
di Stilo, debba tutta intiera o in parte spettare alle formazioni terziarie per le num- 
muliti e le orbitoidi in essa scopertivi dal prof. Suess da Vienna: ed in tal caso è 
dessa la più antica roccia cenozoica del Reggiano. 

(•) G. Seguenza, Dell' Oligocene in Sicilia. — ( 2 ) G. Seguenza, Breviss. cenni in!, ecc. — ('■•) G. Mene- 
ghini, Paléonlologie de l'Ile de Sardaigne. 



— 20 — 



CAPO SECONDO 



Descrizione sistematica delle formazioni terziarie 
della provincia di Reggio. 



I. FORMAZIONE EOCENICA. 

Senza dubbio, la base della grande serie terziaria della Calabria meridionale resta 
tuttavia sconosciuta, o per lo meno velata dall'incertezza; e se mi sarà dato di emet- 
tere qualche opinione in riguardo al limite inferiore dell' eoceno, apportando qualche 
tenue documento in proposito, bisogna pur confessarlo che resta a studiarsi accurata- 
mente la quistione, essendoché il difetto di fossili è un gravissimo ostacolo alla solu- 
zione del problema. 

È il territorio di Stilo la contrada dove il terziario forma la serie meno incom- 
pleta e disposta con molta regolarità : le arenarie, i conglomerati e le argille, su cui 
giace Stilo, poggiano fortemente inclinate sopra quella muraglia di calcare compatto 
che costituisce una giogaia o meglio un ciglione di parecchi chilometri, nel ciù centro 
è il monte Stella, che si eleva 700 metri sul livello del mare e circa 300 sul 
livello del paese. Una passeggiera osservazione non mi ha dato indizio di fossili in 
quel calcare; invece il sig. Suess, che ha potuto esplorare quella erta roccia da tutti 
i lati, vi ha rinvenuto delle orbitoidi all'esteriore dal lato meridionale, e delle num- 
muliti nella massa centrale ('). Questa importante scoperta, a dire il vero, non potrà 
avere una precisa significazione, tinche quei fossili non saranno specificamente definiti. 
Oggi che le nummuliti non sono più i rizopodi caratteristici dell' eoceno, ma s'in- 
contrano comunemente nel mioceno ( 2 ) e furono recentemente riconosciute nel cre- 
taceo ( 3 ), nel giurassico ( 4 ), e sin nel carbonifero ( 5 ), bisogna in vero esser molto cauti 
nella determinazione d'una roccia a nummuliti. Malgrado ciò, il calcare, di cui discorro, 
giare alla base di tutta la serie terziaria, e precisamente come quello che nella valle 
di S. Venera (prov. di Messina) compatto, rossastro, con rari nummuliti comincia 
la sirie terziaria ( c ), come quello compattissimo che alle falde settentrionali di monte 
Pellegrino presso Palermo, poggia sui calcari cretacei e racchiude varie specie di 
nummuliti. Potrebbe quindi il calcare di Stilo essere anch'esso terziario, siccome con 
sicurezza sono quelli di Sicilia testé accennati. 

(') E. Suess in G. Vom Eath, Memorie gcognostico-gcografiehe sulle Calabrie. 

G. Michelotti, h scriplion des foss. des lerrains miocines de l'Italie septenlrionale 1S-17 : 
<; - Mici eur 1861; Sismonda, Materiata; pour servir à la Palèon- 

tert. du Piémont. II. partie. 1871. 
i i 11 sig. Stur comunicavami oralmente di aver raccolto nel mezzogiorno di Sicilia delle num- 
muliti in roccia i 1 ippuriti. 

(*) ' ' jurassische Vorlàufer des Fbraminiferen Gesehlechtes Nummulina 

und Orbititi 

11. B. Brady, On a Irue carboniferous nummidite; V. Moller, Die spiralgewundenen Porami- 
! russischen Kohlenkalks, 
G. Scguenza, Bì . tini intorno la serie terziaria ecc. 



— 21 — 

Nessun dato paleontologico d'altronde c'induce ad ammettere col sig. Rath ('), 
anco dubitativamente . l' età cretacea di quella roccia. Bisogna attendere quindi lo 
ulteriori ricerche, che mi propongo di compiere al più presto possibile, per pronun- 
ciare sull'assunto un giudizio definitivo. 

Intanto l'eoceno è abbastanza bene rappresentato dalle rocce che sicuramente vi 
riferisco. Difatti dalle più antiche argille di Stilo al calcare bianco a piccole nurn- 
muliti e ricco di alveoline, s'interpone una serie abbastanza potente, la quale com- 
prende argille, arenarie, conglomerati, argille scagliose, calcari ecc. 

Il terziario antico o eocenico forma sul versante orientale dei monti reggiani la 
zona terziaria più interna, la quale par che s' interrompa di tanto in tanto, ovvero 
si avvicini alla spiaggia là dove il cristallino si avvicina anch' esso. 

Sul lato meridionale si continua parimenti, venendo interrotto dalle rocce di capo 
Bova, e direi quasi si affaccia appena verso il lato occidentale, dove alla direzione di 
Lazzaro finisce, a quel che pare, per non comparire più verso nord. 

1. Piano Parigino D'Orbigny (parte). 

Sinonimi. Parigino Mayer, Eoceno medio di vari autori. Parte della formazione nummulitica. 

La roccia che nella provincia di Reggio io posso riguardare con sicurezza sic- 
come la più antica tra le terziarie è un calcare a grandi e piccole nummuliti, non 
ancora trovato in posto, ma rinvenuto in massi isolati dal sig. maggiore C. Carletti 
che gentilmente me ne fornì alcuni saggi. Certamente ulteriori ricerche ci faranno 
scoprire in posizione questa importante roccia, raccolta nei dintorni di Eeggio , dal 
lato meridionale. 

Questo calcare è quasi compatto, alquanto poroso e sovente finamente granoso 
e un po' cristallino, di color carneo, porta sulla superficie alterata dagli agenti atmo- 
sferici un colorito giallastro o rossiccio; in qualunque luogo della massa calcarea si 
operi la frattura scuopronsi numerose sezioni di grandi e piccole nummuliti, che 
annunciano chiaramente che il calcare risulta in gran parte dall'aggregato di queste 
spoglie di rizopodi. Le maggiori tra esse giungono al diametro di 45 millimetri. 

Io sono ben sicuro che questo calcare deve occupare la base della serie terziaria 
tutta che vado a descrivere, e potrebbe benissimo esser coetaneo della roccia calcarea, 
che giace a ridosso di Stilo. Nella valle di S. Venera presso Taormina, ed a Mili- 
tello, nella prov. di Messina, come presso Lercara, a Termini-Imerese, alle falde di 
monte Pellegrino nella provincia di Palermo, un calcare compatto a grandi e piccole 
nummuliti giace alla base dell'eoceno ( l ); per cui io non dubito punto che il calcare 
nummulitico trovato a Eeggio debba stare alla base di tutte le formazioni terziarie. 

Paleontologia. — Passiamo all' esame specifico delle nummuliti del calcare che 
esamino, ed alle conclusioni, alle quali esso ci conduce. 

(') Op. citata. — (-) G. Seguenza, Brevissimi cenni intorno alla serie terziaria ■ 



Elenco dei fossili raccolti nel calcare del piano Parigino. 

Tipo. PROTOZOABII. 

Classe. Kizopodi. — Ordine. Foraminifeei. 

Nammnlttes. — 1. N. compia nata Lamarck. = Camerino, nummularia Bru- 
guière, N. millecaput Boubée. Questa specie, tra le. più grandi del genere, 
è stata rinvenuta sopra una grande superficie: Francia, Spagna, Svizzera, Ba- 
viera, Nizza, Dalmazia, Veronese, Vicentino. M." Euganei, Majella (Abruzzi). 
Lercara (Sicilia), ecc. C. ('). — 2. N. Tellina t cheffi D'Archiac = Nautilus 
Icnlicularis var. a. Fiditeli et Moli. Questa specie è stata anco largamente 
riconosciuta, Vicentino, M. Ie Bolca, M. u Euganei, Bolognese, M." Gargano, Majella, 
Transilvania, Tracia, Sicilia, Crimea, ec. C. — 3. N. Molli D'Archiac = A 
tilus lenticularis Fiditeli et Moli. Trovata in Francia, in Transilvania, in Istria. 
al M. u ' Gargano, in Sicilia, ecc. C. 

Queste tre sole specie io ho potuto riconoscere con sicurezza nel calcare mira- 
mulitico rinvenuto presso Beggio ; esse sono a mio credere sufficienti a precisare l'età 
della roccia che le racchiude. Difatti è ormai hen noto che da per tutto le grandi num- 
muliti caratterizzano la zona media della formazione eocenica: cosi nel bacino della 
Senna, nei Pirenei, nelle Alpi, negli Apennini, in Istria, in Crimea ed in Sicilia, 
si vedono delle piccole specie negli strati più bassi; le grandi specie giacciono negli 
strati medi, e gli strati superiori ne racchiudono anch' essi soltanto delle piccole ( s ). 

La N. complanata difatti giace nell'eoceno del Veronese e del Vicentino a carat- 
terizzare gli strati medi della formazione, dove si associa talvolta con una fauna di 
molluschi che appunto caratterizza il calcare grossolano del bacino di Parigi ( 3 ) , o 
l'eoceno medio. In vari luoghi poi essa trovasi insieme ad altre grandi nummuliti 
proprie anch'esse del secondo periodo dell' eoceno. Così la N. perforata che l'accom- 
pagna nel Vicentino ('), si associa ad essa nella contea di Nizza ('), a Kressemberg 
nel nord delle Alpi (') e così in vari altri luoghi. 

La N. laevigata, che caratterizza nel bacino della Senna gli strati inferiori del 
calcare grossolano, cioè la base dell' eoceno medio ('), trovasi bene spesso associata 
ed in vari luoghi alla N. complanata ; così al nord delle Alpi, a Kressemberg, Holl- 
graben f) ecc. 

(') A fine d'indicare la rarità o l'abbondanza maggiore o minore, colla quale una specie trovasi 
sparsa mila roccia chela contiene, impiegherò per brevità i segni Ce. r. E. che indicano, comunissima, 
comune, rara, rarissima. — -j Veli D'Archiac et Haimi - " des Nummulites pag. 79, 80, 81. — 

' ) v,lli E. - laslructm ' res du Vieenlin (Atti della Società ital. di 

nat. Tom. XI. Case. III. 1868] ; F. Bayan, Sur les ter, riiaires de la Vénétie (Bulletta de la 

Soc. géol. de France. Tom. XXVII. 2' Sèrie p. 458 e seg.). — (>) F. Bayan. op. cit. p. 460. — ( 5 ) L. Bei- 
lardi, Fossili nit^ 'Ha contea di Nizza.— ( c ) C. W. Gumbel, B ir Foraminiferen-fauna 
igebilde pag. 88 e 89. — (i D'Archiac et Haime, op. cit.: A. Stoppani, Corso 
Voi II. pag. 17::. — ()('. W. Gumbel, op. cit. pag. 89. 



— 23 — 

La N. Tchihatchefji trovasi associata d'ordinario colle grandi specie caratteri- 
stiche dell'eoceno medio: cosi nel Vicentino colla N. coni planata ('), al monte Gargano 
colla N. laevigata ("), nel Messinese colla stessa e colla N. perforata ( 3 ), in Crimea 
colla N. distans ( 4 ). 

Parimenti la N. molli trovasi al monte Gargano insieme alla precedente ed alla 
N. laevigata (°). 

A me sembra dai fatti enumerati che le tre forme di nummuliti specificamente 
determinate, sieno sufficienti a definire che il calcare, di cui discorro, deve appartenere 
alla base dell'eoceno medio, e quindi al piano Parigino, nel senso ristretto del Ma- 
yer; e da ciò che siegue, e da quanto si conosce altrove, può asserirsi che esso debba 
giacere alla base dei conglomerati e delle arenario eoceniche, che andremo esaminando. 

2. Piano Bartoniano Mayer. 

Sinonimi. Parigino D'Orbigny (parte), Eoeeno medio di vari autori. Parte della formazione 
nummulitiea. 

a) Argille grigie. — È nelle vicinanze di Stilo che alla base di tutta la serie 
terziaria trovasi un potente deposito di argille grigio- scure, che non ho sinora osser- 
vato altrove , le quali si mostrano prive affatto di fossili ; esse nello zone superiori 
variano di colorito, divengono schistose ed in istrati grigi, bruni, verdastri, alternano 
con arenaria micacea poco tenace, in basso rossastra, grigiastra in alto. 

La potenza di tale deposito è difficilmente apprezzabile, dappoiché la parte media 
di esso è occultata da depositi posteriori, e specialmente da grandi ammassi detritici 
prodotti dal decadimento del calcare, che come immensa muraglia s'innalza ripido e 
quasi a picco oltre 300 metri su quelle antiche rocce terziarie. Probabilmente lo 
spessore oltrepassa i 250 metri. 

La base di tali depositi, formata di argille grigio-scure, affiora da sotto la macerie cal- 
carea verso il lato meridionale di Stilo, là dove la rotabile che conduce a Pazzano s'incurva 
per traversare bentosto una grande spaccatura della muraglia calcarea. Ivi tali argille 
si mostrano addossate ai fianchi di quella roccia, con evidente discordanza stratigrafica. 

Là dove la via rotabile s' incurva doppiamente per condurre alla spiaggia, vedesi 
un'ottima sezione della parte superiore del deposito argilloso; la quale dimostra bene 
la connessione di questa zona colla seguente, per mezzo dell'alternanza dell'argilla 
variamente colorata e schistosa colle arenarie e col conglomerato che immediatamente 
sieguono. 

Il difetto di fossili in questa roccia, e la mancanza di essa in altri luoghi, sono 
state le cause per le quali non ho potuto fare su questa zona ulteriori studi. 

b) Conglomerato. — Succede alle argille descritte impotente conglomerato 
di ciottoli cristallini, il quale savente alterna con arenarie in istrati più o meno spessi. 

È questa la roccia che quasi da per tutto comincia la serie terziaria nella pro- 
vincia di Reggio; dessa si mostra con molta regolarità stratificata presso Stilo, dove 

(') D'Archiao et Haime, op. cit. pag. 99. — (2) D'Archiac el Haime, op. cit. pag. 99 (=) Rr 
simi cenni intorno la serie terziaria della provinciadi Messina pag. 7. — (*) D'Archiac e< Haime, op. 
cit. pag. 93. — ( :i ) D'Archiac et Haime, op 102 



— 24 — 

ì suoi strati sono inclinati fortemente, di oltre 50 gradi e colle loro testate formano 
l'elevazione su cui giace Stilo, estendendosi poi dal lato settentrionale verso Guar- 
davalle, S. Caterina ecc. e dal lato meridionale verso Placanica. 

Questa roccia risulta dall'associazione di ciottoli di variissima grossezza, e quan- 
tunque presso Stilo non ve ne sieno di troppo voluminosi, in altri luoghi pervengono 
qualche volta alla grossezza di oltre un metro di diametro. I massi rotolati misti a 
sabbie, a ghiaie e frammenti di ogni volume sono insieme riuniti e cementati in 
vario modo; sicché la roccia si disgrega e decade più o meno difficilmente, e talvolta 
conservando una consistenza abbastanza resistente , pel decadimento di una porzione 
rimane l' altra a formare delle prominenze elevate, irregolari, spesso variamente par- 
tite, come sul lato meridionale un bello esempio ci viene dato dalla roccia di Pente- 
dattilo, che è formata dal conglomerato di cui discorro, e si presenta quinquepartita 
all'elevazione di 400 metri sul livello del mare. 

Gli elementi di questa roccia sono formati di granito di vario aspetto, di pegmatite, 
di gneiss, di porfido dioritico, di quarzo, e più raramente vi si associano delle fil- 
ladi e degli schisti vari, siccome dei ciottoli di calcari compatti di epoche probabil- 
mente secondarie. 

Le rocce centrali dell'Apennino calabrese contengono, come già precedentemente 
ho esposto, i materiali degli elementi del conglomerato; se non che, il porfido diori- 
tico, che in taluni luoghi trovasi abbondantemente ed in grossi massi, era per me di 
origine affatto ignota, quando le importanti ricerche del prof. Vom Rath sul porfido 
dioritico di Catanzaro (') mi fecero con sicurezza conoscere la origine di questo ele- 
mento del nostro conglomerato: ed infatti esso presentasi così vario nella roccia di 
sedimento, quanto quel geologo lo trovava sul luogo di origine : dal rosso-chiaro al 
rosso-bruno, al verde-grigio, al verde-chiaro, vi sono tutte le intermedie gradazioni ('). 
E com ancora modificasi nella costituzione, sicché io non dubito punto che tali ma-M 
porfirici nel conglomerato provengano da Catanzaro; anzi lo stesso conglomerato tro- 
vasi nei dintorni di Catanzaro ( 3 ), e movendo verso mezzogiorno può seguirsi per tutto 
il lato orientale della provincia, e pel lato meridionale sino ai monti che sovrastano 
al capo delle Armi; e per questo ben lungo tratto esso forma la base del terziario, 
costituendo una zona potente, che sta verso i monti addossata al cristallino ovvero 
agli schisti paleozoici. 

Oltreché nel territorio di Stilo, io ho potuto studiare questa formazione in quelli 
di Precacuore. di Motticella, Staiti, Brancaleone, ed ancora verso Pentedattilo e nei 
monti che dominano il capo delle Armi. In tutti questi luoghi il conglomerato assume 
forme bizzarre e ripide, è solcato da valli e da burroni a pareti quasi verticali. Lungo 
la valle di Lazzaro, che scorre per buon tratto in mezzo al conglomerato, e special- 
mente nei burroni laterali, vedonsi assai comunemente grossi massi di porfido dio- 
ritico, del quale ho potuto ivi osservare e raccogliere numerose varietà. 

(') G. Vom Ratli, op. ci 

(-) Vedi anco Vincenzo Rambotti, li Catanzaro (Boll 

del r. Comitato , : ;s8). 

Vedi Rath - Rai (b itti, oj 



Lo sviluppo del conglomerato eocenico è poco considerevole presso Stilo, ma di- 
viene grande a Pentedattilo e in tutto il lato meridionale della provincia, dove assumo 
una potenza di oltre duecento metri. 

Verun indizio di fossili, come è naturale, si è veduto in questa zona. 

e) Arenaria. — Eccoci alla terza zona di questo periodo eocenico. 

Là dove il piano Bartoniano è completo, sopra il conglomerato poggia una potente 
formazione di arenaria bene stratificata e concordante, la quale risulta di granelli gros- 
solani di quarzo con molta mica, cementati per ordinario debolmente, ma qualche volta 
invece con buona solidità. La roccia assume per lo più un colorito chiaro, biancastro o 
gialliccio, e rare volte grigio. 

Straterelli di argilla grigia s'interpongono sovente ai grossi strati di arenaria, ren- 
dendo in tal modo poco solida la roccia, la quale per tale ragione decade facilmente. 

A rendere ancor più franabile questa zona si aggiungono fratture e spostamenti, 
che traversano la roccia in ogni direzione, e la dividono e suddividono in massi di 
svariato volume, togliendo moltissimo alla sua naturale solidità, 

Presso Brancaleone ed al capo Zaffiro gli straterelli argillosi , le fratture e gli 
spostamenti possono studiarsi in tutte le loro modificazioni ed accidentalità. 

Questa zona è abbastanza potente presso Stilo, dove mostra la sua connessione 
col conglomerato sottostante, alternando con esso, e con esso concordando nella stra- 
tificazione. Ivi alla parte superiore mostra degli strati calcareo-silicei chiari e sebi- 
stosi. Le arenarie accompagnano il conglomerato dal lato nord verso Guardavalle e 
S. Caterina, e dal lato sud si estendono verso Placanica e così via. Verso Roccella 
Jonica il conglomerato e le arenarie si appressano alla costa e si continuano andando 
verso Gioiosa Jonica, ed il territorio di. Mammola. Io ho potuto rivederle quindi verso 
Precacuore, sopra Ferruzzano e Motticella, a Staiti e Brancaleone; e si fanno anco 
vedere presso la costa ai capi Bruzzano e Zaffiro. Quindi grande ed estesa massa e 
potente di arenaria può seguirsi dal torrente Amendolea verso i monti di Melito e 
della regione della Salina ; pel quale lungo tratto meridionale questa zona si estende 
lungo la costa o lì presso, internandosi ed elevandosi considerevolmente. 

In quest'ultima estesa regione la potenza delle arenarie diviene davvero grande, 
e credo che possa calcolarsi di oltre 300 metri. 

Questa zona non è più felice delle due precedenti per riguardo ai caratteri pa- 
leontologici, mancandovi ogni indizio di resti organici. 

La stratificazione concordante, la transizione e l'alternanza delle argille, del 
glomerato e dell'arenaria teste descritte, mostrano evidentemente la loro connessione 
e l'unità del periodo, cui spettano. 

Essendo che veruno indizio, veruna traccia di fossili ho potuto scoprire nell 
argille inferiori, nei conglomerati, nelle arenarie; essendo che pòi- un piano lauto im 
portante per la sua potenza e per la sua estensione fa difetto il criterio pai 
logico, solo la posizione stratigrafica e le analogie lil Lo eh p ono ' i per 

la determinazione dell'età di tali rocce. 

La Sardegna ci offre importanti fatti da compararsi ai suesposti: ivi al monte 
Saltelli il piìi antico terziario censi, ì : 






— 26 — 

1. Di una breccia calcarea nummulitica, che poggia sul calcare ippuritico, a 
Lianza 'li quel calcare che presso Palermo alle falde di monte Pellegrino giace 

sul cretaceo ('); 

2. D'un calcare marnoso a nummuliti; 

3. D' una puddinga nummulitica a ciottoli granitici ; 

4. D' un grès quarzoso, in alcuni luoghi sovrastante alla puddinga, i cui ciot- 
toli granitici sono in basso, grado grado sostituiti da elementi calcari; sicché final- 
mente essa si trasforma in breccia calcarea, che fa passaggio al calcare nummulitico 
ordinario, posto alla base della formazione (*). Un fatto paleontologico molto importante, 
che collega insieme queste varie rocce (oltre la graduale transizione) si è che tutte rac- 
chiudono la medesima fauna con poche variazioni: vi si raccolgono infatti le Nummulites 
complanata, distans, perforata, Lucasana, biaritzensis, granulata. 

Ma tutti questi fatti hanno loro esatto riscontro in Sicilia, dove nel Messinese 
e nel Palermitano alla base del terziario è il calcare a grosse nummuliti (N.perfo- 
rata, N. laevigata, N. distans, N. complanata, N. Guettardi, N. Tchihatcheffì, N. cur- 
vispira ecc.) ( 3 ). 

Siffatto calcare nella valle di S. Venera fa passaggio in alto ad una breccia cal- 
carea sormontata da un conglomerato che va perdendo i ciottoli calcarei, ed acquista 
invece ciottoli di rocce cristalline, e quindi succede potente 'massa di arenaria ('). 

Questa serie messinese risponde a capello con quella di Sardegna. 

A Termini-] merese poi succedono ad un calcare compatto arenarie con argille, 
e le due zone contengono pressoché le medesime specie di nummuliti ("). 

Tutti questi fatti c'istruiscono bene sull'età della serie calabrese testé descritta, 
quantunque priva di fossili ; essendoché l'ordinamento tettonico degli strati, la rela- 
tiva posizione di essi con la serie soprastante, i caratteri tutti che li distinguono hanno 
un'esatta corrispondenza cogli strati nummulitici inferiori della Sardegna e della Sicilia. 

Spettando cosi la serie che esamino all'eoceno medio, io non dubito che debba 
rapportarsi al piano Bartoniano del Mayer, che quasi comunemente è d' altronde co- 
stituito di arenarie e talvolta anco di conglomerati: cosi mostrasi iu Francia, in 
Svizzera, in Germania, in Austria, in Uugheria, iu Russia (''). 

Le rocce che si rapportuno a questo piano non raggiungono in genere grandi 

/ioni sul livello del mare: nel territorio di Stilo non oltrepassano i 400 metri, 
;ì Pentedattilo ed in quei dintorni si elevano pressoché alla medesima altezza, e rag- 
giungono i 650 metri nel territorio di Motta sui fianchi della valle di Lazzaro. 

3. Piano Ligukiano Mayer. 

Sinonimi. Eoceno superiore degli autori (parte). Parte della formazione nummulitica. 

a) Argille scagliose. — Alle arenane dell'antico eoceno succedono quelle 
argille scagliose e variegate, che per la loro natura, onde facilmente si rammolliscono 

nza, Brevissimi cenni ecc. — ( 2 ) G. Meneghini, Pai ynep.333.— 

G. ; intorno in s r <, dì Mesi pag. 7 (Boll. 

'' ' r - Comi iienza, op. citata pag 9.— (••) Seguenza, op. citata pag. 7 e 9 

(' ; C. Ma \ite des Ieri ras inferii urs 1869 



e si erodono, e per la loro conformazione, fanno un meraviglioso contrasto con le rocce 
che le precedono e con quelle che le sieguono. Il contrasto spicca vie meglio là 
esse presentarci depresse ed appianate accanto a rupi erte, scoscese ed elevate, costi- 
tuite dalle arenarie dell' eoceno e del mioceno. 

Le argille scagliose, osservate con superficiale esame, sembrano costituire unica 
ed indivisa formazione, nella quale invero riesce d' ordinario assai malagevole ricono- 
scere una regolare stratificazione; che anzi il più delle volte sembra invece di non 
averne alcuna, ovvero che un potente rimestìo della massa avesse scancellato quella, 
che originariamente si ebbe. 

Per vari caratteri le argille scagliose che sono in basso differiscono dalle supe- 
riori, e specialmente perchè contengono calcari con nummuliti, che mancano alla zona 
superiore ; ed inoltre perchè i due membri delle argille sono disgiunti da un calcare 
bianco a piccole nummuliti, il quale lungi dal trovarsi in posto è sempre in frammenti, 
in massi isolati, sparsi sul suolo argilloso. Ciò non ostante riesce assai malagevole 
assegnare i confini alle due zone di argille; dacché gli strati superiori si sono col loro 
rammollimento dilatate e mescolate talmente cogli strati inferiori, che diviene quasi 
impossibile nella pratica il tracciare i limiti delle due formazioni. Le argille scagliose 
infine coi loro calcari, colle arenarie, ecc. costituiscono chiaramente il flysch alpino. 

La loro distinzione in varie e ben caratteristiche zone, la ricognizione di ciascuna e 
l'importanza relativa, sono cose nonché difficili, quasi impossibili in Calabria, per l'ordi- 
nario rimescolamento a cui andarono soggette queste mobili rocce ; ciò non pertanto 
mi fu agevole riconoscere e determinare tutto, avendo già lungamente studiato tali 
rocce in Sicilia, dove identica ne è la natura, la stratigrafia, e financo i minimi accidenti. 

Un fatto topografico importante, che dipende dal disfacimento subito dalle argille 
scagliose, si è che allorquando queste rocce si trovano topograficamente interposte tra 
le arenarie dell'eoceno e gli strati del mioceno o del plioceno, formano una notevole 
depressione, che s'interpone tra le arenarie ed il conglomerato eocenici, i quali s'innalzano 
ripidi a considerevole elevazione da un lato, e le arenarie e i conglomerati miocenici 
preseutantisi dall' altro colle testate dei loro strati molto potenti e tagliati a picco. 
Perciò le argille scagliose vengono a formare per la loro denudazione una vera valle 
più o meno larga e profonda, che si estende parallelamente alla catena centrale, là 
dove l'ordinamento stratigrafico è regolarmente disposto da monte a valle: così sotto 
Stilo questa valle longitudinale vedesi estendersi da un canto verso Guardavalle, dal- 
l' altro verso Stignano; similmente questo avvallamento può seguirsi tra i monti di 
Condoianni e Cimimi. Somiglianti depressioni sono tra Gerace ed Agnana, come tra 
Zoparto e Casignana, dove da un lato invece delle mioceniche sono le rocce plioce- 
niche tagliate ripidamente. Quasi da per tutto sul lato orientale della provincia questa 
tale conformazione manifestasi più o meno distinta, formando una valle, che si estende 
dall' uno all'altro capo, ed interseca così le numerose valli trasversali. 

Le argille scagliose inferiori, che formano il piano Liguriano, sono sempre di co- 
lori vari e sovente misti a macchie più o meno grandi ; sono brune, grigio-scure, rosso- 
scure, verdastre, bluastre ecc. 

Più o meno distintamente queste argille si dividono in Iaminette irregolari e si 
stemprano con molta difficoltà nell'acqua. In seno alla loro massa si osserva un'infinità 



— 28 — 

.li frammenti e di massi calcarci e più raramente arenosi di aspetti variissimi. I 
no bianchi, grigi, verdi, rossi, bruni ecc. or compatti ed uniformi, ora con vene 

. he, ed ora cristallini, talvolta brecciati. Questi frammenti offrono costantemente 
due facce piane e parallele, e talvolta una distinta stratificazione parallela a tali 
facce : onde non v' ha dubbio di sorta che quei calcari e quelle arenarie sieno 
frammenti di strati, che erano interposti alle argille; il che riesce evidente in certi 
luoghi, dove i frammenti della stessa natura si vedono allineati parallelamente ad 
altri allineati ancora, dimostrando la successione di strati, che furono rotti. Quindi 
è ben chiaro che quei fanghi sono stati profondamente tormentati e sconvolti in modo 
che i solidi straterelli interposti vennero rotti e frantumati, ed il movimento delle 
argille, che l'includevano, ne ha disperso nella massa fangosa i frammenti, che ripuliti 
per azione dello acque, si mostrano in grande abbondanza alla superficie del suolo. 

Fra i cale ivi inclusi nelle argille liguriane se ne incontrano degli strati ricchi di 
piccole nummuliti, di orbitoidi, di alveoline e d'altri resti animali ; ma bene spesso 
occorre che questi rizopodi, immersi sempre in roccia compatta, sono guasti e rotolati, 
spatici nell'interno, ed arrivano al punto da essere irreconoscibili, da confondersi con 
ciottoletti calcarei, la roccia, sembrando allora una vera breccia. 

Io credo bene che la zona inferiore o ligunana delle argille scagliose si debba 
trovare ovunque la zona superiore esiste ; ma vuoi per la posizione soprastante, vuoi 
pel rammollimento e la diffusione avvenuta in quest' ultima, la prima spesso non si 
fa vedere, perchè o ricoperta dall' altra, o con essa confusa. 

Io ricorderò soltanto i dintorni di Stilo , cioè la valle trasversale sottostante , i 
territori di Cimimi e di Ch'ella, le colline ad ovest di Ferruzzano, quelle sotto Bran- 
caleone, dove pei calcari a nummuliti, che vi ho raccolto, non può mettersi in dubbio 
l'esistenza della zona argillosa inferiore. Dietro la stazione ferroviaria di Brancaleone, 
oltrepassate le colline di arenaria che stanno immediatamente presso, trovansi le argille 
scagliose, ed in seno ad esse dei calcari ad orbitoidi, che credo debbano appartenere 
alla zona, di cui discorro. È evidente che questa zona corrisponde esattamente nel 
Messinese e nel Palermitano in Sicilia a rocce esattamente identiche (') ; anzi bisogna 
pur confessare che la comparazione delle argille scagliose calabresi con quelle del 
Messinese e del- Palermitano mi è stata assai utile a distrigare la difficilissima stra- 
tigrafia, che ha esatta corrispondenza in Calabria ed in Sicilia. 

Vediamo i pochi dati paleontologici che ci somministrano queste rocce. 

Paleontologia. — Le argille scagliose sono rocce prive affatto di ogni residuo or- 
ganico; quindi è soltanto nei calcari nummulitici che trovasi la piccola fauna, che 
caratterizza questo periodo. 

Siccome tali calcari sono stati da me raccolti sotto Stilo e nel territorio di Bran- 
caleone soltanto, e quelli della prima contrada offrono i fossili in cattivo stato, perciò 
indeterminabili, consegue che le specie enumerate nel seguente catalogo sono state 
raccolte tutte presso Brancaleone. 

(') Vedi G.Seguenza, Brevissimi '-uni intorno terziaria della provincia di Messina. Eo- 

Zona 2." 



— 29 — 



Elenco delle specie fossili dei calcari nummulitici della zona A 

del piano Liguriano. 



Tipo. PROTOZOARII. 
Classe. Eizopodi. — Ordine. Foraminiferi. 

NummuIHes. — 1. K curvispira Meneghini. Rapporto con qualche dubbio a 
questa specie alcuni esemplari, r. — 2. N. pi anula t a D'Orbigny. Molti esemplari 
parmi che con certezza vi appartengano. C. — 3. N. Guettardi D'Archiac et 
Haime. Rapporto con dubbio a questa specie alcuni esemplari in cattivo stato, e. 

Operculiua. — 4. 0. cana li f er a? D'Archiac. Rapporto con dubbio a questa specie 
un sol frammento. R. 

Orbitoidcs. — 5. 0. di sp ansa Le C. Sowerby (Licophrys). Comunissima, forma 
quasi da sé sola una roccia alla marina di Brancaleone. C. 

Alvcolina. — 6. A. sub ul osa Montfort. e. — 7. A. sphaeroidea Lamarck 
(Melonites) = A. melo. D'Orbigny (parte). C. 

b) Calcare n u m m u 1 i t i e o. — Le argille scagliose or ora descritte si sepa- 
rano dalle soprastanti mediante un calcare nummulitico, che si distingue agevolmente 
per essere bianco e costituito dall'associazione di piccole mimmuliti con orbitoidi e 
molte alveoline. Questa zona che io ho potuto osservare e studiare nella provincia 
di Palermo, a Termini-Imerese e Trabia dove è molto sviluppata, assume una con- 
siderevole potenza, e consta di strati alternanti del calcare nummulitico sopraddetto e di 
marne bianche indurite; in altri luoghi poi l'ho potuto osservare sotto forma di pic- 
colo strato appena spesso alcuni centimetri. Nel Reggiano non 1' ho veduto sotto que- 
st' ultima forma; ma nelle basse colline di Brancaleone e nella valle di Bnizzano mi 
si è presentato alla superficie del suolo argilloso, in massi o pezzi sparsi riconosci- 
bili ai caratteri sopra accennati. Taluni grossi pezzi di calcare nummulitico ad alveo- 
line, proprio di questa zona, vedonsi giacere alla contrada S. Giorgio presso Branca- 
leone sparsi sulle argille scagliose, che spettano in parte all' eoceno, in parte ad età 
posteriore, ed in parte poi a più antica data, cioè all'epoca cenomaniana. Ed è curioso 
vedere appunto in certi burroni della contrada S. Giorgio, come, dal decadimento di 
queste argille scagliose di sì differenti epoche, risulti una miscela di materiali di età 
sì diverse; i fossili del cretaceo trovansi ivi commisti alle nummuliti dell'eoceno, ed 
alle concrezioni ferruginose dell' oligocene 

Questo calcare nummulitico ha la più esatta corrispondenza con la zona 1* eoce- 
nica del Messinese e del Palermitano, secondo le ricerche da me fatte in Sicilia ('); 
ma ivi questa zona è molto bene sviluppata, e ricca di fossili ben conservati e ti 
cilmente riconoscibili. 



1 Vedi iì. Seguenza, op. ci t. 



g f) , 

Paleontologia. — I fossili di questa zona differiscono ben poco da quelli della pre- 
cedente, essendoché sono delle piccole nurarauliti ed orbitoidi, e vi sovrabbondano le 
alveoline. 

Anco i calcari bianchi a nummuliti ed alveoline sono stati raccolti presso Bran- 
caleone soltanto, per cui le specie, che enumero, vengono da quella sola località. 



Elenco delle specie fossili raccolte nella zona B 
del piano Liguriano. 



Tipo. PROTOZOARII. 

Classe. Ruorom. — Ordine. Foraminiferi. 

Nnmmnllteg. — 1. N. pi ami lata D'Orbigny. C. — 2. N. striata D'Orbigny. C. 
Alrcolina. — 3. A. subii Iosa Montfort. C. — 4. A. o voi dea D'Orbigny = 

A. ellittica D'Ardi., A. subpyrenaica Leynieri. C. — 5. A. sphaeroidea La- 

marck (Melonites) - A. melo D'Orbigny (parte). C. 

Si vede bene dai fossili di questa zona che essa in realtà non è che uno di quegli 
strati, che si ripetono le tante volte in seno alle argille, ma che conviene distin- 
guere per Li grande abbondanza delle alveoline , e per lo sviluppo ben grande che 
esso assume in certi luoghi. 

Ledue zone riunite teste descritte, rispondono bene al Plysch delle Alpi (') e di 
tutta l' Italia media e settentrionale ("), come di tanti altri luoghi d' Europa ( 3 ). Una 
porzione del Flyseh invero è ritenuto oggi come distinto, e non come parte della for- 
mazione eocenica; e le mie osservazioni concordano perfettamente con queste vedute, 
sicché la zona superiore delle argille scagliose viene staccata dal resto per essere riu- 
nita al mioceno, costituendo quel membro inferiore, che venne disgiunto dai Tedeschi 
col nome di oligoceno. 

Sarobbe proprio vano 1' esame dettagliato della posizione stratigrafica di ciascuna 
delle specie raccolte in questo piano; dappoiché sono esse tanto comuni quasi da per 
tutto iiell' eoceno, e così caratteristiche, che non può sorgere ombra di dubbio sulla 
loro età. E ciò per le alveoline, come per le numniuliti e per 1' unica orbitoide ('). 

(M Vedi C. Mayer, Tableau synchronislique des terrains terliaires -l 11 "' éilit. 1869; R. J. Mur- 
chison, Memoria sulla struttura geologica delle Min', degli Apennini e di i Carpazi. 

(-) VediC. Mayer, op. citata; B. .1. Murchison, op. citata ; T. Taramelli, Sopra alcuni echinidi 

cretacei e terziari del Friuli, .• Sulla formazione eocenica del Friuli; F. Bayan, Sur les terrains ler- 

de In Vénèlie; 1.. Pareto, Nule sur les subdivisions que fon pourrait établir dans les terrains 

tertiaires de l'Appennin septentrional; Savi e Meneghini, Considerazioni sulla geologia stratigrafica 

della Toscana. 

(") R. .!. Murchison, op. cit.; C. Mayer, op. cit. 

('') Vedi D'Orbigny, Prodrome de pai. slratig.; D'Archiac, Wonogr. des numm. e Descr, desanim. 
foss. limimi, ih- l'Indi-. 



— 31 — 

La più grande somiglianza l'ha questo piano calabrese con gli strati coetanei di 
Sicilia, dove identica natura litologica, medesima costituzione, e medesime specie di 
fossili assicurano il sincronismo ('). 



II. FORMAZIONE MIOCENICA. 

Nello studio del mioceno reggiano sono stato di gran lunga più fortunato di 
quanto non fui in quello dell' eocene L' essere assai rari i fossili degli strati del 
terziario antico, il riferirsi tutti alla classe dei rizopodi, lasciano tuttavia dei dubbi 
e delle incertezze, che in qualche modo dalla litologia e meglio dalla stratigrafia ven- 
gono resi men gravi. Non cosi dee dirsi della formazione miocenica; la quale più o 
meno ricca di fossili nelle sue zone svariatissime, si fa riconoscere agevolmente coi 
suoi ben noti caratteri paleontologici. 

Una serie di strati veramente potente e molto varia ci offre nelle diversissime 
sue rocce, nella potenza che acquistano sovente, nelle faune diverse che racchiudono, 
i lunghi e distintissimi periodi di questa grande epoca terziaria. E difatti la serie 
reggiana si presta assai bene alla suddivisione in sei piani proposta dal sig. Mayer. 
Il Messiniano, il Tortoniano, 1' Elveziano, il Langlriano, l'Aquitaniano, il Tongriano 
sono rappresentati nella provincia di Reggio ; e ciascuno di essi viene benissimo con- 
traddistinto da una speciale fauna, composta da specie per lo più già note, e caratte- 
ristica del periodo miocenico, al quale appartiene, essendo comune alle rocce cala- 
bresi ed ai classici depositi coetanei. 

Tra i fossili, che caratterizzano molto bene il mioceno che esamino v' hanno senza 
dubbio le specie del genere Clypeaster, le quali profusamente sparse, ci offrono l'im- 
portante fatto delle diversità specifiche in vari piani del mioceno; sicché il Tortoniano, 
l' Elveziano, l'Aquitaniano, il Tongriano sono distinti da gruppi diversi di specie 
di Clypeaster. Gli altri piani non mi hanno offerto che alcuni frammenti indetermi- 
nabili. Una specie trovasi anco nel più antico plioceno. 

Impressionato da questi fatti notevolissimi, ho voluto dare nel mio lavoro un con- 
facente sviluppo a questa parte paleontologica, illustrando tutte le specie di Clypeaster, 
che ho raccolto nelle mie ricerche o che da vari amici mi vennero offerti gentilmente ("). 
Nell'atlante annesso a questa Memoria rappresentando i clipeastri mi sono limitato 
a riprodurre le forme nuove. 

La formazione miocenica occupa nella provincia di Reggio una superficie abbastanza 
considerevole, di cui un'idea può aversi benissimo dai due frammenti di carta geologica 
annessi a questo lavoro; e mentre l'eoceno estendesi sul lato orientale e meridionale sol- 
tanto,il mioceno invece incontrasi ovunque, e forse anco pili sviluppato sul lato occidentale. 
Ma qui pel completo manco di fossili sopra vaste estensioni, diviene quasi irriconoscibile; 



(') G. Seguenza, Brevissimi cenili ecc. 

('-') Alcuni di questi clipeastri mi furono donati dal sig. dott. M. DeMujà che possiede impor- 
tante collezione paleontologica, di vari territori del Reggiano. 



e per la sua composizione riesce assai facilmente confusibile cogli strati d' altri 
periodi, mastino per le arenarie e pei conglomerati, cui somigliano molto quelli 
dell'eocene 

Un importante fatto che risulta dallo studio stratigrafico del mioceno si è, che 
i piani superiori di questa grande formazione mancano generalmente, o non se ne tro- 
vano che lembi ristretti in taluni speciali luoghi ; così il Messiniano ed il Tortoniauo 
vedonsi presso Benestare, Ambutì e Monteleone, l'Elveziano si associa a questi piani 
nei medesimi luoghi, ma in estensione prende uno sviluppo più considerevole. 

In fine devo dire una parola in riguardo ai limiti che in questo lavoro sono as- 
segnati al mioceno. Le zone inferiori che furono in Germania denominate oligoceno, 
ho creduto più opportuno di nou separarle dal terziario medio ; dappoiché in Calabria 
sono connesse col resto della formazione, e mi sembra inoltre non necessario il mo- 
dificare la primaria tripartizione delle formazioni terziarie. Il Messiniano del Mayer, 
(gli strati che oggi si distinguono anco col nome di mio-pliocenici) che è un periodo 
distinto dal mio Zaucleano, l'ho riunito anco al mioceno, perchè in Calabria l'ho tro- 
vato associato e concordante col Tortoniauo, e mancante alla, base del plioceno, meno 
in quei luoghi dove coesiste col Tortoniauo. Questo fatto sarebbe contrario a quanto 
osservava il sig. Fuchs nelle sue ricerche tra Ancona e Bologna ('), per le quali pro- 
poneva l'associazione al plioceno delle marne a gesso e zolfo (Messiniano) tanto svi- 
luppate nell'Italia media ed in Sicilia. 

Quanto alla fisonomia che assume la formazione miocenica, importa rammentare 
che in tutti i luoghi, dove la serie inferiore e media si trovano associate e sopra- 
stanti all' eoceno superiore, questo forma, come dicemmo, appianamenti e depressioni; 
mentre quella ergesi in rocce elevate, scoscese e spesso tagliate a picco. Così formasi 
sul lato orientale, presso Stilo specialmente, quella valle longitudinale già accennata, 
pei- la forte depressione del Plysch, interposta tra l'antico eoceno a monte, e le ripi- 
dissime ed alte testate dei piani miocenici a valle. Parimente sul lato occidentale ve- 
donsi le rocce mioceniche formare altissime testate, che si allineano da nord-est a sud- 
ovest passando per Motta, elevandosi ripidissime sino all'altezza del monte Gonia, e 
soprastando a quegli appianamenti, che le argille scagliose formano ai loro piedi. Questi 
fatti possono benissimo osservarsi e nei due frammenti di carta geologica e nelle se- 

i principali. 

Nel discorrere del mioceno occorrerà di dover trattare l'importante argomento 
dell'età delle rocce a combustibile di Agnana e di Antonimina, età che da quanto 
è statn publicato ioni si è ancora al caso di determinare; poiché or prestandosi fiducia 
al criterio litologico, or contando sulla pur troppo dubbia ricognizione di qualche 
t'ossili- mal conservato, or fondandosi sulla natura ilei combustibile e degli indizi di 
vegetali, quelle rocce, come risulta dalla bibliografia, sono state credute a volta a 
volta e primarie e sec larie e terziarie. 

Guidato da scrupoloso esame stratigrafico e lavorilo nelle mie ricerche dalla 
scoperta di l'ossili ben importanti sono ormai sicuro dell'età tanto controversa degli 

i) 'I Fuchs, Die Gliederung der Tertiarbildungen am Vordabhang* der Appenninen voti \ncona 



— 33 — 

strati a carbone di Agnana; i quali ben lungi di riferirsi alle età paleozoiche ovvero 
alle mesozoiche, siccome da taluni tuttavia si opina, spettano con sicurezza ad antico 
periodo del cenozoico medio. 

1. Piano Tongriano Dumont. 

Sinonimi. Eoceno superiore e Mioceno inferiore di vari scritturi, Oligoceuo dei Tedeschi. 
Membro superiore della formazione numniulitica. 

«) Marne bianche a fucoidi. — Il primo membro che comincia hi serie 
di cui ora devo occuparmi è costituito da tre zone che si presentano più o meno 
distinte e sviluppate nei diversi luoghi, alla base delle marne a fucoidi, ehe fanno 
passaggio agli sciasti bituminosi soprastanti, in alto delle argille scagliose variamente 
colorate. Il difetto di fossili in queste zone lascia purtroppo dei dubbi riguardo alla 
precisa loro età, essendoché la loro natura petrografia le avvicina talmente al sot- 
tostante fljjsch eocenico, che riesce sovente assai malagevole il distinguerle ; ma in 
Sicilia, alle Madonie, io vi scuopriva una fauna di molluschi e di coralli propria del 
Tongriano (') e quindi bisogna riferirle a questo periodo. 

Le marne a fucoidi sono sempre abbastanza dure, or bianche ed or più o meno colo- 
rate in verdastro o in grigio; taluni strati sono compatti, a frattura concoide, e fanno pas- 
saggio ad un vero calcare, il quale sovente contiene della piromaca, che vi è sparsa irre- 
golarmente, e sotto forma di straterelli, di arnioni, e di concrezioni di color cereo, gri- 
giastro, gialliccio o brunastro; alternano con questi altri strati che si disgregano facil- 
mente in iscaglie e costituiscono così delle marne scagliose bianchicce o grigiastre. 

Questa prima zona, variabile in ispessore, sovente si offre, come il calcare num- 
mulitico, in frammenti sparsi in seno alle argille; ma là dove gli strati non furono 
rotti, le marne si vedono in regolare stratificazione disposte alla base della serie. Sotto 
la prima forma, cioè in frammenti sparsi, vedonsi quasi dovunque le argille scagliose 
appariscono; e per questo io potrei ricordare moltissime località. Pel secondo caso 
il più bello esempio si ha presso Perruzzauo, dove queste rocce sono con molta 
regolarità disposte in ordine di successione, e non disturbate da sconvolgimenti. 

b) S e h i s t i bituminosi. — Un deposito di scliisti più o meno bituminosi, 
in perfetta concordanza colle sottostanti marne, succede d'ordinario a quelle; anzi 
sovente le une fanno passaggio agli altri, e a mio credere è unica la zona che le due 
rocce costituiscono, o più tosto è la medesima roccia che si modifica per l'aggiun- 
zione del bitume. 

La schistosità della roccia è eminente, e lungo i piani di frattura e nelle fen- 
diture si originano dei cristalli di gesso sovente in forma radianti', ilei sottosolfati 
di perossido di ferro, e della limonite dipendenti senza dubbio dall'ossidazione delle 
piriti sparse in quegli schisti. 

Il bitume che essi racchiudono varia molto in proporzione e talvolta manca del 
tutto, in modo che questi strati si confondono coi sottostanti e costituiscono realmente 
unico membro della formazione. 

(') G. Segnenza. Dell'Oligoceni) in Sicilia (La Scienza contemporanea, anno II. fase I 



— 34 — 
A nord-ovest di Ferruzzano gli bitaminosi vedonsi nella posiziono stra- 

tigrafica loro propria, e poi si osservano nei territori di Stilo, di Motta ecc. 

e) Argille scagliose. — Sugli schisti bituminosi, dove questi esistono, e 
sulle marne a fucoidi dove mancano, si sovrappone in concordanza una formazione 
di argille scagliose abbastanza potente, di colorito molto uniforme e vivo, che varia 
ordinariamente da un luogo all'altro, dal grigio scuro al rosso più o meno intenso, 
al verde ecc. Tali argille non racchiudono d'ordinario straterelli calcarei, ma bensì 
costantemente straterelli. arnioni, concrezioni di siderosio litoide, e talvolta a finis- 
sima grana cristallina, il quale ben trovasi già convertito in limonite bruna. 
Tra siffati ai non posso fare a meno dal ricordarne alcune, sovente 
comuni, di una forma stante, che si avvicina alla cilindrica, sebbene so- 

un estremo, e culla superficie coperta di 
granuli di forma allungata ('). Il colorita è sempre bruno, la grandezza variabile e 
ordinariamente troncata ai due estremi. 
Straterelli di arenaria s'interpongono talvolta nella parte superiore di qui 

affatto identici all'arenaria che immediatamente sovrasta, lo che mostra 
ite due r 
La potenza considerevole di queste argille, che raggiunge talvolta lo spessore di 
oltre 50 metri, ed il posto superiore eli rupano. fa sì che gli strati sotto- 

stanti che vi si connettono, pel rammollimento e pel decadimento che esse subiscono 
-antemente per azione delle acque, vengano quasi dovunque ricoperti e nascosti; 
e per tale miscela che quasi subiscono le rocce di diverse zone, e per la grande somi- 
glianza ci; tra le due zone di argille scagliose, riesce d' ordinario assai dif- 
ficile distinguere le une dalle altre, e molto più tracciare i limiti di separazione; 
quantunque gli strati calcarei variati e nummulitici, che la zona inferiore racchiude. 
sieno valevoli cai-atteri distintivi. 

Da tutto quanto ho detto è agevole rilevare il perchè raramente possano indi- 
carsi dei luoghi d iramente riscontrasi la zona eocenica delle argille scagliose, 
ed invece le argille i or ora descritte costituiscono una fascia ben appariscente 
più o meno larga, che siegue quasi dappertutto le arenarie e i conglomerati dell'eoceno 
. formando sempre una depres -ai rimarchevole tra questi e le rocce 
mioceniche o plioceniche. 

Io 1 M zona sul lato orientale da presso Guardavalle, verso Stilo, 

■i mostra assai h terizzata nella larga depressione s 'e. dirigendosi 

oltre .Stigliano, e così cortamente si continua lambendo le arenarie e i conglomerati 

superiore non si mostra. Io ne ho seguito l'andamento a Gioiosa- 

Jonica, e quindi nei monti di Siderno, ad Agnana. Gerace, sotto Antonimina, sopra 

Il prof. 0. G. C'osta ha credm irpi di origine organica, riferendoli a corna decidui 

di ruminanti di gì movo, dopo aver preteso che il rvasi una particolare strut- 

tura organica mi ,.,,.,. ViiIi p a i eonto . 

J. pag. 10 i;ìv. II. il sig. • la riguardò poi tali concrezioni 

quel modo! Giacitura e condizioni del terreno carboni: 
Agnana 



— 35 — 

Ardore e Benestare . specialmente nei territori di Ciminà e Girella, quindi nei 
monti di Bianco-nuovo tra Zoparto e Casiguana; da questo luogo in poi le argille 
scagliose assumono un grandissimo sviluppo in estensione ed in potenza giungendo 
sino alla costa, dimodoché i territori di Bruzzauo e di Ferruzzano sono quasi intie- 
ramente costituiti da queste rocce, che si estendono verso Brancaleone, e sin oltre 
il capo Sparavento, e con grandi interruzioni sino alla marina di Bova ed alle Saline. 
Da Lazzaro poi una zona delle argille scagliose superiori si estende nella dire- 
zione sud-ovest nord-est passando a sud di Motta ed elevandosi nei monti soprastanti. 
spianandosi sempre alla base dei grandi tagli a picco , che formano le testate dei 
calcari e delle arenarie del mioceno medio. 

il) Arenaria silicea. — Succede quindi un'arenaria specialissima e spesso 
potente, la quale ha tali caratteri e sì marcati che riesce facilissimo di riconoscerla 
a prima giunta e distinguerla dalle arenarie di altre età* 

Essa è bianca ma diviene talvolta giallastra o rossastra, o bruna; i granelli di 
cui risulta, variabili in grossezza e fino del diametro d'alcuni millimetri, sono di quarzo 
jalino, e vi manca del tutto la mica, il cemento è siliceo, la consistenza della roccia 
varia ancora molto, talvolta questa è assai tenace da sembrar quasi una quarzite, 
diviene in alcuni casi fragile ed anco friabile. 

Questa formazione, come tutti gli strati massicci interposti o sovrapposti alle 
argille scagliose, trovasi fratturata in modo che mostrasi quasi ordinariamente sotto 
forma di massi o di frammenti isolati, sparsi qua e là alla superficie del suolo argilloso. 
È soltanto nei territori di Ciminà, di Ferruzzano e di Brancaleone che io ho incon- 
trato tale arenaria considerevolmente estesa e non ispostata e non infranta. 

Quivi forma quasi una vasta spianata su cui giace Ferruzzano ed alla marina di 
Brancaleone una serie di collinette che corrono parallelamente- al lido, dove questa 
zona assume il considerevole spessore di oltre 50 metri. 

Quasi dovunque le argille scagliose affiorano, vedonsi alla Loro superficie sparsi 
i residui di questa speciale formazione arenosa: così presso Stilo, Agnana, Gerace, 
Antonimina, Motta ecc. 

Questa arenaria in taluni luoghi, come presso Brancaleone, alterna colie argille 
scagliose, e quindi si collega con esse, ed ha di comune con questa roccia il difetto 
completo di ogni indizio di fossili. 

Le quattro zone descritte sinora alla base del mioceno, corrispondono colla più 
grande precisione alla identica serie, da me descritta, vastamente estesa in Sicilia 
nelle proviucie di Messina e di Palermo, dove la caratterizzano i fossili propri del 
Tongriano ('). 

e) A r e n a r i a con strati di combustibile. — Ad A gnana ed Antoni- 
mina gli strati a combustibile giacciono alternati con strati di arenaria più o meno 
grossolana, alla base della quale serie trovasi un conglomerato di piccoli ciottoli 
cristallini. 

(>) G. Seguenza, DeU'Oligoceno in Sicilia (La Scienza contemporanea, anno II fase. I 



— 3G — 

Oli strati del combustibile sono poco spessi, il maggiore '4 i ungendo a 67 cen- 
timetri secondo il signor Montagna ('). 

Può aversi un'idea della uatura di questo carbone dicendo che è nero-bruno, 
poco lucente, fragile i ; che si associa a strati bruni o brunastri ili scbisti 

bituminosi; che talvolta sono molto chiari, ed allora sulla superficie di schistosità 
vedesi una quantità immensa di fucoidi mal definiti ed indeterminabili. 

L'arenaria è invece sotto forma ili spessi strati, ora grossolana ed ora a fini 
elementi ili color grigio più o meno intenso o chiaro. 

Avendo visitato quel giacimento assai recentemente, e quindi in epura in cui il 

combustibile non veniva cavalo, io non ho potuto studiarlo dettagliatamente nella 

ia; ciò non ostante intorno a questo deposito si hanno importanti e nume- 

pubblicati dal signor C. Montagna. Devo inoltre alla cortesia del signor 

ing. il. Rota, alcune informazioni sull'assunto, ed alcuni fossili che sono preziosi 

documenti per la detei uè cronologica di quelle rocce. 

In seno al combustibile si sono raccolti dei Planorbis e delle Limnaee (P. Fer- 

Montagna, /.. Francisci Montagna), ed inoltre le ossa ed i molari dell'.4n- 

thrac ■ della quale specie un incisivo ed un canino mi fu dato 

udiarli nella collezioni G. Rota. Negli strati interposti al car- 

i \arie specie di i (C. parvulum, C. -melograni Montagna ( 3 ) ). 

ie che ho poi ainare, raccolta negli strati più bassi della formazione, 

i sicurezza .'I C. Brocchi. 

La formazioni uà come ad Antonimina viene sormontala da 

una | ili strati marini di arenaria alternanti con strati argillosi o mo- 

i. die nella parto superiore divengono quasi argille scagliose o Inulto schi- 

npre ili i io più o intenso. Questo membro supi 

ra Antonimina racchiude numerosi fo -ili marini, e specialmente dei pettini 

e degli echinidi; e >vente rac tiìude insieme associate delle nummuliti, 

litoide, riunite a Lylhotamnia. AdAgnana poi non 
vedono, ma assai presso, al monto Petto, il signor dott. Michele De Mujà ha 
ri colto nell'arenaria pettini e clipeastri identici. 

Ad Antonimina tutta quanta questa zona assume una potenza che può valutarsi 
'li oltre 400 metri, ed ira] nonti soprastanti si eleva sino 

all'altezza di £ tri circa mi livello del mare, estendendosi vastamente vei 

lato settentrionale, al di -opra del Monte s. Jejunio, dove per lungo trai 
tagliata da Cittànuova, e sormontata d'altro conglomeramento. 

via la potente zona di cui pai I in cari luoghi delle vere i 

a Nummuliti interj enarie ed alh scagliose; le nummuliti sono 

piccoli i ili uniforme grandezza, la roccia abbonda molto di calcare. Così 
uito quoto membro del Tongriano, mostrasi molto sviluppato lungo questa 
regione; e quantun irrendo la esso mostrisi interrottamenle, alternato 
' cristalline, pure appi i la via raggiunge i pianalti, elevan- 

dosi in tal modo sin presso a 900 metri. 

"'■ 107. — (-) a terra tav. II.— ( r; ; Op. cit. 



— 37 — 

Quanto all'estensione topografica ed allo sviluppo di questa zona, è notevole che 
ad Agnana, ad Antonimina, oltre il Monte S. Jejnnio, l'una e l'altro attingono il 
massimo; altrove io ho pututo riferirvi certe molasse ben poco appariscenti, che presso 
Stilo stanno tra le argille variegate e le arenarie a Scutella . e nel territorio di 
Motta sporgono da sotto i calcari a Briozoi, che sono, come vedremo, coetanei degli 
strati aquitaniani a Clipeastri di Stilo. In quest'ultime contrade gli strati spettanti 
a questa zona sono poco sviluppati, non offrono indizi di fossili, siccome presso Stilo, 
e si elevano a circa (>00 m sul livello del mare. 

Non conosco sinora in altri luoghi la zona di cui mi occupo ; a Motta ed a Stilo 
è soltanto per la posizione stratigrafica che io la raffiguro, essendoché la forma lito- 
logica stessa è alquanto diversa, e manca onninamente il carattere paleontologico. 

f) Arenaria a Scutella. — Gli strati che io mi fo a descrivere formano 
presso Stilo delle rocce, che, a dire il vero, meglio si collegano cogli strati aquitaniani 
anziché colle zone precedenti: dovrebbero quindi associarsi più tosto al piano seguente; 
ma siccome quasi dappertutto in Europa la zona a Scutella giace, secondo lo stesso 
Mayer, nel piano Tongriano, è perciò che alla serie, invero troppo varia e potente 
delle zone di già descritte, vi aggiungo l'arenaria a Scutella di Stilo. 

Nella serie degli strati miocenici tagliati a picco, lungo la valle che longitudi- 
nalmente si estende sotto Stilo, ovvero in quelle trasversali che s' incassano in tali 
rocce, agli strati molassici della zona precedente succede una speciale arenaria priva 
ordinariamente di fossili. Questa roccia spessa di oltre dieci metri, è costituita di 
strati più o meiiu solidi, che risultano dall'aggregato di grani di quarzo, di feldspato e 
di mica nera legati da un cemento calcareo, che diviene più abbondante in alto, rende 
la roccia tanto solida e così formata, che malagevole riesce distinguerla dal vero granito. 
Difatti è dessa un granito rigenerato, dipendente senza dubbio dal disfacimento delle 
rocce granitiche, tanto abbondanti nel centro della catena, e di cui grandi massi inal- 
terati si connettono soprastando alla descritta arenaria, ed offrono una costituzione a 
grossi elementi e quasi portìroide, pei grandi cristalli di ortoclasio che racchiudono. 

Nella parte superiore, più calcarea, s'incontra qualche raro fessile, ed in mode 
speciale nei dintorni di Siilo si raccolgono delle grandi Scutelle. 

In tale territorio questa zona del mioeeno inferiore si estende tagliata a picco 
sul lato orientale della valle che abbiamo veduto correre parallelamente alla cen- 
trale giogaja e che può ben osservarsi sull'annessa carta geologica di quella contrada. 
Tali strati, ricoperti sempre dalle varie zone del mioeeno, inclinati d'una ventina di 
gradi, affiorano soltanto là dove pei vari corsi di acqua l'intiera serie trovasi sezionata. 

L'altezza massima sul livello del mare, che raggiunge questa zona nel territorio 
di Stilo, è di 800 m circa. 

Quest'arenaria vedesi considerevolmente sviluppata nei monti che sovrastano ad 
Antonimina ed oltre S. Jejnnio, nella quale regione perviene all'altezza di oltre 
800 metri, acquista molto calcare e racchiude degli echinidi, e degli strati costituiti 
da una grande Orbitoide (0. Gumbelii n. sp.) e di mediocri e picele nuinniuliti. 

La formazione di cui discorro si presenta alquanto modificai, i sul lato meridio- 
nale ed occidentale della provincia; ivi infatti L'arenaria non risulta più degli 



— 38 — 

elementi di un granito disgregato, ma invece di soli granelli quarzosi con variabile 
quantità di calcare, che talvolta diviene predominante. Anco qui la roccia si connette 
e par che faccia transizione ad un calcare pieno di Briozoi, di nullipore ecc.; il quale 
per molti riguardi deve riferirsi al piano Àquitaniano, cui per la costante associa- 
zione, pel graduale passaggio, forse con più ragione si dovrebbe associare l'are- 
naria della quale parlo. 

Siffatta quistione potrà venire risoluta dalla scoperta di nuovi e più importanti 
dati paleontologici , che non sono quelli somministrati da pochi esemplari di Scu- 
fella e da qualche dente di Carcharodon. 

Nella ìvgione delle saline qua e là si manifesta bene sviluppata, e quindi va 
a costituire il capo delle Armi, nel traforo del quale furono trovati alcuni denti ili 
squalidi di specie mioceniche. 

In quel promontorio la roccia assume i caratteri d'una vera arenaria calcareo- 
silicea, che fa passaggio ad un calcare più o meno granoso, ed assume la grande 
potenza di oltre 100 metri. 

Si è creduto sinora che il capo delle Armi fosse costituito da roccie giurassi- 
che, e come tale venne colorato nella carta del Collegno ed in tutte le altre di epoca 
posteriore, non esclusa la recentissima del prof. Rath da Bonn ('). 

Nel territorio di Motta dove il calcare a Briozoi mostrasi molto sviluppato, può 
in taluni luoghi vedersi connesso inferiormente coll'arenaria di cui discorro, siccome tale 
connessione osservasi a Valanidi, dove 1" arenaria sottostante al cab-are àquitaniano 
poggia sugli sciasti paleozoici. 

Il piano Tongriano, nel modo che io lo considero costituito, è molto complesso. 
risultando da sei distinte zone, che prendono in taluni luoghi considerevole sviluppo ; 
ma alcune di esse per ordinario appena si manifestano ed in soli frammenti; tali le 
marne a fucoidi, gli schisti bituminosi, l'arenaria silicea soprastante; sicché di regola 
i due membri appariscenti sono le argille scagliose colorate e l'arenaria ultima più 
o meno ricca di calcare. 

Un fatto rimarchevole intanto nella serie delle variate rocce che formano questo 

pi. nei si è, che ciascuna di esse ha uno sviluppo estremamente vario da luogo a 
luogo, assumendo poi in certi territori una potenza ed una estensione assai grande. Le 
marne a fucoidi e gli schisti bituminosi si vedono sviluppati ed in posto a nord-ovest 
di Ferruzzano, le argille di variati colori assumono un grande sviluppo in potenza ed 
estensione nei territori di Motta, di Ferruzzano, di Bruzzano, di Brancaleone, di Ciminà 
e di Ci iella, nelle quali cinque ultime località l'arenaria silicea trovasi in posto 
sviluppata e potente. Le arenarie e molasse micacee con combustibile assumono 
un grande sviluppo solamente ad Agnana, Antonimina ed oltre il Monte S. Jejunio, 
dove sono anco fossilifere. 1/ ultima di queste località, Stilo ed il capo delle 
Anni lilialmente presentano più potente e meglio caratterizzata L'ultima zona, l'are- 
naria calcarifera. 

La serie tongriana calabrese trova in Sicilia il più esatto riscontro, essendoché 

1 Vedi opera citato. 



nelle provinole di Messina e eli Palermo essa si offre sopra grandi estensioni svilup- 
pata e costituita al medesimo modo ('). 

Paleontologia. — La paleontologia del piano Tongriano si riduce a quella delle are- 
narie a carbone, ed a qualche rara specie raccolta nell'ultima zona, essendoché le prime 
quattro zone sono affatto prive di fossili se se ne esclude qualche fucoide già ricordato. 

Per tale ragione ho creduto opportuno di raccogliere tutte insieme in unico 
elenco le poche specie che mi venne fatto di ammannire, indicando la zona da dove 
ciascuna proviene. 

Le località fossilifere sono Agnana e i dintorni, Antonimina ed il suo territorio e i 
monti sopra S. Jejimio per la zona E\ per la zona F i territori di Stilo e di Lazzaro ('). 

Come dissi, la zona superiore solamente per le sue Scutelle venne da me asso- 
ciata al Tongriano, dappoiché le sue relazioni topografiche e stratigrafiche l'assode- 
rebbero meglio agli strati soprastanti. Parimenti le zone più kisse, prive di fossili 
animali, per la loro litologica fìsonomia, meglio si assoderebbero al Liguriauo anzi- 
ché al Tongriano, ma esse rispondono a quegli strati che alle Madonie in Sicilia (') 
hanno offerto una fauna evidentemente tongriana : si è per questa ragione fortissima 
che io le ho associate a quest'ultimo piano. 



Elenco delle specie fossili 
raccolte negli strati del piano Tongriano. 



Tipo. VERTEBRATI. 

Classe. Mammiferi. — Ordine. Pachidermi. 

Aiitlii'acotcriiim. — 1. A. magnimi Cuvier. Questa specie del combustibile di 
Agnana è stata esaminata e riconosciuta dal sig. prof. B. Castaldi siccome rife- 
risce il sig. C. Montagna, il quale rappresenta nelle tavole da lui pubblicate 
vari denti molari AeWAnthracolerium di Agnana ( 4 ). Io stesso percorrendo quei 
luoghi ho potuto osservare tra gli oggetti raccolti, negli strati a combustibile, 
dal sig. ing. G. Rota un canino ed un incisivo ben conservati spettanti senza 
dubbio a questa specie. Zona E. negli strati a combustibile, r. A. 

Classe. Pesci. — Ordine. Condrotterigii. 

Carcharodon. — 2. C. megalodo n Var. subauriculatus Agassiz. Due esemplari 
rotti, di cui uno di forma breve coll'estremità corrosa, tratti dal calcare arenaceo 

(') G. Seguenza, Brevissimi rami intorno la serie terziaria delia provincia di Missina. Dell' Oli- 
gocene) in Sicilia. 

( : ) Nell'enumerazione delle specie, a fine di abbreviare l'indicazione delle località, ho scelto i 
seguenti segni convenzionali: S., Stilo: A., Agnana; An., Antonimina; L., Lazzaro, e suoi dintorni, come 
il capo delle Armi, M., tra S. Ejunio e i piani della Media. 

( :: ) G. Seguenza, Dell' Oli goccilo in Sicilia. 

0) Vedi C. Montagna, Giacitura e condizioni del terreno carbonifero di Agnana e dintorni. 
Tav. IL — Generazione della terra Tav. XLVI. Mg. 1, 2. 3. 



dei dintorni di Capo delle Anni. Zona F. R. L. — Var. siculus Gemmellaro. 
Un esemplare raccolto insieme ai precedenti. R. L. 
Ox.Ti-iiina — ;',. 0. xyphodon Agassiz. Un esemplare completo eolla radice della 
forma 'piasi esatta di un triangolo isoscele, più grande di tutti quelli sinora illustrati. 
tratto dal calcano arenoso dei dintorni di Capo delle Armi. Zona F. R. L. — 4. 0. D e- 
s rii Aga ssiz. Un esemplare ben conservato. Zona F. R. L. — 5. 0. e r a s s a Agassiz. 
Un solo esemplare che conservasi nell'Istit. tecnico di Reggio. Zona E. R. A. 

Tipo. MOLLUSCHI. 

Classe. Gasteropodi. 

Fiisus. — 6. F sp. ? Nella collezione del sig. ing. G. Rota ho veduto 

un fusus che non ho potuto studiare per determinare specificatamente; esso pro- 
viene dalla zona carbonifera di Agnana e somiglia al /•'. laxelamcUntus Miehelotti. 
Zona E. strati a carbone. R. A. 

Ceritbfum. — 7. C. margaritaceum Brocchi (Murex). Alla base del deposito 
carbonifero di Agnana si è trovato un accumulo di cerizi spettanti a ^questa specie, 
dei quali ebbi l'agio di osservare e studiare vari esemplari nella collezione del 
sig. ing. G. Rota. Zona E. strati inferiori, e. A. 

Pleurotomaria. — 8. P. neogenita n. sp. Tav. IV. flg. 1. L'unico esemplare che 
denomine così è in cattivo stato, e deformato dalla fossilizzazione, pernii non mi 
permette di dame una completa descrizione. La conchiglia è trochiforme, cogli avvol- 
gimenti convessi e oscuramente carenati al di sopra della linea della fìssimi, che è 
appena distinta; la superficie quantunque non ben conservata sembra non presentare 
scultura di sorta; la base appianata presenta una larga incavatura nella regione 
ombelicale. la quale occultata dalla roccia nella parte centrale non ci porge il destro 
di conoscere se sia ombelicata. Diametro -"» centimetri. Zona E. strati marini. R. An. 

Pianori»!*. — !». P sp.^ Negli strati a combustibile di Agnana furono tro- 
vati abbondanti i Planorbis , che io stesso ho potuto esaminare nella collezione 
del sig. ing. G. Rota, il cattivo stato di conserva/ione di queste tenui conchiglie 
non permette sicura determinazione specifica; il sig. Montagna chiamò questa 
specie P. Ferdinandi. Zona E. strati a combustibile, e. A. 

Classe. LAMELLIBRANCHI. 

Venus. — 10. V. dubia Michelotti. Rapporto con dubbio a questa specie un sem- 
plice modello alquanto imperfetto. Zona E. strati marini, li. An. 

Tellina. — 11, T. lineata Montagna (Cyclas), Riferisco con dubbio a questa specie 
del Montagna taluni esemplari che provengono dagli strati interposti al carbone, 
dove egli anco li raccolse, ma la brevità della descrizione data dall'autore ed il 
difetto di figura lasciano molta, incertezza. Zona E. e A. 

Crassatella _ | L >. e. Michelottii Seg. — C. Parisiensis Michelotti (non D'Or- 
bigny) Tav. [V. fig. 2. Comparando L'esemplare tipico di questa specie, raccolta 
nel mioceno inferiore del Piemonte, colla specie parigina, si vede che la prima 
e più allungata trasvei almente e le sue rughe concentriche sono irregolari e più 



— 41 — 

avvicinate, onde credo che la specie miocenica sia distinta, e quindi debba mutar 
di nome. Vi rapporto un bel modello il quale conserva tuttavia qualche fram- 
mento di conchiglia colle sue rughe trasversali. Zona E. strati marini. R. Au. 

Canuta. — 13. G. Ardui ni Brongniart. Qualche raro modello. Zona E. strati ma- 
rini, r. An. — 14. C. Laura e Brongu. ( Venerìcardìa). Vi rapporto qualche mo- 
dello. Zona E. strati marini, r. An. 

Arca. — 15. A. biangulina D'Orbigny = A. biangula Basterot. (non Defrai 
Rapporto con sicurezza a questa specie taluni esemplari della collezione del sig. 
ing. Rota, raccolti negli strati di arenaria interposti al carbone di Agnana. Zona E. 
strati marini, r. A. 

Nucula. — lij. N. Anto niminensis Seguenza. Tav. IV. fig. 5. Questa specie è 
affine alla N Jcffreysh Bell, del pliocene (Vedi: Nuculidi terziarie 'di' Italia 
meridionale). Zona E. strati marini. R. An. 

Lima — 17. L. miocenica Sismonda — L. gigantea Bellardi (non Deshaj 
Rapporto a questa specie vari esemplari più o meno incompleti, che per la forma 
e per la scultura rispondono esattamente agli esemplari tipici del Piemonte coi 
quali li ho comparato. È senza dubbio questa specie che è stata creduta da alcuno 
la L. gigantea nel deposito carbonifero di Agnana, e quindi rapportata tale for- 
mazione all'epoca Massica. Zona E. strati marini, r. A? An. 

Pceten — 18. P. subasper Montagna = P. deletus Michelotti. Gli esemplari 
di Antouimina sono più grandi di quelli di Dego, ma sembrami che ne abbiano 
tutti i caratteri, avendoli comparati ad un esemplare tipico fornitomi dal Miche- 
lotti. Ho rapportata poi questa specie alla ferma descritta dal Montagna pei 
caratteri assegnati dall'autore non solo, ma ancora per la località, avendo egli 
raccolto il P. subasper ad Antouimina. Zona E. strati marini. .C. An. — 10. P. 
oblitus Michelotti. Rapporto con dubbio a questa specie alcuni esemplari la 
cui superficie non è ben conservata. Zona E. strati marini, r. Au. — 20. P. Ra- 
mondini Montagna. Tav. IV. fig. 3, Sa, Sb. È ben distinto per Le costo) [renate 
distanti, e per le numerose strie radianti e concentriche, papillose nelle interse- 
zioni. Zona E. strati marini, r. An. — Var. dilatata. Distinguo così una forma più 
allargata e colle costole più allontanate. Zona E. strati marini, r. An. — 21. P. 
miocenicus Michelotti. Vi riferisco due esemplari osservati nell'arenaria di 
Monte Petto. Zona E. strati marini, r. A. — 22. P. simplex Michelotti = P. 
Tondi Montagna. Tav. IV. fig. 4. Questa è bella e distinta specie a pochi raggi 
larghi e senza alcuna scultura. Zona E. strati marini, r. An. 

Janira. — 23. J. arcuata Brocchi (Ostrea) = J. fallax Michelotti, J.depm 
Michelotti. Rapporto una sola valva e qualche impronta a questa spei ie propria 
del mioceno inferiore. Zona E. strati marini. R, Au. — 24. J. Gravi ? .Michelotti 
(Pecten). Vi rapporto qualche cattivo esemplare. Zona E. strati marini, r. An. — 
Alcune impronte ed alcuni altri frammenti di Janire ho incontrato al Monte Pi 
e ad Antouimina, ma non è stato possibile di determinarle specifica 

o««i'ca. — 25. 0. Brongniartii Montagna. Anco questa specie è molto dubbia 
pel difetto di figura e per la breve descrizioni'. Io vi rapporto un solo esempi 
troppo incrostato dalla roccia che l'includeva. Zona E. strati marini. R. Au. 
• 



— 42 — 

Tipo. VERMI. 
1 ise. Anellini. 

Qualche indeterminabile resto spettante ui serpulidi. Zona E. r. An. 

i asse. Briozoakii. 

i.f-in-iiihi. — 26. L sp? Alcuni frammenti in cattivo stato di conserva- 
zione e quindi difficilmente definibili. Essi sono impiantati sul Periaster Ca\ 

al /'. Calai \ i . Zona /. tri Li marini, r. An. — 27. L sp? Tre 

colonie sopra un frammento del! cenica. Lo stato di conservazione 

molto cattivo non permette la determinazione. Zona E. strati marini, r. An. 

Eschara. — 28. E sp? Lo stato 'li i tzione delle tre specie non 

permette la Loro sicura determinazione. Una per In forma delle cellule somiglia 
alla E. Haueri Reuss. Zona E. strati marini, r. An. — 29. E. fistulosa? Rei 
Iche frammento in Z E. strati marini. Et. An. — 30. E. . . 

sp? Il somiglianza colla E. stenostica Reuss. Zona E. strati 

marini. R. An. 
Batopora. — 31. B. conica n. sp. Tav. IV. fig. 10. 

distingu ' ■ re d'una forma quasi regolare 

i e per le cellule poco sporgenti. Zona E. strati marini, r. An. 

Dlscoporella. — 32. 1) sp? Rapporto a questo genere un esemplare 

in eattivo stato fisso -ul Periaster Capellina. La determinazione specifica non è 
possibile. Zona E. strati marini. 1!. An. 

Tipo. ECHINODERMI. 

1 li •'.. gì HINIDI. — Online. R] LARI. 

Cldarls. — 33. C. Mezzoana? Laube. Un piccolo frammento di guscio dubiissimo. 

Zona E. strati marini. R. An. — Trovasi an de radiolo irriconoscibile. 

ohe : •■■ Labilmente a qui 

i irdine, Clipeastroidi. 

Scatena. — 34. S. subrotunda Lamarck. Lo esemplare incompleto che rapporto 
a q ade bene nei caratteri alla form ma è piti grande 

■li quelli 'li Dego coi quali l'ho comparato. Giace nell'arenaria bianca 
to '-il 1 i agli strati Aquitaniani del mioceno presso Stilo. Zona F. R. S. — 35. S. 
l'ani e n i ,v : iv. IV. fig. II. Rapporto a questa specie vari esemplari 

prandi il cui diametro ti fiore del longitudinale i lunga I I 

•li ambulacri oltrepa ssano la meta della 'li i il i entro ed 
il margine, le zone porifere hanno ana La che è quasi doppia della lar- 
ghezza delle zone interporifere, le quali inoltre assum ma forma lineari' poco 



— 43 — 

assottigliata ai duo estremi. Questa forma giace colla 5. subrotunda nell'arenaria 
biancastra tongriana di Stilo. Zona F. r. S. 
Clypeaster. — 30. C. latirostris Agassiz. Rapporto con qualche dubbio alla 
specie in discorso un esemplare in cattivo stato, deformato un poco dalla pres- 
sione. Proviene dall'arenaria presso Antonimina. Zona E. strati marini, li. An. — 
37. C. Antoniminensis n. sp. Tav. IV. fig. 6, 6a Gb. 

Questa specie fu creduta da me dapprima siccome identica al C. profundus 
D'Arqhiac; ma avendo potuto raccoglierne vari esemplari, mi sono convinto della 
sua distinzione, quantunque essi non fossero in ottimo stato di conservazione. 
La mia specie differisce da quella del D'Archiac, per essere più distintamente 
pentagonale, cogli angoli ben rotondati e col margine lievemente incavato tra un 
angolo e l'altro, alquanto più allargato e colla regione anteriore più ristretta, 
considerevolmente più spesso al margine, cogli ambulacri pressoché della stessa 
forma e grandezza ma più aperti all' estremità e colle zone porifere un po' più 
strette, con i tubercoli della superficie più piccoli e molto più ravvicinati. Questa 
specie potrebbe essere identica al C. pentagonalis Michelotti . ma uè la descri- 
zione, ne le figure date dall'autore sono sufficienti a determinare la specie. 

Questo Clypeaster caratterizza le molasse e le arenarie di Antonimina, dei monti 
sopra S. Jejunio, ed anco dei dintorni di Agnana, essendoché il sig. dott. M. Do 
Mujà ha raccolto un masso di arenaria presso il Monte Petto il quale uè contiene 
alcuni esemplari. 

Lunghezza dei tre esemplavi figurati 68.""" 65.""" 75.""" 
Larghezza » » 58. mm 56.""" 63,""" 

Altezza » » 19.™"' 16.""" 16.""" 

Zona E. strati marini e Zona F. e. An. M. 

Ordine. Spatakgoidi. 

Ecliinolsimpas. — 38. E. h emi s p h a e r i e u s Lamarek (Clypeaster). Rapporto 
con qualche dubbio al Tougriano superiore un frammento di questa specie non 
raccolto in posto, ma aderente ad un pezzo di arenaria somigliante a quella che 
racchiude le Scutelle. Zona F. R. S. — 39. E. iuflatus Laube. Un esemplare 
che lascia qualche leggiero dubbio, perchè fortemente compresso e deformato dalla 
fossilizzazione, ma la grandezza, la forma del conterno, gli ambulacri, ed i tubercoli 
corrispondono bene. Zona E. strati marini. E. An. 

Periaster. — 40. P. Gap e Ili ni i Laube. Questa specie comune ad Antonimina, 
raccoglievi sempre mal conservata, perchè compressa; ciononpertanto la scultura 
e gli altri caratteri corrispondono con quelli della specie ilei Vicentino. Zona /.'. 
strati marini, e. Au. 
41. P. calabrus n. sp. Tav. IV. fig. 7. 

Questa specie, affine alla precedente, si distingue benissimo per la forma al- 
lungata pressoché ovale e troncata posterior ute: i pelali posteriori s meno 

divergenti, più lunghi e quasi uguali agli anteriori, i tubercoli dal lato inferiore 
più grossi, e più ravvicinati. 



— 44 — 

Gli esemplari sono sempre compressi, e non mostrano la fasciola laterale; se 
manca realmente, questa specie sarebbe da riferirsi al genere Emìaster. 
Lunghezza ">•!.""" 52. ram Larghezza 4ii." ,m 47. mm 
Zona E. strati marini. C. An. 

Schizastcr. — 42. S sp? L'unico esemplare raccolto trovandosi in 

cattivo stato, non può essere specificamente definito, ma esso somiglia allo S. lu- 
cidila Laube. Zona E. strati marini. R. An. 
■laeropneustcs. — 43. M. brissiformis n. sp. Tav. IV. fig. 8. 

Questa specie è tanto aitine al M. brissoides Laube, che fui sul punto di 
associarla ad esso, difatti i tubercoli disugualissimi, i petali profondi, la forma 
pressoché ovale ecc. lo fanno riguardare come tale; la fasciola nella specie 
calabrese invece di essere ai lati, tra i petali anteriori e i posteriori, convessa 
all'esterno, è concava e si avvicina quindi considerevolmente verso il centro; 
la smarginatura anteriore del guscio è molto più profonda e derivada un largo 
e profondo solco al petalo impari, gli altri petali considerevolmente incavati 
sono l'in brevi. 

Lunghezza del solo esemplare raccolto fi8." ,m 
Larghezza » » 57."" n 

Insieme trovai un piccolo esemplare. Zona E. strati marini. R. An. 

Classe. Stellerai. — Ordine. Asteridi. 

Astropcctcn. — 44. A sp? Il solo articolo raccolto par che somigli molto 

all' .1. laevis Desmoulins sp. Zona E. strati marini. R. An. 

Classe. Crinoidi. — Ordine. Brachiarii. 

Pentacrìnus. — 15. P. Castaldi Michelotti. Rapporto con qualche dubbio a questa 
specie una colonnetta non ben conservata, formata da sette articoli colle facce 
alquanto concave, cogli spigoli appena rotondati e lateralmente compressa dalla 
fossilizzazione. Zona E. strati marini. R. An. 

Coiioci'iiiiis. — 46. C. pyriformis v. Munster. Rapporto a questa specie un solo 
articolo, pel quali' qualche dubbio si è affacciato. Zona E. strati marini. R. An. 

Tipo. CELENTERATI. 
Classe. AxTozo.ufii. — Ordine. Corallarii. 

Montllvaultla. — 47. M. Carcarensis Michelotti. Devo alla cortesia del sig. 
ing. G. Rota un esemplare in buono stato di conservazione spettante a questa 
specie, raccolto nei dintorni ili Agnana. Zona F. strati marini. R. A. 

St)ioi»kora. — 48. S. annulata Reuss. Qualche grosso esemplare dicotomo nel- 
l'arenaria. Zona F. strati marini, r. An. 

Classe. Sponiìiarii. 

< limui. — 49. (,' s p? Malcon ervata, perfora un frammento di Lima 

Zona E. strati marini. R. An. 



— 45 — 

Tipo. PROTOZOAEI1. 
Classe. Rizopodi. — Ordine. Foeaminifeki. 

Placopsllina. — 50. P. eenomana D'Orbigny. Molti esemplari fissi sopra mi 

frammento di Lima miocenica che assumono diverse forme somiglianti molto a 
quelle rappresentate dal Carpenter (') Tav. XI. fig. 12, 13, 14 della Lituola eeno- 
mana (PlacopsiUna) D'Orbigny. Zona E. strati marini, r. Àu. 

Heterosfegina. — 51. H sp? Un solo malconservato ed incompleto 

esemplare. Zona E. strati marini. E. An. 

Opercnlina. — 52. 0. complanata Basterot (Lenticulites). La roccia moli 
in taluni strati ad Antonimina ed oltre il Monte S. Jejunio è sovente ripiena 
di questa specie. Zona E. strati marini. C. An. M. 

Nnmmulitcs. — 53. N. intermedia D'Archiae. Riferisco a questa specie la mag- 
gior parte delle nummuliti che trovansi negli strati lungo la via che conduci' a 
Cittànuova, e che giacciono tra il Monte S. Jejunio e gli altipiani della Melia. 
Zona E. strati marini. C. M. — 54. N. G- ar ans ensi s Joly et Leym. Credo di trovare 
associata alla specie precedente la forma scoperta a Garans presso Gaas (Laudes). 
Queste due specie trovansi abbondantemente negli strati calcareo-arenosi e si 
associano bene spesso all' Orbitoides Gumbelii; esse, come dichiara il D'Archiae, 
caratterizzano gli strati del miocene inferiore. Zona E. strati marini, e. M. — 
55. N. variolaria? Sowerby. In cattivo stato di conservazione e perciò dubbia. 
Zona E. strati marini. C. An. 

Orbitoides- — 5G. 0. Gumbelii n. sp. Tav. IV. fig. 9, 9a, 9b, Oc. 

Questa è una grande specie, sottile , un po' rigonfia verso il centro, finamente 
granosa alla regione mediana, colla superficie finamente reticolata a maglie 
esagone, più o meno irregolari, con una camera centrale molto grande di l'orma 
lenticolare. 

Le dimensioni di questa specie sono considerevoli ; il suo diametro giunge sino 
a due centimetri, e. An. 

Le ultime due specie si trovano presso Antonimina associate insieme, e costitui- 
scono una buona parte della roccia iu cui giacciono di unita all' Opercnlina. — 
57. 0. globulina? Michelotti. Vi riferisco un solo esemplare che è un po' diffei i 
perchè meno globoso, col margine meno distinto ecc. Zona E. strati marini. R. An. 

Non fa d' uopo una lunga disamina dei fossili enumerati per interpretare la Loro 
significazione. 

E primieramente la presenza di Limneae e di Planorbis negli strati a carbone 
annuncia, senza dubbio, che quel combustibile si accumulò nelle condizioni palustri 
in cui ordinariamente si costituirono tutti i carboni minerali; ma il mare invadeva 
a volta a volta quei luoghi, e quindi gli strati a combustibile alternano con fauna 
di estuario ovvero con fauna prettamente marina. Finalmente una potente massa di 

(') Inlroduction to the sludy of lite Foraminìfera. 



— 46 — 

arenaria a pettini, echinidi, foraminiferi annuncia che il mare veniva a cuoprire 
definitivamente quelle contrade. 

Quanto all'età precisa, quelle specie riportate nell'elenco valgono benissimo a de- 
finirla. Difatti l' Anthracoterium magnum del carbone ed il Cerithium margaritaceum 
sarebbero sufficienti a rapportare questa zona al Tongriano. Il primo si conosce nel niio- 
i eno inferiore di Svizzera ('), di Francia ( J ), del Vicentino ( 3 ) e del Piemonte (''); il se- 
condo trovasi parimenti nel Tongriano del Piemonte ( 3 ) , del Vicentino ( e ) , di Ma- 
yenee(') eoe. 

Gli strati marini superiori ci offrono la Venus dubia. la Crassatella Michelottii, 
VArca biangulina, i Pecten subasper, miocenicus, simplex, la Janira arcuato, la 
Montlivaultia carcarensis, la Stilophora annulata, la Nummulites intermedia che sono 
propri del mioceno inferióre ili Dego, C'arcare, ecc. nel Piemonte ( R ); come la C'ardita 
Arduìni e Laurae. VEchinolampas injlatus, il Periaster Capellina si trovano nel 
mioceno inferiore del Vicentino ('). 

La zona F poi viene da me associata al Tongriano come quella che racchiude 
presso Stilo le Scutelle, che trovansi quasi dappertutto nel miocene inferiore. 

In questo piano come in tutti i precedenti dell'Eoceno mancano del tutto le 
specie identiche alle viventi. 

2. Piano Aquitaniano Mayer. 

Sin. mimi. Mioceno medio degli autori parti: 1 ). Primo piano mediterraneo Suess. 

Nelle grandi sezioni del mioceno presso Stilo succede alle arenarie a Scutella 
un'alternanza di grossi strati di arenaria somigliante alla precedente, ma grigia, ver- 
dastra, o brunastra con strati di conglomerato a ciottoli cristallini; e quindi in alto 
le arenarie divengono sempre più tenere e calcarifere ed alternano con strati marnosi 
e sovente con straterelli calcarei, dimodoché la porzione superiore offre strati pro- 
minenti e strati incavati, secondochè sono più o meno resistenti alle azioni meteoriche. 

Questa serie, nel territorio di Stilo, succede ovunque alla precedente in relazione 

irdante ; ma alla sua volta ricoperta dalle rocce più recenti, non si mostra d'or- 
dinario che nei gratuli tagli verticali allineati lungo la valle che si estende da G-uar- 
davalle a Stigliano, e nelle valli trasversali, formando delle grandi muraglie inacces- 
sibili, elevate quasi cento metri. 

La potenza di questo piano raggiunge al certo i cinquanta metri ed in certi 
luoghi forse anco li oltrepassa. Sul lato orientale nella provincia di Reggio è soltanto 
nel territorio di Stilo che io posse segnalare questa formazione, dove i suoi strati 
Miim dappertutto fossiliferi, e caratterizzati da molluschi ed echinidi numerosi. 

(') Heer in Gastaldi, Caini sui vertebrati fossili del Piemonte. — (") G Hichelotti, Étudis sur 
le miocène inférieur da l'Italie seplentrionale. — ( ;: ) A. Massalongo in Gastaldi, op. citata. — 
('') B. Gastaldi, op. citata; G. Michelotti, op. citata. — ■' Michelotti, Éludes sur le miocèm in 
di l'Italie teptenlrionale. — ( 6 ) A. Brongniart, Mémoire sur les lerrains de sédiment supérieun 
'1'. Fuchs, Beitrag zur Kennlniss dir Conchylienfauna des oicentinischen ree — ( T ) F. Sandberger, Die 
Conclujlien dei Mainzer Tertiarbeckens.— (■} G. Miclielotti, op. citata; E. Sismonda, Matérial^ 
servir à In Paleontologie du lerrain Urziaire du Piémont. Seconde partie. — ('■') G. Laube, Ein Beitrag 
tur Kenntnisi ' i li 'linodcrmen des \ hen Tcrliargebietes: T. Fuchs, op. citata 



— 47 — 

Sul lato meridionale ed occidentale poi, sulle arenarie della zona ultima del Ton- 
griano poggia, come dissi precedentemente, e si connette con esse per gradazioni, un 
calcare compatto, bianco, grigiastro, o gialliccio, diviso in bandii da straterelli are- 
nosi, quasi intieramente costituito da briozoi mal definibili, e specialmente da numerose 
cellepore, alle quali si associano sovente abbondanti Lylhothamniae ('). 

Questa roccia, potente e molto sviluppata nel territorio di Motta, è un vero banco 
coralligeno in cui ai polipai si sostituiscono intieramente i briozoi e le Lythothamniae, 
quindi una roccia costituitasi a considerevole profondità e di origine prettamente or- 
ganica. Questa roccia suole adoperarsi nel Reggiano come pietra da taglio, per co- 
struire stipiti d' imposte, gradini ed altro, ma specialmente per lastricare le stradi', 
pel quale uso trasportasi anco a Messina, dove specialmente s' impiega per la costru- 
zione dei marciapiedi. 

Le ragioni che mi guidarono a sincronizzare gli strati aquitaniani di Stilo col 
calcare a briozoi degli altri luoghi, si unificano quasi nella posizione stratigrafica di 
entrambi, che ho studiato da molto tempo ed accuratamente nella provincia di Messina. 

La comparazione paleontologica riesce del tutto infruttuosa, essendoché il calcare 
a briozoi è privo atl'atto di resti di molluschi o ne contiene di rari ed indetermina- 
bili, invece gli strati di Stilo sono ricchi di molluschi e di ecliinidi. Tale completa 
diversità nelle due faune accenna alle diverse condizioni di esistenza, e specialmente 
alla differente profondità delle acque in cui si costituivano i due diversi depositi; certo, 
gli strati di Stilo risultando di grossolani materiali aggregati, si costituirono a pic- 
cola profondità; quelli di Motta, calcarei e compatti, hanno dovuto formarsi a pro- 
fondità considerevole ; i primi infatti racchiudono una fauna littorale, i secondi colla 
loro ingente massa di briozoi dimostrano evidentemente la loro origine profonda. 

Il piano Aquitaniano dunque con questi due diversi aspetti, o meglio colla sin- 
cronizzazione delle due rocce differenti e lontane, si offre in vari luoghi considere- 
volmente esteso. 

Sotto forma di deposito littorale io 1' ho seguito lungo la via che conduce da 
Guardavalle a Stilo ; quella strada è fiancheggiata sulla sinistra da altissimi tagli na- 
turali in gran parte operati in seno alla roccia arenosa e nei conglomerati dell' Aquita- 
niano. Grossi e piccoli massi si staccano da quegli alti ciglioni, e rotolano giù nella valle, 
mettendo in evidenza i caratteristici fossili, e specialmente i grossi e variati clipeastri. 

Lungo la valle dello Stilaro si erge sulla destra la Timpa Melissari, la quale 
offre iusieme agli echinidi, numerosi e variati molluschi, per la maggior parte ridotti 
allo stato di modelli, ed alcuni coralli; tali fossili si raccolgono anco poro più in 
basso, presso la rotabile che conduce a Stilo, siccome nei tagli che stanno di rim- 
petto sulla sinistra dell'alveo del torrente. Dalla Timpa Melissari dirigendosi verso 
mezzogiorno si traversa quella valle longitudinale che s'interpone tra i piani eocenici 
e le formazioni mioceniche. Quest'ultime tagliate a picco sulla sinistra, costeggiano 
la valle formando elevati ciglioni, che si estendono verso Stignano, interrotti qua e là 
da valli di erosione parallele allo Stilaro, che hanno alla loro volta prodotto colos- 
sali sezioni. 

(') Nullipore. Vedi A. W. Waters, Notes on fussil litlwthamnia (so alled 



— 48 — 

Questi grandi tagli naturali, come può vedersi dalla seconda sezione, offrono le 
testate delle varie zone di cui risultano il mioceno inferiore ed il medio. Difatti in 
basso il Tongriano, e sopra l'arenaria a Scutella si erge potente l'Aquitaniano, le 
cui rocce decadendo incessantemente, spargono di massi fossiliferi la valle, nei quali 
or vedesi dominare i Pecten, or le Venus, or i Clipeastri ed ora una variata miscela 
ili fossili differenti, ed invece sovente una specie sola o un solo genere costituiscono 
molti di quei massi: così bene spesso alcuni risultano dall'accumulo del Peclunculus 
obtusatus, altri sono un vero impasto di grandi Pinne ecc. 

Sul lato meridionale e sull'occidentale, l'Aquitaniano assume l'altro facies già 
descritto, in cui la roccia è calcarea e i fossili sono briozoi. 

Ma con tali caratteri comincia benanco a farsi vedere sul lato orientale; dove ho potuto 
osservarlo soprastante agli strati fossiliferi del Tongriano in alto di Antonimina, siccome 
presso i piani della Melia, lungo la strada tra Gerace e Cittànuova, ove giace nella me- 
desima posizione stratigrafica, connettendosi inoltre per transizione cogli strati fossiliferi 
sottostinti; ivi quindi raggiunge l'elevazione di quasi 900 m. sul livello del mare. 

Così presentasi nelle colline soprastanti al torrente Ammendolea ed affiora qua 
e là nella regione delle saline. 

Ma è nel territorio di Motta che il calcari' a briozoi assume il massimo sviluppo. 
Da presso Lazzaro infatti esso si estende nella direzione sud-ovest nord-est, formando 
una zona che oltrepassando Motta s'inoltra verso la contrada Leandro. In questa lunga 
estensione interrotta 'li tratto in tratto, si offre costituita di massi isolati e di vario 
volume dalla costa sin presso Motta; ed invece una serie di ripidissime ed elevate 
colline calcaree la costituiscono sino al Leandro ed attorno le Serre del Corvo, dove 
si eleva quasi sino a 700. ra sul livello del mare. 

Questa roccia là dove poggia immediatamente sulle argille scagliose presentasi 
dislocata, rotta e sparsa in grandi e piccoli massi alla superficie delle argille stesse. 
Questa curiosa disposizione che a prima giunta potrebbe credersi dovuta a grandi 
sconvolgimenti, devesi invece attribuire al rammollimento delle argille, le quali 
doveano quindi cedere sotto l'ingente peso degli strati calcarei, e questi rompersi 
e sconvolgersi, siccome è accaduto per l'arenaria silicea della zona l>. Con tali ca- 
ratteri offresi questa formazione da Motta scendendo verso la costa; invece da quel 
paese dirigendosi in alto verso noni-est il calcare a briozoi si presenta in posto e 
moli" potente, formando enormi gradinate o grandi muraglie, che in parte decadute 
o mucchi giganteschi <li colossali rottami. 

Come può vedersi nell'annessa carta dei dintorni di Reggio, la zona di cui 
discorro s'interpone tra le argille scagliose, alle quali sovrasta, che si estendono 
lungo il lato sud-est, e le arenarie del mioceno medio, che si elevano ripidissime 
dal lato opposto, alle quali il calcare sottostà. 

Questa zona dunque, che da Lazzaro s'inoltra sino a] Leandro, in cui il calcare 
a briozoi offre il maggiori' sviluppo, costituisce una vera linea di demarcazione Ira 

il Tongriano e l'Aquitaniano, siccome tra questo e il Langhiano, clic vasta nte 

estendesi verso settentrioue, costituito 'la potente massa di argilla di arenaria e di conglo- 
merali. In rari altri luoghi l'Aquitaniano lungo il lato occidentale del Reggiano affiora 
■I' ; ' ■ questi strati. Così presso Valanidi, ad Alino, nel territorio di l'almi ce. 



— 49 — 

Paleontologia. — I luoghi fossiliferi nel territorio eli Stilo sono molto estesi, 
e fra essi devono in primo luogo contarsi, la via che conduce a Guardava]]?, le 
sezioni lungo lo Stilaro, la Timpa Melissari, la regione Milo e quelli che intercedono 
tra questa e Stignano. 

La conservazione dei fossili è varia secondo la classe cui spettano e la natura 
della roccia. Le conchiglie dei molluschi o sono ridotte a soli modelli, ovvero se 
conservate, riesce ben difficile la loro estrazione dalla roccia, soprattutto allorquando 
sono spatizzate. I coralli sciupati ovvero ridotti a modelli mal si prestano alla deter- 
minazione. Gli echinidi in genere, e specialmente i clipeastri sono ben conservati, 
questi ultimi contraddistinguono questo piano con forme comuni e variate. 

È uopo qui ricordare, come si desumerà dal seguente elenco, che questa fauna 
littorale risponde precisamente alla fauna della Superga, la quale giace ivi nei con- 
glomerati e nelle arenarie serpentinose; e qui invece i conglomerati e le arenarie 
ripetono i loro materiali dal granito, ed in genere dalle rocce cristalline, che formano 
la centrale giogaja dell' Apennino calabrese. 

La fauna del calcare a briozoi non mi è nota, essendoché la determinazione specifica 
di tali fossili riesce difficilissima e sovente impossibile in quella roccia compatta. Qualche 
nozione più importante può aversi studiandoli alla superficie, dove gli agenti atmo- 
sferici, attaccando con maggiore energia la roccia, denudano quelle spoglie animali e ci' 
le offrono in qualche modo riconoscibili ; ma la brevità del tempo ed i moltissimi ma- 
teriali di ogni zona che hanno richiesto assiduo ed incessante lavoro, non mi hanno per- 
messo d'iniziare le ricerche per riconoscere i briozoi del calcare, i quali d'altronde ri- 
chiedono assiduo e paziente studio, e non potranno dare che risultamenti incompletissimi. 



Elenco delle specie fossili 
raccolte negli strati del piano Aqnitaniano. 



Tipo. VERTEBRATI. 
Classe. Mammifeei. 

Alcuni indeterminabili frammenti di ossa. 

Classe. Pesci. — Ordine. Condkotteririi. 

Carcliarodou ('). — 1. C. megalodon Agassiz. Un solo dente raccolto presso 
Stilo; un altro nei monti sopra Palmi, nella roccia calcarea a Briozoi e Lytho- 
thamnia. R. — 2. C. rectidens Agassiz. Alcuni esemplari raccolti sopra Palmi 
nella roccia sopradetta, r. 

Oxj i-bina 3. 0. D e s o r i i Agassiz. Qualche esemplare dal territorio di Palmi. 1! . — 

4. 0. xyphodon Agassiz. Un esemplare dalle colline di Palmi. R. 

(') Tra i segni convenzionali l'ultima V. indica che la specie vive ancora. Eccetto qualche 
in cui è indicata la località, tutte le altre, che in questo elenco non portano veruna indicazione, 
provengono dal territorio di Stilo. 

7 



— 50 — 

Ordine. Teleostei. 
Sphoerodus. — 5. S. annulatus Agassiz. Vari esemplari nel calcare a Briozoi.c. 

Tipo. MOLLUSCHI. 

Classe. Gasteropodi. 

Rulla. — 6. B sp. Due modelli di una grande specie indeterminata. E. 

< tii< lina. — 7. C. Brocchi i Michelotti (Bulla). E. — 8. C. convoluta Brocchi 

(Bulla), lì. 

Marglnella. — 9. M. subovulata D'Orbigny. = M.ovulata (Gratelowp.) Miche- 
lotti (non Lamie.) H. 

Ringlcula. — 10. E. T o u r non eri Morlet. Questa specie trovasi molto comunemente 
nel mioceno medio e superiore d'Europa. E. 

< orni*. — U.C. betulinoides Lamarck. Due grandi modelli. E. — 12. C. H o e r- 

nesii Doderlein. == C. Aldrovancli Hoernes (non Brocchi). E. — 13. C. Ber- 
gausii Michelotti. r. — 14. C. ventricosus Bronn. r. — 15. C. Mercati 
Brocchi. E. — Iti. C. Tarbellianus? tìrateloup. Un modello. E. — 17. C. 
Pusehii Michelotti. r. — 18. C. ante diluviami s 'Bruguière. e. — 19. C. 
Brocchi i? Bronn. Un esemplare in cattivo stato e quindi dubbio. E. — 20. C. 
e a t e n u 1 a t u s Sowerby. Alcuni modelli. E. — 21. CD uj a r dini Deshayes. E. 

Voluta. — 22. V. fi cu lina Lamarck. r. 

Oliva. — 23. 0. cylindracea Borson. E. 

uncinarla. — 24. A. glandiformis Lamarck. Diverse forme che suole ordina- 
riamente assumere, e. 

Coluiiiiiclla. — 25. C. nassoides Grateloup (Fusus). = F. politus Eenier. Un 
solo esemplare. E. 

Nassa. — 26. A', prismatica Brocchi (Buccinum). E. — 27. N. incrassa ta 
Mailer ( Tritonium). 1!. V. 

Ebuma. — 28. E. eburnoides Matheron (Buccinum). r. 

Terebra. — 29. T. acuminata Borson. E. — 30. T. Basteroti Nyst. R. 

ikoiiuiu. — 31. D. denticulatum Deshayes. E. 

Cassis. — '■'<-. ('. sa b ii r on Bruguière (Cassidea). Esemplari sotto forma di mo- 
delli incompleti, r. V. 

Buttarla. — 33. E. cornea Linneo (Murex). \\. V. 

Myrlstica. — 34. M. cornuta Agassiz (Pyrula). Eapporto a questa specie un 
esemplare incompleto e mal conservato, il quale sembra averne i diversi caratteri, 
ma costituirebbe una distinta varietà, perchè porta sugli avvolgimenti delle linee 
rilevate tra fini abbastanza (listanti. Et. 

Murex. — 35. M. S i s m onda e Bellardi. Vari piccoli esemplari, e qualcuno grande, 
ben caratteristici, r. — 30. M sp. In esemplare in cattivissimo stalo. R. 

Fusus. — ;;7. P. glomoides Gene. Qualche modello, li. 

Ranella. — 38. li. marginata Martin (Buccinum). H. — 39. H. tuberosa 

Unii, 4IÌ. H. 



— 51 — 

Triton. — 40. T. appenninicum Sassi. = Murex reticularis Var. Brocchi 
(non Linneo), Murex nodulosus Borson. Un esemplare in cattivo stato riferibile 
alla Var. B. Bellardi (Triton nodulosum Michelotti). R. 

Fasciolarla. — 41 . F. t a r b e 1 1 i a n a Grateloup. Un sol modello alquanto dubbio. E. 

FIcula. — 42. F. condita Brongniart (Pyrula). E. — 43. F. geometra Bor- 
son (Pyrula). Un sol giovanissimo esemplare. E. 

Ccritliiiim. — 44. C bisulcatum n. sp. Tav. IV. fig. L3. 

Testa elongata cylindracca, longitudinaliùer vix subplicata; anfractus planati, 
sulcis duobus cìnctis, suiti allineati; suturae super/ìciales; anfractus ultimus 
sulcis plurimis ornatus. Oa ovalis. 

Questa specie ben distinta non ho potuto studiarla che su di un solo esemplare 
rotto, ma la speciale scultura molto semplice la rende distintissima. 

Lunghezza 50. mm circa. Larghezza 15. mm E. 
45. C. vulgatum Bruguière. Un solo esemplare ben distinto. E. V. 

Xenogikora. — 4G. X. Deshayesii Michelotti (P/wrus). r. — 47. X. cu- 
mulans Brongniart (Trochus). r. 

Natica. — 48. N. Sismondiana? D'Orbigny. Qualche modello in cattivo stato e 
perciò dubbio. E. — 49. N. elongata? Michelotti. Un solo e dubbio modello. E. — 
50. N. compressa? Basterot. Dubbi modelli, r. — 51. N. millepunctata? 
Lamarck. Eapporto un esemplare rotto a larghe e rare macchie. R. V. 

Turi-Stella. — 52. T. e a t h e d r a 1 i s Brongniart. Un frammento. E. — 53. T. E i e p- 
pelii Hoernes. E. — 54. T. vermicularis Brocchi {Turbo). Esemplari in 
cattivo stato, r. — 55. T. gradata Menke. r. — 56. T. Archimedis Bron- 
gniart. Modelli ed impronte, e. — 57. T. terebralis Lamarck. E. — 58. T. 
subangulata Brocchi (Turbo). E. 

Turbo. — 59. T. miocenicus Michelotti. Esemplari in cattivo stato ma ricono- 
scibili, r. 
(30. T. crispatus n. sp. Tav. IV. fig. 12. 

Testa parva depresso-conica; anfractus quinque Iransverse confertissime ex- 
quisite striati; duo ultimi, cingulo mediano rotundalo cannati, superne linea 
impressa, inferne cingulis duobus, inferiore malore, ornati; suturae profun- 
datae subcanaliculatae. Anfractus ultimus inferne subangulatus; basis conve, 
concentrice sulcata. 

Questa piccola specie di turbo somiglia per la generale forma ni T. peloì 
nus Cantraine del plioceno, che è molto più grande; ma il T. crispatus è distin- 
tissimo per la scultura, costituita di linee d'accrescimento squisitissime e 
ravvicinate, che ne increspano la superficie, e per vari altri caratteri indicati 
nella descrizione. 

Altezza 3. mm Larghezza 3. mm E, 

Trochus 61. T. Michelottii u. sp. = : T. Amodei. Michelotti (non Bron- 
gniart), Vedi fossili della formazione Langhiana. r. — 62. T. turgidulus Broc- 
chi. = T. Montagui W. Wood. r. V. 



Glasse. Scafopodi. — Online. Solenoconchi. 
Dentalinm. — 63. D. fossile Linneo. Un solo cattivo esemplare. R. 

Classe. Lamellibkanchi. 

Teredo. — G4. T sp. ? Di questa teredo s' incontrano dei tubi ag- 
gruppati in gran numero, ed anco dei pezzi eli legno mineralizzato contenente 
i suddetti tubi. Non Lio potuto vedere ancora la conchiglia per definirne la 
specie : è forse la T. norvegica. Sp. e. 

Panopaca. — 65. P. M e nardi Deshayes. R. 

Corintia. — tiii. ('. gibba Olivi (Tellina). ■■- C. nucleus Lamarck. R. V. — Qualche 
frammento indeterminabile che spetta ad altra specie. 

Solccurtus. — 67. S. strigilatus Linneo (Solen). R. V. 

Tellina. — 68. T. planata Lin. = T. complanala Gmelin. R. V. — 69. T. stri- 
go sa? Gmelin. Un solo esemplare mal conservato. R. 

Tapcs. — 70. T. ve tuia Basterot (Venus). E. 

Venus. — 71. V. Aglaurae? Brongniart (Corbis). Un solo esemplare in cattivo stato 
e quindi dubbio. R. — 72. V. Dujardini Hoernes. R. — 73. V. ovata Pen- 
nant. = V. radiata Brocchi. R. V. — 74. V. s calar is 'Bromi. R. 

Cytlicrca. — 7">. C. Pedemontana Lamarck. r. — 76. C. erycinoides La- 
marck. e. 

Dosinìa. — 77. D. exoleta? Linneo (Venus), Un solo piccolo esemplare incerto. 
R. V. — 78. 1). lupinus? Poli (Venus). Un modello R. V. 

Astarte. — 79. A. scalaris Deshayes (Crossino). R. 

< arili ti ni. — 80. 0. discrepans Basterot. r. — 81. C. multico statimi Broc. E. 

Lucina. — 82. L. col umbella Lamarck. R. — 83. L. ornata Agassiz. R. 

Di|ii»«ion<a. — 84. D. rotundata Montague (Tellina). Qualche modello. R. V. 

Area. — 85. A. diluvii Lamarck. r. 

Pectunculns. — 86. P. stellati! s Gmelin. (Venus). r. V. — '87. P. insubri- 
cus Brocchi (Arca), r. — 88. P. obtusatus Partsck. Specie comunissima e 
ben conservata. C. 

llytilus. — 89. M. fuscus Hoernes. L'unico esemplare raccolto è alquanto più 
largo di quello rappresentato dall'autore. E. 

Pinna. — 90. P. infundibulum n. sp. Tav. IV fig. 14. 

Testa cuneato-infundibiliformis , subinenrvata , valvae valde conveorae. fere 
semiconicae ut aperturam subquadratam constituunt , medio longitudinaliter 
arcuatim rotundato carinatae; marno anterior concavus , poslerior subrectus; 
regio anterior oblique obsoleteque plicata, posterior costis paucis radiantibus. 
Questa specie è ben disfinta per la sua forma conico-piramidata, molto breve, 
spessa e per la grande convessità delle valve, per cui ne risulta un' apertura 
proprio quadrata , mentre la conchiglia d'altro canto assume una conformazione 
pei ialissima. 

Lunghezza 69."™ Larghezza 70. mra Spessezza 74. mm R. 
91. P. denudata n. sp. Tav. V . fig. 1. 



— 53 — 

Testa infletta, conica, subarcuata, trigono-subtruncata; valvae ecostatae, con- 
centrice rugosae, rnargo anterior arcuato-concavus, posterior convexus. 

Questa specie La quasi la forma di un grande Mitilus e somiglia molto alla 
P. Brocchii D'Orbigny per la mancanza di costole, se ne distingue benissimo per 
la gibbosità delle valve e per la forma incurvata die assume. 

Lunghezza 174. mm Larghezza 121."™ Spessezza 68. mm r. 
92. P. perniila Chemnitz. P. Maravignae Philippi. Rapporto non senza qual- 
che dubbio a questa specie vivente una pinna molto comune nelle rocce aquita- 
niane del territorio di Stilo, la quale giacendo in roccia abbastanza solida, e 
talvolta compattissima, difficilmente può estrarsi in buono stato, pure dagli esem- 
plari quasi completi che ho potuto ottenerne bisogna conchiudere che essa non 
differisce dalla specie cui la rapporto. C. V. — 93. P. tetragona Brocchi. Un 
bello e completo esemplare di forma piramidale a base quadrata panni debba 
riferirsi a questa specie, r. 

Pecten. — 94. P. Toumalii Marcel de Serres. Rapporto a questa specie un 
grande esemplare molto maggiore di quelli rappresentati dalPHoernes. R. — 
95. P. solarium Lamarck. Un grande e bello esemplare. R. — 96. P. scabrel- 
1 u s Lamarck. r. 

.la n ira. — 97. J. B esseri Andr. (Pecten). e. — 98. J. Bendanti Basterol 
(Pecten). r. — 99. J. revoluta Michelotti (Pecten). r. — 100. J. Grayi Mi- 
chelotti (Pecten). R. 

Spoiitiyius. — 101. S. Deshayesii? Michelotti. Una valva rotta di cui si vede 
soltanto l'interno. R. 

Ostrea. — 102. 0. plieata? Chemnitz. R. V. — 103. 0. Boblay Deshayes. r. — 
104. 0. tenuiplicata ji. sp. Tav. XII. fig. 1. Vedi fossili degli strati tortoniaui. r. 

/tuonila. — 105. A. costata Brocchi, r. 

Tipo. VERMI. 
Classe. Anellidi. 

Qualche frammento di tubo appartenente alla famiglia dei Serpulidi. R. 

Classe. Briozoarii. 

Meiiiiii-anipoi-a. — 106. M. Lacroixii? Sav. Una colonia di cattiva conserva- 
zione. R. V. 
Lepralla. — 107. L sp.? Una colonia in cattivo stato che ricorderebbe 

in qualche modo la L. Parlschii Reuss. o la L. tenella Reuss. R. — 1<>8. L. . 

sp.? Mal conservata, somiglia alla L. serrulata Reuss. R. 

C'elleporaria. — 109. C. polythele Reuss. (Cellepora). Si raccolgono dell'' 

grosse colonie distintissime per la loro forma arrotondata colla superficie irta di 

protuberanze, r. 
Copularla. — 110. C. intermedia Michelotti. Vi riferisco un esemplare in 

cattivo stato, estratto da un calcare quasi compatto. Il sig. Manzoni opina con 

buone ragioni che questa debba associarsi alla C. umbellata Defr. li. 



i — 

Tipo. ECHINODERMI. 
Classe. Bchinidi. — Ordine. Clipeasteoidi. 

Clypeaster. — 111. C. pyramidalit Michelin. Rapporto a questa specie del 
piano Aquitaniano una sola li un alto ' alla Timpa 

issari presso Siilo. L'uni riferito 'lai Michelin viene dal calcare 

di Leitha di Mil Baden (Vedi fossili Elveziani). R. — 112. C. in- 

termedius Des Moulins. Var. C av. V.fig. ■;. Questa forma comune 

nell'Aquitaniano di Stilo differisce dalla forma tipi itta dal Michelin, per 

aver" [e e perfettamente piane ed a li 

delle zoi re; rile . comune a tutti iplari raccolti, che 

distingue pi i col 

tipo in tutti gli altri caratteri e presentani ibile anche come quello. Difatti 

varia molto nell 1 zone interporifere, ed ali i 

queste sono aree ami i riescono mei - alla ba 

giungono -ino quasi > questa forma anco fra gli echinidi 

provenienti ce. 

Lunghezza L29.™ ' L3 L; rghezza I23. m1 I I L. m ? Alt. / I 51. C 

11::. acuminatus Desor. Var. d> Tav. V. fio. 2. Qualche esemplare 

di Stilo si : brami 'dio debba costituire una di- 

alquanto meno elevato ed acuminato, cogli ambulacri 
più margine ; depresso, 

più piccolo di quanto lo rapj il Michelin ('). 

uezza I 12.' ' Larghezza i '4. Utezza 51.""" r. 
111. C. petaliferus q. sp. Tav. VI. fio. 2. 

aiglia alla precedente od al C. gibbosus; dalla prima si distingue 
o non acuminata, dal secondo pel margine molto più orando, 
'ili ambulacri sono petaloidi di forma pressoché romboidale, co ima bu- 

zza alla metà della loro limolo//,:, ed unente .di'- duo estre- 

miti ir ido 'lio la parte superiori risulta appianata, 

e soii q 

ìii'zza ]:;■ , I. L32 Alti zza 35." r. 

I lo. C. Stilensis n. sp. I . 1. 

Questa formi e lente; ma ne diffi i 

per essere più ■■ abulaci i allungati 

in mod delle gibbo 

ali sono abbastai ma 

meno delle zone iuterporifere. 

' : 1 I-'. I. i 12 Liti zza ì l. 

Var. explan V. fio. Ab. Questa forma è ben di-tinta dalla precedente 

più larg cri più allungati e meno 



gibbosi ed invece per le aie anambulacrali tanto convesse da uguagliare in 
elevazione le zone ìnterporifere. r. 

116. 0. gibbosus Marcel «le Serres. Rapporto a questa specie un solo esem- 
plare molto sciupato e corroso, mancante ili buona parte del margine, ma che 
pure è ben distinto. E, — 117. C. Michelot ti i Agassiz. Questa specie che per 

la conformazione generale, molto somiglia al C. Stilensis, se listingi minen- 

temente per ossero largamente incavato alla baso, In solo esemplare. 1!. 
I 18. C. tennis n. sp. Tav. VI. fig. 3. 

Sembra affine al C. marginatus per avere un largo margino e molto sottile; 
ma ne differisce moltissimo per essere ben distintamela pentagono, perchè La 
porzione centralo rilevata non è appianata superiormente ma invece piramidata, 
pegli ambulacri ili forma allungata, sodilo, semicilindrica, che si estendono sino 
ai tre quinti della distanza ohe passa tra il margine e l'apice, per la base non 
appianata, ma fornita di larga depressione ohe ha principio insensibile molto 
esternamente, pressoché come nel C. Michelottii. 

Lunghezza 110.""" Larghezza ino.""" Altezza 29.""" R. 
119. C. folium Agassiz. Rapporto a questa specie eoa qualche dubbio duo 
soli, piccoli e mal conservati esemplari, i quali per la loro forma e grandezza, 
per la depressione larga attorno la bocca, per la sottigliezza del largo margine, 
per la picciolezza degli ambulacri e per altri caratteri panni non differire dal 
tipo. R. — 120. C. melitensis Michelin. (Ili esemplari che rapporto a questa 
specie sono alquanto più alti di quelli figurati dal Michelin e di forma un poco 
oblonga, cogli ambulacri allungati, r. Var. elegans n. Tav. VI. fig. -I. Chiamo così 
una forma poco più alta, più regolarmente pentagona e cogli ambulacri consi- 
derevolmente più larghi della precedente. IL 
l-'l . (L pia natii s n. sp. Tav. VI. fig. I. 

Questa bella e grande specie, appianata inferiormente . si distingue per la 
grande depressione, pel margino largo e sottile, per la regione degli ambulacri 
regolarmente convessa, ma poco elevata, per gli ambulacri appianati e di forma 
allungata che si estendono poco oltre della metà dello spazio interposto tra il 
centro ed il margine. 

Lunghezza I73. mm Larghezza 17:'..""" Altezza 29. mra 
I ii solo esemplare. R. 

Ordine. Spatangoidi. 

Ucliiiiolampas. — 122. E. li em i s p li a e r i e u s Lamarek (Clypeaster). Ho raccolto 
due grandi esemplari rotti, ma ben riconoscibili ai loro caratteri, lì. — 123. 
E. scutiformis Leske (Echinoneus). Galerìtes scutij > marck, E. Francii 

Desnioulin, E fungiformìs Merian. Rapporto a questa specie un granilo ed i 
esemplare che ha subito una compressione nel senso veri naie e perciò ha il margine 
acuto; ma che in tutti gli altri caratteri corrisponde alla specie cui l'ho riferito. K. 



— 56 — 

Tipo. CELENTERATI. 

Classe. Antozoakii. — Online. Zoantakii. 

Ceratoeyatbns. — 124. C. verrucosus Michelotti (Trochocyathus). R. 

Trochocyathus. — 125. T. Bellingerii ? Edwards et Haime. = Turbinoli». Brl- 
lingeriana Michelin. R. 

i laiM-iiiiiii. — 126. G. stylensis. n. sp. Tav. VII. fig. 1. 

Questa è una grande specie coi lati taglienti e pressoché ad angolo retto, col- 
l'asse maggiore del calice molto più basso del minore e pressoché il doppio, colla 
superficie rugosa trasversalmente, e culle costole appena distinte. 

Larghezza 65. mm Altezza 52."™ Spessore 35. mm R. 
127. F. extensum Michelin. Esemplari incompleti. R. — 128. F. deperditum 
Michelotti. Qualche esemplare mal conservato. R. 

Eupsammla. — 120. E. compressa Michelotti. r. — 130. E. Sismondiana 
Michelin. (Turbinolia). r. 

Italanoi>li.?llia. — 181. V>. praelonga Michelotti (Turbinolia). — Turbinolia 
cylindrica Michelotti. r. 

Turbinarla. — 132. T. e . y a t h i f o r ni i s Blainville (Gemmiporo). R. 

Classe. Si'ONc.iARii. 
Cliona. — 133. C. fai unica Fischer. Alcune colonie sulle ostriche e i pettini, r. 

Tipo. PROTOZOARII. 
Classe. Rizofodi. — Ordine. Foraminiferi. 

Deulalìua. — 134. D sp.? Un solo frammento indeterminabile, 

spettante al gruppo delle levigate. R. 

Cristellaria. — 135. C. cassi s Lamarck. Un solo esemplare completo. li. V. 

Roiinlina. — 136. R. in or nata? D'Orbigny. Vi riferisco vari esemplari poco ben 
conservati, i quali potrebbero costituire una ben distinta varietà, o anco una specie 
affine; perchè gli avvolgimenti sono più comprensivi, e la loro superficie è alquanto 
concava, carattere per cui si approssimano alla lì. rotulala Lamk. r. 

Ainphistegina. — 137. A. vulgaris D'Orbigny. Gli esemplari raccolti sono in 
i-attivo stato, ma rispondono bene, quantunque più piccoli, comparati a quelli 
tipici dell'aquitaniano di Saucats. e. 

Opcrcnllna. — 138. (). complanata Basterot. Qualche dubbio esemplare. R. 

Hctcrostcglna. — 139. II. papyracea a. sp. Var. gigantea. Tav. VII. fig. 2. 

Questa specie comunissima uell' elveziano , sarà descritta in quella fauna. 

L'esemplare unico e gigantesco raccolto a Stilo, diversifica ben poco dalla forma 

tipica, e ne costituisce la proposta varietà appianata e d'un grande sviluppo. 

Lunghezza 18.""" Larghezza IO.""" R. 

Rotalla. — 140. R. praecincta Karrer. Un solo esemplare incompleto. H. 

La fauna di cui ho enumerato le specie riconoscibili, si presenta a splendida 



conferma di quanto viene desunto dalla posizione stratigrafica delle rocce che La rac- 
chiudono; difatti basta dare uno sguardo a quello insieme di forme specifiche per 
esserne pago oltremisura. Quasi tutte le specie conosciute sono note nella classica 
formazione della Superga, in quelli' arenarie e conglomerati serpentinosi ; ed io 
ricordo specialmente i Coni, le Ranelle, le Turritelle , i Turbi, le Citeree, i 
Pettini, gli Bchinidi, i Coralli ec. le cui variate specie sono ben note nel mioceno 
medio ('). 

È ancora ben notevole la proporzione tenue delle specie identiche alle viventi. In 
140 forme specifiche se ne numerano soltanto 17, cioè il dodici per cento circa. Di 
queste forme viventi 15 sono Molluschi, 1 Briozoario ed 1 Foraminifero. 

3. Piano Langhiano Pareto. 

Sinonimi. Mioceno medio degli autori parte). Lo Schlier degli scrittori tedeschi. 

a) Molasse. — Nel territorio distilo, sulle ripide rocce di arenarie calca- 
rifere dell' Aquitaniano, si stende potente massa di argille grigio-bluastre ; le quali 
fanno passaggio a strati induriti, sabbiosi e molassici, alternantisi con istrati di are- 
naria, rocce tutte che si collegano insieme per graduati passaggi, per uniformità di 
colorito, per abbondanza di mica. 

Queste rocce, che nell'insieme formano dei veri strati molassici. acquistano in 
taluni luoghi la considerevole potenza di circa 50 metri, e d'ordinario il loro deca- 
dimento e l'erosione cagionata dalle acque fa sì che esse non possono restar tagliate 
a picco come le arenarie sottostanti, ma invece la loro sezione forma un piano incli- 
nato su quest'ultime. 

I fossili vi sono rari, ma sulla sinistra dello Stilaro vi ho trovato specialmente 
Coralli monastrei, Pteropodi e Foraminiferi. 

Le molasse langhiane si estendono di qua e di là verso Stignano e verso Guar- 
davalle, sempre ricoperte dal conglomerato soprastante, che è molto esteso. 

Nella salita che conduce a Guardavalle si osservano, negli strati azzurri di are- 
naria langhiana, abbondanti conchiglie miste a coralli, tutti mal conservati, che pine 
completano in qualche modo la fauna troppo limitata che raccogliesi sulla sinistra 
dello Stilaro. 

Questa zona sul lato orientale non la vidi altrove fuori del territorio di Stilo; 
sul lato occidentale è costituita al certo dalle molasse azzurre che s' incontrano so- 
vente alla base delle arenarie e dei conglomerati della zona seguente, come vedesi 
nelle valli tra Terreti ed Orti sino alla costa ; ed ai Pantani sopra Lazzaro. D'ordi- 
nario alla base di tali molasse ed argille indurite azzurre trovasi un conglomerai i 
anch'esso bluastro, che sovente prende un considerevole sviluppo, come può bene 
osservarsi da chi percorre la via che da Vito conduce ad Orti, lungo lineila, ripida 
strada, che passa su d'una schiena elevata in mezzo a due orrendi burroni; si tra- 
versano successivamente e con ordine le diverse zone del quaternario e del plioceno, 

(') Vedi Michelotti , Fossili miocenici dell" alta Italia , Michelotfi, Études tur 
fèrieur ; E. Sismonda , Malériaux pour servir à la paléontologù du lerrain : 
Seconde partie. 



— 5S — 

pria 'li giungere al mioceno medio, ed allorché si è pervenuti presso alla fine del- 
l'erta salita, si è già sul conglomerato che sta alla base delle molasse blu, ed è costi- 
tuito da unissi ciottoli di rocce cristalline. In questi giacimenti non mi è riuscito 
sinora di raccogliere venni fossile. 

Rimpetto Stilo le molasse di cui parlai si elevano sino a circa 400 metri sul 
livello del mare; sopra Vito invece questa zona oltrepassa i 600 metri. 

1>) Conglomerato. — Un conglomerato molto potente forma la superiore 
zona di questo periodo miocenico; i ciottoli di cui esso risulta sono tutti di rocce 
cristalline, come di gneiss, pegmatite, siennite e principalmente di grauito a piccoli 
e grossi elementi. Il volume dei componenti di questa roccia varia in tutti i modi, 
sino ad avere il diametro di un metro e mezzo, e d' ordinario alla base stanno delle 
semplici sabbie che per gradi passano al conglomerato, talvolta risultante da ciottoli 
tutti di grosso volume, come accade di osservarlo presso Stilo, e spesso poi il con- 
glomerato alterna con strati di arenaria. 

Dovunque si offre questa roccia è sovente ripidissima, ovvero tagliata a picco; e 
bene spesso forma una serie di colline isolate e scevre di altro deposito, se se ne 
eccettui talora il plioceno che la ricuopre coi suoi strati marnosi o sabbiosi. 

Veruno indizio di fossili mi fu dato di scuoprire in questa zona, che dovea ne- 
cessariamente costituirsi sotto l' influenza di energiche azioni. 

Lo sviluppo di questo conglomerato è molto considerevole nel Reggiano, ed è 
affatto identico a quello riconosciuto in Sicilia siccome di età miocenica ('). Esso si 
estende in una larga zona al di sopra dei piani precedenti nel territorio di Stili 
(dove ho potuto seguirlo da oltre Guardavalle verso il monte Pellicciano, Camini. 
Riace ec.) costituendo il dorso di quella serie di colline che si dispone longitudinal- 
mente, e forma un fianco della valle prodotta dall' erosione delle argille scagliose. 
Ho potuto rivedere la medesima roccia nelle colline sopra Siderno, nei monti sopra 
Portigliuola, S. Ilario, Condojanni, Ambutì, Ardore, e così via ; ricomparisce essa al 
capo Spartivénto ed al capo Palizzi, e poi verso la marina di Bova. Sul lato occi- 
dentale piglia un grande sviluppo ed una regolare stratificazione e si alterna colle 
arenarie. Dal monte Gonia sopra Lazzaro si continua senza interruzione sino alle 
colline di Reggio, di Gallico e di Villa San Giovanni. Quest'insieme di strati che 
rappresenta tutto il mioceno medio pare che sul lato orientale della provincia non 
si elevi al di là dei 550 metri sul livello del mare; invece al monte Gonia va oltre 
dei twin metri, ed assume una potenza di 200 metri o più. 

Bene spessi, accade nel Reggiano che la serie terziaria resti interrotta per difetto 
dell'Elveziano, del Tortoniano e del Mèssiniano, e quindi sul conglomerato di cui 
discorro poggia la formazione pliocenica. Quest'ultima, là dove è completa, porta alla 
base un conglomerato, spesso molto potente, che può facilmente confondersi col con- 
glomerato langhiano; e quindi nel caso ordinario in cui la serie presenta la Laguna 
sopradetta, riesce malagevole distinguere i due membri, che tanto somigliano per la 
litologica costituzione. 

") <:. Seguenza, Brevissimi cenm intorno la ferii terziaria della provincia di Messina. 



59 



Paleontologia. — I fossili del piano Langhiano qui appresso enumerati vengono 
dallo molasse di Stilo e di Guardavalle e sono quasi tutti, escludendone i forami- 
feri, in" cattivissimo stato di conservazione ('). 



Elenco delle specie fossili 
raccolte negli strati del piano Langhiano. 



Tipo. VEKTEBKATI. 
Classe. Mammiferi. 
Nessun residuo. 

Classe. Pesci. 
Varie otoliti indeterminate, r. S. 

Tipo. MOLLUSCHI. 

Classe. Cefalopodi. 

Adirla. — 1. A. A turi Basterot (Nautilus). Di questa bella specie si è trovato 
un esemplare nel fondare le pile del ponte di Stilo, esso è posseduto dal prof. 
P. Mantovani. R. S. 

Classe. Gasteropodi. 

Scapkaitder. — 2. S. subì ignari us D'Orbigny. = Bulla Ugnarla G-rateloup 

(non Lamarck) E. G. 
Cypraea. — 3. C. amygdalum? Brocchi. Un solo modello dubbio, lì. G. 

Rfuglcula. — 4. li sp. ? Un frammento specificamente molto dubbio. R. S. 

Oliva. — 5. U. cylindracea Borson. Un sol modello. R. G. 

Aucillaria. — 6. A. glandiformis Lamarck. = Anolax inflata Borson. .1. infiala 

Bast. R. G. 
Plios. — 7. P. polygonus Brocchi (Buccinum). Qualche modello, r. G. 
Pnrpura. — S. P. e lata Blainville. Un modello incompleto. R. G. 
Cassia. — 9. C. saburon Bruguière (Cassidea). Modelli incompleti, r. G. V. 
Fusus. — 10. F. giorno ides Gene. Modelli ed impronte, r. G. 
Ficaia. — 11. F. clathrata Lamk. (Pyrula). e. G. 
Xonophora. — 12. X. cumula us Brongniart (Trochus). r. G. 
Natica. — 13. N. Josephina Risso (Ncvcrita). R. G. V. — 14. N. fusca ì De 

Blainville. Alcuni dubbi modelli, r. G. V. — 15. N. Dillwynii Payraudeau. : 

Nacca fasciata Risso. R. S. V. 
Niso. — 16. N. eburnea? Risso. Un grande modello dal quale riesce difficile il 

determinare se debba piuttosto riferirsi al N. Bwdigalensis D'Orb. R. G. 

(') Le località considerate nel seguente elenco sono SttTo S., Guardavalle G 



— 60 — 

Tnrrltella. — 17. T. Archimedi- Brongniart. r. G. 

Turilo. — 18. T. carinatus Borson. r. S. 

Trochus. — 19. T. Michele ttii n. sp. = T. Amodei Michelotti, D'Orbigny 
(non Brongniart). Questa specie ravvicinata dal Michelotti a quella del Brongniart, 
ogna che ne sia disgiunta. Essa è molto somigliante al T. rotellaris del 
.Michelotti, dal quale diversifica pel margine basale meno rotondato, per la 
base alquanto incavata nel mezzo, dove è una callosità molto più piccola, per le 
suture più profondate, pei cingoli rugosi e quasi granosi. Questa specie dunque 
è intermedia tra quella del Michelotti ed il T. patulus, Brocchi. La specie del 
Vicentino d'altronde venne dal Fuchs rapportata al genere Turbo. lì. G. 

Classe. Scafopodi. — Ordine. Solenoconchi. 
Deiitniiiim. — 20. 1). b adense Partsch. e. S. 

Classe. Pteropodi. 

Vaginella. — 21. V. depressa Daudin. Questa specie quasi sempre compressa 
e mal conservata trovasi sparsa nelle argille grigie indurite, presso Stilo. Il prof. 
Mantovani la raccolse presso Reggio, e. S, 

Classe. Lamellibkanchi. 

Tercdo. — 22. T sp.? Alcuni tubi calcarei spettanti a questo genere, 

ma specificamente indeterminabili, forse T. Norvegica Sp. r. S. 

Neaera. — 23. N. cuspidata Olivi (Tellina). Rapporto con qualche dubbio a questa 
specie una impronta mal conservata. R. G. V. 

Solccurtns. — 24. S sp.? Un incompleto modello. R. G. 

Tellina. — 25. T. serrata Brocchi. R. G. V. — 20. T. elliptica Brocchi. 
Un esemplare in cattivo stato. R. S. 

Verni*. — 27. V. scalar is Broun. Un cattivo esemplare. R. G. — 28. V. I) u j a r d i n i 
Hoernes. Alcuni modelli distinti per la forma, ma più piccoli dell'ordinario, r. G. 

Cytherea. — 2!». C. pedemontana Lamarck. R. S. — 30. C. erycinoides Lamk. e. ti. 

Doslnia. — 31. I». exoleta? Linneo (Venus). Mal conservata. R. G. V. 

C'ardii». — 32. C. elongata Bromi, r. G. 

Cardluin. — :!:;. e. h ians Brocchi. R. G. V. — 34. C. discrepans Baslerot r. Gt. — 
35. C. in ii I ti costatimi Brocchi. C. G. — 36. C. tauri ni uni Michelotti. R. G. — 
37. C sp.? Qualche frammento indeterminabile, lì. S. 

Axiimv — 38. A. angulatus? Sowerby. Alcuni modelli incompleti, r. il. 

Lucina. — 39. L. col umbella Lamarck. R. Lì. — 40. L. A gassi zi i Miche- 
lotti, r. G. — 41. L. Dujardini Deshayes. lì. G. — 42. L. miocènica? Mi- 
chelotti. Esemplari in cattivi-ine stato, r. G. — 43. L. spinifera Montagli 
( Venus). Var. hialelloid.es. 1!. G. V. 

Area. — I 1. A. X oe Linneo. Un sol frammento guasto, lì. G. V. — 45. A. diluv ii 
Lamarck. r. G. 

Pectunculus. — 40. P.stellatus <J molili. (Venus). r. fi. V. — 47. P. inflatusì 
Brocchi (Arca). Un modello molto dubbio. R. G. 



— (il — 

Nucula. — 48. N sp.? Frammenti indeterminabili. E. S. 

Pinna. — 40. P. Brocchii? D'Orbigny. Qualche dubbio frammento. R. G. — 
50. P. perniila Lamarek. Alcuni frammenti ben riconoscibili che sembrami non 
potersi disgiungere dalla specie vivente, r. G. V. 

Liinea. — 51. L. Hoernesii n. sp. L. strigliata Hocrnes (non Brocchi). 

Tav. VII. fig. 14. 

Questa specie miocenica venne dall'Hornes confusa colla specie pliocenica, ma 
essa ne è perfettamente distinta. La descrizione nella fauna dell'Elveziano. R. S. 

Janlra. — 52. J. Besseri Andr. (Pecten). r. G. S. — 53. J. Gravi Michelotti 
(Pecten). r. G. S. — 54. J. revoluta Michelotti (Pecten). r. G. S. 
55. J. sub radiata n. sp. Tav. VII. fig. 12. 

Specie affine alla precedente ma molto meno convessa, appena costala. Sarà de- 
scritta nella fauna dell'Elveziano. r. G. 

Pleuroncctia. — 56. P. cristata Brocchi (Ostini). Frammenti, r. G. S. 

Ostrca. — 57. 0. tenuiplicata n. sp. Tav. XII. fig. 1. 

Per la descrizione vedi i fossili del piano Tortoniano. r. G. S. 
58. 0. Boblay Deshayes. r. G. S. — 59. sp? Frammenti inde- 
terminabili forse di differenti specie, r. S. 

\ nomili. — 60. A. costata? Brocchi. Qualche dnbbiissimo frammento, r. S. 

Tipo. ARTROPODI. 
Classe. Crostacei. — Ordine. Ostracodi. 

Cytlierc. — 61. C. Haueri Reuss (Cypridina). Qualche esemplare ben caratterizzato 
per le fine e le grosse punteggiature di tutta la superficie, r. S. 
62. C. sub trigona n. sp. Tav. Vili. fig. 2. 

Per questa specie vedi la fauna elveziana e la tortemi ana R. S. 

Tipo. VERMI. 
Classe. Anellidi. 

Sci-pula. — 63. S sp.? Un solo esemplare indeterminabile. R. G. 

Classe. Briozoarii. 

Celicporarla. — 64. C. ni e gaio s to ina? Reuss Alcuni esemplari mal conservali 
perciò dubbi, r. S. — 6:.. C. polythele Reuss. (Cellepora). Come nell'aqui- 
taniano r. G. 

Copularla. — 66. C. intermedia? Michelotti. Rapporto a questa specie alcuni 
esemplari in cattivissimo stato, e quindi molto dubbi, r. Gr. 

Tipo. ECHINODERMI. 

(.'lasse. ECHINIDI. 

Frammenti indeterminabili: fra questi alcuni spettanti al genere l oeast* •: r. G. S. 



— 62 — 

Tipo. CELENTEEATI. 
Classe. Antozoarii. — Ordine. Zoantarii. 

CorafocjaUms — 67. C. laterocri status Edwards et Haime (Trochocyathus). 
E. G. S. — 68. C. versi co status Michelin (Turbinolia). C. G. S. — 69. C. 
verrucosus Edwards et Haime (Trochocyathus). r. G. — 70. C. subcristatus 
Edwards et Haime (Trochocyathus). K. G. 

i imi h..< >;i(lms. — 71. T. pyramidatus Michelotti (Turbinolia). R. G. — 
72. T. Bellingerii Edwards et Haime = Turbinolia Bellingheriana Miche- 
lin. r. G. — 73. T. mitratus Goldfus [Turbinolia). Qualche raro e cattivo 
n piare. R. S. 

74. T. Stilensis n. sp. Tav. VII. fig. 4. 

Polyparium conico-compr essum, curvatum; basis attenuata, in totam longi- 
tudinem bi -vel tri-constrictum. Costae 48, prominentes, tenuiter granulatae, 
maiores minoribusque alternantes. Calix ellipticus, fossula parum profunda ; 
columella e papillis compressis, conferlis, numerosis constituta ; sepia tenues. 

lata, extus crassiuscula, granulos crassos gerentes ; paluli 

Questa specie distinguesi bene per le costole prominenti, e pegli strozzamenti, 
or due ed or tre, che con costanza si osservano sulla totale lunghezza del polipaio; 
lo che gli dà l'aspetto di vari individui sovrapposti, come se l'uno si fosse svi- 
luppato nel calice dell' altro. Il quarto ciclo non è sempre completo. 
Lunghezza 12. ,nm 10. mm 

Diametro maggiore 7. mm 8 7. mm 

Diametro minore 5. 5. mm r. S. 

75. T. prismaticus n. sp. Tav. VII. fig. 3. 

Polyparium prismatico-pyramidale, sexangulatum, compressimi, curvatum. 
Costae sex angulosac, ceterae planatae. Calix exagonus, fossula profundata. Sepia- 
tenues, extus crassiuscula, sex primaria prominentissima. Columella .... 

Paluli 

Questo Trochocyathus è distintissimo per la sua forma di prisma esagono com- 
presso e curvo, dal che ne risulla anco esagonale il calice. I tramezzi formano 
quattro cicli con pochi altri che iniziano il quinto. 

Lunghezza 15. rotta) (Esempi, rotto) 

Diametro maggiore fi." 1 " 1 11. 1 ' 1 

Diametro minore 7 6." < r. < r. S. 

Flabellata. — 76. P. a viculu Michelotti (Turbinolia). r. S — 77. P. inter- 
medi ino Edwards et Haime. r. S. — 78. P. extensum Michelin. r. G. S. 
Ceratotroehas. — 79. I . in ultis er ialis Michelotti {Turbinolia). Un bellissimo 

nplare. I!. S. 
Enpwmmla. — 80. E. S i s m o n d i a na Michelin (Turbinolia).-. G. S. — 81. E. com- 
pressa Michelotti. e. G. S. 
Balanophyllla. — 82. B. praelonga Michelotti {Turbinolia).— Turbinolia cy- 
lindrica Michelotti. e. G. S. — 83. B. Meneghinii E. Sismonda. r. S. 



— 63 — 

Classe. Spongiakii. 
Cllona. — 84. C. falunica Fischer. Sulle ostriche. R. G. S. 

Tipo. PBOTOZOARII. 

Classe. Rizopodi. — Ordine. Fokaminiferi. 

li'odosaria. — 85. N. anomala Reuss. Un esemplare incompleto. R. S. — 86. N. ra- 
pii ani si rum Limi. (Nautilus). — N. bacillum Defranee. D'Orbigny. r. S. V. — 

87. N. acute co stata Silvestri. Due frammenti ben caratterizzati. R. S. — 

88. N. raphanus? Linneo (Nautilus). Un solo dubbio frammento. R. S. V. 

l'i- lit salarla. — 89. F. a nini lari s D'Orbigny. Un sol dubbio frammento. R. S. 

Dentaliua. — 90. D. scabra Reuss. Esemplari corrispondenti assai bene alle 

forme rappresentate dall'autore, r. S. — 91. D. inermi s Czizek. Esemplari 
alquanto più gracili. r.S. — 92. D. p a u p e r a t a D'Orbigny. r. S. V. — 93. D. e 1 e g a n s 
D'Orbigny. Esemplari incompleti, r. S. V. — 94. D. S charter gana Neuge- 
boren. Esemplari incompleti, e. S. — 95. D. Verneuillii D'Orbigny. R. S 

Xoiiionina. — 96. N. scapha F. et M. (Nautilus). Esemplari ben caratterizzati. 
r. S. Y. — 97. N. granosa D'Orbigny. R. S. 
98. N. formosa n. sp. Tav. VII. fig. 6. 

Distintissima specie, finissimamentt' punteggiata, compressa, carenata, colla 
carena ottusa, rotondata, con un ombelico ben limitato, coll'ultima loggia rilevata 
al margine e colla faccia estrema triangolare, appianata, marginata. Ha qualche 
somiglianza questa specie colla mia N. subcarìnata per la forma generale; ma 
questa manca di ombelico, ed invece ha la regione centrale prominente. 
Diam. 0,3."™ Spess. 0,15. mm R. S. 

Polystomella. — 99. P. s u b u m bili e a t a Czizek. R, S. — 100. P. F i e li t e 1 i a n a 
D'Orbigny. R, S. V. — 101. P. crispa Lamarck. r. S. V. 

Operculiua. — 102. 0. complanata Basterot. Un esemplare un po' dubbio. R. G. 

vaglnuliua. — 103. V. legumen Linneo (Nautilus). Due esemplari incompleti. 
R. S. V. — 104. V. badenensis D'Orbigny. Un frammento dubbio. R. S. 

Hai-:: inulina — 105. M. raphanus Lin. [Nautilus) var. parva, n. Forma piccola, 
appena incurvata ed ornata da acute coste longitudinali che si dispongono alquanto 
obliquamente, ed alcune si biforcano, r. S. V. 

Crlstellarla. — 106. C sp. ? . Un esemplare rotto affine alla C. concinna 

Reuss., ma le linee dei tramezzi si dispongono lasciando un'aria centrale. R. S. 

nobulina. — 107. R. rotulata Lamarck. (Lenticulites). Rapporto con qualche dub- 
bio a questa specie diversi esemplari di varia grandezza, r. S. V. — 108. R. cul- 
trala D'Orbigny. r. S. V. — 109. R, calcar Gmelin. (Nautilus). Esemplari 
incompleti, e. S. V. —110. R. imperatoria D'Orbigny. Molte affine e forse 
varietà della specie seguente, r. S. -111. R. vortex Fieli!, ei Moli (Nauti- 
lus). r. S. V. — 112. R. austriaca D'Orbigny. R. S. — 113. R. inornata 
D'Orbigny. R. S. 

Polyuiorpklna. — 114. P. digitalis D'Orbigny. Un solo esemplare alquanto 



_ (il _ 

differente dalle figure del D'Orbigny. E. S. — 115. P. austriaca D'Orbigny 
(Guttulina). Un solo esemplare. E. S. 

Vvlgerlna. — liti. U. pygmaea D'Orbigny. e. S. V. 

Bnliiiiiiin. — 117. B. Buchiana D'Orbigny. La forma molto comune che rife- 
risco a questa specie ne differisce alquanto per le sottili costole, che d'ordinario 
si estendono su tutta la superficie della conchiglia. C. S. V. 

Splioeroiiliiia. — 118. S. austriaca D'Orbigny. Questa specie polimorfa pre- 
senta diverse delle sue uuinerose forme, e. S. 

Pulvimilina. — 119. P. Partschiana D'Orbigny. R. S. 

Rotaiia. — 120. R. Beccarii Linneo (Nautilus). r. S. V. — 121.R. ténuimargo 
Heuss, r. S. — 122. E. aculeata D'Orbigny Var. Eapporto con qualche dubbio 
a questa specie un solo esemplare un po' diverso dal tipo. E. S. — 123. E. prae- 
c in et a Karrer. e. S. 

Oritui ina. — 124. 0. universa D'Orbigny. È un solo frammento che vi rapporto. E.S.V. 

Qloblgerlua. — 12:». G. bulloi.les D'Orbigny. E. S. V. — 126. Ci. concinna? 
Reuss. Uu dubbio frammento. E. S. — 127. Gr. quatriloba D'Orbigny. R. S. — 
128. U. ir Molta Reuss. r. S. 

Dlscorbina. — 129. D. solarium n. sp. Tav. VII. fig. 9. 

Elegante specie affine alla D. semiorbis Karrer, ma più appianata alla parte 
superiore, molto meno convessa dal lato opposto, e con vari particolari rappre- 
sentati nelle figure. 

Diametro 0,7.""" Spess. 0,18. mm R. S. 

Trtinratiiliua. — 130. T. S cr eib er sii D'Orbigny. (Rotatina) r. S. — 131. T. re- 
gularis Karrer. E. S. — L32. T. Dutemplei D'Orbigny (Rotolino,). C.S. V. — 
L33. T. Badensis Czizek (Rotolino) r. S. — 134. T. propinqua Reuss. I miei 
esemplari sono per tutti i caratteri intermedi tra la forma tipica dell'autore e 
quella che vi rapporta Hantken. E. S. 
135. T. 1 imbata n. sp. Tav. VII. fig. 7. 

Affine alla Rotatimi Ungeriana D'Orbigny, più convessa d'ambi i lati, colla 
depressione centrale appena accennata, e specialmente le logge formano un maggior 
numero di giri di spira, che sono naturalmente più stretti. 

Diametro 0,56. mm Spess. u, :).""" r. S. 
L36. T. marginata n. sp. Tav. VII. fig. 10. 

Affine alla precedente, col margine più largo, colle logge dal lato superiore più 
protuberanti, analogamente a quelle della T. lucida Reuss ma meno oblique. 

Diametro 0,4. ,nm Spess. i),2." LI " Et. S. 
137. T. Boueana D'Orbigny. Un sole esemplare. R. S. 
L38. T. aucleata n. sp. Tav. VII. lig. 8. 

In qualche modo somigliante alla Rotolino Morioni Heuss, ed alla Nonionina 
onini, i Costa, <"lle logge più numerose, il margine rotondato, e porta un nucleo 
rotondato traslucido centrale sulla l'accia inferiore. 

Diametro 0,8.""" Spess. 0,4.""" R. S. 
139. T. variolata D'Orbignj (Anomalina). E. S. — 140. T. lo buttila 
\'. ilk. r. S. V. — 141. T. communis Roemer. R. S. 



— 65 — 

Astcrlgcrina. — 142. A. pian or bis D'Orbigny. Qualche piccolo ed incompleto 

esemplare. E. S. 
Siplioitiiia. — 143. S. fimbriata Renss. = Rotali net reticulata Czizek. r. S. 

Trafilarla 144. T. cariuata D'Orbigny (Textularia). Var. minor, n. Rapporto a 

questa specie una forma piccola, e sovente deformata, la quale somiglia a quella 
che vi riferisce Hantken, perchè manca di quei tali cordoni o rialzi che nella 
forma del D'Orbigny separano le logge. R. S. 
4 'assi<liiliiiu — 145. C. p nuotata Reuss. r. S. 
146. C. alata n. sp. Tav. VII. fig. 5. 

Questa Cassidulina è distintissima per essere carenata e per la lamina che 
cinge la carena, siccome per la forma assai curva delle logge. 
Diametro 0,46. mm Spessore 0,22. mm R. S. 
riavutimi — 147. C. cy li mirica? Hantk. Vi riferisco con dubbio un solo fram- 
mento. R. S. 
lMccauiiim. — 148. P. ab b r e v i a tu in D'Orbigny (Textularia). R. S. — 149. P. M a- 
riae D'Orbigny (Textulariee) Var. inerme Reuss. Vi riferisco con qualche dubbio 
un solo esemplare R. S. 
Iii^eiieriiia. — 150. B. nodo saria? D'Orbigny. L'unico esemplare incompleto 
che ho raccolto è assai dubbio, essendoché nella parte inferiore parai di forma 
più compressa del tipo a cui lo rapporto. R. S. 
ltiloruliua. — 151. B. amphi conica Reuss. R. S. 

Quiuqueloeullua. — 152. Q. badenensis D'Orbigny. Un solo e dubbio esem- 
plare. R. S. — 153. Q. latidorsata Reuss. R. 8. — 154. Q. concinna 
Reuss. R. S. 

Come risulta dal precedente elenco, le argille e le molasse soprastanti agli strati 
aquitaniaui nella valle dello Stilaro racchiudono una fauna costituita principalmente 
da coralli monastrei spettanti a specie ben note e proprie del mioceno medio tori- 
nese ('), e da Foraminiferi per la maggior parte propri del mioceno del bacino di 
Vienna e d'altri luoghi (*). Nella salita di Ouardavalle ai molti coralli si associano 
i residui di molti molluschi, i quali confirmano i risultameli a cui accenna la fauna 
zoofìtologica. Difatti il mioceno medio di Torino ('), siccome il bacino di Vienna i') 
racchiudono quasi tutte quelle specie per la maggior parte caratteristiche del mio- 
ceno. Ma presso Stilo è da notarsi inoltre che le argille sono ricche di Vagii 
il quale fatto è segnalato dallo stesso Mayer siccome distintivo delle argille blu 
langhiane ('); è ben sicuro quindi che per la posizione stratigrafica e per la fauna 
non v'ha dubbio di sorta intorno all'età precisa di tale formazione. 

Nella fauna precedentemente esaminata è da notare che il numero delle specie 
identiche alle viventi è già proporzionalmente cresciuto. Si hanno infatti 31 forme 
tuttora viventi, dodici delle quali appartengono ai molluschi e diciannove ai forami- 
niferi: complessivamente si ha dunque il venti per cento di speri. ■ dei mari attuali. 
11 potente conglomerato che sovrasta alle argille intieramente privo di fossili si 

(') E. Sismonda, op. cit. — (-) A. D'Orbigny, Foraminifères du b issin de Vienili : A. Reuss, Czizek, 
Karrer, Neugéboren, ecc. Opere varie e numerose. — ( : ) G. Michelotti, Description des fossiles ecc. — 
('■) Hoernes, Die fossilen MoUusken des tori. ecc. — (*) C. Mayer, Tableaux synchronisliques ecc. 

9 



— 66 - 

collega ad esso pel fatto che le accompagna dovunque; e poi sul lato occidentale 
della provincia si associano in tal modo, olio riesce malagevole in taluni luoghi di 
trovare il limite delle due zone: laonde ho creduto convenevole di riunirle in unico 
piano, tanto più che il conglomerato resta quasi dapertutto scevro degli strati elve- 
ziani posteriori, i quali si mostrano soltanto in luoghi speciali e molto ristretti. 

Non posso trasandare intanto il fatto rimarchevole che osservasi in qualche luogo 
della provincia di Messina, cioè che i fossili del piano elveziano trovansi anco negli 
strati ultimi del conglomerato, che io qui, per ragioni stratigrafiche, associo al piano 
langhiano, lo che dimostrerebbe molta relazione tra questa roccia e gli strati elve- 
ziani. Tale fatto d'altronde non è che la conferma delle moderne idee intorno alle 
partizioni dei terreni in periodi, che le nuove scoperte vanno sempre meglio dimo- 
strando siccome più o meno sistematiche. 

4. Piano Elveziano Mayer. 

Sinonimi. Mioceno medio (parte) degli autori. Secondo piano mediterraneo (parte) Suess. 

a) Sabbie. — Quasi dapertutto. come già ho accennato, il conglomerato su- 
periore del mioceno mostrasi denudato da altro sedimento; e quindi per vaste esten- 
sioni nella provincia di Reggio la formazione miocenica si termina con questa zona; 
la quale sovente viene poi ricoperta in discordanza dagli strati del più antico plioceno. 
Cosi presso Stilo, a Guardavalle, nei territori di Monosterace, di Eiace, di Stignano, 
al Capo Sparavento, al Capo Palizzi ed in tutte le colline che si succedono lungo 
il lato occidentale tra Monte Conia e Scilla. 

Ma in taluni speciali luoghi sul conglomerato compariscono potenti strati di sabbie 
fossilifere caratterizzate dovunque dai grandi Pettini, dai Clipeastri di forma elevata 
e piramidale, da abbondanti Eterostegine e da altri importantissimi fossili, che co- 
stituiscono una distinta fauna e ben caratteristica del piano miocenico che la racchiude. 

Altrove manca del tutto la serie antica del mioceno sino al conglomerato lan- 
ghiano. e le sabbie fossilifere di cui discorro poggiano immediatamente sulle argille 
scagliose, come vedesi evidentemente presso Gerace alla contrada Pioca e presso Si- 
derno a Falcò e Malochia. 

Queste sabbie sciolte ovvero leggermente cementate, fine o più o meno grossolane, 
bianchi.' ovvero colorate in gialliccio, e raramente in brunastro, risultano da granelli 
quarzosi misti più o meno a calcare e ricche di fossili, dai quali il calcare della 
roccia deriva. 

Lo spessore di questi strati sabbiosi è vario, ma sempre poco considerevole, rag- 
giungendo al massimo la potenza di circa quaranta metri. 

b) Calcare. — In taluni luoghi gli strati superiori di questo piano passano 
gradatamente ad una roccia calcarea più o meno compatta, ricca di modelli di bivalvi 
e di qualche gasteropodo; e non può a vero dire stabilirsi una precisa linea di 
demarcazione tra le sabbie ed il soprastante calcare, essendoché le prime d'ordinario 
si vanno caricando grado grado di calcite, finochè, quest'ultima predominando, la roccia 
diviene più o meno resistente e talvolta proprio compatta, ma sovente anco cellulare e 
cavernosa per l'alterazi la distruzione di taluni dei fossili in essa racchiusi. 



— 67 — 

A Benestare invece degli strati calcarei, o meglio soprastanti a strati sabbioso- 
calcarei, si osservano delle sabbie argillifere di color grigio-scuro, conservando i fossili 
stessi degli strati inferiori, e somigliando soltanto pel colorito alle argille tortoniane 
fossilifere cui sottostanno. La zona calcarea di cui discorro manifestasi più o meno 
sviluppata e distinta secondo i vari luoghi, e là dove sembra mancare, la porzione 
superiore delle sabbie, offresi sempre più carica di calcite. 

Mentre in generale il piano elveziano manca nella provincia di Reggio, perchè 
vi fu quasi dapertutto denudato, in due ristretti territori soltanto si mostra a piccoli 
lembi e staccati. Sul lato occidentale è specialmente sviluppato nel territorio di Mon- 
teleone, probabilmente sino oltre Francavilla, offrendo dovunque grande dovizia di 
variati fossili, ed estendendosi sempre a lembi disgiunti sino nel territorio di S. Giorgio 
Murgeto. Sul versante orientale tali sabbie e calcari compariscono nel territorio di Ge- 
race estendendosi considerevolmente dal lato nord e dal lato sud. In quest'ultima regione 
io ho potuto seguire il piano elveziano da S. a Barbara presso Mammola ai Crudeli 
sopra Siderno, a Malochia, al colle di Falcò presso Agnana, a Pioca sotto Gerace, 
ad Ambutì sopra Condojanni e S. Ilario, poco lungi da Portigliola e sino presso a 
Benestare. In tutti questi luoghi la roccia è ricca di fossili di tante diverse classi. 

È utile dare un cenno dei caratteri e delle condizioni di giacimento dell' Elve- 
ziano nelle contrade dove ho potuto più o meno accuratamente studiarlo. 

Nel territorio di Monteleone sono le sabbie che predominano, variando conside- 
revolmente nella diversa grossezza degli elementi che le costituiscono; esse divengono 
calcaree o marnose a norma dei luoghi e degli strati, e dovunque sempre ricche di 
fossili spettanti ai tipi dei Molluschi, dei Briozoi, degli Echinodermi, dei Bizopodi, 
tutti d'una perfetta conservazione, predominandovi in modo particolare i Pettini, le 
Terebratule, le Membrauipore, le Lepralie, i Clipeastri di forma elevata, i Foraminiferi. 

Sul lato orientale della provincia, a S. a Barbara, i fossili vi sono scarsi e giac- 
ciono in seno alle sabbie più o meno cementate dal calcare. Alla contrada Crudeli 
sono sabbie fine e poco coerenti, che offrono qualche modello di bivalve, qualche 
Clipeastro e numerose Eterostegine. 

Il Colle di Falcò e la limitrofe contrada Malochia offrono delle sabbie, che di- 
vengono calcaree alla parte superiore, e sono ricche di fossili, tra i quali sono im- 
portantissimi i resti dei Cetacei e dei Pesci, che si associano ai Lamellibranchi, ai 
Brachiopodi, ai Crostacei, ai grandi Clipeastri, ai Briozoi ed ai numerosi Foraminiferi. 

Le potenti sabbie che si estendono tra Gerace e la valle a nord offrono più rari 
fossili, ma di specie ugualmente caratteristiche, che in maggior copia raccolgonsi in 
basso alla contrada Pioca. 

Ed eccoci ormai alla contrada che io riguardo siccome la più importante pei 
lo studio dell' Elveziano. Nei monti ohe sovrastano Condojanni e S. Ilario havvi la 
formazione elveziana alla contrada Ambutì. che poco dista da Portigliola, giacendo a 

sud-ovest di quel villaggio; quel lembo di terreno sabbioso-calcan lire grande 

importanza per la dovizia di dati paleontologici non solo, ma ancora e più spi 
mente, perchè connettesi con strati sottostanti e sovrastanti che completano la serie 
senza lasciare lacuna di sorta; il quale importante fatto non mi venne 'Kit" di e 
servare sinora sì precisamente in verun altro luogo della provincia di Reggio. 



— 68 — 

Adloraquando cominciava ad imprimersi il presente lavoro ed erasi già litografata 
la tavola ohe rappresenta le piti importanti sezioni da me studiate nel Reggiano, io 
conosceva i molti l'ossili della contrada Ambutì, ma non uvea ancora esplorato la 
stratigrafia di quei luoghi; e quantunque fossi sicuro della posizione stratigrafica del 
I ii, ni" sabbioso-calcareo di cui attualmente discorro, pure in vermi posto mi era riu- 
scito di constatare evidentemente le relazioni stratigrafiche tra le rocce elveziane e 
quelle che cronologicamente devono includerle. 

Fu assai recentemente che mi venne dato di percorrere la valle di Condojanni, 
esaminando le magnificile sezioni che essa offre sopra ambo i suoi fianchi, ed in fondo, 
alla contrada Ambuli, la bella ed importantissima serie, che comprende gli strati 
elveziani, e mostrasi completa dal Langhiano al Quaternario; cosa che manca in qua- 
lunque altro luogo del Reggiano, e sin nelle lunghe e più complete sezioni della 
valle dello Stilaro, che ho scelto come tipo della nostra serie Cenozoica: difatti man- 
cano ivi l'Elveziano, il Tortoniano, il Messiniano, e, come generalmente, il plioceno 
antico poggia sul conglomerato langhiano. 

La sezione dunque della valle di Condojanni è destinata a dimostrare e colmare 
la lacuna, che manifestasi quasi dapertutto, a completare le sezioni dell') Stilaro, e 
quindi la serie dei piani terziari del Reggiano. Per cosiffatta importanza ho creduto 
indispensabile di illustrare e di descrivere qui la sezione di cui discorro. 



Sezione lungo la valle di Condojanni 

Bosco 'li S. Ilario Ambutì Condojanni 




MlOCENO 

Ql'A'l II il 



ì 

rol 



Segni convenzionali. 

Tori" l'ialìó hif'. e 9 Argille scagliose con marne a fucoidi. 

Langhiano 14 Conglomerato di rocce cristalline con alternanza di arenarie. 

Elveziano 1"> Sabbie con calcare a grandi Pettini, Clipeastri, ed Eterostegine. 

Tortoniano 16 Argille murre con Turbo flmbrt'atusf Pecten spinuhsus <• !'. dtmtdatus eci 

.... 1 IT Argille sabbiose grige ad Ostrea naiicularis Brocchi. 

" r ìsimano { ,,-,,, ,, , 

| I ya ' alcare cellulare senza fossili. 

Zancleano 19c Sabbie e mar ;on grande quantità di Foraminiferi. 

Asti, uni 20 Marne più <r meno sabbiose a Nucule, Lede. Brachiopodi, Foraminiferi ecc. 

Saariano 22 Alluvione antica. 



Nei tenitori di Ardore, di Condojanni, di Gerace e nei limitrofi alla costa suc- 
cede inni spianata più .. meno estesa, la quale grado grado elevandosi si collega a 
basse collinette, dalle quali per successive e graduali elevazioni si passa ai monti, 
che indietreggiano tanto più quanto più vasta è la pianura che succede alla spiaggia. 

'' ;l ra ll e di Condojanni sbocca abbastanza larga nella pianura, e presenta in tutta 
In -uà lunghezza sin,, alla contrada Ambutì. dei restringimenti poco rimarchevoli. 
La maggior parte di tale estensione e incassata nelle marne del plioceno fiancheg- 
giata in basso da poggetti e da dimesse colline. .Mano mano (die s'interna, i fianchi 
si elevano sempre più, le se/.ioni divengono grado grado più ripide: così Condojanni 



— .59 — 

situato sulla sinistra, si eleva 130 metri sull'alveo del torrente, le marne dell'Astiano 
costituiscono quel poggio e tutte le colline sottostanti dall' uno e l' altro lato della 
valle, coronate qua e là dall'alluvione quaternaria. Più in alto il colle che succede 
a Condojanni forma dal lato della valle un taglio ripidissimo, quasi verticale, che 
si eleva pressoché 300 metri sull'alveo, ed offre quasi intiera la serie degli strati 
marnosi e sabbiosi dello Zancleano, sormontati dalle manie astiane, che da quella 
elevazione si estendono con lieve declivio sino alla pianura, 

Continuando l'ascensione della valle, al termine della formazione pliocenica mu- 
tasi considerevolmente l'orografia, ed ai ripidissimi tagli del terziario superiore 
succede sull'uno e l'altro lato una rimarchevole depressione, due vere valli secon- 
darie, che mettono in bella evidenza la successione stratigrafica dei piani, che in ordine 
discendente succedono al pliocene 

Tale serie molto importante è quella che attualmente ci riguarda, e che può 
esaminarsi dettagliatamente inoltrandosi nella depressione che sta sulla sinistra della 
valle alla contrada Ambutì. Quivi inoltrandosi, osservasi sulla destra come le marne 
plioceniche mostrano in alto le loro ultime testate, che si estollono ripidissime poggiando 
sopra una considerevole massa di calcare concrezionato; quello stesso che sotto l'antico 
plioceno trovasi tanto sviluppato presso Gerace. Questa roccia, priva affatto di fessili 
dovunque si presenta, si associa per varie ragioni al mioceno. 

A costituire la parte più elevata di quella depressione sporgono da sotto il 
calcare concrezionato delle argille grigie sabbiose, che contengono piuttosto abbon- 
dantemente ed in grandi esemplari VOstrea navicularis Brocchi, la specie che anco 
da se sola caratterizza alcuni strati argillosi soprastanti al Tortoniano presso il villaggi" 
di Benestare. Ad Ambutì il gesso non si fa vedere, ma le argille ad Ostrea rappre- 
sentano indubitatamente il Messiniano. Difatti a questa roccia succedono delle argille 
azzurre meno sabbiose, che si estendono sul lato destro di quella depressione e verso 
la media altezza, e che sono scarsissime di fossili, avendovi potuto raccogliere con 
molta parsimonia gli opercoli del Turbo fimbriatus? Borson, il Pccten spinulosus 
v. Munster, il Pecten denudatus Keuss, la Pleuronectia cristata (Brocchi), la Janira 
calabra n. sp.. 1' Ostrea navicularis Brocchi, la Terebripora Arohiacì Fieher. Tali 
specie trovansi tutte nel Tortoniano di Benestare, delle quali le prime tre e la Janira 
sono caratteristiche del mioceno. 

Dal limite inferiore di queste argille, indubitatamente tortoniaue, sino alla valle, 
la depressione della contrada Ambutì, ci offre delle sabbie gialle più o meno agglu- 
tinate e calcarifere , che si estendono sulla destra, e ricche di fossili passane nelle 
assise superiori ad un calcare tenero e grossolano. I grandi Clipeastri di ferma pi- 
ramidale, i larghi Pettini siccome i piccoli, le Ostriche, i Brachiopodi, i numerosi 
Briozoi ed i Foraminiferi spettano a quelle stesse specie che caratterizzano nelle varie 
altre località i diversi lembi di terreno coetaneo. 

Sulla sinistra della depressione si vedono delle arenarie, sulle quali poggia la 
formazione elveziana, e quindi succedono ripide colline solcate da profondi burroni, 
e costituite da un potente conglomerato di ciottoli cristallini, che si estende per 
lungo tratto formando monti elevati, come il Bosco .li S. [lario e i circostanti poggi. 

È questa la roccia che sovrasta alle argille langhiane, come vedesi assai bene 



— 70 — 

lungo la valle dello Stilaro, e nelle sezioni l." e 2." che la rappresentano, e le ac- 
compagna dapertutto. Questo conglomerato privo sempre di fossili, come è naturale, 
renne da me associato alle argille langhiane perchè vi si connette, ed invece nel Reg- 
giano vedesi generalmente all'atto denudato dagli strati elveziani; quantunque in taluni 
luo^lii di Sicilia tale conglomerato l'accia graduata transizione agli strati elveziani 
fossiliferi. 

Dopo aver traversato la potente serie di colline costituite dal conglomerato, l'alveo 
del torrente s'incurva verso sud-est, prendendo nel tratto susseguente una direzione 
pressoché perpendicolare alla prima, e lambendo colla destra le falde degli alti monti 
di conglomerato; mentre sulla sinistra si estende una vasta depressione, costituita 
come d'ordinario dalle argille scagliose del Tongriano e del Liguriano, le quali co- 
stituiscono delle vaste spianate, dei poggi a lieve declivio, dei falsi piani dove er- 
gonsi i due comuni di Ciminà e di Girella. 

Tra queste formazioni ed il conglomerato esiste una considerevole lacuna: man- 
io infatti le argille langhiane, tutto il piano aquitaniano ed i membri superiori 
e più importanti del Tongriano. 

Cosi la valle di Condojanni mostrando in bell'ordine la serie dei piani terziari 
dal Saariano al Langhiano, cioè della metà superiore dei terreni cenozoici, diviene 
di una grande importanza per la geologia del Reggiano, che in questa serie superiore 
stra dapertutto una rimarchevole lacuna. 

La sezione di Condojanni dunque è qui annessa per non aver trovato posto nel- 
l'Atlante già litografato, e perchè bisognava ad ogni modo assegnargliene uno per 
la sua grande importanza. 

Mi resta a dire lilialmente di un'altra interessantissima località presso Benestare. 
Ivi le argille tortoniane sono ricche di quella tanna tanto caratteristica che le di- 
stingue, da rendere celebre il luogo. Sotto gli strati tortoniani si stendono delle 
sabbie grigie superiormente, e poi gialle e molto calcarifere. Qui dunque all'Elve- 
ziano si sovrappone il piano tortoniano come ad Ambutì. 

(ili strati elveziani si elevano poco sul livello del mare, a Benestare come ad 
Ambutì, ed al collo Pale i raggiungono ovvero oltrepassano di poco i UGO metri. 

Dalle .ose predette risulta ad eviden a che il piano elveziano nella provincia 
di Reggio, quantunque siavi rappresentato da lembi staccati e ben poco estesi, pure 
oltre sin nelle più lontane contrade una grande uniformità di caratteri litologici, che 
vengono ad associarsi d'ordinario agli stessi caratteri paleontologici, siccome risulta 
da] seguente elenco specifico. Sono sempre dunque delle sabbie più o meno legger- 
mene cementate, e variamente cariche di calcite e di l'ossili. Passeremo ora ad esa- 
minare l'importantissima fauna, una delle più caratteristiche, ch'ertaci dal miocene in 
que ia estrema provincia italiana. 

Paleontologia. — La fauna elveziana adunque, quasi dapertutto uniforme, ispira 
un grande interesse per Le numerose specie caratteristiche di cui in gran parte si 
compone. Essa ci olire tra i Vertebrati taluni Mammiferi e i resti di numerosi l'esci 
che incontransi quasi in tutti i luoghi dove l'Elveziano affiora; dei Molluschi sono 
talune poche famiglie che specialmente vi predominano, e le altre vi mancano del 



— ri- 
lutto o vi hanno qualche raro rappresentante; in generale vi sono scarsissimi i Ga- 
steropodi e tra i Lamellibranehi vi abbondano i Pettinidi; dei Brachiopodi due specie 
vedonsi quasi dapertutto. 

Sono molto importanti, quantunque poro comuni, talune specie di Entomostraeei 
di Cirripedi e di Anellidi. 

La classe dei Briozoi acquista un interesse stragrande nell'Elveziano calabrese, 
per la numerosa varietà delle ferme caratteristiche che trovansi in mezze alle cento 
specie che vi ho riconosciuto ('). 

Gli Echinidi sono rappresentati da grandi e variale l'enne di Clipeastri, che ca- 
ratterizzano dovunque questo piano. I Coralli vi mancano quasi del lutti». I Porami- 
niferi invece vi sono dapertutto profusamente sparsi. 

Quanto al modo di conservazione di tante ricchezze paleontologiche, notasi una 
grandissima differenza a seconda dello classi cui spettano. Cosi i denti dei Vertebrati 
vi sono conservatissimi, come tra i Molluschi le Lime, i Pettini, le Ostriche, le Tere- 
bratule ecc., mentre i Gasteropodi e tutti gli altri Lamellibranehi sono stati comple- 
tamente distrutti, ed è molto se nella roccia calcarea vi troviamo taluni modelli ed 
impronte, alle quali devesi la ricognizione delle poche specie enumerate nel seguente 
catalogo. Gli Entomostraeei, i Cirripedi, i Briozoi. gli Echinidi ed i Foraminiferi 
invece vi sono d'una perfetta conservazione. 

I t'ossili enumerati nell'elenco seguente sono stali raccolti in vario località, ohe 
verranno indicate coi segni convenzionali qui appresso stabiliti. Ambuli (Am), Bene- 
stare (B), Gerace (Contrada Picca) (G), Malochia (Ma). Falcò (F), Crudeli (C), S.* Bar- 
bara (Ba), Monteleoiie (M). 



Elenco delle specie fossili raccolte negli strati del piano Elveziano. 



Tipo. VERTEBRATI. 
Classe. Mammiferi. — Ordine. Cetacei. 

Heterocctua. — l. H. Guiscardii Capellini. Balenottere fossili e Pachyacanthus 
dell'Italia meridionale (Atti r. Accademia dei Lincei 1876-1877) Tav. I.lig. 1-15. 
Questa importante specie di misticeto mi ha offerto una cassa timpanica al- 
quanto mutilata, spettante all'apparato auditivo destro, affatto identica a lineila 
rappresentata dal prof. Capellini, che insieme a varie altre parti delle scheletro 
conservasi nel gabinetto geologico dell'Università di Napoli. L'osso timpanico 
da me rinvenuto è alquanto più piccolo di quello illustrato dal Capellini; esso 
fu raccolto alla contrada Falcò nel territorio di Gerace, assai presso Siderno su- 
periore, di unita a molti frammenti di ossa probabilmente spellanti allo schei 
del medesimo individuo. Lo scheletro posseduto dall'Università di Napoli è stato 
raccolto presso Briatico, sul lato occidentale della provincia di Regg 

(i) I Briozoi e i Foraminiferi dell' Elveziano .Iella, provincia di Reggio e ili tutti i pia 
Silenti, nonché formai parte degli elenchi paleontologici ai unico lavoro, somministrano 
materiali per tante monografie distinte, .li cui gli attuali elenchi non sono che i corrispondenti 



— 72 — 

Altri ossami spettanti ad una Balenottera conservansi nell'Università di Napoli 
e furono raccolti a Briatico e Pizzo. Il Capellini riferì quei resti al Plesiocetus 
Garopii Van Beneden, ma sconoscesi tuttavia a quale orizzonte spetta la roccia che 
1' mministrò: è forse la elveziana stessa, ovvero altra di più recente età? E. F. 
i>aIu<'o<ld|ilii.s. — 2. P. minutus l*u Bus (') Mummìféres nouveaux du Crag 
d'Anvers, G-ervais et Van Beneden Osteographie des Célacés vìv. et foss. p. 336 
tav. XX. fig. 22 e 23. 

Questa specie può dirsi veramente caratteristica degli strati elveziani della pro- 
vincia di Reggio, dappoiché nello brevi ricerche paleontologiche da me fatte nelle 
varie contrade ho trovato i denti spettanti a questo cetaceo in tre distinte loca- 
lità, cine a Malochia, a Falcò e ad Ambutì, e probabilmente appartengono agli 
stessi individui i vari e mal conservati ossami raccolti di unita ai denti, r. Ani. Ma. F.. 

Classe. Pesci. — Ordine. Teleostei. 

itrarli.yrliyiM'iis. — o. B. teretirostris V. Beneden Recherches sur quelques 
poissorls fossiles de Belgique (Bull.Acad. R. de Belgique 2 e sèrie, tom.XVI. 1071). — 
Tra i vari ossami che ho sottoposto all'esame del prof. Capellini fu da lui trovato 
un frammento di rostro spettante a questa specie; la quale, scoperta nel Belgio, 
oggi è stata rinvenuta in Toscana ed a Lecce, siccome gentilmente comunicavami 
per lettera il sullodato professore. R. F. 

Ordine. Condrotterigii. 

Carcharodon. — 4. C. produci us Agassiz. Vi rapporto un grande esemplare 
da S. Barbara presso Maininola conservato nella collezione del dott. De Mujà 
da Siderno; altri grandi esemplari insieme ad alcuni brevi e larghi, come quelli 
rappresentati dall' Agassiz nella tav. XXX. fig. 2 e 8 appartenenti ai lati ma- 
scellari furono da me raccolti a Malochia ed a Falcò r. Ma. F. B. 

Oxyrhina. — 5. o. hastalis Agassiz. Un solo esemplare mal conservato. E. Ma. — 
(3. 0. trigonodon Agassiz. Due belli e ben conservati esemplari, molto somi- 
glianti a quelli figurati dall'Agassiz. E. Ma. F. — 7. 0. xyphodon Agassiz. Vari 
esemplari senza radici, alcuno di essi considerevolmente convesso sulla parte mede- 
sima dell;] faccia esterna, r. Ma. F. — 8. 0. crassa Agassiz. Riferisco provvisoria- 
mente a questa specie un grosso dente, più grande di quello figurato dall'Agassiz, 
proporzionalmente più grosso e più breve, ma che somiglia benissimo in tutti 
ilni caratteri, sebbene il seno trai rami della radice sia più profondo nel- 
L'esemplare calabrese. Il rinvenimento di altri esemplari somiglianti potrà determi- 
narci alla separazi ì di questa forma dalla specie di Agassiz. Anco questo dente 

raccolto presso Ardore conservavasi nella collezione del dott. M. De Mujà. R. B. — 
9. 0. tu mi dui a Costa. Questa specie è ben distinta per la considerevole con- 
ila della faccia esterna dei denti; di csm ho raccolto vari esemplari della parte 
anteriore e «Ielle laterali, tutti ben caratterizzati e. Ma. F. 

1 1. 1 gre ; i'< sii,', prof. mnim. <;. Capellini ha esaminato e determinato i resti spettanti ;i questa 
1 alla precedente pecie, del .ho gli faccio pubblici ringraziamenti. 



- 73 — 

i,:timia. — 10. L. crassidens Agassiz. Un solo mal conservato esemplare. R. Ma. 

Odontaspis. — 11. 0. d tibia Agassiz. Vi riferisco rari denti alquanto tra loro 
diversi per rapporto alla forma, probabilmente pel diverso posto che occupavano 
nelle mascelle, e colla superficie priva di strie, r. F. 

si.vliobiitcs. — 12. M. mi oh r or lii z us Delfortrie. Les Broyeurs clu lerliaire 
aquitanien (Actes de la Société Linnèenne de Bordeaux. Tom. XXVIIf. 2" liv. 
pag. 15 tav. X. fig. 37 A, a, l>). 

Rapporto a questa specie una piastra dentaria inferiore alquanto mutilata ed 
erosa, la quale fu esaminata dal sig. cav. Roberto Lawley e dal sig. prof. Arturo 
Issel, i quali furono concordi nel riconoscere in questo fossile il M. michmrhizus 
ed entrambi gentilmente vollero comunicarmi le loro osservazioni. E. Ani. 

Octoiiafcs. — 13. 0. Seguenziae R. Lawley (M. S.) in lettera 23 agosto 1877. 
Tav. VII. fig. 11. Ila, 116. 

Di unita alla placca dentaria della precedente specie ho raccolto contempora- 
neamente la piastra inferiore dimezzata ed erosa, che rappresento indi' Atlante 
e che il cav. R. Lawley ebbe la cortesia di studiare. Egli la rapportava al genere 
Oelobates e riguardava siccome nuova specie, che mi dedicava. Invero il solo 
incompleto esemplare sinora raccolto è in troppo cattivo stato per venire descritto; 
mi limito quindi a darne per ora alcune figure, sperando che la scoperta d'individui 
migliori venga tosto a darmi l'agio di fornire una completa descrizione. II. Ani. 
Nei vari giacimenti dell' Elveziano della provincia, di Reggio si raccolgono 
ancora varie forme di otoliti, che restano specificamente indeterminate. 

Tipo. MOLLUSCHI. 

Classe. Gasteropodi. 

Contiti. — 14. C. Hoernesii Doderlein C. AUìrovandi Hoernes (non Brocchi) 

R. Ma. — 15. C. fuscocingulatus? Bromi. Un dubbio modello. R. M. 
.incularla. — 16. A. glandiformis Lamk. = Anolax infiala Borson. Modelli ed 

impronte solamente, e. Ani. 
Oniscia. — 17. 0. cithara Brocchi (Buccinum) =■■ 0. cilhara Sowerby. tua sola 

impronta ben riconoscibile. R. Am. 
Tiirritclla. — 18. T. Archiniedis Brongniart. Riconosciuta da impronte nella, 

roccia calcarea, r. Am. 
Trochns. — 19. T. rotellaris Michelotti. Impronte e modelli nel calcare, r. Am. 

Classe. Lamellibrakchi. 

Psammobia. — 20. P. uniradiata Brocchi (Tellina). Modelli nella roccia cal- 
carea, r. Am. Ma. 

Tellina. — 21. T. tumida Brocchi. Un modello incompleto. Questa specie è co- 
mniiissima nel calcare a modelli del Messinese. R. Ma. 

Venni*. — 22. V. Haueri Hoernes = V. Aula aro e Hoernes (non C '.aurae 

Brongn.) Comune nell'Elveziano messinese, lì. Ani. 

2:l. V. insignis n. sp. Tav. Vili. fig. 1. 

io 



Questa grande specie è stata incontrata sinora nell'Elveziano sotto ferina di 
modelli assai grandi, analoghi a quelli che suole offrire la precedente. Le im- 
pronte esteriori siccome gli esemplari incompleti, raccolti nel Tortoniano, dimo- 
strano come sia una distintissima specie per la diversa scultura; difatti la su- 
perfìcie delle valve offre delle costole spianate concentriche, le quali sono disgiunte 
da solchi profondi pressoché di ugual larghezza e forniti da varie lamelle alquanto 
rilevate e parallele alle costole; quest'ultime presentano inoltre delle lievissime 
pieghe che irradiano dall'umbone. Lo spessore delle valve è assai grande, il 
margine è internamente dentellato. 

Lunghezza 105. mm Larghezza 85. mra Spessore (35.""" r. Am. Ma. F. 
24. V. multilamella Lamie. R. Am. V. 

Citatila. — 25. C. austriaca Hoernes. Due piccoli modelli ben riconoscibili. R. 
Am. — 26. C. gryphoides r. Am. V. 

C'ardita. — 27. C. Jo uà une ti Basterot. Trovasi d'ordinario informa di modelli. 
r. Am. B. Gr. Ma. F. Ba. — 28. 0. rudi sta Lamie. Rapporto con qualche dubbio 
a questa specie un modello un po' gibboso. R. Am. 

Cardlum. — 29. 0. d i s e r e p a n s Basterot. Grandi modelli, r. Ma. C. — 30. C. h i a n s 
Brocchi. Un sol modello R. Ma. V. — 31. C. turonicum Mayer. Alcuni modelli 
r. Am. Ma. — 32. 0. m ulti e o sta tu m Broc. r. Lì. — 33'. C. fragile? Broc. R. Ma. 

Arca. — 34. A. umbellata Lamarck. Vari modelli, r. Am. 

I»cettineiiln*. — 35. P. stellatus tìmelin. Vari modelli, r. Ma. V. — 36. P. Fi- 
diteli Deshayes. Rapporto a questa specie numerosi e grandi modelli, e. Am. 
B. Ma. Ba. 

riluca. — 37. L. subauriculata? Montagu (Pecten). Vi riferisco un piccolo 
frammento molto dubbio. R. B. V. — 38. L. strigliata Brocchi (Ostrea). Vari 
esemplari incompleti, che rispondono pure esattamente alla specie del Brocchi 
propria del plioceno. r. B. 

39. L. Hoernesii n. sp. = L. strigliata Hoernes (non 0. strigliala. Brocchi). 
Tav. VII. fig. 14. 

Basta osservare le figure dell'Hoernes, da lui date per rappresentare la specie 
ibd bacino di Vienna , riferita alla specie del Brocchi , per convincersi che 
quella differisce considerevolmente dalla specie pliocenica; la quale ha costole 
radianti molto più numerose, assai sottili, ed appena rilevate, laddove nella 
specie miocenica le costole sono distintissime . prominenti ed in numero di gran 
lunoa minore. I miei esemplari rispondono esattamente alla specie di Vienna. 
Lunghezza 2,r>."" n Larghezza 2,4.""" e. Am. B. M. 

B'cciou. — 40. P. s e a br ellus Lamarck. Questa comunissima specie presenta numerose 
variazioni, alcune delle quali credo che sieno state riguardate siccome distinte specie. 
UOstrea dubia del Brocchi e probabilmente la stessa forma. C. Am. B. Ma. 
F. Ba. M. — 41. P. substriatus D'Orbigny. Rare impronte. R. Ani. B. — 
42. 1'. siinilis Laskey. = P. pullus Cantrainc, l\ pygmaeus auct. (non v. Mini- 
steri, r. Ani. V. 

Jatiit'a. — 43. .T. Besseri Andrzejowski (Pecten)= Pecten arenicola Eichwald, 
P. Angelicae Dubois de Montpereux. Questa specie molto comuni' nell'Elveziano 



— 75 — 

delle Calabrie, offre ivi esemplari giganteschi, considerevolmente più grandi dei 
maggiori illustrati dall'Hoernes. C. Am. B. G. Ma. F. C. Ba. M. — 44. J. Ben- 
danti Basterot (Pecten). Questa specie si raccoglie abbondantemente ed in 
ottimo stato di conservazione di unita alla precedente. C. Am. B. Ma. F. M. 
45. J. G-rayi Michelotti (Pecten). I pochi esemplari raccolti rispondono con alcuni 
tipici della Superga. r. B. Ma. — 4G. J. revoluta Michelotti (Pecten). Io rap- 
porto a questa specie un solo esemplare, il quale comparato con alcuni della 
Superga vi risponde esattamente, e solamente è alquanto meno gibboso. R. Ma. — 

47. J. Rollei Hoernes (Pecten). r. Am. Ma. M. 

48. J. Calabi- a. n. sp. Tav. VII. fig. 13. 

La specie che io propongo sia distinta con questo nome, molto somiglia alla 
./. revoluta Mieli, ed al P. Felderi Fuchs, e pei suoi vari caratteri sembrami in- 
termedia tra le due. .Sulla valva inferiore le larghe costole sono appena distinte 
da un solco superncialissimo o meglio da una semplice linea, e meglio appari- 
scono al margine ventrale della conchiglia e vanno svanendo gradatamente verso 
la regione cardinale, sulla quale per considerevole spazio mancano affatto, siccome 
difettano sui lati anale e boccale. L'apice è meno gibboso e rivoluto di quello 
della /. revoluta, né sporge, o poco, oltre il margine cardinale. La valva superiore 
è alquanto concava, le costole radianti sono circa dodici, ben distinte, appianate. 
disgiunte da spazi ugualmente larghi e vanno svanendo verso la regione cardinale, 
dove all'apice vedesi una lieve gibbosità. La superficie è ornata da esilissime 
strie concentriche rilevate e più distinte presso il margine. 

Lunghezza 40.™" Larghezza 44. mm Spessore 2Q. mm 

Questa bella specie trovasi ben conservata e talvolta colle valve riunite, e. Am. 
B. Ma. M. 

49. J. sub radiata n. sp. Tav. VII. fig. 12. 

Questa specie si avvicina anco al P. Felderi Fuchs per la mancanza quasi com- 
pleta di costole sulla valva inferiore, la quale intanto è ben poco convessa a 
fronte della specie del Fuchs: il suo umbone non sporge al di là del cardine, le 
costole non si offrono che sotto forma di lievissimi indizi appena percettibili sol- 
tanto in alcuni individui, ed ugualmente su tutta la valva; la valva superiore e 
appianata e leggermente convessa, colle costole circa al numero di sedici, leu 
distinte presso il margine, sebbene poco sporgenti e quasi appianate, che svani- 
scono gradatamente verso la regione cardinale. In ambo le valve la superficie 
interna è ornata da sottili e prominenti costole disposte per paio siccome nel 
P. cristatus. 

Oltreché la forma poco convessa fa distinguere questa dalle specie affini, la 
convessità, della valva superiore, la l'orma ovato-rotondata la differenziano dalla 
precedente, che ha concava la valva superiore ed é più larga che lunga. 
Lunghezza 45. mm Larghezza 44. min Spessore l.">.' ,,!: 

Questa distinta Janira venne da me raccolta a valve disgiunte, r. Ani. I'.. 

50. J. punì ila n. sp. Tav. XI. fig. 56. 

Questa specie passa dall' Elveziano al Tortoniano; per la sua descrizione 
le specie tortoniane. e. Am. B. M. 



— 76 — 

picuroncctia. — 51. P. cristata Brocchi {Ostrea). Raramente raccogliesi in- 
tiera, d'ordinario incontrasi in frammenti, r. Am.B.Ma. — 52. P. fenestrata 
Fori "'"! /'• inaequisculplus Tiberi, P. Philippii Acton, /'. Actoni v. 

Martens, /'. concentricus Forbes, /'. antiquatus Philippi. Qualche frammento 
ben riconoscibile. K. M. V. 

Minnitcs. — 53. H. tennis n. sp. Tav. VII. fig. 15. 

i pari '. lenuis, subcuneata, valva inferior loia adnata, valva superior 
r.rins concentrice stridto-sublamellosa, auriculis inaequalibus. 

Questa specie è meramente rimarchevole per essere considerevolmente inequi- 
latera: dall' un lato le orecchiette sono tagliate sì obliquamente da formare quasi 
una retta col margine della conchiglia, mentre poi al margine opposto, al di sotto 
delle orecchiette, trovasi una forte sinuosità. 

Lunghezza 15.""" Larghezza 15."™ 
L'unico '■ completo esemplare raccolto è fisso nell'interno di una valva ili 
Pecten scahrellus. R. Am. 

Spondylns. — 54. S. crassicosta Lamarck. Un modello interno ed alcuni fram- 
menti, r. Ani. Ma. 

Ostrea. — 55. 0. mi v ini la ri s Brocchi -Ostrea filine Meneghini, 0. cochlcar 
var. Hoernes. Questa specie giunge talvolta a grandezze molto considerevoli e 
sovente acquista una grande solidità, presentandosi sempre in individui isolati, che 
portano la fossetta ligamentare disposta pressoché \ erticalmente, laddove VO.cochlear 
è aggregata e colla fossetta orizzontale, e. Ani. 15. G. M. — 56. 0. Boblayei 
Deshayes. Si raccolgono grandi esemplari ed intieri, r. Ani. G. Ma. — 57. <>. pli- 
ca l uhi Gmelin. l'armi alquanto diversa dalla specie vivente, r. Ani. Ma. V. 

58. 0. leu ii i ]i 1 irata n. sp. Tav. XII. fig. 1. Vedi l'elenco delle specie tor- 
toniane. e. Ani. B. Ma. Ba. M. 

59. 0. acuticosta n. sp. Tav. XII. fig. 2. Trovasi in belli esemplari nel Tor- 
toniano. Vedi quell'elenco per la descrizione, r. B. 

Anoinia. — 60. A. costata Brocchi, r. Ani. — 61. A. striata Brocchi. Pic- 
coli esemplari ma ben caratterizzati, e. Ani. I!. M. — iìl.'. A. patelliformis 
Liu Un solo ben caratterizzato esemplare. R. Ani. V. 

1 lasse. Brachiopodi. 



Ter diradila. - 63. T. Cu -tao Seguenza = T. sinuosa (parte) Davidson, T. bipli- 
cala Costa, Philipp], (non Sowerby). Questa specie caratterizza in Calabria il 
piano elveziano, e non trovasi mai in altri orizzonti geologici, l'or equivoco, nel 
mio lavoro sui Brachiopodi terziari dell'Italia meridionale, ho riguardato questa 
siccome p ie pliocenica. Trovasi comunemente insieme alla seguente lìhyncho- 
nella in quasi tutte lo Località. Le varietà dilatata >■ planala sono comuni, la 
var. insignis è mollo rara. e. Am. li. Gr. Ma. F. Ha. M. 

Clstella. — 64. e. costulata Seguenza (Argiope). Un solo esemplare ben con- 
i e i -ni), loie. |;. i',. 

Rliynchonclla. — 65. R. plicato-dentata Costa (Terebratulu) ■ il bipartita 
Var. Seguenza. Questa torma credo che debba tenersi distinta dalla H.biparlita, 



— 77 — 

essa è costantemente più piccola, ha il seno ventrale molto meno profondo, e 
porta delle pieghe più o meno prominenti ed estese, le quali talvolta in certi 
individui tendono a scomparire, e perciò sono appena accennati' sul margine ven- 
trale, e. Ani. 13. Ma. M. 

Tipo. ARTROPODI. 

Classe. Crostacei. 

Dei crostacei superiori in questo piano non s' incontrano che rari frammenti 
indeterminabili. 

Ordine. Ostracodi. 

Bairdia. — 06. B. s ubdeltoidea v. Munster (Cythere)= B. subdelloidea Jones. 
Questa specie è senza dubbio di sorta l'ostracode più comune che incontrasi nel- 
l'Italia meridionale, esso traversa benaneo molti piani e trovasi tuttavia vivente 
nel Mediterraneo, e. Am. B. Ma. M. V. — 67. B. arcuata v. Munster (Cylhere) 
B. arcuata Bosquet. Alcuni esemplari ben caratterizzati raccolti in una sola lo- 
calità r. B. 

Cythere. — 08. C. plicata v. Munster. r. Ma. — Hi». C. plica tu la Reuss 
(Cytherina). Questa specie presenta diverse variazioni, r. Ma. — 70. C. simili s 
Reuss {Cyprhlina). Rapporto a questa specie un solo e completo esemplare. — 

71. C. sub trigona n. sp. Tav. Vili. fig. 2. 

Questa specie perla forma generale somiglia molto alla C. Francquana Bosquet. 
ma è più ristretta posteriormente, non troncata ma rotondata e con lievi indizi 
di dentelli; il margine anteriore porta cinque dentelli più piccoli e di forma più 
allungata, i quali si connettono con dentelli piccolissimi, che ornano il margine 
dal lato della regione inferiore, e parte del margine inferiore stesso, il quale ne 
vesta sfornito solo nella parte centrale. La carena porta quattro denti assai piccoli e 
distanti tra loro. La superficie delle valve è punteggiata da punteggiature ravvi- 
cinate ed impresse. 

Lunghezza 1,2.""" Larghezza 0,65. mra Spessore 0,7.""" R. Am. 

72. C. mie r o tub ercu lata n. sp. 

Questa forma ha molta affinità colla C. tubcrculata Sars vivente, dalla quale di- 
stinguesi benissimo pei caratteri seguenti. La conchiglia è molto piccola, ai due 
estremi ugualmente larga e rotondata e con un margine depresso, la regione ante- 
riore è più compressa, ed al margine porta quattro piccoli denti ed allungati; il 
margine posteriore ha sei denti brevi triangolari, il margine inferiore ed il superiore 
sono quasi retti e paralleli; verso la regione inferiore si eleva una carena lon- 
gitudinale abbastanza prominente che svanisce agli estremi; i tubercoli che 
ornano la superficie delle valve sono più ravvicinati e più numerosi di quelli 
della C. tub er adala . R. B. 

73. C. coronata Roemer. Questa specie presenta importanti varietà, tra le quali 
ne ricordo una della contrada Malochia, veramente rimarchevole: essa ricorda bene 
la t'orma di Ortenburg che il dottor I. 0. Egger ha illustrato riferendola alla specie 
del Roemer, e credo che i caratteri di tale Cytheri si riassumono meglio dicen- 
dola una forma intermedia tra la C. coronata e la C. ceraploi Bosquet, ma che 



La prima per l'insieme della forma generale. Per taluni carat- 
teri poi potrebbe in disgiungersi, e. Am. B. Ma. — 74. C. 
punctata v. Munster. I miei esemplari rispondono alle figure del Reuss. r. B. Ma. 
Cytberella. — 7-". C. compressa Fon Munster (Cylhere) = Cytherima compressa 
Reuss, Ci/Un sa. Bosquet. r. B. Ma. 

Ordine. Cirripedi. 

■Salami*. — 7'''. 15. concavus Bromi. Bari frammenti riconoscibili, che conser- 
vano il colorito iole biancastre, r. Am. B. M. V. — 77. B. stel- 
lari - B -i. Var. miocenica Seguenza. Questa piccola forma del D. stel- 
laris trovaci ovunque nelle sabbie elveziane di Calabria, sempre fissa sul Clypeaster 
lalis Michelin, sul P. scabrellus Lamk., sulla Janira Roliei Hoernes, sulla 
Audr.. siili' Ostrea Boblayi Deshayes ecc. ecc. Tra i molti esem- 
plari raccolti si osserva un graduale passaggio ad alcuni, che mancano total- 
mente di costole, e cbe fermano un'altra distinta varietà che chiamo Var. sim- 
plex , la quale per tale transizione legasi evidentemente alla forma che porla 
forti e preminenti costole, colla quale trovasi insieme associata. C. Am. B. G. 
.Ma. P. M. 

Scalpellimi. — 78. S. Molinianum Seguenza. Rapporto con sicurezza a questa 
specie un pi rgo in cattive -tate, il quale ciò non pertanto presenta ben 

evidenti i caratteri della specii . i ne differisce per essere molto più piccolo, 

avendo una lunghezza che è circa metà di quella che raggiungono gli esemplari 
del Modenese da me illustrati. Vedi Ricerche paleont. Cirrip. terz. prov. di Mes- 
sina (Atti Acc. Pontaniana voi. X.) R. B. 

Tipo. TERMI. 
Classe. Aneli/idi. 
Dltrupa. — 79. D. incurva (Renier) Broechi (Dentaliv.ni). Questa specie molto 
("iniine e variabile moltissimo in grandezza, come pel suo andamento, per la 
irregolarità i lite presenta ecc. A giudicare dalla struttura della conchiglia, 

e dalle ci e irregolarità che offre si è certi che trattasi del tubo di un anel- 

lide. chi io al genere Dilrupa. C. Ani. B. M. 

Serpula. — ,,ta n. sp. Tav. Vili. fig. 3. 

Chiamo così una serpula aderente ad un' anomia che distinguesi pel carat- 
tere rilevantissimo di risultare d'una serie di nodi disgiunti per mezzo di cou- 
derevoli restringimenti, da dove la denominazione di articolata. B. Am. 
elix n. sp. Tav. Vili. iig. •".. 
ia avvolta a spirale piana, con notevole regolarità relativa ad una spo- 
glia di serpulide, la quale e appianata al - el modo come si riuniscono gli 
;i\ ; Li, l'ultime soltanto si rialza al di sopra del piano degli altri formando 
un margine irregolarmente quadrangolare , perchè depri — superiormente; ed 
1111 : io .i -•• una incrostazione sottile sulla conchiglia alla 
quale aderisce; gli avvolgimenti sono segnati inoltre <\a lince di accrescimento 
sottili, irregolari, flessuose. Questa specie impiantata sulla Janira Bendanti, viene 



— TO- 
d.i me riferita al genere Serpula con qualche dubbio, essendoché oggi i serpulidi 
si ripartono in numerosi generi, la ricognizione dei quali viene troppo mal de- 
terminata dallo studio dei soli tubi calcarei, r. Ara. 

Trovatisi ancora altri tubi, probabilmente di s '.e, che pel loro cattivo stat^ 
ho creduto meglio di trascurare. 
Vernatila. — 82. V. miocenica n. sp. Tav. Vili. fig. 4, 

Conchiglia triquetra, variamente flessuosa, fornita d'una carena che si eleva sul 
dorso in forma di lamina spessa irregolarmente ondulata, che sporge sulla bocca 
in forma di dente ; la superfìcie è segnata da Leggiere, irregolari e il.- no linee 
di accrescimento, l'apertura è esattamente circolare; le pareti india loro parte più 
spessa sono cave e concamerate per mezzo di numerose lamine trasversali. Qui 
in vero è una di quelle numerose specie triquetre, che in parte spettano al 
genere Serpula, ed in parte al genere Vermilia, e che la loro ricognizione spe- 
cifica nonché generica imbarazza sinanco i zoologi più aitili nella determinazione 
delle specie viventi. 

Il carattere delle pareti cave e tramezzate in questa specie mi è sembrato ri- 
marchevolissimo e di molta importanza. C. Am. B. Ma. M. 

Classe. Briozoaiuj. 

Snlit'oriiaria — 83. S. fare i m i n oi d e s Johnston. Offre tutte quelle numero e 

variazioni tanto bene illustrate dal Reuss e da altri. R. Am. B. M. V. 
Scrnpocellaria. — 84. S. elliptica Iteuss. R. M. 

itliriozoou. — 85. M. t riluca tutu Pallas. Un solo ramo. R. Am. V. 

Aotea. — 80. A. sica Coiteli. Fissa su di un frammento di Clypeaster. R. Am. V. 

Terebrlpòra; — 87. T. A re Iliaci Ficher. Mi uniformo all'opinione valevolissima 

del sig. A. Manzoni nel riguardare questo Briozoo perforante siccome ideo 
alla specie dell'eoceno, ma adire il vero resta in me qualche dubbio. i,li esem- 
plari dame raccolti sono delle colonie che perforano la Janira Bendanti, e ri- 
spondono a capello colla figura data dal Manzoni per le colonie del plioceno di 
Castrocaro. r. Am. 

■ lustra — 88. F. (lentie ti lata n. sp. Tav. Vili. fig. 6. 

Riferisco a questo genere un briozoo importantissimo per la sua forma, che 
trovasi in piccoli frammenti sottili, i quali portano sopra ambe le facce delle 
cellule ovato-oblonghe, imbrieate, col margine svoltato in fuori, inspessito verso 
la regione superiore, e fornito elegantemente tutto intorno di denti prominenti, 
allungati, non assottigliati, e. B. 

Hrmhraiiipora. — 80. M. Lacroixii Savigny (Fluslra). Questa specie pi 

tasi considerevolmente variabile nella conformazione e grandezza dello cellule, 
essa sovente incrosta intiere conchiglie, costituendo una elegante reticolazione. 
Il Reuss ed il Manzoni sono proclivi a riguardarla siccome la M. n 
Michelin. Incrosta la ./. Besseri, la ./. B , la J. Calabro,, il Clypeaster 

pyramidalis, la Celleporaria polythele ecc. e Ani. B. Ma. M. V. — 90. M. dia- 
dema Reuss = .1/. Lacroixii var. diadema Reuss. Dai pochi esemplari esami- 
nati panni che questa forma sia ben distinta dalla M. Lacroixii. Incrosta la C. 



— 80 — 

i. — 91. M. lineata Lin. Riferisco a questa specie qualche 
r pyram R. Ara. V. — 92. M. ir- 

jularis D . R.Am.V. — 93. M. loxopora 

Reuss. Su <i raria. R. Am. — 94. M. annulus Manzoni. Una 

piccola ma bella colonia su d'una T. Costae. R. Am. — 95. M. elliptica 
•, . Eag. Una ' . R. Am. — 96. M. fenestrata 

Rèuss. i lia non b Ila /. Bendanti, alquanto dubbia. R. Am. 

07. A ura n. sp. Tav. Vili. fig. '■ 

i molto allungata e e - 

llule, le quali , e ciascuna porta una porzione 

chiù ■■ dalla ri panni ] essere l'ovicello. 

Le cellule ! irve radianti, che for- 

ao una e ed allungate. La specie alla 

quale più somiglia è la j e, ma qui iche. Molte belle 

e sulla Janira Beudanli. r. Am. 
! P illeti Audouin. R dubbio a questa specie una 

su <li ui R. Am. V. 

99. M. bicornis n. sp. Tav. Vili. fig. 10. 

sembrami ben distinta per le sue 
lule 'li fo Mie rilevato che porta un ovicello di forma 

feriormenl montato da due grandi aviculari ovato-acuminati. 

Non pò i modifica considerevolmente, e che nella 

raedesin i e talvolta alcuni aviculari, e le sue cellule 

deformai ene a prendere la forma della .'/. m ■ . 'ine rap- 

presenta la fig. '■" me la M. alata Reuss, che sono tra 

ili altro i Iella spe iie segui 

Lunghezza delle cellule 0.5. 
Di quesl ibrellus e sulla ./. Ben- 

danti, r Am. B. 

100. M. appendicula risponde esattamente alle figure date 
dal [ ['Ai "'ni" striata , qualche 
Chj] r. Am. B. M. — 101. M. trifolium 8. Wood. Vi riferisco una co- 
loni opra un frammei . la quale per alcune sue cellule 
par che farvi pa pecie. R. Am. — 102. M. bidens v. 
Hag. r . Beu latiti, sulla T. < e. Am. 15. 
103. M. ogi Fav. Vili. fig. 9. 

Que fine alla preci alla i/. depla 

Reuss. dalla quale -i 'li per avere delle cellule più allun- 

• alla parte superiore, perchè portano unovicello, ed in tal caso l'apertun 

più grande, ed è fon ute di due piccoli denti, in modo che differì 

nella : delle cellule non pi 

Lui. cellule 0,5. I. 

Ben coti aie sul R ' olicato dentala, r. 

Am. lì. — L04 [ich. |. Bappoi qu ta specie con 



— 81 — 

sicurezza alcune colonie, in cui talune cellule trasformate in aviculari sono di forma 
alquanto diversa, con un'apertura centrale. Risponde precisamente agli esemplari del 
Crag, soltanto gli aviculari invece di vari forami ne hanno un solo e grande al posto 
di quelli. Tali colonie incrostano varie Celleporarie. E. B. — 105. M. gra- 
cili s Reuss. Di questa bella specie conservo grandi colonie, che incrostano vari 
esemplari del Clypeaster pyramidalis. r. Am. M. — 106. M papyracea Reuss. 
Una piccola colonia sulla. T. Costae. R. Ani. — 107. M. angulosa Reuss. 
Questa specie dall'eoceno è sopravvissuta sino ai mari attuali. Sul Pecten scabrellus, 
su d' un' Ostrea e d'una Celleporaria . r. Am. B. Ma. V. — 108. M. stenostoma 
Reuss. Molto affine alla precedente. L' ho trovata sul Pecten scabrellus e sul- 
l'Ossea navicularis. r. Am. B. — 109. M. formosa Reuss. Bella e distintissima 
specie per la forma ellittica e regolare delle cellule marginate e fornite d' una 
bocca con due denti robusti, laterali. Riunisco a questa specie col nome di Var. 
conforta (tav. Vili. fìg. 8) una forma che differisce soltanto dal tipo per avere 
le cellule che reciprocamente si comprimono e si deformano, in modo che la specie 
perde uno dei suoi più rilevanti caratteri, quello cioè di offrire le cellule disgiunte 
e di forma assai regolare. Pure tra la varietà e la forma tipica vi si osservano 
tutte le gradazioni , ed inoltre gli altri caratteri nelle due forme sono identici. 
Questa varietà, dal lato morfologico, offrendo un legame più intimo tra la .17. 
formosa ed altre specie, mostra a mio giudizio inammisibile il genere Molli a 
l.amouroux, che comprenderebbe questa e le specie analoghe. Trovata incrostante 
la T. Costar e V Ostrea navicularis con ambo le forme, r. Am. 
!<ih»i> » — 110. L. Barrandei Reuss. Sulla Jan ira Besseri. r. Ma. — 111. L. 
pleuropora Reuss. Sul Pecten scabrellus, e sulla Janira Bendanti, r. Am. 
M. — 112. L. ciliata Linneo (Cellepora). Trovatisi diverse varietà, cos'i quella 
che risponde alle figure date dal Busk pei fossili del Crag, e quella rappresen- 
tata dal Manzoni. Osservatisi sul Pecten scabrellus, sulla, Terebratula Costae, e 
sulle Celleporarie. e. Am. Ma. V. — 113. L. inamoena Reuss. Incrosta il P. 
scabrellus, la Janira Beudanti, V Ostrea tenuiplicala, la Terebratula Costae, le 
Celleporarie. e. Am. Ma. — 114. L. decorata Heuss. Grandi e belle colonie 
sui P. scabrellus. Janira Beudanti, J. Calabra, Terebratula Costae, Clypeaster. 
e. Am. B. M. — 115. L. megaiota Reuss. Sul Pecten scabrellus. r. Ani. — 
11(3. L. coccinea Jonston. D'ordinario la forma che incontrasi noli' Elveziano 
avvicina molto alla figura data dal Reuss. Vedesi sul P. scabrellus, sulla T. Costae, 

sulla Janira Calabra. sul Clypeaster e sulle Celleporarie. Var. gracilis. 

Forma alluugata fìssa sulla Janira Calabra. C. Am. B. Ma. M. Y. — 117. L. 
resupinata Manzoni. Vi riferisco con qualche dubbio alcune colonie clic incro- 
stano la Terebratula Costae. r. M. — 118. L. ansata Jonston. Trovansi nume- 
rosissime forme e tutte quelle varietà rappresentate» dal \{rns>, dal Busk e dal 
Manzoni, talvolta in grandi e conservatissime colonie sui /'. scabrellus, Janira 
Besseri. J. Calabra, Clypeaster pyramidalis. •'. Ani. B. Ma. M. V. — 11'.'. L. 
biaperta Michelin. L'unica colonia che \i rapporto conviene colla figura del 
Man/ami e incrostala Terebratula Costae. H. M.— L20. C. crassilabra Manzoni. 
Belle e ben conservate colonie sul Pecten scabrellus. sulla Janira Beudanti. 

il 



r. Am. — 121. L. Gonversi Reuss. Una colonia sulla Janira Besseri. lì. Ma. — 
122. L. schizogaster Reuss. Risponde meglio alla forma data dal Reuss anziché 
a quella del Manzoni, la regione della fenditura ventrale è ancor più prominente 
che quella della forma del bacino di Vienna, La prima colonia incontrata presenta 
le serie delle cellule alquanto disgiunte ed allontanate, dimodoché la giudicai 
an'Hyppolhoa ; i trovati posteriori fecero rettificare il mio giudizio. Trovata sulla 
Terebratula Cosine. R. Am. — 123. L. Sturi Reuss. Alcune piccole colonie 
su di un frammento di Clypeaster e sulla Terebratula Costae. R. Am. 
121. L. formosa n. sp. Tav. Vili. fig. 12. 

Questa bella Lepralia è affine alla precedente della quale potrebbe essere una 
insigne varietà. Essa pel modo di associarsi delle cellule ricorda la L. compli- 
cata, per la scultura invece la L. Sturi. La bocca è ovata e non già trasversa 
come in quest'ultima, gli aviculari, uno o due per ciascuno individuo, sono gran- 
dissimi estendendosi dalla bocca sino all'ovicello della cellula sottostante. 

Lunghezza massima d'una cellula 0,6. mm Larghezza 0,43. mm 
Incrostante la Terebratula Costae. R. Am. 

125. L. rugulosa Reuss. Colonie che incrostano la T. Costae ed un' Ostrea. R. 
Am. — 126. L. violacea Jonston. Una colonia vecchia e molto calcificata, al- 
quanto dubbia, sulla Janira Besseri. li. M. V. — 127. L. otophora Reuss. 
Corrisponde precisamente agli esemplari tipici del bacino di Vienna e non alla 
forma data dal Manzoni. Incrosta il P. scabrellus. R. M. 

128. L. brachicephala n. sp. = L. otophora Manzoni (non Reuss). L'unica 
colonia di questa forma, incrostante 1' Ostrea navicularis, mi fa decidere a ri- 
guardarla siccome distinta dalla specie del Reuss. R. Am. 

129. L. gastropora Reuss. Ho trovato molte colonie incrostanti il Clypsaster 
pyramidalis, che credo rispondano alla specie del Miocene di Vienna, r. M. 

130. L. pustulosa u. sp. Tav. VIII. fig. 14. 

Questa specie distiuguesi per le grandi cellule ovate colla bocca ellittica e tu- 
bercolata al margine, colla superficie ornata di grosse pustole, che la caratterizzano 
assai bene. 

Lunghezza d' una cellula 0,8.' ni " Larghezza 0,6. ll,m 
Incrosta il P. scabrellus. R, Am. 
L31. L. minutissima n. sp. Tav. Vili. fig. 13. 

Cellule piccole, globoso-ovate, alcune delle quali portano lateralmente breve 
ma grosso e rotondato aviculare con doppio forame; la bocca è rotondata con un 
largo intaglio in basso; talune cellule portano un grande e rotondato ovicello che 
si slarga alquanto trasversalmente. Somiglia questa specie alla L. incisa Reuss, 
gli aviculari ed altri particolari ne la distinguono. 

Lunghezza massima d'una cellula 0,48. m,n Larghezza 0,27. mm 
Incrosta l' Ostrea. . . R. Am. 

1:52. I,. te nel la Reuss. Specie affine alla L. linearis. Io ho potuto riconoscervi 
1,1 v; "'"' forme che incontransi nel bacino di Vienna, incrostanti il P. scabrellus, 
il Clypeaster pyramidalis , le Celleporarie ecc. r. Am. M. — 133. L. linearis 
Hassal. Sulla Janira Besseri. R. Ma. V. — 134. L. reticulata Busk. Sul P 



— 83 — 

scabrellus. E. Ani. V. — 135. L. pertusa Jonston. Esemplari analoghi a quello 
rappresentato dal Manzoni nei suoi Briozoi mediterranei; solamente le perfora- 
zioni sono un po' più piccole e più numerose. Incrosta la ./. Calabro ed il P. 
scabrellus. R. Ani. — 136. L. arrecta Reuss. Sul P. scabrellus. R. M. — 137. L. 
s cripta Reuss. Questa specie presenta considerevoli variazioni, studiate dal Reuss 
e dal Manzoni, che trovatisi tutte ed insieme ad altre nell'Elveziano di Calabria, 
incrostanti il P. scabrellus, la /. Besseri, la ./. Rollei, V Ostrea navicularis , la 
Tcrebratula Costae, la Bhynchonella plicato-dentata, le Celleporaria ecc. e. Ani. 
Ma. M. V. — 138. L. innominata Couch. Una sola colonia sulla/. Calabro. 
R. Am. V. 

139. L. elegantissima n. sp. Tav. Vili. fig. 11. 

Questa magnifica Lepralia spetta al proposto gruppo delle Cribrillina Gray; 
essa ha i suoi più prossimi parenti nelle C. radiata (Moli.) e C. figularis (Johnst.) 
viventi, ma più si approssima a quest'ultima che vive alla Florida. La specie mio- 
cenica manca di aviculari nella colonia da me studiata, e perciò differisce dalla 
L. radiata, e fornita di ovicelli nella maggior parte delle cellule e perciò distin- 
guesi da entrambe le specie sunnominate. Numerosi particolari che la contradi- 
stinguono risultano meglio che altro dalla figura. 

Lunghezza d'una cellula 0,51.""" Larghezza 32. mm 
La colonia da me rinvenuta incrosta la Rhynchonella plicato-dentata. R. Am. 

140. L. raric os tata Reuss. Questa bella specie del bacino di Vienna trovasi 
nel nostro Elveziano di unita alle tante altre comuni ai due depositi. Sul Pecten 

substriatus e sul Clypeaster r. Am. B. — 141. L. serrulata Reuss. 

Raccolta aderente al P. scabrellus ed alla J. Besseri. e. Am. Ma. M. — 142. L. re- 
gularis Reuss. Varie colonie un pochino dubbie, che incrostano una valva 
dell' Ostrea acuticoslata. r. B. — 143. L. incisa Reuss. Una bella colonia sulla 
./. Besseri. R. Am. — 144. L. Parts eh ii Reuss. Sul P. scabrellus. r. M. — 
145. L. Reussiuna Busk. Concorda bene colla figura data dal Manzoni. Su 
d'un frammento d' Ostrea. R. Am. — 146. L. mono e eros Reuss. Precisa- 
mente rispondente alla forma del bacino di Vienila, questa specie è tra le più 
comuni del nostro Elveziano, dove forma belle colonie sulle seguenti specie: P. 
scabrellus, Janira Besseri, J. Bendanti, .!. Rollei, J. Calabro, Clypeaster pyra- 
midalis, Tcrebratula Costae, Celleporaria polythele ecc. C. Am. B. Ma. M. — 147. L. 
Brongniartii Audouin. Trovasi la forma tipica e la varietà rappresentata da 
Manzoni nei fossili di Castrocaro. Sulla Janira Besseri. r. Ma. V. — 148. L. 
vascula Manzoni. Una colonia mal conservata sulla Janira Beudanli. R. M. — 

149. L. Haueri Reuss. Belle e rimarchevoli varietà «li questa specie vedonsi 
sul P. scabrellus, sulla Janira Besseri, sulla Tcrebratula Costae. r. Am. B. Ma. M. — 

150. L. crassa Reuss. Una sola dubbia colonia su d'un frammento d' Ostrea. 
R. Am. — 151. L. goni os toma Reuss. Sul /'. scabrellus e la Terebrai 
Costae. r. Am. B. M. — 152. L. insignis Beuss. Incrosta la Janira Besseri. 1!. 
Ma. — 153. L. planieeps Reuss. Sul P. scabrellus. r. M. — 154. E. cucculata 
Busk. Somiglia molto alla forma rappresentata dal Manzoni tra i fossili 'li Ca- 
strocaro. Aderente alla Janira Bendanti ed alla 7. Costae. r. Ani. V. — 155. L. 



— 84 — 

luco r n u 1 a Manzoni. Questa grande specie, in una delle due colonie da me incon - 
trate siili i Terebratula Costae, offre alcune cellule con uno, ovvero due aviculari 
ai lati, pel quale carattere sono stato un pò 1 indeciso intorno alla esattezza della 
determinazione; ma per questo solo fatto, convenendo la mia Lepralìa per tutti 
gli altri caratteri colla surriferita, non mi sono creduto autorizzalo a disgiungere 
questa dalla specie del Manzoni, r. Ara. B. — 156. L. obeliscus Manzoni. 
Rapporto a questa specie una sola colonia, che mi lascia qualche incertezza. Sul- 
l'Osca R. B. 

Celleporaria. ■ — 157. C. p.oly thele Reuss. Questa specie forma delle masse mani- 
mellonate non rare nell'Elveziano di Calabria, e. Am. B. — 158. C. globulari* 
Bronn. Qualche volta aderente al P. scabrellus. r. B. Ma. M. — 159. C. systo- 
lostoma Manzoni. Rari ma ben riconoscibili esemplari, r. Am. B. — Ilio. C. 
retusa Manzoni. Alcuni esemplari fissi sulla Janira Besseri. r. Ma. 

Batopora. — 161. Batopora rosula Reuss. Un solo ben conservato esem- 
plare. R. B. 

Escliara. — 162. E. macrochìla Reuss. Questa specie si accorda esattamente 
colle figure 'Lite dal Manzoni, e. Ani. B. — 163. E. u miniata Reuss. Pos- 
siedo dei rami compressi <■,] altri rotondati quasi cilindrici : uno di questi è fisso 
sulla T. Costae. r. Am. B. — 164. E. poly stornella 'Reuss. Rapporto a questa 
specie una forma di eschara che lascia in me qu ilche dubbio, e. Am. B. — 165. E. 
tessulata Reuss. R. M. — 166. E. conforta Reuss. r. Ani. B. 
107. E. variolata n. sp. Tav. Vili. fig. 15. 

I rami di questa, specie sono assai compressi, le cellule ovato-fusiformi hanno 
una larga bocca, rotondata e smarginata anteriormente, la superficie offre qua e Iti 
irregolarmente disposte 'Ielle infossature. Ben diversa da tutte le specie mioceniche. 
Lunghezza d'una cellula 0,7. mm Larghezza 0,32."™ R. Am. B. 

Hcteporn. — 168. li. cellulosa Linneo. Piccoli frammenti, r. Ani. B. V. 

Vincolarla. — 169. V. cuculiata Keuss Eschara costata Reuss, E. Reussii 
Stol. (ili esemplari che possiedo hanno fonila molto compressa, r. Am. B. 

Copularla. — • 170. C. Haid ingerì Reuss. Rapporto con dubbio a questa specie 
un esemplare aderente alla roccia, che mostrasi scoperto dal lato inferiore. R. 

B. — 171. C sp.? Non e possibile ili definire la specie di Cupuluriu. 

che sotto torma di modello o impronta della faccia inferiore trovasi in questo 
piano, essa ha il -rande diametro di 13 millimetri in media, ricorda quindi per 
la grandezza la C. intermedia Michelotti o la C. umbellata Defrance, che d'al- 
tronde tengono confuse insieme dal Manzoni, r. Ma. 

Crlsla. — 17:.'. ( '. Il oe rnesii Reuss. Tenui e ben conservati esemplari, r. B. M. — 
173. C. Ed wardsii Reuss. Esemplari concordanti con quelli di Menna, r. B. M. 

llnnirra. — 171. 11. hi p p o 1 y t Imi s Defrance. I miei pochi frammenti si avvi- 
cinano molto alle figure date dal lSusk. r. 15. — 175. H. frondiculata La- 
mouroux. Pochi frammenti di vecchi rami. r. 15. V. 
170. Bornera Reussii n. sp. Tav. Vili. fig. Ili. 

(mesta bella specie e affine all'//, asperula Reuss. dalla quale si (listinone spe- 
cialmente per avere più ravvicinati i tubi che la costituiscono, e per avere la 



faccia posteriore ornata di costole più grosse, meno numerose, qua e là interrotti' 
e sporgenti in forma ottusa o acuta, in modo die la superficie ben conservata è 
spinescente. 

Lunghezza dei rami figurati 3,4. mra 3,2.""" 
Trovasi una varietà più gracile, e. B. 
Idinonca. — 177. I. per t usa Reuss. Risponde esattamente alla specie del bacino 
di Vienna, e. Am. B. — 178. I. cancellata Groldfuss. (Betepora). Vi riferisco 
qualche ramo. R. B. — 179. I. concava? Reuss. Questa specie comune molto, 
somiglia grandemente alla forma cui dubitativamente la rapporto, ma sempre in- 
crostata e quindi in cattivo stato. La forma generale, l' andamento e la disposi- 
zione delle cellule ricordano proprio tale specie, la faccia posteriore è appianata 
con linee curve di accrescimento. C. B. 

FHisparsa. — 180. F. varians Reuss-- Pustulopora anomala Reuss (Parte). 1 
miei esemplari rispondono esattamente ed in tutti i particolari alle figure date 
dal Reuss per quelli di Crosara. e. B. — 181. F. biloba Reuss (Hornera). Vi 
riferisco alcuni piccoli esemplari, r. B. 

iRufaiopltora. — 182. E. attenuata Stol. Qualche piccolo esemplare un po' dubbio 
R. B. — 183. E. anomala Reuss (Pustulopora) (Parte). I miei esemplari ri- 
spondono bene alla restrizione apportata alla specie dal dott. Manzoni, r. B. 

Pustnlopora. — J84. P. pulchella Reuss (Cricopora) - Enthalophora pul- 
chella Reuss. Parrai che gli esemplari di Benestare rispondano bene a quelli del 
bacino di Vienna, e solo variano alquanto nella gracilità delle colonie, e. B. — 

185. P. palmata Busk. Qualche esemplare un po' compresso, e dubbio r. 13. — 

186. P. e la v ni a Reuss. Due soli esemplari ben distinti e mal conservati. R. B. — 

187. P. sub compr essa Reuss. Vi riferisco un solo esemplare ben distinto per 
la considerevole compressione e per essere coperto di numerose ed avvicinate 
cellule. R. B. 

Spiropoi-a. — 188. S. pulchella Reuss (non Cricopora pulchella Heuss). Due 
ben distinti esemplari, che rispondono esattamente a quelli di Crosara. Io sono 
perfettamente d'accordo col dottor Manzoni nel riguardare questo Briozoo siccome 
perfettamente distinto dalla Pustulopora pulchella Reuss. R. B. 

Tubnlipora. — 180. T. foliacea Reuss. Di questa specie raccolsi belle e grandi 
colonie che incrostano il P. scabrcllus, la Janira Besseri, VOstrea Boblayi, il 
Clypcaster pyramidalis ecc. e. Ma. M. — 100. T. flabellaris Fabr. Din- 
slopora plumula Reuss. Sulla Ditrupa incurva e la Terebratula Costae. r. Am. 
M. V. — 101. T. piuma Reuss (Defrauda). Alcuni esemplari sul Clypeaster 
pyramidalis. R. M. 

Diastopora . — 102. D. flabellum Heuss. Riferisco a questa specie, che deve 
forse associarsi alla D. simplex Busk, due esemplari poco ben conservati, l'issi 
sulla Terebratula Costae e sul Clypeaster pyramidalis. lì. Am. B. — 193. D. 
sparsa Reuss. Sul P. scabrellus e sulla T. Costae ecc. r. Am. B. M. 

ni«coporella'. — 104. D. e eh imi lata Heuss (Tubulipora). Sul P. scabrellus e 

sul Clypeaster r. Am. M. — 195. D. formosa Reuss (Defrancia). 

Vari esemplari che lasciano qualche dubbio, r. Am. M. 



— 86 — 

Aloe-io. — 196. A. echinata V. Munster [Cellepora) = Diastopora echinata 
Reuss. Alcuni esemplari aderenti alla Terebratula Costae ed al Clypeaster pyra- 
midalis. r. Ani. M. 

Patinella. — l'i7. P. proligera Busk. Rapporto con dubbio a questa specie una 
sola colonia trovata libera ed alquanto incrostata. R. B. 

Ceriopora. — l!>s. C. globulus Reuss. Rari esemplari esattamente identici a 
quello figurato «lai Heuss, r. M. — 199. C. arbusculum Reuss. Qualche pic- 
colo esemplare coi forami più radi di quelli della precedente specie. R. B. 

Ilcfcropora. — 200. H. stellulata Reuss. Bella specie incrostante la Janira 
Besseri ed il Clypeaster pyramìdalis. r. Ani. Ma. 

Tipo. ECHINODERMI. 
('lasse. Echinidi. — Ordine. Regolari. 

Cidaris. — 201. C. tessurata Meneghini. Var. major. L T n solo radiolo. R. B. — 

^n_'. C. rosa ria Bronn. Qualche frammento di radiolo. Secondo il professor Me- 
neghini la C. hirta Sismonda dee aversi come sinonimo di questa specie. R. B. — 
2o:', 0. si guata Sismonda. Un qualche radiolo. R. B. 

Ordine. Clipeastroidi. 

Clypeaster. — 204. C. pyramidalis Michelin = C. altus Philipp! [non Leske 
(Echinantm)] (')■ Tav. IX. fig. 1, la. 

Questa specie, la più grande del genere, è ancora la più comune del piano El- 
veziaiio calabrese, essa è distintissima pei- la sua l'orma molto elevata ed esatta- 
mente piramidale. Io credo che il Philippi nel suo lavoro intorno' i Clipeastri di 
Monteleone abbia riguardato questa siccome il C. altus Lamk., che è specie molto 
meno elevata e diversa per molti caratteri. Questa specie non è stata sinora 
raccolta, per quanto io sappia, che a Mitterberg presso Baden nel calcare di 
Leitha, e quindi al medesimo livello stratigrafico dove comunemente s' incontra 
in Calabria, e. Ani. <i. Ma. F. M. Var. brevior Tav. IX. fig. 16, le. Questa forma 
differisce dal tipo per essere meno elevata, colla estremità alquanto più larga, 
cogli ambulacri meno appianati, r. Ani. (}. F. C. 

205. C. p ortentos u s Des Moulins — C. altus Marcel de Serres (non Lamk. non 
Philippi). C. lurritus Agassiz (non Philippi), C. Agassizii Sismonda. Tav. IX. fig. :'.. 
A questa specie io riferisco due soli esemplari raccolti a Monteleone. La forma 
slanciata ed alquanto obliqua la fa distinguere assai bene dalle affini; gli am- 
bulacri sono molto allungati e molto più prominenti e più stretti di quanto lo 
sono nella precedente specie. È stata raccolta a Da\ (Landes), ad Eisenstadt 
(Ungheria), a Malta ecc. R, M. 

Var. elatior Tav. IX. fig. 3. Chiamo così un Clipeastro di forma ancor più elevata 
della tipica rappresentata dal Michelin. conviene del resto con quella in tutti gli 

(') UeLer Clypcaskr altus, V. limili,*, C. Stillati (Palacontographica Witti. Duncker und Herm 
von Meyer 1851 . 



— 87 — 

altri caratteri. R. M — 206. C. alti co status Michelin. Rapporto qualche 
esemplare a questa specie alquanto diverso dal tipo rappresentato dal Michelin. 
perchè alquanto più basso e meno depresso al margine posteriore Si è raccolta 
in Corsica, a Santa Manza, a Raubstallbruuiien tra Baden e Voslau (Austria) 
R. Am, M. — 207. C. alt us Leste (Echina ntus) = C. altus Lamarck (non Phi- 
lippe, Scutella pyramidalis Risso, Echiniles campa nulatus Schlotheim. Tav. Vili, 
fig. 17, 17(7, 176. 

Intorno a questa specie par che sianvi state opinioni varie, dappoiché questo 
nome fu imposto, da vari scrittori, a diversi Clipeastri, e già il Philipp] avea 
chiamato con tale nome il C. pyramidalis. Gli esemplari che io vi rapporto sono 
esattamente identici a quello descritto e figurato dal Michelin ('), che risponde 
alla figura dello Scilla. L'esemplare che ho da Monteleone è un po' guasti' e 
rotto, perciò nell'Atlante ne ho rappresentato uno da Baselice molto bello, fornitomi 
dal prof. G. Guiscardi. Raccolto a Bordeaux (Gironda), Dax (Landes), Oran (Algeria), 
San Miniato (Toscana), Isole di Corsica, Capri, Malta, Creta ecc. R. M. 

208. C. insigni s n. sp. == C. turritus Philippi. Tav. IX. fig. 2a, 2c, 2<ì. 

Ho mutato il nome a questa specie, essendoché quello di turritus impostole 
dal Philippi è stato precedentemente dato a varie altre, e potrebbe quindi inge- 
nerarsi confusione. La specie è proprio distintissima per la sua forma conico-concava, 
elevata, arrotondata all'apice, e quindi esattamente campanulata; la base è perfetta- 
mente piana con cinque solchi profondi, che si addentrano sempre piìi sino al peri- 
stoma, situato in fondo ad una stretta cavita quinquepartita dai cinque solchi, (ili 
ambulacri sono molto allungati da superare i due terzi della distanza che inter- 
cede tra 1' apice ed il margine, ristretti gradatamente all' estremità inferiore, e 
distintissimi per essere estremamente appianati e quindi ben poco sporgenti sul 
resto della superficie. 

Altezza 74. mm Diametro maggiore 124. mm Diametro minore 112.""" 
Il Philippi ebbe questa specie da Monteleone, ed io parimenti, r. M. 
Var. acuminatus Tav. IV. fig. 2, 2/). Questa forma differisce dalla precedente 
pel margine più sottile, per la parte elevata più gracile e per l'apice più stretto. 
Altezza 80. mra Diametro maggiore 130. mm Diametro minore 122.""" E. M. Am. 

209. C. Philipp ii n. sp. = C. Scillae Philippi (non Desmoulins) Tav. X. fig. 1,1'/. 
Anco questa specie non può conservare il nome che si ebbe dal Philippi, perchè 

era stato imposto precedentemente ad altra, per cui ho seguito il consiglio di de- 
dicargliela. Il Clypeaster che esamino ha forma intermedia tra la precedente e la 
seguente specie. Dalla prima differisce specialmente per essere di forma conica, 
regolare o alquanto convessa, e non già concava, coi pori genitali più distanti ; 
dalla seconda pel contorno ovale non angoloso, per la forma conica non convessa. 
pegli ambulacri meno estesi e meno prominenti. 

Altezza 68. mra Diametro maggiore 132. mm Diametro minore 126. mm 
Il Philippi ed io abbiamo avuto questa specie dal territorio di Monteleone. e. M. 



(') Monographie des Clypeastres fossiks. 



_ 88 — 

Vai-, media. Tav. X. fig. la, lb, ir. Forma meno elevata, più rotondata e quindi 
assai vicina alla specie seguente. 
Altezza 66. mm Diametro maggiore 126. mm Diametro minore 116. mra e. M. 

210. C. Reidii Wright Var. depressa. Tav. X. fig. 2, 2a, 26. La varietà che 
accenno ha una forma alquanto più depressa della tipica, e si distingue dalla 
precedente specie per una maggior grandezza degli ambulacri, siccome per una 
convessità maggiore della superficie e pei pori genitali distanti molto. 

Altezza 62. mm Diametro maggiore 136. mm Diametro minore 122.""" 
Questa specie è propria dell'Isola di Malta. L'unico esemplare che figuro è di 
Baselice. e conservasi nel gabinetto geologico dell'Università di Napoli: rendo 
adunque grazie al carissimo amico prof. (i. Guiseardi, direttore di quel gabinetto, 
che ha voluto mettere a mia disposizione tutti gli echinidi di quella località. Dal 
Reggiano possiedo qualche esemplare dubbio, perchè in cattivo stato. E. M. 

211. C. formosus n. sp. Tav. X. fig 4, 4.7, ib. 

Questa specie è assai affine al C. insignis, del quale è meno elevato, regolar- 
mente conico, non concavo, col margine abbastanza acuto, sottile e considere- 
volmente grande, pendio gli ambulacri sono stretti e piccoli, e i pori genitali avvici- 
nati. Tutti questi caratteri lo distinguono dal C. Philippit. Devo anco questa specie 
al prof. Guiscardi; essa proviene dall'Elveziano di Baselice: non l'ho sinora incon- 
trata con sicurezza nel Reggiano e vi rapporto dubbiamente qualche frammento. 
Altezza 60."™ Diametro maggiore 120. mm Diametro minore 114.""" R. M. 

212. C. marginati! s Lamarck. Gli esemplari che rapporto a questa specie sono 
deformati dalla fossilizzazione, e sembrano a prima giunta diversi dal tipo di Lamarck 
illustrato dal Michelin; ma uno studio minuzioso dimostra che non fa d'uopo al- 
lontanarli da quello, al quale stanno naturalmente collegati, r. Am. B. Ma. 
Var. tenuipelalus. Tav. X. fig. 3, 3a. (mesta forma è un anello estremo, che 
differisce dalla forma tipica per avere gli ambulacri più stretti e perciò non così 
arrotondati come in quella. 

Altezza 36.°™ Diametro maggiore 150.""" Diametro minore 140.""" 
Il C. marginatus è stato raccolto nel Miocene di Dax (Landes), Santa Manza 
(Corsica), .Malta ecc. r. Ma. 

Tipo. CELENTERATI. 
1 ii se. Antozoakii. — Ordine. Zoantakii. 

Oyptaugla. — 213. C. parasita? Michelin (Lithodendrorì). Con grandissimo 
dubbio riferisco a questa specie alcuni forami che trovo in varie Celleporarie 

mal conservate: la forma e la disposizione pressoché equidistanti di tali forami mi 

fanno credere che sieno dipendenti dalla distruzione dei poliperiti di una Crip- 

tangia r. B. 

Classe. Spongukii. 

Cllona. — 214. C. falunica Fischer. Rapporto a questa specie una Cliona ab* 
bastanza comune, che perfora le Ostriche, la Janira Besseri e la Terebratula 
Costae e. Ani. 15. Ma. 



— 80 — 
215. C. tubili osa n. sp. Tav. XII. fig. 29, 29 a. 

Questa è ben distinta specie, perchè le cellule sono riunite in modo da for- 
mare dei veri canali pressoché esattamente cilindrici, retti o curvi, che presentano 
ben rari restringimenti, e si ramificano qua e là. Gli osculi sono circolari, disposti 
su d'una linea retta, curva, o leggermente flessuosa; di grandezza variissima nella 
•medesima colonia e disugualmente distanti, taluni possono appena osservarsi ad 
occhio nudo, ed altri pervengono quasi al diametro di un millimetro. Questa specie 
perfora la Janira Besseri. e. Am. Ma. (Vedi fossili tortoniani). 

Tipo. PROTOZOARII. 
Classe. Rizopodi. — Ordine. Foraminiferi. 

lagena. — 216. L. globosa Walker (Serpillo) = L globosa Reuss, Enthosolenia 
globosa Williamson. r. Ma. V. — 217. L. marginata Walker. (Serpillo) = L. 
marginata Reuss, Enthosolenia marginata Williamson, Oolina compressa D'Or- 
bigny. r. Ma. V. 

Vociosiiiiit — 218. N. r a phani strimi Linneo (Nautilus) — Nautilus bacillum 
Parkinson, Defrance. e. Am. B. V. — 219. N. scalaris D' Orbigny = N. in- 
fiala Costa, N. contrada Costa, N. sulcata Costa, iV. siphunculoides Costa, r. 
Ma. V. — 220. N. longicauda D' Orbigny = N. sulcata D'Orbigny, .V. tomi- 
costata Costa, N. Reussi Costa, r. Ma. V. — 221. N. marginuloides Silvestri. 
r. Am. Ma. 

Glaudulina. — 222. Gr. laevigata D'Orbigny. r. B. 

Lingulina. — 223. L. costata D'Orbigny. r. B. 

Frondionlaria. — 224. F. romboidalis D'Orbigny. r. Am. B. — 225. F. alata 
D'Orbigny. r. B. V. 
226. F. cordata n. sp. Tav. IX. fig. 5. 

Questa specie distinguesi assai bene per la forma compressa, sottile, e dilatata 
in modo da presentarsi quasi arrotondata, con un considerevole incavo in basso, 
che la rende di forma esattamente cordata ; la superficie poi è ornata da squisite 
linee rilevate, pressoché rette e radianti. 

Lunghezza 4. mm Larghezza 3,9.""" R, Am. B. 

Dcutaliua. — 227. D. brevis D'Orbigny. r. B. V. — 228. D. Verneuillii 
D'Orbigny. r. B. — 229. D. consobrina D'Orbigny. R. M. — 230. D. elegans 
D'Orbigny. r. B. V. — 231. D. Orbigiiyana Neugeboreu. r. B. — 232. D. 
crebricosla? Neugeboreu. e. B. — 233. D. bi fu re at a D'Orbigny. r. Am. — 
234. D. urinila D'Orbigny. r. B. — 235. D. acuta D'Orbigny. e. B. 

Nonionina. — 236. N. communis D'Orbigny. r. Ma. — 237. N. Boueana 
D'Orbigny. R. M. — 238. N. Soldanii D'Orbigny. r. B. — 239. N. p mi- 
eta ta D'Orbigny. r. Ma. 

Polystomclla. — 240. P. obtusa D'Orbigny. r. Am. Ma. — 241. P. crispa 
Lamarck. e. Am. B. Ma. M. V. 

Amphlstegina. — 242. A. Camp belli? Karrer. Un solo esemplare molto dub- 
bio. R. Am. 

12 



— 90 — 

H«*«rro«.tej*ina. — 243. H. costata D'Orbigny. r. Am. Ma. 
244. H. papyracea n. sp. Tav. IX. fig. 4. ia. 

Distinguesi dalla precedente per essere grande, sottile, ordinariamente flessuosa, 
in modo che la superficie risulta irregolarmente ondulata: essa è inoltre priva 
ili costole, liscia, e mostra appena appariscenti le linee dei tramezzi, che sepa- 
rano le logge. 

Lunghezza 6. mm Larghezza ó. m,ri Spessore 0,2. mm 
Questa specie è importantissima, pe caratteristica, abbondante ed esclu- 

siva di questo piano miocenico. Essa giace dapertutto ove compariscono le sabbie 
elveziane nella provincia di Eeggio, e talvolta la roccia ne è completamente ri- 
piena. In taluni giacimenti supera il diam. di un cent. C. Am. B. G. Ma. F. C. Ba. M. 

ssargSnnlina. — 245. M. hirsuta D'Orbigny. r. B. V. — 246. M. raphanus 
Linneo, e. B. V. Var. crebricosta. Tav. IX. fig. 6. Chiamo così una forma che 
presenta maggior numero di costole, più sottili, incurvate, che fanno allontanarla 
considerevolmente dal tipo. e. B. 

Yaginuiiua — 247. V. linear is Montagli. Riferisco con qualche dubbio a questa 
:ie pochi esemplari, r. B. Am. V. 

Crtetellaria. — 248. C. cassis Fichi et Moli. r. B. V. 

Bobullna. — 249. 1!. calcar Lin. Con molte varietà e variazioni, r. Am. B. V. — 
250. E. cult rat a D"Orbigny. Forse è da annoverarsi tra le molte varietà della 
precedente, e. Am. B. V. — 251. E. similis D'Orbigny. Molto vicina alla pre- 
cedente, e. B. — 252. R. nitida Eeuss. Qualche esemplare un pò" dubbio E. B. — 
_' ». E. rotulata Lamarck (Lei ). r. B. M. V. — 254. E. inornata 

D'Orbigny. C. Am. B. — 255. E. s ubangulata. Eeuss. r. B. — 256. E. vortex 
Ficht, et Moli. r. B. V. — 257. li. imperatora D'Orbigny. r. Am. B. — 
25^. R. intermedia D'Orbigny. r. Am. — 259. E. obtusa Eeuss. r. B. — 
violata Czizèk. Var. Oltre Ih irta delle granulazioni, r. B. — 

261. R. ornata D'Orbigny. Varietà, r. B. V. —262. E. echinata D'Orbigny. 
Varietà Czizek. Colla superficie granulata, r. Am. B. M. 

l'oivmurphiiia — 263. P. ovata D'Orbigny. r. B. — 264. P. anceps? Phi- 
lippe r. B. — 265. P. communis D'Orbigny. Var. r. B. — 206. P. problema 
D'Orbigny. Var. r. B. — 267. P. aequalis D'Orbigny (Globulina), r. B. — 
_ 3. P. gibba D'Orbigny [Globulina), r. Am. B. — 260. P. punctata D'Or- 
bigny (Globulina), r. Am. B. 

iviserina. — 270. U. pygmaea D'Orbigny. r. Ma. V. 

■tuiimiua. — 271. B. Buchiana D'Orbigny. Var. r. Ma. V. — 272. B. pupoi- 
des D'Orbigny. E. Ma. 

Sphoeroidina. — 273. S. austriaca D'Orbigny. Vi s'incontrano diverse varietà 
delle ta: • ■ descritte, r. B. 

Piilvlnulina. — 274. P. Partschiana D'Orbigny (ftotofca).R. B. —275. P. 
acutimar. ). r. B — 276. P. Kah 1 embergens is D'Or- 

-iiy (Rotalina). r. M. — 277. P. repanda Fichte! et Moli. r. Am. V. 

Botalla. —27-. R. Beccarii Linne< is). r. Aia. lì. M. V. — 270. K. Sol- 

danii D'Orbigny (R . >• B. V. — 280. R. praecincta Karrer. r. Am. 



— 91 — 

Orbnliiia. — 281. 0. universa D'Orbigny. e. Ara. B. Ma. V. 

Globlgerina. — 282. G. bulloides D'Orbigny. e. Ara. B. M. V. — 283. G. 
quatriloba D'Orbigny. e. Ara. B. — 284. G. triloba Reuss. e. Ara. B. Ma. 
M. — 285. G. Aradasii Seguenza (Rotalina). Forma identica a quella del Plio- 
ceno recente, che somiglia alquanto alla G. cretacea D'Orb. C. Ma. 

itiHi-i>fiìiiìn. — 280. D. patella Reuss (Rotalina). H.B. Ma. — 287. D. globularis 
D'Orbigny. R. B. V. — 288. D. semi or bis? Karrer. I molti esemplari da me 
rapportati a questa specie, ne offrono la forma molto somigliante; ma i partico- 
lari della superficie vi sono appena accennati in taluni, e quasi del tutto man- 
canti in altri. Ciò dipende probabilmente dallo stato di conservazione, e. B. M. 

Trnncatiiliua. — 289, T. lobatula Walker. e. Am. B. Ma. M. V. — 200. T. 
variolata D'Orbigny (Anomalina). r. Ma. — 291. T. badenensis D'Orbi- 
gny (Anomalina). r. B. Ma. — 292. T. Akneriana D'Orbigny (Rotalina). r. B. 

293. T. elegantissima n. sp. Tav. IX. fig. 7, la, 76. 

Questa specie ricorda un pochino la T. Dutemplei, ma distinguesi molto bene 
per essere considerevolmente incavata sopra, ed appianata in basso, per le nu- 
merose e distinte concamerazioni , segnate da una punteggiatura speciale. 
Diametro maggiore 0,82. m,n Spessore 0,28." m R. Ma. B. 

294. T. lucida Reuss. Vi rapporto due esemplari che mi lasciano un po' di 
dubbio. Questa specie è molto affine alla T. Ungeriana. R. Ma. — 295. T. Hai- 
dingeri D'Orbigny. (Rotalina). r. B. — 290. T. affinis Czizèk (Rotalina). 
r. B. — 297. T. Badensis Czizèk (Rotalina). Associasi a qualche varietà, r. 
Am. B. — 298. T. Dutemplei D'Orbigny (Rotalina). e. Am. B. Ma. M. — 
299. T. Ungeriana D'Orbigny (Rotalina). r. B. V. — 300. T. Brougniartii 
D'Orbigny (Rotalina). R. Am. Ma. 

301. T. spirata n. sp. Tav. XIV. fig. 4. Vedi per la descrizione i foraminiferì del 
Tortoniano. r. B. 

302. T. vortex n. sp. Tav. IX. fig. 8, 8o, 8/). 

Questa forma molto somiglia alla T. lucida Reuss, ma è molto più elevata. 

di forma conica, appianata inferiormente, col margine assottigliato ed acuto, e col- 

l'apice considerevolmente ristretto. 

Diametro maggiore 0,66." im Spessore 0,22."™ r. B. 
:...... >!>•■•.. — 303. A. coronata Parker et Jones, r. Ma. V. 

Plamilina. — 304. P. ariminensis D'Orbigny. r. Am. B. V. 

H'iauorbulina. — 305. P. mediterranensi s D'Orbigny. r. M. V. 

Astcràgeriua. — 300. A. planorbis D'Orbigny. R. B. 

Ventilarla. — 307. T. carinata D'Orbigny (Textularia). r. B. V. 

Vulvuiiua. — 308. V. pectinata Hantk. Vi rapporto un piccolo esemplare. R. M. 

itoli v ina — 309. B. antiqua D'Orbigny. r. B. 

CassCiiiBiua. — 310. C. punctata Heuss, r. B. Ma. — 311. C. oblunga 

Reuss. r. Ma. 
LUuula. — 312. L. Sol ciani i Parker et Jones, r. Am. B. V. 
Clavuliua. — 313. C. communis D'Orbigny. r. Ani. B. Ma. 
Pleeaniuni. — 314. P. laevigatum D'Orbigny (Textularia). r. Am. — 



— 02 — 

315. P. a cut uni? Reuss ( Textularia). Sono dubbi gli esemplari riferiti a quesi i 
specie, r. Ani. — 316. P. s u b a n g u 1 a t u m D'Orbigny ( Textularia). r. Am. M. — 
317. P. Haueri D'Orbigny {Textularia). r. B. — 318. P. abbreviatimi 
D'Orbigny (Textularia). r. B. V. — 319. P. sagittula Defrance [Textularia). 
r. B. V. — 320. P. trochus (Linneo), r. B. V. 
321. P. acumi natii ni n. sp. Tav. X. fig. 5, ha, 56. 

Questa specie distinguesi per essere molto assottigliata all'estremità inferiore. 
per le numerose cavità, e per la sezione pressoché circolare. 
Lunghezza 1,2.""" Diametro maggiore 0,04. mm Diametro minore 0,G. mm R. Ma. 
GaiiiiB-.yiua. — 322. Gr. chilos torna Reuss. r. Ma. — 323. Gr. tèxtilaroides? 
Hantk. Rapporto a questa specie vari esemplari non ben conservati, i quali pre- 
sentano varie anormalità, ma panni die nei caratteri specifici rispondano alla 
specie di Hantken. r. B. 
IVnbecalaria. — 324. N. papillosa n. sp. Tav. X. fig. G, 6a, 6b. 

Questa specie distinguesi per avere la superficie irta di papille e segnata da 
irregolare punteggiatura impressa; del resto è molto variabile di forma, e tro- 
vasi fissa sul P. scabrellus, sulla Terebratula Coslae ecc. 

Diametro maggiore nei più grandi individui 2,8.""" r. Am. B. M. 
Alveoliua. — 325. A. melo D'Orbigny. r. Ani. 

Bllocnllna. —326. B. bulloides D'Orbigny. r. Am. V. — 327. B. inornata 
D'Orbigny. r. Ma. — 328. B. simplex D'Orbigny r. Ma. — 329. B. a mp bi- 
coni e a Reuss. r. B. 

QiiiiMliieloculiua 330. Q. B u chiana D'Orbigny. r. B. Ma. — 331. Q. Akne- 

riana D'Orbigny. r. Am. — 332. Q. Ungeriana D'Orbigny. r. Am. — 333. Q. 
e o n e i n n a ? Reuss. r. Ma. — 334. Q. Josephina D'Orbigny. r. Am. — 335. Q. 
Schreibersii D'Orbigny. r. Am. B. — :;:jf3. Q. a s perula Seguenza. R. B. 
La fauna importantissima fin qui descritta non ha d'uopo d'interpretazioni o di 
commenti: essa tutta intiera e nelle singole classi (die la costituiscono, depone perfet- 
tamente in favore, o meglio in accordo della posizione stratigrafica di già stabilita; 
difatti essa è miocenica per eccellenza, e lo attesta il maggior numero delle specie 
di tutte le classi, riconosciute nelle conti-ade e nei terreni miocenici più classici di 
tutta Europa. 

Difatti, tra i Vertebrati, sono specialmente i resti di pesci che si appartengono 
a specie ben note, le quali sono comunemente sparse nel Miocene. 

I Molluschi sono per la maggior parte caratteristici del Miocene, e la famiglia 
dei Pettinidi che vi predomina e rappresentala da specie variate, che caratterizzano 
a meraviglia tutti i lembi dell'Elveziano calabrese. 

Tra gli Articolati ricordo specialmente gli Entomostracei rappresentati da specie 
proprie del Miocene d'Austria, di Francia e del Belgio. 

Ma quello, tra i gruppi di fossili, ebe a mio avviso deve attirare molto l'atten- 
zione dei paleontologi, nonché dei geologi, è la classe dei Briozoi; la quale per le nu- 
merose ed importanti forme di questo piano reclama un lavoro monografico accurato; 
ciò imn pertanto io \i le. riconosciuto oltre centi, specie distribuite in ventotto generi. 
deforme specifiche sono per la maggior parte note per gli studi del compianto prof. 



— 93 — 

A. Reuss e dell'egregio sig. doti A. Manzoni ; esse furono raccolte quasi tutte nel 
bacino di Vienna e specialmente negli strati di Leytha, che possono prendersi a tipo 
del piano elveziano del Mayer. 

Tra gii Echinodermi merita speciale attenzione il gruppo dei Clipeastri, il quale 
si offre in questa zona con forme grandi e per la maggior parte elevate, completa- 
mente diverse da quelle che ho enumerato nelle faune dei piani Tongriano ed Aqui- 
taniano. Le specie note caratterizzano a meraviglia questa zona, incontrandosi daper- 
tutto nel miocene d'Europa, siccome nel Reggiano i Clipeastri associati ai Pettini 
caratterizzano quasi tutti i lembi dell'Elveziano. 

Anco i Foraminiferi formano un importante gruppo e ben caratteristico, nel 
quale le centoventi specie che vi figurano sono state quasi tutte riconosciute dal 
D'Orbigny, dal Renss, dal Karrer ecc. nel bacino di Vienna ed in modo speciale 
negli strati di Leytha. L' Ikleroslegina popi/racco è una particolare e grande forma, 
comune dapertutto nell'Elveziano della provincia di Reggio. 

Da quanto è stato esposto può ben conchiudersi al sincronismo degli strati ca- 
labresi, di cui discorro, con vari terreni miocenici d 1 Europa. 

E primieramente, risulta evidentissimo come tali strati abbiano la massima somi- 
glianza cogli strati di Leytha del bacino di Vienna, avendo comune con essi quasi 
tutta intiera la fauna; difatti i Molluschi ('), taluni Echinodermi, gli Entomostra- 
cei ( 2 ), i Briozoi ( 3 ), i Foraminiferi ( l ) attestano colla più grande chiarezza il sincro- 
nismo dei due terreni. 

Sul continente italiano abbiamo gli strati calcarei superiori della Superga, le 
marne e le sabbie serpentinose ultime di quelle colline, del Monferrato e di Ser- 
ravalle, somiglianti più o meno per la litologica costituzione, e molto più per la 
fauna, agli strati descritti, rappresentanti nel Reggiano il piano elveziano del Mayer (''). 

Altri lembi di terreni calcarei sparsi in vari luoghi della Toscana sono stati 
oggetto di controversia tra i geologi sin da tempi abbastanza antichi ; ma gli studi 
del prof. Capellini (°), del sig. Fuchs (') e d'altri hanno dimostrato trattarsi di una 
formazione coetanea ed analoga al calcare di Leytha. Pure il prof. De Stefani recen- 
temente ha credulo che tali calcari potessero comprendersi nel plioceno, ma tosto in 
altro suo lavoro ha fatto buone le idee del Fuchs e del Capellini; però tuttavia non 
si è sicuri, a mio avviso, che tali strati, che si connettono col sarmatico, studiato con 
tanta cura da quest'ultimo geologo, rappresentino l'Elveziano in Toscana. 

Oltre il Reggiano, nelle Provincie meridionali, gli strati elveziani affiorano in 
vari luoghi: così nella provincia di Lecce, la così detta pietra leccese rappresenta 
l'Elveziano; e basterebbe ad attestarlo la bella Terebratula Costae, che \i si rac- 
coglie abbondantemente in esemplari conservatissimi; e meglio ancora gli abbondanti 

(') Vedi: Hoernes, Die foss. Mollusken. — {-) Reuss, Die foss. Entomostraceei i rtiarbe- 

cfterw; Bosquet, Descript, des entom. foss. ecc. — ( s ) Reuss, Die fossilen Polyparien des Wiener 
Die fossile» Bryozoen des Oslerreichisch-Ungarishen \t cans\ \ Manzoni, / Briozoi fossili d' A 
d'Ungheria. — (*) D'Orbigny, Reuss, Neugeboren, Karrer ecc., L van irdanti i l 

ni fri di Vienna.— :> ('.Mayer. Tableau synchronistique des terrains lertiair rs, 1868;G. 

Mchelotti, Descripl. des foss. mioc. de l'Italie sept. — ' La formai 
Unni. — i") Relazione di un viaggio geologico in Italia. 



— 04 — 

•li numerosi Squalidi illustrati sì bene dal prof. Costa ; lo hanno dimostrato 
d'altronde i recenti studi del prof. Capellini ('). 

Nella provincia di Catanzaro il prof. Lovisato par che abbia trovato l'Elveziano 
in qualche luogo e col facies stesso, col quale si presenta d' ordinario nel Eeggiano, 
cioè ricco di Clipeastri diversi; ma lo studio delle specie di varie località di quella 
provincia gentilmente comunicatemi dal suddetto professore, mi fa riconoscer tutti i 
Clipeastri che nel Eeggiano giacciono presso Stilo nel piano aquitaniano, e quindi 
molti lembi ricchi di tali Echinidi doversi rapportare a tale epoca. 

Ma sui monti che sovrastano a Catanzaro l'Elveziano è proprio identico a quello 
della provincia di Eeggio. contenendo la Terebratula Costae ed altri fossili caratteristici. 

Calcari coetanei par che esistano anco in Sardegna, da quanto ne dice il pro- 
■ . • per la litologia o per la stratigrafia, ma più ancora per la 
fauna, che racchiude Pettini, Litofagi, Eterostegine ed altre specie caratteristiche. 

Corrispondono parimenti questi strati calabresi a quelli della seconda zona del 
mioceno messinese ( 3 ). ed ai calcari teneri ed a modelli di Siracusa ( 4 ); e le faune 
(•"Ile loro specie comuni attestano chiaramente tale ravvicinamento. 

Gli strati miocenici di Malta ci offrono una fauna, che ben si accorda colla 

irta, per le specie ivi raccolte nelle ultime due zone. Così i Clipeastri calabresi 
vi hanno diversi rappresentanti ( B ) : la fauna dei Molluschi ri corrisponde benissimo, 
e il sig. Fuchs vi ha raccolto un buon numero di specie identiche alle nostre ( s ), fra 
le quali trovasi la Terebratula Costae ('), specie tanto sparsa nelle Calabrie, e per- 
fettamente caratteristica di questo piano. 

La fauna abbastanza ricca delPElveziano dà occasione inoltre a considerazioni 
d'altro ordine che andrò brevemente svolgendo. 

E dapprima se si considera tale fauna comparando fra loro quelle delle diverse 
località esaminate, anco le più lontane, in generale si resta meravigliati della grande 
somiglianza o più tosto della perfetta identità. Così ad esempio le specie che raccol- 
gonsi a Monteleone s'incontrano quasi tutte nelle contrade diverse che giacciono sul 
lato orientale della provincia: e questa perfetta corrispondenza vi esiste per tutte 
le classi dei Molluschi così che pei Crostacei, pegli Echinodermi, pei Foraminiferi, 
siccome risulta ad evidenza dalle indicazioni di località enumerate nel precedente 
elenco. Considerata poi la fauna in se stessa, fa d'uopo conchiudere che essa non 
è una fauna littorale, ma che invece il mare in cui si formavano quei depositi 
calcareo-sabbiu^i. in cui viveano rigogliosamente quei grandi Clipeastri di unita ai 



' li e Vaclviaeunthus dell' Italia meridionale. — Della pietra leccese e di alcuni 

suoi fossili. — ( e;. Meneghini, Va' ''-ontologie de l'Ile de Sardaignc. — [»] brevissimi cenni ecc. — 
di slraligra, kit' Italia meridionale Ballettino del r. Comitato geologico 

'); T. Fu - \uflreten voi sten vom Charackter der sarmalischen Stufe 

- Wright, Un the fossi! èchinidae of Malta. — ( 6 ) T. Fuchs, Das alter der Ter- 

Sfalla. — ( : T. Davi o\ the Brachiopoda of the Maltese islax 

li dell'Italia meridionale. Faccio notare qui come la Terebratula Costae • 
dal Davidson e dal Fu Ila T. sinuo '. : io, poiché la distinsi nella mia monografia, 

i in nn altro errore credendola propria del piano Zancleano. laddove essa earatt. rizza dapertutto 
iano. 



numerosi e variati Pettini alle belle e gigantesche Janire, alle molte Ostriche, cui 
si associavano dei Gasteropodi non pochi e molti altri Lamellibranchi. offriva tali 
condizioni da dare alimento insieme a profusissimi Bracliiopodi, ad una ricca fauna 
di Briozoi che incrostava ogni maniera di conchiglie, ad una variatissima congerie 
di Foraminiferi che colle sue spoglie andava a costituire parte non lieve dei sedimenti; 
le quali ultime classi attestano evidentemente una considerevole profondità delle acque, 
ove manifestavasi tanto rigogliosamente la vita nei variati gruppi degl'Invertebrati, 
cui si associavano ancora numerosi pesci e tra questi predominavano i giganteschi 
Squali, coi quali convivevano anco i grandi Cetacei. 

Comparando la fauna elveziana della Calabria meridionale colla vivente si ri- 
conosce che essa racchiude un numero di specie ben considerevole identiche a quelle 
dei nostri mari , di cui la proporzione già si eleva oltre il 20 per cento, considerata 
complessivamente tutta la fauna. Difatti in 336 specie 69 spettano a forme tuttavia 
viventi; cioè in 52 Molluschi ve ne sono 8 che hanno protratto la loro esistenza 
sino ai mari attuali; di 13 Artropodi ne vivono ancora 2; di 122 Vermi ne vivono 
23 specie; di 12 Echinodermi nessuna specie si è conservata sin oggi, e di 121 Pro- 
tozoarii ne persistono 36 specie. 

Un' altra quistione ben rimarchevole viene agevolmente risoluta collo studio 
degli strati elveziani, che trovansi in vari luoghi del Reggiano. I geologi austriaci 
sono stati lungamente indecisi intorno alla successione stratigrafica dei calcari di 
Leytha, colle sabbie ed argille di Baden, credendo più probabile che tali rocce fossero 
esattamente del medesimo orizzonte, e che quindi si sostituissero a vicenda , e spie- 
gando le differenze litologiche e paleontologiche per mezzo delle condizioni diverse 
in cui i due depositi si costituirono. Il Mayer invece sostiene che le rocce di Leitha 
formano un distinto piano (l'Elveziano) sottostante al Tortoniano, rappresentato nel 
bacino di Vienna dalle argille di Baden. Or tali vedute appunto vengono piena- 
mente confermate dai terreni calabresi, dove a Benestare ad Ambutì ed altrove, 
agli strati elveziani si sovrappongono le argille tortoniane somigliantissime e coe- 
tanee a quelle di Baden. 

5.° Piano Tortoniano. 

Sinonimi: Mioceno superiore degli autori iurte . Secondo piano mediterraneo pari i Suess. 

Dopo aver percorso molte contrade del Reggiano, le mie ricerche reiterate mi 
avevano già messo in conoscenza della bella serie miocenica coi suoi variatissimi 
piani sino alle sabbie del periodo elveziano; ma tuttavia in venni luogo mi era 
occorso di riconoscere il piano tortoniano sì bene caratterizzato in tanti luoghi di 
Sicilia. Desideroso di potere studiare anco in Calabria gli strati superiori del ter- 
ziario medio, andava fra me stesso pensando quali fosser unente i luoghi da 
esplorarsi con maggiore probabilità di riuscita, e convinto che il mioceno superiore 
venne dapertutto denudato nel Reggiano, io riteneva, che se qualche lembo fosse 
rimasto, bisognava andarlo a cercare presso i depositi di che in Sicilia, come 
nell'Italia continentale, seguano ordinariamente nelle formazioni terziarie il limite 
tra il mioceno ed il pliocene Così pensando, andai tosto ad esplorare il più gran 
deposito gessifero di quella provincia, che giace nel territorio di Benestare, e fui 



— 96 — 
lietissimo di trovare accanto alle estese rocce di gesso gli strati tortoniani, carat- 
terizzati da una ricca fauna. 

Le ricerche ulteriori lungamente protratte mi hanno fatto scoprire qualche 
1 imbo del Tortoniano, al quale bisogna attribuire ben poca importanza, sia 
per la breve estensione che occupa, siccome pei rari fossili che racchiude; ma tali 
si udì mi hanno convinto sempre meglio che nel Reggiano generalmente il mioceno 
si arresta al conglomerato Langhiano, ed in taluni rari luoghi alle sabbie elveziane, 
e che il rincontrare strati più recenti è una vera eccezione. 

Questo difetto generalissimo del mioceno superiore in tutta la provincia di 
Reggio, seguito dalla generale distribuzione del plioceno antico, che d'ordinario 
poggia sul conglomerato Langhiano, è tale un fatto, che acquista a mio modo di vedere, 
mi' importante significazione. Pria di svolgere le mie idee in proposito è indispen- 
sabile esporre i risultati delle ricerche sul plioceno, e quindi mi riservo tale esame 
alla fine del compito. 

Il villaggio di Benestare giace più in alto di Bovalino, sopra elevate colline, 
in aprica e ridente posizione; il plioceno che dal piano si eleva grado grado inol- 
trandosi sino a considerevole distanza dalla spiaggia, giunge sino oltre quelle colline, 
che hanno le loro vette costituite dai suoi più antichi strati marnosi, sui quali si 
ergono i fabbricali di Benestare. Oltrepassato il villaggio, il suolo si abbassa gra- 
datamente e va a costituire ima larga depressione, ai fianchi della quale ergesi 
verticalmente un potente conglomerato rosso, sul quale vanno a poggiare le più an- 
tiche marne plioceniche, che coronano le vette delle circostanti colline. Un vasto e 
potente deposito di gesso cristallino succede al conglomerato in ordine discendente, 
e si estende cingendo la valle dal lato sud e dal lato ovest, dove si erge in erte 
prominenze e di unita al conglomerato va assai lungi. 

Le argille scagliose variegate del mioceno inferiore si estendono sul fondo 
della valle sottostando alle rocce gessose, e dove queste mancano, vengono fuori da 
sotto il conglomerato. 

Nel ceiitin dell'avvallamento, alle argille scagliose si addossano sabbie elveziane 
più o meno calcarifere in gran parte ricoperte dagli strati tortoniani, i quali d'altro 
canto si estendono sulle argille scagliose stesse. 

La formazione tortouiana adunque occupa presso Benestare una buona porzione 
della superficie di quell'avvallamento testò descritto; essa consta di argille azzurre 
finissime che si stemprano assai bene nell'acqua, sono molto ricche di fossili, e negli 
Irati superiori divengono brunastre e contengono solamente qualche esemplare di 
Ostrea navicularis Br. Sopra gli strati argillosi si addossa in alto della valle, un banco 
di grossolane sabbie cementate da variabile quantità di gesso, che in qualche luogo 
diviene molto abbondante. 

Tale roccia assume lo spessore di sei o otto metri, e racchiude abbondante 
quantità di fossili voluminosi, che hanno subito una epigenesi veramente rimarchevole. 
Sono dei Gasteropodi associati a grandi Lamellibranchi, che conservano per la maggior 
parte ambo le valve riunite, e si mescolano a qualche Echinide; e tutti questi solidi 
gu ci trovansi convertiti in selenite cristallina, la quale è ora opaca e bianca e 
talvolta alili, lini! traslucida, offrendo lempre la facile sfaldatura in direzione 



s 



— 97 — 

perpendicolare alla superficie. Questa talvolta è bea conservata sino a mostrare l'orna- 
mentazione delle specie, come nel Clypeaster marginatus, nella Cardila Jouanneli, 
nei Pettuncoli , nei Cardii, nei Pettini ecc. talvolta è erosa, e si mostra più o 
meno scabra. 

Queste sabbie fossilifero formano adunque una zona ben distinta dalle sottostanti 
argille, ma connessa ad esse per una fauna evidentemente tortoniana. 

Le argille intanto formano la parte principale di quel piano, e racchiudono una 
fauna variatissima e molto ricca. Esse raggiungono una potenza di circa venti metri, 
si stemprano facilmente nell'acqua, e i piani inclinati che costituiscono sono pro- 
fondamente solcati dall'azione delle aeque piovane; le quali vengono a produrre dei 
burroni coi fianchi molto rìpidi, che danno una fìsonomia affatto identica a quella 
dei coetanei terreni del Tortonese, fìsonomia completata dal colorito azzurro-grigio 
intenso delle argille. 

La stratificazione di tali terreni è lievemente inclinata, e sembra parallela, 
concordante coi sottostanti strati dell'Elveziano. 

Un altro lembo assai limitato della formazione tortoniana trovasi ad Ambirti 
direttamente sovrastante alle sabbie fossilifere dell'Elveziano, e ricoperto dalla serie 
pliocenica, come è stato rappresentato nella precedente sezione (vedi formazioni? 
elveziaua). Quivi il Tortoniano riconoscesi più che d'altro dalla sua posizione strati- 
grafica e dalla sua natura litologica. Difatti sono delle argille grigio-azzurre pio o 
meno sabbiose, in generale prive di fossili, che assumono la potenza di circa trenta 
metri e si estendono in quella depressione, che ho descritto precedentemente, tra- 
sversale in rapporto alla valle di Condojanni sulla cui sinistra affiorano gli strali 
dell'Elveziano. Salendo lungo tale depressione ed oltrepassate le sabbie elveziane, 
le argille del Tortoniano si estendono soprastanti, solcate da profondi burroni e 
formanti poggi e collinette, appianamenti e depressioni, che si seguono per una 
zona poco larga, lungo la via che conduce a Portigliela e sin presso alla valle 
che precede quel villaggio. 

In qualche eccezionale luogo di quella contrada tali argille, che sono più 
sabbiose negli strati superiori, offrono rari fossili, gli opercoli di un Turbo, alcune 
Ostriche ed alcuni Pettini, tutti di specie che trovatisi a Benestare e la maggior 
parte caratteristiche del mioceno. 

Altro breve lembo di argille tortoniane vedesi presso il colle di Falcò poco 
lungi da Sideruo superiore. Ivi tali argille grigiastre si addossano lateralmente agli 
strati elveziani, e si fanno riconoscere per qualche raro Pettine in frammenti che 
offrono soltanto alla base; come il Pectcu denudatus ed il P. cristatus. L'estensione 
di tali rocce è poco considerevole al colle di Falcò. 

Dai dintorni di Monteleone provengono taluni fossili che si appartengono senza 
dubbio al periodo tortoniano, cos'i il Murex Derlonensis, VAstrea crenulata Goldi 
ed altri. Or siccome presso Monteleone l'Elveziano è molto sviluppato e reco di 
fossili, devesi necessariamente inferire che anco ivi il Tortoniano estende qualche 
suo lembo sopra gli strati elveziani. 

E qui fa d'uopo ricordare ancora che nel territorio di Monteleone, Lenimento 'li 
Cessaniti, trovansi degli strati a lignite alternanti e sormontati da strati fossiliferi, 



— 08 — 

di cui taluni lacustri con Planorbis e Bithynia racchiudono il combustibile, ed altri 
marini ricchi di Cerizì. Il prof. 0. G-. Costa ha ricordato tali depositi nei Cenni in- 
torno alle scoperte paleontologiche fatte nel regno durante gli anni 1851 e 55 nelle 
quali ha benanco descritto taluni Ceri zi di questo giacimento. 

Questa formazione a me sembra doversi riferire al Tortoniano, quantunque 
sull'esempio del Mayer, nella Promemoria da me pubblicata ('), abbia riguardato tali 
depositi siccome Messiniani, essendoché in essi abbonda fra gli altri il Cerithium 
lignitarum, specie che caratterizza secondo il Mayer stesso gli strati più bassi del 
Messiniano. Così trovasi insieme il C. Duboisii, il C. minutimi , il C. articulatum 
di Costa che è molto affine al C. pictum, e qualche altro. 

I miei ulteriori studi compiti sul mioceno della provincia di Messina mi fauno 
propendere verso l'idea che il Messiniano del Mayer debba associarsi al Tortoniano, 
dappoiché a me pare che i depositi lacustri o di estuario che rapporlansi al primo 
non sieno che facies diverse e coetanee dei depositi marini, sempre identici a se 
stessi, che si riferiscono al secondo, così panni risultare dai vari luoghi del Messinese. 
Gli strati sabbiosi e marnosi con ammassi di gesso, che sovrastano sempre agli uni 
ed agli altri depositi e che terminano la serie miocenica, sarebbero quelli che bisogna 
riferire al Messiniano, qualora fosse conveniente di conservare questo piano siccome 
distinto, lo che panni venire contrastato dai rapporti stratigrafici. 

Dall' esame sinora fatto risulta evidente che la formazione tortoniana nel Eeg- 
giano è pochissimo sviluppata, non presentandosi che sotto forma di brevissimi lembi, 
di cui il più importante è quello che giace presso Benestare, essendo il più esteso 
ed il solo che offre una ricca fauna. 

Non può esservi dubbio di sorta, da quanto è stato detto intorno all'Elveziano 
ed al Tortoniano, e specialmente sul ristrettissimo loro sviluppo nella provincia di 
Keggio, che una vastissima denudazione si operò sul finire della grande epoca mio- 
cenica, per la quale le due formazioni vennero distrutte quasi interamente , solo 
restandone dei frammenti incalcolabili sopra ambo i versanti, ed anco a grandi di- 
stanze, testimoni parlanti della generale distribuzione degli strati di questi due 
periodi, pria che la denudazione avesse esercitata la sua rapina. Ma tuttociò viene 
confermato con luminose prove dallo studio del plioceno, che estendesi invece dapertutto 
nel Reggiano; è perciò che io mi riservo a discutere questi importantissimi fatti, 
di alto momento per la geologia dell'Italia meridionale, nelle conclusioni ultime del 
mio lavoro. 

Paleontologia. — Chiunque si fa a razzolare nelle argille di Benestare si accorge 
a prima giunta die trattasi di depositi tortoniani, il facies di quella fauna nonché 
i distintivi tutti del deposito sono assai caratteristici e rispondono con precisione a 
quelli molto uniformi, che gli strati tortoniani offrono nonché in Italia, dapertutto 
in Europa. 

I fossili, quantunque di perfetta conservazione e profusamente sparsi, pure sono 
per lo più rotti, ma per l'ottimo stato anco un frammento riesce determinabile. 

(') G. Seguenza, Brevissimi muti intorno le formazioni terziarie della provincia di Reggio-Calabria. 



— 90 — 

La fauna vi è assai doviziosa: ne sia testimonio il seguente elenco ricco di 
oltre 900 specie, raccolte nel breve tempo di tre esplorazioni, impiegando appena 
alcune ore per ciascuna. 

Tale fauna è costituita dall'insieme di molte classi. I Vertebrati vi bauuo la- 
sciato pochi resti di soli pesci, nei Molluschi abbondantissimi predominano principal- 
mente i Gasteropodi. Tra gli Artropodi gli Oslracodi vi hanno una parte considerevole, 
così i Briozoi e taluni Vermi. Parimenti tra i Celenterati, gli Antozoarii e le Spugne 
perforanti. I Foraminiferi poi hanno preso in tali depositi un immenso sviluppo. 

Da tale insieme bisogna conchiudere che non trattasi d'una fauna littorale, ma 
invece di un deposito di mare considerevolmente profondo , che può rapportarsi 
presso a poco alla zona coralligena, e la natura molto fina del deposito attesta in 
favore della profondità delle acque. 

Non così è a dirsi degli strati superiori formati di sabbie grossolane cementate 
dal gesso cristallino: in esse la fauna è costituita da poche specie di Molluschi, la 
maggior parte di grandi Bivalvi , e di qualche Echinide. Tali fossili colle valve 
riunite, bene conservate, e trasformate in gesso attestano un deposito littoraneo, 
siccome la roccia che li racchiude. 

I depositi tortoniani di Ambutì del colle di Falcò, siccome quelli di Monteleone 
non racchiudono che pochi resti animali. 

Gli strati a Cerizi di Cessaniti presso Monteleone mostrano evidentemente 
colle alternanze, che quel deposito costa di strati di estuario caratterizzati dalla 
grande abbondanza di Cerizi, e di strati lacustri , in cui giace la lignite, contradi- 
stinti dai Pianoro is e dalle BUhi/ìiie. 

Io ho voluto enumerare a parte le poche specie contenute in questi strati, la 
cui età precisa] non è colla massima certezza definita , o ■ per meglio dire non è 
ancora definitivamente stabilito che essi debbansi associare al Tortoniano, siccome 
parmi invero molto probabile. 



Elenco delle specie fossili raccolte nel piano Tortoniano ('). 



Tipo. VERTEBRATI. 
Classe. Pesci. — Ordine. Condrotterigii. 

Odontaspis. — 1. 0. dubia Agassiz. Un sol dente ben caratteristico e ben con- 
servato quantunque mancante dei piccoli coni laterali e della radice. R. 

Galeocerdus. — 2. G. Pantauelli Lawley. Anco di questa specie, nelle argille 
tortoniane di Benestare, non ho trovato che un solo dente, che, a dire il vero, è 
conservatissimo. R. ('). 

(') Le specie enumerate in questo elenco provengono quasi tutte dalla ricca località di Bene- 
stare, alcune poche sono da Ambutì e da Monteleone, di quest'ultime sarà sempre indicata la prove- 
nienza, nelle prime sarà sottintesa. 

( ! ) Devo alla cortesissima gentilezza del sig. cav. R. Lawley la determinazione dei resti di pesci 
qui sopra enumerati. 



— 100 — 

Ordine. Teleostei. 

Pag-ms. — ■ '>. P sp.? Un piccolo dente emisferico venne riguardato dal 

Lawley siccome rappresentante di tal genere, ma nella lettera di cui mi onorò 
soggiunge che potrebbe spettare ad un Sargus, ovvero riferirsi al Chrysophys 
Agassizii. E. Sismonda. E. 

Un altro frammento di dente potrebbe spettare a vari generi, ma somiglia ai 
moltissimi che vedonsi sulle mascelle del Cantharus Urcianensis Lawley. 

A questi pochi resti si devono aggiungere, tra i fossili ittiolitici, numerose e 
comuni forme di Otoliti . che restano tuttavia specificamente indeterminate per 
difetto di studi comparativi. 

Tipo. MOLLUSCHI. 
Classe. Cefalo-podi. 

Iiollgo- — 4. L. vulgaris? Linneo. Alcuni piccoli denti vennero dal sig. Lawley 
riguai-il.it i siccome estremità di mandibole di questo cefalopodo, essendo identici 
ai moltissimi che si raccolgono nel plioceno toscano ad Orciano e nel Sienese; ma 
a dire il vero panni azzardata la determinazione specifica d'un cephalopodo fon- 
data sull'esame delle sole estremità delle mandibole. 

Classe. Gasteropodi. 

Actcou. — 5. A. pingui s D'Orbigny. Piccoli esemplari. E. — 6. A. semistria- 
tus Ferrusac. R. 

Scapitami?!-. — 7. S. lignarius Linneo (Bulla). Pochi frammenti. E. V. 

Bulla. — 8. E. utri culu s Brocchi. E. V. — 0. B. miliaris Brocchi. Alcuni 
frammenti. E. 

UtrieiiliiK. — 10. U. Lajonkerianus Basterot (Bullina). Uu bello e caratteri- 
stiro esemplare, li. — 11. U. tru nca tulus Bruguière (Bulla). Frammenti. E. V. 

CylichuR. — 12. C. -s u li e o n ii 1 u s ? D'Orbigny (Bulla) = Bulla conulus Hoernes 
(non Deshayes). Frammenti dubbi. E. — 13. C. umbilicata Montagli. Due 
buoni esemplari. E. V. — 14. C. clalhrata? Defrance (Bulla). Un frammento 
dubbio, b'. 
15. C. nana n. sp. Tav. XI. fig. 1, la. 

Testa minima, ovalo-subcylindracea , utrinque obliquissime truncala , spiraliter 
tenuissime rare si fiala, postice umbilicata : regio antica prominens , os postìce 
slrictum antice elargatum ovatum, labrum sinistrum semplice subreclum, dextrwn 
flexuosum, columella fortiter arcuata; umbelicum superficiale. 
Lunghezza 1,1.""" Grossezza <),.">.""" 
Dalle speri.' terziarie e viventi elie io conosco questa è ben distinta per l'in- 
sieme dei suoi caratteri e specialmente per la conformazione della bocca, la quale 
stretta ed informa di fenditura per breve tratto nella parte superiore, si allarga 
tosto informa ovato-allungata per la grande curvatura del lato columellare, per- 
|( " '"' questa piccola specie assume tale andamento nella l'orma da somigliare al- 
quanto alle Philìne, da costituirne cioè una forma prossima a quel genere. R. 



— 101 — 

Trivla. — 16. T. re tu sa Sowerby (Cypraea). Rapporto con qualche dubbio a 
questa specie alcuni esemplari i quali presentano l'apertura un po' più laterale 
di quanto è negli esemplari inglesi. R. 

Erato. — 17. E. laevis Donovau {Voluta) = Voluta cypraeola Brocchi, r. V. 

llargiuclla. — 18. M. m iliac e a Larnk. Più piccola della vivente. R. V. — 19. M. 
Deshayesii Michelotti. Esemplari ancora più grandi di quelli del Tortonese. e. 
20. M. Benestarensis n. sp. Tav. XI. tig. 2, 2a. 

Testa ovato-oblonga, spira brevissimo mammillata : labrum inlus medio in- 
cra ssatum, e xlus crasse et late marginatum; plicae columellae quatuor crassae: 
apertura strida inferne vix lalìor. 

Lunghezza 14. mm Larghezza 9. mm 
Specie molto affine alla M. marginata Bon., dalla quale si distingue benissimo 
per essere più allungata, per avere la spira molto più breve, appena sporgente 
e mammillata, ed il labro ancor più ingrossato. 

itingicnla. — 21. R. marginata Deshayes (Auricula). È un solo esemplare che 
io riferisco con qualche dubbio alla nominata specie del Deshayes. R. — 22. 1.'. 
a uri culata Menard. Due esemplari più grandi di quelli che pescansi nel Me- 
diterraneo, ma che corrispondono esattamente in tutti gli altri caratteri. R. V. 
23. R. calabr a n. sp. Tav. XI. fig. 3. 

Questa è specie grandemente affine alla R. conformis Monterosato , ma si di- 
stingue bene per avere l'ultimo avvolgimento proporzionalmente più breve e più 
globoso, per le suture meno profonde, per la piega posteriore molto avvicinata 
alle anteriori, e per una smarginatura profonda alla regione anteriore della bocca, 
ma il più importante carattere si è quello della mancanza assoluta di una quarta 
piega, che distingue la specie vivente interponendosi Ira la posteriore e le anteriori. 
Lunghezza 5,6. mm Larghezza 3,5. mm 
Var. R. ornala. Linee spirali impresse, ed indizi più o meno distinti di nu- 
merose costole longitudinali, e. 

Mitra. — 24. M. scrobiculata Brocchi (Voluta). Raccolte, anco le Var. B. e C, 
del Bellardi. r. — 25. M. stria tuia Brocchi (Voluta). Insieme raccogliesi anco 
la Var. A. Bellardi. e. — 2(3. M. B or s ni i Bellardi = M. cancellata Bonelli, M. ele- 
cjans Michelotti. C— 27. M. recticosta Bellardi. Gli esemplari di questa specie 
presentano delle variazioni nel numero e nella prominenza delle costole, alcuni 
offrono indizio di strie presso le suture, e. — 28. M. pyrami della Brocchi 
(Voluta). I nostri esemplari presentansi pili o meno costati perle lungo, cogli av- 
volgimenti striati nella porzione superiore, e. 
29. M. minima n. sp. Tav. XI. fig. 4. 

Testa ovato-oblonga. spira brevis , oblusa. Anfraclus convexiuseuli, posticc 
marginati; ultimus magnus, antice productus gradatim attenuatus, 2 ;ì longi- 
tudine vix brevior ; medii transverse laeviter plicali, plicae crassae, contig'i 
obsoletae. Suturae profumi atee. Superficies laevissima. Os angustwm eloì 
Labrum sinistrimi alic[uanlulum flexuosum, simplice, laeve; columella qualri- 
plicata, plicae aculae, prominentes, medine majores. 

Lunghezza 5,5. mra Larghezza 2ji. mm 



— 102 — 

Questa piccola specie è bea caratterizzata dalla sua forma e dalle pieghe longi- 
tudinali negli avvolgimenti medii, e più ancora dalla brevità della spira, che è 
inoltre ottusa, e da un cordoncino poco prominente che trovasi al margine po- 
steriore degli avvolgimenti, r. 
30. M. bicoronata n. sp. Tav. XI. fig. 5. 

Testa parva, ovato-oblonga , spira breviuscula, obtusa. Anfraclus subplanali, 
plicato-costati, poslice biooronati, propler series duas granulorum, qui ornant 
coslarum fìnem; ullimus magnus, anlice produclus, gradatila in canaletti bre- 
vem attenuatus, 3 /s longitudinis vix brevior ; suturae profundatae. Super ficies 
regalarne r, transverse striata, slriac impressae, paucae super costas excurrentes. 
Os angustum, oblongo-sublanceolatum. Labrum sinislrum arcuatum, simplice ; 
columella triplicata, plicae obtusae, antica minor. 

Lunghezza 5. mm Larghezza 2,3. mm 
Questa bella mitra è assai ben distinta sopratutto dalla sua ornamentazione, 
essendoché le costole o pieghe prominenti che l'ornano finiscono alla parte poste- 
riore di ciascuno avvolgimento con due granuli o tubercoli più o meno rotondati 
e prominenti, che formano due serie, quasi due corone. Ne ho raccolto un solo 
esemplare. R. 

Camus. — 3.1. C. Berghausii Michelotti. Esemplari in cattivo stato e sempre 
rotti, e. — 32. C. fuscoeingulatus Bromi. Esemplari parimenti guasti, e. — 
33. C. Mercati Brocchi, e. — 34. C. nisus D'Orbigny = C. puncticulatus 
tìrat. (non Lamarck). r. — 35. C. venti - icosns Broun, r. — 36. C. pyrula 
Brocchi. R. — 37. C. striatulus Brocchi, r. — 38. C. Brocehii Bromi = 
C. deperditus Brocchi (non Brug.). Vi riferisco con qualche dubbio una piccola 
spirale mancante di tutta la parte anteriore. E. — 39. C. antedilu vianu s 
Bruguière. Esemplari ben conservati ma rotti, e. 

Plenrotoiiia. — 40. P. coronata Munster. Si raccolgono diverse varietà, e. — 

41. P. contigua Brocchi. {Mar ex [Pleurotoma]). Oltre la forma tipica si rac- 
colgono insieme molto più rare due distinte varietà. L'ima var. granosa offre dei 
granuli ben distinti all' intersezione dei cingoli colle linee flessuose d 1 accresci- 
mento, l'altra var. lamellosa ha quest'ultime linee ravvicinate e lamellose. C. — 

42. P. turricula Brocchi (Murex). Qualche raro esemplare commisto ai nume- 
rosi della precedente specie. R. 

Surcnla. — 43. S. intermedia Bromi (Pleurotoma). Un solo esemplare. R. — 
44. S. Mercatii Bellardi. = Pleurotoma sinuata Bellardi. e. — 45. S. dimi- 
diata Brocchi (Murex [Pleurotoma'}). R. — 4G. S. Lamarckii Bellardi. Esem- 
plari ben conservati, e. 

denota. — 47. G. Or a ver ii Bell. = Pleurotoma Parlschii Bell, e Mieli. Esem- 
plari abbondanti, ma sempre rotti. C. — 48. Gr. Munsteri Bell, e Mieli. (Pleu- 
rotoma). Con qualche dubbio vi rapporto alcuni frammenti. R. 

nriliia — 49. li. Scillae Bell. — Drillia interposita Bellardi (M. S.), Pleuro- 
toma mi, iiinsitti Seguenza (non Desìi.). R. — 50. D. Paretii Mayer (Pleuro- 
toma). Abbondante e ben conservata. 0. — 51. 1). obtusangula Brocchi 
(Murex [Fusus]). r. — 52.1). sej uncta Bellardi. K. — 53. D. modiola Jan. 



— 103 — 

(Fusus). Un solo frammento. R. — 54. D. crispata Jan. (Pleurotoma). Esem- 
plari della forma tipica del mioceno tortonese. E. — 55. D. ordita Bellardi. 
Vari esemplari incompleti. R. 

56. D. Luci a e n. sp. Tav. XI. fig. 6. 

Questa specie è affine alla D. crispata, ma più si avvicina alla D. bi filosa Bei- 
lardi. Essa è composta di quattro avvolgimenti, oltre del nucleo emnrionario che 
è rotto e sembra analogo a quello della D. crispata; la parte anteriore di cia- 
scuno avvolgimento è leggermente concava e porta un cingolo posto circa ad ' 
di distanza dalla sutura, la carena è acuta, la parte posteriore degli avvolgimenti 
, è appianata o leggermente convessa e porta alla metà due esilissimi cingoli molto 
ravvicinati. Le linee di accrescimento sono inoltre appena discernibili. 
Lunghezza 4. ram Larghezza l,7. mra 

57. D. globulifera n. sp. Tav. XI. fig. 7. 

Chiamo così vari frammenti d'una specie certo affine alla mia D. consanguinea, 
ma diversa per 1' apice globoso, per la carena degli avvolgimenti più sporgente 
e più acuta, inoltre sulla metà posteriore di ciascun avvolgimento non v'ha che 
un solo cingolo presso la sutura. R. 

58. D. sigmoidea Bromi. (Pleurotoma). e. 

59. D. minor n. sp. Tav. XI. fig. 8. 

Testa parva elongato -turrita, apex obtusus, rotundatus. Anfractus sex vel 
septem convexi, postice vix depressi, ultimus antice depressus. productus, tolius 
longitudinis dimidium subaequans. Superficies laevissima , longitudinaliter co- 
stata, costae prominentes, rotundatae, postice et ad basini evanescentes ; inter- 
stitia majora. Os elongatum. 

Lunghezza 7. ram Larghezza 2,8. mm 

Questa specie assai affine alla precedente ne è pure distintissima per 1' apice 
ottuso di forma assai diversa e globoso, per gli avvolgimenti molto più convessi, 
per le costole più sporgenti rotondate, che si terminano bruscamente alla parte 
posteriore degli avvolgimenti, e non sono flessuose, mancano da ultimo in questa 
specie le linee trasversali che si osservano sul canale della D. sigmodca. r. 
4 lavatili». — G0. C. Sotterii? Michelotti (Pleurotoma). Un solo piccolo fram- 
mento molto dubbio. R — 61. C. Coppii Bellardi. I pochi esemplari raccolti 
furono comparati colla forma tipica del Tortonese, e solo in alcuno di essi sono 
poco distinte le nodosità degli avvolgimenti. R. 
62. C. monsleonensis n. sp. Tav. XI. fig. 9. 

Questa è specie molto affine alla P. spinosa Grat. ma ha la superficie con diversa 
scultura, cioè ricoperta da sottili costole trasversali molto ravvicinate, inoltre è 
meno gracile, e coli' ultimo avvolgimento proporzionalmente più grande ; per le 
costole spirali somiglia in qualche modo alla P. Schreibersii Hoernes, ma la nostra 
è più svelta, cogli avvolgimenti più incavati, e colle spine che sono appariscenti 
soltanto alla parte posteriore degli avvolgimenti. 

Lunghezza 22. mm Larghezza 12. mm 

Questa specie viene da Monteleoue. R. — 63. C. Schreibersii Hornes. 
{Pleurotoma). Ho raccolto pochi esemplari mal conservati, che appartengono con 



— 104 — 

sicurezza a questa bella specie del bacino di Vienna. E. — 04. C. granulato- 
ciucta? Munster (Pleurotoma). Rapporto con molto dubbio a questa specie, e 
come varietà di essa, un solo esemplare, che è meno angoloso nell'ultimo avvol- 
gimento, ma somiglia bene nella variata scultura. E. — 65. C. Jouanneti Grat. 
(Pleurotoma). Un solo esemplare. R. — 00. C. semimarginata Lamk. Pleu- 
rotoma. Grandi e ben conservati esemplari. C. 

lkolieliotoma. — 67. I). cataphracta Brocchi (Murex [Pleurotoma']). Eacco- 
gliesi la ibi-ma grande e tipica. C. 

Oligotoma. — 08. 0. pannu s Basterot (Pleurotoma). E. 

li omofonia. — 69. H. scaberrima n. sp. Tav. XI. fig. 10. 

Questa specie differisce dalla //. reticulata, alla quale più somiglia, per molti 
caratteri. È più larga, le costole più prominenti e meno numerose, vengono in- 
tersecate da cingoli lamelliformi, e nelle intersezioni sporgono delle prominenze 
quasi spiniformi; gli avvolgimenti sono più convessi, più brevi, con minor nu- 
mero di cingoli, le suture sono più profonde. L' apice somiglia a quello della 
//. reticulata, ma è meno gracile, ed ha la superficie finamente ed elegantemente 
reticolata. 

Lunghezza 6. mm Larghezza 2.8. ram E. 
70. H. t u r r i t e Ilo i d e s Bellardi (Pleurotoma). Piccoli ma distintissimi esem- 
plari, r. 

Muugclia. — 71. M. con tracia Bellardi. E. — 72. M. angusta' Jan. (Pleu- 
rotoma). Un solo frammento. E. 

Kapbltoma. — 73. E. hi spi da Bellardi. E. — 74. E. hispidula Jan. (Pleu- 
rotoma).!. — 75. R. plica tei la Jan. (Fusus). Vi rapporto alcuni frammenti. E. 
70. E. b re vis n. sp. Tav. XI. fig. 11. 

Questa specie è molto affine alla R. nana Scacchi dalla quale distinguesi bene 
per essere più piccola, più breve, coll'ultimo avvolgimento più lungo della spira, 
che è formata d'un minor numero di giri, le cui costole sono più gracili, ed esi- 
lissime le linee trasversali, siccome l'apice levigatissimo è formato d'avvolgimenti 
più convessi, disgiunti da suture più profonde. 

Lunghezza. 3. mra Larghezza I. mi " r. 

77. E. brachystoma Pbilippi (Pleurotoma). Diverse variazioni, e. V. 

78. E. harpulaeformis n. sp. Tav. XI. fig. 12. 

Specie affine alla lì. harpula (Brocchi) e più ancora alla /?. Columnae (Scacchi); 
ina ha gli avvolgimenti quasi angolosi alla metà, dove le costole sottili sono più 
sporgenti, la superficie liscia, meno taluni rari indizi di linee trasversali. 
Lunghezza 7,7.""" Larghezza 3. mm E, 

Adonia. — 7.) A. hypothetica Bellardi (Raphitoma). Un solo esemplare. E. 

Oliva. — 80. (>. e v 1 i micacea Borson. Liti solo esemplale. E. 

AnclUarla. — 81. A. glandiformis Lamarck Anolaàs inflata Hors., Aneli- 
laria infiala Bast. S'incontra comunemente la forma a spira breve, ottusa, roton- 
data; la varietà a spira acuta è meno comune. C. — 82. A. obsoleta Brocchi 
(Buccinimi). Comunissima questa specie offre raramente quella varietà allungata 
che si rappresenta dall'Hoernes nella fig. 4 della tav. VI. C. 



— 105 — 

Colombella. — 83. C. nassoides Grateloup (Fusus). Var. A. Bellardi. Tav. XI. 
fig. 17 (Apice). La forma tipica manca nel Tortoniano calabrese. La var. A. ab- 
bonda, essa è breve, ventricosa, colla bocca ristretta, e eoll'ultimo avvolgimento 
che è ornato da forti strie spirali. Io opinava che questa forma dovesse specifi- 
camente disgiungersi; ma uno studio accurato sulla conformazione dello stato 
primitivo della conchiglia, rivelatoci dalla forma dell'apice, mi ha dimostrato 
completa somiglianza tra il tipo e la varietà. C. 

84. C. inflata n. sp. Tav. XI. fig. 13, 13a. 

Questa specie è affine alla C. nassoides, dalla quale si distinguo per essere molto 
più rigonfia e d'una grandissima solidità, per l' angolo spiralo considerevolmente 
più largo, pel canale più breve, il (inalo porta delle forti costole trasversali, per 
una distiuta angolosità che separa nell'ultimo avvolgimento la porzione appianata 
dalla depressa, per la bocca più larga, per l'apice costituito da due avvolgimenti 
pressoché di egual diametro, essendo il primo globoso, laddove nella C. nassoides 
è formato da tre avvolgimenti convessi e regolarmente crescenti. 
Lunghezza 23.""' 1 Larghezza 13. " ,m 

Questa specie trovasi anco nel Tortoniano messinese, r. 

85. C. interposita n. sp. Tav. XI. fig. 14. 14<\ 

Io ho riguardato dapprima questa forma siccome una piccola varietà della pre- 
cedente, ma più minuzioso esame me l'ha fatto distinguere. Difatti questa Colum- 
bclla assai più piccola è molto meno assottigliata nella spirale, e costituita da 
otto avvolgimenti, invece di undici o di dodici, alquanto più convessi, la superficie 
presenta numerose e lievissime pieghe o costicine longitudinali; l'apice è molto 
più grande quantunque la conchiglia raggiunga appena in lunghezza i due quinti 
della precedente specie, esso è formato da due avvolgimenti molto convessi e 
pressoché uguali, il primo dei quali non è globoso come nella Columbella infiala. 
Lunghezza 14. mm Larghezza 5,5. mm Un solo esemplare. E. 

86. C. Calcarae Seguenza. Tav. XI. fig. 18 (Apice). Specie affine alla C. su- 
bulata, ma piccola e proporzionalmente più breve. Comune nel plioceno d'Alta- 
villa presso Palermo. R. — 87. C. B e 1 1 a r di i Seguenza. Tav. XI. fig. 20 (Apice). 
Specie più gracile della C. subulala e diversa anco per la forma dell'apice. R. — 
88. C. minor Scacchi Tav. XI. fig. 19 (Apice). Questa specie risponde esatta- 
mente pei caratteri dell'apice e tutti gli altri, alla forma vivente del Mediterraneo, 
taluni esemplari soltanto sono meno gracili, e. V. — 89. C. corrugata Brocchi 
(Buccinurn). Tav. XI. fig. 1(3 (Apice). Pochi e ben distinti esemplari. R. 

90. C. coronata n. sp. — C. thiara Hoernes (non Bellardi). Tav. XI. fig. 15, 1 ■">'<. 
Testa parva, ovato-oblonga, spira elata, acutiuscula; anfractus septem, tres 
primi convexi, esquisite transverse striati, quatuor ultimi planali, costati; costac 
prominenles, acutae, rectae, poslice super suturimi productae anfractuumque 
coronantès ; anfract.us ultimus anlice, ubi costae evanescv/nt, depressus, prò- 
ductus, et dimidiam totius longitudini^ superans. Os ovai ; labrum 

sinistrum simpliee, antico compressum, exlus vix crassiusculum, intus denti- 
culatum. Super/icies laevis, canalis extus spiralìler sulcalus. 
Lunghezza 6,4.."™ Larghezza 2,8. mra 

14 



— 106 — 

Questa specie è affine alla C. costulata (Cantraine) (C. Hali/eti Jeffreys vivente), 
la quale ha gli avvolgimenti convessi, le costole più gracili e flessuose ed altri 
caratteri che ben la distinguono dalla mia, che panni corrispondere esattamente 
ad una specie del bacino di Vienna , che l 1 Hoernes riferì erroneamente alla 
C. thiara Bellardi. e. 

Bisogna ancora distinguere due varietà. 
Var. A. gracilior. Forma più allungata, più gracile. R. 
Yar. B. striala. Tav. XI. fig. 15«. Superficie striata spiralmente, r. 

Plio«. — 91. P. polygonus Brocchi (Buccinimi). Esemplari piuttosto piccoli. C. 

Nassa. — 92. N. prismatica Brocchi (Buccinimi) r. — 93. N. serraticosta 
Bromi (Buccinum). Identica agli esemplari del pliocene-. Questa è specie affatto 
diversa dalla N. pusilla (Phil.), che ha strie impresse, spirali, ravvicinate, ed 
in quella del Bromi sono invece cingoli molto meno numerosi, e. — 94. ST. gra- 
nularis Borson. e. 

95. N. crenaticosta n. sp. Tav. XI. fig. 21. 

Testa ovaia, parrà, longitudinaliter costata, costae IO prominenles, intersliis 
duplo minores, nodoso-orenatae. Anfractus seplem, tres primi laeves, ecostati, 
convexi, caeteri convexi, costati, postice aliquantulum planulati , spiraliterque 
striati : striar interruptae , ad interstitia evanescentes , super costas nodibus 
connexae, ad basini continuae; anfractus ultimus dimidium totius longitudinis 
vix superans. Os orbiculato-ova'um: labrum sinistrum extus varicosum, crena- 
ta m, intus denliculalurn. 

Lunghezza 5,6. mm Larghezza 3,2. mm 

Questa specie è molto affine alla precedente dalla quale si distingue benis- 
simo pegli avvolgimenti più convessi, pel minor numero di costole, pei caratteri 
delle strie spirali ecc. Somiglia anco alla N. serraticosta, ma si distingue pei 
medesimi caratteri, r. 

96. N. turbinella Brocchi (Buccinum) e. — 97. N. Brocchii Mayer = N. 
costulata Brocchi (Buccinum) (non Renici - ). Specie ben diversa dalla A r . costulata 
Renier vivente. La specie che esamino è molto variabile, sopratutto nello svi- 
luppo delle coste longitudinali, che sono piuttosto delle pieghe, nei nostri esem- 
plari miocenici tali pieghe sono poco appariscenti e quindi la specie sembra fare 
passaggio alla seguente, e. — 98. N. semistriata Brocchi (Buccinum). r. V. 

Eburna. — 99. E. nieridionalis n. sp. Tav. XI. fig. 22, 22a. 

Testa orali/, su! ria. spira prominens, acuta. Anfractus IO convexi, laeves, 
ultimus maccimus globoso-ovatus, postice rotundato-planatus, antice plica crassa 
cum callositalr columellae coniunrta. Suturae suprr/ìciales, haud canaliculatae , 
planoconcavae , contiguae. Os ovatum , labrum sinistrum simplice , callum 
labri dr. 'tri crassum. 

Lunghezza 42. mm Larghezza 27."™ 

Questa specie par dir sostituisca la E. eburnoides (Matli.) del Tortoniano del 
Nord dell'Italia e del bacino di Vienna, dalla quale differisce per non avere le su- 
ture scanalali', per essere ]iiìi globosa, cogli avvolgimenti più convessi, specialmente 
presso lf suture, cui labro sinistro non progettato in fuori, il quale carattere dà 



— 107 — 

alla mia specie ima torma più globosa, e l'inverso imprime all'i?, eburnoides una 
fisonomia ben particolare e distintiva, r. 

Var. oblonga. Distinguo così un esemplare di forma più allungata e che forse 
potrà costituire una distinta specie. E. 

Tcrcbra. — 100. T. fuscata Brocchi (Buccinimi). Offre nel mioceno reggiano le 
varie forme più o meno allungate, che costituiscono diverse variazioni, e. — 101. T. 
acuminata Borson. Esemplari incompleti, ma che offrono le diverse variazioni 
che suole presentare la specie, r. — 102. T. pertusa Basterot = Buccinimi 
strigilatum Brocchi (non Linneo). Anco di questa le diverse variazioni, r. Var. 
crispata. Una varietà importante di questo giacimento, che forse dovrebbe spe- 
cificatamente distinguersi, offresi cogli avvolgimenti incavati verso la regione ante- 
riore, col cordone posteriore prominente e rotondato, colle pieghe longitudinali si- 
nuose più fortemente e pressoché doppie in numero, r. — 103. T. Basterò ti 
Nyst = Buccinum duplicatum Brocchi (non Linneo). E. — 104. T. Scara- 
belli Doderlein. Comparati gli esemplari col tipo della collezione Doderlein. r. 

Cas*»£s. — 105. C. saburon Bruguière (Cassidea). Gli esemplari del nostro mio- 
ceno sono senza strie spirali sull'ultimo avvolgimento e formano la Var. a Coc- 
coni = Cassis laevigata Defr., la quale suole comunemente riunirsi alla C. sa- 
buron, ma che potrebbe ritenersi distinta, quantunque par che sianvi anelli in- 
termedii tra le due forme r. V. — 10(3. C. mammillaris Grateloup. Soltanto 
grossi frammenti del labro sinistro, r. 

Ouiscia. — 107. 0. calabra n. sp. 

Io sono d'avviso che l'unico esemplare rotto e qualche frammento di Oniscia 
da me raccolti nel Tortoniano di Benestare mal si rapportano alla specie del 
Brocchi (0. cithara); di fatti in tali resti comparati al tipo del Brocchi si osserva 
che le costole sono più strette, meno arrotondate, e più distanti, perciò ili minor 
numero e separate da più larghi interstizi, inoltre verso la parte posteriore non 
si terminano in forma di nodo arrotondato, ma bensì acute e spinescenti, e gli 
avvolgimenti sono angolosi in linea delle spine e ben appianati posteriormente, 
ripiegandosi sempre al margine, che va a ricuoprire l'avvolgimento seguente sino 
quasi all'angolo, lasciando appena venir fuori le spine: laddove nell'O. cithara, 
ogni avvolgimento è poco appianato posteriormente, né viene così ricoperto dal 
precedente. Quindi nella forma calabrese la spirale è meno sporgente, 1' angolo 
spirale è molto più aperto, inoltre i solchi trasversali sono poco profondi. 

Tali caratteri differenziano bene questa dalla specie del Brocchi, io propongo 
quindi il nome di 0. calabra. E. 

C'assidaria. — 108. C. echinophora Lin. (Buccinum). Sempre dei frammenti, r. V. 

Eutliria. — 109. E. cornea Linneo (Murex). r. V. — 110. E. magna Bellardi. 
Esemplari vari e grandi ma rotti, pure ben riconoscibili, r. Var. striata il. 

i>oiiia. — 111. P. Bellardii n. sp. 

Specie affine alla P. exacuta Bell, dalla quale sopratutto differisce per li •• 
stole trasversali nodoso-squamose, le quali sene alternativamente maggiori e mi- 
nori. Potrebbe anco essere una distinta varietà della specie del Tortonese. tv 
Clavclla — 112. C. Klipsteini Michelotti (Fusus). Gli esemplari del Reggiano 



— 108 — 

sono meno solidi di quelli del Modenese, e d'ordinario più gracili: tale varietà 
è stata descritta dal prof. Coppi, e. 

Fasns. — 113. P. crispus Borson. Questa forma viene dal Bellardi riunita al 
F. rostratus, ma gli esemplari che io conosco del plioceno e del mioceno, offrono, 
oltre dei caratteri speciali, uno stato embrionario affatto diverso, pel quale fatto 
soltanto non 6 possibile di associarli specificatamente al F. rostratus. E. — 
114. F. longiroster Brocchi (Murex). Sono alcuni frammenti, che io rapporto 
a questa specie molto connine nel plioceno. K. — 115. F. Valenciennesii 
Grateloiip. Vari esemplari ben caratteristici rappresentano questa specie, r. — 
116. F. lamellosus Borson. Alcuno vorrebbe credere questa specie identica al 
F. pulchellus Phil., ma essa ne è ben distinta per l'apice diversissimo, formato 
cioè da quattro avvolgimenti regolarmente crescenti, convessi e lisci, e. 

hiium'x — 117. M. tonila ri us Lamarck = M. brandaris e M. cormUus Brocchi 
(non Linneo), M. pseudobr andar is D'Ancona, e. 

118. M. Bellardii n. sp. Tav. XI. fig. 23. 

Testa subfusiformis, elongata. Anfractus regulariler convexi, gibboso-rotundati, 
postice vix subplanati, ullimus antice parum depressus, % longitudinis subac- 
quei ns; suturar superficiales ; superficies Iransverse costato-striata: costulae 
parvae aliisque minor ibus striisque confertis bntermixtàe, ac super varices omnes 
excurrentes. Varices compressae, solidae, ad suturas contiguae et in tres serics 
regulares, cont-ortas dispositae, utrinque costuto slriatae , ad marginerà laciniatae, 
prope suturas laciniae maxime prominentes, triangulares, acutac, postice cori- 
untile: nodusunus, varicibus interpositus, valile promìnens, rolundatus. Os 
óbliquum, orbiculato-ovalum, angustumj peristoma productum; cauda recta 
lata: canalis clausus. 

Lunghezza 40.""" Larghezza 26. mln 

Questa ben distinta specie, che dedico al chiar. prof. L. Bellardi, nella gene- 
rale forma somiglia moltissimo al M. Ycranyi Paninoci, dal quale è ben distinto 
per la superficie costato-striata e per le varici alquanto solide e non già sottili 
e foliacei. r. 

119. M. rudis Borson. Alcuni esemplari rotti ben riconoscibili. R. — 120. M. 
Tappar onii Bellardi. Taluni frammenti che rispondono bene alla descrizione 
e convengono colle figure dell'autore, r. — 121. M. dertonensis Bellardi. Un 
solo ben conservalo esemplare raccolto a Monteleone. R. — 122. M. cratieu- 
latus Brocchi. Un incompleto esemplare. R. — 123. M. funic ulosus Borson. 
Qualche raro frammento. K. 

Tj-piiis. — 124. T. horridus Brocchi (Murex). R. — 125. T. fistulosus Broc- 
chi (Murex). Belli e ben conservati esemplari, e. 

Ranella. — 126. R. marginata Martin (Buccinum). e. 

Tritoli. — Ì27. T. appenninicum Sassi. Murex reticularis Var. Brocchi (non 
Linneo). Mwex nodulosus Borson. Soltanto alcuni esemplari riferibili alla Var. 15. 
Bellardi (Triton um Miehelotti) r. — 128.T. distortum Brocchi (Murex). 

Vi riferisco alcuni frammenti, lì. — 129. T. Ica riunì Limi, l'n solo frammento 
ile! margine boccale, lì. V. — Frammenti indeterminabili di altre specie. 



— 109 — 

Fasciolaria — 130. F. tarbelliana Grateloup. Pochi esemplari incompleti, ma 

pure ben caratterizzati. R. 
131. F. Calabi- a n. sp. 

Sono vari esemplari incompleti che si approssimano per la forma generale e 
per le costole rigonfie, arrotondate e quasi nodiformi alla F. etnisca D'Ancona 
del plioceno, dalla quale la mia specie differisce per essere più gracile abbastanza 
e per avere le costole spirali grandi e piccole che si alternano regolarmente, r. 

Fleula. — 132. P. geometra Borson {Pyrula). Un sol frammento dubbio. R. _ 
133. P. intermedia Sismonda {Pyrula). R. — 134. F. condita Brongniarl 
{Pyrula). Alcuni frammenti ben riconoscibili, r. 

Purpnra. — 135. P. exilis Partsch. Un solo esemplare deformato. E, 

< critliìiim. — 13G. C. minutimi M. de Serres. Un solo esemplare rotto. R. — 
137. C. granulinum Bonelli. È questa una delle più comuni specie di questo 
giacimento. 0. — 138. C. Bronnii Partsch. Vi rapporto con qualche dubbio pochi 
esemplari trovati tra i moltissimi della precedente specie, r. 

Trifori». — 139. T. perversa Linneo {Trochus). R. V. 

Ceritliiolmii. — 140. C. se ab rum Olivi {Murex). Varietà con numeroso varici 
e piccoli granuli, r. V. — 141. C. Sehwartzii Hoernes {Cerithium). r. — 

142. C. spina Partsch. (Corilhium) Pochi esemplari alquanto dubbi, r. 

143. C. sculptum n. sp. Tav. XI. fig. 26. 

Questa elegante specie è distintissima: essa ha qualche somiglianza col C. 
Schu<ar!ii, dal quale se ne separa a prima giunta per avere gli avvolgimenti ap- 
pianati e forniti di numerose linee trasversali, presentando inoltre delle piccole 
e leggiere pieghe longitudinali, che specialmente affettano la parte posteriore degli 
avvolgimenti, e spesso sono scancellate o mancano del tutto più specialmente 
negli avvolgimenti ultimi. L' apice è conico costituito da quattro avvolgimenti 
convessi e levigati. Lunghezza 3.7." " Larghezza 1,2.""" 

Questa specie è comune nel Tortoniano del Messinese. R. 
Ceritliiopsis- — 144. C. tubercularis Montagli (Murex). R. V. 
145. C. bicarinata n. sp. Tav. XI. fig. 27. 

Distintissima specie, che ha gli avvolgimenti molto brevi e disgiunti da suture 
assai profonde, mentre essi sporgono fuori portando due carene acute intersecate 
da costole longitudinali, al numero circa di dieci, acute e sporgenti coinè le ea- 
rene stesse. L'apice è anch'esso distintissimo, per ''"ere grande, di forma quasi 
cilindrica, e costituito da tre avvolgimenti lisci, alti e convessi. 
Lunghezza 1,6.""" Larghezza 0,7.""" 
È unico l'esemplare che ho descritto siccome nuova e distinta specie. R. 
Chcnopns. — 140. C. pes-pelicani Linneo (Strombus). Vi rapporto un esem- 
plare molto piccolo ed incompleto, il quale ne ha i caratteri più importanti, e 
perciò potrebbe costituire una Var. minor; ma dubito che debba specificamente 
disgiungersi. R. V. — 147. C. pes-graculi Bromi. Specie che credo ben 
distinta dalla precedente, e. 
StroiniHis. — 148. S. coronatus Defrance. Soltanto alcuni frammenti poco rico- 
noscibili, r. 



— 110 — 

Cancellarla. — 14'). C. nassiformis n. sp. Tav. XI. fig. 28. 

Testa parva, ovato-oblonga, spini data, turriculata, obtusiuscula. Anfractus 
seoc convexi, postico subplanali, ultimus dimidiam longìtudinem superans, primi 
duo laeves ; sui, irne profundatae. Super/ìcies dal/irata, coslae longitudinale s 
acutae II, cingulos transveisos panini minores (tres in quoque anfractu. in 
ultimo vero ùndecim) decussantes; mi intersetionem papilla acuta praeditae. Os 
obovatum; columeUa uniplicala, vix umbilicata. 

Lunghezza 4,- w >.' in " Larghezza 2,l. mm . 
Questa specie assai piccola distinguesi benissimo per la sua forma molto al- 
lungata e quasi cilindrica, per la scultura e per l'unica piega della columella. R. 

150. C. Italica D'Ancona. Var. crispata. n. 

Chiamo cos'i una cancellarla che somiglia molto nella forma alla C. Italica 
D'Ancona, ma è più grande, nell'ultimo avvolgimento ai cingoli se ne interpon- 
gono altri due o tre minori, e le esili linee di accrescimento estremamente rav- 
vicinate e ijuasi lamelliformi rendono i cingoli e tutta la superficie increspata. 
Inoltre lo stato embrionarie della conchiglia è affatto diverso, essendo costituito 
da oltre due avvolgimenti regolarmente spirali e convessi; invece nella C. Italica 
esso costa quasi di un solo giro di spira, che è gibboso al centro. 
Lunghezza 15.""" Larghezza 10. mm ■ 

Di questa forma che potrà costituire più tardi una specie distinta ho raccolto 
un solo esemplare. E. 

151. (J. mi traeformis Brocchi {Voluta) R. V. — 152. C. cancellata Linneo 
(Voluta). Vi rapporto un esemplare un po' diverso dai viventi. R. V. — 153. C. 
Mieli elini Bellardi e Michelotti. IL — 154. C. calcarata Brocchi (Voluta). 
R. — 155. C. spini fera Grateloup. Le costole sono più o meno rade. r. — 
156. C. Westiana? Grateloup. Alcuni frammenti molto dubbi. R. — 157. C. 
serrata Bromi. R.— 158. C. varicosa Brocchi (Voluta). R,— 159. C. lyrata 
Brocchi ( Voluta), r. 

Xenopbora. — 160. X. infundib ulum Brocchi (Trochus). Alcuni frammenti 
r. — 161. X. Deshayesii Michelotti. R. — 162. X. testigera Bromi. 
(Trochus). R. 

Solarium. — 163. S. simplex Bromi, r. — 164. S. semisquamosum Bromi. 
Specie ben caratterizzata e distinta, che trovasi anche nel plioceno r. — 165. S. 
mi 11 e grammi Lamk. R. — 166. S. granuliferum Bromi. R. — 167. S. 
fallaci usimi Tiberi. Un piccolo frammento. R. V. 

Itili-onda — 168. B. minima n. sp. Tav. XI. fig. 29. 

L'unica conchiglia incompleta a cui impongo questo nome, è distintissima per 
essere avvolta in ispirale «piana, per avere la porzione embrionale della forma em- 
brionaria dei solari, e costituita da due giri di spira lisci e convessi; la parte 
adulta, della conchiglia, certamente incompleta, non forma che un mezzo avvol- 
gimento, il quale è disgiunto dal resto e bastantemente allontanato, rettangolar- 
mente bicarenato, e con una lamella prominente sopra ciascuna carena, ed ele- 
gantemente pieghettata e dentellata. Dal lato ombelicale l'avvolgimento è quaM 
appianato con una linea rilevata che cingo l'ombelico, dal lato opposto invece è 



— HI — 

alquanto convesso e porta due linee spirali. La superficie è finissimamente pie- 
ghettata tutta in traverso; la sezione è circolare tendente al quadrato. 

Diametro l,2. mm 
169. B.? zanclea Philippi. Un esemplarelto ben distinto. R. V. 

Seguenaela. — 170. S. monocingulata Seguenza (Trochus) = Omphalius mo- 
nocingulatus Jeffreys, S. monocingulata Jeffreys (M. S.), S. formosa Jeffreys. Vi 
riferisco alcuni frammenti in cui è ben distinto anco l'apice. E. V. 

watìca. — 171. N. millepunctata Lamarck. La forma tipica è poco comune, r. 
V. — Var. minor. È una piccola forma comunissima. C. — 172. X. auropun- 
ctata Meneghini. Specie molto comune che tra i numerosi esemplari mostra gra- 
duati passaggi alla piccola forma della precedente. C. — 1 7:>. N. pliocenica 
Seguenza. Pochi esemplari, tra i quali alcuni mostrano affinità colla precedente 
r. — 174. N. Dillwynii Payraudeau = Naoca fasciala Risso, r. V. — 175. N. 
crassa Nyst. Affine alla N. praesolida Brugnone. e. — 176. N. fu se a DeBlain- 
ville. Forma piccola C. V. — 177. N. pseudo-epiglottina Sismonda = N. 
epiglottina Bromi (non Lamarck). Forse questa è una estrema forma della pre- 
cedente, r. 

178. N. problema n. sp. Tav. XI. fìg. 30. 

Questa specie è discutibile; affine alla N. Guillemini Payr. vivente, ma più 
globosa, colla spira alquanto più sporgente, coll'ombelico più largo e molto pro- 
fondo, cinto da una scanalatura profondamente impressa, che circonda un cordone 
calloso, poco prominente, che si connette colla callosità esterna più spessa e più 
sporgente. Pei caratteri dell'ombelico, per essere maggiormente globosa e pel di- 
fetto di depressione sulla regione posteriore degli avvolgimenti, distinguesi bene 
dalla N. fusca. 

Lunghezza 19,5. mm Larghezza lS."" n e. 

179. N. minor n. sp. 

Testa parva globoso-ovata, spira parum prominula, obtusa, rotondata. Um- 
bilicus parvus, e callositate convexo-subplanata, sinuosa obteotum, fissuramque 
latiusculam reliquens. 

Lunghezza 7. mm Larghezza 6,5.""" 

Questa specie per la sua piccolezza, per la forma globosa e non depressa, per 
l'andamento particolare del callo, che ricopre in gran parte l'ombelico, non può 
confondersi con altre, ed è ben diversa dalla .V. Josephina Kisso. C. — 180. N. 
redempta Michelotti. Alcuni riconoscibili esemplari quantunque rotti, r. 
Ealima. — 181. E stenostoma Jeffreys. Riferisco a questa specie due esemplari incom 
pleti e dubbi. R. V. — 182. E. subulata Donovan {Turbo). Qualche esemplare 
piccolo, r V. — 183. E. Eichwaldi Hoemes. Un solo esemplare R. — 184. 
E. la e le a D'Orbigny. Esemplari completi identici a quelli del pliocene r. 
185. E. breviuscula n. sp. Tav. XI. fìg. 31. 

Testa brevis, conica, curviuscula : anfràctus S planati, suturis mperficia- 
libus vix distincli; apex obtusiusculus ; anfràctus ultìmus antico subangulalus, 
convexus; os ovale. 

Lunghezza 2. T,im Larghezza 0,8.""" 



— 112 — 

La mia specie miocenica sì approssima alquanto alla vivente E. microstoma 
Brusina, ma ne è distintissima perchè più piccola, più gracile, coll'apice ottuso, 
e specialmente per gli avvolgimenti più alti. Raccolto un solo esemplare. R. 

.\iso. — 18(3. N. eburnea Risso. Una piccola forma simile a quella comune nel 
Plioceno. r. 

Gallinella. — 187. E. Sci Ila e Scacchi (Melania). Alcuni frammenti. R. V. — 

188. E. confusa Seguenza. Molto affine alla precedente, ma più gracile, r. — 

189. E. subumbilica ta Grateloup. (Actaeori) = Turbonilla subumbilicata 
D'Orbigny. Un frammento. R. — 190. E. acicula Philippi (Eulima). Frammenti. 
R. V. — 191. E. ventricosa Forbes (Parthenia). Belli e completi esem- 
plari, r. V. — 192. E. o ì) s e u r a Reuss ( Turbonilla). Un incompleto esemplare. R. 

Tiirituniil.i. — 193. T. subplicata n. sp. Tav. XI. fig. 32. 

Un solo esemplare della forma della Odosùomia (Eulimella) superflua Mon- 
terosato, ma ancor più gracile, con sottili ed oblique pieghe longitudinali ap- 
pena distinte e mancanti del tutto sugli ultimi avvolgimenti. 
Lunghezza 5. mm Larghezza l,4. mm R. 

194. T. dimidiata Doderlein. Alcuni frammenti, comparati col tipo della col- 
lezione Doderlein. R. 

195. T. minima u. sp. Tav. XI. fig. 33, 33». 

Questa specie per la sua forma generale ricorda la Eulimella acicula Philippi 
colle sue variazioni ; ne differisce intanto per le tenui pieghe longitudinali, rette, 
più " meno distinte e prominenti, le quali al numero di dieci o di dodici vanno 
svanendo sugli ultimi avvolgimenti e scompariscono sovente del tutto nell'ultimo. 
L'apice rivoluto dei suoi due avvolgimenti presenta il primo sotto forma di un 
globetto o di un granulo arrotondato molto sporgente al di sopra del secondo, 
che è molto convesso. Questa specie varia molto oltreché per la distinzione delle 

itole, per la lunghezza relativa degli avvolgimenti, che sono appianati o legger- 
mente convessi. 

Lunghezza 2,-4.""" Larghezza 0,6. ,m " r. 
19G. T. Lanciae Libassi. (Chemnitzia). Comparata cogli esemplari tipici del 
plioceno d'Altavilla. 11. —197. T. varicosa Doderlein. Identica al tipo della 
collezione Doderlein. r. -- 198. T. costellata Grateloup (Ackieon). r. — 199. T. 
decussata Bonelli. Rispondi' agli esemplari del Piemonte, e. —200. T. gra- 
cilis Brocchi (Turbo). Belli esemplari e ben conservati. R. Var. dubia Tav. XI. 
fig. 34. Riguardo come varietà ili questa specie un frammento nel quale gli avvol- 
gimenti sono un ii" - più alti, le costole meno gracili e più oblique. R. 

201. T. n uè lenta n. sp. Tav. XI. fig. 35, 35a. 

Questa specie è affine alla T. pusilla Pini. (Chemnitzia): essa ha gli avvolgi- 
menti convissi, Le suturo profonde, le costole sottili, circa quindici, la superficie 
levigatissima, L'apice proporzionalmente grande è depresso molto da divenire 
quasi lenticolare, gli avvolgimenti suoi sono tre e crescono celèremente. 
Lunghezza 2,2.'"'" Larghezza 0,7. mm R. 

202. T. exilis Seguenza. Comparata cogli esemplari pliocenici d'Altavilla. Si 
distinguo per Le poche costole e per la grande gracilità, r. — 203. T. elegans 



— 113 — 

Seguenza. Simile nel Pliocene Affine alla T. elegantissima dalla quale diver- 
sifica per gli avvolgimenti meno brevi, e per le costole più gracili, che lasciano 
perciò interstizi molto più larghi, lì. 
Pyrgulina. — 204. P. curvicosta n. sp. Tav. XI. fig. 36. 

Un solo incompleto esemplare, meno gracile della P. interstìncta Moni alla 
quale in qualche modo si approssima, cogli avvolgimenti convessi, le suture pro- 
fonde, con gracili costole longitudinali, ravvicinate, oblique, flessuose. 
Lunghezza l,7." ,m Larghezza 0,8."™ K. 

205. P. formosa n. sp. Tav. XI. fig. 37. 

È questa una forma affine alla P. indistinta, dalle varie forme della quale 
distinguesi pegli avvolgimenti convessi, pel loro numero minore, per le suture 
assai profonde, per le costole assai sporgenti ecc. 

Lunghezza 2."" n Larghezza 0,8.'"'" K. 

206. P. fenestrata Porbes (Odostomia). Esemplari ben distinti, r. — 207. 
P. pygmaea Grateloup (Actaeon). Esemplari conservatissimi. r. V. — 208. P. 
decussata Montagli (Turbo). Un solo esemplare. K. V. 

Odostomia. — 209. 0. conoide a Brocchi (Turbo). Tav. XI. fig. 53 (Apice), e. V. 
210. 0. angulata n. sp. Tav. XI. fig. 38, 38a. 

Questa specie distinguesi assai bene pel forte angolo che porta alla base del- 
l'ultimo avvolgimento, essa è affine alla precedente, ma ben distinta per l'angolo 
suddetto e per l'angolo spirale più aperto, siccome per la forma generale esat- 
tamente conica. Per tali caratteri è vicinissima alla 0. unidentata vivente, ma la 
specie miocenica è acuta, ha un nucleo molto piccolo, gli avvolgimenti sensibil- 
mente più alti, l'ultimo più fortemente angolato. 

Lunghezza 2,8.""" Larghezza 1,6.""" r. 
211.0. Sismondae Seguenza = Acteon hordeolum E. Sismonda (non Auricula 
hordeola Lamk.). Tav. XI. fig. 52 (Apice). Identica agli esemplari tipici del Plio- 
ceno dell' Astigiano , prossima alla 0. conoidea , dalla quale è distinta pegli 
avvolgimenti convessi, l'ultimo non angoloso, r. — 212. 0. planulata Jan. 
(Pijramidella). R. — 213. 0. acuta Jeffreys. R. V. 

214. 0. Venus n. sp. Tav. XI. fig. 39, 39a. 

Specie che per la forma generale ricorda bene VAclis Fraunfeldi, ma la di- 
stingue sopratutto 1' apice rivoluto proprio delle odostomie. Orli avvolgimenti, 
escluso l'apice, sono tre alti e convessi, le suture sono profondate e la bocca 
ovale, dimodoché 1' ultimo giro della spira è quasi disgiunto e porta un largo 
ombelico. 

Lunghezza 1.""" Larghezza 0,3. """ 

È questa una forma ben distinta pei vari caratteri qui sopra descritti. R. 

215. 0. striata Hoernes. R. 

Alathllda. — 216. M. q u ad ri ca r i na t a Brocchi (Turbo). Qualchi frammento. 
R. V. — 217. M. elegantissima 0. G. Costa (Trochus). Var. tenuisculpta. 
Chiamo così questa forma, miocenica, che coni iene in tutti i caratteri colla 
specie del Costa, ma offre più sottile scultura, specialmente nelle costelli: lon- 
gitudinali, che sono gracilissime. R. V. 

15 



— 114 — 

Adi*. — 218. A. Fraunfeldi Hoernes {Acme). Vi riferisco un solo esemplare 
coll'apiee rotto. R. 

Cloniscus. — 219. C. miocenicus n. sp. Tav. XI. fig. 40. 

Questa elegante e distinta specie ha nel Plioceno e nella fauna vivente una 
forma molto somigliante, che è il C. glacilis Jeffreys, dal filale distinguesi spe- 
cialmente pegli avvolgimenti fortemente convessi che tendono ad appianarsi alla 
parte posteriore, e che sono disgiunti da suture molto profonde. L'apice è ottu- 
sissimo, le costole longitudinali molto sporgenti e sottili, al numero di 12, dis- 
giunte da interstizi più larghi. L'ultimo avvolgimento presentasi leggermente an- 
goloso alla parte anteriore ed alquanto appianato, come osservasi in talune specie 
di Scalarle. 

Lunghezza 2,2.""" Larghezza 0,6.""" 
Raccogliesi questa bella specie con una certa rarità nelle argille tortoniane 
di Benestare, dove conserva assai costanti i suoi caratteri, r. 

Scalarla. — 220. S. ri.ssoides n. sp. Tav. XI. fig. 41. 

Testa parva elongata, solida; anfractus 8 convexiusculi. primi laeves, qua- 
tuor ultimi costati ; costae 10-12 crassiusculae, interstitiis minores, postice subeva- 
nescentes, anfractus ullimus antice obtuse angulatus, ecostatus, depressus, sub- 
planatus. Superficies transverse punctato-striala. Os obliquum, orbiculato-ovatum, 
peristoma distinctum, crassiusculum; labrum sinistrum extus crasse varicosum, 
fortiter striatum, labrum dextrum fissuram ombelicalem constituens. 
Lunghezza 5,5.'"'" Larghezza 2,3.""" 
Questa specie per la sua generale forma breve e fornita di poche e rade co- 
stole, siccome per la grande solidità e picciolezza insieme, ricorda proprio talune 
rissoe, essa offre una certa analogia colla S. hellenica Forbes , ma questa è 
molto più gracile ed ha numerose costole, pei quali caratteri la mia specie di- 
stinguesi anco dalla 5. Scacciai Hoernes coetanea del bacino di Vienna. R. 
221. S. lanceolata Brocchi ( Turbo). Var. miocenica. Questa forma comparata 
cogli esemplari pliocenici si presenta diversa pegli avvolgimenti un po' convessi, 
e per le costole che svaniscono presso le suture. Si raccolgono ben conservati esem- 
plari, r. — 222. S. varicula Seguenza = Chemnitzia varicula Foresti (non 
Chemnitzia varicula S. Wood). Questa specie è affiue alla precedente, e distin- 
guesi per essere meno gracile, cogli avvolgimenti più brevi, e colle costole più 
regolari, e più strette. Conviene cogli esemplari pliocenici. R. 

223. S. raricosta n. sp. Tav. XI. fig. 42. 

Forma affine alla .S'. torulosa Brocchi , dalla quale è ben distinta per essere 
meno gracile, ornata di regolari strie impresse, pegli avvolgimenti molto con- 
vessi, per le poche costole assai strette e prominenti, ed anco per essere 
molto piccola. L' unico esemplare raccolto è incompleto e presentasi qua e là 
varicoso. R. 

224. S. lame 11 osa Brocchi (Turbo). Un bello ma piccolo esemplare. R. — 

225. 8. Trevelyana Leach. Alcuni frammenti dubbi. 1!. V. — 226. S. ve- 
nusta Libassi. Specie del pliocene d'Altavilla presso Palermo. Affine alla S.pseudo- 
scalaris Brocchi, r. 



— 115 — 

227. S. filicosta n. sp. Tav. XI. fig. 43. 

Questa specie ricorda bene la 5. pulchella Bivona ; ma ne è ben distinta per 
la forma più snella, pegli avvolgimenti più alti, per le suture meno profonde, 
pelle costole , che quantunque lamelliformi, sono pure in forma di esili fili 
perchè poco sporgenti, ed assai minori in numero, riducendosi talora esilissime 
in alcune varietà che la specie offre ; il nucleo embrionario è più allungato pres- 
soché cilindrico, opaco e bianco. 

Lunghezza 2,5. mm Larghezza l,2. mm r. 
Tarrttclla. — 228. T. Rieppelii Hoernes. Pochi esemplari rotti e detriti, r. — 

229. T. Brocchii Bromi. Un solo frammento. R. 

230. T. inaequisculpta n. sp. Tav. XI. fig. 44. 

Questa specie più piccola e più gracile della T. tornata (Brocchi) ha una speciale 
scultura: gli avvolgimenti sono appena convessi, quasi appianati e disgiunti da 
profonda sutura, ciascuno porta due cingoli presso la sutura posteriore, disgiunti 
da uno strettissimo solco, al centro tre cingoli più grossetti e più allontanati, 
alla regione anteriore altri cingoli minori, che alternano con quattro molto 
piccoli. 

Lunghezza 35. mra Larghezza 11.""" 
Un solo esemplare. R. 

231. T. Archimedis A. Brongniart. Questa specie molto comune offre a Be- 
nestare numerose graduali variazioni. C. — 232. T. bicar inala Eichwald. 
Oltreché nelle argille, questa specie trovasi più comune negli strati gessiferi 
soprastanti, dove la conchiglia è trasformata in selenite cristallina, r. — 233. 
T. turris Basterot. Var. minor, n. Riguardo tali, molti piccoli esemplari più 
gracili della forma tipica. R. — 234. T. sub angui ata Brocchi (Turbo). Le 
diverse varietà, e. — 235. T. exaspe rata Doderlein. Comparati i frammenti 
raccolti cogli esemplari tipici della collezione Doderlein. R. — 236. T. mar- 
ginali s Brocchi (Turbo). Un solo esemplare incompleto. R. 

SlUquaria. — 237. S. angu ina Lin. (Serpula). Un piccolo esemplare ben di- 
stinto. R. V. 

V ernie! us. — 238. V. gigas Bivona p. Var. granulatus. Questa forma molto 
comune nelle argille tortoniane di Benestare differisce dalla vivente del Medi- 
terraneo per avere tutte le costole e le costicine interposte, che ornali" la su- 
perfìcie , fortemente e distintamente granulate ; anzi può ben dirsi che ogni 
costola grande o piccola che sia risulta d' una serie di granuli più o meno 
allungati nel senso della direzione delle costole stesse. Per tali caratteri costanti 
nei numerosi esemplari raccolti io credo che questa forma miocenica potrebbesi 
specificamente disgiungere dalla vivente, denominandola V. granulatus. C. 

Caccimi — 239. C. trachea Montagli. R. V. 

Sctla. — 240. S. globosa u. sp. Tav. XI. fig. 45. 

Questa è specie molto affine alla S. fulgida Adams, dalla quale distinguesi 
per essere più rotondata, pegli avvolgimenti più convessi, per le suture più 
profondate. 

Lunghezza 1,1.""" Larghezza 1.'"'" r. 

■tissoina. — 241. R. obsoleta Partsch. Due incompleti esemplari. R. 



— 116 — 

ìtissoa — 242. R. e a ncellata Da Costa (Turbo) = fi. crenulata Michaud. R. V. — 
243. R. retici! lata? Montagli (Turbo) — fi. Beany Hanley. Un frammento R.V. — 
244. lì, Venus D'Orbigny. r. — 245. R. cimex Lin. (Turbo) = lì. calatiti 
scus Lasckey, R. granulata Phil. R. V. — 246. R. Montagui Payraudeau. 
R. V. — 247. R. Zetlandica Montagli (Turbo) = R. carinata Aradas. 
R. V. — 248. R. Lachesis Basterot. Diverse variazioni. Var. laevìs Hoernes. 
Senza costole, e. — 249. R. seabrella Doderlein. Comparata col tipo della 
collezione Doderlein. r. — 250. R. diadema Doderlein. Identica al tipo di Do- 
derlein. Assai prossima alla specie precedente. Trovasi anche nel plioceno. R. 
— 251. R. Testae Aradas = R. reticulata Philippi, R. Abyssicola Forbes et 
Hanley, R. Partschii Hoernes. Specie molto distinta e comune dal mioceno ai 
mari attuali, e. V. 
252. R. obliquisculpta n. sp. Tav. XI. fig. 46. 

Testa parva, ovato-conica, anfractus quatuor , duo primi laeves, conveoci ; 
(■atteri convexo-subplanati, spiraliter tenuissime striati , oblique plicati, postice 
angulato-sub marginati, planati: ullimus maximus duplo spira longior, antice an- 
qulato-carinatus, convexus. Suturar impressae. Os elargatum, magnum, ovatum. 
Lunghezza 2.""" Larghezza 1,7.""" 
Questa specie per la forma, per la scultura e per' tutti i suoi caratteri è di- 
stintissima. R. 

Turiti». — 253. T. rugosus. Linneo. Rapporto con qualche dubbio a questa specie 
un solo e grosso opercolo, raccolto di unita ai molti delle specie seguenti. R. 
V. — 254. T. fimbriatus Borson. Sempre in frammenti e quasi distrutto, e. 
Var. subgranulosa Doderlein. Rapporto a questa varietà qualche esemplare 
piccolo e granoso sugli avvolgimenti superiori, r. — 255. T. speciosus Mi- 
chelotti. Quest'altra elegantissima specie molto comune si trova anch'essa quasi 
distrutta, e non ci offre che pochi frammenti riconoscibili. C. 

Trovansi inoltre, e ben conservate, due specie di opercoli di Turbo, che 
certamente si appartengono alle due precedenti specie. C. 
256. T.? reticulatus n. sp. Tav. XI. fig. 47. 

Testa parva globoso-depressa; spira haud prominéns, convexiuscula, subpla- 
nata: anfractus tres, ultimus maximus; superficies tenuissime reticulata; um- 
bilicus profundus: labrum columellarc incrassatum; os orbiculare. 
Altezza l,3. mra Larghezza 2. mm 
Rapporto provvisoriamente, perchè con dubbio, al genere Turbo questa specie, 
che panni debba pei suoi caratteri spettare ad un gruppo distinto, forse a lineilo 
cui si appartiene il T. romettensis Seguenza, e la vivente specie di Granata, che 
è ancor più affine al T. reticulatus: ma quest'ultimo è profondamente ombelicato, 
carattere che manca in quelle due specie. 
Ho raccolto due soli esemplari. R. 

Troehus. — 257. T. rotellaris Michelotti. Specie distintissima e caratteristica 
del mioceno. r. — 258. T sp.? Due esemplari assai vicini al vi- 
vente T. Adansonii, colla base concentricamente solcata, colla spira meno elevata. R. 
259. T. scabre 11 us n. sp. 



— 117 — 

Questo troco è molto affine al T. exasperatus, dal quale distinguesi special- 
mente per essere ombelicato, e per la diversa scultura, ogni avvolgimento por- 
tando delle linee oblique, sottili, rilevate, ed essendo marginato anteriormente 
e posteriormente per mezzo di un cingolo granoso , a grani piccoli e distanti ; 
delle linee spirali ornano la superficie e portano delle papille prominenti là dove 
s'intersecano colle linee oblique, formando così una superficie ben reticolata e 
scabra. Var. semiomatus. Gli ultimi avvolgimenti mancano delle linee spirali, 
che si scancellano gradatamente e talvolta in parti'. 

Lunghezza 6,2.""" Larghezza 4,l. mm r. 
260. T. peregrinus Libassi (Solarium). Incompleti esemplari che rispondono 
bene a quelli del plioceno. R. 

Circulus. — 261. C. stria tus Philippi (Valvata?). Un solo esemplare. R. V. 

Adcorhis. — 262. A. Woodii Hoernes. R. 

Crepidula. — 263. C. ungui formis Lamarck. r. V. — 264. C. gibbosa 
Defrance. e. 

Ctolyptraea. — 265. C. chinensis Liu. (Patella). Un frammento. R. V. 

CJapulus. — 266. C. sulcatus Borson. (Hipponix). Specie caratteristica del mio- 
cene Un solo esemplare. R. 

Classe. Scafopodi. — Ordine. Solenoconchi. 

Dcntaliniu. — 267. D. Badense Partsch. R. — 268. D. inacquale Bromi. Una 
delle più comuni specie del Tortoniano di Benestare. C. 

269. D. ina e qui costa n. sp. Tav. XI. fig. 48, 48«, 

Testa magna, solida, elongata, conico-subp grami/lata, vix incurvala. Costa?- 
8-10 longi tudi nales, crassae. prominentes. semicylindricae, saepius linea im- 
pressa bifìdae. Inlerstitia majora, subplanata, inaequalia. costis minimis 1-4 
praedita. 

Lunghezza circa 70.""" Larghezza IO.""" 

Questa specie è molto affine al U. elephantinurn, dal quale distinguesi per 
essere quasi retto, per la forma, grossezza e numero delle grandi costole, sic- 
come per la grande irregolarità degT interstizi e delle piccole costole che le 
percorrono. C. 

270. D. prismaticum n. sp. Tav. XI. fig. 41», 49«, 

Testa magna, solidissima, conico-subprismatica, curviuscula. Costai' 8-10 
longitudinales, acutae, postìce prominentes, antice anguliformes. Interstitia 
planata, costella una vel duabus et rarior tribus signata. 
Lunghezza oltre 60.""" Larghezza 6,5. ram 

Specie distintissima per la sua forma prismatica, e per le costole che nella 
parte anteriore della conchiglia sono veri angoli ottusi, risultanti dalla superficie 
piegata in forma esattamente prismatica, e nella parte posteriore poi sporgono 
in forma acuta, e. 

271. D. dentalis Linneo, e. V. — 272. D. Michelot ti i. Hoernes. Con qualche 
variazione nella sporgenza delle costole, r. — 273. D. laevigatum Ponzi, r. 

Sipliouodeutaliuiii. — 274. S. te trago num Brocchi (Dentalium) = Denlalium 



— 118 — 

quinquangulare Forbes. r. V. — 275. S. intermedium Coppi (Dentalmm). 
Questa specie è molto affine al D. Jani Hoernes. R. 

licioni x 276. H. ventricosa Broun (Dentalmm) = Gadus ventricosus. Doder- 
lein, Creseis gadus Broun, Dentaliwm gadus Cocconi, D. Olivi Scacchi, Gadulus 
Olivi Jeft'r. r. V. — 277. H. gadulus Doderleiu (Gadus). Questa specie è co- 
mune anco nel plioceno. r. 
278. H. tenuis n. sp. Tav. XI. fig. 50. 

Specie molto somigliante alla H. Ieffreysii Monterosato, vivente e fossile del 
plioceno, dalla quale differisce per essere più gracile, più piccola e meno gib- 
bosa nella regione mediana. 

Lunghezza 3." ,m Larghezza 0,7. mm r. 

Cadnlus — 279. C. cyathus De Cristofori et Jan. (Creseis) = Dentalium ovulum. 
Var. attenuata Monterosato, C. cyathus Monterosato, Seguenza. Un solo esem- 
plare identico alla forma che occorre nel plioceno. R. 

Classe. Pteropodi. 

Ilyalaca. — 280. H sp.? Alcuni indeterminabili frammenti. R. 

Cleodora. — 281. C. pyramidata Lin. (Clio) = C. lanceolata De Blainville. 
Molti frammenti ben riconoscibili, specialmente le estremità posteriori, r. V. 

Cuvierla. — 282. C. conica n. sp. Tav. XI. fig. 51. 

Testa conico-subcijlindracea , fragilis. inferne truncata, clausa, parumque 
convexa. Superficies laevis. 

I pochi esemplari raccolti sono dei semplici frammenti, tra i quali quello 
figurato è una porzione della conchiglia dal lato posteriore, che non presenta 
alcuno indizio di restringimento alla parte anteriore, ed ha in tutta la sua lun- 
ghezza una sezione circolare. R. 

Classe. Lamellibranchi. 

Xylophaga. — 283. X. dorsalis Turton (Teredo). Una valva incompleta. R. V. 
Cornala. — 284. C. gibba Olivi (Tellina) = C. nucleus Lamark. e. V. 
Ncaera. — 285. N. crispata Scacchi (Corbula). Un solo frammento. R. 
i tirarla. — 286. T. pubescens? Pult. (Mya). Vi rapporto provvisoriamente un 

piccolo frammento, che presenta la rugosità particolare di questa specie. R. V. 
Solcn. — 287. S. vagina Linneo. Un frammento. R. V. 
Kynuosinia. — 288. S. ovata? Philippi (Erycina). Qualche frammento. R. V. 
Mactra. — 289. M. subtruncata Da Costa (Trigonella) — M. triangula Rem Una 

valva sola. R. Y. 
i niihi. — 2! io. E. pusilla Philippi {Erycina). e. 
Tellina. — 291. T. serrata Brocchi = T. Brocchii Cautraine. R. V. — 292. T. 

planata Lin. = T. complanata tìmelin. Alcuni frammenti. R. 
Tape*. — 293. T. ve tuia Basterot (Venus). Negli strati superiori sabbioso-gessiferi 

trasformata in gesso. R. 
Vonus. — 294. V. umbonaria Lamarck. Qualche raro frammento. R. 



- 119 — 

295. V. insiguis n. sp. Tav. Vili. fig. 1 (vedi fossili elveziani). Nelle argille 
tortoniane si rinvengono grossi frammenti ben conservati, r. 

296. V. grandi s n. sp. 

L'unico esemplare di questa grande specie è stato raccolto negli strati sab- 
bioso-gessosi superiori di Benestare : esso è trasformato in selenite cristallina e 
corroso alla superficie, perciò non è possibile di darne completa descrizione. 

La forma di questa conchiglia somiglia molto a quella della Cytherea Pedemon- 
tana, ma è ancor più grande, più allungata trasversalmente, cogli omboni molto 
più piccoli, la superficie poi è ornata di grosse ed elevate costole concentriche. 
Lunghezza 100. mra Larghezza 133. min K. 

297. V. ponderosa n. sp. 

Non possiedo che frammenti raccolti nelle argille di Benestare : da essi si 
riconosce che trattasi di una grande specie e molto solida, le cui valve hanno 
lo spessore di un centimetro presso l'apice, la forma generale è convessa, ro- 
tondato-ovata, con apici fortemente incurvati con una larga lunula cordata, la 
superficie è ornata di lamine concentriche, rilevate, pieghettate, che alternano 
con una due o un maggior numero di lamelle interposte; delle linee o esili 
costole irradiano dall'apice ed ornano tutta la superficie intersecando le con- 
centriche lamelle. E. 

298. V. plicata Gmelin. Pochi frammenti e qualche piccolo esemplare. R. V. — 

299. V. multilamella Lamarck (Cytherea). e. V. — 300. V. scalaris Bronn. 
Un sol frammento. R — 301. V. ovata Pennant = V. radiata Brocchi, r. V. — 
302. V. rudis Poli — Cytherea Venetiana Lamarck. r. V. 

Doslnia. 303. — D. orbicularis Agassiz. Qualche frammento. R. 

Cytherea. — 304. C. erycinoides Lamarck. Trovasi anco negli strati gessiferi 
sopra le argille, trasformata in selenite, r. — 305. C. pedemontana Lamarck. 
Raccogliesi anco negli strati gessiferi trasformata in selenite. R. 

Circe. — 30(3. C. minima Montagli (Venus) — Venus Cyrilli Scacchi, Cytherea 
Sismondae Calcara, e. V. 

Crassatclla. — 307. C. concentrica? Dujardin = Astarte Murchisonii Miche- 
lotti. Rapporto dubbiamente a questa specie una ben conservata valva di Crassa- 
tella, la quale per essere molto più grande delle figure date dall'Hoernes e dal 
Michelotti, coli' ombone un po' più prominente, alquanto più fina la scultura, ne 
è realmente dubbia l'associazione, ne altro può dirsi intorno a questo argomento 
se non si raccoglieranno molti esemplari della Crassatella calabrese. R. 

Verticordia. — 308. V. trapezoidea Seguenza. Questa distinta specie che tut- 
tora vive nel Mediterraneo è comparsa fin dal periodo del mioceno superiore, e 
trovasi non molto rara a Benestare, r. V. 

Isocardla. — 309. 1.cor Lin. (Chama). Molti frammenti, che vi rapporto con dubbio.c.V. 
Ho raccolto negli strati sabbioso-gessosi uu esemplare d' ìsocardia con ambe 
le valve trasformate in gesso, die sembra diverso dalla precedente specie 

Kelllella — 310. K. miliari s Phil. ( Venus?) = Kellia abyssicola Porbes, Kellù 
abi/ssicola M. Sars. Questa piccola e tenue specie trovasi un po' raramente, e 
viene da taluni riguardata come t'orma giovane della precedente, r. 



— 120 — 

4 inumi. — 311. C. gryphoides Linneo. Una sola valva. R. V. 

C'ardita. — 312. C. Jouanneti Basterot. Nelle argille questa specie raccogliesi in 
frammenti, nelle sabbie gessose soprastanti trovasi più abbondante in esemplari 
completi colle valve riunite e trasformate in gesso cristallino, e. — 313. C. sca- 
li ri e osta Miehelotti. Un solo frammento. E. — 314. C. rudi sta Lamarck. 
Molto abbondante, ma quasi sempre in frammenti. C. 

Cardium. — 315. C. discrepans Basterot. In frammenti voluminosi ed assai 
spessi. Qualche gigantesco esemplare trasformato in gesso negli strati sabbiosi 
superiori, r. — 310. C. pectinatum Linneo. Un solo frammento. E. V. — 317. 
C. multicostatum Brocchi. In frammenti, r. — 318. C. fragile Brocchi. 
Piccoli frammenti, r. — 319. C. turonicum Mayer. Un solo frammento. E. — 
320. C. fasciatimi Montg. Tre valve. E. V. — 321. C. exiguum? Gm. = 
C. subangulatum Scacchi. Divèrse piccole valve, quantunque più compresse parmi 
potersi riferire a questa specie, r. V. 

Diplodonta. — 322. D. trigonula Bromi. Una piccola valva. E. 

Axiuu*. — 323. A. ferruginosus Porbes (Kellia).U. V. 

Lucina. — 324. L. borealis Lin. (Venus) == Tellina radula Montagli. Un fram- 
mento. E. V. — 325. L. Bronii Mayer. Un solo frammento. E. — 326. L. 
spinifera Montagli (Venus). e. V — 327. L. dentat-a Basterot. E. — 328. 
L. Agassi z i i Miehelotti. r. — 329. L. col umbella Lamarck. Una sola valva 
ed un frammento. E. 

Lepton. — 330. L. lamellosus n. sp. Tav. XI. fig. 55, 55a. 

Questa tenue specie somiglia per la forma al L. Clarckie Clark; ma è più 
allungata trasversalmente, cogli omboni più prominenti, colla superficie ornata 
di regolari e numerose costole concentriche, le quali sono tenuissime elevate, e 
lamelliformi. Il dente mediano è grosso, prominente e trigono, dei laterali ap- 
pena discernibile quello che è dal lato boccale, 

Lunghezza ].""" Larghezza l,3."" n E. 

Arca. — 331. A. h elvetica? Mayer. — 332. L. nitidum Turton. Una valva 
rotta. E. V. Eapporto con molto dubbio a questa specie alcuni frammenti. E. — 
333. A. cuc ulliformi s Eichwald. Una sola valva. E. — 334. A. dilli vii 
Lamarck. Da non confondersi colla specie vivente del Mediterraneo, che è 1' A. 
Polii Mayer. C. — 335. A. Syracuse usi s Mayer. Specie che per la forma ge- 
nerale ha molta somiglianza coll'.L pedinata Brocchi, r. — 336. A. clathrata 
Defrance. E. — :'.:i7. A. di cheto ma Hoernes. Una sola valva, lì. — 338. A. 
pectunculoides Siacela. Due valve E. V. 

litmopsls. — 339. I.. A rada sii Testa (Pectunculus) = /,. elegans Miehelotti 
(AI. S.), Trigonocoelia Semperi Mayer. Questa, specie varia considerevolmente in 
grandezza ed in l'orma, essendo talvolta meno allungata e quindi quasi orbicolare. 
Gli esemplari miocenici corrispondono a quelli tipici del plioceno d'Altavilla, e. 
340. L. Oalabra n. sp. Tav. XI. fig. 54, 54a, 

Testa ovato rotundata, convexa, infiala, obliqua, inaequilateralis, sulcis con- 
centricis, regularibus, profundiusculis, angustis, lineisque radiantibus, pronti- 
nulis, dichotomis, eleganteì reticulato-sub granosa; umbones parvi, acuti; area 



— 121 — 

parvula ; dentes S-10, postici obliquiores ; rnargo inaequaliter denticulatus, 
denticidi medio minimi, lateraliter majorcs, postice cum plicis internis connexi. 
Lunghezza 6,2. ram Larghezza 5,7. ram Spessore 4.""" 
Questa specie comunissima a Benestare è molto affine alla Trigonocaelia Bronni 
Mayer, dalla quale panni che differisca per essere costantemente molto convessa, 
pei denti che con rarità raggiungono il numero di dieci, per le linee radianti 
sottili non valide, e per la superfìcie non veramente granosa. Del resto po- 
trebbe la mia nuova forma essere benissimo una varietà di quella del Mayer; 
a risolvere una tale quistione è affatto indispensabile uno studio comparativo, 
degli esemplari delle due forme, che non mi fu dato di compiere. 

La L. calabra è uno dei più comuni fossili del Tortoniano di Benestare. C. 
341. L. anomala Eichwald. Una sola valva. E. — 342. L. pygmaea Philipp] 
(Pectunculus). Specie molto ben distinta, comune nel pliocene, r. 

Pcrtuiirialiis. — 343. P. stellatus Gmlin (Venus). Ho raccolto nelle argille 
soltanto dei frammenti poco riconoscibili e dei giovani esemplari, nelle sabbie 
gessifere soprastanti si trovano grossi esemplari con ambe le valve riunite tra- 
sformate in gesso, r. V. — 344. P. insubri e us Brocchi (Arca). Un giovane 
esemplare dubbio. R. 

Nuciila. — 345. N. May e ri Hoernes. Alcuni dubbi frammenti. E. — 346. N. 
uucleus Lin. (Arca). Frammenti più o meno grandi ed alcune valve intiere. E. V. 

bacinella. — 347. N. calabra Seguenza. Un solo esemplare con ambe le 
valve riunite. R. 

Leda. — 348. L. Hoernesii Bellardi = L. clavata Hoernes (non Nucula clavata 
Calcara). Un frammento solo. R. 

I.emnulas. —349. L. commu tatus Phil. (Nucula). Diverse varietà di forma e 
di scultura, tra le quali aunovero il L. consaguineus Bellardi (Leda), e. V. - 
350. L. Bonellii Bellardi (Leda,). Sempre in esemplari rotti, e. — 351. L. 
pe raffini s Seguenza (Leda). Specie molto prossima alla L. messanensis Seg., 
dalla quale differisce per l'angolo cardinale meno aperto, e per le strie concen- 
triche esilissime alquanto oblique della superficie, e. 

Voltiia. — 352. Y. Philippii Bellardi. Alcuni esemplari corrispondono al tipo. 
Var. striata. Chiamo così tutti gli altri individui, che presentano rare strie im- 
presse, somiglianti a quelle della Y. nitida (Brocchi), r. — 353. Y. nitida Broc- 
chi (Arca). Più rara della precedente ed in frammenti, r. — 354. Y. sinuosa 
Seguenza. Questa specie è affine alla Y. frigida Torell, dalla quale distinguesi 
per essere trasversalmente più allungata, per la piega più larga e più rotondata, 
nonché per le dimensioni maggiori, e. — 355. Y. frigida Torell. Alcune valve 
che riescono identiche comparate cogli esemplari viventi dei mari nordici, r. V. 

Malletla. — 356. M. Bellardii Seguenza. Una sola valva, comparata cogli esem- 
plari raccolti nel plioceno di Sicilia. E. 

Unica. — 357. L. strigliata Brocchi (Ostrea). Identica alla forma pliocenica, e. — 
358. L. ovata S. Wood. Riferisco con dubbio alla specie del Crag inglese una 
piccola valva. R. V. — 359. L. crassa Forbes (Lima) = Limea Sarsii Lovèn. 

Una mezza valva ben distinta E. V. — 360. L sp? Un frammento 

16 



122 

che ricorda la L. clliptlca Jeffreys vivente, ma le costole sono più grosse, più 
rotondate. E. 

Peetcu. — 361. P. latissimus Brocchi (Ostrea). Un grosso frammento. R. — 
362. P. scabrellus Lamarck == Ostrea dubia Brocchi, e. — 363. P. Mal vi- 
li a e Dubois.E. — 364. P. sub s tri a t us D'Orbigny. R. — 365. P. spinulosus v. 
Munster. Alcuni frammenti da Benestare e da Ambutì. R. — 366. P. simili s 
Laskey = = P. pullus Cantraine, P. pygmaeus auct. (non v. Munster). R. V. — 
367. P. denudatus Reuss. Esemi)lari abbastanza grandi. Benestare, Ambutì, 
Falcò, r. — 368. P. elegans? Andr. Un frammento dubbio. R. 

Janira. — 369. J. b urdigal ensi s Basterot (Pecten). Numerosi frammenti, e. — 
370. J. Beudanti Basterot (Pecten). Soli frammenti. r. — 371. J. Rollei Hoernes 
(Pecten). Un sol frammento dubbio. R. — 372. J. adunca Eichwald (Pecten). 
Un frammento. R. — 373. J. Grayi Michelotti. Alcuni frammenti. R. 

374. J. Calabra n. sp. Tav. VII. fig. 13 (vedi fossili elveziani). Molti fram- 
menti dalle contrade Ambutì e Benestare, e. 

375. J. pumi la n. sp. Tav. XI. fig. 56, 56«, 56^, 56c. 

Testa parva, rotundato-subtrigona, lo costata, costae prominentes, triangu- 
lares, inlerstitiis subaequales, in utrisque valvis similes, superne obtusiusculae, 
laeves, ad latera squamulis arcuatis imbricatisque sca'brae ; ìnterstitia laevia. 
Valva superior piano-concava ad umbonem convexiuscula ; inferior convexa. 
Auriculae subaequales radiatim costatae. 

Lunghezza 15. mm Larghezza 16,5. mm Spessore 5,7. mm 
Questa è una ben piccola specie comune, la quale distinguesi benissimo dalle 
forme affini pei caratteri delle costole, che non somigliano per niente a quelle di 
specie, che per la forma si avvicinano, e. 

iMcuroncctia. — 376. P. cristata Brocchi (Ostrea). Specie comune in fram- 
menti a Benestare ed Ambutì. e. — 377. P. fenestrata Forbes (Pecten). Pei 
sinonimi vedi i fossili elveziani. R. V. 

Spondylus. — 378. S. e ras si co sta Lamarck. Due valve e vari frammenti. R. — 
379. S. gaederopus Linneo. Un solo frammento. R. V. 

Ostrea. — 380. 0. navicularis Brocchi (vedi fossili elveziani). e. — 381. 0. 
digitalina Dubois. Alcune valve superiori, giovani, dubbie. R. — 382. 0. ne- 
glecta Michelotti. Un piccolo esemplare e tenue, di color roseo. R. 
383. 0. acu tic osta n. sp. Tav. XII. fig. 2, 2a. 

Testa magna, solida, obovato-subtrigona, utraque valva crasse lamellosa, ra- 
diatim costala, costae dichotomae latae, validae, prominentes, trigonae, plus 
minusve angulosae, ad marginem subproductar, ad intersectionem lamellarum 
crasse nodoso-squamosae : interstia parva, margo fortitcr undulatus , prope 
cardinem crasse plicatus. Valva dextera convexiuscula. ad umbonem convexa; 
sinistra parum convexa vel convexissima et quidem valde crassa, parte ad- 
/ìssa parva. Cardo majusculus, canali* dimidium latitudini^ acquans, conca- 
vus, profundalus ; marginibus prominentibus, sulcis impressis. Imprcssio mu- 
scularis ovata.. 

Lunghezza 100. ra ™ Larghezza 90.° 



— 123 — 

Questa bella ostrica è distintissima per avere ambe le valve ornate di grosse 
e prominenti costole dicotome, nodoso-squamose là dove intersecano le lamelle 
della superficie, siccome per la grande larghezza del canale del cardine. Questa 
specie pel margine fortemente ondulato, per le costole carenate spetta alla sezione 
dell' O.'plicata (Sezione carinatae Eaulin et Delbos). r. 
384. 0. tenuiplicata n. sp. Tav. XII. fig. 1. lo, lb. 

Testa parva, tennis, ovata, utraque valva extus plicis tennis, clepressis, di- 
chotomis, conferlissimis, subsquamosis, mdiatim dispositis praedita, intusque 
radiativi striata, rnargo prope cardinem tenuissime crispatus. Valva dextera 
concaviuscula ad umbonem convexo-gibbosa, concentrice squamosa; sinistra re- 
gulariter convexa; concentrice squamoso-lamellosa, parte adfissa maxima vel 
parva. Cardo parvus, cànalis T /3 làtitudinis superàns, parum profundatus, 
brevissimus , marginibus prominentibus , sulcis profundatis. Impressio rnu- 
scularis ovato-oblonga utrinque profunde emarginala unde videtur sub-bipartita. 
Lunghezza 19. mra Larghezza 17. mm Spessezza 8. mm 

Questa piccola ostrica è distintissima per le sue dimensioni poco considere- 
voli e per tutti i suoi caratteri, e specialmente per le sottili pieghe dicotome, 
che ornano la superficie di ambe le valve. 

È veramente rimarchevole che questa specie siasi conservata dall'Aquitaniano 

insino al Plioceno. e. 

Aiiomia. — 385. A. Burdigalensis Defrance. Gli esemplari miei rispondono a 

quelli del bacino di Vienna, della collina di Torino ec; ma sembrami che non 

possano in verun modo rapportarsi all' A. costata del Brocchi alla quale li riferì 

l'Hoernes. r. — 386. A. ephippium Lin. Riferisco a questa specie numerosi 

giovani esemplari, che potrebbero forse appartenere ad altra, e. V. — 387. A. 

aculeata Montagli. Alcuni pochi esemplari, r. V. — 388. A. striata Brocchi. 

Un frammento. E. 

Classe Brachiopom. 

Tercliratula. — 389. T. sinuosa? Brocchi (Anomia). Rapporto con dubbio a 
questa specie numerosi frammenti assai" spessi, spettanti alla regione cardinale 
d'una grande terebratula. Essi potrebbero invero appartenere anco alla T. am- 
pulla (Brocchi), e. 

fistoli». — 390. C. la e vis Seguenza (Argiope). Un solo ben conservato esemplare. R. 

Tipo. ARTROPODI. 

Classe. Crostacei. 
Dei crostacei superiori soli frammenti indeterminati. 

Ordine. Ostracodi. 
Cvpris. 391. C? recta Reuss (Cytherina). Vi rapporto con qualche dubbio due 
sole valve. R. 

392. C? angui osa 11. sp. Tav. XII. fig. ::. 
Questa specie si avvicina in qualche modo alla C. faba Desmarest, dalla 



— 124 — 

quale differisce bene per essere meno allungata, meno rigonfia, e più angolosa, 
sopratutto per un angolo ben distinto clic presentasi alla regione antero-supe- 
riore e che manca affatto nella specie sopradetta. La superficie forma una pro- 
minenza verso il centro della valva, la quale è bianca con sette punti traslucidi, 
in tutto il resto è come macchiettata. 

Lunghezza 0,9. mm Larghezza 0,6. mm E. 

Bnirriia. — 393. B. subdeltoidea v. Munster (Cytherc). e. V. — 394. B. 
arcuata Bosquet. r. 

Cythcre. — 395. C. Kostelensis Keuss (Cypridina). Qualche sola valva. E. — 
39(3. C. p une tata v. Munster (Cypridina). I miei esemplari sono esattamente 
rappresentati dalle figure del Eeuss. e. — 397. C. Haueri Eeuss (Cypridina). 
Il mio unico esemplare è un po' diverso perchè gibboso al centro delle valve. 
E. — 398. C. asperrima Eeuss (Cypridina). Oltre la forma tipica incontrai 
una varietà, nella quale la forma è più allungata, ed inoltre la regione centrale 
presenta delle elevazioni arrotondate (due o tre) e la superficie è un po' meno 
spinosa, r. — 399. C. histrix Eeuss (Cypridina). Le spiue sono bipartite 
e talune tripartite. Var. elongata. Forma più gracile colle spiue più lunghe, e. — 
400. C. corrugata Eeuss (Cypridina). In taluni esemplari la scultura è più 
fortemente marcata e le fossette sono cinte da rialzi più prominenti , costituendo 
in tal modo una vera varietà, r. — 401. C. plicata v. Munster (Cypridina). 
L'esemplare che vi rapporto si riferisce meglio alle figure date dall'Egger. E. — 
402. C. striato-punc tata Eoemer. Questa specie offre esemplari che con- 
vengono bene colle figure date dall'Egger. Var. elongata Egger. Anco di questa 
forma qualche esemplare. E. — 403. C. Jonesiana Bosquet. Un solo esem- 
plare. E. — 404. C. plica tuia Eeuss (Cypridina). Forma e scultura alquanto 
variabile in modo che s' incontrano delle modalità che più o meno somigliano 
alle figure varie date dal Eeuss, dall'Egger e dal Bosquet, ma più si avvicinano 
a quelle di quest'ultimo autore, e portano costantemente al margine anteriore dei 
piccoli dentelli acuti, e. 

405. C. se ni in ulurn n. sp. Tav. XII. fig. 4, Aa. 

Questa specie si avvicina per la forma allungata alla precedente, ma ne è 
distintissima per tutti i caratteri. La forma è allungata molto, un po' curva e 
pressoché ugualmente larga in tutta la lunghezza, cogli estremi arrotondati, il 
posteriore soltanto alquanto angoloso e sporgente; la superficie regolarmente 
convessa non presenta depressioni o appianamenti marginali, la scultura è fatta 
da piccoli incavi allineati ili superficiali solchi di forma curva non paralleli 
al margine superiore. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,5. mm Spessore 0,4. ,ll,u E. 

406. C. gibboso-foveolata n. sp. Tav. XII. fig. 5, Sa. 

Affine alla vivente C. quatridentata dalla quale distinguesi per essere molto 
più rigonfia, e per la scultura costituita d'incavi più grandi, più ravvicinati. 
più angolosi, più profondi, ed anco per la generale forma più regolare, perchè 
il margine superiore e l'inferiore sono pressoché esattamente paralleli. 
Lunghezza 0,7. :llm Larghezza 0,4.""" Spessore i.i.l.' r. 



— 125 — 

407. C. scabra v. Muuster (Cypridina). Questa forma bella e distintissima per la 
speciale scultura trovasi comune e costante a Benestare, e. — 408. C. Edwardsii 
Koemer (Cypridina). Gli esemplari calabresi sembrano intermedi tra quelli rap- 
presentati dal Keuss e quelli figurati dal Bosquet. I dentelli dei margini anteriori 
e posteriori sono poco prominenti. R. 

409. C. sub trigona n. sp. Tav. Vili. fig. 2. 

Vedi per la descrizione l'elenco dei fossili elveziani. Nel Tortoniano oltre 
della forma tipica s'incontrano delle varietà. Var. marginato-striata. Tav. XII. 
fig. 6, 6a. Questa forma si distingue per la scultura della superficie quasi can- 
cellata, pei dentelli dei margini anteriore e posteriore più numerosi, che si 
connettono colle striature radianti che affettano ambo i margini, r. 

410. C. semilunata n. sp. Tav. XII. fig. 7. 

Questa forma è distintissima quantunque abbia una certa somiglianza grosso- 
lana colla C. Haueri Roemer, dalla quale basterebbe la sola carena per distin- 
guerla eminentemente. La forma generale è quasi esattamente quella di un semi- 
cerchio coll'angolo anteriore rotondato, il posteriore acuto ed alquanto prominente. 
La superficie regolarmente convessa e liscia si presenta con rare punteggiature 
e molto presso al margine inferiore v' ha una carena arcuata prominente priva 
affatto di sporgenze, di dentelli ec. 

Lunghezza 1."™ Larghezza 0,6." m R. 

411. C. ceraptora v. Munster (Cypridina). Di questa bellissima specie possiedo 
due conservatissime valve, che sono anco fortemente traslucide. Una lieve diffe- 
renza si osserva tra questi esemplari e le figure date dal Bosquet, cioè la più 
elevata prominenza della carena è meno sporgente. R. 

412. C. flabellata n. sp. Tav. XII. fig. 8. 

Questa bella Cythere è distintissima da quelle ebe io conosco ; essa ha forma 
allungata che si restringe gradatamente verso la regione posteriore, colla super- 
fìcie regolarmente convessa, ma appianata verso i margini, e ornata da una scul- 
tura specialissima che direi squamoso-foveolato-rugosa. Il margine anteriore 
appianato, regolarmente arcuato è sottilmente radiato-striato ed offre qualche 
lievissima sporgenza, e coi medesimi caratteri si connette il margine superiore, 
che conservasi tale per soli due quinti della sua lunghezza. Il margine posteriore 
è rotondato-troncato, e plicato-crenato e con tale forma continuasi il margine 
superiore pei tre quinti della sua lunghezza. Il margine inferiore quasi retto 
presenta nella sua parte centrale quattro dentelli allontanati. In vicinanza dell'an- 
golo infero-anteriore la superficie offre una prominenza abbastanza elevata. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,5. mm R. 
413. C. tetraptera n. sp. Tav. XII. fig. 9, 9«. 

Questa specie per la sua forma generale ricorda la C. Mieheliniana Bosquet, 
ma ne è distintissima per molti particolari. La regione posteriore è meno ristretta 
e meno prominente, rotondata e col margine fornito di dentelli spiniformi, tra i 
quali uno più valido e più lungo. La regione anteriore è più regolarmente arcuata, 
la metà dal lato della regione inferiore è dentata, invece finamente crenata l'altra 
metà. La carena si termina in un aculeo, ed alla regione mediana posteriore della 



— 12G — 

valva v'ha una lamina elevala che all'estremo diviene triangolare. Un'altra carena 
è poi di forma arcuata dal lato della regione superiore. Mancano infine quegl'in- 
cavi che nella C. Micheliniana cingono la carena d'ambo i lati. 
Lunghezza l,2. mm Larghezza 0,6. """ Spessore 0,6.'" m 
Raccolto un solo esemplare intiero. R. 

s,ox«>; omfiia — 414. L. punctatella. Reuss (Cypridina). Questa specie risponde 
esattamente alla forma del bacino di Vienna descritta dallo scopritore. R. 
415. L. obliquata n. sp. Tav. XII. fig. 10. 

Questa specie è affine molto alla vivente L. impressa Baird (Cythere), ma se 

ne distingue perchè ha una scultura foveolata molto meglio distinta, perchè più 

regolare ed uguale per tutta la superficie, solamente ne sono prive due porzioni 

depresse che cingono soltanto le due regioni estreme l'anteriore e la posteriore. 

Lunghezza 0,8. mm Larghezza 0,5."™ R. 

Xèstolefoeris. — 416. X. tumida Reuss (Cytherina). L'unico esemplare ed intiero 
che ho raccolto risponde bene alla descrizione e figura del Reuss, e certo fa 
d'uopo rapportare la specie al genere cui la riferisco, r. 

Cythcrella. — 417. C. compressa v. Munster. L'unica valva che raccolsi ha 
delle linee irregolari alla superficie, che io riguardo siccome accidentalmente 
prodotte da superficiale erosione. R. — 418. C. Jone sana Bosquet. Riferisco 
con qualche dubbio a questa specie una sola valva, la quale ha le due estreme 
regioni un po' più rotondate, e la superficie finamente punteggiata. R. 

Ordine. Cirripedi. 

Baiami*. — 419. B. conca vus Bromi. Frammenti che conservano un colorito 
rosso-bruno con raggi bianchicci. R. V. — 420. B sp.? Una valva inde- 
terminabile. R. 

Sealpclliun. — 421. S. Molinianum Seguenza. Un tergo incompleto, in cui 
sono assai marcate le linee radianti. Vi riferisco inoltre un frammento di una delle 
piccole valve. R. 

Tipo. VERMI. 

Classe. Aneludi. 

Psygmouranchus. — 422. P. firmus n. sp. Tav. XII. fig. 11, Ila. 

Denomino così numerosi frammenti di un tubo di auellide, che trovasi sparso 
iu abbondanza nelle argille di Benestare. Tali frammenti giungono sino alla lun- 
ghezza di quattro centimetri, hanno un diametro variabile che raggiunge al mas- 
simo i nove millimetri, la loro forma è pressoché cilindrica, raramente si assot- 
tiglia pochissimo verso l'estremo posteriore ; la parete che lo costituisce è d'una 
grande solidità e raggiunge il considerevole spessore di due millimetri; la super- 
ficie è trasversalmente ed irregolarmente rugosa, e. 

Filigrana— 423. F. rugosa n. sp. Tav. XII. fig. 12. 

I tubolini calcarei di questa specie sono flessuosi più o meno e si associano 
iusieme formando delle massi' analoghe a quelli' della vivente Serpillo, filigrana 



— 127 — 

Lin. dalla quale distinguesi perchè i tubi sono annulato-rugosi e portano inoltro 
di tanto in tanto anelli più rilevati, r. 
$l>irori»is. — 424. S. cornu-arietis? Plrilippi. 

L'unico esemplare che ravvicino a questa specie del Mediterraneo andò smarrito 
e quindi non ho potuto bene studiarlo e compararlo, perlochè il ravvicinamento 
è molto dubbio. R. V. 
425. S. obtectus u. sp. Tav. XII. fig. 10. 

Questa specie è poco elevata e mostra soltanto l'ultimo giro della spirale, il 
quale è molto allargato e lascia un ombelico stretto e profondo, imbutiforme-, 
attorno l'ombelico la conchiglia è carenata, e la carena dal lato interno è cinta 
da un solco. 

Diametro 1,5.™™ 
Incontrasi fisso sulVAnci Ilaria glandi formis. r. 
nitriipa. — 426. D. incurva (Renier) Brocchi (Dentalium). Specie comunissima, 

variabile molto di grandezza e di forma. C. 
Scrpula. — 427. S sp. ? Tubi trasversalmente rugosi, e con talune ango- 
losità oblique. 

Al genere serpula si rapportano inoltre vari frammenti di tubi di forma e di 
caratteri diversi, che non possono determinarsi precisamente per la pochezza del 
materiale raccolto. 

Classe. Beiozoakii. 

Snlleoniai'in. — 428. S. farciminoides Jonston. Questa polimorfa specie io la 
riguardo siccome il Reuss nelle ultime sue pubblicazioni ed il Manzoni. Nel 
nostro Tortoniano essa offre siffatte numerose forme e molto svariate. C. 

Gemellarla. — 420. G. punctata n. sp. Tav. XII. fig. 13,13». 

L'unico esemplare che io denomino così ha considerevole analogia colla G. 
prima Reuss, dalla quale differisce perchè ciascun internodo è proporzionatamente 
più lungo, perchè più allungate sono le cellule, le quali inoltre hanno la regione 
dell'apertura alquanto incurvata lateralmente ed in senso opposto per le due di 
crascun paio. Una linea retta rilevata si estende sopra ambo i lati disgiungendo 
le due serie di cellule e due ordini di punteggiature accompagnano ciascuna linea 
parallelamente. R. 

Itactriclicim. — 430. B. Manzonii n. sp. Tav. XII. fig. 14. Ha. 

Questa specie è ben distinta dalle conosciute, le sue cellule hanno una forma 
ovata con una prominenza superiore, che sporge meglio verso la faccia posteriore 
della colonia, anteriormente ciascuna cellula porta una porzione convessa ovale ; 
l'apertura è trasversalmente ovale. Una linea ondulata imi ressa disgiunge sopra 
ambe le facce le due serie di cellule. Un solo esemplare. R. 

Actea. — 431. A. sica Couch. Di questa specie ho trovato qualche colonia sul 
Pecten latissimus. R. 

Tereìirlponi. — 432. T. Archiaci Ficher. Per questa specie vedi i fossili del- 
l' Elveziano. Trovasi comunemente perforante le conchiglie di molti Molluschi, 
come Conus Mercati, Fusus longirostris. Turritella tornata. Pectuncuhos stello! us; 



— 128 — 

ome è abbondante sui coralli, quali il Flabellum extensum var.. il CeraMrochus 
12 costatus ecc.; ma comunemente vedasi sparsissima sull'Ossea navicularis, 
tanto a Benestare quanto ad Ambutì. C. — 433. T. Orbignyana Fischer. 
Questa distinta forma trovasi anch' essa sparsa a Benestare sulle seguenti spe- 
cie: Conus , Anoillaria glandiformis , Eburna meridionalis, Natica 

auropunctata, N. redempta. e. 

434. T. tennis n. sp. Tav. XII. fig. 15. 

Questa forma di cui incontrai una sola colonia su d'un frammento di Xeno- 
phora distinguesi per essere molto gracile e piccola, per la lunghezza doppia o 
poco pi fi dei canali che riuniscono le cellule , per la forma strozzata e varia 
delle cavità che queste hanno lasciato nella conchiglia che perforano ec. K. 

Spatipora. — 435. S. laxa n. sp. Tav. XII. fig. 10. 

Rapporto con dubbio a questo genere un Briozoario perforante, il quale non 
presenta alcuna cellula sul tragitto degli esilissimi canali di cui è costituito, i 
(inali si ramificano ordinariamente ad angolo acuto e con irregolarità, e più ra- 
ramente ad angolo retto, ed i rami sovente si anastomizzano tra loro, il quale 
carattere manca nelle specie sinora descritte. Le cellule stanno in prossimità dei 
canali alternando con poca regolarità, esse si presentano sotto forma d'una sem- 
plice escavazione circolare, nella quale non mi fu .dato di scuoprire i brevi 
canali che doveano metterle in relazione coi canali principali. A Benestare que- 
sta specie perfora molte conchiglie come : Conus Ancillaria glandi- 
formis, Murex rudis, Fasciolaria tarbelliana, Ranella marginata, Eburna me- 
ridionalis. e. 

Membranipora. — 436. M. irregularis D'Orbigny. Sulla Fasciolaria tarbel- 
liana. R. V. — 437. M. aperta Busck. Qualche colonia sulla Fase, tarbelliana. 
B. — 438. M. loxopora Reuss. Identicissima agli esemplari del Bacino di 
Vienna; sul Murex torulùrius e sulla Ranella marginata, r. 

439. M. crispa n. sp. Tav. XII. fig. 18. 

Questa specie è molto somigliante alla M. trifolium S. Wood sia per l'anda- 
mento generale come per la superficie granulosa delle cellule, ma le cellule 
sono irregolarmente ovali, 1' apertura ovato-rettangolare e cinta d' un margine 
increspato, e quel che più importa mancano affatto gli aviculari. Incrosta il 
Dentalium inaequicosta. R. 

440. M. bidens v. Hag. Trovasi incrostante im frammento di conchiglia in- 
determinabile. R. 

441. M. ogivalis n. sp. (Vedi fossili elveziani, tav. Vili. fig. 9). Incrosta 
1' Ancillaria glandiformis, ed il l'eclunculus stellatus. r. — 442. M. andega- 
vensis Michelin. Una colonia sul Murex Bellardii.'R. — 443.M. calpensis var. 
Tua colonia molto simile alla vivente. R. V. — 444. M. semiaperta Reuss. 
Sulla Turritella bicarinata.HL. — 445. M. gracilis Reuss. l'oche colonie sullo 
Strombus coronatus e sul Murex Bellardii.r. — -llt;. RI. papyracea Reuss. 
Sulla Fasciolaria tarbelliana. R. — 447. M. angulosa Reuss. Siili' Ancillaria 
glandiformis e sul Murex rudis. r. V. — 448. M. stenostoma Reuss. Sulla 
Fasciolaria tarbelliana. R. 



— 120 — 

Lepralla. — 440. L. ciliata Linneo (Cellepora). Alcune colonie su d'una Cel 
Irporaria. R. V. — 450. L. inaino ena Reuss. Qualche colonia su d'una Cel- 
leporaria. R. — 451. L. ansata Jonstou. Diverse varietà sullo Strombus co- 
ronatus e sul Murex torularius. r. V. 

152. L. radiato-poro sa n. sp. Tav. XII. fìg. 19. 

Chiamo così una lepralia miocenica che il Manzoni riguardò siccome identica 
alla /,. tetragona Reuss (Cellepora), e che l'autore più tardi giustamente associò 
alla L. ansata Jonst. Ho voluto rappresentare la forma che trovasi in Calabria 
siccome un po' diversa dalla miocenica del Piemonte figurata dal Manzoni. Di- 
fatti le cellule delle mie colonie offrono un maggior numero di solchi poriferi 
radianti, e molto sporgente la prominenza centrale. Incrosta la Fasciolaria tar- 
belliana, ed il Mureoc torularius. r. 

153. L. otophora Reuss. Qualche colonia sulla Eburna meridionalis. R. — 

454. L. brachi e eph ala n. sp. = L. otophora Manzoni (non Reuss). Sembrami 
doversi distinguere questa dalla precedente forma. Sul Dentalium inaequicosta. R. 

455. L. radiato-foveòlata n. sp. Tav. XII. fig. 20. 

Bella forma radiato-costata, nella quale le cellule ovali quasi appianate sono 
elegantemente ornate di costole prominenti che irradiano da un forame centrali 1 , 
e sovente si connettono con una serie di fossette marginali. Sotto la bocca, di 
forma trasversalmente ovata, havvi costantemente un aviculare in forma di pro- 
tuberanza ovata con un forame circolare ovvero ovale, lì. 

456. L. regularis Reuss. Grandi colonie sul Pecten latissimus. R. — 457. 
L. obeliscus Manzoni. La forma che io riferisco a questa specie può riguardarsi 
come una varietà. Essa ha la bocca elargata ovato-quadrangolare, ma la forma 
delle cellule è meno rigonfia e le fossette marginali sono più grandi e rassomi- 
gliano a quelle della precedente specie. Una sola colonia sopra un frammento 
di Pettuncolo. R. — 458. L. violacea Johnston. Le colonie sono più o meno 
calcificate ed incrostano VAncillaria glandiformis, VEulria magna, la Turritella 
bicarinata, il Dentalium inaequicosta. e. V. — 459. L. squamoidea Heuss. 
Una colonia sul Dent. inaequicosta. E. — 400. L. rugosula Reuss. Sul Murex 
rudis. R. — 401. L. granoso-porosa Reuss. Sul Murex torularius. R. — 
402 L. anisostoma Reuss. L'unica colonia che vi rapporto varia molto nella 
forma della bocca, che raramente assume quella rappresentata dall'autore. Sul 

Cardium discrepans. R. — 463. L. reticulata Busck. Sul Conus 

e sullo Strombus coronatus. r. V. 

Cclleporarin. — 464. C. verrucosa Reuss. Rapporto con molto dubbio a questa 
specie alcuni esemplari di Cellepororicl ramosa mal conservati, r. — 465. C. 
globulari s Bromi. Oltreché a colonie isolate trovasi questa specie incrostare 
la Ditrupa incurva, altre Cellepora rie ec. r. — 1=66. C. crassa Manzoni. Qual- 
che piccola e dubbia colonia. E, — 407. C. systolostoma Manzoni. Pochi 
frammenti con cellule a grossi pori. R. — 408. C. pule lira Michelotti. Una 
colonia sul Cardium discrepans. R, — 469. C. edax Busk. Questa specie propria 
del Crag inglese e vivente nei mari settentrionali si presenta a Benestare in 
ben conservati esemplari, i quali hanno la conformazione di quelli inglesi, e 



— 130 — 

presentano un canale curvo, mostrando che le cellule si aggrupparono incrostando 
dapprima nn tubo di una Serpula ovvero la conchiglia d'un Vermetus. r. V. 
Cuiniiiiporn. — 470. C. transilvanica (Reuss. M. S.) Manzoni. Io credo poter 
rapportare a questa specie di belle forme varie colonie che ' incrostano la Tur- 
vitello bicctrinata, il Dentallum inaequicosla ed il Cdrdium Jiscrepans. r. 
471. C. granosa n. sp. Tav. XII. fig. 21, 2lo. 

La nuova forma di Cumulipora da me rinvenuta a Benestare è distintissima 
e non lascia dubbio di sorta sulla definizione generica, essendoché le sue cel- 
lule ricordano quelle di una Lepralia, e la loro irregolare disposizione, clic 
influisce a dar loro sovente un irregolare sviluppo, ricorda bene le Celleporarie. 

Ciascuna cellula è pressoché pentagona, ma quasi sempre irregolarmente svi- 
luppata, la parete che la costituisce è compatta ed imperforata colla superficie 
levigata e splendente quasi coperta da una vernice, quantunque sparsa di grossi 
ed irregolari granuli parimenti lisci e splendenti. La bocca è ovata a rovescie 
angolosa in basso, e porta da un lato un aviculare globoso, prominente con 
apertura ovata, il quale manca sovente e con più rarità si offre sopra ambo i 
lati. Un altro aviculare poi di ben diversa forma esiste costantemente al centro 
della cellula, esso è ovato-oblongo, disposto trasversalmente, alquanto ristretto nel 
mezzo, acuminato ad un estremo, con un margine sottile rilevato e bipartito 
da un tramezzo più o meno prominente e distinto, e con apertura variabili'. 
Gli ovicelli, come rappresenta la fig. 2la sono grandi, globosi, rugosi alla superficie 
e con un piccolo intaglio sulla fronte. 

Questa bella specie forma delle piccole colonie che appena raggiungono i tre 
millimetri; tra le poche che ho raccolto una sola mostra il corpo su cui le cel- 
lule si fissarono ed è una Ma.rginulina raphanus. r. 
Bafopor». — 472. B. rosula Reuss (Cellepora).È questo uno dei briozoi più co- 
muni che raccolgonsi a Benestare nelle argille tortoniane e sempre in perfettis- 
simo stato di conservazione. C. 
Orbitullpora. — 47:3. 0. excentrica n. sp. Tav. XII. fig. 22, 22a. 

Le belle e grandi colonie di questa distinta specie, che giungono sino al dia- 
metro di sette millimetri, sono di forma molto compressa ed appianata, con un 
contorno pressoché reniforme, nella parte incavata del quale sta il centro e l'ori- 
gine della colonia. Le cellule molto numerose sono disposte concentricamente 
attorno il punto d'origine della colonia, e formano inoltre come delle serie sopra 
linee rette o poco curve dal marnine inferiore al superiore; inoltre esse ingran- 
discono progressivamente dal centro ai margini, conservando sempre una forma glo- 
bosa o globoso-ovata, coll'apertura circolare. Talune fra esse, irregolarmente distri- 
buite mila colonia, " formanti delle serie anco irregolari, e più ordinariamente 
in vicinanza dei margini, divengono prolifere, ed allora acquistano una grandezza 
più che doppia, una forma ovata, che nella parie inferiore è gibbosa e nella supe- 
riore si apre la bocca pressoché semicircolare; la superficie di tali cellule è rugosa. 
asi questa specie a Bene tare multo ben conservata, r. 
nemli sellar». — 471. 11. trapezoidea Heuss. Riferisco a questa specie del- 
l'oligocene un sol frammento. K. 



— 131 - 
475. H. va ri a ns n. sp. Tav. XII. fig. 2?.. 

Riferisco a questo genere col nome sopradetto taluni frammenti in cui le cel- 
lule sono ovali cinti da grandi perforazioni, con una grande bocca ovale circon- 
data di solchi di varie lunghezze disposti parallelamente al margine. Alla base 
della cellula è un aviculare che si manifesta per una grande apertura variabile, 
triangolare e talvolta lanceolata. R. 
Eschara. — 476. E. undulata Reuss. Pochi frammenti ben riconoscibili, r. — 

477. E. moni li fera M. Edwards. Pochi ma distintissimi e ben conservati fram- 
menti. R. 

478. E. reticulata n. sp. Tav. XII. fig. 24. 

Questa distinta specie mostrasi in frammenti di rami abbastanza compressi nei 
quali le cellule di forma allungata e pressoché rettangolari sono disposte con molta 
regolarità sopra linee rette e parallele. La parete della cellula appianata presenta 
alla superficie una elegante reticolazione a maglie un po' disuguali, in fondo a 
ciascuna delle quali apresi un largo forame, e perciò la parete è perforata. 
La bocca circolare si apre sopra una prominenza che costituisce un cercine 
rotondato attorno ad essa. Immediatamente sotto la bocca vi ha un incavo profondo, 
ovale, in fondo al quale apresi un largo forame anch'esso ovale, e tra questo, e 
la bocca un secondo di forma semilunare. 

Questa specie ha molta analogia colla E. diplostoma Phil. alla quale io crei 
poterla riferire ; ma il carattere che più nettamente la distingue è quello della 
reticolazione della superficie, e della perforazione di tutta la parete. R. 

Cupularia. — 479. C. umbellata Defrance. Sono abbondanti i frammenti d'una 
grande Cupularia che io rapporto alla C. umbellata, ma non ho rinvenuto esem- 
plari intieri, e. V. — 480. C. Haidingeri Reuss. Questa specie oltreché in 
abbondanti frammenti trovasi in esemplari intieri e ben conservati, e. — 481. C. 
canariensis Busk. Trovasi in frammenti rispondenti alle figure e descrizioni date 
dal Manzoni, r. V. — 482. C. Reussii Manzoni. La piccola e convessissima forma 
distingue questa specie, che è la più comune del giacimento di Benestare. C. 

Luuitlites. — 483. L. androsaces Ali. Trovatisi i soli frammenti molto ben ( 
conservati, r. 

Sclcuarla. — 484. S.? miocenica n. sp. Tav. XII. fig. 25, 25«. 

È un semplice frammento rappresentato dalla sua faccia inferiore india fig. 25 , 
che io con molto dubbio rapporto al genere Selenaria, che. a dire il vero, a 
conosco nemmeno in natura. La forma del frammento dimostra chiaramente che 
si appartiene alla famiglia dei Selenariidi, il difetto di pori vibraculari me lo ta 
rapportare al genere Selenaria. In questo briozoario le cellule sono rimarchevo- 
lissime perchè si presentano di due formi'. Sono tutte di forma ovale ovvero ovato- 
pentagona, le une colla parete concava, punteggiata, marginato-crenala e con una 
grande apertura in alto, elargata, biangolosa e troncata in basso ; le altre presen- 
tano una superficie appianata, leggermente convessa ed irregolarmente rugosa e 
scabra, con una bocca informa di arco, talvolta molto curva ' ' ll 

cavallo; tali cellule zooeciali sono irregolarmente distribuii :o alleali 

e la loro diversa forma e costituzione in non saprei ad altro attribuirle se i 



— 132 — 

all'invecchiamento delle cellule stess [uindi alla loro calcificazione, dalla quale 

avrebbe origine l'ispessimento della parete per la sovrapposizione d'un materiale 
irregolarmente rugoso alla superficie. 
La faccia inferiore della colonia (fig. 25a).è solcata e rugosa. R. 

Crisi» 485. C. eburnea Liuueo (Sertularia). Alcuni delicati e ben conservati 

esemplari. R. V. — 486. C. Edwardsii Reuss. R. — 487. C. Hoernesii Reuss. 

Esemplari ben caratterizzati, r. 

488. C. marginata n. sp. Tav. XII. fig. 20. 

Denomino così l'unico esemplare rappresentato nelle tavole, nel quale ciascun 
tubo zooeciale presenta un margine dal lato esterno più o meno sviluppato e 
distinto. R. 

nomerà. — 489. H. frondiculata Lamouronx. Pochi rami mal conservati. 
p>, V. — 490. H. concatenata Reuss. Un piccolo frammento di Hornera 
somiglia in tutti i caratteri alla specie sopra citata, ma per la pochezza del mate- 
riale si resta incerti della determinazione. R. 
491. H. Reuss ii n. sp. Tav. Vili. fig. 6. 

(Vedi fissili elveziani). Qualche raro frammento. R. 
192. H. simplex n. sp. Tav. XII. fig. 27, 27 a. 

Questa bella specie è molto atline alla fi. serrata Reuss, dalla quale differisce 
per essere più gracile, per un minor numero di cellule zooeciali, perchè le pieghe 
della faccia posteriore sono meno divergenti, e la superficie è segnata da linee 
impresse che s'intersecano in modo da chiudere degli spazi irregolarmente rom- 
boidale-allungati, che ricordano in qualche modo quanto si osserva sulla faccia 
posteriore delle retepore. R. 

Idiiioiica. — 493. I. spica n. sp. Tav. XII. fig. 28, 28«. 

Questa specie è molto affine alla /. lineata Hag, dalla quale differisce per essere 
più gracile, per essere trigona colla faccia posteriore un po' convessa, e striata 
esilmente come in quella specie. R. 

494. I. e a ri nata? Roemer. Un piccolo frammento che risponde alle figure date 
dal Manzoni e mostra distintissime le strie della superficie. E. — 495. 1. disfidi a:' 
Goldf. Vi riferisco un frammento che lascia dei dubbi. R. — 496. I. fenestrata 
Busck. In mezzo agli esemplari della specie seguente ne ho trovato due corri- 
spondenti alla forma del Crag d'Inghilterra. R. — 497. I. per tu sa Reuss. La 
più comune delle Idmonee di questo giacimento, la quale presentasi con tutti i 
caratteri che la distinguono nel bacino di Vienna, r. 

Flllsparsa. — 498. F. varians Reuss. Un ben distinto esemplare. R. 

i:ii<:ii»|iii<M-ii. — 499. E. attenuata Stoliczka. Un solo conservatissimo esemplare. E. 

Pnstulopora. — 500. P. p nichel la Reuss. Esemplari ben distinti, r. — 501. P. 
proboscina Manzoni. Una sola colonia assai ben conservata. E. — 502. P. 
sparsa Reuss. Pochi e mal conservati esemplari. E. 

Mcseuterlpora. — 503. M. eudesiana? M. Edwards. Un esemplare dubbio. E. 

Tubul Ipora. — 504. T. i'oliacea Reuss. Le colonie allargate lobate e divi- 
riferisco a questa specie lasciano in me lievi dubbi intorno all'esattezza della 
determinazione. Incrostano il Pecten latissìmus. E. 



— 133 — 
Dlastopora. — 505. D. sparsa Heuss. Una sola colonia. R. 
Alecto. — 506. A. mg ul osa Beuss. Una bella e distinta colonia, analoga a quella 

rappresentata dal Manzoni, incrosta il P. latissimus. E. 
Defraueia. — 507. D. simplex F. A. Roemer. Riferisco con sicurezza a questa 

specie dell'oligoceno di Sollingen un esemplare ben conservato di Benestare, dalle 

argille tortoniane. R. 
Cerlopora. — 508. C. globulus Reuss. R. 

Tipo. ECHINODERMI. 

Classe. STELLEPam. — Ordine. Astekidi. 

Crenaster. — 509. C. Soldanii Meneghini. Riferisco a questa specie molti scu- 
detti o ossicini di forma e di grandezza varia che rispondono benissimo alla de- 
scrizione che ne dà sulla faccia convessa il prof. Meneghini, sinanco in alcuni 
osservansi le papille nere lucide ricordate dal Soldani , solamente poco apprez- 
zabili sono le crenature della cornice scanalata, ma ciò panni potersi attribuire 
alla poco buona conservazione degli esemplari posseduti, r. — 510. C. ornatus 
Menighini. Vari ossicini piccoli tubercolati sulla faccia convessa panni che si 
riferiscano alla specie qui ricordata, r. — 511. C. cremila tu s Michelotti 
(,M. S.). Riferisco a questa forma due ossicini più piccoli degli esemplari favo- 
ritimi dal sig. cav. Michelotti raccolti nel mioceno medio, e che somigliano ai 
precedenti per la forma , ma hanno la superfìcie convessa come squamosa con 
alcuni tubercoli ad un'estremità. R. — 512. C. foveolatus Meneghini. Un solo 
scudetto risponde, quantunque più piccolo, alla descrizione data dall' autore e 
somiglia perfettamente a due scudetti della collina di Torino di dimensioni gran- 
demente maggiori. R. 

Classe. Echinidi. — Ordine. Reoolaei. 

Cldaris. — 513. C. Munsteri E. Sismonda. Vari radioli raccolti, quantunque di- 
versi nel numero delle serie di spinette . panni che presentino tutti i caratteri 
che il prof. Meneghini ha assegnato alla variabile specie. Il margini' articolare 
si presenta, allorché ben conservato, più distintamente crenulato da un lato, sic- 
come accuratamente l'ha descritto il sullodato prof. Meneghini, r. 

« 'eutrostephanus — 514. C. pr imig.enius n. sp. 

Il piccolo materiale che io denomino così dimostra trattarsi d'una specie molto 
affine al vivente C. longissimus Phil. (Diaderna)= Diadema europaeum àgassiz; 
sono difatti frammenti piccoli del guscio e pezzetti di radi. di, quest'ultimi com- 
parati colla specie vivente d' Europa mostrano le seguenti differenze. 11 ribordo al 
collaretto è profondamente solcato longitudinalmente, laddove nel longissimus è 
appena striato, la faccia articolare ha il margine più fortemente crenato, i ver- 
ticilli in tutta la lunghezza dei radioli sono più lunghi. E. 

Ordine. Cupeastroidi. 

Clypeaster. —515. C. mar g hiatus Lamarck. Nelle argille tortoniane di Bene- 
stare trovansi dei frammenti di questa specie ben riconoscibili. Nello sabbie 



— 134 — 

tnti questo bello echinide si raccoglie in esemplari trasformati 
in selenite cristallina, r. 

i ardine. Spatangoidi. 

Riesce affatto impossibile la determinazione anco generica dei piccoli frammenti 
■ di qualche radiolo spettanti a quest'ordine, raccolti nelle argille tortoniane. 

Tipo. CELENTERATI. 

zoarii. — Ordine. Alcionakii. 

isls. — . ."»]ii. I. melitensis Goldfuss. Rapporto a questa specie con dubbio un 
sol piccolo articolo alquanto irregolare ed a strie incurvate. R. 

Ordine. Zoantarii. 

Troehncyatbns. — .",17. T. mitratus Goldfuss (Turbinolia). R. — 518. T. gra- 
nulati^ Goldfuss (Turbinolia). Alcuni frammenti un po' dubbi. R. — 519. T. 
Bellingerii Edwards et Haiine = Turbinolia Belli " (Michelin). 

frammento di dubbia determinazione. R. 

Deltocjatlms. — 520. I). italicus Michelotti (Turbinolia) — Stephanop! 
italica Michelin, U. italicus M. Edwards et H., Reuss. ecc. Questa specie trovasi 
a Benestare in soli e rarissimi frammenti. R. 

Ecmesus.' — 521. E. fungiaeformis Philippi — Hemicyathus crassicostalus Se- 
guenza. Trovansi rari frammenti, r. 

Ceratotrochus. — 522. C. d no d e cim-c o s tatus Goldfuss (Turbinolia). Esem- 
plari sempre rotti, e. — 523. C. m ulti. serial i s Michelotti {Turbinolia) Var. 
mv mplare unico che denomino cos'i ha molta analogia colla bella 

varietà i dal Reuss nella fig. 7 della tav. IV. (Die fossilen Korallen 

des Osterreichischen Dhgarichen miocàns. 1871), ma la forma calabrese si distingue 
per avere oltre le 18 costole interrotte e tubercolate, altrettante costole minori 
alternanti con quelle, anch'esse angolose, ma meno interrotte e non tubercolate. R. 

Conotrochas. — 524. C. t y p a s Seguenza = Ceralotrochus li/pus Sismonda, Cono- 
trochus typus Reuss. Esemplari b -nati identici a quelli comunissimi del 

pliocene lt. 

Flaiieiium. — 525. P. extensum Michelin. Var. costata. Questa forma viene da 
me a tata al F. extensum, quantunque se ne distingua per essere alqu; 
meno compressa, e per avere cinque o dieci costole sporgenti. Forse la scoperta 
di esemplari intieri e ben conservati che io non raccolsi la farebbero erigere al 
rango di specie, e. — 526. P. intermedi uni Edwards ei Haiine. E. — 527. F. 
Roissyanum Ed rards ei Haime. Un frammento assai dubbio. R. — 528. I'. 
acutum Edwards et Haime. Alcuni esemplari incompleti, r. 

Hellastraea. — 529. H. Reussana M. Edwards et Haime. Un solo esemplare 
in catti i di conservazione. I!. 

tHcpbanophylIia. —530. S. agaricoides Risso (Funaio) = S.imperialis Mi- 
chelin, Reuss, S. agaricoides Sismonda ! roi asi in ben consei > ti. H. — 



— 135 — 

531. S. elegaus Broun (Fungia) — S. elegans Michelin, M. Edwards et Haime, 
Reuss. Sismonda. Belli e ben conservati esemplari intieri, r. 

Balanopbyllia. — 532. B. irregularis Seguenza. Esemplari sempre rotti, e. 

Porites. — 533. P. incrustans Defrance (Astrea) — P. incrustans M. Edwards et 

Haime, Seguenza, Beuss ecc. Vi riferisco con dubbio alcuni piccoli frammeuti. li. 

Classe. Spoxgiakii. 

Clloua. — 534. C. falunica Fischer. Questa specie trovasi molto comunemente 
e perfora ogni specie di conchiglie, come Coni, Ancillarie, Murici. Pettuncoli, 

Ostriche, Terebratule ecc. C. 

535. C. tubulo sa u. sp. Tav. XII. fig. 29, 2 

(Vedi fossili elveziani). Nel Tortoniano questa specie trovasi abbastanza sparsa, 
essa perfora V Ancillaria glandiformis , i Coni, i Pettuncoli, il Flabellum 
extensuin ecc. e. 
5:;»;. C. vermicularis n. sp. Tav. XII. fig. 30. 

Questa comune forma distrusse gran numero di conchiglie del giacimento di 
Benestare. Essa presentasi sotto forma di solchi superficiali e flessuosi, che di- 
vengono sempre .più profondi verso un estremo, dove apresi un forame circolare 
che si continua nell'interno della conchiglia sotto t'orma di tenue, lungo e fles- 
suoso canale. Vedesi sopra Ancillarie. Coni, Terebre, TurrUelle, Peduncoli sul 
Flabellum extensum ecc. C. 

537. C. micropora n. sp. Tav. XII. fig. 31. 

Chiamo così una perforazione assai sottile, visibile per mezzo di una lento di 
ingrandimento, costituita di forami rotondi, disuguali, ravvicinati, ed irregolarmente 
distribuiti, i quali si continuano in esili eanali nell'interno della conchiglia, d'or- 
dinario perpendicolari alla superficie. Trovasi sulle Ancillarie, su i Coni sulle 
fatiche e sopra altre conchiglie, e. 

538. C. oostoma Tav. XII. tig. 32. 

Denomino cosi talune perforazioni di t'orina ovato-allungata, che si osservano 
di unita alle precedenti specie perforare i Coni, le Ancillarie ed altri resti, r. 

Tipo. PKOTOZOAIÌII. 
Classe. Rizorom. — Ordine. For.uiimfeki. 

Lagena. — 539. L. vulgaris Williams L.laevis Williams, Phialina piriformi! 
Costa, P. propinqua, ovata, longirostris Seguenza. Si raccolgono diverse vari 
e specialmente la Var. semistriata Williams, e. V. — 540. L. ornata Seguenza. 
(Ovulina) = L favosa Reuss. Et. — òli. L. catenulata Willii Ovulina 

reticulata Seguenza (non Lagenula reticulata Macgill.). R. V. — 542. L cylin- 
dracea Seguenza {Phialina). r. — 543. L. Gemmellarii Seguenza (Phialina) 
r. — 544. L. filicosta Reuss. R. — 545. L. Lyellii Seguenza (Amphorina) 
R. - 546.L. lurida Williams R. V. - 547. L. marginata Walcher. r. V. 

Flssurlna. —548. F. Bouei Karrer. Grande e ben consen —549. F. 

laevigata Reuss. r. — 550. F. Biancae Seguenza. R. -551. F. a< ul 



— 136 — 

];. — 552. F. laevis Seguenza. I!. — 553. F. silicata Seguenza. r. — 554. F. 
Haechelii Seguenza. E. — 555. F. carinata Reuss. lì. — 556. F. alata 
Reuss. lì. — 557. F. tubulosa Seguenza. r. 
558. F. punì: tal a n. sp. Tav. XIII. fig. 1. 

Alquanto somigliante alla precedente, questa specie si distingue per un doppio 
margine, per una prominenza posteriore e per le grosse punteggiature della super- 
ficie. R. — 550. F. sq uamos o-ma rgina ta Parker et Jones (Lagena). Questa 
specie vivi; in Australia ed è stata trovata fossile nel mioceno di s. Domingo. R. V. — 
.'itili. F. radiato-mar gin a ta Parker et Jones {Lagena). L'unico esemplare che 
vi riferisco è alquanto dubbio, essendoché sono appena accennate le linee radianti. 
Questa specie vive in Australia e fu trovata fossile nel terziario medio di Bor- 
deaux, lì. V. 
Nodosaria. — 5G1. N. ra p li ani s t r uni Linneo {Nautilus). Questa grande e co- 
muni.' specie offre le sue numerose variazioni nel Tortoniano di Benestare. C. V. — 
562. X. raphanus Linneo {Nautilus). R V. — 563. N. longicauda D'Orbi- 
gny. Questa specie offre tutte le torme varie descritte dal Silvestri. C. V. — 
564. N. proxima Silvestri. Alcuni pochi esemplari, r. — 565. X. aculeata 
D'Orli. Forse una delle varietà della precedènte specie. R. •— 566. N. aspera 
Silvestri. Con dubbio rapporto a questa specie, siccome varietà, un esemplare in 
cui la forma ovale delle logge, hi maniera della scultura rispondono bene; ma 
lo strozzamento che disgiunge le cavità è poco sviluppato. R. 

567. N. typus n. sp. Tav. XII. fig. 2. 

Questa specie che, per la sua ordinaria regolarità, può prendersi a tipo del genere, 
non mi è nota tra quelle descritte, essa si assomiglia in qualche modo alla Var. 
laevigata della N. monilis Silvestri; ma nel giacimento di Benestare essa non offre 
veruna transizione verso quest'ultima, le sue logge sono pressoché sferiche con un 
lieve rialzo mediano, e crescono con molta regolarità, disgiunte da uno strozzamento 
forte, che costituisce tra ima cavità e l'altra un breve canale; la superficie è liscia. 
Lunghezza l. mm Diametro .0,1. " ,m e. 

568. N. pupa Karrer. Un solo esemplare che risponde appuntino alla figura 
data dall'autore. R. — 569. N. irregularis D'Orbigny. Alcuni frammenti. H. 

ClaiKliillna. — 570. G. e 1 li p tica Reuss. R. — 571. G. elongata Bornemaun.r. — 
572. (i. laevigata D'Orbigny. Questa forma abbastanza comune presenta gra- 
. duali variazioni nei. vari suoi caratteri, e. V. — 573. G. inflata Bornemann. Con 
diverse varietà. Questa forma viene riguardata sovente siccome da annettersi 
alla precedente specie. C. — 574. G. obtusissima Reuss. R. — 575. ii. gio- 
ii ul us. lieuss. r. 

■.iugulino — 576. L. costata D'Orbigny. L'unica specie di questo deposito è 
comune e variabile in istretti limili. (.!. 

Froudicuiaria. — 577. F. scul]i ta? Karrer. l'uà delle forme di Frondieularia 
del mioceno di Benestare si avvicina molto alla specie sopra nominata, ma più 
compressa ed appianata, e colle strie poco numerose ed assai brevi. R. — 578. F. 
acuminata Costa. In solo esemplare. R, — 579. F. rhomboidalis D'Orb. 
Considerevolmente variabile, i V 



— 137 — 

580. F. cordata a. sp. Tav. IX. fig. 5. Specie assai ben distinta per la forma 
e per la scultura (Vedi fossili elveziani). E. 
Dentallua. — 581. D. acuta D'Orbigny. Questa specie essendo molto comune, 
presentasi altresì molto variabile e specialmente nella forma e nel numero delle 
costole, che in talune l'orme divengono più numerose e ravvicinate. 0. — 582. D. 
punge ns Reuss. I miei esemplari rispondono meglio alle figure date dall'llant- 
ken, anziché alla originale del Reuss. R. — 583. 1). Schwartii Karrer. R. — 
584. D. bifurcata D'Orbigny. Gli esemplari che vi riferisco convengono colla 
figura data dal Reuss. e. — 585. D. a e ittico sta Reuss. Questa bella specie pre- 
sentasi in esemplari conservatissimi, ma quasi sempre rotti. C. V. — Var. Hoernesii 
Neugeboren (non llantkeu). Taluni esemplari più gracili ed allungati si rappor- 
tano a questa forma, che credo non doversi disgiungere dalla specie del Reuss. 
r. — 58G. D. urinila D'Orbigny. Esemplari intieri e conservatissimi. R. — 
587. D. nodosa D' Orbigli)-. Belli esemplari ed esattamente rispondenti al 
tipo. C. — 588. D. comic ula D'Orbigny. Alcuni frammenti. R, — 589. D. 
subornata Reuss. Rapporto con dubbio, solo qualche frammento, a questa specie 
della creta, ma esso potrebbe forse appartenere alla D. aciculata D'Orbigny, 
che ha le cavità più convesse. R. 

590. D. semicostata n. sp. Tav. XIII. fig. 3. 

Questa bella specie è molto affine alla D. seminuda Reuss ed alla I). semilaevis 
llantkeu; essa è intanto ben distinta, da entrambe perchè manca, di pungiglione 
posteriore, ed invece è ottusa e rotondata, perchè ha le logge più convesse e le 
anteriori rotondate e quasi globose. Le tenui costole mancano completamente 
sull'ultima loggia, che è levigatissima e splendente, e si estendono su tutta la 
superficie o sino a metà della penultima loggia. 

Lunghezza 2,2.""" Diametro 0,2.™" r. 

591. D. guttifera D'Orbigny. Soli frammenti, r. — 592. D. pupiformis 
Karrer. L'unico esemplare che vi rapporto, differisce alquanto per avere le logge. 
che crescono un po' più celeremente. R. — 593. D. elega ns D'Orbigny. Pochi 
frammenti. R. V. — 594. I). scripta D'Orbigny. Frammenti che mancano dei 
segni propri della superficie. R. — 595. D. indifferens Reuss. Esemplari chi 1 
rispondono esattamente ai caratteri assegnati alla specie. Var. globigera. Chiame 
cosi una forma, che si distingue per avere le logge anteriori più rotondate, quasi 
globose, r. — 596. D.S citar b organa Neugeboren. R. — 597. D. intermedia 
Hantken. r. — 598. D. Reussii Neugeboren. Si trovano le diverse forme rap- 
presentate dall'autore, cioè a dire le varietà a logge più o meno convesse, e. 

599. D. solida 11. sp. Tav. XIII. fig. 6. ■ 

Questa specie è affine molto alla precedente, dalla quale differisce per essere 
opaca, più solida, meno gracile, più grande e colle cellule non convesse, ovi 
pochissimo. La estremità posteriore è ottusa e rotondata. 
Lunghezza 5. mra Diametro 0,7.""" 

600. D Haiding'i'i Neugeboren. Esemplari iutieri e ben conservati, r. 

601. D. Benestarensis n. sp. Tav. XIII. fig. I 

Queslaspecie è molto affine alla pj edente e distinguesi per ess , i gracile. 

8 



— 138 — 

per le logge non convesse, e le ultime tra queste crescenti col medesimo rapporto 
delle precedenti ; dal che risulta la grande regolarità di questa forma. 

Lunghezza l,5. ram Larghezza 0.2.""" R. 
602. D. Verneullii D'Orbigny. E. — 603. D. iuermis Czizek. Qualche in- 
completo esemplare. — 604. D. inornata D'Orbigny. Qualche frammento. E. — 
605. D. Ferstliana Czizek. Varie forme analoghe a quelle figurate dall'autore. 
r. — 606. D. Eoemeri Neugeboren. Specie variabile come viene rappresentata 
dalle molte figure date dall'autore, e. 

607. D. crassicauda n. sp. Tav. XIII. fig. •">. 

Questa specie è affine alla precedente ed alla D. Bottcheri Heuss, ma distinguesi 
benissimo da entrambe per essere meno gracile, specialmente nella regione po- 
steriore, perchè le logge sono appianate e disgiunte da suture superficialissime 
ed appena visibili; perlocchè la conchiglia prende un aspetto ben diverso, appaia 
più compatta e sembra formata quasi d'un sol pezzo. 

Lunghezza l,9. mm Diametro 0,3. mm E. 

608. D. Orbigli vana Neugeboren. Specie anco affine alla precedente, variabili' 
come rappresentano le figure date dall'autore, e. — (509. 1). mucronata Neu- 
geboren. Le diverse forme rappresentate dall'autore, e. — 610. D. gomphoides 
Costa. Un solo individuo di forma tipica. E. 

Pullciiia. — 611. P. bulloides D'Orbigny (Nonionina). Forma tipica ed alcune 
variazioni, r. 

Burseollna. n. gen. — Conchiglia globosa molto analoga a quella delle Pulii 
ma nelle ultime logge offrente un ingrandimento straordinario in modo clic 
nell'ultimo estremo della spirale diviene elargata e prominente, portando un'aper- 
tura in forma arcuata alla parte superiore dei tramezzi. Per quest'ultimo carat- 
tere il nuovo genere distinguesi dal precedente e dal seguente, che portano 
L'apertura alla base ilei setti. 
r.12. B. calabra n. sp. Tav. XIII. fig. 7, 7a, 76. 

Conchiglia quasi in forma di scure per la, grande prominenza dell'ultima loggia, 
che si termina con un margine sporgente e ad arco. L'apertura occupa oltre un 
terzo della larghezza della lamina che chiude l'ultima cavità. La superficie è sottil- 
mente striata parallelamente alla spirale. Le cavità sono appena distinte all'esterno. 
Lunghezza 0,4."™ Larghezza 0,3."™ Spessore 0,3.""" E. 

Nonionina. — 61:;. N. communis. D'Orbigny. Oltre la forma tipica, ve ne ha 
ima più piccola, colla carena un po' rotondata, e di forma più breve olir costi- 
tuisce una varietà, e. V. — 614. X. Boueana D'Orbigny. Alla forma figurata 
dal D'Orbigny si associano per gradazione altre forme, in cui le logge sono più 
o meno appianalo, r. — 615. N. umbilicata D'Orbigny. L'unico esemplare che 
riferisco a questa specie è un modello di limonite, che somiglia a molti che io 
obbi dalla Toscana. K. V. — 616. N. fa 1 \ Czizek. Forma molto affine e forse 
varietà della seguente, r. — 617. X. Soldanii D'Orbigny. Comunissima specie 
od alquanto variabile. C. V. 

Polystomclla — 6|x. i». crispa Lamarck. Più o mono convessa e quindi colla 
carena mono o più amia. C. V. — 619. 1'. Fichteliana D'Orbigny. R. — 



— 139 — 

620. P. rugosa D'Orbigny. Gli esemplari che vi riferisco portano un maggior 
numero di raggi. R. 
'Vunimulitcs. — 621. N.? granosa n. sp. 

Riferisco con molto dubbio a questo genere un solo esemplare specialissimo 
pei suoi caratteri, e che duolmi di non aver potuto bene studiare, perchè andò 
smarrito. La N.ì granosa io posso compararla alla N. Madaraszi Hantken: essa 
è, come quella, compressa, appianata ed ornata di grossi granuli disposti spi- 
ralmente sulla superficie, ma formanti mia semplice serie e non già una serie 
doppia; il diametro era di circa due millimetri. R. 

Ampltistcgiua. — 622. A sp.? Di questo genere non possiedo che un 

dubbio ed incompleto esemplare, il quale ricorda in qualche modo VA. Cam li- 
belli Karrer. R. 
Hetcrostesiua. — 623. H. costata D'Orbigny. Esemplari mal conservati e cor- 
rosi, forse provenienti dal sottostante Elveziano. R. 
Psccadium. 624. P. ovatum n. sp. Tav. XIII. fig. 8. 

La mia specie si avvicina per la forma al P. subovalum Karrer, essa ne dif- 
ferisce per una leggera prominenza laterale nella regione posteriore, all'origine 
delle logge; ed inoltre per la disposizione dei tramezzi che separano le cavità, 
la quale molto si approssima a quella del P. simplex Neugeboreu. 
Lunghezza 0,6." im Larghezza 0,4. mm R. 
Ilargiiinllna. — 625. M. pupoides n. sp. Tav. XIII. fig. 9, 9a. 

È questa una bella specie, che sta proprio quale anello intermedio tra i generi 
Dentalina e Marginulina : difatti è affine alla D. brevis D'Orbigny, ma la dispo- 
sizione alquanto involgente delle prime logge e l'apertura che tenie a rivolgersi 
dal lato convesso della conchiglia mi hanno deciso a riporla tra le marginuline. 
Essa è distintissima per la sua forma conica molto regolare, perciò abbastanza 
acuta posteriormente, poco curva, formata di logge brevi, che crescono con molta 
regolarità, e portano una linea trasversa • che le biparte; la bocca radiata è' quasi 
centrale. 

Lunghezza 1,5.""» Diametro 0,5.™" R. 
626. M. contraria Czizek. Un solo incompleto esemplare, che quantunque un 
po' meno gracile, pure non può riferirsi che a questa specie. R. — 627. M. splen- 
de ns Hantken. Alcune delle variazioni rappresentate dall'autore. R. — 628. M. 
pediformis Bornemann. Diverse variazioni. R. 
629. M. nodosa n. sp. Tav. XIII. fig. 11, Ila. 

Specie molto allungata e compressa, articolata, perchè strozzata alle suture, 
colle logge di forma pressoché quadrata, essendo le suture della lunga porzione 
retta perpendicolari ai margini; una breve porzione posteriore anch'essa larg 
rotondata all'estremità s'incurva bruscamente e risulta di tre logge obliquamente 
'li-poste. 

Lunghezza l,2. mm Larghezza 0.2." im 
La mia specie a prima giunta potrebbe sembrare molto affine alla M. regu- 
laris D'Orbigny, ma ne è assai diversa per essere molto compressa in tutta la 
sua estensione, laddove quella è a sezione circolare. Et. 



— 140 — 

630. M. li irsuta D'Orbigny. C. V. — 631. M. cri stellari oides Czizek. Questa 
comune specie offre le sue variazioni nel numero delle logge, e nella scultura 
più o meno pronunciata. C. ■ — 632. M. spi nulo sa Karrer. Riferisco con qualche 
dubbio a questa ferina alcuni pochi esemplari, che hanno brevi le logge, globosa 
e liscia soltanto l'ultima. R. — 633. M. raphauus D'Orbigny. È questa una 
delle foraminifere più abbondantemente sparse nel giacimento di Benestare, e 
varia molto nel numero e nella, prominenza delle costole, nella lunghezza e distin- 
zione delle logge, nella curvatura della conchiglia, e così via via. C. V. — Var. 
crebricosta n. (vedi fossili dell'Elveziano). Tav. IX. fig. 6c. 

Yagiuuliiia. — (534. V. legumen Linneo (Xautilus). Riferisco dubbiosamente a 
questa specie vari ben conservati esemplari, r. V. — 635. V. lens Costa. Un solo 
esemplare. li. — 636. V. line-aris Montagli. Riferisco a questa specie taluni 
ben conservati esemplari, non marginati sui lati, colla superficie levigata, che 
offre talune linee longitudinali più distinte sulla regione posteriore, r. V. 

Cristellaria. — 637. C. sulcata Costa (Vaginulina). Questa bella specie, abbon- 
dante nel plioceno messinese, quantunque sia quasi retta, o appena curva nella 
larga regione posteriore, pure presenta nel suo primo stadio un avvolgimento 
spirale completissimo, perlocchè bisogna necessariamente annetterla al genere 
Cristellaria. Dopo questo primo stadio, la conchiglia si svolge retta, ricoperta di 
solchi longitudinali più o meno regolari, colle suture poco oblique, ravvicinate, 
impresse, e più profonde nella regione anteriore, specialmente l'ultima che separa 
l'ultima loggia, la- quale è più globosa, poco costata, ovvero del tutto liscia, r. 
638. C. legumen n. sp. Tav. XIII. fig. 12, 12a. 

Questa specie ha una certa analogia nel suo primo stadio colla C. crepìdula 
V. etM.; ma nello stato adulto sembra più tosto una Marginulina. Essa è com- 
pressa molto nella regione posteriore, ma l'estremo anteriore è a sezione quasi 
circolare, le logge crescono rapidamente in altezza, e l'ultima è di forma ovata. 
La' superficie è liscia. Molto somiglia alla M. tenuis Bornemann, ma questa è a 
sezione circolare. 

Lunghezza 1.4. mn ' Larghezza 0,2. mm R. 
630. C. arti cu lata n. sp. Tav. XIII. fig. 10, 10a. 

Questa cristellaria è molto somiglianti 1 alla C. vaginalis Reuss, ma se ne di- 
stingue per avere le logge più convesse e più brevi, le suture più . profonde, e 
l'ultima cavità proporzionalmente più grande e più globosa. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,4.""" R. 
640. C. pygmaea Reuss. Riferisco a questa specie un esemplare solo, il quale 
differisce alquanto per essere un po' più gracile. R. — 641. C. lata Reuss. Un 
individuo corrispondente alla figura data dal Karrer. R. — 642. C. italica D'Orbi- 
gny. Dm' esemplari ben caratteristici. R. V. — 643. C. aureola Karrer. Due 
individui. R. — 644. 0. arcuata D'Orbigny. r. — 645. C. cymboides 
D'Orbigny. Un tipico individuo, lì. — 646. C. reniformis D'Orbigny. Varia 
alquanto nell'altezza e nel numero delle logge, r. — 647. C. Beyrichii Bor- 
tiemann. Un solo esemplare dubbio, per avere un minor numero di logge appa- 
renti, che perciò sono più larghe. R. 



— 141 — 

. 648. C. paucisepta n. sp. Tav. X. fig. 13, L3a. 

Questa particolarissima specie ha forma pressoché rettangolare cogli angoli 
rotondati, non è troppo convessa, è gibbosa nella regione centrale e fornita ili 
una stretta lamina marginale. Le logge visibili sono quattro, disgiunte da suture 
impresse ben profondate, le quali sono poco curve e disposte" l'una perpendicolar- 
mente all'altra, lasciando una grande aia centrale; la superficie è levigatissima. 

Lunghezza 1,2.'" " Larghezza 1 .""" Spessore 0,6.""" r. 
649. 0. crassa D'Orbigny. Esemplari esattamente rispondenti al tipo. r. — 650. C. 
cassis Lamarck. Forma immensamente variabile, che perciò si presenta più 
o meno convessa e talvolta gibbosa, colla lamina marginale di variissima lar- 
ghezza, colla regione centrali.' liscia o granosa, colle suture più o meno impresse 
e talvolta rilevate in forma di costole, che divengono anco granose. La fig. 14 
della tav. XIII. rappresenta una varietà a lamina marginale stretta. C. V. 

651. C. disco-granulata n. sp. Tav. XIII. fig. 15. 

Questa specie è molto affine alla precedente, dalla quale distinguesi sopratutto 
per essere più regolare e più rotondata, siccome costantemente compressa e 
colla lamina marginale stretta; inoltre le logge si restringono molto verso il 
centro e molto s'incurvano ad arco, contornando il disco centrale che è più o 
meno granulato. 

Diametro 3. mm Spessore 1.'"'" r. 

652. C. lenticula Reuss. Un solo esemplare. E. 

Plaunlnria. — 653. P.s emiluna D'Orb. (Cristellaria). Un solo tipico esemplare. |{. 

654. P. laevis n. sp. Tav. XIII. fig. 16, 16«. 

Questa è molto affine alla precedente specie: essa distinguesi per la lamina 
marginale dentata, per un nucleo centrale grande e sferico, per le ultime Lo 
che si riuniscono formando uno sperone verso la regione posteriore, per la su- 
perficie levigatissima e priva di linee radianti. 

Lunghezza 4,3.""" Larghezza 2,5. "'•"' Spessore 0,2.'"' r. 

655. P. auris Defrance. r. V. — 656. P. angustata Costa (Fromlicularia). 
Var. n. Riferisco a questa specie due soli esemplari, che panni si allontanino 
alquanto dal tipo per avere una lamina marginale più larga, e strie radianti un 
po' più numerose. R. 

657. P. falcata n. sp. Tav. XIII. fig. 17. 

Bella specie affine alla precedente. Essa è snella curvata in arco, speronata, 
radialmente striata nella metà posteriore, e con istrettissima lamina marginale. 
La forma più gracile ed un maggior numero di logge la distinguono bene dalla 
precedente. 

Lunghezza 4,1.""" Larghezza l,l. mm Spessore u.l. ' R. 
nobnliniR. — 658. R. simplicissima n. sp. Tav. XIII. fig. 18, l? 

Questa specie è molto affine alla seguente, dalla quale differisce per avere la 
carena ottusa e rotondata, e per essere di forma ovale, non orbicolare, oltre a 
ciò la parete che chiude l'ultima loggia non presentasi incavata in verun modo, 
ma invece convessa alquanto. 

Lunghezza 0.7.""" Larghezza 0,5. Spessore 0,3.' R. 



— 142 — 

659. R. simplex D'Orbigny. La forma tipica fa graduato passa i ad una, che 
inula una piccola aia centrale mal definita, e. — 660. R. subangulata Reuss. r. 

661. R. lucida n. sp. Tav. XIII. fig. li». 19a. 

Di forma ovale, questa specie somiglia alla Cristellaria lenticula, dalla quale 
distinguevi per le logge più larghe, per la carena ottusa e rotondata. La su- 
perficie è levigatissima. Potrebbe essere forse varietà della R. simplicissì 
Lunghezza l,3. mm Larghezza 1.™"' Spessore 0,5. mm r. 

662. R. curvi septa n. sp. Tav. XIII. fig. 20, 20a: 

Specie ben distinta pel modo come si presentano i tramezzi sulla superficie, 
cioè in forma di linee che si allargano dal margine verso il centro, dove rag- 
giungono considerevole larghezza, s' incurvano bruscamente, e riunendosi insieme 
costituiscono una bizzarra figura a cinque braccia. 

Lunghezza 1.""" Larghezza 0,9 ram Spessore 0,4.™'" R. 

663. R. confusa n. sp. Tav. XIII. fig. 21, 21«. 

La Robulina che denomino così è una piccola specie con sei tramezzi rego- 
larmente curvi, che lasciano un' aia centrale circolare, e si manifestano per su- 
ture impresse, che disgiungono logge alquanto convesse. 

Lunghezza 0,7. mm Larghezza 0,5.""" Spessore 0,L'.' ,, " 

Questa specie è forse una varietà della seguente, dalla quale distinguesi per 
aver le suture regolarmente curve, essendo in quella lievemente flessuose. R. 

664. R. semiimpressa Reuss. r. 

665. R. obtusimargo n. sp. Tav. XIII. fig. 22. 22a. 

Anco questa è una forma molto affine alla precedente, ma più rigonfia, col 
margine più ottuso e colle logge più involgenti. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,9.""" Spessore 0,5. mm R. 

666. R. austriaca D'Orbigny. R. — 667. E. inornata D'Orbigny. Variabile 
molto per grandezza, e per la relativa grandezza del disco centrale. C. — 668. lì. 
limbata Bornemann. R. — 6C)9. R. arcuato-striata Hantken. Vi riferisco 
ancora quei tali individui che hanno le linee radianti meno curve: essi si colle- 
gano alla forma tipica per gradazione. C. — 670. R. depauperata Reuss. 
Varia pel numero delle logge come viene rappresentata dall'autore. R. 

671. R. gravida n. sp. Tav. XIII. fig. 23, 23«, 236, 23c, 23</, 23e, 2Sf. 

La nuova specie che descrivo con tale nome è veramente multiforme: essa 
distinguesi per essere molto convessa, dal quale carattere ha origine il nome ; 
perchè le logge si dispongono attorno una grande aia ceutrale che varia molto 
in diametro, e le sul uro si profondano più o meno. Varia poi nel numero e 
nella forma delle logge, nel margine carenato o rotondato, nell'aia centrale più 
o meno grande, nella superficie liscia, ovvero granosa al centro, o in parte esil- 
mente striata. In mezzo a (anta variabilità possono benissimo distinguersi come 
varietà le seguenti forme più marcate. Var. A. paumepla fig. 236, 23c. Quat- 
tro logge lo cui suture sono disposte perpendicolarmente al margine carenato. Var. 
/.'. multisepta. fig. 2Sd. 23e. Forma più rotondata, logge sei, margine carenato. 
^ ,;n '- '"■ disc Bg. 23/". Disco grandissimo, logge cinque, strette, allungale e 

curve, margine carenato. Var. t). anormalis. Forma più compressa, e più o 



— 143 — 

meno anormale nello sviluppo, sopratutto delle ultime logge. Tutte le descritte 
varietà si collegano più o meno chiaramente pei caratteri comuni assegnati alla 
specie, nonché per forme intermedie, quantunque esse sieno sì distinte da po- 
tersi riguardare siccome specie diverse. 

Diametro della Var. A. 1,3."™ Spessore della stessa 0,S. mm 
» » » B. l,5." ,m » » l. mm 

» » » C. I."" 1 » » 0,8.""" C. 

672. R. rostrata n. sp. Tav. XIII. fìg. 24, 24«, 

Questa specie è affine alla precedente, ma più compressa, senza carena o con 
questa appena accennata; le logge esterne sono da quattro a sei, s'incurvano 
mollo e T ultima molto compressa sporge in forma triangolare acuta formando 
così la conchiglia alquanto rostrata, pel quale carattere essa somiglia alla /?. 
deformis Bornemann. 

Lunghezza l,3. mm Larghezza 1,0. mm Spessore 0,8. mm r. 

673. R. vortex Fiditeli et Moli (Nautilus). Questa comunissima- specie presentasi 
variabile nella curvatura ed avvicinamento delle linee di sutura delle logge, nella 
grandezza della conchiglia, e nella carena più o meno acuta. Var. laminifera. 
Questa varietà è più grande ed alla carena è cinta d'una lamina. C. V. — 674. R. 
imperatoria D'Orbigny. Questa forma viene sovente associata alla precedente, 
essa difatti differisce per avere il disco centrale, r. 

675. R. serpens n. sp. Tav. XIII. fig. 25, 25rr. 

Questa forma sembrerebbe a prima giunta da annettersi alla /?. vortex, ma 
essa se ne distingue nettamente, per avere il margine rotondato e non carenato. 
Oltre a ciò, le linee suturali non sono regolarmente incurvate, ma angolose, e 
l'ultima porzione, sulla regione marginale s'incurva lievemente in senso contra- 
rio, dimodoché risultano stranamente flessuose e divengono molto divergenti sul 
margine , che resta leggermente lobato, per essere alquanto incavato là dove 
termina un tramezzo. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,9. mm Spessore 0,4. mm r. 

676. R. clypeiformis D'Orbigny In taluni esemplari le linee suturali som. 
rilevate in forma di costole, come rappresenta il D'Orbigny, in altri poi sono 
appianate, r. V. — 677. R, radiata Bornemann. r. — 678. R. limbo sa Reuss. 
(ili esemplari che vi riferisco sono alquanto dubbi, e meglio rispondono alle 
ligure date dall'Hantken. r. Le tre precedenti specie sono certamente mollo affini, 
e panni che trovansi graduati passaggi che le ravvicinano. — 679. R. cultrata 
D' Orbigny. Questa specie variando molto nello spessore relativo, nel numero 
delle logge, nella larghezza della lamina marginale e del disco centrali', raggiunge 
soventi fiate dimensioni gigantesche. C. V. — 680. R. similis D'Orbigny. Molto 
aitine alla precedente, e forse varietà di essa. r. 

C81. R. tennis n. sp. Tav. XIII. fig. 26, 26a. 

Questa è forma affine alle due precedenti pel piccolo ed appianato disco centrale. 
che si distingue per essere molto compressa ed assottigliata al margine, e più an 
per le sottili linee settali, che sono rette all'atto, ovvero lievissimamente incun 
Lunghezza 1, 6. mra Larghezza l,3. ram Spessore ".7. r. 



— 144 — 

K. vitrea n. sp. Tav. XIII. fig. 27. Ila. 
Questa bella specie è costante nei suoi caratteri, ed è vitrea, perchè levigata e 
traslucida. Le logge esterne sono sei, di forma triangolare, le linee settali 
quasi ruttc elio si allargano al margine, e s'incurvano poi fortemente al centro 
per cingere e delimitare un'aja centrale, che non può riguardarsi rome un vero 
disco, perchè del medesimo aspetto del resto della conchiglia, non isporgendb 
al disopra della superficie generale. La lamina marginale è stretta d'ordina- 
rio, ma talvolta si allarga abbastanza. 

Lunghezza 1,9.""" Larghezza 1,7.""" Spessore 0,9. e. 

683. E. curvi spira n. sp. Tav. XIII. fig. 28, 28«, 286, 28c. 
Conchiglia fornita di larga lamina marginale, rigonfia al centro e gradatamente 

assottigliata al margine; le logge apparenti sono da sette a nove, le linee suturali 
impresse sono fortemente incurvate al centro in modo analogo che nella R. vorteoc, 
della quale la mia specie è molto più grande. 

Lunghezza 2. mm Larghezza 1,7.""" Spessore 0,9. ram r. 
Var. gibba lig. 28/', 28c. Lamina marginale larga ma meno ' distinta ; regione 
centrale più rigonfia. R. 

684. lì. sfollata n. sp Tav. XIII. fig. 29. 

Affine alla /«'. cultrata; dalla quale distinguesi per essere più compressa, ma 
principalmente pel numero maggiore delle logge, che sporgono alla periferia in 
forma di angoli acuti o più o meno ottusi e variamente prominenti; le linee 
suturali poi, più curvate e maggiormente oblique, sono al numero di dodici. 
Lunghezza 2,2. mm Larghezza 2. mra Spessore 0,7 ,nm e. 

685. R. dubia n. sp. Tav. XIII. fig. 30, 30o. 

Questa forma è affine alla precedente, ma è distinta perchè più convessa, senza 
disco centrale, con minor numero di logge (sette a nove) che sono meno angolose 
al margine. 

Lunghezza 1,8.""" Larghezza l,l." ,m Spessore 0,8.""" R. 

686. R. ornata D'Orbigny. La forma tipica è molto rara. Var. incerta. 11 
numero delle logge appariscenti è maggiore, la lamina marginali' più largii. 
le costole concentriche più numerose e più sottili. Var. cincta. Le logge in 
maggior numero del tipo , la lamina marginale mancante , le costole con- 
centriche nun interrotte, più numerose, che si estendono sino alla penultima 
loggia, r. V. 

(187. R. curvicosta n. sp. Tav. XIII. fig. 81, 31o. 

Conchiglia orbiculato-ovata, con una stretta lamina marginale, con un disco 
centrale di mediocre larghezza, <• sporgente; con old., logge esterne a pareti 
alquanto concave, colle linee suturali curve e prominenti in forma di costole. 
Per quest'ultimo carattere questa specie è ben distinta dalle conosciute. 
Lunghezza 1,6. mni Larghezza, 1.:;.""" Spessore 0,9. mra R. 

088. R. princeps Bornemann. Cu solo esemplare alqu o più e resso del 

tipo. I(. — tisi», i;. ca Ica r (Linneo) limolili [Nautilus). La più comune tra le fora- 
minifere di Benestare, questa 3pecie presentasi mollo variabile, sia nel numero 
delle loggi me. sia ìel numero e nella grandezza delle -pine marginali, [o 



— 145 — 

rapporto a questa ima t'orma, che porta una lamina marginale irregolarmente den- 
tellata e che chiamo Var. lacera, ed un' altra col margine intiero non spinoso 
che dico Var. integra C. V. — 690. R. echinata D'Orbigny. La forma tipica, 
quale vedesi figurata nell'atlante del D'Orbigny, è ben rara; invece trovasi 
molto abbondante la varietà in cai le scabrezze della superfìcie sono sostituite 
da costole concentriche, che è rappresentata dallo Czizek. e che io denomino Var. 
curvicosta. Altra forma molto rara è la Var. laevis, che e piccola ed a superficie 
sfornita di scabrezze e di costole concentriche. C. 

691. R. formosissima n. sp. Tav. XIII. fig. 32, 32o. 

Conchiglia molto compressa, incavata e scabra al centro, concentricamente co- 
stata e con una larga e sottile lamina marginale, con otto logge apparenti, trian- 
golari, convesse, disgiunte da suture larghe e molto profonde. Ciascuna loggia è 
fornita, di sei a otto costole, che si elevano in forma di lamine sottili e pro- 
minenti ; la loggia ultima è alquanto prominente, radialmente costata, maggior- 
mente convessa, la lamina di chiusura della quale, è allungata, molto stretta, in 
forma ellittica; l'apertura è in forma di fenditura. 

Questa rara specie ricorda a prima giunta la /(. ariminensis D'Orbigny, dalla 
quale ne è distintissima per essere discoidale, molto più compressa, per la larga 
lamina marginale, per la grande depressione centrale, per la strettezza della 
parete anteriore dell'ultima loggia. 

Lunghezza 2,2.""" Larghezza 2.""" Spessore 0,7.""" R. 

692. R. dileeta n. sp. Tav. XIII. fig. 33, 33a, 

La mia specie è affine alla precedente ed alla Crislellaria undulata Karrer, 
ma da entrambe sopratutto distinguesi per essere fortemente convessa nella re- 
gione centrale, pel quale carattere anco discostasi molto dalla /(. ariminensis 
D'Orbigny, che sietta al medesimo gruppo. La //. dileeta è di forma ovaio, 
sempre considerevolmente convessa, con una lamina marginale stretta, formata 
da sei logge apparenti, disgiunte da profonde suture ed ornate da grosse lamine 
concentriche incomplete, che mancano sull'ultima loggia; la quale è chiusa an- 
teriormente da una lamina alquanto concava, di forma stretta molto ed allun- 
gata; l'apertura poi è in forma di fissimi radiata. 

Lunghezza 2,3.'"™ Larghezza 2. mm Spessore 1.""" C. 
Var. de nuddta. Manca in gran parte delle lamelle concentriche, r. 

Polimorphlna 693. P. austriaca D'Orb. (Guttulina). Forma molto vicina alla 

seguente. r. — 694. P. problema D'Orb. (Guttulina). Raccolgonsi diverse modifica- 
zioni, r. — 695. P. nodosa ria Reuss. A questa specie riferisc i solo esemplare 

che differisce alquanto dal tipo per esser meno regolare e colle suture meno pio- 
fonde. R. — 696. P. acuta D'Orbigny. E. — 697. P. complanata D'Orbigny. 
R. — 698. P. ovata D'Orb. R. — 699. P. cylindrica Bornemann. R. — 
700. P. lanceolata Reuss. Varietà di forma allungata, lì. — 701. P. sororia 
Reuss. R. — 702. P. dimorpha Bornemann. R. — 703. P. tenera Karrer. 
Un esemplare solo e rotto. R. — 704. P. tubulosa D'Orbignj (C Un 

esemplare mancante dei tubi, perchè rotti. R. V. — 705. P. communis D'< 
(Guttulina). c.'V. — 706. P. dis creta Reuss. Ui lubbio.R.- 707.P 



— 146 — 

inaequalis Reuss. R. — 708. P. depauperata Reuss. R. — 709. P. obtusa 
Bornemann. Un esemplare dubbio. E. — 710. P. lactea Walker et Jacob. R. V. — 
711. P. lata Bornemann. R. — 712. P. gibba D'Orbigny (Globulina). Presenta 
molte .varietà descritte dall'Egger: taluna si approssima alla G-. aequalis D'Orbi- 
gny. e. — 713. P. punctata D'Orbigny (Globulina). R. — 714. P. rugosa 
D'Orbigny (Globulina). B,. — 715. P. 1 e prò sa Reuss. R. — 716. P. tub ercula ta 
D'Orbigny (Globulina), r. — 717. P. spinosa D'Orbigny (Globulina). Due esem- 
plari più compressi del tipo. R. — 718. P. costata Egger. lì. 

Cvlgci'iua. — 719. U. pygmaea D'Orbigny. Si trovano numerose variazioni, e. V. — 
720. U. cochlearis Karrer. Specie gracile e molto variabile nella lunghezza 
e negli altri caratteri. 0. — 721. U. umilia. D'Orbigny. A questa specie ri- 
ferisco una forma che e molto analoga a quella del D'Orbigny, ma che ne dif- 
ferisce per avere la superficie finamente striata nella totalità o quasi per intiero. 
e. — 722. U. asperula Czizek. Una varietà quasi costata, lì. 

Dimorphiua. — 723. D. tuberosa? D'Orbigny. Vari esemplari rotti, molto 
dubbi, r. V. 

Buliiiiina. — 724. B. B uchiana D'Orbigny. Var. Cala(>ra. n. Tav. XIII. fig. 34. È 
questa una forma che si allontana considerevolmente dal tipo, al quale l'associo 
in considerazione delle forme diverse e ben lontane che oggi sogliono a quello 
rapportarsi dai vari scrittori. Questa varietà è allungata molto, quasi rego- 
larmente conica ed acuminata alla sua posteriore estremità, le logge sono di- 
sposte molto regolarmente e sembrano ordinate, oltreché a spirale, sopra tre 
serie, dimodoché sembra quasi una Reussia. r. V. — 725. B. aculeata D'Orbigny. 
Qualche esemplare un po' dubbio. R. V. — 720. B. imperatrix Karrer. Bella 
e distinta specie di cui ho raccolto due soli esemplari. R. — 727. B. pupoides 
D'Orbigny. Var. brevis. n. La forma di questa bulimina è più tozza del tipo figu- 
rato dal D'Orbigny. r. V. — 728. B. ovata D'Orbigny. Variabile nella lunghezza 
in modo che per gradazioni si passa ad una forma breve che chiamo var. infia- 
la. C. — 720. B. tenera Reuss. Anco questa varia molto, r. 
730. B. bulbiformis n. sp. Tav. XIII. fig. 35. 

Distinguesi questa specie per la forma obovata, ben convessa ed arrotondata 
nella regione anteriore, acuminata posteriormente, colle suture superficiali appena 
impresse e perciò poco visibili. Quest'ultimo carattere la disgiunge nettamente 
dalle specie affini. 

Lunghezza 0,5.""" Larghezza 0,3. mn " U. 
B. calcarata n. sp. Tav. XIII. fig. 36. 
Questa specie ha pressoché la forma della B. marginata D'Orbigny, alla quale 
somiglia anco perchè terminasi posteriormente con un breve aculeo, talvolta tri- 
partito, ma le logge in minor numero alle suture non sono crenato-marginate, 
invece regolarmente convesse, e circondate da suture profonde. 

Lunghezza 0,6 mm Larghezza 0,4. mm r. 
i 32. B incrassata Karrer. Var. ci mgala. n. Chiamo così una rara forma, identica 
a quella del Karrer ma più allungata. E. — 733. B. pyrula D'Orbigny. La 
fama tipica è ben rara, invece s'incontrano spesso le due seguenti modificazioni. 



— 147 — 

che credo debbansi annettere alla specie del D'Orbigny. Var. lata. n. Di forma più 
larga, colla regione posteriore non prominente ma quasi appianata, r. — Var. 
spinosa, a. Colla regione posteriore più o meno prominente e fornita d'una, due o 
tre piccole spine. Questa forma ricorda per le spine posteriori la B. caudigera 
D'Orbigny, ma invece di essere ovata si allarga regolarmente dalla regione an- 
teriore verso la posteriore, assumendo una forma conica e non già una forma 
ovata. C. V. 

Virgulina. — 734 V. Schreibersii Czizek. Forma molto nota, perchè trovasi 
in diversi piani, r. 

Sphneroidiua. — 735. S. austriaca D'Orbigny. Molte delle forme numerose 
cbe sono state descritte e figurate dal Reuss e dallo Czizek. e. 

Pnlvinuliiia. — 736. P. umbo nata Reuss. Specie ugualmente convessa d'am- 
bo i lati. R. — 737. P. Partscbiana D'Orbigny {Rotalina). C. — 738. P. 
Boueana D'Orbigny (Rotalina). R. — 739. P. repanda Fictel et Moli. (ft'au- 
tilus) R. V. — 740. P. Menardii D'Orbigny. (Rotalina). r. V. — 741. P. erina- 
cea Karrer. Distintissima specie appianata e liscia superiormente, convessa e 
papilloso-seabra inferiormente. C. — 742. P. scaphoidea Reuss (Rotalina). C. 

Rotalia. — 743. R. inflata Segueuza (Rotalina). Questa rotalia è una forma 
che forse dovrebbe riunirsi alla /?. Beccarti Limi. (Nautilus), dalla quale diffe- 
risce soltanto per essere molto convessa d'ambo i lati e talvolta dal lato della 
bocca, giungendo sovente ad essere molto globosa e pressoché sferica. Oltre a 
ciò conserva costantemente piccole dimensioni, poco maggiore di un millimetro 
al massimo, siccome trovasi nelle argille quaternarie di Catania. Per tali carat- 
teri distinguesi costantemente dalla lì. Becca ri i. verso la quale non mostra 
gradazioni. C. 

744. R. punctato-granosa n. sp. Tav. XIII. fìg. 37, 37or, 37/>. 

Specie affine alla R. Beccarli ed alla U. viennensis D'Orbigny ma ben di- 
stinta da entrambi. Basterebbe la scultura per distinguerla dalla prima, difatti 
la superficie è dis ; intissima perchè ornata di granuli rotondati, poligonali, al 
luugati, irregolari, disgiunti da interstizi stretti, flessuosi, nei quali trovansi 
delle perforazioni. Oltre a ciò la conchiglia è molto più convessa al centro e si 
assottiglia verso il margine, pel quale carattere la mia specie somiglia molto 
alla R. Viennensis; ma quella manca del disco centrale, che è sostituito da una 
grande superficie più o meno scabra e scolpita da intagli prof nidi, irregolari, 
curvi, flessuosi, ramificati, che si connettono poi con aperture, che in forma 
d'intagli irregolarmente frastagliati e flessuosi, continuano le suture delle logge. 
La scultura della superficie è anch' essa distintissima, siccome nella mia specie 
le suture delle logge sono molto meno oblique. 

Diametro 2,l. rara Spessore l,4. ,nm C. 

745. R. ammoni formis D'Orbigny (Rolalìna). Anco questa è formi molto 
affine alla R. Beccarti, ma, più compressa, e diversa per altre ragioni. R. V. — 

746. R. simplex D'Orbigny (Rotalina). C— 747. I.'. grata Reuss. r.— 748. R. 
orbicularis D'Orbigny (Gyroidina). Un solo esemplare. R. V.— 749. R prae- 
cincta Karrer. Specie molto affine alla precedente. R. 



75' 



— 148 — 

750. R. lobati! n. sp. Tav. XIII. fìg. 38, 38a, 38ò. 

Per la forma generale la lì. lobata somiglia alla precedente, ma essa ha le 
logge convesse, le suture profondate, in modo che la conchiglia risulta distinta- 
mente lobata. 

Diametro 0,5. mra Spessore 0,34."™ R. 

751. R. e ono idea Czizek (Rotalina). Gli esemplari che vi riferisco si pre- 
sentano di forma alquanto meno conica, ma variabili in modo che disposti in 
serie, da un canto questa va a confondersi colla forma tipica, dall'altra si hanno 
individui più depressi alla parti' superiore e di forma pressoché emisferica. 
Alla parte inferiore poi le logge non sono così appianate come sembra dimo- 
strarlo la figura della forma tipica, e. — 752. R. Sol d a n i i D' Orbigny ( Rotalina). 
Sopratutto P infossamento alla regione superiore distingue questa dalla precedente 
specie. 0. V. — 753. R. Broekiana? Karrer. Un solo esemplare dubbio ri- 
ferisco a questa specie. R. 

Orinili»» — 754. 0. universa D'Orbigny. C. V. 

Uloiifsri'iMit. — 755. G. bulloides D'Orbigny. e. V. — 75G. G. quatriloba 

D'Orbigny. r. — 7">7. G. triloba Reuss. R. — 758. G. biloba D'Orbigny. e. 
niscorhiua. — 750. D. granosa n. sp. Tav. XIV. fig. I, la, \b. 

Questa specie ha certa analogia colla D. turris Karrer, è come quella irre- 
golarmente granosa, ma le logge appariscenti sulla faccia inferiore sono undici e 
sono disgiunte da irregolari intagli, che continuano le suture verso la regione 
centrale, ed al centro della loro riunione ne risulta un' apertura radiata. 
Diametro 0,8."" n Spessore 0,3. mm R. 

760. D. vestita n. sp. Tav. XIII. fig. 39, 39a, 396. 

Questa specie ricorda in qualche modo per la forma generale e compressa la 
/). oblusa D'Orbigny; ma ne è distintissima per non essere perforata, perchè le 
logge sono cinte da ogni lato da un margine largo e rilevato, e dal lato con- 
cavo è una specie d'incrostazione rugosa che le ricuopre interamente al centro 
lasciandone vedere una piccola zona di ciascuna verso il margine. 
Lunghezza 1,3.""" Larghezza 1,1.""" Spessore 0,5.""" r. 

761. I). perforata n. sp. Tav. XIV. fig. 2, 2a, 2b. 

Questa specie è variabile di forma, perchè visse senza dubbio sopra vari 
corpi, e dalla fonna depressa e rotondata si passa a forme più o meno contorte 
ed oblonghe nelle quali sovente si manifestano due lunghe prominenze sopra 
opposti margini, perchè la conchiglia sembra aver prediletto dei gracili allungati 
oggetti per fissarvisi; siccome lo dimostra la regione inferiore, che presenta un 
infossamento longitudinale, ed il resto della superficie più o meno appianato. La 
regioni' superiore è convessa variabilmente: essa offre la principale caratteristica 
della specie riposta nella perforazione delle pareti delle cavità, fatta per mezzo 
di grossi pori e ravvicinati. Le loggeal numero di dieci nell'ultimo avvolgimento 
della spira sono esternamente disi iute per mezzo di zone prive di pori. 
Lunghezza l,2. mm Larghezza 0,7. mm Spessore 0.4.""" r. 

762. I». obtusa D'Orbigny i Rotalina). r. 

763. I). minuta n. sp. Tav. XIV. fig. ::. Sa, 3b. 



— 149 — 

Questa specie e molto affine alla D, squamula Reuss, dalla quale distinguesi 
benissimo per essere grossolanamente punteggiata, più elevata, col lato concavo 
invece alquanto convesso, e le cinque logge che su di esso appariscono nella 
forma del Reuss, sono invece al numeno di sette nella mia specie. 

Diametro 0,4.""" Spessore 0,2. mm E. 
764. D. minutissima n. sp. Tav. XIV. fig. 4, 4a, ih. 

Questa minutissima specie può in qualche modo paragonarsi alla I). stellata 
Reuss. dalla quale si distingue eminentemente per la sua maggior convessità, 
per le logge più numerose e molto più strette ed allungate, per la faccia infe- 
riore appianata e non concava. 

Diametro 0,2.""" Altezza 0, ].'"•" R. 
Triiucatuliiin — 705. T. S eli r e i h e r s i i D'Orbigny (Rotalina). Varia consi- 
derevolmente nella convessità dalla spira, la quale è inoltre più o menu pro- 
minente; varia benanco nella forma della regione anteriore, ora più ora meno 
prominente al centro, e variamente distinti i lobi che presentano le logge al- 
l'interno. C. V. — 7G6. T. Haidingeri D'Orbigny (Rotalina). Specie alla quale 
io riunisco una forma che non differisce in altro dalla forma tipica se non nel 
numero delle logge apparenti sulla regione anteriore le quali invece di sei sono 
sette ovvero otto. C. V. — 767. T. Badensis Czizek (Rotalina). Specie molto affine 
alla precedente, e. — 768. T. pygmaea Hantken. Riferisco con qualche dub- 
bio a questa specie un solo esemplare *R. 

769. T. marginata n. sp. Tav. VII. fig. 10 (vedi fossili langhiani). R. 

770. T. affinis Czizek (Rotalina). Vi riferisco un solo esemplare. R. — 771. T. 
Dutemplei D'Orbigny (Rotalina). Questa è specie molto variabile nella con- 
vessità tauto della regione superiore quanto dell' inferiore; varia altresì nella 
profondità delle suture, e quindi nella distinzione delle logge, che talvolta restano 
quasi del tutto indistinte. C. — 772. T. propinqua Reuss (Rotalia). Affine 
alla precedente, distinta specialmente per una specie di disco centrale e per la 
maggior profondità dei solchi che disgiungono le logge, r. — 77M. T. lucida 
Reuss. Vi riferisco pochi esemplari. R. 

774. T. spirata n. sp. Tav. XIV. fig. ■">. 5a, 5b. 

Questa forma molto comune è affine alla precedente, dalla quale si ili-:! 
per la regione superiore più elevata' e di firma pressoché conica, per le logge 
più oblique e più curve, pel margine più acuto, per la spira a giri più stretti e 
più numerosi. 

Diametro 1,4.'™ Altezza 0,4. mn > C. 

775. T. formosa n. sp. Tav. XIV. fig. 6, 6«, èb. 

Questa elegantissima specie distinguesi dalla '/'. Ungeriana, alla quale molto 
si avvicina, per un numero alquanto maggiore di logge fornite di grosse pun- 
teggiature, e cinte sopra ambo le facce da un margine depresso, levigi 
punteggiato. La conchiglia porta alla periferia una lamina stretta e sottj 
Diametro 0,8. mm Spessore 0,2.""" e. 

776. T. Ungeriana D'Orbigny (Rotalina). Specie molto costante nei suoi 
caratteri. C. V. 



_ 150 — 

777. T. Akneriana D'Orbigny (Rataliva). Qualche esemplare un pò 1 dubbio. R. 

778. T. v o r t e x n. sp. Tav. IX. fig. 8, 8n, 86 (vedi Poraminiferi dell' Elveziano). C. 

779. T. £arreri n. sp. Tav. XIV. fig. 7. 7./. Ib. 

Questa specie è mollo analoga alla T. Dutemplei D'Orbigny, e si avvicine- 
rebbe por la forma alla Rotalia praecincta Karrer, ma essa è più elevata ili 
entrambe, troncata alla parte superiore in modo che ha proprio forma di un 
cono tronco; è alquanto convessa alla parte inferiore. Le logge inoltre sono 
molto più numerose, circa quattordici, siccome più numerosi sono anco i giri 
della spira die si manifesta alla parte inferiore della conchiglia. 

Diametro 0,9.""" Altezza 0,5. ram e. 
Var. depressili scitici . Meno elevata, colla base appianata o alquanto concava, e. 

780. T. lobatula D'Orbigny. Variabile e più o meno deformata, e. V. 

781. T. badenensis D'Orbigny {Anomatina). Specie che soifre alquanto di 
deformazione. C. — 7S2. T. variolata D'Orbigny (Anomalina). r. V. 

Auomaliiia. — 78:). A. austriaca D'Orbigny. Pochi esemplari. R. — 784. A. 
rotula D'Orbigny. Var. ammomformìs. n, Avevo chiamato questa specie, sin 
da lungo tempo 1. ammoni formis, ma un esame più accurato mi mostrò che 
essa realmente poco si allontana dalla specie del D'Orbigny, e ciò per essere 
un po' più spessa e per aver logge appariscenti nell'ultimo giro di spira al nu- 
mero di diecisette, e disgiunte da suture più profonde; questi caratteri mi deci- 
sero ad assali, irla all' A. rotula conservando come nome di varietà quello prece- 
dentemente impostole, e. 

Planiiliiia. — 785. P. ariminensis D'Orbigny. Questa specie del plioceno e 
dei nostri mari era già comune nel periodo torloniano. C. V. 

ftpirilliiia. — 786. S. punctata Reuss (Operculincl). Credo poter riferire a que- 
sta specie un individuo molto giovane. La struttura perforata di tale conchiglia, 
la sua costituzione uniloculare la rimandano al genere Spirillina. R. 

Palnorliuliiia. — 787. P. m e di t e rran e n s i s D'Orbigny. Identica e variabile 
come la vivente dei nostri mari. C. V. 

Asterigeriiu». — 788. A. pian orbi s D'Orbigny. Esemplari molto piccoli.] - . 

Slplionina. — 789. 8. fimbriata Reuss. Qualche piccolo individuo. R. 

t«'-v< ilaria. — 790. T. cari nata D'Orbigny. Questa comune specie presentasi 
più tosto raramente eoi caratteri assegnatigli dall'autore, cioè con un cordino' 
prominente, che disgiunge tra loro le logge, invece è molto comune la varietà 
che inaura di tale rialzo al margine interno delle -logge, e che viene assai bene 
rappresentata dalla tav. VII. fig. 8 nell'opera dell' Hantken : Die [numi der 
Clavulina Szaboi Schichten. C. — 791. T. poeti nata Heuss. Questa specie 
varia considerevolmente nella sporgenza esteriore delle logge. C. — 792. T. pala 
Czizek. Questa specie è più allargata della precedente, ha le logge appianate, ma 
panni die alcuni individui stabiliscano delle gradazioni tra le due forme, r. 

Vuliiiiina. — 793. V. pectinata Hantken. Questa bella specie risponde esat- 
tamente al tipo descritto ed illustrato dall'autore. C. 

Bolivia». — 794. B. antiqua D'Orbigny. Variabile come rappresentano le figure 
date dall'Egger. r. 



Cassidulina. — 795. C. pu ncta ta Keuss. Le punteggiature di questa specie. 

nei numerosi miei esemplari, non sempre si distinguono bene. C. 796. C. 

margareta Karrer. r. — 797. C. oblonga Reuss. r. 

nobertina. — 798. R. austriaca Reuss. Var. mutìca. n. 

Riferisco come varietà della forma del bacino di Vienna un esemplare solo, 
il quale manca del mucrone posteriore, quella regione perciò è alquanto promi- 
nente ma non speronata, nel resto parai che la conchiglia convenga colla specie 
del Reuss. R. 

< hilostomclla. — 799. C. ovoidea Reuss. Un solo ma ben caratterizzato 
esemplare. R. 

OrbitoMcs. — 800. 0. marginata Michelotli. L'unico esemplare che rapporto 
con qualche dubbio a questa specie, comparato cogli esemplari tipici della col- 
lina di Torino, mostrasi identico nei suoi caratteri e soltanto un po' diverso pel 
margine un po' meno distinto. R. 

Utnola. — 801. L. canariensis D' Orbiguy. Rapporto a questa specie un 
esemplare che si allontana alquanto dalle varie fonai' figurate dagli autori; ma, 
vista la grande variabilità di queste spoglie, credo potersi riferire anco la mia 
che è allungata nel senso dell'asse della spirale. E. V. 

riavutili:!. — 802. C. communis D'Orbigny. e. — 803. C. irregularis 
Costa. Questa non è forse che varietà della precedente, e. — 804. C. cy lin- 
di - ic a Hantken. Oltre la forma che risponde al tipo dato dall'autore trovasi 
una grande varietà più irregolare, che chiamo Var. major, n. C. 

Plecauium. — 805. P. cuueatuin n. sp. Tav. X. fig. 5 (vedi fossili dell'El- 
veziano). R. — 806. P. sagittula D'Orbigny (Teostularia). Varia moltissimo 
in lunghezza e diviene sovente irregolare. C. 

807. P. costa turn n. sp. Tav. XIV. fig. 8, Sa, 8b. 

Specie affine alla precedente per la forma generale e per la sporgenza delle 
logge in forma di costole trasversali, ma distintissima per essere sempre pic- 
cola, colla superficie meno scabra, colle costole più strette, con una carena 
longitudinale mediana molto ottusa sopra ambo le facce, dal che risulta la se- 
zione romboidale; i margini sono irregolarmente dentellati, l'apertura è in forma 
di fenditura breve e stretta. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,7." im Spessore 0,5.""" r. 

808. P. Bronniànuni D'Orbigny {Textularia). R. — 809. P. acutum Re 
(Tatuiti ria). Esemplari variabili in lunghezza, r. 

810. P. irr egu lare n. sp. Tav. XIV. fig. 9, 9«, 9b. 

Questa specie si distingue sopratutto per essere compressa considerevolmente 
nella regione posteriore e carenata ai margini. Grado grado verso La regione 
anteriore la compressione diminuisce e nell'ultima porzione s'inverte, così le 

carene divengono sempre più e scompari lei tutto sulle ultime logge; 

anteriormente le suturo divengono sempre più profonde, le logge più convi 
l'apertura è allungata e curva. 

Lunghezza 2,6." ,m Diametro -l,4. mi " e. 



— 152 — 

811. P. Partschii Uzizek (Tenutaria). Un solo esemplare, R. \. — 812. P. 
rugosum Reuss? Riferisco questa denominazione specifica per una certa so- 
miglianza che ha il mio unico esemplare colla specie del Reuss. R. — 81:3. P. 
Spayeri Reuss? Anco questo è un ravvicinamento molto dubbio tra i miei 
esemplari e la specie oligocenica del Reuss. r. — 814. P. subangulatum 
D'Orbigny. Specie relativamente costante nei suoi caratteri, la più comune del 
genere. C. — 815. p. Haueri D'Orbigny. e. — 816. P. abbreviatimi 
D'Orbigny. Distintissimo per la forma breve e dilatata. C. V. 
817. P. tube ri forme n. sp. Tav. XIV. fig. IO, lOtr, 106. 

Questa specie è molto distinta per la conformazione arrotondata di tutte le 
sue parti, dimodoché una sezione trasversale è pressoché circolare, le cavita 
Simo poco convesse, ma le ultime due sono molto grandi ed arrotondate, le su- 
ture poco profonde; la bocca è lineare, in forma di fenditura curvata ad arco. 
Lunghezza l. mm Diametro 0,5. mm R. 

GaiEiIryina. — 818. <t. badenensis Reuss. Un solo esemplare ben caratte- 
ristico. R. V. 

Bigcncrìna. — 819. B. agglutinar^ D'Orbigny. e. 

iVulieruinria. — 820. N. papillosa n. sp. (vedi fossili elveziaui, tav. X. fig. 6). 
Qualche esemplare forse proveniente dall'Elveziano. R. - 

Cornuspira. — 821. C. foliacea Philippi (Orò is). Specie ben nota, molto com- 
pressa, ed a giri celeremente crescenti. R. V. — 822. C. plicata Czizek. 
(Operculina). Un solo esemplare rotto. R. — 823. C. in volvens Reuss (Oper- 
culina). La specie più comune del genere, e. — 824. C. Bornemanni Reuss. 
Specie distinta per essere marginata, e. 

Alvcolina. — 825. A. melo D'Orbigny. Dalla forma compressa alquanto si passa 
per gradazione ad una forma proprio sferoidale, r. — 82G. A. Haueri D'Orbigny. 
Un solo e distintissimo esemplare di perfetta conservazione. R. 

Spirolocuìiiia. — 827. S. nitida D'Orbigny. Un solo esemplare. R. V. —828. 
S. caua 1 i culata D'Orb. Specie molto piccola e ben distinta per le logge sca- 
nalate. 0. V. — 820. S. badenensis D'Orb. e. — 830. S. dilatata D'Orb. 
R. — 831. S. excavata D'Orb. Distinguesi per lo spessore considerevole, per 
la forma quasi circolare, per la profonda escavazione sopra ambo le facce. C. — 
832. S. crassa n. sp. Tav. XIV. fig. 11, tlto. 

Questa specie è affine alla precedente, dalla quale si distingue per essere molto 
più grande, meno escavata sopra ambo Le facce, dove le logge in rniuor numero 
sono appianate; ha una forma che più si avvicina alla circolare, è molto spessa 
e l'apertura, ristretta è ili forma (piasi esattamente triangolare. 

Lunghezza 1,4.""" Larghezza I .:;.""" Spessore 11.5.""" li. 

Bllorutlii». — 833. B. simplex D'Orbigny. Specie molto vicina alla B. bul- 
loides. r. — 834. B. affinis D'Orbigny. Piccoli esemplari un po'" dubbi. R. — 

835. B. bulloides D'Orbigny. Specie sovente compressa dalla fossilizzazione 
e molto variabile. Var. lì. (nomata D'Orb. Var. B. tramata Reuss. Var. B. a 
stoma Karrer. La forma tipica è comune, rare invece sono le varietà, e. V. — 

836. B. lobata Reuss. Un solo esemplare ben distinto. R. 



— 153 — 

837. B. larvata Reuss. Var. breviuscula. n. Questa forma si distingue dal tipo 
illustrato dal Reuss per essere alquanto più breve, e per aver la loggia minori 
più allargata, r. — 838. 13. lunula d'Orbigny. Vi riferisco taluni dubbi e 
plari. r. — 830. B. amphiconica Reuss. Specie variabile nella Forma delle 
logge. C. — 840. B. depressa D'Orbigny. Qualche dubbio esemplare lì. V. 

841. B. disgiunta n. sp. Tav. XIV. fig. 12, 12a, 126. 

Questa distinta specie somiglia in qualche modo alla B. eyclostoma Reuss, dalla 
quale distinguesi bene per essere molto più gibbosa, colle due logge pressoché 
emisferiche e disgiunte da un solco ben distinto. La regione dell'apertura inveci 
esser prominente e marginata, è depressa ed incavata. L'apertura è proporzionalmente 
molto piccola, di forma trasversalmente ellittica, e porta un dente in forma di T. 
Lunghezza 0,59.""" Larghezza 0,6.""" Spessore 0,68.™" e. 

842. B. ventricosa Reuss. I pochi esemplari raccolti rispondono bene alle 
figure date dall'autore. R. — 843. B. contraria D'Orbigny. Questa comune 
specie trovasi in grandi e ben distinti esemplari. C. 

Trlloculina. — 844. T. gibba D'Orbigny. Specie distintissima per la sua forma 
iriquetra. C. — 845. T. austriaca D'Orbigny. Molto aitine alla precedente, r. — 
846. T. inornata D'Orbigny. R. — 847. T. selene Karrer. r. — 848. T. 
i n f 1 a ta D'Orb. Ben distinta per le sue forme arrotondate, e. — 849. T. s e a p li a 
D'Orbigny. V'ha di questa specie una varietà più allungata, che io non saprei 
disgiungere dal tipo. e. — 850. T. anceps Reuss. Var. inflata. n. L'unico esem- 
plare che credo dover riferire alla specie del Reuss è meno compresso, e quindi 
lo rapporto ad una distinta varietà. R. 

851. T. striarella n. sp. Tav. XIV. fig. 13, 13a, 136. 

Molto affine alle due precedenti specie. La mia distinguesi per avere la loj 
centrale piccola, non prominente, ma invece profondata per una ricurvatura del 
margine delle circostanti logge; sull'opposto lato della conchiglia la sutura delle 
due maggiori logge è lievemente flessuosa e profondata; la superficie è ornata 
da strie curve disposte nel senso longitudinale ; l'ultima cavità si protende in un 
breve e stretto rostro, che porta un'apertura ellittica con un dente bifido. 
Lunghezza 1,6.""" Larghezza 1,1. mm Spessore 0,7.""" r. 

852. T. consobrina D'Orbigny. Due ben distinti esemplari. R. — 853. T. 
nitens Reuss. Vi riferisco due minimi esemplari che panni convengami in qu 
tutt'i caratteri colle figure dell'autore. R. — 854. T. p nichel la Reuss. L' 
gante scultura formata di cestelle longitudinali distingue bene questa specie, r. 

Qtiinquelociilliia. — 855. Q. longirostra D'Orbigny. La quinta piccola loggia 
in taluni individui diviene piccolissima e tende a scomparire, r. — 856. Q. 
Partschii D'Orbigny. Esattamente identica a quella del bacine di Vienna, mo- 
strando sinanco ìe linee longitudinali rilevate nella parte che avvicina l'apertura. 
R.—857. Q. Akneriana D'Orbigny. r. —858. Q. Buchiana D'Orb 
La più comune quinqueloculina di Benestare. C. — 859. Q. I D gè r i a n a I >'( >rbi- 
gny. e. — 860. Q. oblonga Montagu (Serfula). Panni che questa connine specie 
sia identica alle forme che presentansi tra le viventi, e. — 861. Q. concinna' 
Reuss. L'unico esemplare che rapporto a questa forma differisce alquante per 

20 



— 154 — 

avere un po' angolose le due principali logge; del resto l'andamento generale della 
conchiglia è proprio identico a quello della specie, cui la rapporto con dubbio. R. — 
862. Q. triangularis D'Orbigny. Qualche esemplare dubbio. R. V. — 863. Q. 
Hauerina D'Orbigny. Un solo ben caratterizzato esemplare. R. — 864. Q.tenuis 
Czizek. È dubbio L'unico esemplare che vi rapporto, perchè le logge sono meno 
distinte, ma la forma e l'apertura rispondono bene. K. V. — 865. Q. Haidingeri 
D'Orbigny. Oltre la forma tipica, raccogliesi una varietà in cui l'ultima grande 
loggia non ricuopre del tutto la terz'ultima, perciò al margine ne compariscono tre, 
di cui la più antica mostrasi più o meno estesamente, r. — 866. Q. badenensis 
D'Orbigny. Tanni doversi riferire a questa specie un solo piccolo esemplare. R. — 
867. Q. Schroekingerii Karrer. I miei esemplari mancano di strie longitu- 
dinali ; in tutto il resto convengono bene colle figure date dall'autore, ed in modo 
speciale è da segnalarsi la esatta forma dell'apertura e del dente, r. 

Var. Calabro, Tav. XIV. fig. 14. 14a, 14/*. Chiamo così ima comunissima for- 
ma di Quinqueloculina, la quale differisce abbastanza dal tipo del Karrer, ma 
che sembra in taluni esemplari offrire delle transizioni verso quella forma ; inol- 
tre l'apertura allungata quasi in forma di fenditura rettangolare con un lungo, 
retto e gracile dente è proprio quella della specie del Karrer, ma la forma di 
Benestari' differisce dalla tipica per essere più allargata, assumendo una figura 
romboidale . e differisce ancora più per avere le due maggiori logge rotondate 
più o meno sul dorso; per lo che i due spigoli prominenti che sogliono limitarlo 
si ottundono più o meno, e nelle forme estreme si arrotondano, assumendo in tal 
rase la conchiglia un aspetto assai diverso. In questa varietà si osservano so- 
vente delle strie longitudinali che affettano il dorso delle grandi logge, o sono 
in prossimità di quella regione. C. — 868. Q. Juleana D'Orbigny. R. — 
869. Q. contorta D'Orbigny. R. — 870. Q. asperula Seguenza. Identica 
alla forma che raccogliesi nel plioceno e nel quaternario. C. — 871. Q. foeda 
Reuss. Raccogliesi la forma ristretta e la forma allargata, r. — 872. Q. Boueana 
D'Orbigny. M' insorge qualche dubbio intorno all'unico esemplare che vi rap- 
porto, essendoché le logge centrali sono più grandi di quanto le rappresentò il 
D'Orbigny. R. — 873. Q. Schreibersii D'Orbigny. r. — 874. Q. Jose- 
ph ina D'Orbigny. Variabile molto nella forma, nel numero e nella promi- 
nenza delle costole longitudinali. C. 



Specie fossili dei depositi lipcnitiferi di Cessaniti presso Monteleone. 



Tipo. MOLLUSCHI. 
Classe. Gasteropodi. 

Cerlthlnm. — 1. C. lignitarum Eichwald. Grande specie considerevolmente 
variabile, che presenta perciò forme svariate più o meno gracili, e. — 2. C. 
Duboisii Hoernes = C. plicalum Dubois de Montpereux (non Lamk.), C. 
quadricinetwm 0. G. Costa. Anco questa specie è variabile molto nel giacimento 



— 155 — 

presso Monteleone. e. — 3. C. minutum M. de Serres. Questa specie presenta 
nel medesimo giacimento una forma piccola, che, pei vari suoi caratteri Le si 
deve associare, e. 

4. C. obliquistoma n. sp. Tav. XI. fig. 25. 

Testa parva, conico-pyramìdata , anfractus decem subplanati, sutura im- 
pressa discreti, cingulis duobus striisque eocilissimis lineisque incrementi vi- 
nati; plicis longitudinalibus odo, ad interseiionem cingulorum granulos promi- 
nentes rotundatos preditae. Anfractus ultimus antice conveccissimus , cingulis 
tenuibus, paucìs, striisque plurimi s alternantibus signatus: canalis brevis: os 
ovatwm obiiquissime positum, postice canaliculatum; labrum dilataturn, fi irtis- 
sime arcuatimi : margo columellaris, presertim postice, callosus. 
Lunghezza 15,5.""" Larghezza 7,5.""" 

Questa distintissima specie è molto bene caratterizzata dalle otto pieghe lon- 
gitudinali, ornate da due granuli per ogni avvolgimento, da due cingoli , da 
numerose strie esilissime per ogni anfratto, e dalla bocca ovata, ma disposta 
assai obliquamente. Spesso la conchiglia conserva intero il margine boccale, e 
varia poi nella grossezza relativa e nella prominenza delle costole e dei granuli. 
Questa specie trovasi molto comune nel Messinese, r. 

5. C. articulatum Costa. Tav. XI fig. 24. Questa specie distinguesi bene 
dal C. sublhiara D'Orb. dal C. pictum Bast. pei due grossi cingoli o meglio cor- 
doni, che stanno ai margini degli avvolgimenti, portando dei nodi appena sporgenti, 
che in talune forme mancano del tutto. Il Costa raccoglieva questa specie nel 
medesimo luogo donde io la possiedo. La specie è molto variabile per vari carat- 
teri, in generale molto allungata, conserva un colorito rosso-bruno disposto a 
macchie oblique sui cingoli; è questa la forma tipica. 

Var. brevis. n. Forma meno allungata, suture meno scanalate, cingolo anteriore 
meno distinto. Questa varietà si presenta variabile anco nel colorito, cioè oltre 
il coloramento moniliforme, come nella forma tipica, si presenta talvolta coi cingoli 
scolorati e nel resto colorata uniformemente in aranciato. 

Var. tricingula. n. fig. 24a. Questa forma è breve o allungata con un terzo 
cingolo mediano sugli avvolgimenti, e varia molto quanto alla disposizione ed 
alla forma delle macchie ferruginose, le quali in taluni individui si presentano 
in forma di linee oblique ravvicinate sui cingoli, e. 
it> <iiii>hi. — 6. B. stagnalis Basterot (Turbo) = Paludina stagnalis Hoernes. 
È nella lignite,- e nelle argille ove stanno queste racchiuse, che trovasi sparsa 
abbondantemente la specie che rapporto alla nominata, e. 

Classe. Lamelmbranchi 

Seleni — 7. S. subfragilis? Eichwald. Un solo frammento, che offre il cardine 

e l'impressione muscolare, insieme al margine anteriore completo. R. 

Presso Palmi un calcare più o meno cellulare, che sovente acquista della 
sabbia e muta struttura divenendo arenaceo o sabbioso, affiora qua e là alle falde 
e sui forti declivi degli altipiani della Corona, sottostando al cabarè cellulare 
del Messiniano, sulla quale roccia raostransi la serie pliocenica e la quaternaria 



— 156 — 

marina ed alluviale. Tale roccia compatta o cellulare, ma assai resistente nelle 
superiori, diviene molto tenera in basso, variando anco nel colorito dal 
giallo al giallo-bruno, al rossastro. Essa sottostando al calcare del Messiniano, 
par che debba riferirsi all'orizzonte del calcare a modelli del Messinese, e quindi 
al periodo Tortoniano. 

Siffatta conclusione viene convalidata dai fatti paleontologici; con i t'ossili 
quasi tutti allo stato di modelli, conio nel calcare del Messinese, vi corrispondono 
benissimo e specialmente sono notevoli ed importanti i Litodomi, e le comuni 
specie dei Coralli, quali VHeliastrea Reussana e la Porites incrustans. 

I fossili di questo giacimento ho voluto riunirli nel seguente distinto elenco 
per enumerarli a parte. 



Elenco delle specie fossili raccolte nel Tortoniano di Palmi. 



Tipo. MOLLUSCHI. 
Classe. Gasteropodi. 

iialiuti*. — l.H. Volli inica Eichw. Impronte esteriori di perfetta conservazione e 
modelli interni, r. 

Classe. Lamellibranchi. 

Venus. — 2. V. um bonari a Lamk. Un grande modello. K. 

Area. — 3. A. uni lionata Lamk. Vari modelli, r. — 4. A. lactea? Lin. Un 
dubbio modello. E. V. — 5. A. clathrata Defrance. Impronte e modelli, r. — 
6. A. barbata Lin. Modelli vari. e. V. 

Lythodomas. — 7. L sp. ? Le valve di questa specie molto somigliano al 

/.. avitertsis Hoernes, ma la regione boccale è più sporgente. R. — 8. L. appen- 
di e ulatus Philippi. Con molta riservatezza riferisco a questa specie vivente in 
America i modelli raccolti presso Palmi, che sono affatto identici a quelli comunis- 
simi del .Messinese, da me accuratamente comparati cogli esemplari viventi, r. V. 
Altri mal conservati modelli di Litodomi trovansi nel calcare di Palmi, e ri- 
cordano le numerose Specie di tal genere, che raccolgonsi nel calcare coetaneo 
del Messinese. 

Lima. — 9.L. squamosa Lamk. Impronte e modelli ben riconoscibili e numerosi, e. V. 

Pccten. — 10. P. Reussii Eoernes. Modelli ed impronte comuni di piccole di- 
mensioni, e. — ll.P. elegans Andrz, Modello interno ed impronta esteriore. R. — 
12. I'. septemradiatus Moller. Un solo modello colle linee radianti ben 
boli. R. V. 

iiìiiim(<-s. — 13. H. Defraucei? Michel. Riferisco a questa specie con molto 
dubbio una semplice impronta. R. 

Tipo. ECHINODERMI. 
Classe. Echinidi. Ordine. Regolari. 
Ciliari*. — 14. C. tessurata Meneghini. Var. major. R. 



— 157 — 

Tipo. CELENTERATI. 

Classe. Antozoarii. Ordino. Zoantarii. 

ii«-iii)*ti noti. — 15. H. Reussana Edw. et Hayn. 

Questa importante specie presentasi in esemplari ben conservati e non rari nel 

calcare di Palmi, e. 
Porttes. — 16. P. incrustans Michelin. Riferisco a questa specie una comu- 

nissima forma, che costituisce parte importante della roccia, pure < j ss;i trovasi 

costantemente in cattivo stato di conservazione. C. 

17. P. strati formis n. sp. 
Chiamo così una grande porite, che risulta dalla sovrapposizione di numerosi 
strati del polipaio. Tali strati, spessi alcuni millimetri, si mostrano distintissimi ; 
essi sono inoltre fortemente piegati, flessuosi e compiono una serie di ondulazioni ben 
larghe, conservandosi pressoché paralleli. Da quanto può desumersi, essendo l'esem- 
plare mal conservato, i calici devono avere un diametro di circa due mill. R. 

La ricca fauna esaminata nei precedenti elenchi, costituita dal rimarchevole nu- 
mero di 893 specie animali, non ha d'uopo di delucidazioni o schiarimenti: essa parla 
eloquentemente al paleontologo, il quale a prima giunta vi riconosce quell'insiemi' 
di Molluschi, di Crostacei, di Coralli, di Rizopodi caratteristici dell'epoca tortoniana, 
una fauna insomma completamente identica a quelle che s'incontrano negli strati del 
mioceno superiore delle più classiche località d'Italia ed anco di tutta Europa. 

Così gli strati del Tortonese e del Modenese sono quelli specialmente che offrono 
nella loro fauna il maggior numero di specie comuni coi depositi di Benestare; i 
Molluschi, i Coralli e i Rizopodi sono specialmente i gruppi che richiamano L'atten- 
zione del paleontologo a questo riguardo. Le opere del Michelotti ('), del Sismonda | i 
del Bellardi ( 3 ), del Doderleiu ('). del Coppi ( 5 ) enumerano e descrivono le nume- 
rose specie che si raccolgono in quei giacimenti. 

Il bacino di Vienna presenta anch'esso nei suoi strati superiori un gran numero 
di specie che sono comuni col nostro Tortoniano, ed anco qui bisogna segnalare i 
Molluschi, i Coralli, ed in modo specialissimo i Briozoi, gli Ostracodi ed i Fora- 
miniferi, che per la maggior parte sono stati raccolti nel mioceno superiore ili 
Vienna, I signori Hoemes ( G ), D'Orbigny ( 7 ), Reuss ( 8 ), Czizek (°), Neugeboren ("), 

(') G. Michelotti, Description des fossiles des terrains terliaires miocénes de l'i ■ ■ entrio- 
naie. — ( 5 ) E. Sismonda, Synopsis melìwdica Pedemontii fossilium. — Maliriaux pulir servir ù In paléon- 
Mogie des terrains teriiaires du Piemont. 2e parile. — ('. L. Bellardi, Mono 

celiane, Mitre e Columbelle fossili del Piemonte. — l Molluschi dei terreni terziari del Piemonte ■ • 
Liguria. — (') P. Doderlein, Cenni geologici intorno in giacitura dei ti m ni mìoci nici dell'Italia < mi 
(') V. Toppi, Catalogo ilei fossili terziari del Modenese. — (') M. Hoemes, Die fossilen Molluschi 
lertiar. Becketis roti Wien. — (') A. D'Orbigny. Foraminiféres foss. du bussili tertiaire di Vienne- — 
i V. Beuss , Aetie Poraminif. aus den Schichlen des osterreichischen Teriiar Beckens. — Die foss. 
Bryozoen d. Oesterr-Ungar. Miocàns. — Foss. Entomoslracee d. osleir- Terliàrbeekms. — Foraminiferen. 
Antozoend. BryozoendeutschenSeptarienlones. — Foss. KoraUen dei osterr-ungar. Miocaens 
(') Czizek J, Beitr. z. Kenntn. d. foss. Foraminiferen d. Wiener Beckens. — (" Neugeboren. J. L.) D - 
Foraminiferen aus d Ordn. d. Stichostegier v. Oberbhvgy. 



— 158 — 

Karrer ('), Fuchs ('). Manzoni (') hanno illustrato con somma cura quella fauna. 
Molti altri lembi in Italia di terreni miocenici hanno col Tortoniano di Benestari' 
foni une la fauna. Cosi gli strati di Sogliano descritti accuratamente dal Manzoni (') 
e poi riesaminati dal Fuchs ( 5 ); probabilmente vi sono coetanei taluni dei numerosi 
giacimenti miocenici della Sardegna studiati dal La Marinoni e dal Meneghini (*), 
siccome alcuni depositi della Corsica illustrati dal Locard e dal Cotteau ('). 

[n Sicilia sono molti luoghi dove il Tortoniano è fossilifero, e la fauna ha la 
massima somiglianza con quella del Tortoniano del Reggiano, dappoicchè v'ha la 
maggior parte di specie comuni ai depositi sincroni delle due vicine regioni. 

Così nel Messinese le argille e le molasse fossilifere di Sampiero, di Rometta. 
di Patti e delle valli di Spadafora ( 8 ), nel Palermitano le argille di Ciminna( s ), 
presso Siracusa il calcare tenero che viene estesamente impiegato nelle costruzioni 
siccome pietra da taglio ('"), nel Vizzinese e nel Licodiano le marne con fauna tor- 
toniana da recente scoperte dal sig. I. Calici, che si collegano colla serie messiniana 
soprastante ("). 

Tra i più rilevanti depositi coetanei al Tortoniano di Calabria, che ho prece- 
dentemente esaminato, fuori d' Italia si rapportano vari giacimenti della Francia, e 
specialmente fa d'uopo ricordare le molte contrade del bacino del Rhòne con tanta 
cura recentemente studiate dal sig. F. Fontannes, dopo che una serie di celebri 
geologi l'aveano già illustrato sin da lungo tempo. Là il Tortoniano si connette coi 
vari piani del mioceno e del plioceno, che lo precedono e lo sieguono, siccome con 
molta cura ha dimostrato il Fontannes ("). 

E pur tacendo di molti altri luoghi meno rimarchevoli, non trasanderò al certo 
il lontano Portogallo, dove il Tortoniano fa bella mostra della sua fauna malacologica 
studiata già da Pereira da Costa f 3 ) e dimostrata quasi intieramente identica a quella 
del bacino di Vienna e d'altri luoghi. 

E qui farebbe d'uopo di un dettagliato esame comparativo tra le faune tortoniane 
speciali dei diversi luoghi enumerati e quella della Calabria meridionale testé de- 
scritta: ma per ragione di brevità io lascio un tale agevole compito al lettore, e 
ini contento di ricordare soltanto, che un'associazione così variata e numerosa di 
spoglie animali, che non era stata giammai studiata, presenta un certo numero di 

(') Karrer P., Die miocene Foraminiferen-fauna von Kostey tur Banat. ecc. ecc. — ;": T. Fuchs. 
u. Karrer., Geol. Sii, .lini, in d. Terliarbild. d. Wiener. Bcckens. — (') A. Manzoni, / Briozoi fossili 
del mioceno d'Austria e d'I ngheria. — (') A. Manzoni, Fossili di alcuni lembi miocenici. — ( s ) T. Fuchs., 
Die Gliederung der Tertiarbildungen am Nordabhange der Appenninen von Ancona bis Bologna. — ('] A. 
Do La Marmora, Voyage en Sardaigne. Paleontologie par Mr. le prof. Meneghini. — (") A. Locard et 
(ì. Cotteau. Description de la faune des terrains lertiaires moyens de la Corse. — (') G. Seguenza, 
Notizie succinte intorno alla costituzione geologica dei terreni del distinto di Messina. — Sludi strat. 
ini alla formazione pliocenica (Boll, del r. Comitato geolog.). — (') S. Ciofalo, Di una nuova specie fos- 
sile del mioceno di Ciminna. — Alcune osservazioni sul mioceno di Ciminna. Lettera alVing. P. Zezi. — 
i G Seguenza, Sludi stratigraf. ini. alta formaz. pliocen. dell' Italia meridionale. (Boll, del r. Comitato 
geolog. 1 . — (" I. Carici, La formazione gessosa del Vizzinese e del Lin/dianu (Provincia di Catania), 
(Boll, del r. Comit. geolog.). — (") F. Fontannes, Études stratigraphiques et paléontologiques pour 
servir à l'histoire de la période terliaire dani le bassin du HliCne. — (") F. A. Pereira da Costa, 
Gasteropodes dos deposi tos terciarios de Portugal 



— 159 — 

specie nuove, che può valutarsi a quasi un sesto (141 sopra 893) del totale, essendo 
le altre riferibili a specie già conosciute, e appartenenti alla fauna tortoniana dei più 
classici luoghi d'Europa, se se ne escludono alcune pochissime, le quali non erano 
state pria d'ora trovate nel mioceno superiore. 

Passo quindi a considerare la fauna tortoniana del Reggiano nella sua costitu- 
zione, esaminandola complessivamente nei suoi più rilevanti caratteri. E dapprima 
panni assai rimarchevole il numero complessivo delle specie che la costituiscono, 
il quale si eleva ad 874, per un solo luogo, ed è tanto più grande proporzionata inclite 
quanto più limitato è il terreno che somministra i fossili, trattandosi quasi dell'unica 
e ristrettissima località di Benestare, dove il Tortoniano fossilifero credo che non 
raggiunga in superficie un mezzo chilometro quadrato. 

Tale ricchissima fauna (') risulta costituita dal seguente numero di specie per 
ciascuna classe: Pesci 3 ( ! ), Molluschi: Cefalopodo 1, Gasteropodi 2f>2, Pteropodi :;. 
Lamellibranchi 106, Brachiopodi 2, Crostacei : Entomostracei 28, Cirripedi 3. 
Anellidi 6, Briozoi 81, Echinodermi 7, Corallarii 23, Spongiarii 5, Rizopodi fo- 
raminiferi 33(5. 

Un assembramento così variato di organismi marini, in ottimo stato di conser- 
vazione, ci dà l'agio a discorrere intorno alle condizioni di loro esistenza, e quindi 
intorno al mare in cui si costituivano quei depositi di finissima argilla. 

E dapprima i Molluschi, che formano il gruppo maggiore, tanto importante e 
così caratteristico ci offrono tra le 387 raccolte 90 specie, cioè il 23 %> tuttora 
viventi nei mari attuali le quali hanno quindi traversato i diversi periodi del 
plioceno e del quaternario. Dunque senza alcun dubbio sono ben 297 le forme che 
non si conoscono allo stato di vita. Tra le viventi talune sono proprie delle acque 
poco profonde, ed altre note come abissicole; della prima categoria mi basta ricor- 
dare lo Scaphander lignarius, VEuthria cornea, il Cerilhiolmn scabrum, la Natica 
millepunctata, la Rissoa Montagui, la R. cimex, il Turbo rugosus, la Venus ovata, e 
di profondità più o meno considerevoli sono invece Y Erato laevis, il Solarium zan- 
cleum, la Seguenzia monocingulata, la Natica fusca, VEulimella Scillae, la Pyrgulina 
pygmaea, la Mathilda elegantissima, il Siphonodentalium tetragonum, la Verticordia 
trapezoidea. VArca pectunculoides, la Limea crassa, ecc. 

Dal quale fatto evidentemente risulta che le argille tortoniano di Benestare 
si depositarono a mediocre profondità, la quale conclusione d'altronde viene confermata 
dall'esame di ogni classe della ricca fauna ivi scoperta. Difatti se si considerano 
complessivamente anco gli stessi Molluschi si riconosce che essi spettane quasi com- 
pletamente ai Gasteropodi ed ai Lamellibranchi, alle quali classi si aggiungono ben 
pochi resti di Pteropodi e di Brachiopodi. 

Trascurando quelle classi che vi sono rappresentate da poche specie sparse con 
molta parsimonia, bisogna pur considerare nella fauna di Benestare i Briozoi, gli 
Antozoarii, ed i Rizopodi che vi sono largamente rappresentati. 

(') Nell'esame che siegue tengo conto soltanto delle specie del grande elenco ; eh liane tutte 

alla località di Benestare e pochissime ad imbuti e Falcò. — (') Restano esclu li 

le molte specie a cui accennano gli otoliti, che nello staio attuai.' non possono determinarsi. 



— ino — 

I Brinzoi ci offrono ottantuna specie, ma queste sono sparse con molta parsimonia, 
doven lare con molta cura fra tutti i resti d'ogni maniera di fossili e grande 

quantità del piccolo residuo sabbioso delle argille por ragranellare poche e sparute 
colonie. Ciò dimostra, concordemente ai Molluschi, che non trattavasi se non di me- 
diocri profondità. I Coralli quasi tutti «lei Cariofillidi e dei Turbinolidi accennano 
anch'essi a tali batimetriche condizioni: e i Poraminiferi, al numero ben grande 
di 336 specie, non contenendo in abbondanza ne le orbuline, né le globigerine abitatori 
degli abissi, concordano colle esposte vellute; quindi il mare delle argille tortoniane 
di Benestare dovea essere al certo di profondità, mediocre. 

Al di sopra delle argille abbiamo detto giacere un banco sabbioso cementato 
da gesso cristallino. Or i fossili in esso contenuti sono trasformati in gesso divallile 
e ben con ervati, tanto che si determinano agevolmente le specie, e i Lamellibranchi 
offrono d'ordinario le valve riunite. 

Questa piccola fauna è costituita da qualche Turritella. dalla C'ardita Jouanneti, 
da grandi Venus e Pectunculus, da alcuni Pettini e da qualche Clipeastro; trattasi 
insomma d'una fauna evidentemente littoranea, quindi i fossili e la natura del de- 
posito concordemente dimostrano essersi originati a piccola profondità, e perciò fa 
d'uopo ammettere un inalzamento del fondo marino, il quale già par che avesse 
subito un'analoga oscillazione alla fine dell' epoca elveziana, dappoicchè i depositi 
sottostanti al Tortoniano racchiudono quasi dapertutto abbondanti Bracbiopodi e pro- 
fusissimi Briozoi, che evidentemente accennano a maggior profondità delle acque, 
divenute perciò sempre più basse Ano all'ultimo periodo dell'epoca tortoniana. 

Se ciò viene dimostrato evidentemente dalla, serie stratigrafica di Benestare, 
viene poi luminosamente confermato dagli strati tortoniani del territorio di Monte- 
leone, love, rome fu detto precedentemente, gli strati marini di estuario, ricchi di 
vari Cerizt, e gli strati lacustri lignitiferi si succedono e si alternano, indicando 
così l'oscillare e l'inalzarsi progressivo del fondo sottomarino. 

i ' i ancora ad un deposito di mare poco profondo e da attribuirsi la forma- 
zioni' calcarea presso Palmi, come ben lo dimostrano i suoi fossili. 

Da ultimo panni utile ricordare i rapporti che la fauna tortoniana del Reg- 
giano, così ricca di specie, offre colla fauna marina vivente. 1 rapporti più impor- 
tanti e piìi immediati ci vengono espressi dal numero delle specie comuni alle due 
epoche, tali sono quelle appunto, che perdurando e propagandosi nei temili succes- 
sivi hanno protratto la loro vita sino ai mari attuali, addimostrando così di fronte 
alle numerose forme estinte una rimarchevole resistenza alle cause che limitano 
ciascuna forma specifica in un determinato periodo geologico. 

Dello tre specie di pesci nessuna è vivente; il Cefalopodo, a cui fu dubbiamente 
rapportata l'unica specie, vive tuttavia: di 262 Gasteropodi se ne conoscono nei 
nostri mari soltanto 50; dei tre Pteropodi un solo ; di 106 Lamellibranchi ne vivono 
"ittora 35 specie; nessuno dei due Brachiopodi ; di 28 Crostacei Entomostracei sol- 
tanto una specie e superstite; di tre Cirri]. edi uno: di sei Anellidi un solo; di 81 

Briozoi se ne o iscono nei nostri mari 14; delle sette specie di Echinodermi e 

delle 23 -pittanti ai Celenterati nessuna è sopravvissuta ; invece in 336 Foraminiferi 
se ne sono scopeti i 69 viventi nei mari attuali. 



— 161 — 

Quindi complessivamente abbiamo che delle 874 specie fossili del Tortoniano 
calabrese 176 hanno traversato i diversi periodi del terziario superiore e del qua- 
ternario e si sono associate alla fauna vivente. . 

Un altro fatto importante deriva dal facies della fauna che esamino, concor- 
demente alla costituzione generale della fauna tortoniana tutta di Europa, che di- 
mostra ad evidenza un clima più caldo dell'attuale; difatti i numerosi Coni, i variati 
e grandi Pleurotomidi, le Marginelle, le Ficula, le Terróre, gli Strombus, le Cancel- 
la ria e tanti altri generi addimostrano che tale fauna somiglia di più nel suo insieme 
alla fauna dei mari caldi anziché alla mediterranea; In che prova con sicurezza, quanto 
fu già dimostrato, che le acque dal mare tortoniano in Europa e quindi il clima 
di quel periodo erano più caldi degli attuali delle stesse regioni. 

6.° Piano Messiniano (Mayer). 

Sinonimi : Mioceno superiore e Plioceno inferiore parte di vari autori. Strati mio-pliocenici 

e formazione gessoso-solfifera. di altri. 

Il prof. 0. Mayer da Zurico ha chiamato Messiniano un piano geologico, sul 
finire della lunga epoca miocenica ('), costituito da strati di varia natura, sovente 
da depositi di estuario e lacustri, che l'autore erroneamente ha voluto credere coe- 
tanei agli strati zancleani dell' Italia meridionale, che si depositarono in mare più o 
meno profondo e che oramai sono ben riconosciuti siccome di età posteriore e sicu- 
ramente pliocenica. 

In Italia a tale piano si rapportano gli strati gessosi a Congerie e Cardi che 
il prof. Capellini scopriva in vari luoghi della Toscana, nel Senegal]]', se, e presso 
Ancona, e che dimostrava sincroni agli strati con analoga fauna di Valacchia, di 
Crimea e della Valle del Rodano ('). 

Tale correlazione venne riconosciuta e convalidata dal sig. Fuchs . e parmi 
evidente che questo prezioso orizzonte corra dall'uno all'altro estremo la penisola 
italiana e l'adiacente Sicilia, che se non dapertutto quella fauna caratteristica viene 
a determinare le rocce che vi spettano, la posizione stratigrafica e la litologica co- 
stituzione si associano a precisare quasi sempre il posto cronologico di tali depositi. 
Cos'i sembra ormai evidente che la zona gessoso-solfifera di Sicilia bisogna rappor- 
tarla a tale periodo e riguardarla siccome la continuazione di quei depositi messi- 
niani gessiferi che interrottamente si estendono sull'uno e l'altro lato dell'Appennino. 
I molti studi pubblicati e specialmente le ultime ricerche accurate e minuziose del 
sig. Stohr lo dimostrano chiaramente ( a ). 



(') C. Mayer. Catalogne systématique et descriptil des fossile* d ■ tertiaires qui se trou- 

vent mi Musée federai de Zvtich: Deuxième Cahier. - i Vedi G. Capellini, Notizie geolog 
paleont. sui gessi dì Castellina marittima (Nuovo Cimento, voi. XII. Pisa I cimenti petn 

ili Valacchia ecc. (Mem. dell'Accad. delle scienze dell'Istituto .li Bologna. Ser. 2 a tom. VII. Bologna 
1860 : Marne glauconifere dei dintorni 'li Bologna; La formazione gessosa di Castellina mai 
1874. Gli strali a Congerie e le marne compatte mioceniche dei dintorni d'Ancona : /'' calcare di 
Leilha, il Sarmaziano e gli tirai a Congerii nei monti livornesi 1878. — ') E. Stohr.. /' 
pliocenico dei ili ninni; di Girgenti; Sulla 
fifra di Sicilia Boll del r. Comi! to geolog.)- 



— 162 — 

Nella provincia di Reggio, come già lio dimostrato, la formazione miocenica -i 
potente, sì estesa e sì variata offre un fatto rimarchevole quanto alla distribuzione 
dei suoi vari piani: essi presentano, una latitudine che scema grandemente dal Lan- 
guiamo agli strati più recenti. Difatti le rocce langhiane, e specialmente il conglo- 
merato, quasi compiono il perimetro dell' intiera provincia, sebbene interrottameli te: 
invece le sabbie ed i calcari elveziani sono molto limitati nella loro topografica 
distribuzione, e come già accennai si mostrano soltanto in due opposte regioni, il 
territorio di Gerace sul lato orientale, e quello di Monteleone sul versante occi- 
dentale; il Tortoniano poi si limita a piccoli lembi nelle sole contrade di Benestare. 
Ambutì e Cessauiti : il Messiniano con analoga limitazione si fa vedere sulle atesse 
aree, esso non offre allo studioso veruno elemento paleontologico, che valga a pre- 
cisare e definire la sua età, e le condizioni in cui quelle rocce si andavano co- 
stituendo; soltanto la posizione stratigrafica avvalorata anco da qualche dato litolo- 
gico sono i soli caratteri che possono invocarsi per determinare l'età delle rocce 
che credo dover riferire al periodo Messiniano. 

Difatti gli strati che io vi rapporto giacciono sulle argille e sulle sabbie gessifere 
a fauna tortoniana, e sopportano i più antichi sedimenti pliocenici, come osservasi 
presso Gerace, a Benestare, nelle colline di Siderno ed al Capo Sparavento. 

Ma mentre in molti luoghi del suolo italiano si vanno scoprendo vasti lembi 
di argille e di marne gessifere, ricche della caratteristica fauna a Cardi e Congerie, 
per la quale riesce agevole sincronizzare tali rocce coi depositi messiniani della 
Francia, dell'Àustria-Ungheria, e del mezzogiorno della Russia, nella provincia di 
Reggio sarà molto se potremo esser sicuri che le rocce gessose e calcaree che io 
vi riferisco sieno veramente e precisamente di tale età, non avendo potuto, per 
quanto io conosca il suolo del Reggiano , trovare la caratteristica fauna , oggetto 
di tante discussioni e di sì importanti deduzioni; fa d'uopo quindi che io mi ras- 
segni a dare la sola descrizione litologica dei brevi lembi di rocce messiniane. 

Nella prememoria sulle formazioni terziarie del Reggiano pubblicata nel maggio 
del 1877 (') io rapportava al Messiniano, oltre la formazione gessosa, taluni strati 
argillosi ad Ostrea navicularis, che a Benestare sovrastano alle argille tortoniane; ma 
più tardi avendo rinvenuto tra gli strati suddetti e i gessi una formazione sabbiosa 
cementata dalla selenite cristallina e fornita d'una fauna indiscutibilmente tortoniana. 
bisognò che tali strati, e quindi le sottostanti argille ad Oslrea navicularis, venis- 
sero associate al Tortoniano. 

Annetteva ancora al Messiniano, in quel breve schizzo, la formazione liguitifera 
del territorio di Monteleone, la quale viene ben caratterizzata da una fauna ricca di 
Cerizii, fra i quali il grande '. lignikirum. Or tale fauna più opportunamente bi- 
sogna che si riferisca al Tortoniano, come già ho fatto nel presente lavoro; e quindi 
sono i gessi che resterebbero isolati a costituire da se soli il piano messiniano, 
qualora io non vi avessi annesso un calcare sovrastante, che nel mio succinto lavoro 
figura siccome il membro più antico del plioceno. '' 

'•■ Segnenz i. Or ti ;w n e nm intorno 



— 163 — 

Il calcare che oggi vi annetto è privo anch'esso dì fossili, e quindi il Messi- 
niano sarebbe rappresentato a mio giudizio dagli animassi di gesso connessi a strati 
marnosi in qualche luogo, e dal calcare che altrove chiamai concrozionato ('). Eccomi 
alla descrizione. 

a) Ammassi di gesso. — Nella serie stratigrafica di Benestare, come rap- 
presenta la sezione duodecima, il gesso succede agli strati tortoniani formando aramassi 
giganteschi che si estendono a costituire scoscesi dirupi ed elevate colline che si ergono 
sul lato orientale del comune di Benestare, e si estendono vastamente verso il territorio 
di Piatì; ma bentosto il gesso viene ricoperto da un potente ammanto di conglomerato, che 
costituisce la parte principale di quella elevata regione, e quindi scomparisce sotto 
un deposito sì spesso, ma sporge qua e là dove il suolo si avvalla profondamente, 
dove esso mostrasi orribilmente acclive e scosceso, dove la denudazione ha tolto 
via la soprastante roccia dalla quale sembra sporgere in molti luoghi. 

Così traversando quelle colliue mi è occorso di rivederlo in talune contrade e 
sino alla distanzi di circa dieci chilometri da Benestare, là ove nella direzione 
Nord-Ovest il conglomerato e le ripide colline che esso forma finiscono bruscamente 
per cedere il posto alle argille scagliose del Tougriano, che si estendono sotto forma 
pianeggiante o di colline arrotondate, ivi la roccia gessosa sporge fuori poggiando sulle 
argille variamente colorate e sopportando l' immane roccia aggregata dai voluminosi 
ciottoli granitici. In quel luogo la serie miocenica è ridotta ai suoi due termini 
estremi, che pel difetto dei piani intermedi trovatisi ad immediato contatto, è così 
che il gesso poggia direttamente sulle argille scagliose. 

La roccia gessosa adunque nel territorio di Benestare oltreché si mostra molto 
potente nello spessore, deve occupare una superficie molto grande per affiorare alla 
rimarchevole distanza rettilinea di dieci chilometri. 

Quanto ai caratteri che presenta bisogna rimarcare anzi tutto che la selenite 
di cui discorro servando dovunque struttura cristallina non si presenta mai strati- 
ficata ed assume invece la conformazione di colossali ammassi, che risultano sovente 
come dall'associazione di grandi mammelloni a superficie grossolanamente rugosa. 
La frattura offre il distinto sfaccettamene a larghe lamine, che s'intersecano tra 
loro con varia ed irregolare orientazione, il colorito ne è bianco o grigiastro e d'or- 
dinario scuro per miscugli di corpi estranei. 

Con identici caratteri la formazione gessosa affiora benanco in un burroni' che 
Vendesi ad ovest presso il capo Sparavento, e Là il gesso cristallino vedesi sporgere 
di mezzo alle marne del pliocene antico. 

Nelle colline sopra Siderno il gesso comparisce in qualche luogo sottostante al 
pliocene, ma cambia ivi di struttura assumendo quella compatta o finissimamente 
saccaroide, e divenendo di color giallastro o grigiastro e connettendosi con depositi 
sabbiosi e con potente formazione di marne molto bene stratifica 

Le rocce gessose conosc'onsi ancora nel territorio di Mileto. 



I, 1 ) Vedi: Brevissimi cenni intorno la ierit delia Provincia di ila 



— 164 — 

b) Calcare cellulare. — La roccia che io denomino calcare cellulare è 
quella stessa precisamente che pei terreni messinesi io avea denominato calcare 
concrezionai >. e che nelle precedenti pubblicazioni associava al pliocene ('ì. 

i, nuove e più minuziose ricerche, compite specialmente nella provincia di 
Messina, hanno modificato considerevolmente le mie vedute, facendomi credere 
più conveniente l' associazione del calcare cellulare al Messiniano anziché allo 
Zancleano. Difatti nel Messinese tale roccia siegue dapertutto la formazione gessosa 
ripiegai! ■ i irnandosi ed inflettendosi insieme e concordemente ad essa. 

In Calabria non saprebbesi determinare la posizione relativa del calcare di cui 
tratto in rapporto alla formazione gessosa, e potrebbesi anzi credere che l'uno so- 
stituisci l'altra lochè non vedonsi mai associate nel medesimo luogo: così a 
altrove esista il gesso e manca il calcare, e viceversa a Gerace e ad 
Ambutì fco dal gesso. 

Presso Messina invece il calcare si associa alla roccia gessifera sovrapponen- 
dosi - l essa e mostrandosi così d'un periodo posteriore. 

Il ci costituisce una formazione rimarchevolissima per la sua 

grande irregolarità, esso presentasi sotto fornii di ammassi sinuosi, rovinosi, forniti 
di prominenze, di d ìpressioni, e sfornito d'ogni indizio di struttura e di forma stra- 
tifica a, sebbene in taluni luoghi vi si connette inferiormente con un calcare assai 
tenero, eminentemente stratificato. 

Esso è più o meno tenero e talvolta quasi friabile, sparso di cavità irregolari 
di piccolo diametro e talvolta anco grandette sino ad alcuni centimetri: tali cellule 
in alcuni casi sono tapezzate di incrostazioni cristalline ovvero da esili cristalli di 
calcare e più raramente di celestina, come osservasi in qualche luogo del Messinese; 
il colorito è bianco niveo, ovvero roseo, rossastro o gialliccio. 

Un fatto rimarchevole in riguardo a questa roccia è quello della completa as- 
senza d'ogni resto paleontologico, e tale carattere è immancabile nel Reggiano comi' 
nel Messinesi'. 

Un'ultima considerazione risulta a mio credere evidente dai fatti tutti che ho 
enumerato. Difatti la costituzione del calcare ed il difetto di resti organici dicono 
abbastanza per potere riconoscere in questa formazione un deposito chimico, che 
ripete probabilmente la sua origine da sorgenti calcaree: e tale conclusione viene 
anco avvalorata dal fatto della irregolarità di conformazione e di distribuzione di 
tale deposito, essendoché esso mostrasi in certi speciali luoghi e più ordinariamente 
manca, il plioceno perciò che tanto vastamente si estende, poggia quasi dappertutto 
sopra rocce di più aulica età. 

Il luogo dove più largamente estendesi il calcare che esamino è presso Gera- 
ce, cine nelle colline che s' interpongono tra questo capoluogo e la spiaggia; la via 
nazionale lo taglia in molti luoghi ed in varie direzioni, ed è là che può osservarsi 
il contatto tra il calcare ed i piii antichi strati pliocenici. Siffatto contatto par che 
mostri una discordanza tra le due formazioni, ma la grande irregolarità della super- 
ficie calcare lascia dubbiosa e mal definita una tale deduzione. 

') G. E issimi cenni intorno le formazioni terziarie della Provincia di Reggio-Calabria. 



— 165 — 

Il calcare cellulare dalle basse colline di Gerace si estende verso settentrione 
mostrandosi qua è là nelle colline di Siderno, nelle più elevate presso i Crudeli e 
sopra Gioiosa-ionica; dal lato meridionale poi si vede ancora sotto forma di lembi 
isolati che ho potuto seguire per lungo tratto sino ad Ambuli ed Ardore. 

Probabilmente dovrà riguardarsi siccome coetanea al calcare cellulare la roccia 
calcarea del Salto della Vecchia. Intorno a questo argomento non ho da addurre 
alcun dato importante. 

Altrove panni non avere incontrato il calcare cellulare, ultimo membro della 
potente e variata serie miocenica. 

I brevi lembi della formazione messiniana del Reggiano, la completa mancanza 
di fossili e la loro stessa posizione, per la quale appena affiorano, non danno alcun 
agio al geologo di compiere un accurato studio stratigrafico delle rocce che la co- 
stituiscono; ed è già abbastanza se dalle contrade esplorate e dai pochi lembi sco- 
perti io ho potuto precisarne la cronologica posizione, e guidato dai bei lavori e 
numerosi, intorno alla formazione gessosa italiana, che hanno veduto la luce in que- 
sti ultimi anni, sono riuscito a riconoscere nei piccoli lembi calabresi, la continua- 
zione di quella formazione gessosa, che alla base del plioceno si continua per tutta la 
penisola italiana sull'uno e l'altro versante dellAppenuiuo e sviluppasi vastamente in 
Sicilia, dove al centro ed al mezzogiorno caricandosi di zolfo costituisce la ricca zona sol- 
fifera, di cui hanno scritto, sin da tempi abbastanza lontani, numerosi geologi, e recen- 
temente il Mottura (') e lo Stohr ( ! ) che hanno compiti studi dettagliati di quei terreni 
e massimamente l'ultimo che ne esaminò tanto accuratamente la fauna microscopica. 

È qui dunque, in Sicilia, che il tipo della formazione messiniana, potente, va- 
riata nei suoi strati, doviziosa di cristallizzazioni diverse, poggia sugli sehisti silicei 
o tripoli e sulle marne bituminose dimostrati entrambi dallo Stohr siccome di età 
tortoniana, e ciò mediante studio accurato delle ricche faune, che racchiudono abbon- 
danti Forami ni feri, Radiolari e Diatomee. 

A questi recenti studi e minuziosi sono venuti ad aggiungersi molto opportu- 
namente le importanti e recentissime scoperte del sig. I. Calici , il quale scopriva 
nel territorio di Vizzini, soprastanti agli strati gessiferi, le marne lacustri a piccoli 
Cardii e Congerie e sottostanti le marne tortoniane ricche della caratteristica fauna 
con Pleurotomidi, Cancellarle, Muricidi. Nasse, Coni, Ancillarie, Mitre, Dento- 
ni ec. ec. I quali fatti sempre meglio dimostrano il sincronismo di tutti i lembi 
della formazione gessifera italiana. 

La provincia di Messina poi, che è la prossima al Reggiano, olire molto svi- 
luppata e potente la formazione gessosa ( i, che variata molto negli strali che la 
costituiscono, si termina col calcare cellulare potente, vastamente esteso, e perfetta- 

(') Sulla formazione solflfera di Sicilia [Memorie della r. Accademia 'li scienze 'li Torino (Serie II 
Tomo XXV - - Appendice alla Memoria sulla formazioni terziaria della zona salifera di Sicilia (Me- 
mori.' .lei ]• Comitato geologico, Voi. II - 

- // terreno pliocenico 'lei dintorni di Girgenti Boll, del r. Comitato geolog.) - 
zinne geologica del tufo e del tripoli nella zumi solflfera 'li Stelliti, (Boll, ilei r. C il. 1818 

Die Radiolanenfauna der Tripoli von Grolle. Provinz Girgenti in Sicilien Palaeont. o graphica 

') i-i. Seguenza, Brevissimi cenni intorno li serie terziaria della Provincia d 1/ tsin i. Vedi u. 1B. 



— 166 - 

e identico a quello del Reggiano; mentre poggia sulle argille compatte e sab- 
biose con fauna tortoniana. Gli strati gessiferi sono sabbiosi, marnosi, calcarei, e di 
trip oli, e tali rocce predominano nell'ordine in cui trovansi qui enumerati, anzi pare 
che spesso le marne fanno graduale transizione verso i tripoli, siccome a Grotte fu 
osservato dallo Stohr. Il gesso raramente vi è stratificato, compatto o saccaroide , 
d'ordinario invece trovasi sparso in seno agli strati vari in forma di ammassi colos- 
sali e di ogni dimensione sino alla forma di piccoli arnioni, che risulta dall'aggre- 
gato di grossi o piccoli cristalli, sovente associati a ferro di lancia e spesso sporgenti 
alla superficie degli aggregati, e non mancano i casi in cui il gesso si presenta in 
cristalli isolati voluminosi e sovente assai belli. 

Nel Messinese il gesso invade anco gli schisti silicei, mentre bene spesso giace 
nelle marne. Ciò accennerebbe che sin dal periodo superiore del Tortoniano esso 
cominciò a deporsi in queste contrade, il quale fatto concorda colla scoperta a Bene- 
stare d'una fauna tortoniana in istrati sabbiosi cementati dal gesso. 

La formazione gessosa del Messinese presenta assai spesso i suoi strati flessuosi 
e ripiegati in mille modi, come d'ordinario presentansi i coetanei della zona solfifera, 
le quali curvature vengono concordemente seguite dal calcare concrezionato cellulare, 
mentre gli strati pliocenici soprastanti fanno un rimarchevole contrasto presentandosi 
ordinariamente appianati. 

Il solfo manca del tutto nel Messinese e solo comincia a mostrarsi presso Ca- 
lafatano, in sul limitare di questa colla provincia di Catania. La Celestina invece 
si mostra talvolta in nitidi cristalli nel calcare cellulare e presso Rometta in un cal- 
care soprastante alle argille tortoniane, nel quale ha sostituito per epigenesi il cal- 
care delle grandi bivalvi e dei coralli poliastrei. Gli schisti silicei ofl'rono dei pesci 
ben conservati come quelli che si raccolgono nei tripoli della zona solfifera, e ri- 
sultano come quelli dall'accumulo di Foraminiferi, di Radiolarii e di Diatomee. Uno 
studio microscopico delle rocce di questa zona verrà pubblicato di unita allo studio 
dei terreni messinesi dì cui preparo da ben lungo tempo i materiali. 

Quanto alla considerevole estensione che assume il Messiniano in questa pro- 
vincia dirò che sul lato orientale esso manca, nei dintorni della citta, di quei grandi 
allunassi di gesso che lo distinguono dapertutto . e solamente racchiude la Selenite 
in cristallini isolati, affiorando da S. Nicandro sino a Larderia. Quindi ricomparisce 
ai Giardini ricchissimo di strati, di ammassi e di cristalli di gesso, estendendosi verso 

Calatabiano dove coi lissi mostra -lei cristalli di zolfo. Sul lato settentrionale poi la 

formazi i messiniana può seguirsi lungamente senza interruzione. Dalle valli della 

oea si accompagna verso Salire e la selenite offre i suoi massimi depositi presso 
il villaggio Gesso; quindi si continua al Serro, a Calvaruso, presso Saponara, nelle 
valli di Fondaco nuovo e di Spadafora, a Rometta, a Gualtieri ed a s. Filippo, ri- 
comparisce a Balia ed a l'atti, quindi a s. Stefano e pio aneo presso Tusa, com- 
piendo così il -irò della parie littoranea della provincia. 

Nel porre termine alla descrizione della importantissima serie dei terreni mio- 
cenici del Reggiano mi è d'uopo accennare talune deduzioni molto rilevanti, che 

derivano naturalmente dai fatti precedentemente esposti. 



— 167 — 

Gli ultimi tre piani miocenici mostrano ad evidenza colle loro relative fanne 
che la profondità del mare andò mano mano decrescendo, lo che importa che il 
fondo sottomarino si andò rialzando grado grado. Noi vediamo infatti l'Èlveziano 
molto ricco di Brachiopodi e di numerosi Briozoi che accennano a consideri 
profondità, il Tortonianq abbondante specialmente di Gasteropodi e di Lamellibranchi 
che dimostrano scemamento di profonditi!., ridotta poi ad esser ben piccola nell'ultimo 
periodo in cui vive una fauna littorale e si depongono «degli strati grossolanamente 
sabbiosi. Ma il gesso che succede accenna già ad un deposito probabilmente d'acqua poco 
profonda e d'ordinario lacustre, ed il calcare cellulare soprastante non può essere che 
d'analoga origine. Tutto ciò vedesi bene, come dicemmo, a Benestare e ad Ambuli. 

Se volgiamo gli sguardi sul lato occidentale bisogna correre nel territorio di 
Monteleone, e là riconoscendo pressoché la medesima serie viene confermato il me- 
desimo movimento ascensionale. Agli strati di mare profondo dell'Elveziano tanno 
seguito strati marini, di estuario e lacustri del Tortoniano, che accennano ad oscil- 
lazioni ed a definitivo innalzamento del fondo marino. 

In tal modo i sedimenti miocenici degli ultimi periodi spinti fuori dalle 
andarono soggetti all'azione delle onde ed alla erosione m ati ne 

operarono la denudazione, che dovea essere più energica e quasi completa per le 
rocce più recenti, perchè superficiali e meno estese, piìi mite invece per quelle di 
meno recente età che sono più profonde : difatti l'Èlveziano è al certo più svilup- 
pato, lo è meno il Tortoniano, meno ancora il Messiniano, tutti tre del resto non si 
mostrano che in luoghi speciali, l'ormando dei ristretti lembi che eloquentemente di- 
mostrano la grande e generale denudazione avvenuta, per la quale i sedimenti plioce- 
nici poggiano assai sovente sul conglomerato langhiano, che cinge quasi da tutti 
i lati la provincia reggiana. 

Ma al cominciare dell'epoca pliocenica, come vedremo, succedeva un movimento 
inverso nell'Italia meridionale come altrove; e quindi le rocce emerse e già denu- 
date si riimmergevano, esponendosi così lentamente e per una seconda volta al- 
l'azione distruttiva delle onde, che doveva certamente denudare una buona porzione 
ancora di ciò che era rimasto nell'emersione. Ed ecco ad un primo periodo ed alle 
prime cause di distruzione, succederne un secondo ugualmente importante pel rin- 
novamento di analoghe azioni distruttrici; ecco una valevolissima ragione che spiega 
a sufficienza la ristrettissima estensione, la divisione in piccoli lembi e staccali 
degli ultimi piani del mioceno, tanto più limitati quanto più recenti; ecco da ul- 
timo una nuova e valevolissima ragione per delimitare il miocene per segnare la 
linea di demarcazione tra questo ed il plioceno. Difatti colla fine del Messiniano ha 
termine un'epoca di ascensione, dando luogo ad un'epoca di depressione rimarche- 
volissima, quale si è la pliocenica ; quindi a parte le considerazioni in rapporto alle 
faune, la natura e l'origine dei sedimenti, le condizioni assai diverse in cui si for- 
marono, a disgiungere il mioceno dal plioceno interviene questa rimarchevole inver- 
sione del lento movimento del fondo sottomarino, tanfo più do- n0 n soltanto la 
provincia di Reggio, ma evidentemente si muove all' unisono la Sicilia intiera, le 
altre provincie tutte della penisola italiana e probabilmente le vicine e le lontane 
regioni circummediterranee. 



— 168 — 

Ecco perchè a mio avviso la proposta ili coloro che vogliono annettere il Mes- 
siniano al plioceno non è sostenibili', invece è davvero un fatto per se stesso ri- 
marchevolissimo il cominciare a deprimersi del suolo sopra vasta superficie, e più 
importante ancora per le numerose, variate, e rilevanti conseguenze. 



III. FORMAZIONE PLIOCENICA. 

Chi si fa a percorrere la provincia di Reggio in ferrovia sull'unica linea Reggio- 
Catanzaro, che costeggia il suo littorale, si avvede bentosto che quasi dapertutto si 
elevano delle colline plioceniche ora dimesse e con lieve pendìo e regolare, ed ora 
elevate e gigantesche, ergentisi a grandi altezze, denudate, frastagliate e solcate in mille 
modi da valli e da profondi burroni. Qua sono potenti rocce marnose che le formano, 
eia invere sabbie e conglomerati che più spesso si associano alle prime, sottostando, 
sovrastando ovvero alternando con esse. Il colore bianco niveo che le distingue or- 
dinariamente si modifica talvolta in giallastro, in grigiastro o in altro modo : ed in 
certi luoghi tu vedi la formazione pliocenica a lembi staccati, o perchè interrotta 
dall' affiora re di terreni più antichi, o perchè ricoperta da depositi moderni; in altri 
luoghi più sovente continuarsi in esteso per lunghi tratti, talvolta poco discosta dalla 
spiaggia, altrove estesamente inoltrata nell'interno, elevandosi a rimarchevoli alti 

Sulla costa occidentale le cose passano diversamente: per lunghi tratti tu vedi 
ergersi a picco sulla spiaggia rocce colossali: sono le rocce cristalline che assumono 
quell'aspetto imponente, e contrastano invece con quella forma orografica taluni tratti 
variamente estesi, nei quali alla spiaggia succedono delle pianure più o meno vaste, 
ovvero per lieve declivio si passa a colline dimesse, che si elevano per gradi; qua 
è il quaternario alluviale o marino che assume tale conformazione, e dove questo 
manca, affiora il plioceno in lembi sempre di breve estensione , restando altrove 
ricoperto. 

Sulle masse cristalline invece la formazione pliocenica si estende vastamente, e 
si estolle ad altezze molto rimarchevoli anco poco lungi dalla costa. Chi si fa ad 
esplorare poi le elevate regioni dei monti reggiani, chi percorre quei pianalti e chi 
traversa quelle giogaie, s'imbatte qua e là nelle rocce plioceniche, che si presentano 
con fossili abbondanti e ben conservati, e si elevano ad altezze inusate, poggiando 
sulle rocce di qualunque età. 

Il terziario superiore adunque è senza dubbio il terreno neozoico più esteso 
della provincia di Reggio. Esso forma quasi una zona irregolare, raramente interrotta. 
che largamente cinge da ogni lato tutta quanta la provincia sin presso la spiaggia 
ed internandosi in taluni luoghi sin nella parte centrale, sulla elevata regione dei 
pianalti: lale fatto sarebbe stato ancora più appariscente se potenti depositi qua- 
ternari, specialmente sul lato occidentale, non si fossero sovrapposti qua e là occul- 
tando per considerevoli estensioni la formazione pliocenica. 

Uno dei tratti più rimarchevoli, e senza dubbio importantissimo, della storia 
del plioceno calabrese, si è quello risultante dalla grande elevazione sul livello del 
mare, alla quale esso perviene. Difatti sormontando tutte quante le rocce di ogni 



— 169 — 

ragione e di ogni età si fa vedere quasi dapertutto, costituisce le basse colline corno 
le vette degli alti monti, si mostra sul lido marino come al centro della catena, ri- 
comparisce dovunque con variati caratteri, ma sempre con una fisonomia sua propria 
che lo fa riconoscere a prima giunta. 

Gli strati dei vari piani eocenici e miocenici si mantengono in generale ad ele- 
vazioni poco considerevoli, e solo eccezionalmente in taluni luoghi raggiungono una 
elevazione massima di circa 900 metri sul livello del mare nella provincia di cui 
discorro. Così io posso ricordare benissimo dai luoghi da me stesso visitati, che il 
conglomerato bartoniano e le rocce che l'accompagnano a Pentedattilo si eleva ap- 
pena a 360"', presso Stilo non oltrepassa i 450", e nel territorio di Motta, dove 
guadagna la massima elevazione, raggiunge appena 650™ alla contrada Malascà. 

In quel medesimo territorio le argille scagliose del Flysch, ed il calcare a 
Briozoi, con altri membri interposti, che formano il mioceno inferiore (Tongriano) 
non ascendono al di là di questa elevazione ; mentre sopra Antonimina e lungo la 
rotabile Gerace-Cittànova le arenarie a combustibile cogli strati sovrastanti a Pettini, 
Clipeastri, Nummuliti ed Orbitoidi, che formano un membro dello stesso Tongriano, 
si elevano sino a circa 900™. 

Il mioceno medio poi tra Stilo e Guardavalle giunge oltre a 500™, mentre 
presso Reggio a S. Auno e ad Orti si eleva a 600 m , e fin quasi a 700"' . 

È inutile passare in rassegna i luoghi dove si trovano gli strati dei vari periodi 
del mioceno superiore, dapoicchè essi iu verun luogo raggiungono i 600™. 

Il plioceno invece è la sola formazione terziaria che si estolle sopra tutte le 
altre: esso dalla spiaggia s'inoltra sin presso al centro della catena; sulla a 
e sovente nell'interno, forma da se solo alte colline; ma internandosi ed elevan- 
dosi va sormontando le formazioni di tutte le età : così a Gerace, ad Ambutì e in 
altri luoghi sovrasta al calcare concrezionato; a Benestare giace sul gesso messihiàno 
e sulle sabbie e marne tortoniane; nelle colline sopra Siderno a Gerace ed altrove 
poggia sugli strati dell' Elveziano ; nei territori di Stilo, di Guardavalle ecc. si< 
a Gallina, Valanidi, S. Agata, Nasiti, Terreti, Orti presso Reggio sormonta le scD 
ed alte colline del conglomerato langhiano; nel territorio di Stilo vedesi qua e là sul 
Langhiano e sull'Aquitaniano ; nei monti che dal Capo delle Armi si estendono verso 
Motta e più iu alto, poggia sui vari membri del Tongriano; nei dintorni di Stilo 
e presso Melito può vedersi e sul Liguriano e sul conglomerato bartoniano, mentre 
poi alla marina di Braucaleone le marne plioceniche poggiano in qualche luogo sul 
Cretaceo medio. Più ordinariamente poi nelle regioni elevale vedesi sovrastare allo 
antichissime rocce, di cui è formata quella catena centrale: ad A.gnana infatti e nei 
monti sopra Canolo e sopra Motta giace sormontando I' 1 filladi pai . siccome 

più vastamente estendesi sulle rocce cristalline, così a Pavigliana, a I itaforio, a 
Gallico, a Terreti, nei piani sopra Reggio (regione Donato), nei piani sopra Scilla 
(Piani della Melia) ecc. ecc. In tal modo il plioceno del I desi quasi 

ovunque, giace su tutte le formazioni, ricomparisce quasi a tutte le altezze dalla 
spiaggia alla centrale giogaia. E per ricordare talune delle altezze più ragguardei di 
relativamente alle varie regioni, io nominerò le podi.' seguenti: tra Stilo e Guar- 
davalle si eleva a circa 500 metri, nei piani della Melia raggiunge i OOO-; nelle 

22 



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collino che sovrastano a Canolo io ho riconosciuto i suoi più antichi strati a circa 
'mio; mentre poi il membro più i lei plioceno nei piani sopra Motta tro- 

vasi a mille metri ili elevazione, ed alla Regione Donatogli strati più antichi rag- 
giungono l'elevazione ben rimarchevole di 1200 metri sul livello del mari'. 

La parti' centrale ili questa porzione estrema dell'Appennino, che forma la re- 
gione dell'Aspromonte, costituita da un gruppo di monti, che s'inalza sul livello 
generale della giogaia, si stacca in modo rimarchevole da questa; la quale ; 
mendo superiormente una forma appianata serve di base al gruppo centralo che si 
estolle sino all'elevazione ili 1958™ sul livello del mare. 

Chi è abituato a contemplare le diverse conformazioni orografiche in rapporto 
alle diversi' i-ause originarie o consecutive che le hanno determinato, non può restare 
indifferente al rimirare anco da lungi questo estremo meridionale della catena ita- 
liana, siccome ne fui colpito io stesso sin da lungo tempo. Colui poi che avendo 
sormontato erti balzi e scoscesi burroni sarà giunto all'elevazione di un migliaio di 
metri, da qualunque lato sia che ascenda la catena reggiana, si troverà finalmente 
con sua grande sorpresa, su d' una vasta spianata , profondamente frastagliata in mille 
modi, e d'ogni lato cinta da valli profonde. Difatti i numerosi lembi di questo pia- 
nalto molto esteso portano d'ordinario i numi lucali di piani o campi: così per ad- 
durre qualche esempio ricorderò i piani della Melia tra G-erace e Cittànova, i piani 
di Aspromonte sopra Scilla, i piani sopra Reggio, i campi di S. Agata, i campi 
di Sciane e così via via. 

La causa di tale conformazione non sta riposta certamente nelle rocce cristal- 
line, clie formano la parte principale di quelle regioni elevate e centrali, ma. come 
si riconosce agevolmente accedendo sui luoghi, principalmente nei depositi pliocenici, 
i quali elevandosi sino a mille e milleduecento metri, coi loro strati pressoché oriz- 
zontali, colla potente massa delle loro rocce, colmando le disuguaglianze delle anti- 
che formazioni, hanno dovuto costituire una spianata, originariamente vasta, ma fra- 
stagliata poi dall'azione corrosiva delle aeque, che apportò sopra grandi tratti la 
completa denudazione del plioceno, ridonando ai terreni cristallini ed ai paleozoici 
(lucila fornia a superficie irregolare che è loro propria. 

Sono poche p"i le nozioni litologiche generiche che io devo dare intorno alla 
costituzione del plioceno reggiano. Le marne, come già accennai, formano la parte 
principale dei diversi piani: esse sono quasi sempre molto calcaree e generalmente 
bianchissime, ovvero fornite d'una tinta sempre assai leggera, e per la commistione 
di materiali più o meno lini, fanno passaggio a vere sabbie, talvolta perfettamente 
sciolte e quarzose, lai' altra calcaree, e nell'uno e l'altro caso possono presentarsi 
cementate. È ordinariamente alla base della formazione che si presentano hene spesso 
dei conglomerati assai potenti, in cui vanissimo è il volume dei ciottoli, che si as- 
sociano pia o min 1 elementi sabbiosi. 

Il calcare e mia roccia veramente eccezionale nel plioceno reggiano, e non vi 
si trova che in frammenti o in piccoli lembi incalcolabili, in cui d'ordinario ab- 

1 1 i Brachiopodi e i Coralli, come lopra vasta scal sservasi nella vicina pro- 

\ inci i me inese. 

La natura marnosa della ma ! i ; pò ai. ma più ancora la costituzione 



— 171 — ■ 

delle faune che racchiudono, dimostrano nella generalità dei casi, che le rocce 
plioceniche di cui discorro si depositarono in un mare assai profondo; e basterebbe 
per tale conchiusione l'analisi microscopica, la quale discuopre una miriade di Fia- 
mmiferi, che colle loro spoglie formano sovente una gran parte della massa rocciosi : 
il perchè questa viene caratterizzata e riguardata siccome di natura identica a quel fango, 
direi quasi vivente, che viene tratto dalle grandi profondità oceaniche, ricchissimo 
di spoglie di Iiizopodi, e specialmente di Globigerine, siccome si presentano dovunque 
le marne plioceniche. 

Le altre classi di fossili, dove esistono , confermano perfettamente tale risulta- 
mene) generale, e specialmente i Molluschi, di cui un buon numero, creduto ili spei ie 
estinte, vien oggi trovato in parte vivente ed abitatore degli abissi mediterranei ed 
oceanici. 

Questi potenti depositi di grandi profondità plioceniche contrastano a merai i- 
glia cogli strati precedenti del Tortoniano , che [dimostrano una fauna littorale, o 
almeno di una profondità poco considerevole, ma più ancora colle rocce che imme- 
diatamente li precedono , quali gli strati messiniani , formatisi dovunque in estuari 
ovvero in seno a laghi, paludi o lagune. E tale contrasto, che più o meno nettamente si 
appalesa dovunque in Italia, panni sia una ragione di più per segnare il limite tra 
il mioceno ed il pliocene, coli' annettere al terziario medio anco il Messiniano. 

Non mancano intanto nel plioceno calabrese i luoghi dove gli strati dimostrano 
per la loro costituzione e per la loro fauna un deposito proprio littorale o d' una 
mediocre profondità. Così non è da discutere sul conglomerato che comincia la 
essendo questa una roccia emiuentemente littorale. Nei vari periodi poi di quell'ep 
come di qualunque altra, doveano necessariamente esistere le coste, e perciò dob- 
biamo trovarvi oggi i depositi littorali; solamente sta a vedere se furono rispettati 
dalla denudazione e se sia agevole rinvenirli, o se affiorano da sotto gli strati più re- 
centi che poterono ricuoprirli. Il fatto sta poi che quantunque non siano comuni i 
depositi littorali , e meglio ancora i depositi di media profondità, pure si possono 
indicare in taluni luoghi per ciascun piano, e sopratutto pel piano superiore, che 
mostra dovunque essere le acque divenute generalmente poco profonde. 

Finalmente 1' esame stratigrafico del plioceno calabrese conduce naturalmente 
alla divisione in tre distinti piani geologici, che sono lo Zancleano (Seguenza), l'Astiano 
(Pareto), il Siciliano (Doderlein). Queste tre formazioni, che rappresentano tre distinti 
periodi dell'ultima grande epoca terziaria, sono discordanti e distinte per faune con 
revolmente diverse. Nella sezione prima e in varie altre yedesi chiava La discordanza. 

Da ultimo vengo segnalando un fatto paleontologico molto rimarchevole, fecondo 
d'importanti deduzioni. Tale fatto in modo comprensivo e generale può enunciarsi 
così: Le faune plioceniche della Calabria offrono nella loro generalità delle differenze 
assai considerevoli eolla classica fauna del plio I [l'alta Italia. Esso meglio 

che negli altri piani, manifestasi ad evidenza nel plioceno medio cioè Dell' Astiano. 

La condizione di diversi profondità delle acque in cui contempi 
costituivano tutti i depositi pliocenici, è la principale cagione di tan aza, e 

ei sarà agevole constatare in seguito per ciascun piano come cessando (ale eausa 
o attenuandosi, vedesi te mparire o diminuire L'effetto, e quegli strati, che 



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eccezionalmente si depositarono a medie o piccole profondità, pre 
o completamente la classica fauna pli Risultamento brilli lenire 

da un canto ci dimostra ad evidenza la precipua cagione della -rande differenza tra 
la fauna pliocenica dell'alta Italia e quella dell'Italia meridionale, ci addita in 
quest' ultima il complemento necessario della prima. 

1. Piano Zancleano Seguenza. 

Sinonimi. I < inferiore o antico di vari scrittori. 

a) Conglomerato. Il membro inferiore del plioceno è costituito da un con- 
glomerato di ciottoli cristallini, molto variabile nei suoi caratteri e nella sua po- 
tenza. Esso risulta costantemente dall' associazione di ciottoli granitici perla 
parte, che si riuniscono a ciottoli di schisti cristallini vari, di pegmati lenite, 

di diorite ec. con una considerevole quantità di ghiaie e di sabbie grossolane. 

[ ciottoli cristallini bene arrotondati sono nel medesimo luogo di vanissimo 
volume, dalle più piccole dimensioni pervenendo sino alla rara grossezza di parecchi 

ili diametro; da luogo a lungo poi c'è anco grande variabilità, in modo 
il conglomerato si riduce talvolta ad un vero sabbione e raramente ad un cumulo 
di massi colossali. La gradazioni' intermedia, in cui gli elementi maggiori raggiun- 
gono al più un mezzo metro di diametro, è quella che si osserva comunemente. 
[1 colorito dei ciottoli è d'un grigio variabile, se ne escludi ali-uni. poco comuni, 
di color insso mattone, formati di pegmatite di diorite od altro, perlocchè il colorito 
dell' insiemi' dell i grigio ordinariamente, ma in taluni luoghi per eccezione 

diviene rosso o rosso-bruno, ed in tal caso i ciottoli tutti sono colorati esternameli i e 
dall'ossido di l'erro. 

I fossili come è naturale mancano generalmente in questa roccia, ma in qualche 
luogo so ne raccolgono dei frammenti, come a Ger 

Quanto alla stratificazione, il conglomerato pliocenico, non di rado la presenta 
ben di-: ipratutto in qualche luogo dovi calano degli strati sabbiosi. 

Ma sovente non è possibile di rie i neanco un indizio di vera sfa me, 

specialmente allorché risulta costituito di elementi molto grò 

E importante notare anco un fatto eccezionale i 'vasi presso Portigliela. 

Lungo la via che conduce a quel villaggio si traversano per lungo tratto le sabbie e 
le maiaie dello Zancleano, e quindi là dove la strada discende taglia il conglomerato, 
e con sorpresa si vedono in seno ad esso potenti strali di marna identica alla sopra- 
stante e colla medesima fauna n ica. Ciò dimostra ad evidenza l'età pli 
nica del conglomerato. 

Il decadimento di questa roccia avviene sopra vasta 
suoi elementi non sono collegati e rattenuti insieme da . mento, mi 

tanto sabbie quelle che s' interpongono tra i ciottoli; pure d'ordinario i 

glomerato si mo io delle grandi pareti (agliate a pi esi lungo 

le valli e su pei Ltuire masse imponenti, il cui spessore variabile rag- 

giunge tri, 

"■ lllil descrizii a del conglomerato pliocenico risulta un' importante somi- 

glianza, e molto grande, col conglomerato langhiano, il quale difficilmente poti 



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sicurezza venir distinto dalla simile roccia pliocenica, so non si li sua 

posizione stratigrafica. Ciò è ben naturale, dacché non può rivo-carsi in dubbio, che 
in gran parte i var conglomerati terziari più recenti delle Calabrii 
materiali dai più antichi. Inoltre concorre un altro fatto a rend o più difficile 

la distinzione. La grande denudazione avvenuta alla fine del lungo periodo mioce 
avendo asportato generalmente il Messiniano, il Tortoniano e PElveziano, là doi 
conglomerato pliocenico manca, le marne zancleane poggiano sul conglomerato lan- 
ghiano; lo che accade bene spesso, od in tal caso, per la lacuna osisi nife, quest'ili! 
trovasi al posto del primo e la ricognizione diviene davvero ardua, percui bisogna 
affidarsi a dati d'importanza minore e studiare il problema con molta cura. I i 
l'erosione alla superficie del conglomerato, la discordanza colli' soprastanti marne . 
la presenza sovente di strati argillosi o molassici in seno alla roccia dimosl 
l'età miocenica della stessa: mentre gli opposti caratteri e la concordanza colle manie, 
che specialmente si può osservare esattissima in alcuni luoghi, dimostrano che trat- 
tasi della formazione pliocenica. 

Quanto poi alla distribuzione topografica di questo primo rappresentante del 
pliocene, io dirò dapprima cbe panni proprio evidente, che esso non trovisi uni- 
formemente distribuito alla base della formazione, e che perciò le marne o le 
sabbie soprastanti poggino bene spesso sopra altre rocce e sovente, come dissi, sul 
conglomerato langhiano. 

Io reputo siccome spettante a questo membro alcuni strati sabbiosi con grandi 

massi inclusi, che trovansi nella valle dell'Annunziata a nord di Reggio, sicc e 

nei burroni a sud della Valle Amendolea, ed al Capo Palizzi, dove rocce analoghe 
e con grossi massi sottostanno alle marne zancleane. 

Ma il conglomerato di cui discorro sviluppasi con regolarità, e potentemente 
sul lato orientale della provincia. Dilati! vedesi con sorprendente regolarità sotto- 
stare in concordanza colle marne zancleane lungo la valicai di là di Grioiosa-Jonica, 
Torrente del Messinese; ivi il conglomerato si erge a picco sulla valle e nella parte 
superiore è colorato in rosso. Da quel luogo andando verso sud il conglomerato plio- 
cenico trovasi estesamente sviluppato, così nelle colline di Siderno, alla contrada 
deli, quindi a Gerace ed a Portigliela; poi sviluppasi in modo rimar, 
Benestare, dove diviene di colore rosso-vivo e da lì si estende ampiamente e.p 
temente, costituendo i monti soprastanti, e sino a multa distanza ricuoprendo le 
grandi masse di gesso messiniano. 

1>) Sabbie e Marne. Due rocco ben diverse e d'ordì l distinte for- 

mano il membro più importante e superiore dolio Zaneleano, cioè lo sabbie a le marne. 

I.o sabbie zancleane sono sempre quarzose e d'ordinario perfettamente 
bianche, grigiastre, ovvero giallicce, ma, pel miscuglio di fossili in quantità vai' 
divengono più o meno calcarifere e talvolta aio i di materia cal- 

carea, siccome in taluni luoghi sono degli strati di vera arenaria al 
istrali sabbiosi. 

Variabile ne e grandemente la finezza delle sabbie le quali da un canto tanno 
talvolta transizione yerso il conglomerato imo- la grossezza dei materiali dio le 



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costituiscono, altra volta assai fine e calcarifere si avvicinano e si collegano alle marne. 
ma più ordinariamente sciolte, costituite di granelli piccoli e quarzosi sono veri' 
sabbie mobili. 

Le marno poi formano una roccia molto ben nota in Calabria pei suoi caratteri 
tutti e pel suo particolare aspetto: essa è multo estesa, sopratutto sul lato orientali'. 
e forma delle colline aride, infruttuose, sovente ripidissime e disgiunte da profondi 
burroni ingenerati dall'azione erosiva delle acque. Questa principale roccia delb» 
Zancleano è più sovente bianchissima, ma spesso passa al grigiastro , al giallastro, 
e talvolta è zonata paralellamente alla stratificazione. Quanto alla sua costituzione 
essa è sempre ricca di calcare, e la passaggio a vere rocce di calcareo tenero, si 
stempera piti o meno facilmente nell'acqua, e per levigazione dà un residuo sabbioso 
variamente abbondante, costituito in parte da lina sabbia quarzoso-micacea, ed in parte 
dai gusci calcarei di Poraminiferi variatissimi. tra i quali predominano le Glob 
rine e le Orbuline; ma i teneri gusci di questi Protozoi galleggiano allorché la 
marna viene stemperata nell'acqua, e quindi vengono da essa asportati e più non 
si trovano nel residuo della levigazione; andrebbero quindi intieramente perduti se non 
si ponesse cura di raccoglierli alla superficie dell'acqua stessa. 

Queste marne calcaree, siccome già dissi precedentemente, sono dei veri fanghi 
depositatisi nelle profondità oceaniche . affatto identici a quelli dei mari odierni , 
dimodoché la loro massa risulta par la maggior parte formata dall'accumulo di orga- 
nismi, e quella parte considerevole di calcare che all' analisi meccanica della roccia 
non si presenta sotto forma di gusci, è da ritenersi siccome tritume dei gusci stessi 
dei rizopodi. 

Le sabbie e le marne non formano due distinti membri dello Zancleano , ma 
costituiscono invece due diverse forme litologiche che assume la medesima zona ; 
difatti occorre sovente di vedere la sostituzione dell' una roccia all'altra, tanto nel 
temilo come nello spazio. 

In taluni luoghi infatti le marne si alternano colle sabbie, come può vedersi 
a G-erace; in certi altri le marne sostituiscono le sabbie in ordine topografico e \i 
si nota sovente la graduale transizione tra le ro< I a Vigna di Mare. Tenet i, 

Nasiti presso Reggio, lo Zancleano è eminentemente sabbioso; mauo mano che si studia 
in co | :n meridionali si osserva die fa passaggio alle marne, finché presso 

Melito tra il Capo Palizzi ed il Capo Sparavento ecc. diviene costituito esclusivamente 
di marne potentemente s\ iluppate. 

Ma alla distinzione litologica ed alla concernente transizione, che ho stabilito, 
si collega mi altro latto d'interesse geologico molto più rilevante. Lo Zancleano nei 
suoi strati non contiene sempre la medesima fauna: in taluni luoghi le sue rocce 
sono ridondanti di fòssili svariati in gran parte spettanti ai Molluschi, ed invece più 
comunemente L'occhio mulo le trova prive di resti organici, e bisogna il microscopi,, 

per riconoscervi quell'i] usa serie di Poraminiferi, che torma gran parte odia roccia, 

senza mescolarsi ordinariamente a resti di Molluschi. Tale marcatissima distinzione 

«Idia fauna seg [uasi costantemente la dhersa qualità della roccia; dimodoché 

le sabbie sono l'ordinario giacimento ilei Molluschi, le marne invece risultano dal- 
l'accumulo immen o di Poraminiferi. Rarissimamente occorre di raccogliere taluni 



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Molluschi nelle marne, e trovatisi talvolta delle sabbie costituite quasi per intero da 
soli Foraminiferi. Ecco adunque lo Zancleano con due distintissimi facies, che per la 
natura delle rocce e per le diverse faune ci offrono ad evidenza i depositi degli abissi 
oceanici e i sedimenti delle piccole profondita: i primi veri ammassi organici, i se- 
condi, rocce di aggregazione. 

Ma naturalmente tra i depositi costieri e quelli delle grandi profondità doveano 
costituirsi anco dei sedimenti a profondità intermedie, i quali collegando insieme i 
primi ai secondi, necessariamente partecipar doveano degli uni e degli altri. Di! 
nella formazione zancleana troviamo rocce sabbioso-marnose, le quali offrono una 
fauna mista di Molluschi, di Foraminiferi e d'altre classi, che dimostra la no 
diocre profondità delle acque in cui vivea, e dove si originarono i depositi che la 
racchiudono. Ed ecco un terzo facies dello Zancleano, ancor esso abbastanza disti 
quantunque intermedio tra i due per le circostanze originarie rivelatici dai carat- 
teri litologici e paleontologici. 

Queste tre maniere di presentarsi dello Zancleano possono talvolta incontrarsi 
ordinati successivamente nella disposizione topografica: ed io posso addurre come esem- 
pio molto istruttivo a tale riguardo, quello stesso che precedentemente ricordava per 
provare il passaggio dalle sabbie alle marne. Sulle pianure della Melia. che giac- 
ciono sopra Scilla, elevate seicento metri sul livello del mare, si estendono grosso- 
lane sabbie dello Zancleano: sono esse ricche delle spoglie di Molluschi costieri e 
si estendono ampiamente associandosi a marne sui monti e lungo le valli, che 
sovrastano a Villa San Giovanni. Quelle sabbie a lembi staccati si rivedono qua e 
là, e compariscono ricchissime di fossili so] ira gli Archi presso Reggio alla contrada 
Vigna di Mare, e cosi via via sino a Terreti e Nasiti, celebri località sopra Reggio, 
dove le sabbie si fanno più line, ai Molluschi lamellibranchi si associano i Bra- 
chiopodi, ed una ricca fauna di Briozoi e di Foraminiferi, ciò che mostra trattarsi 
di sedimenti originatisi in mare più profondo. Continuando l'esame verso mezzogiorno, 
come già dissi, si passa grado grado alle marne estesamente sviluppate, che for- 
mano i sedimenti di alto mare del periodo Zancleano. Così dagli strati della Melia 
e di Vigna di Mare in seno alla formazione cristallina, e pressoché costieri, si passa ai 
depositi della zona coralligena di Terreti e Nasiti, e quindi alle marne della regione 
più meridionale, che sono i fanghi degli abissi oceanici. 

Il piano Zancleano oltreché si presenta nel Reggiano molto sviluppalo in potenza 
ed estensione, è desso che si eleva sul livello del mare ad altezze rimarchevolissi- 
me, anzi costituisce i sedimenti più alti della catena dell'Aspromonte. Difatti dal 
lato orientale le sabbie e le marne zancleane nei territori di Stilo e di Guardavalle 
si elevano sino oltre quattrocento metri: nei piani sopra Agnana e Canolo raggiun- 
gono novecento metri, che vengono oltrepassati poi nei piani tra Gerace e Citili : 
Verso il lato meridionale il pliocene antico par che non raggiunga co- 
elevazioni; invece sul lato occidentale perviene alla massima altezza: a Terreti giunge 
costituendo l'alta spianata di Monte Govi sino a 749 metri, ad Orti redesi a 7 di metri, 
ai piani della Melia sopra Scilla oltrepassa i seicento, e perviene al massim 
milleduecento metri nei piani sopra Reggio, alla regione Don 

Lo spessore dei depositi Zancleani è considerevole, raggiungendo in taluni In 



— 17»! — 

la potenza di circa 300 metri, sia sotto forma di sabbie, sia ancora colla forma più 
tarne, potenza che diviene poi imponente se a queste rocce si aggiunge 
ancora quella del conglomerato. Bisogna le colline che si ergono ripi 

Siderno ed oltre. Gioiosa-Jonica per restare sorpreso della vastità di quelle marne 
nivee, che si estollono talvolta ripido ed inaccessibili con una potenza sorprendente. 

nei territori di Condojanni, di Beni ire ed altrove sul lato orientale; ma non 
meno potenti sul lato occidentale sono i giacimenti dei piani della Melia mossi in 
evidenza dai profondi e lunghi burroni che riescono nella Valle di Fiumara, sicci 

bbie ili Terreti, di Nasiti e d'altri luoghi. 

Volendo dare un cenno della topografica distribuzione dello Zancleano, eccomi a ri- 
cordare i più importanti luoghi. Nei territori di Guardayalle e di Stilo si mostra molto 

o e salo sino nei dintorni di quest'ultimo comune sormontando e le mioce- 
niche e le rocce eoceniche tutte. È ivi che tra Stilo e Monosterace sotto forre 
sabbie grossolane racchiude una fauna di Pettini, di Ostriche ecc. che distinguesi sicco- 
me la più littoranea di tutta quanta la provincia. Da quegli estremi confini il plioceno 
antico si continua verso mezzogiorno quasi senza interruzione, ma d'ordinario sotto 

: di lombi consecutivi più o meno vasti: così nei territori di Stigliano, di Riace, 
di Ilo. cella Jonica ecc. dove sono specialmente le marne che assumono un granii.' 
sviluppo. Tali rocce però divengono continue, assai potenti, e si elevano e s'internano 
molto come dicemmo, associandosi al conglomerato sottostante nei territori di Gioiosa- 
Jonica, Siderno, Agnana, Gerace, Portigliela, Condojanni, Ardore, Benestare, Bii 

Le argille scagliose e le arenarie di antichi periodi terziari formano quindi 
una considerevole interruzione, e poscia le marne zancleane ricompariscono alla mi 
di Brancaleone, sormontano il conglomerato al capo Sparavento e fermano 

le ripido colline costeggiane la spiaggia sino al capo Palizzi, internandosi più o meno. 
Subì- onsiderevoli interruzioni prodotte da rocce più antiche che si estendono 

lino alla costa; dimodoché il plioceno forma dei lembi staccati alla marina di lìova. 
prèsso la fiumara Ammendolea e nei dintorni di Melito. E mentre sulla 
ridionale sono le roccie più antiche che predominano , appena oltrepassato il 
dello Armi lo Za scomparisce sotto enormi depositi di < : recenti, 

quindi ricomparisce sviluppatissimo nel territorio di Roggio: a Valanidi, Gallina, 
S. Agata. Pavigliana, Nasiti. Terreti, Archi, Orti ecc. Nelle valli che preci 
Villa S. Giovanni se ne vedono dei piccoli lembi che poggiano sul '/.ione 

cristallina; quindi osso sviluppasi vastamente nella valle di Fiumara, dove coronando 
i monti che la fiancheggiano s'inoltra a for in parte ' della Melia. 

Nella regione poi più elevata si fa vedere nei pianarti sopra Reggio, come ià dissi 
precedentemente, all'elevazione di 1200 metri, alla regione Donato. 

Finalmente nel mio apprezzamento trovo di grande rilievo e di molla impor- 
tanza i e -lesiniti dalla forma, che assumi labrie lo Zancleano. La sua 
stratificazione è pressoché orizzontale; dal che ne consegue che dove esso non sottosta 
ad altri terreni, come accade nelle regioni elevate, la sua superficie si presenti 
spianata, e quindi la contraila acq irma di piaualto. i sedimenti dell'antico 
plioceno colla loro molta p nato di strati orizzontali Le ineguaglianze 
dei terreni cristallini e di più recente età. 



— 177 — 

Ma siffatte spianate si mostrano costantemente a piccoli lembi, a brani sparsi 
qua e là, e disgiunti da larghe valli, da profondi burroni e talvolta da grandi esten- 
sioni di terreno variamente accidentato, mostrando ad evidenza che esse non sono 
che i frammenti, i resti d'una vasta spianata che estendevasi in largo e in bilico 
cingendo il centrale Appennino dell'Aspromonte. Difatti i piani della Melia trovano 
la loro continuazione in un punto pressoché matematico, la roccia che ergesi sopra 
Orti, anch' essa spianata alla sommità, e poi il Monte Govi sopra Terreti colla me- 
desima conformazione, e così via via. Sul lato orientale al modo stesso si vedono 
lembi sparsi, sempre più elevati, mano mano che si avvicinano alle regioni centrali; 
e per addurre qualche esempio ricorderò i lembi di sabbie e marne zancleane che 
orribilmente scoscese s' inalzano sopra Agnana di fronte all'alta roccia che ergesi 
presso Gerace, entrambi colossali frantumi degli strati zancleani che si estendono 
nelle spianate sopra Canolo, raggiungendo oltre 900 m di elevazione. La denudazione 
adunque è quel complesso fattore cha ha eroso ed asportato massa di rocce così 
ingente , che ha tolto via la continuazione di quegli strati , formanti i minimi e 
lontani lembi rimasti a testimoni duraturi , cioè quella continuazione che colmava 
gì' immensi vuoti ; è dessa che ha prodotto così le larghe valli, che ha profondate 
i burroni, che ha solcato e corroso in ogni luogo i sedimenti dell'antico pliocene. 

Dovrei riservarmi a trattare dei rapporti stratigrafici dello Zancleano coli' Astiano 
nel seguente paragrafo, dopo aver descritta quest' ultima formazione; ma interessami 
molto di mettere in evidenza, pria di por termine alla descrizione dello Zancleano. 
come esso si presenta distinto, separato, e perfettamente discordante dal soprastante 
plioceno Astiano. 

E di vero, tenendo in calcolo quanto fu detto precedentemente, il plioceno antico 
ascende sino ad elevazioni considerevoli, assumendo l'evidente forma dei resti sparsi 
di un' immensa spianata, a strati pressoché orizzontali , che venne distrutta, e tra i 
cui sparsi frammenti non resta che il gran vuoto dell'immensa massa di rocce asportate. 
Così per addurre un esempio palpabile e facilmente accessibile, ricorderò uno di quelli 
precedentemente addotto. Il geologo che si farà a visitare le alte colline che cor- 
rono a distanza dalla spiaggia, lungo la costa che da Reggio dirigesi verso settentrione, 
deve necessariamente accorgersi che i terreni di Nasiti, Terreti, Monte Govi si collegano 
colla roccia di Orti, cogli ampli strati dei piani della Melia, originariamente formanti 
un tutto uniforme, che le larghe e profonde valli, e gli orridi burroni che s'inter- 
pongono devonsi alla denudazione , la quale tolto via il plioceno, ha interessato anco 
il mioceno e sovente ha messo allo scoperto la sottostante formazione cristallina. 

Vediamo ora qual posto occupano in rapporto agli strati zancleani le rocce 
dell'Astiano. Chiunque conosca la originaria e consecutiva topografia dello Zancleaiie 
non può non addarsi tosto della discordanza rimarchevole tra le due formazioni. Ed 
io ricorderò i fianchi della valle dell'Annunziata presso Eeggio, là sulla destra, presso 
Vito ed al di sopra: vedonsi le marne astiane estendersi sotto gli strati quaternari 
e fiancheggiare in qualche luogo le sabbie zancleane; lo stesso dicasi del lato sini- 
stro della valle e delle marne di Botte. Ma quella valle risulta dalla denudazione; 
in alto di essa si ergono le rocce di Terreti e di Monte Govi tagliate a picco; 
dunque gli strati astiani si deposero allorché le depressioni in seno agli strati 

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— 178 — 

zancleani erano già formate. Ecco perchè sovente i primi non mostrano relazione ili 
sorta coi secondi, invece si sviluppano accanto ad essi ; ecco la migliore delle di- 
scordanze. Pure in molti luoghi occorre di vedere le due formazioni sovrapposte ed 
allora palesemente discordanti. Mi basta di ricordare la sezione prima tra Monoste- 
race e Stilo, e vari luoghi dei dintorni di Reggio. 

Questa curiosa maniera di sviluppo delle due formazioni cioè che l'una si è de- 
posta generalmente nelle depressioni o meglio nei vuoti che la denudazione produsse 
nell'altra, ha indotto in gravi errori vari geologi. Cosi.il Fuchs ha creduto che 
presso Gerace le marne che stanno in basso del paese, sormontate talvolta da sabbie 
non sieno che la continuazione rotta e scoscesa delle rocce che stanno al di sopra, 
ed invece queste sino all'ultimo strato sono zancleane, quelle invece astiane. La co- 
stituzione litologica diversa . i fossili diversi . la diversa successione stratigrafica 
lo attestano ad evidenza: a Gerace insomma, come nei dintorni di Reggio, come nella 
Valle dell' Annunziata . come dapertutto nella provincia, 1' Astiano si costituì dopo 
che lo Zancleano venne profondamente denudato, e quindi dovette deporsi nelle 
depressioni originatesi. 

Or siccome la denudazione dovea necessariamente esercitarsi più energica verso 
la periferia, i lembi dello Zancleano da essa rispettati s' incontrano nell' interno . 
e i vuoti prodotti all'esterno trovansi colmati dall'Astiano: così presso Gerace. 
Siderno , Monosterace , Ardore , Bovalino, Biauconuovo ecc. e sul versante occiden- 
tale parimenti, come si osserva a Gallina, nella Valle dell'Annunziata, a Villa San Gio- 
vanni eoe. in somma nel Reggiauo quasi dovunque. 

Siffatta disposizione coadiuvata dall'analoga natura delle rocce delle due forma- 
zioni, e benanco talvolta dai fossili littorali, racchiusi nel membro antico che sta 
piii presso dell'antica costa, dai fossili abissicoli racchiusi nel membro più recente. 
concorre a rendere completa la illusione, facendo credere che l'uno sia la continua- 
zione dell'altro; e bisogna perseverante esame, e di molti luoghi, per convincersi di 
quanto io credo di avere dimostrato. 

Il mio egregio amico prof. P. Mantovani ha potuto osservare la discordanza 
tra i due membri in qualche luogo dei dintorni di Reggio; ma ne fu dubbioso poi- 
qualche altra contrada. Egli notava inoltre come l'Astiano che incontrasi sulla sini- 
stra della rotabile presso Terreti, non offre rapporti di sorta collo Zancleano che si 
eleva poco al di là a costituire il Monte Govi. 

Quésto fatto rientra nella generale interpretazione che io ne ho dato, e non può 
-piegarsi senza ammettere una perfetta discordanza tra i due terreni. Come può mai 
diffatti concepirsi la deposizione dell'Astiano della rotabile Reggio-Terreti, se non si 
ammette la precedente denudazione dello Zancleano, che in istrati orizzontali costi- 
tuisce lì presso l'alto Monte Govi, e che dovea estendersi ampiamente e direi quasi 
indefinitamente ? 

In termino facendo notare che la distinzione di questo membro antico del 
plioceno nella provincia di Reggio, come in Sicilia, viene corrobora ; da l'atti molto 
rilevanti, che stanno in connessione colle relazioni stratigrafiche, coli» distribuzione 
topografica, coi risultamenti paleontologici. 1 primi due ordini di dooumenli furono 
già precedentemente esaminati; seguiranno i latti relativi alla paleontologia. 



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[ lavori del Capellini, del Foresti, del Manzoni dimostrano che anco nell'Italia 
media bisogna distinguere e separare un plioceno antico; ed in modo speciale ricordo 
le ricerche sul plioceno di Gastrocaro, e specialmente lo studio dei numerosi Briozoi. 
dal quale il Manzoni ne ricavava esser quella una vera tanna intermedia, per 
le specie di cui è costituita , tra la Tortoniana e V Astiana. Per tante ragioni 
dunque bisogna distinguere un plioceno antico, che, a causa di priorità, fa d'uopo 
chiamare Zancleano. Il Mayer, senza buone ragioni invero, ha voluto mutare tale 
denominazione in quella di Messiniano, riferendovi taluni depositi vari di Germania, 
d'Austria, di Francia ed anco dell'alta Italia; ma un esame comparativo ha dimo- 
stralo di poi chiaramente, che gli strati messiniani del prof, di Zurigo non sono 
sincroni degli strati zancleaiii, e solamente il conglomerato, primo membro di questi, 
par che sia coetaneo ai conglomerati che terminano quella serie: del resto ho dimo- 
strato come tale roccia non possa disgiungersi dall'antico plioceno. Da ciò consegue 
che la denominazione imposta dal Mayer non può ritenersi pel nostro antico plioceno. 
come quella che non vanta priorità, e. ciò che è peggio, pecca di anacronismo. 

Paleontologia. — Nel dare uno sguardo sommario e generale alla fauna tanto 
importante dello Zancleano calabrese, fa d'uopo esaminarla dapprima nei tre (listimi 
facies, coi quali il terreno si presenta; essendoché i fossili sono appunto quelli che for- 
mano il primario, il più importante fattore di questa triplice distinzione, dipenderne 
dalle fisiche circostanze in cui ogni strato si costituiva e precipuamente dalla pro- 
fondità, attestata a meraviglia da essi. 

E primieramente non fa d'uopo in questo esame tener calcolo delle zone in cui 
lo Zancleano si riparte; essendoché, come dimostrai, le marne e le sabbie non costi- 
tuiscono che unica zona nella quale le due rocce si alternano, si succedono, si rimu- 
tano e si sostituiscono in tutti i modi. 

Il conglomerato che mantiensi distinto, non racchiude che in qualche luogo sol- 
tanto dei rari frammenti di fossili, d'altronde spettanti a specie proprie delle soprastanti 
sabbie. Il primo facies che naturalmente si presenta a considerare è quello in cui la 
roccia grossolanamente sabbiosa offre una fauna che meglio si avvicina ad un'asso- 
ciazione dei Molluschi littorali. Io assumo come tipo di tale natura le sabbie fos- 
silifere giacenti tra Monosterace e Stilo, dove le specie sono poco numerose ma 
profusissime, dimodoché raccolgonsi in grande quantità. I generi che costituiscono 
questa piccola fauna sono i seguenti: Penìa, Lima, Limea, Pecten, Janira, lini- 
nites, Spondylus, Ostrea, Anomia, che colle loro specie ancor viventi attestano la 
piccola profondità del mare in cui vivea quell'associazione di Lamellibranchi. le 
altre classi animali vi hanno scarsissimi rappresentanti. 

Altri luoghi dove lo Zancleano presenti precisamente i medesimi caratteri ili 
un deposito littorale, come vedesi a Stilo, io realmente non ne conosco; ma i giaci- 
menti che più vi si approssimano sono quelli dei Piani della Melia e di Testa del 
Prato o Vigna di Mare sopragli Archi : in questi due luoghi ai fossili di Stilo, cioè alle 
medesime specie di Molluschi, si associano in quantità poco considerevole i Crosta- 
cei, i Briozoi, gli Echinidi. tra i quali specialmente i Briozoi dimostrano che non 
si tratta di sedimenti proprio littorali. ina di una certa profondità. Quindi 



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accennati depositi si ha realmente un vero intermedio tra la forma littorale a soli 
Lamellibranchi, che costituisce il primo facies, e i depositi di cui tratterò tosto, che 
t'ormano il secondo aspetto o facies dello Zancleano. 

Senza che manchino i Molluschi dei depositi teste descritti , la fauna si ac- 
cresce di molto per l'aggiunzione di varie altre classi animali, mentre d'altro canto 
la roccia risulta di sedimenti molto più fini : è così che lo Zancleano acquista un 
nuovo aspetto in molte contrade, e sì per la roccia come per la fauna costituisce 
realmente un nuovo facies ben distinto dal primo. 

La fauna si accresce di abbondante numero di Brachiopodi spettanti ai generi 
Terebratula , Terebratulina , Megerlia . Argiope , Rhynchoìiella, Cromia. Dei Cro- 
stacei abbondano grandemente i Balani e qualche altro genere di cirripedo vi è raro, 
(ili entomostracei vi sono sparsi con qualche abbondanza. Ma la classe che merita 
la principale attenzione, si è quella dei Briozoi, che assume un grande e rimar- 
chevolissimo sviluppo. Non v' ha fossile sul quale tu non vi osservi le colonie di 
una qualche Membranipora e di ben numerose Lepralie associate a tanti altri generi 
che vivono costantemente fissi; non v' ha pizzico di sabbia nella quale tu non trovi 
i ramuscoli delle Salice-marie, delle Scrupocellarie, ovvero Eschare, Crisie, Idmonee, 
Hornere, Filisparsc, Tubulipore e bene spesso molte di queste insieme. Sulla valva 
inferiore d' un Hinnites crispus ho potuto numerarvi oltre quaranta specie di Briozoi 
tutte esattamente determinate perchè conservatissime. 

Questa fauna di alto interesse per la nostra geologia, per gli studi da me sinora 
fatti si compone del numero rimarchevolissimo di oltre centocinquanta specie ripar- 
tite in treutadue generi. 

Si aggiungono ancora degli Echinidi in iscarse proporzioni, tra i quali è rimar- 
chevole una grande specie di Clypeaster (C. pliocenicus) ; ed in fine compariscono 
i Poraminiferi in proporzioni abbastanza considerevoli. 

E qui bisogna ricordare, quantunque non esclusiva di questo piano, V Amphi- 
stegina Hauerina, specie estremamente comune nelle sabbie zancleane, che diviene 
sempre più abbondante nelle assise superiori, dove talvolta giunge a tanto da costi- 
tuire quasi da se sola la roccia sabbioso-calcarea, così a Terreti e sopra Gerace. 
In tal caso si ha appunto in Calabria, come si ripete in Sicilia, ad Altavilla presso 
Palermo ed a Giardini presso Messina, una roccia in tutto identica, e coetanea alla 
roccia lenticolare di Parlascio, di S. Frediano, di Castrocaro e di altri luoghi di To- 
scana e del Bolognese. 

Quest'associazione così variata di spoglie animali dimostra un mare che dovea 
avere una alquanto considerevole profondità. Difatti il Balanus tulipiformis che vi è 
profusamente sparso vive nella zona coralligena; la grande fauna di Briozoi, i Bra- 
chiopodi e i Poraminiferi concordemente dimostrano che trattasi di sedimenti for- 
matisi ad una certa profondità, che ben può esser quella della zona coralligena, es- 
sendo questa spessissimo assai riera dei rappresentanti di tali classi. 

1 luoghi dove questo facies dello Zancleano si presenta colla sua forma vera- 
mente tipica sono due, ed essi per tale fatto diverranno veramente celebri: in- 
tendo dire Terreti e Nasiti, che stanno sulle alte colline poco lungi da Reggio. 

('usi ancora vedonsene lembi a S. Agata, presso Valanidi e sugli altipiani della 



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Kegione Donato. Le rocce su cui si erge Gerace e quelle che ripide s' innalzano al 
di sopra di esso, si connettono col facies che esamino; così ancora quelle che si 
estendono sui piani che sovrastano ad Agnana ed a Canolo. 

Sin da qualche tempo fu fatta l'osservazione che nei depositi di Terreti non trovansi 
dei Gasteropodi, ma il Costa (0. G.) visitando quei luoghi asserisce di aver trovato 
dei Vermeti. La mancanza dei Gasteropodi è un fatto generale che si estende nello 
Zancleano di tutta la Provincia di Reggio e pavimenti in Sicilia ; ma essa non è as- 
soluta: io vi ho raccolto varie Scalane e qualche Patella, che però vi sono di una 
rarità grandissima. La ò'. retusa è la meno rara ed in belli esemplari. Il difetto 
accennato non si limita soltanto ai Gasteropodi, ma bensì a molti gruppi di Lamel- 
libranchi: difatti consultando il seguente elenco si vede che questa classe è rappre- 
sentata da abbondanti Pettinidi ed Ostreidi, e da qualche resto di altro gruppo 
affine ; vi manca perciò la maggior parte delle famiglie. 

Questo difetto e quello dei Gasteropodi, costanti dapertutto nel plioceno antico 
del Reggiano, rendono la fauna dei Molluschi estremamente incompleta perchè rap- 
presentata da poche famiglie. A volere indagare la causa del difetto di tanti diversi 
gruppi, io credo di vedere nella costanza assoluta del fenomeno un fatto importante, 
pel quale non può ritenersi originaria tale mancanza, essendoché i tre facies dello 
Zancleano e le loro gradazioni intermedie addimostrano abbastanza le variate con- 
dizioni fisiche e specialmente di profondità in cui si deponevano quegli strati; or 
non è credibile che in tanta diversità del mezzo, dalle deboli profondità littorali 
lille grandissime dell'alto mare, i Molluschi fossero sempre rappresentati dai Pettinidi. 
dagli Ostreidi e talvolta dai Brachiopodi, senza che si fossero mai associate a ve- 
runa profondità né i Gasteropodi né le numerose altre famiglie dei Lamellibranchi. 
Da ciò io sono indotto a conchiudere che tali gruppi doveano esistervi, ma che le 
loro spoglie non si conservarono. 

Vari fatti più immediati parmi che vengano in appoggio a questa conchiusione: 
l.° I Molluschi esistenti sono di quelli le cui spoglie trovansi meglio conservate 
dapertutto nei sedimenti; difatti le Lime, i Pettini, le Ostriche, le Anomie, le Te- 
rebratule trovansi sempre in perfetto stato ; e viceversa i gruppi che mancano sono 
quelli che bene spesso incontratisi allo stato friabile. 2.° Non di rado poi occorre 
di trovare impronte e modelli di Gasteropodi e di Lamellibranchi non rappresentali, 
e quantunque questo sia un fatto non comune, pure esso non attesta meno la di- 
struzione avvenutavi dei resti di quelle famiglie. 3." È un fatto ovvio quello d'in- 
contrare dei sedimenti sabbiosi, nei quali sono conservatissimi le Lime, i Pettini, 
le Ostriche, le Anomie, le Terebratule, e tutti gli altri Molluschi si vedono in ab- 
bondanza ridotti allo stato, come suol dirsi, di calcinazione, cioè friabilissimi. Ma 
v' ha ancora di più: nei dintorni di Messina si può proprio assistere alla scomparsa 
delle spoglie di quei tali Molluschi. Le sabbie quaternarie in certi luoghi sovrab- 
bondano di fossili conservatissimi; più in là tu vedi che i Pettini, le Ostriche, le 
Terebratule e i loro affini si conservano parimenti; ma gli altri gruppi si alterano, 
si disgregano, cadono in polvere. Percorri ancora qualche tratto di suolo, e quelle 
spoglie mancano intieramente, restandovi solamente i Mitilidi, i Pettinidi, gli 
Ostreidi. i Brachiopodi. Mancano adunque a mio credere tanti gruppi di Molluschi 



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nelle sabbie zaneleane, 11011 perchè in quei mari non vissero, ma perchè le loro spoglie 
non si conservarono. I fatti e le ragioni testé addotti possono probabilmente appli- 
carsi in molti altri casi ; e per recare un esempio ricorderò le sabbie elveziane 
nelle quali come nelle zancleane non 3) vedono conservati che Pettini, Ostriche e 
Terebratule; ma ivi sono più comuni le impronte e i modelli di Gasteropodi e di 
vari Lamellibranchi, quindi più immediata la prova dell'esistenza di tutti i gruppi 
nella fauna che visse a quell'epoca nei mari italiani. 

Se da questo esame generale dei Molluschi e della loro varia conservazione 
passiamo agli altri gruppi, troviamo pochi resti di mammiferi che sono indetermi- 
nabili, pochi denti di Squalidi ben conservati, ma con la radice distrutta; tra i Crostacei 
i Cirripedi sessili molto comuni sono d'una conservazione perfettissima, sinanco col 
loro colorito siccome gli Entomostracei ; dei Vermi, pochi Serpulidi in perfetto stato: 
quindi lo sterminato numero dei Briozoi che invade tutta la formazione e che offre 
tutte le specie imparegiabilmente ben conservate, dimodoché per l'abbondanza e pel 
buono stato di essi lo Zaiicleano calabrese, specialmente nelle località di Terreti e 
Nasiti, costituisce imo dei migliori giacimenti dei Briozoi terziari! italiani; quindi 
gli Echinidi e i Foraminiferi anch'essi in perfetta conservazione. 

Un'ultima osservazione riguarda i coralli. Questa importantissima classe non 
mi ha offerto nello Zancleano che qualche incompleto modello; ed io, messa anco 
in calcolo la profondità alla quale si depose lo Zancleano a Briozoi , sono di 
parere che questi fossili vennero distrutti siccome i Gasteropodi e gli altri gruppi 
dei Molluschi. 

Il terzo facies dello Zancleano è distintissimo, è il più esteso, e viene caratte- 
rizzato bene dalla natura della roccia, che è una marna calcarea, talvolta più o meno 
sabbiosa, che non presenta quasi mai dei fossili visibili ad occhio nudo. 

La tanna microscopica che la roccia racchiude e che costituisce buona parte 
del suo volume è l'altro carattere distintivo. Questa fauna è quasi intieramente ed 
esclusivamente formata da Poraminiferi; ma bene spesso a tali resti si associano 
quelli di molti Entomostracei. È ben raro il caso in cui la roccia contenga qualche 
l'ossile visibile ad occhio nudo, e sempre trattasi di un Pettine di un Ostrica o 
di qualche Brachiopodo. Così mi è occorso di raccogliere dei frammenti della 
Janira flabelliformis, àeWOstrea tenuiplicala e della Wiynchonella bipartita nelle 
marne che si estendono in colline sulla sinistra del torrente Amendolea. A dare un 
cenno dell'immenso ammasso di Poraminiferi contenuti in tali strati io ricorderò 
che sono di perfettissima conservazione.. Ciò non toglie che buona parte della roccia 
possa risultare dal tritume di tali spoglie, come sicuramente risulta. Appena la 
marna viene stemprata nell'acqua vedonsi galleggiare numerose Orbuline e Globige- 
rine, di unita a molte altre tenui specie. Questi due generi formano d'ordinario la 
parte principale della grande massa di questi organismi abissicoli, e perciò quelle 
marne tanto potenti e così estese sono, come io diceva precedentemente, veri fanghi 
costituitisi a grandi profondità e che devono riguardarsi siccome depositi d'origine 
organica, cioè identica a quella dei fanghi degli abissi oceanici attuali. Oltre le 
orbuline e le globigerine vi abbondano molto le nodosarie, le dentaline le robuline. 
e molti generi affini, mentre \i sono rari i generi a conchiglia agglutinante, e rarissimi 



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quelli a conchiglia imperforata, come sarebbero le biloculine, lo triloculine. le 
quinqueloculine e gli analoghi generi. 

Nelle marne delle molte località, che ho potuto studiare al microscopio, vi ho 
riconosciuto una meravigliosa uniformità della fauna dei Rizopodi, la quale costituita 
sempre dalle medesime specie predominanti, risponde a capello alla coetanea fauna 
delle molte località siciliane da me esaminate. Nel paziente ed accurato esame mi- 
croscopico occorre ben di raro incontrare di unita alle Foraminifere qualche spinila 
silicea degli Spongiari, ovvero qualche, guscio di Radiolario e di Diatomea; invece 
presso Ardore, ho incontrato una marna zancleana, che oltre ad essere ricca di Fo- 
raminiferi delicatissimi e di perfetta conservazione, racchiude una quantità ben grande 
di spicule silicee di diverse forme appartenenti agli Spongiari. una fauna importan- 
tissima di Radiolarì associata a molte furine di Diatomee. — I resti silicei di Spon- 
giaì sono molto variati; v'hanno spicule semplici rette, ve n'ha ad àncora e stellate, 
v'hanno scheletri reticolati. Queste numerose forme dimostrano evidentemente gruppi 
svariatissimi di spugne e fra essi certamente gli Esattinellidi ed altri abitatori de- 
gli abissi oceanici. I Radiolarì annunciano una fauna pliocenica di molto interesse, 
la quale è costituita di forme in parte identiche a quelle dei Tripoli della zona 
solnfera di Sicilia tanto bene studiate dal sig. ing. Stohr ('). ed in gran parte di- 
verse, ma molto analoghe a quelle quanto ai generi cui spettano. 

Questo facies distintissimo dello Zancleano è considerevolmente sviluppato in 
potenza ed in estensione. Le marne zancleane difatti si mostrano quasi dapertutto 
alla periferia della provincia, e là stesso dove lo Zancleano è sabbioso le marne bene 
spesso sovrastano o alternano con le sabbie, come a Gerace. A voler seguire lo sviluppo 
delle marne zancleane, ricorderò i più importanti luoghi. Il territorio di Guardavalle e 
quello di Stilo ci offrono uno sviluppo grande di questa roccia che vi è anco potente: essa 
e sparsa in lembi più o meno estesi, e si continua verso Stignano, Kiace e così via 
per assumere un' estensione ed uno spessore grande nei territori di Hoccella Tonica 
e di Gioiosa Tonica, siccome nei monti di Siderno e di Agnana ; quindi si continua 
a Gerace a Portigliela nei monti di Ardore concatenandosi colle potenti marne di 
Bianconuovo. Succedono poi quelle di Brancaleone che passando sul Capo Sparti- 
vento, formano quella serie di colline presso la spiaggia che si continua sino oltre 
il Capo Palizzi ; quindi ricompariscono interrottamente qua e là e piìi sviluppate 
presso il torrente Amendolea. e poi al di là di Melito, e quindi nei dintorni di Reggio, 
a S. Agata, a Valanidi, sopra Gallina, e così via via ricompariscono poi ad Orti nella 
Valle di Fiumara estendendosi sui Piani della Melia e verso i Piani della Corona: 
oltrepassati i quali, ampiamente si allargano nel territorio di Palmi, in quello di Se- 
minara ed in tanti altri, formando una cintura attorno la vasta pianura quaternaria 
di Gioia. 

Un ultimo argomento da trattare riguarderebbe la distinzione delle marne zan- 
cleane da quelle astiane, colle quali facilmente si confondono, perchè mollo somi- 
glianti e perchè sovrapposte, imcsta distinzione riesce agevole invocando i caratteri 
paleontologici, allorché mancano i dati stratigrafici; ed io rimando la trattazione più 

' Die Radiolarienfauna der Tripoli von Grò igrapbica), 



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avanti, dove dirò dell'Astiano. Per ora contentandomi di accennare come in generale là 
dove esigono le due formazioni, l'Astiano, essendo più recente, occupa il posto che 
più si approssima alla costa, e, come precedentemente dissi, riempie o si adagia nelle de- 
pressioni esistenti nello Zancleano, il quale viceversa si mostra più internamente e si 
estolle in colline elevate. Così ad esempio l'Astiano di Monosterace, di Siderno, di 
(jioiosa-ionica giunge sin presso la spiaggia, e le marne zancleaue invece si elevano 
sui monti. 

Pria di venire alla enumerazione delle specie, che saranno riunite in unico 
elenco, è d'uopo dire qualche parola intorno alle località fossilifere. E primieramente 
ricorderò che da quanto è stato detto sinora, in qualunque luogo e sotto qualunque 
forma si presenti lo Zancleano è sempre fossilifero : se non che le marne che sono 
tanto estese non ci offrono che Rizopodi ed Entomostracei. Ricorderò quindi che il 
primo facies, o facies littorale del plioceno antico, vedesi presso Stilo ; i depositi 
dei Piani della Melia e di Testa del Prato sono intermedi tra i sedimenti littorali 
e i coralligeni. Il secondo facies si offre a Gerace e più in dentro nei piani sopra 
Canolo ed Agnana; quindi si manifesta sul lato settentrionale a Valanidi, S. Agata, 
Terreti e Nasiti. Comunissime poi sono le marne a Foraminiferi che rappresentano 
il terzo facies. Di questi diversi luoghi sono i fossili enumerati nel seguente elenco, 
e di taluni altri che mi hanno fornito le marne di cui ho studiato la fauna. 



Klenoo delle specie fossili raccolte negli strati del piano 
più antico del Plioceno — Zancleano Seguenza ('). 

Tipo. VERTEBRATI. 

Classe. Mammiferi. 

Heterocetus? — IH sp. 

Indico in questo modo i resti di una Balenottera che conservo nelle mie par- 
ticolari collezioni e che io stesso ho estratto dalle sabbie zancleane che costitui- 
scono le colline presso Terreti. Essi consistono in una vertebra incompleta del 
diametro di tredici centimetri e dell'altezza di otto, ed in vari pezzi di una man- 
dibola che insiememente presi formano una lunghezza di cinque decimetri e mezzo. 
Allorquando mi feci a discavare questi residui di Cetaceo, io non vi giungeva 
che troppo tardi, dappoiché dal medesimo luogo erano stati estratti considerevoli 
quantità di ossami delle quali mi fu dato osservarne una parte soltanto, costituita 
da vertebre, costole, una mascella, ed altro ( ! ) ; dal che io ne conchiudeva che 

,' Le località, verranno indicate coi seguenti segni: T.,Terretie Nasiti nelle colline presso Reggio: 
1'.. 'lesta del Prato, come altri dice Vigna di mare, sopra gli Archi presso Reggio; A-, S. Agata: 
S.. Stile cioè tra Stilo e Monosterace; Va., Valanidi; M, Piani della Melia sopra Scilla; G., Gerace: 
Ar.. Ardore: Po., Portigliola; Me., Valle del Messinese presso Gioiosa-ionica; Pa., Palmi; Se., Se- 
minara: B., Benestare. Delle prime sei località la fauna è delle sabbie, di Gerace ho studiato le sabbie 
e le marne, degli ultimi sei luoghi le marne soltanto. 

(') Vedi G. Seguenza. Da Reggio a Terreti 



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in quel luogo giaceva intiero lo scheletro di quel cetaceo, siccome quei tanti che 
sono stati diseppelliti negli strati pliocenici dell'alta e media Italia. 

Devo alla solita cortesia del prof. G. Capellini 1' esame dei poclii residui di 
questo cetaceo, che gli hanno suggerito la incerta determinazione generica qui 
sopra riferita. R. T. 

Importa molto notare intanto che nelle sabbie di Terreti, frammenti di ossa 
di vario volume se ne incontra sovente, sebbene corrosi ed indeterminabili. 

Classe. Pesci. — Ordine. Condrotterigh. 

Carcharodon. — 2. 0. sulcidens Agassiz = C. lamia Bonp. , C. IhmdeleUt 
Muller et Henle, C. Caifassii Lawley. C. elruscus Lawley. — Sono orinai pa- 
recchi anni (1875) che paragonando i denti di Carcharodon, che incontransi sovente 
negli strati pliocenici del Messinese, con quelli della specie mediterranea ebbi 
a convincermi che i fossili erano identici a quelli del C. Rondeletii, e con tal nome 
li annunciai in qualche mio lavoro (vedi Bullett. del r. Comitato geologici' 1875 
fascio. 3° e 4° p. 83). Più tardi il sig. Lawley avendo a sua disposizione numerosi 
denti fossili del plioceno toscano, che avea riferito a diverse specie dell'Ai 
si convinse, dal confronto colle intiere mascelle di un C. RondeleUi. clic le varie 
forme da lui possedute erano da rapportarsi alle diverse regioni dell'apparato 
dentario dell'unica specie che tuttora vive nel mediterraneo, e che quindi, tro- 
vando le diverse forme da lui precedentemente denominate C. productus, C. me- 
yalodon, C. angustidens, C. sulcidens, C. Caifassii sulle mascelle del medesimo 
individuo, li riunì insieme sotto 1' unica denominazione di C. elruscus. l'ale 
nome a me sembra superfluo, e deve necessariamente andare in sinonimia, essen- 
doché vari altri ce n'erano già, quantunque alcuni fossero dati ad una speciale 
forma di denti. E per ragione di priorità a me pare che debba darsi la preferenza 
al nome dell' Agassiz (C. sulcidens), come quello che con sicurezza spetta alla specie 
di cui parlo, sia perchè i caratteri corrispondono precisamente coi denti (bile 
mascelle superiori, sia ancora perchè l'autore si ebbe tali denti dal plioceno di 
Castel Arquato. Né il Sismonda né il Costa parlano di questa specie; il Gem- 
mellaro invece rinvenne alcuni esemplari in Sicilia, i quali gli offrirono il ca- 
rattere di una dentellatura a denti bifidi, (ale carattere con poca costanza e con 
molta irregolarità si osserva nei molti denti che possiedo. Questi vari denti, di 
diverse forme, si riferiscono alle varie descritte dal Lawley e riconosciute sic- 
come spettanti alle diverse regioni della bocca. Molti di questi denti mi vennero 
esibiti dal sig. ing. F. Paviglianiti, e provengono da S. Agata, r. R. A. V. 

Oxyrhlna. — 3. 0. hastalis Agassiz. Un sol dente grande e ben conservato 
che trovai insieme ai molti spettanti alla precedente specie. K. A. 

lanma. —4. L. crassidens Agassiz. A questa specie riferisco taluni pochi «lenii, 
vari di forma e sopratutto di diversa curvatura . a norma della posizione clic 
occupavano sulle mascelle, r. R. A. 

Kaja. — 5. R. antiqua Agassi/.. Rapporto a questa specie non altro die una 
sola placca dermica, la quale per la sua t'orma conica arcuata, pel >u« allargamento 

24 



— 18(3 — 
alla base e pei liversi particolari che la contradistinguono munissimo somiglia 
alla figura data dal Lawley alla fcav. II. fig. lg, quantunque il mio fossile sia 
mancante in gran parte della porzione elargata della base. E. P. 

Tipo. MOLLUSCHI. 
Clas; e. Gasteropodi. 

Nmlnr!». — ti. 8. re tu sa Brocchi (Turbo). Questa distintissima specie si raccoglie 
in belli e conservatissimi esemplari nell'antico plioceno di Nasiti e di altri luoghi. 
r _ T. S. — 7. S. Turtonae Turi Var. tenuicostata Michaud = 5. planicosta 
Biv. R. P. V. — 8. S. pulchella Bivona. Un solo incompleto esemplare 
R. p. V. — 9. S. lamelle sa Brocchi (Turbo) Var. gracilis. n. Questa forma che 
io riferisco come varietà della specie del Brocchi è più piccola della tipica; colle 
suture più profondate, alquanto più gracile, colle costole più smilze. Un solo 
esemplare raccolto presso Gerace. R. G. 

10. S. A.spromontana n. sp. Tav. XIV. fig, 14. 

Questa specie molto somiglia alla precedente, dalla quale distinguesi bene pegli 
avvolgimenti poco convessi, per le costole in minor nùmero, che son dodici, le 
quali sono larghe e rivolte in dietro, in modo che i denti acuti, di cui il loro 
margine è fornito, vanno fino a toccare la costola precedente, restando cosi tra 
una ed altra costola quattro interstizi , siccome quattro forami , presso a poco, 
sebbene meno perfettamente, come avviene nella S. pumicea. alla quale questa 
nuova specie somiglia appunto per l'accennato ultimo carattere. Le costole inoltre 
sono prominenti alla parte posteriore degli avvolgimenti . dove formano delle 
sporgenze alquanto acute, colle quali si terminano. 

Lunghezza 23." ,m Larghezza ll,5. mm R. T. 

11. S. Rhegiensis n. sp. Tav. XIV. fig. 15. 

Questa bella specie è anch'essa molto prossima alle due precedenti, ma le sue 
costole semi più numerose e più sottili, leggermente svoltate, le lamelle di cui 
constano sono più grossolane, la base, o regione anteriore dell'ultimo avvolgimento, 
è appianata, ma colle costole ben distinte, e con una carena marginale prominente 
e nodosa, che ben la disgiunge dal resto dell'avvolgimento. Inoltre gli avvolgi- 
menti sono convessissimi. le suture assai profonde, e due ordini obliqui di varici 
prominenti scorrono su due linee opposte della spirale. 
Lunghezza 21. ">.""" Diametro 15.""" 
Un solo esemplare raccolto presso Valanidi. H. Va. 
i»:»<«-lia. — 12. P. coerulea Lamarck. Qualche esemplare non ben conservato. 



R. T. P. V. 



('lasse. LaMELLIBRANCHI. 



Sa» Ica va. — 13. S. norvegica? Spengler (Mija) Panopea Norvegiea P. H.. 

P. Bivonac Phil. Riferisco con qualche dubbio a questa specie vivente nei mari 
del nord un subì modello in mediocre stato ili conservazione. R. Va. V. 



— 187 - 

fl,oi'5|M-s — 14. L. grandi* n. sp. 

Questa specie è affine al L. transversus Bromi, ma se ne distingue molto bene 
per la sua grandezza pressoché quadrupla, per la regione boccale meno promi- 
nente, quantunque ben angolosa, e quindi la porzione anteriore considerevolmente 
più stretta della posteriore. La forma generale della conchiglia è rotondato-qua- 
drata di una lunghezza pari alla larghezza , che misura 33. mm Gli apici sono 
adunchi, relativamente piccoli. La superficie è concentricamente striata da linee 
impresse non molto ravvicinate, risultanti dalla particolare costituzione della con- 
chiglia, che si mostra all'esterno come formata dalla sovrapposi/inni' di tenui 
lamelle imbricate. 

Questa specie ben distinta penne da me trovata presso s. Giuseppe di 
Gallico. K. R. 

ilodiola. — 15. M. adriatica Lamk = Mitilus Cavallini Scacchi. Rapporto con 
qualche esitazione alla nostra specie vivente una modiola molto comune, che per 
la sua grande fragilità raccogliesi sempre in frammenti, e. T. P. A. V. 

A vu-iila — li!. A. media? Sowerby. Vedesi su d'una Ostrea l'impronta d'una 
valva di Avieula, sulla quale V Ostrea erasi fissata, perlocchè malamente riconoscesi 
la specie. R. T. 

Pernn. — 17. P. Soldauii Deshayes. Soli modelli, r. T. S. 

lama. — 18. L. squamosa Lamarck. r. P. V. — 19. L. infiala Chemu. (Pecten) 
R. T. V. — 20. L. Loscombii.G. B. Sow. = L bulletta (Turtori) Phil. Rac- 
colto qualche esemplare di grandi dimensioni colla scultura assai forte, r. T. P. V. 

Uniea. — 21. L. crassa Forhes (Lima) = Limea Sarsii Loven, Limo scabrella 
M.Andrew. R. T. S. V. — 22. L. elliptica Jeffr. Un solo frammento. R. T. 
V. — 23. L. ovata S. Wood. Riferisco a questa specie del Crag inglese una 
piccola Limea che pel considerevole restringimento della regione cardinale somi- 
glia molto bene a quella; le costole sono più grosse ed in minor numero che 
nella specie precedente e si scancellano sui Iati. r. T. P. V. 

I>ccteu. — 24. P. multistriatus Poli (Ostrea) = Ostrea pusio Linneo, e. T. P. 
A. V. — 25. P. vari us Liimeo (Ostrea). e. T. P. A. V. — 20. P. sub striati! s 
D'Orbigny. Riferisco a questa specie ima forma non troppo rara, piccola, colle costole 
meno scabre e più appianate di quanto l'ha il P. pusio. r. T. P. A. S. M. — 27. P. 
opercularis Linneo (Ostrea). Più comunemente in questo piano s'incontra una 
varietà, che non raggiunge mai grandi dimensioni, a costole leggermente solcate, 
convesse regolarmente e separate da piccoli interstizi. C. T. P. A. S. M. V. — 

28. P. scabrellus Lamarck. Specie eminentemente variabili' nella grandezza, 
nella convessità delle valve, nella prominenza delle costole, nella sporgenza delle 
lamelle trasversali e quindi nella scabrezza della superficie; potrebbonsi perciò 
istituire numerose varietà, fra cui ve ne ha una piccola a costole sporgenti, 
strette e poco scabre. Questo Pecten è al certo la piti comune specie di questo 
piano. C. T. P. A. S. M. G. 

29. P. s ii b spinili os us n. sp. 

Questa specie è intermedia tra il P. opercularis Lin. ed il P. spinulosvs Mun- 
ster; ma meglio si avvicina al primo per la forma, il numero delle coslol 



— 188 — 

Ogni costola è percorsa longitudinalmente, quasi sempre da tre linee irte di sqna- 
mette prominenti. 

Lunghezza 49.""" Larghezza 46.""" R. T. 
30. P. pesfelis Linneo (Ostrea). r. T. P. A. M. V. — :ìl. P. inflexus Poli 
(Ostrea) = P. adspersus Lamck. r. T. P. A. V. — 32. P. flexuosus Poli (Ostrea) 

P. polymorphus Bronn. E. T. V. — 33. P. tigrinus Muller. Qualche rara 
valva di questa specie, che vive nei mari del nord. E. T. V. — 34. P. latis- 
sinius Brocchi (Ostrea). Di questa grande specie si raccolgono conservatissimi 
gli esemplari, e. T. P. S. M. — 35: P. denudatus Heuss. Alcuni rari 
frammenti. R. T. S. — 36. P. similis Laskey — - P. pullus Cantraine, P.pyg- 
maeus auct. (non v. Munster). Questa piccola specie ben conservata e comune 
offre indizi delle macchie che sogliono ornarla vivente, e. T. P. A. M. V. 
Jnnlrn. — 37. J. flabell i f or mis Brocchi (Pecten). Specie sparsa abbondan- 
temente ed in grandi esemplari, e costituente in questo piano talvolta quasi da 
se sola intieri strati e potenti banchi. Var. silicata, n. Questa forma si distingue 
per le costole più prominenti e più convesse e per gli spazi intercostali in forma 
di solchi. C. T. P. A. M. S. G — 38. J. Alesii Philipp! (Pecten). Questa 
specie non può confondersi menomamente culla precedente, siccome taluno pre- 
tende; i soli frammenti da me raccolti in Calabria si distinguono a prima giunta, 
e S. M. R. 
39. .1. laevicostata n. sp. Tav. XIV. fig. Ili e 16a. 

Questa specie è molto affine al P. Leythaianus Partsk del mioceno, ma è per- 
fettamente distinta per essere più convessa, per avere un minor numero di costole. 
cioè ventidue, le quali sono più strette e più sporgenti, mentre i solchi che 
le disgiungono sono pili larghi e molto profondi. Le linee concentriche sono piti 
sporgenti negli interstizi che separano le costole, e quasi scancellate sulle co- 
stole stesse. 

Lunghezza 63. mra Larghezza 70.""" r. T. P. S. 
lo. .1. Rhegiensis n. sp. Tav. XIV. fig. 17. \7a. 176 = P. medius Philipp] 
(non Lamarck.). 

Questa conchiglia è realmente molto vicina al P. medius, ma comparata cogli 
esemplari della specie vivente distinguesi per le costole più larghe e più spor- 
genti, pel solco che le biparte più distinto, per le linee concentriche lamelliformi, 
sporgenti e meglio distinte e per vari altri particolari. 11 Philippi avendo rac- 
colto a Terreti taluni esemplari di questa specie, la confuse culla vivente del 
man' Rosso. 

Lunghezza li». 1 Larghezza -Vi.""" e. T. P. M. A. S. 

41. J. maxima Linneo (Ostrea). Una sola valva rotta ben riconoscibile. R.T. V. 
'- J. bipartita n. sp. Vola maxima Vai. bipartita Foresti. Questaforma 
che incontrasi nel plioceno antico di Calabria, panni distinta dalla specie pre- 
cedente per le costole mollo più prominenti e bipartite, r. T. P. M. — 43. J. 
•la co he a Linneo (Ostrea). La forma tipica vi è molto rara. Var. striatis- 
siimi Foresti. Questa forma sempre molto piccola, incontrasi comunemente, e. T. 
. P. M. A. S. Va. V 



— 189 — 

Pleiironectla. — 44. P. f e n e s t r a t a Forbes ( l'eden) = Pecten inequisculptus li- 
beri, P. Philippii Acton, P. concentrica Forbes. P. antiquatus Pini. Esemplari 
assai ben conservati, r. T. P. M. 

iilunites. — 45. H. crispus Broccia (Ostrea) = H. Cortesii Defrance. Grandi e 

belli esemplari. La valva inferiore è sparsa di lamelle concentriche, sporgenti e 
rilevale. Riferisco a questa specie una piccola valva in cui le lamelle sono molto 
grandi e prominenti, r. T. P. S. — 46. H. Ercolanianus Cocconi. Due valve 
che per le loro numerose e piccole costole rispondono bene alla descrizione ''il 
alla figura del Cocconi. R. Va. — 47. H. laeviusculus Philippi. I pochi esem- 
plari da me raccolti rispondono bene in generale alla figura e alla descrizione 
del Philippi, ma sono molto più grandi e con costole numerose sottili e inter- 
poste alle maggiori. L'esemplare del Philippi par che sia un giovane, r. T. Va 

Pllcatula. — 48. P. my ti lina Philippi. R. T. P. M. \. 

Spniiuvitis. — 49. S. crassicosta Lamarck. Si raccolgono esemplari gigante- 
schi, r. T. P. — 50. S. gaederopus? Linneo, r. T. P. V. , 

©«iti-ea. — 51. 0. cochlear Poli. Vi riferisco quella forma, piccola, sottile e colla 
fossa ligamentare orizzontalmente disposta, die risponde esattamente alla specie 
vivente. C. T. P. A. M. S. G. Va. V. — 52. 0. navicularis Brocchi = 0. Pillae 
Meneghini. Per questa specie che viene generalmente associata alla precedente: 
vedi ciò che fu detto a proposito dei fossili tortoniani. In questo piano raggiunge 
grandi dimensioni e diviene sovente di solidità rimarchevolissima e di forma 
ordinariamente molto allungata, e. T. P. M. A. S. 

53. 0. m in ima n. sp. 

È questa una piccolissima e ben distinta Oslrea, la quale grandemente somiglia 
all' 0. neglecta Michelotti. ma è piccolissima, raggiungendo appena la lunghezza 
di tre millimetri. La sua superficie è levigata ed ondulata concentricamente con 
irregolarità, l'apice è incurvato lateralmente. Questa conchiglietta conserva spesso 
un colorito rosso più o meno sbiadato che talvolta diviene quasi scarlatto, e so- 
vente si dispone a zone concentriche, che alternano con zone più chiare o bianche. 
v. G. Ar. R. Pa. Se. 

54. 0. e duli s Lin. La forma che vi riferisco è molto scabra, in grandi 
esemplari e comuni, probabilmente quella stessa varietà ricordata dal Cocconi. 
e. T. P.M. S. V. — 55. 0. Lamarckii Mayer = 0. Cortesiana Cocconi. 
0. fallaciosa Mayer, 0. exasp erata Mayer. In verità queste diverse forme panni che 
presentino troppo lievi differenze per tenerle distinte, perloccbè mi associo all'opi- 
nione del prof. C. De Stefani, che le riunisce in unica specie, r. T. P. S. — 
56. 0. cataplasma Mayer. Sembrami potere riferire a questa specie qualche 
esemplare di mediocri dimensioni. R. T. — 57. 0. lamellosa Brocchi. Esem- 
plari d'ordinario di mediocre grandezza, qualche volta molto grandi, e. T. P. M. 
S. Va.— 58. 0. Boblayi Desh. Questa specie die per tutto trovasi nel mio- 
ceno, in Calabria sale sino ;il plioceno antico, dove offresi comunemente in esem- 
plari molto grandi, e. T. P. S. — 59. 0. plicata Chemn. Questa specie che si 
raccoglie in esemplari di varie grandezze, è diversa nella forma delle costole radianti. 
r. T. P. S. M. V. 



— 100 — 

(>0. 0. tenuiplicata n. sp. Tav. XII. fig. I. la, 16 (vedi fossili del Tortoniano). 

e. T. P. M. S. A. 

61. 0. A qui tanica Mayer. Questa specie presentasi sovente colla superficie cor- 
rosa sino alla quasi completa scomparsa delle prominenti costole, r. T. P. M. S. 
Anomia. — 62. A. ep hip pi um Liu. Questa specie presenta molte varietà e nu- 
merose variazioni. C. T. P. M. A. S. V. — 63. A. or inculata Brocchi. Anco questa 
forma dovrebbe probabilmente associarsi alla precedente siccome opina ilsig. Coc- 
coui insieme ad altri, r. T. P. V. — 64. A. costata Br. r. T. P. — 65. A. paté 1 
1 i f o r m i s Lin. r. S. M. V. — 66. A. striai a Br. Questa specie per la sua stria- 
tura radiante e distintissima, e. T. P. M. A. S. — (i7. A. aculeata Montagli. 
Forma assai piccola ma distinta per le spine che ricuoprono la sua superficie, e. A. V. 

Classe. Brachiofodi. 

Terebratula. — 68. T. Calabra Seguenza. e. T. P. A. Va. — 69. T. Philip- 

pii Seguenza T. grandis. Var. complanala Philippi. e. T. P. A. Va. 

Terebratullna. — 70. T. sinuosa n. sp. ('). 

Questa specie credo che sia ben distinta dalle conosciute per molti caratteri, 
tra i quali ricordo la sinuosità della linea di congiunzione delle valve, una rimar- 
chevole depressione longitudinale sulla grande valva, e le costole, tra le quali alcune 
maggiori, rilevate in mezzo a molte minori ecc. r. T. A. Va. 
71. T. caputserpentis Lin. {Anomia). Vi riferisco con dubbio qualche giovane 
esemplare. R. A. G. V. 

Megerlia. — 72. M. eusticta Philippi (Orlhis) — Terebratula lucinoides Costa, 
Megerliaì orbicularis Meneghini (M. S.), MA orbicularis Davidson. M. eusticta 
Seguenza, A mio credere, giudicando dai numerosi esemplari esaminati, che pro- 
vengono da molti luoghi, questa specie assai variabile nella forma e nell' orna- 
mentazione ha dato origine alla istituzione delle varie specie che riporto nella 
sinonimia, perchè con sicurezza le riguardo come identiche, o variazioni della 
forma tipica, e. T. P. A. Va. — 73. M. truncata Linneo (Anomia), Var. 
granosa n. Questa Megerlia è molto importante: essa è più piccola del tipo a 
cui la riferisco, ha la superficie fortemente granosa e priva intieramente di costole, 
le quali in qualche esemplare soltanto si fanno vedere debolissime. È questa una 
rimarchevole forma che dovrebbe forse disgiungersi specificamente dalla comune 
forma vivente, e. A. 

■Mutilila — 74. P. anomioides Se. - Orthis anomioides Phil. Qualche raro 
esemplare, r. G. V. 

Argiopc — 7. r >. A. decollata Chemn. (Anomia). Varie forme come trai viventi. 
r. T. P. <i. A. V. 

« isK-iia. — 76. C. laevis? Seg. Un esemplare ohe non è in perfetto stato, ma 
che per la sua forma ricorda assai bene la mia specie miocenica. K. G. 

Rhynehonella. — 77. 1!. bipartita Brocchi (Anomia). Questa specie presenta 

I Non figuro le nuovi forme 'li Bracliiopnli perchè verranno illustrate nelln monografiii li 

•■-ta .li he ' in vii ili pubblicazione. 



— ini _ 

molte variazioni nella larghezza, nello spessore, nella profondità del seno dorsale ecc. 
Var. supplicata. Col margine ventrale leggermente pieghettato, e. T. li. 
«Vania. — 78. C. anomala Muller- (Patella) = Anomia turbinata Poli. Qualche 
rara valva. R. P. V. 

Tipo. ARTROPODI. 

Classe. Crostacei. 

Di forme appartenenti a gruppi superiori s'incontrano frammenti indeterminabili. 

• Udine. Ostracodi. 

i'oiii<irv|irls — 79. P. mytiloides Norman. (Cythere). I pochi esemplari che 
riferisco sono alquanto dubbi, perchè di forma alquanto più snella, colla 
regione posteriore più acuta, si avvicinano quindi alla /'. sagittula Terq. Ne 
costituisco perciò una distinta varietà che chiamo Var. pliocenica, n. r. G. Pi'. V. 
80. P. compressa n. sp. Tav. XIV. tig. 1!), 19c. 

Questa specie è molto affine colla P. trigonella Sars vivente nei mari del noni. 
dalla quale io la distinguo per essere più breve ed alquanto più rotondata alla 
estremità posteriore. Inoltre è rilevante il carattere della sua maggior compressione. 
Lunghezza 0,9.""" Larghezza 0,4. m ™ Spessore 0,2. ,nm R. T. 

Bairdia. — 81. B. subdeltoidea Munster (Ci/there) = Cythere subdeltoidea 
Reuss, B. subdeltoidea Jones. In questo piano la comunissima specie si pre- 
senta di grandezze vanissimo ed offre tutte quelle varietà e variazioni che sono 
state illustrate dal Terquem nei fossili di Rodi, e dal Brady tra le forme vi- 
venti. Così si rimarcano quelle modificazioni che presentano dei dentelli mar- 
ginali più o meno sviluppati. C. A. G. Ar. Pa. Se. Po. V. — 82. B. co in pla- 
nata Brady. Gli esemplari che vi riferisco rispondono precisamente alle figure 
date dall'autore, e presentano poche variazioni. Vive nei mari d'Inghilterra, e. 
G. Ar. Pa. Po. Se. V. — 83. B. obtusata Sars. Agli esemplari che rispon- 
dono bene alla forma tipica di Norvegia se ne associano comunemente altri che 
formano una distinta varietà, che chiamo Var. producta n. Essa differisce per 
avere l'angolosità posteriore più sporgente, più distinta e quasi acuta. Vive nei 
mari del nord: Norvegia, Inghilterra, Ibridi, e. G. Ar. Pa. Po. Se. Y. 

Maerocyprls. — 84. M. minna Baird (Cythere). Vi riferisco un solo esemplare. 
Questa specie vive in Norvegia, in Inghilterra, alle Isole Sketland. K. Po. V. 
85. M. Calabra n. sp. 

Differisce dalla precedente per esseri' di forma più studia, perchè la regione 
dorsale non è troppo gibbosa e quindi d' nini curvatura meno forte; ma le 
valve sono convesse al centro e depressi' agli estremi. Inoltre è più piccola. 
Lunghezza 1,5.""" Larghezza o,ti." ,m Spessore 0,5. m,n R. Se. 

Cythere. — 86. C. cicatricosa Reuss (Cypridina). r. T. Ar. A. — 87. C. cou- 
vexa Baird. Questa comune specie vivente è molto rara nello Zancleano. lì. Ar. \ . 
88. C. clongata n. sp. 

Questa specie ricorda alquanto la C. bisinuata Terquem, specialmente per le 
valve rigonfie verso la regione centrale dove in essa sono ancor più rigonfie; ma 



— 102 — 

si distingue assai bene per essere più allungata , quindi di forma piii snella, 
oltre ciò è più larga anteriormente e più stretta all'estremità posteriore. 

Lunghezza 0,7.""" Larghezza 0,2.'""' Spessore 0,35. mra r. Po. 
80. C. terebrata Terquem. I vari esemplari che rapporto a questa specie pre- 
sentano una patina calcarea, che ne nasconde i caratteri, ma talvolta si scrosta 
questa investitura e comparisce la grossolana perforazione. In qualche esemplare 
L'incrostazione manca del tutto, ed allora parmi che la conchiglietta per la forma, 
per lo spessore , pei grossi forami conviene bene colla specie del pliocene di 
Rodi, e. T. — 00. C. bistri x Reuss (Cypridina). Var. scaberrima. n. Questa 
Cythere si allontana dal tipo miocenico per avere le spine più ravvicinate e poco 
divise o partite; per tali caratteri par che sia intermedia tra il tipo e la C. asper- 
rima del Reuss. r. Ar. Se. 
01. C. sororcula n. sp. Tav. XIV. fig. 18, L8a. 

Questa bella specie è affine alla C. fornicala Terquem. e molto solida e si 
distingue per essere meno convessa e meno gracile, e per la scultura formata 
di grandi incavi angolosi, disuguali, irregolarissimi, che si allungano mano mano 
verso l'estremo anteriore e finalmente ne cingono il margine. 

Lunghezza 1.""" Larghezza 0,5. mm Spessore 0,4.""" r. T. P. 
92. C. scabra v. Munster (Cypridina). Ho raccolto qualche esemplare che ri- 
sponde bene alla forma vivente dell'Atlantico e del Mediterraneo illustrata dal 
Brady. Var. minor, u. Chiamo così una piccola forma dello Zancleano in cui le 
scabrezze della superficie sono meno prominenti, e le estremità della conchiglia 
piìi rotondate, coi dentelli marginali quasi mancanti, r. G. Pa. V. — 03. C. 
Edwardsii Roemer (Cypridina). Var. radiato-plica la n. Questa forma non credo 
che possa disgiungersi dalla specie cui la rapporto. Essa differisce pertanto con- 
siderevolmente, per avere una scultura più fortemente pronunciati . per la re- 
gione anteriore ornata di pieghe ben distinte, radialmente disposte, e pei dentelli 
inarginali un po' diversi. R. G. 
94. C. pliocenica, n. sp. 

Sono dolente di non avere potuto rappresentare nell'Atlante questa specie a>sai 
ben distinta, che è tra le più comuni del plioceno antico. Essa per la scultura 
formata da incavi irregolari ed angolosi ha una certa somiglianza colla C. an- 
t/ulalopoia Heuss , ina ne è molto diversa per hi superficie considerevolmente 
scabra e spinescente, per una forte carena die si eleva sopra ciascuna valva 
presso la regione inferiore o ventrale, col margine pieghettato e dentato, ter- 
minandosi posteriormente con una valida spina. La forma generale è allungata, 
e ciascuna valva molto gibbosa, porta una prominenza rotondata presso la regione 
centrale; inoltre presenta nella sua lunghezza quasi uguale larghezza, dilatandosi 
alquanto ai due estremi, che divengono appianati e radialmente costati, l'ante- 
riore col margine arcuato è fornito di molti piccoli denti pressoché uguali, il 
posteriore angoloso ai lati e presso al centro è fornito di deuti molto disuguali: 
alcuni ili essi dal lato ventrale sono molto sporgenti. 

Lunghezza 1,6.' Larghezza 0,8: Spessore l,2. n " n 

Var. minor. Questa forma differisce soltanto per essere piccola e per il poco 



— 193 — 

sviluppo dei dentelli marginali e delle spine della superficie. C. G. Pa. Si'. Ar. Po. 
95. C. subtrigona n. sp. Tav. Vili. fig. 2, tav. XII. fio-. 6. 

Una sola valva, spettante forse alla varietà (vedi fossili dell' Elveziano ed 
Ostracodi del Tortoniano). R. Ar. 
9Q. C. semi lunata n. sp. Tav. XII. fig. 7. 

Ho raccolto nello Zancleano un esemplare completo e ben poco diverso da 
quelli del Tortoniano (vedi Ostracodi tortoniani). R. Po. 

97. C radiatopora n. sp. Tav. XVI. fig. 48. 

Questa bella specie a costole radianti raccogliesi non rara nelle marne zan- 
.cleane (per la descrizione vedi i fossili astiani); ma più comunemente s'incontra 
la seguente varietà alla quale fa graduato passaggio. Var. sculpta n. Questa 
forma ne è molto distinta; le costole si estendono per tutta la superficie, così le 
fossette che s'interpongono negl'interstizi delle costole la rieuoprono quasi per 
intero, e sono d'una maggior grandezza. Le valve sono più ristrette alla regione 
anteriore, i margini appianati si restringono ancora e nella regione anteriore si 
manifestano superficiali solchi paralleli al margine arcuato, mentre nella poste- 
riore sonvi dei dentelli. Questa forma che panni non potersi disgiungere dalla 
tipica, quantunque abbastanza diversa, somiglia moltissimo alla C. Parkeri Brad\ 
vivente nei mari d'Australia, e. G. Ar. Po. Pa. Se. 

98. C. calcar a ta n. sp. 

Questa Cythere per la sua forma generale ricorda la C. foliacea del Siciliano, 
ma si restringe di più e diviene angolosa e quasi speronata alla regione po- 
steriore, l'anteriore ben larga è regolarmente arcuata; la convessità delle valve 
porta una prominenza centrale stretta e rotondata, una carena verso il lato ven- 
trale, e delle spine e scabrezze dal lato posteriore. La scultura della superficie 
è ben diversa, mancano le squamette imbricate e presentasi finamente granoso- 
rugosa, con indizio di lievissimi solchi radianti alla regione anteriore. 
Lunghezza 0,8.""" Larghezza 0,4.'""' Spessore 0,4.""" R. G. 

99. C. tetraptera n. sp. Tav. XII. fig. 9, 9a. 

Specie che viene dal Tortoniano ed olire speciali varietà nello Zancleano (vedi 
fossili tortoniani). Var. angustata n. Colle valve alquanto più stivilo, lo duo ali 
o carene sopra ciascuna sono più robuste, più sporgenti e più estese, a queste 
si associano delle costelle poco appariscenti, che alternano con esse. Var. lini- 
tata n. La maggior carena nella prominente estremità posteriore presenta 
grossi denti; l'altra carena è piccola e si associa ad altre due o tre cosi 
analoghe, r. Pa. 
Cylherldea. — 100. C. similis n. sp. Tav. XIV. fig. 20, 20a. 

Questa forma fu creduta a prima giunta da me siccome la C. punctillata Brady, 
ma più maturo esame me la fece distinguere, per essere più compressa od un 
prominente all'estremo posteriore, e por avere inoltre la scultura poco appa- 
riscente e finissima. 

Lunghezza 0,8.""" Larghezza O.-V"" Spessore 0.:;. R. T. 

IDI. C. lucida n.sp.Tav. XVI. fig. 51, 51«. Var. minor, n. Riferi 

varietà della nominata specie astiana (vedi fossili astiani) un sol piccolo 

25 



— 194 — 
esemplare che oltre la statura molto minore ha l'angolo posteriore più ottuso e 
meno prominente. R. G. 
102. C. exilis n. sp. Tav. XVII. fig. 49, \9a. 

Questa specie propria del Saariano presentasi rarissima anco nello Zan- 
cleano. E. Pa. 

ji v»im<<-* — 103. I. bartonensis Jones. Var. monosteracensis n. Tav. XVII. 
fig. 20. 29a. 

Questo importante Ostracode inni è raro troppo nello Zancleano. esso non dif- 
ferisce gran che dalla forma vivente nei mari del nord. r. Ar. V. 
104.1. compressa n. sp. Tav. XVII. fig. 30, 30o. 

Per la descrizione di questa specie vedi gli Ostracodi del plioceno superiore. 
Var. antiqua n. Oltre la forma rappresentata nell'Atlante, che trovasi nel plio- 
ceno antico come nel recente vi ha nello Zancleano una forma più rigonfia alla 
regione mediana che distinguo come varietà, e. Ar. G. 

Loxoeoucha. — 105. L. impressa Baird (Cylheré) = Cythere cannata Brady, C. 
rhomboidea Fischer, L. rhomboidea G. 0. Sars. Alcuni pochi esemplari nelle 
sabbie, comune invece nelle marne di Portigliola. e. Po. A. V. 

Xcstolelicris. — 106. X. depressa G. 0. Sars. Questa specie molto comune 
nel Quaternario è abbastanza rara nel plioceno antico, r. Po. V. 

Cytherclla. — 107. C. compressa v. Munster. Un solo esemplare. R. P. 
108. C. bipartita n. sp. 

La importante specie che denomino così ha una certa somiglianza colla vivente 
C. scotica, specialmente guardata nella sua larghezza, pure essa ne è distintis- 
sima pei seguenti caratteri. Ogni valva presenta una rimarchevole depressione o 
incavatura alla regione mediana, in modo che la sua convessità si presenta come 
divisa, in due porzioni, che stanno alla regione anteriore ed alla posteriore, dove 
è massima come in tutte le specie: dimodoché la .conchiglia guardata nel suo 
spessore si presenta abbastanza convessa, ma fortemente strozzata nella regione 
mediami, ben rotondata all'estremo posteriore, il quale porta il maggiore spessore 
a circa un sesto della lunghezza totale della conchiglia. Ciascuna valva ben ar- 
cuata alle due estremità, si presenta ristretta alquanto alla regione posteriore; 
la superficie è linamente punctato-rugosa. 

Lunghezza 0,8."™ Larghezza 0,5. mra Spessore 0,35."™ e. G. Pa. Ar. 
100. C. co n -ii n gui n ea n. sp. 

Questa specie che trovasi insieme alla precedente ne differisce molto per essere 
assai compressa, e leggermente risi reità alla regione mediana. Le valve s'incurvano 
alquanto e si restringono alla regione posteriore più che nella precedente specie; 
la superficie loro è appena rugosetta. 

Lunghezza 0,85.""" Larghezza 0,45. mm Spessore 0,25.""" e. G. Ar. Pa. 
110. C. lucida n. sp. 

Questa specie ha nella vivente C. laevis Brady la più affine, alla quale somiglia 
grandemente per la forma, ma rie differisce per la forma generale più rotondata, 
e pio ancóra perchè il massimo spessori' e circa ad un terzo della totale lun- 
ghezza della conchiglia, e quindi ai margini è considerevolmente assottigliata. 



— 195 — 
La superficie delle valve è lucida. 

Lunghezza l,0. ram Larghezza 0,8.""" Spessore 0,5."»" 
Var. oblonga. n. La forma rotondata che è la tipica perchè la più comuni' 
si collega per gradazioni insensibili ad una forma più o meno allungata che 
meglio si avvicina alla C. laevis, e che io propongo come varietà. 
Lunghezza l,l. m "' Larghezza 0,7.""" Spessore 0,5. l,,m e. Gr. Pa. Se 

Ordine. Cirripedi ('). 

■talami* — 111. B. tiutinnabulum Linneo (Lepas). Qualche conchiglia e qual- 
che valva dell'opercolo. E. T. V. — 112. B. tulipiformis Ellis = Lepas tu- 
lipa Poli. Esemplari di tutte grandezze ed anco molto voluminosi. Var. aren 
Seguenza. Costato e di variabilissima grandezza. C. T. P. M. A. S. Va. V. — 113. B. 
se u toni ni Seguenza. Sugli scudi del Ralanus concavus. r. P. T. — 114. B. 
spongicola Bromi. Var. pliocenica Seguenza. C. T. P. M. A. S. G. Va. V. — 115. B. 
perforatus Bruguière. Molte forme e variazioni, ovate, globose, coniche >■■ 
Var. Altavillensis Seguenza. Un enorme gruppo di grossissimi balani, che spet- 
tano a questa varietà si conferva nella collezione del sig. dott. Michele De Muja 
e proviene dai dintorni di Ardore. Analogia gruppi ma più piccoli si raccolgono 
a Stilo. C. T. P. M. S. V. — 116. B. concavus Bronn. = Lepas tintinnabulum 
Brocchi, Costa, Calcara (non Linneo). Varietà numerose, costate o no, di dimen- 
sioni variissime e sinanco gigantesche. C. T. P. M. A. Va. G.S. V. — 117. 1). 
stellarla Brocchi (Lepas)- B. corrugatus Darwin, e. T. P. A. M. Va. S. — 
118. B. Dar frinii Var. Càlabra Seguenza. r. T. P. — Ilo. B. Mylensis Se- 
guenza. È comune una piccola varietà, e. T. P. A. M. V. — 120. B. bisulca- 
tus Darwin. Questa specie, propria del Crag inglese, mi ha offerto un solo scudo 
esattamente rispondente alla forma tipica. E. S. 

Pachylasma. — 121. P. giganteum Philippi (Chthamdlus). Un solo scudo. R.P.V. 

Verruca. — 122. V. stromia Moller (Lepas). Var. laevis. La forma costata in 
questo piano è estremamente rara; la varietà levigata invece trovasi più tosi i 
comunemente; taluni individui conservano l'opercolo, essa aderisce a vane con- 
chiglie di Molluschi, quali le varie specie di Pecten e Janire e sull' Hinn 
crispus. e. T. P. M. V. 

Scalpellimi. — 123. S. magnum Darwin. La sola caratteristica valva, cioè il lato 
carenale. E. T. 

Tipo. VERMI. 

Classe. Aneli, ini. 

psygmoiiraiielui*. — 124. P. protensus Auctorum. Eiferisco con molto dubbio 
alla specie mediterranea dei tuoi poco rugosi trasversalmente, poco curvi o fles- 
suosi, r. T. P. V. 

li) Pei dettateli e le descrizioni delle specie di questo grappo vedi: Ri 

l,n„, ai r,,ri e:h lenì ari Mia m i ' 



— 196 — 
Spirorbls. — 125. S. Pagens teche ri Quatrefages. Vi riferisco qualche esem- 
plare. r. P. V. 
126. S. plicatus n. sp. 

Conchiglia convessa, di cui non si voile che l'ultimo avvolgimento; ombelico 
più tosto stretto dal quale irradiano delle grosse pieghe che si allargano e sva- 
niscono verso la periferia, i solchi che le disgiungono sono stretti e profondi. 
Diametro 2,l. inm Spessore 0,9.""" 
Aderisce alla Jcmira flabelli far mis. E. P. 
Hit rupa. — 127. D. incurva Ren. (Dentalium). r. T. P. G. A. Ar. 
Ventilila. — 128. V. miocenica n. sp. Tav. Vili. fig. 4 (vedi fossili elveziani). 
Questa specie par che risponda alla forma miocenica, avendo la porzione ade- 
rente concamerata come in quella, e. T. P. M. A. Gè. 

129. V. perforata n. sp. Tav. XV. fig. 1. 

Tubo triquetro, aderente, flessuoso, carena sporgente in forma di spessa lamina; 
sui lati sono due altre carene minori, le quali portano ai lati dei forami in forma 
d'intagli trasversali ravvicinati e disposti con molta regolarità. L'apertura è circo- 
lare, le carene sporgono poco oltre di essa. Aderisce alle Jani^a flabelli formis, 
J. laevicostata e vari Pettini, r. T. P. 

130. V. cai y pirata Grube (Serpula) = V. calyptrata Phil. Riferisco con molto 
dubbio a questa specie un comune tulio ordinariamente avvolto a spirale, spesso 
e trasversalmente rugoso, aderente ai Pettini, alle .Tallire ecc. e. T. P. M. A. V. — 

131. V. q u inquelineata Phil. Anco questa un po' incerta, r. T. P. M. V. 
Pomatoceros. — 132. P. tri que troides D. Chiaie (Serpula) = P. tricuspis 

(ir. Sui pettini ed altri corpi, e. T. P. M. A. V. 
Serpilli*. — 133. S. coni}) re s sa Quatref. Questa specie risponde bene agli esem- 
plari viventi. Sulle .Ani fra esui Pecten. c.T.P. M. V. — 134. S. ver micu lari s Lin. 
Questa specie è comune sui Balani, i Pettini, le Janira ecc. r. T. P. V. 

Classe. Briozoakii. 

Salleoruarln. — 135. S. fare imi n oi des Johnston. Questa longeva, comunissìma 
e polimorfa specie trovasi molto comunemente sparsa nell'antico plioceno cala- 
brese, dove olire le sue numerose varietà, or esilissime, or più or meno incras- 
ate, ed è estremamente varia nella forma delle cellule e delle loro aperture. 
C. T. P. M. A. G. S. Po. Pa. Ar. Se. V. 

5 «siai-ia — 136. C. cereoides Solander et Ellis. Questo raro briozoo non si 
albini, ma dalle forine mioceniche, né dalle forme viventi nel Mediterraneo, r. 
T. P. V. 

Scrnpocellarla. — 137. S. scruposa Lin. Qualche raro articolo che risponde 
alla t'orina vivente. R. T. V. — 138. S. elliptica Reuss (Bactridium). Questa 
comune specie presentasi più o meno gracile e con tutte quelle modificazioni 
indicate dal suo scopritore, e. T. P. A. G. Po. Pa. Ar. Se. 

Cabcrca. — 139. C. Boryi Audouin (Crisia) = C. zelanica, C. patagonica, C. 
Bvryi Busk. Tav. XIV. fig. 21, 21a. Alcuni piccoli rami di questa specie mi 



— 107 — 

avevano fatto credere ad una nuova forma, ma più accurato esame e la scoperta 
della medesima specie nello stretto di Messina, ma in forma più minuta, mi 
fecero certo che trattasi in vero della C. Boryi varietà maggiore. La forma 
incontrata nello stretto di Messina giace alla profondità della zona coralligena di 
unita al Balanus tulipiformis ed al Pachylasma giganteurn. II. P. V. 

ii>i-ìozooiì. — 140. M. truncatum Pallas. Questa notissima e comune specie 
trovasi con rarità nel pliòceno antico, r. T. P. M. S. G. V. 

ilippotlioa. — 141. H. flagellimi Manzoni. Una piccola colonia s ull' Ostrea 
Lamarckii ed una più estesa sul Balanus concavus. E. T. P. V. 

Aden. — 142. A. sica Couch. Sui Pecten scrabellus, Ostrea navicularis, Terebra- 
tula calabra, Megerlia eusticta. r. T. P. V. — 14:1. A. angui mi Hinks. Sul 
Pecten scabrellus r. T. M. V. 

Terehrlpora. — 144. T. Archiaci Fischer (vedi i fossili tortoniani). Io resto 
sempre dubbioso intorno alla specie del mioceno e del pliocene d'Italia associata 
dal Manzoni a quella dell'eocene, dappoiché nella nostra le cellule sono più al- 
lontanate, e quindi più lunghi i tubi che le riuniscono. Siili' Ostrea navicu- 
laris: r. S. 

Membranlpora. — 145. M. cateim I ar i a .Tameson = M. peduncolata, Manzoni. 
Una sola colonia sulla interna superfìcie del Pecten latissimus. R. P. V. — 14(3. M. 
aperta Busk. Variabile nella forma delle cellule; questa forma si atta bene alla 
figura data dal Manzoni. Incrosta le specie seguenti : Balamus concavus, B. tu- 
lipiformis, Pecten scabrellus, Janira flabcUiformis, J. Rhegiensis, Anomia ephip- 
pium, Terebratula calabra. r. T. P. M. — 147. M. irregularis D'Orbigny. 
Anco questa forma conviene bene colla figura del Manzoni. Sul Pecten scabrellus 
e sulla Janira flabelliformis. R. T. P. V. — 148. M. F lem in gii Busk. sul Pecten 
■scabrellus e sulle Janira Rhegiensis, J. iacobea, J. flabelliformis. r. T. V. — 149. M. 
lineata Lin. Questa forma variabile offre sul margine dell'apertura talvolta i 
granuli che accennano alle spine orali, che in taluni rari casi si conservano ancora. 
Spesso essa assume la forma rapportatavi dal Manzoni. Osservata sul Balanus 
tulipiformis, sul Pecten latissimus, sul P. opercularis, suiVOstrea cochlear. e sul- 
V Ostrea. . . r, T. P. M. S. V. — 150. M. diadema Reuss. Questa forma, che il 
suo scopritore ha riunito alla M. Lacroixii, raccogliesi in magnifici esemplari sul 
B. concavus, la Janira flabelliformis, VOstrea cochlear Lin., V Anomia ephippium, 
la Terebratula calabra, la Megerlia eusticta, e panni che essa si approssimi mag- 
giormente alla M. lineata per le sue spine orali, ohe sono molto regolarmente 
disposte sul margine fornito di granuli assai distinti, r. T. P. — 151. M La- 
croixii Savigny. Questa specie comune incrosta sovente tutte intiere le varie 
conchiglie. Trovasi sulle seguenti: Balanus concavus, tulipiformis, spongicola , 
perfuratus, Pecten scabrellus, pesfelis. latissimus. Janira flabelliformis. Ostrea 
cochlear, Boblayi, Anomia ephippium, Megerlia eusticta. di anche sopra ciottoli. 
e, T. P. M. V. — 152.M. Pouilletii Audonin. Le poche colonie rispondono i 
tamente alla forma del Crag e giacciono sulla J. flabelliformis e su qualche Ostrea. 
r. p. — 153. M. fenestrata Reuss. Variabile e pili o meno irregolare; giace 
sul Balanus concavus, sul Pecten lalissimus. sulla Janira flabelliformis. r. 1'.— 



— 108 — 

154. M. angulosa Reuss. Questa, che è la più comune tra le membranipore, 

dell'antico plioceno, varia considerevolmente secondo l'età e perciò lo slato di 
calcificazione. La più comune forma del plioceno calabrese costituisce una ben 
distinta varietà in cui le cellule trasformate in aviculari sono in numero poco 

minore delle ordinarie e quindi quasi regolarmente alternanti e sse. Incrosta 

le specie seguenti: Balanus concavus, tulipiforrnis, perforalus, Pecten scabrellus. 
opercularis, latissimus, pesfelis, Janira flabelliformis, Rhegiensis, iacobea, Ostico 
Boblayi, cochlear, Terebratula calabra, ed anche dei ciottoli. C. T. P. M. S. 
G. V. — 155. M. annulli s Manzoni. La specie presenta tutte quelle diverse 
variazioni che sono state indicate dall'autore. Trovasi sul Pecten scabrellus, P. 
latissimus, Anomia ephippium, A. striata, Ostrea ... e sopra ciottoli, r. T. 
P. (}. A. — 156. M. steno stoma Reuss. Qualche colonia dubbia. R. T. 
l- r >7. M. exagona n. sp. Tav. XV. fig. 3. 

Denomino così alcune piccole colonie in cui le cellule sono appianate, esagone 
o irregolarmente angolose, e portano un'apertura centrale arrotondata variabile in 
grandezza ma sempre piccola. Dubito che questa possa essere una forma della 
precedente specie, ma non ho trovati." passaggi graduali. Trovasi sulla Janira fla- 
belliformis e sull'Ossea ... 

Diametro d'una cellula 0,3. mm R. P. 
158. M. Rossellii Audouin. Quelle rioche colonie che vi rapporto hanno larga 
apertura alle cellule. Incrostano il B. concavus e la Janira flabelli formis. r. T. 
P. V. -- 159. M. iucompta Reuss. Riferisco a questa specie una membranipora 
comune del plioceno antico, la quale ha Le sue cellule ovato-ellittiche e non pres- 
soché rombiche come quelle della precedente, ciò non pertanto io non posso dissi- 
mulale la grande affinità che scorgo tra queste due forme. Incrosta Pecten oper- 
cularis, P. scabrellus, Janira flabelliformis, Ostrea cochlear. e. T. P. — 160. M. 
bideus Hagenow. Pare colonie e piccole che incrostano le seguenti conchiglie: 
Balanus concavus, tulipiforrnis. Pecten scabrellus, Janira flabelliformis. r. T. 
P. — L61. M. fo r m o s a Reuss. Questa bella specie è molto rara nel plioceno antico 

e trovasi sul Pecten scabrellus, la Janira flabelliformis, V Ostrea R. T. 

P. — 162. M. and e ga velisi s Michelin (Eschara) Var. incisa, n. Tav. XV. fig. 2. 
Denomino così una Membranipora che incrosta spesso assai largamente varie con- 
chiglie, quali il Pecten latissimus, il P. scabrellus, la Janira flabelliformis, 
Oslree ecc. In essa la forma delle cellule un po' variabile risponde precisamente 
j quella del Crag inglese figurata e descritta dal Busk: se non che le cellule 
che in quella sono trasformate in aviculari. olirono vari forami sulla membrana 
che le chiude completamente, e nella nostra invece tali cellule sono più rade e 
si presentano come intagli considerevolmente lunghi, perchè sono d'una grandezza 
maggiore ed invece di forami portano una larga e lunga fenditura, dna piccola 
colonia per la forma delle cellule mollo si avvicina alla M. exilis Manzoni, che 
forse dovrà riguardarsi come modificazione della stessa, r. T. P. V. — Ili:!. M. 
gracilis ' Munster (Cellepora) = IH. graoilis Reuss. Questa forma che il sig. 
Waters vuole riunita alla precedente io credo di dover tenere distinta per un 
aspetto ben diverso col quale si presenta, dipendente dalla diversa conformazione 



— 199 — 

delle, cellule, dal margine di esse prominente, ed inoltre dal difetto di cellule 
che sieno trasformate in aviculari. Sul Balanus roneavus, il Pecten scabrellus, 
VOslrea Boblayi. r T. P. — 164. M. papyracea Reuss. Anco questa pafmi di- 
stinta dalla M. andegavensis alla quale 1' associa Waters. Alcune colonie sulla 
Janira flabelli formis, e l'Ossea cochlear. r. T. P. 
licprali». — 165. L. formosa n. sp. Var, bìarmata. Tav. XIV. fìg. 22 

Le colonie che denomino così mostrano evidentemente i caratteri della specie 
che raccolsi nel mioceno, ma se ne distinguono polla grandezza massima degli 
aviculari, i quali hanno origino in contatto all'ovicello della cellula precedente, 
estendendosi sino oltre l'apertura: sono due in ogni cellula, quasi sempre, ma d'or- 
dinario disuguali in grandezza e non di rado manca l'ovicello. Tali caratteri co- 
municano uno speciale aspetto alla colonia. Incrosta le Janira laevicoslata e fla- 
belliformis ed il Balanus concavus. 

Lunghezza d'una cellula 0.7.""" r. T. P. M. 
166. L. decoata Reuss. È questa tra le più comuni forme del plioceno antico 
del Reggiano; essa varia considerevolmente offrendo delle colonie mancanti di 
ovicelli ed altre in cui ogni cellula ne è fornita. Gli aviculari sono uno o due 
per ciascuna cellula. Le perforazioni sono variabilmente manifeste. Vedesi sulle 
specie seguenti: Balanus concavus, tulipiformis, perforatus, Pecten scabrell 
opercularis, latissimus, pcsfelis. Janira laevicoslata, Bhegiensis, flabelli formis, 

iacobea, Hinnites crispus, IL laeviusculus, Ostrea \nomia ephippium. 

Terebralula calabra, T. Philippii, Megerlia eusticla, Bliynchonella bipartita. 
ed audio sopra ciottoli. C. T. P. M. — 167. L. coccinea Johnston. Var. an- 
tiqua n. Questa eomunissima specie si presenta <-<>n caratteri considerevolmente 
diversi nel plioceno antico delle Calabrie, allorché si compara colle colonie 
che raccolgonsi negli strati recenti. Difatti nel pliocene antico le cellule sono 
costantemente più piccole, la scultura della superfìcie manca quasi del tutto, 
ovvero è appena accennata, e solamente sono bene manifeste e profonde le 
crenature o incavi marginali, siccome nella figura data dal Reuss. La t'orma poi 
globoso-ovata delle cellule è ben rara e mai tanto rigonfia quanto nella t'orma 
più recente, invece è eomunissima una forma pressoché conico-oblonga. Varia 
molto inoltre per la grandezza degli aviculari e per la posizioni' più alta o più 
bassa di essi. In talune colonie le cellule sono tutte prolifere, in altre mancano tutte 
di ovicelli, ve ne ha pure sovente alcune in cui le cellule prolifere sono misto alle 
sterili. Le conchiglie su cui giaco questa Lepralia sono tutte quante le spei 
si raccolgono nel plioceno antico di tutti i luoghi, non esclusi il i 
nicus e V Echinolampas scutifonnis. C. T. P. M. V. 
168. L. grandi s u. sp. Tav. XV. tig. -4 

Cellule grandi ovato-coniche rialzat 1 irregolai nte associate insieme, colla 

superficie perforata; ai lati ciascuna cellula porta uno o due aviculari aliformi, 
triangolari, più o meno sporgenti; l'apertura è ovale quasi troncata anteriormi 
e porta ai margini una serio di spine orali, che vi hanno lasciato le papille sullo 
quali erano impiantate. Questa specie è affine a varie altre, ma si disto 
Lene da tutte. Per l'apertura, le spi rali e la posizione rilevata delle cellule 



— 200 — 

somiglia alla /.. disgiunta, ma la struttura della parete e gli aviculari ne l'allontanano, 
quest 1 ultimi e le spine orali la distinguono dalle L. annulatopora e lucernula. 
L'unica colonia raccolta giace sulla Janira flabelli formis e nessuna delle sue cellule 
è prolifera. 

Lunghezza (runa cellula 1..").""" R. T. 
liìl». L. fulgurans Manzoni. Questa specie nelle sue variazioni numerose si 
appiana, e tende a perdere un avieulario o anco ambedue. Giace sulla Janira fla- 
belliformis. R. T. P. M. ti.— 170. L. strenuis Manzoni. Riferisco a questa 
specie una sola colonia aderente ad una Janira flabelli formis; essa conviene ab- 
bastanza colla figura data dal Manzoni nella sua Terza Contribuzione, specialmente 
pel suo abito e pei grandi pori marginali profondamente canalicolati; gli aviculari 
in molte cellule sono ridotti a più piccole dimensioni e con piccola apertura. Var. 
laciniata n. Tav. XV. fig. 5. Io riferisco a questa specie una forma, (die ri- 
tengo dubitativamente come insigne varietà, la quale per l'abito e i grandi avi- 
culari che cingono l'apertura ricorda bene la forma tipica, ma oltreché i forami 
marginali sono poco sviluppati, e superficiali, il margine dell' apertura non è 
intiero ma diviso in otto lobi di cui i due anteriori sono piuttosto piccoli, e ri- 
cordano tiene quelli che si osservano nell'esemplare di Castrocaro, gli altri sei 
invece sono divisi da profondi intagli ed acquistano una forma allungata. Le co- 
lonie giacciono sul Pecten scabrellus e sulla Janira flabelliformis. R. P. Var. 
T. — ITI. L. surgens Manzoni. Questa India e distinta specie è poco variabile. 
e risponde bene agli esemplari di Castrocaro. Incrosta Balanus concavus. Pcctrn 
scabrellus, P. latissimus, Janira Rhegiensis, Hinnites crispus, Terebratula Plii- 
lìppii, Megerlia custicta. e. T. P. M. — 172. L. innominata Coucb. Questa Lc- 
pralia per la sua variabilità viene variamente rappresentata dagli autori; essn pal- 
ile porti talvolta grandi aviculari come india seguente specie, alla quale sembra 
far passaggio, come opina Waters. Sui Pecten opercularis, scabrellus, latissimus, 
Janira flabelliformis, Ostrea Boblay. 0. plicata, e^>-. r. T. P. M. V. — 173. L. 
s cripta Reuss. Questa specie è anche essa molto variabile nel numero e hi 
prominenza delle costole, siccome nella presenza o assenza dei grandi aviculari e 
degli ovicelli più o meno carenati; v'hanno colonie in cui questi organi mancano 
quasi del tutto ed altre in cui si vedono in pressoché tutte le cellule. Quasi 
sempre si constata una grande regolarità nella forma e nella disposizione delle 
cellule di ogni colonia. Questa specie è tra le più comuni di questo piano e 
perciò incontrasi sopra quasi tutte le conchiglie dei vari giacimenti. C. T. P. M. V. — 
17 1. L. planicosta n. sp. == L. scriptaì Manzoni. Ho creduto di dover distin- 
guere questa forma dalla precedente, essa viene rappresentata dal Manzoni tra i 
fossili di Castrocaro alle figure 25, 25a ed associata dubitativamente alla L. scripta. 
[o (die ho potuto esaminare numerose colonie di questa forma abbastanza comune 
in Calabria, ho riconosciuto eh,, distinguesi sempre per le cellule molto appia- 
nate, per le costole numeroso, poco sporgenti e disgiunte da linee impresse, inoltre 
d'ordinario nell'associazione e nella forma delle cellule notasi una irregolarità 
molto grande, a deferenza della specie precedente, ciascuna cellula perciò assume 
sovente una diversa forma ed irregolare, e spesso diviene molto allungata nella 



— 201 — 

sua porzione posteriore. Incrosta i Pecten scabrellus. latissimus, pesfelis, Janira 

flabelli formis, Hinnites crispus. Ostrea cochlear ecc. e. T. P. M. 
175. L. Calabra n. sp. Tav. XV. fig. 6, 6a. 

Le cellule di questa specie sono piccole, quadrato-rombiche, quasi perfettamente 
piane e disposte in quinconce con grande regolarità e costanza; la parete è for- 
temente perforata, e ciascuna cellula porta una prominenza incrassata, fabulosa, 
perforata al di sotto della bocca, ed un solo aviculare prominente che disposto 
sulla destra ovvero sulla sinistra della cellula e senza mancare mai, si ripiega 
verso l'apertura, la quale è di forma semicircolare, coi margini prominenti, che 
portano cinque granuli poco appariscenti, inservienti all'inserzione di altrettante 
spine orali; nell'aviculare si aprono due forami, l'uno triangolare e l'altro semi- 
lunare ; l'ovicello è molto prominente, globoso, alquanto allungato trasversalmente 
e colla superficie irta e rugosa per le prominenze di cui è fornita. 
Dimensioni delle cellule 0,5.""" 0,4."™ 

Questa specie è mirabilissima per la grande costanza dei suoi caratteri : essa ha 
costantemente il poro vibraculare centrale e un unico aviculario che non fa mai 
difetto. Le colonie che essa costituisce hanno due aspetti diversissimi, in un caso 
mancano del tutto gli ovicelli e la colonia sembra un pavimento a pezzi quasi qua- 
drati regolarmente disposti ; spesso però tutte le cellule divengono prolifere e si 
hanno in tal caso delle colonie di aspetto molto diverso, perchè in esse predominano 
gli ovicelli globosi e molto sporgenti sopra le cellule appianate; più raramente 
poi le colonie risultano di cellule prolifere miste a cellule sterili. La descrizione 
di questa specie può farla giudicare una varietà della L. ditata, ma essa invece 
a mio giudizio ne è distintissima, le cellule, costantissime nella loro grandezza, 
sono molto più piccole, appianate e non convesse, di forma quadrato-romboidale, 
poco variabili, gli ovicelli allungati trasversalmente, granulati ecc. ecc. Trovasi 
sulle specie seguenti: Balanus concavus. D. tulipiformis, Pecten scabrellus, Ja- 
nira flabelli formis. Hinnites crispus. Ostrea 0. cochlear. e. T. P. M. — 

17G. L. ansata Johnston. Questa specie presenta tutte quelle variate modifica- 
zioni che sono state descritte e figurate dal Reuss, dal Manzoni e da altri; la 
parete delle cellule è più o meno perforata e gli aviculari ridotti talvolta ad 
un solo, mancano del tutto in certe colonie o in parte di esse come notò il Reuss 
nei giacimenti miocenici. Trovasi sulle specie seguenti: Balanus concavus, tuli- 
piformis, perforatus, Pecten scabrellus, opercularis. pesfelis, latissimus. Ja- 
nira Rhegiensis, J. flabelli formis, maxima, Hinnites crispus, Ostrea Boblayi, 
cochlear, Rhynchonella bipartita, e. T. P. M. V. — 177. L. areolata? 
Reuss. Piccola e dubbia colonia sul P. scabrellus. R. T. — 178. L. re- 
supinata Manzoui. Panni che questa specie presenti delle gradazioni ver-" 
la comune forma della L coccinea del plioceno antico di Calabria. Sul H - 
lanus tulipiformis e qualche altra specie, r. T. P. M. — 179. L. Bron- 
gniartii Aud. = L. capitata Reuss. La forma del tnioceno panni che sia lieve 

modificazione della specie vivente. Nel plioceno antico questa speci Fre tutte 

le modificazioni conosciute, sicché vedesi tanto celle celluh ntigue, quanto con 

ispazi punteggiati intercellulari, siccome la figurò il Manzoni Ira i fossili di 

26 



— 2"2 — 

aro. Trovasi sulle conchìglie di Balanus tulipiformis, Pecten scabrellus. Ja- 
nira flabelliformìs, Hinnites crispus, Ostrea Boblayi, 0. cochlear, 

Terebratula Philippii. r. T. P. M. V. — 180. L. biaperta Miehelin. Identica 
al fossile di Castrocaro, d' ordinario con due aviculari per ciascuna cellula. 
Difficilmente si riconosce allorché la colonia invecchiando si calcifica. Sul Ba- 
lanus lulipiformis , Pecten scabrellus , Janira fllabelliformis . J. iacobea . 
J. maxima, Megerlia eusticta, sopra ciottoli, r. T. P. M. — 131. L. planata 
Manzoni. Essendo d'ordinario j le colonie di questa specie, gli avi- 

culari raramente presentano distinta e larga apertura. Sul Balanus tulipiformis. 
Pecten scabrellus, P. opercularis. Janira flabelli f or mis. r. T. M. — 182. L. 
micans Manzoni. Belle e conservate colonie sui Pecten scabrellus. P. oper- 
cularis, Janira Bhegiensis. J. flabelliformìs, J. iacobea, Hinnites crispus. 
Ostrea ... 0. cochlear. Bhynconella bipartita. Megerlia eusticta. r. T. P. M. 
183. L. • i n. sp. Tav. XV. fig. 7. 

È questa una forma affine alla L. minutissima ed alla L. incisa, entrambe del 
mioceno. Distinguesi dalla prima per la forma più allungata delle cellule e per 
l'apertura che presenta una fenditura esilissima alla parte anteriore, bastantemente 
estesa, che si allarga all'estremità terminandosi in un forame. Quest'ultimo carattere 
la distingue dalla seconda specie, dalla quale allontanasi inoltre perchè talune cel- 
lule sono fornite lateralmente d'un aviculario sporgente con ristretto forame. Nelle 
colonie invecchiate la fenditura alla parte anteriore si allarga molto. In talune 
cellule trovansi gli ovicelli. Sul Balanus tulipij sui Pecten scabrellus, 

opercularis. 

Limghezza d'ima cellula prolifera 0,7. mm Larghezza 0,4.""" R. T. P. 
1-4. L. marionensis Manzoni. Risponde bene alla figura dell'autore. R. 
T. M. — 185. L. lineari s Hassal. Incrosta le seguenti specie: Pecten 
scabrellus, opercularis, Janira incròca, J. flabelliformìs, Ostrea . . . . r. T. 
P. V. — 18H. L. tenella Pieuss. Questa specie risponde bene alle forme 
mioceniche descritte dal Reu<s. Trovasi sui Balanus tulipiformis, B. spongicola, 
Pecten scabrellus, P. opercularis. P. pesfelis, P. latissimus. Janira flabelli f or mis, 

Rhegiensis, Ostrea cochlear. T tuia Philippii. e. T. P. — 

1-7. L. vulgaris Moli. Vi riferisco una colonia incrostante V Ostrea Bobla>/i. 
R. P. V. — 188. L. tumida Manzoni. Una piccola colonia sul Pecten scabrellus. 
Non sono convinto della convenienza di riunire questa alla precedente specie come 
fa il Waters. lì. T. M. — 189. L. ciliata Pallas. Le varie forme che s'incon- 
trano sono state illustrate dal Manzoni; tra esse è molto rara la varietà figurata 
nella Terza Contribuzione tav. III. fig. 14. la quale si allontana molto dal tipo. 
Incrosta Balanus concavus. lì. tulipiformis. Pecten scabrellus, P. pesfelis, Ja- 

flahellìformis, J. maxima. Ostrea cochlear, Celleporaria. r. 

T. P. V. — 190. L. pleuropora Renss. Vi riferisco con qualche dubbio una 
piccola colonia che incrosta la ; ' eusticta. R. T. —191. L. Morrisiana 

Busk. Belle coloni ora fornite di ovicelli sul Pecten latissimus, 

chlear, 0. . . . r. T. P. — 192. L. crassilabra 
Manzoni. Distinta .spi ttamente identica alla foima di Castrocaro. Le 



— 203 — 

sue colonie giacciono sul Balanus concavus, il Pecten lafissimus, VOstrea .... 
r. T. P. — 193. L. cribr illina? Manzoni. Riferisco a questa specie, con 
grave dubbio, una colonia mal conservata che incrosta il Pecten scabrellus. 
R. T. — 194. L. rarecostata Heuss. I miei esemplari convengono più 
o meno bene colla forma tipica del bacino di Vienila, dalla quale parmi dif- 
ferisca quella che vi rapporta il Manzoni. Sul Pecten scabrellus e la Janira fla- 
belliforrnis. r. T. P. 

195. L. mitrata n. sp. Tav. XV. fig. 8 > 8a. 

Questa specie somiglia alla L. innominata ma ne è ben distinta perchè le 
cellule sono più grandi, ornate di costole prominenti in piccolo numero, radianti, 
e disgiunte da solchi profondi, perlochè il margine è fortemente crenato. Alcune 
cellule sono fornite di ovicello mitreforme , il quale non è liscio ma irregolar- 
mente costato e papilloso. L'apertura ha un peristoma inspessito considerevolm 
che presenta dei granuli in numero di quattro, sui quali s' inserivano le spine 
orali, due di esse restano occultate nelle cellule provviste d'ovicello. Var. radians 
u. Tav. XV. fig. 8a. Le grosse costole che ornano i zooec-ii irradiano dal centi" 
della superficie della cellula e sono disgiunti da solchi più larghi e più prof 
Trovasi sul Pecten latissimus, P. scabrellus, Ostrea Boblayi. Nelle colonie da me 
osservate nessuno aviculario si presentò. Una cellula prolifera è lunga 0,7.""" r. T. P. 

196. L. vascula Manzoni. Poche e belle colonie sulla Janira flabelliformis e 
T Ostrea Boblayi, esattamente identiche al tipo di Castrocaro. R. T. P. 

197. L. eximia n. sp. Tav. XIV. fig. 23. 

Cellule regolarmente disposte, di forma pressoché rettangolare, convessa, ornata 
di costole parallele poco numerose, che ii estendono ai due lati perpendicolar- 
mente ad una leggiera carena longitudinale mediana: l'apertura è trasversalmente 
allungata e larga; l'ovicello è ovato a rovescio e levigato. Questa bella e distin- 
tissima specie non può venir confusa con altre per la sua originalità: per quanto 
mi sappia essa non ha affini, se non nelle formazioni cretace 

Lunghezza d'una cellula prolifera 0,57. mm Larghezza 0,31. mm 
Le poche colonie raccolte incrostano VHinnUes crispus, e VOstrea r. T. — 

198. L. serrulata Reuss. Questa bella specie miocenica mi ha offerto tre grandi 
colonie, identiche a quelle che si raccolgono nel mioceno elveziano: esse incrostano 
la Terebralula Calabra e la T. Philippii. R. T. — 199. L. va ri dio sa Jonhst. 
Var. n. Le colonie che riferisco a questa specie del Crag inglese hanno le scro- 
bicnlature marginali più o meno manifeste, la superficie delle cellule leggermente 
verrucosa, e due prominenze alla parte posteriore della bocca, come la varietà 
figurata dal Busk. Sulla Janira maxima, r. P. — 200. L. ventricosa Hassall. 
L'unica colonia, che incrosta l'interno di una valva di P. scabrellus, presenta nelle 
prominenze del margine orale, nella forma e caratteri tutti delle cellule e degli 
ovicelli la maggior somiglianza colle torme del Ciao- inglese. R. T. V. 

201. L. adpressa n. sp. Tav. XV. fig. IO. 

Questa specie si avvicina alla !.. ventricosa, ma è ben distinta. Due o tre gra- 
nuli alla parte posteriore dell'apertura che è piccola e rotondata, servono all'in- 
serzione delle spille orali. Il labbro e rivolto in fuori alla parte anteriore e -< 



— 204 — 

allarga e s' inspessisce ai lati, allorché la cellula è sormontata dall' ovicello, il 
quale è sempre molto piccolo. Le cellule in questa specie sono sdraiate sulla 
superficie che incrostano, e formano delle grandi colonie ramificate o meglio a 
larghi lobi. 

Lunghezza d'ima cellula prolifera 0,7.""" Larghezza 0,4.""" 
Incrosta il Pecten scabrellus. r. T. — 202. L. pyriformis S. Wood. Non senza 
esitare io riferisco questo nome per talune poche colonie quasi circolari, che in- 
crostano il Pecten scabrellus il P. pesfelis e la Janira flabelliformis, e che sono 
alquanto incrostate; pure la conformazione delle cellule e degli ovicelli corri- 
sponde alla specie del Crag, l'apertura è alquanto più larga, r. T. P. — 203. L. 
obeliscus Manzoni. Riferisco a questa specie varie piccole colonie, che per La 
forma e disposizione delle cellule e posizione degli ovicelli, panni vi si debbano 
rapportare, quantunque soltanto in alcuna ho potuto appena scorgervi le punteg- 
giature marginali. Trovasi sul Balanus tulipiformis, Pecten scabrellus, P. oper- 
cularis, Janira flabelliformis, Hinnites crispus, Rhynchonella bipartita, r. T. P. — 

204. L. gibbo sul a Manzoni. Specie ben distinta per la forte perforazione delle 
pareti. S'incontrano grandi colonie ora provviste ed ora sfornite di ovicelli. Vi 
distinguo tre varietà. Var. adprcssa.n. Le cellule sono sdraiate sulla superficie del 
corpo cui aderiscono. Var. erecta. n. Cellule rilevate. Var. bidentata. n. L'apertura 
porta ai lati due denti più o meno sviluppati e rivolti in dentro, i quali restrin- 
gono talvolta abbastanza l'orifizio. Giace sui Pecten scabrellus, P. pesfelis, Ja- 
nira flabelliformis, J. Rkcgiensis, Ostrea cochlear, 0. Bóblayi. Hinnites crispus. 
r. T. P. M. 

205. L. macrocephala n. sp. Tav. XV. fig. 0. 

Affine alla L. obeliscus, si distingue per avere la bocca ovata, piccola, colle 
labbra molto spesse, pegli ovicelli multo grandi ed allorché vi esistono, l'apertura 
e le labbra si allargano molto. Sotto il labbro v'ha una prominenza poco mani- 
festa, non perforata. Le cellule sono poco rialzate e formano piccole colonie. 
Lunghezza d'una cellula prolifera 0,8. mm . Larghezza 0,5.""" E. T. P. 

206. L. monoceros Reuss. Questa distintissima specie del Mioceno è comune 
assai nel plioceno antico delle Calabrie, dove si presenta cogli stessi caratteri e 
ben poco variabile. Gli ovicelli sferici si osservano soltanto sopra talune colonie. 
Trovasi sui Balanus tulipiformis, B. spongicola, 8. perforatus, Pecten scabrellus, 
P. pesfelis. Janira, flabelliformis. J. laevicostata, Ostrea cohlear, 0. . . Anomia 
ephippium, Celleporaria. e. T. P. M. — 207. L. oh via? Manzoni. Rapporto 
con molto dubbio a questa specie qualche grande colonia in cui le cellule hanno 
molti caratteri che l'avvicinano alla specie di Castrocaro; l'apertura si avvicina 
molto ma è più irregolare, l'ovicello mene largo e più lungo. Sul Pecten sca- 
brellus. r. P. — 208. L. 11 a ne ri Reuss. Anco questa risponde alla l'orma mio- 
cenica; essa varia negli ornamenti e nel grado di scultura delle cellule, essen- 
doché in molte colonie questa è quasi intieramente scomparsa. Incrosta le 
seguenti specie: Pecten scabrellus, P. pesfelis, P. latissimus , Janira flabelli- 
formis, Hinnites crispus, Ostrea cochlear, Terebratula Philippii. e. T. P. M. — 
200. L lata Busk. Forma delle colonie sovente estese, che incrostano le 



— 205 — 

seguenti specie: Balanus eoncavus, B. tulipiformis, B. spongicola, B. perforatus. 
Pecten scàbrellus, P. opercularis, P. latìssimus, Janira flabelli formis, Ostrea . . . 
r. T.P. M. V. — 210. L. cupulata Manzoni. Il sig. Waters vuole riunita questa 
alla precedente specie; io la tengo distinta perchè mi mancano le transizioni. Le 
cellule delle poche colonie trovate nel plioceno antico sono più piccole di quelle 
che io ho raccolte viventi nello stretto di Messina, incrostanti la Columbella rustica. 
Giace sul Pecten scàbrellus. R. P. V. — 211. L. rugalo sa Reuss. Somigliante 
molto agli esemplari di Castrocaro. Sui Balanus tulipiformis , B. spongicola, 
Pecten scàbrellus, P. latìssimus, P. opercularis, .I/mira laevìcostata, ./. flabel- 
Uformis, Ostrea cochlear, 0. plicata. r. T. P. M. — 212. L. ceratomorpha 
Reuss. Questa specie risponde bene alla forma del miocene d'Austria, essa giace 
sui Pecten scàbrellus. .lanini flabellìformis , Hinnites crispus, Anomia ephip- 
pium, Terebratula calabra. r. T. P. M. — 213. L. ligulata Manzoni. Una 
colonia sul Pecten scàbrellus. R. T. V. — 214. L. rudis Manzoni. Questa 
specie mostrasi considerevolmente variabile nella forma delle cellule più o 
meno allungale, nel margine anteriore dell'apertura più o meno ingrossato,, 
nell'assenza quasi ordinaria, o nella rara presenza dei larghi ovicelli e final- 
mente nel grado vario di perforazione della parete. Incrosta le seguenti specie : 
Balanus eoncavus, Pecten scàbrellus. P. opercularis, P. pesfelis, Janira fi 
liformis, J. Jacobea. e. T. P. — 215. L. um lionata Manzoni. Credo di dovere ri- 
ferire a questa specie una Lepralia in varie colonie in cui il labbro inferiore del- 
l'apertura è fornito d'una prominenza molto elevata; l'apertura è meno ristretta 
della forma tipica. Trovate sull' Echinolampas scutiformis varie colonie che in- 
crostano la interna parete, r. P. — 216. L. Pallasiana Moli, lo riferisco a 
questa specie una delle più belle Lepralie dello Zancleano, che fa d'ordinario delle 
grandi incrostazioni, costituite da larghe cellule poco convess . ! parete perforata 
da larghi pori, posti iu fondo d'incavi maggiori; l'apertura è grande, marginata, 
troncata in basso e ristretta in mezzo. Incrostale specie seguenti: Balanus eon- 
cavus, B. tulipiformis. Pecten opercularis. Janira flabelli formis, Ostrea Boblayi, 
Anomia ephippium, Clypeaster pliocenicus. r. T. P. V. — 217. L. reti cu lata 
Macg. Rarissima tra le Lepralie dell'antico plioceno calabrese sulla Janira flabel 
liformis, e la L. pertusa. Et. T. P. V. 
218. L. pratensis n. sp. Tav. XV. fig. Il, 11". 

Dopo l'accurato studio che ho fatto di questa specie, panni proprio indubitato 
che le sue maggiori affinità essa l'abbia colla specie precedente, unto comune 
tra le viventi del Mediterraneo. Essa intanto ne è ben distinta, forma delle co- 
lonie circolari o ellittiche di sei a otto millimetri di diametro, nelle quali gli 
zooecii sono disposti sopra lince rette o poco curve, ohe irradiano da un punto 

centrale, che non è al centro della figura, e minio ma ih inano alla 

periferia tali linee si dividono e suddividono con vera dicotomia coni.' ho cer- 
cato di rappresentare nelle due figure. L'è cellule, piccoli-ime al centro, ingran- 
discono gradatamente e raggiungono hi maggior grandezza al contorno deliaco 
Ionia. La forma loro è convesso-ovata, e spesso sono inolio -porgenti in modo 
che un profondo solco separa due vicine serie, (ili ovicelli trovansi nella maggior 



— 206 — 

parto delle cellule e mancano specialmente in quelle più esterne; essi sono di 
forma ovata a rovescio. La bocca è rotondata con un intaglio poco distinto, e 
con una prominenza rotondata sotto il labbro, la quale è più sviluppata nelle 
cellule più piccole. 

La lunghezza degli zooecii, trascurando gli ovicelli, va da 0,25. mm a 0,6 mm 
Le varie colonie che ho raccolto incrostano il Peclen scabrellus, la Janìra fla- 
belli formis, YOslrea cochleàr ec. r. P. T. M. 

21ìi. L. pertusa Esper. I miei esemplari ricordano le diverse modificazioni illu- 
strate dal Manzoni ; essi incrostano il Balanus tulipi formis, il Pecten scabrellus, la 

Janìra flabelli formis, V Ostrea R. T. P. M. V. — 220. L. systolostoma 

Manzoni. Qualche colonia dubbia sul Pecten pesfelis ed il P. opercularis. R. T. M. — 

221. L. chilopora Reuss. La forma che io riferisco a questa specie del mio- 
ceno d'Austria risponde bene, eccetto lievi differenze, alla figura data dal suo 
scopritore; ma è ben diversa dalla forma di Castrocaro che vi rapporta il Man- 
zoni. La mia Lepralia ha la bocca un po' variabile in grandezza e sovente più 
stretta di quanto lo mostrano le cellule figurate dal Heuss, inoltre il labbro in- 
feriore non sempre mostra o ben poco una sporgenza mediana come in quelle. Le 
colonie incrostano le seguenti specie: Balanus concavus, ' Pecten scabrellus, Ja~ 
nira flabelli formis, Terebratula Philippii. r. T. P. M. 

222. L. trigonata u. sp. = L. chilopora Manzoni (non Reuss.). Chiamo così 
la Lepralia che il Manzoni riferì alla L. chilopora, e che panni assai diversa dalla 
precedente. Vi rapporto intanto con qualche dubbio alcune colonie che incrostano 
una grande Ostrea. R. T. 

l'i':;. L. deltostoma n. sp. Tav. XV. fig. 13. 

Cellule ovali colla parete perforata, apertura triangolare, coll'angolo inferiore 
acuto che sovente si protende avanti, il peristoma è più o meno rivoltato in fuori, 
1' ovicello è globoso, pressoché sferico. Le colonie di questa bella specie offrono 
alcune cellule centrali sterili, e le altre, molto numerose, sempre forniti' del 
loro ovicello. 

Lunghezza d'una cellula 0,G. mm Larghezza 0,3.""" 

Questa forma di Lepralia ricorda a prima giunta la specie precedente, ma le 
cellule ovali perforate ne l'allontanano molto; essa incrosta il Balanus tulipifur- 
mis, Pecten scabrellus. Janira flabelli! ormis, Ostrea r. T. P. M. 

224. L tuba Manzoni. Una piccola colonia sulla Terebratula calabra. R. T. 

225. L. stellata n. sp. Tav. XV. fig. 12, 12a. 

Le cellule sono piicole tubulose erette, con un' apertura pressoché circolare e 
disposte sempre con molta regolarità sopra linee rette, lasciando profondi e larghi 
interstizi tra una serie e l'altra; gli onerili ili cui la maggior parte delle cel- 
lule sono fornite sono globoso-sferici, ma bene spesso si allungano alla parte su- 
periore e divengono piriformi o si deformano altrimenti, ed in tal caso sovente 
olirono un'apertura superiore, spesso dal lato della bocca sono smarginati ovvero 
intagliati, ed è notevole come la maggior parte delle colonie olire i suoi ovicelli 
distrutti. Le serie di cellule sono disposte in ogni colonia con grande regolarità. 
esse sono sempre rette, sei più lunghe partono da un centro corrispondendosi a 



— 207 — 

due a due sulle medesime rette, e divergendo tutte ugualmente per angoli di 60°; 
tutte le altre serie di cellule si dispongono con esatta equidistanza parallelamente 
alle sei principali, in modo da riempire gli spazi da quelle lasciati. 
Lunghezza d'una cellula 0,5." ,m Larghezza 0,2.'" m 
Questa Lepralia per la forma delle cellule senza ovicello si ;i\ \ icina alla L. ci' 
Reuss, ma ne è da quella distintissima per molte ragioni. Trovo questa specie 
incrostante il Balanus concavus, i Pecten opercularis, P. scabrellus, P. latis- 
simus e la Janira flabelli formis. e. T. P. M. 

Celleporarla. — 227. C. tu hi gè ra Busk. Questa specie è al certo la più co- 
mune tra quelle che raccolgonsi nel plioceno antico di Calabria; essa costituisci; 
delle piccole e delle grandi masso irregolari più o meno arrotondate che aderi- 
scono ad ogni specie di conchiglia, e. T, P. M.S.V. — 228. C. e dai Busk. L'unico 
esemplare che vi rapporto è cilindraceo, con un forame che lo percorre nella sua 
lunghezza, e quantunque in non buono stato, per la picciolezza. la forma e la 
posizione della bocca iu ciascuna cellula, io credo poterlo bene associare alla forma 
del Crag inglese. R. P. V. — 229. C. polythele Reuss. Riproduce bene le 
figure date dal Manzoni, e costituisce anco delle masse in forma di more. R.T. P. — 
230. C. refusa Manzoni. R. T. G. — 231. C. ramulosa Linneo, r. T. P. G.— 
Probabilmente altre specie dovrebbonsi distinguere , ma in questo genere sono 
troppo ardue le difficoltà che s'incontrano nell'apprezzamento dei caratteri, sopra- 
tutto pel cattivo stato degli esemplari fossili. 

iCschara. — 232. E. fol iacea Lamk. Questa specie vivente trovasi in piccoli fram- 
menti nel plioceno antico, r. T. P. M. V. — 233. E. S e d g w i e h i i Edwards. Pochi 
frammenti sono quelli che riferisco con qualche dubbio a questa specie, r. T. P. — 

234. E. pertusa Edwards. Questa bella e distinta specie si presenta nel nostro 
plioceno con tutti i caratteri coi quali raccogliesi nel Crag, vi si trovano dilatti 
degli esemplari conservatissimi con molte cellule prolifere, r. T. P. M. 

235. E. microtheca n. sp. Tav. XV. fig. 14. 

Questa specie forma delle espansioni sottili, ramificate, che risultano dal- 
l'associazione di numerose piccole cellule , le quali variano nella forma globosa, 
presentando spesso due prominenze ai lati dell'apertura, che è di l'orina ai-roton- 
data, d'ordinario sormontata da un ovicello globoso-ovato più o meno intagliato 
alla fronte, con due sporgenze alla base dove s'inserivano due spine orali; tali 
ovicelli spesso sono distrutti alla loro parte anteriore. 

Lunghezza d'una cellula 0,43. mm Larghezza 0,3.""" 

La E. microtheca è una distinta specie, che parmi non possa venir confusa colle 
già note per la picciolezza e i caratteri delle sue cellule, che in numero stragrande 
sono associate con poca regolarità sopra ciascuna faccia del polizoario. r. T. P. 

E. quatrilatera n. sp. Tav. XV. fig. 15. 

Di questa Eschara io non ho trovato che un solo frammento, di forma sottile 
ed appianata, le cui cellule quadrangolari e quasi quadrate presentano una grande 
regolarità nella loro disposizione, con una apertura semicircolare intagliata in- 
feriormente, con un grande aviculario e colla superficie quasi appianata punteg- 
giato-rugosa. Tali caratteri distinguono dalle specie conosi iute la descritta, ma 



_ 208 — 

essi d'altro canto ricordano la L. ansata in una delle sue numerose forine; per 
ammettere un tale ravvicinamento sarebbe d'uopo riguardare il fossile descritto 
siccome lo stato escariforme della L. ansata. La raccolta di nuovi materiali re- 
lativi potrà rischiarare un tale argomento. 

Lunghezza d'una cellula 0,7.""" Larghezza 0,5.""" R. P. 
236. E. liclienoides Lamark. Di questa specie trovansi bei pezzi di perfetta 
conservazione, alcuni dei quali offrono rari ovicelli. r. T. P. V. — 237. E. moni- 
lifera M. Edwards. È questa la più comune Eschara del nostro plioceno infe- 
riore; essa presentasi in rami ben conservati, mal riconosciuti allorché sono 
invecchiati, essendoché si calcificano eccessivamente facendo scomparire la distin- 
zione delle cellule. In alcuni rami ho potuto ravvisarvi delle rare cellule pro- 
lifere, che offrono i grandi ovicelli solcati radialmente; in tal modo riconoscesi 
perfetta la corrispondenza colla specie del Crag inglese, e. T. P. M. G. — 238. E. 
un d u 1 a t a Heuss. Qualche raro ma ben caratteristico esemplare. K. P. — 239. E. 
cervie o r n i s Lamarck. Questa specie, rarissima a Castrocaro, è invece molto 
comune nell'antico plioceno di Calabria, e. T. P. M. A. G. V. — 240. E. co- 
llimila, ri s Manzoni. Questa bella specie, di forma cilindracea, sembra caratteri- 
stica di questo piano, r. T. P. G. 

itiiiusir;» — 241. B. Savartii Aud. Questa importante e comune specie par che 
debba associarsi alla B. delicatula Busk del Crag d'Inghilterra; essa risponde 
esattamente alla forma di Castrocaro descritta dal Manzoni, e. T. P. M. V. 

niclic-erita. — 242. M. Char 1 es war th i i M. Edwards. Questo bel briozoario è 
un importante acquisto per la nostra pliocenica fauna, ed inoltre aggiunge ancora 
un dato ai tanti caratteri di ravvicinamento che evidentemente esistono tra il plio- 
ceno inferiore dell'Italia meridionale ed il Crag corallino dell'Inghilterra. I miei 
esemplari rispondono esattamente alla descrizione e alle figure date dal Busk 
pei fossili del Crag. r. T. P. 

ii<-mi< v< iitn-ii — 243. H. imbellis Busk. Ecco un'altra specie propria del Crag 
inglese. E. T. P. 

Betcpora. — 244. R. cellulosa Lin. Questa specie è la comunissima tra le vi- 
venti del Mediterraneo, r. T. P. M. G. V.— 245. R. simplex Busk. Un po' dub- 
biamente riferisco questa specie, r. T. P. G. 

Copularla. — 246. C. Eeussiana Manzoni. Di questo genere ho raccolto due 
soli frammenti che riferisco alla nominata specie. R. T. P. 

Crlsla. — 247. C. fi stillo sa Heller (non Busk) = C. linieri Reuss. Per que- 
sta specie dovrebbesi ritenere il nome dato dal Heuss. H. T. V. — 248. C. 
Edwardsii Heuss. Secondo il Manzoni e il Waters questa sperie dovrebbe forse 
associarsi alla C. elongata M. Edwards. r. T. P. — 2-lì». C.Hoernesii Heuss. 
È questa la forma ili Crisia che yedesi comunemente nel plioceno antico delle Ca- 
labrie, e, T. P. M. S. Po. Me. Ha. Se. 

ldmouea. — 250. I. crassa n. sp. Tav. XV. lig. 10, h'> <>. 

Questa specie, 'che panni non potersi associare a veruna delle già note, si 
distingue perchè costituisce una spoglia di l'onua allungala, ma abbastanza larga >■ 
spessa: le larghe serie di zooecii costano d'un variabile numero ili tubi, da quattro 



— 209 — 

a sette, e sono disposte molto obliquamente e con poca regolarità ; La faccia po- 
steriore è convessa abbastanza, con linee longitudinali appena discernibili e for- 
nita di solchi e di rughe e piegature trasversali di accrescimento di varia ed 
irregolare grandezza. 

Lunghezza del ramo figurato 9. mra Larghezza 2,:!.""" R. P. 

250. I. conferta n. sp. Tav. XV. fig. 17, 17», 176, 17c. 

Questa idmonea forma eleganti cespugli a ramificazione dicotoma, che per la 
brevità dei rami e la loro divergenza molto forte acquista uno speciale aspetto; 
le serie zooeciali sono ben poco oblique, molto ravvicinate, e constano ciascuna 
di cinque cellule ; la faccia posteriore del briozoario e poco convessa, quasi ap- 
pianata, ed offre leggieri solchi di accrescimento arcuati, trasversali, irregolari. 
Dimensioni dell'esemplare figurato: Larghezza l. mm Lunghezza 2,3 
Questa bella specie è distinta per la forma generale del briozoario. nonché 
pel ravvicinamento delle serie zooeciali, dal quale carattere ne ho derivato il 
nome specifico, r. T. P. 

251. I. produ età n. sp. Tav. XV. fig. 18, 18«, 186, 18c. 

Questa forma è molto affine alla precedente, della quale potrebbe essere in 
vero una insigne varietà. Essa distinguesi pei rami più gracili, per la superficie 
posteriore più convessa e con rughe trasversali più forti, per le serie zooeciali 
meno ravvicinate, più sporgenti e formati da quattro cellule. 

Lunghezza dell'esemplare della fig. 18: 2. mm Larghezza l. n,m 

Questi ultimi caratteri delle serie di cellule danno un diverso aspetto al brio- 
zoario, il quale d'altronde ha un portamento analogo a quello della specie pre- 
cedente, e. T. P. tì. 

252. I. irregularis Meneghini. Di questa specie qualche solo frammento ben 
caratterizzato. E. P. V. — 253. I. lineata (Hag) Reuss (M. S.) Manzoni. 
Anco questa specie rispondente alla figura data dal Manzoni è estremamente rara. 
R. P. V. — 254. I. gracili s Meneghini. Riferisco a questa specie una forma 
fossile abbastanza comune, la quale ha d'ordinario le serie zooeciali molto corrose; 
la faccia posteriore è appianata ovvero alquanto convessa e la figura del briozoario 
risulta più o meno distintamente triangolare. Var. tcretmscula. n. Questa e meno 
distintamente trigona. Var. exilis. n. Forma ancor più gracile colle serie di cel- 
lule più strette e più ravvicinate, e, T. P. V. — 255. I. triforis Heller. Molto 

affine alla precedente; questa specie distinguesi peravere trr z cii in ciascuna 

serie. R. T. S. V. — 256. I. concava Reuss. Riferisco a questa specie dell'an- 
tico Terziario di Crosara, e trovata vivente a Napoli dal Waters, alenili pochi 
esemplari del plioceno antico, i quali sono alquanto concavi ovvero piani sulla 
faccia posteriore, r. T. P. G. S. V. 

Honiera. — 257. H. frondi e u lata Lamk. Sono rari molto i frammenti riferibili 
a questa specie; taluni formano una distinta varietà per avere La faccia p 
riore più scabra, inoltre perchè irta di papille, r. T. P. V. — 258. H. striata 
M. Edwards. Qualche frammento che risponde agli esemplari del Crag ori alle 
figure date dal Manzoni. R. T. — 259. H. E eussii n.sp. //. hi s I Reuss) 

Manzoni. Questa specie come bei sserva il Manzoni non corrisponde ,illa //. 



hippolitha di Defrance e dei vari autori; La scultura diversa e ben distinta ne 
la separano a dirittura ed è perciò che mi sono deciso a denominarla in onore 
del Reuss <die la raccoglieva pel primo nel bacino di Vienna; gli esemplari de] 
plioceno di Calabria rispondono benissimo a quelli illustrati dal Manzoni, r. T. I'. — 
260. H. luppoli t li u s ? Defrance. Riferisco con molto dubbio a questa specie 
taluni frammenti, che quantunque sulla loro superficie non offrano la scultura 
indicata dal Busk, pure taluno di essi spettando alla porzione basale mostra evi- 
dentemente l'abito di quella specie. B. T. — 261. H. serrata Heuss. Var. plln- 
cenica n. Tav. XV. fig. li», I9a. È questa VHornera più comune che raccogliesi 
nello Zancleano calabrese, essa differisce ben poco dalla forma trovata nelT antico 
terziario di Crosara, illustrata dall'autore ; alquanto più gracile, colle pieghe di- 
vergenti della superficie posteriore alquanto meno distinte, forma una varietà 
pliocenica, che ben poco differisce dal tipo del Vicentino, r. T. P. A. 

262. H. simplex n. sp. Var. impressa n. Questa forma del mioceno superiore 
mi ha offerto qualche frammento nel plioceno. il quale mostra la scultura più 
fortemente impressa e quindi costituisce una rimarchevole varietà. K. T. 

263. H. cylindraeea n. sp. Tav. XV. fig. 20, 20a, 21. 

Questa rarissima Nomerà forma un briozoario pressoché cilindrico, la super- 
ficie anteriore offre i zooecii disposti in quinconce con molta regolarità, ciascuno 
di essi è delimitato da due linee rilevate longitudinali, l'apertura circolare pre- 
senta un margine alquanto rilevato e sporgente sulla superficie; due serie di 
doppie cellule poi si dispongono longitudinalmente ai lati e i zooecii sporgono colle 
loro estremità orali alquanto più degli altri e danno al briozoo una dentellatura 
ai due margini rara e breve. La superficie posteriore è un po' meno convessa ed 
ornata da linee rilevate, longitudinali, dicotome, che mettono capo ai zooecii delle 
serie laterali e pressoché analoghe a quelle che offre Vldmonea vibicata Man- 
zoni. La superficie tutta è finamente punteggiata. Var. promìnens n. fig. 21. Questa 
speciale forma differisci' dalla precedente perchè tutti i zooecii hanno l'estremità 
superiori' molto più prominente, di modo che il briozoo acquista ben altro aspetto 
e sembrerebbe doversi riferire piuttosto al genere Filisparsa; ma essa non può 
disgiungersi dalla specie in esame, perchè conserva tutti i caratteri di scultura 
della superficie anteriore e posteriore, siccome la specialissima disposizione delle 
due serie di cellule marginali, nelle quali i zooecii si assodano a due a due. In 
questa varietà notasi ancora una minore regolarità nella disposizione zooeciale. 
Lunghezza dell'esemplare della fig. 20: 1, 9. mm Larghezza 0, 9. mw R. T. P. 
■ iiisi>:iisa. — 264. P. va rian s Heuss. Non v'ha dubbio alenilo che gli esemplari 
da me riferiti a questa, specie rispondano bene a quelli dei vari piani del mio- 
ceno. r. T. T. S. 
265. V. lata. n. sp. Tav. XV. fig. 22, 22a. 

Questo grande e bello briozoario si sarebbe tentati a prima giunta di asso- 
ciarlo alla precedente specie, dalla quale ne è ben distinto. Fortemente compresso 
e dilatato, ba le iacee appianate ovvero alquanto concava l'anteriore e un po' con- 
vessa la posteriore; i zooecii numerosi sporgono molto sulla superficie comune 
ed in forma di tubi cilindrici a larga apertura, del diametro stesso della cavità 



— 211 - 

e sono poco ordinatamente distribuiti, quantunque pressoché equidistanti; la su- 
perficie esterna è segnata da numerose rughe trasversali arcuai la più fine 

striature parallele, intersecate da linee longitudinali e da esilissime pieghe ap- 
pena discernibili. Gli esemplari che possiedo sono per la maggior parte coll'estre- 
mità bipartita. 

Lunghezza del ramo figurato 5,8. mm Larghezza dello stesso 5,9. mm 
Questa mia specie si avvicina alla /•'. tipica Manzoni, ma la torma cilindrica 
dei zooecii, la sporgenza e la disposizione loro ne la distinguono a prima giunta. 
e. T. P. M. A. G 

Eatalophora. — 266. E. anomala Reuss. Vi rapporto la t'orma che il Manzoni 
ha illustrato e talune altre a quella molto affini, r. T. P. A. 

Pustulopora. — 267. P. rugulosa Manzoni. Esemplari ili forma varia, ma più 
gracili di quelli illustrati dal Manzoni, r. T. P. A. — 268. P. proboscina? 
Manzoni. Un sol frammento non ben determinato. R. P. M. — 269. P. pr oh o s e i d e a 
Johnst (Pustulipora). Belli e distinti esemplari ramosi, r. T. P. M. V. — 270. 1'. 
clavata Busk. Di questa specie propria del Crag inglese si raccolgono ma- 
gnifici rami perfettamente dicotomi, r. T. P. M. G. — 271. P. clavula Reuss. 
Belli esemplari che rispondono a quelli illustrati dal Manzoni e dal Reuss, ma 
la maggior parte di essi ha forma compressa r. P. T. — 272. P. clava eformis 
Busk. Riferisco a questa specie un solo esemplare molto ingrossato alla parte 
superiore, e che panni offrire nei suoi zooecii i cai-atteri assegnati dall'autore. 
R. T. V. 

Tubnlipora. — 27:"!. T. palmata Smith. Rapporto a questa specie alcune poche 
colonie che trovo staccate dal corpo cui aderivano ovvero impiantate sopra fram- 
menti indeterminabili di conchiglie. R. T. P. M. G. V. — 274. T. ventricosa 
Busk. Di quest' altra specie nordica conosco un solo esemplare. II. P. V. — 
_'7">. T. serpens Lin. Una molto caratteristica colonia di questa specie l'ho 
trovata sull' Hinnites crispus ed altre sul Peclen scabrelltos e sulla Jan-ira 
flabelli formis. r. T. P. V. — 276. T. foli a ce a Reuss. Tav. XV. fig. 24. Gli 
esemplari che io riferisco a questa specie discordano molto da quello clic \ i rapporta 

il Manzoni, che d'altronde dichiara aperi ate non convenire colla figura del 

Reuss; i miei invece panni che si accordino con quella, essi l'ormano delle 
grandi espansioni incrostanti, che si dividono e suddividono in larghi lobi arro- 
tondati, colla superficie tutta irta di tubi ravvicinati, equidistanti, pili o meno 
prominenti, verticali, o meglio leggermente inclinati. Questa specie incrosta il 
Balanus tulipiformis. il Pecten scabrellus, il P. latissimus, ti Janira flabelli- 
formis. la Megerlia eusticta. v. T. P. M. 
277. T. seriatopora n. sp. Tav. XV. fig. 2:;. 

Questa IfeUa specie distinguesi eminentemente da tutte le altre: essa foi 
delle colonie di piccole dimensioni per la picciolezza rimarchevole delle cellule. 
Le colonie formano delle espansioni incrostami analogamente alla precedente 
specie, e divise come quella in ramificazioni ed in lobi, che , forme più 

allungate e più snelle: la superficie e coperta 'li cellule obliquamente disposte. 
molto ravvicinate ed ordinate in serie, che si associano parallelamente, disponendosi 



sopra ciascuna espansione sotto forma pinnata più o meno regolare. Tutti 
questi caratteri distinguono e determinano con precisione la nuova specie. Di- 
mensioni dell'esemplare figurato: 

Lunghezza :3.""" Larghezza 3. mm 

Le poche colonie possedute incrostano il Pecten scabrellus, V Hinnites crispus, 
V Ostrea cochlear e V Echinolampas scutiformis. r. T. P. M. 
l!78. T. flabellaris Fabr. Questa comune specie offre numerose forme nelle sue 
varie colonie, che incrostano Balanus ooncavus, B. tulipiformis. B. spongicola, 
Pecten scabrellus, P. opercularis, P. pesfelis, P. latissimus, Janira flabelli formis , 
J. Rhegiensìs, ./. iacóbea, Hinnites crispus, Ostruì cochlear, . . . . ec. e. T.P. M. 
S. V. — 270. T. phalangea Couch. Incrosta le seguenti specie: Pecten scabrellus, 

Janira Rhegiensìs, J. flabelli formis . Ostrea cochlear, r. T. P. V. 

280. T. fasciculata n. sp. Tav. XV. flg. 25. 

Questa magnifica specie appartiene al gruppo delle Tubulipore composte, se- 
condo il Manzoni. Difatti da un ceppo comune irradiano i tubi molto allungati 
ed associati insieme formanti delle serie a doppio ordine, che costituiscono delle 
lamine elevate, incurvate, variamente flessuose, che si dividono e si suddividono 
mano mano che si allontanano dal punto centrale originario e s' inspessiscono 
verso la periferia acquistando talvolta una terza serie di cellule. La forma d'in- 
sieme clic acquista la colonia tende presso a poco alla circolare, nella quale le 
lamine riescono irradianti con molta irregolarità, dappoiché in origine i tubi 
partono da un ceppo comune e le lamine che esse costituiscono in numero di 
quattro o cinque, che e immediatamente si moltiplicano per suddivisione, si spin- 
gono in alto divergendo come i rami di un albero, ma bentosto le due più basse 
s'incurvano e con esse tutte le altre in vario grado : quelle due prime vanno a 
cingere uno spazio più o meno arrotondato attorno il ceppo comune e toc- 
candosi colle loro estremità si anastomizzano, e seguite poi dalle altre nel loro 
andamento, vanno a disegnare alla intiera colonia uno spazio pressoché circolare. 
Diametri di due colonie: 12. mm , 13, 4.""" 

Questa mia specie è affine alla T. illuminila Eteuss dalla quale differisce per 
la firma generale, per la mancanza di tubi centrali isolati, per un numero assai 
maggiore di raggi tubuliferi ec. Incrosta le specie seguenti: Balanus concavus, 
B. spongicola, Pecten scabrellus, P. opercularis, P. pesfelis. Janira flabelli- 
formis, Hinnites crispus, Ostrea plieata. Echinolampas se ali formis. r. T. P. M. 
Diustopora. — 281. D. pati uà Smith. [ miei esemplari in vero non sono esattamente 
quali li descrive il Manzoni , né perfettamente convengono colle figure dello 
Smith e del lìusk ma conviene a mio credere associarveli come forme interme- 
die. Incrostano: Pecten scabrellus, /'. opercularis, P. pesfelis. Janira flabelli- 
formis. .1. ma. rima. Ostrea ruelilear. 0. plieata ec. r. T. P. M. V. — 282. D. 

lat omarginata D' Orb. Questa che è la specie più comune del plioeeno ca- 
labrese, panni corrispondere bene alla figura data dal sig. Waters. quindi mi ap- 
piglio alla sua definizione specifica. Giace sulle specie seguenti: Balanus c< 
cavus, B. spongicola, Pecten scabrellus, P. operculariSi P. pesfelis. Janira fla- 
belliformis, Ostrea .... Echinolampas scutiformis. e. T. P. M. V. 



— 213 — 
283. D. simplex Busk. Io trovo i miei esemplari concordanti colle figure delle 
colonie viventi date dal Busk, e non saprei associare questa forma alla D. fla- 
belluvi Heuss, come fa il AYaters. Trovasi sulle seguenti specie: Balanus conca- 
vus, B. tulipiformis, Pecten scabrellus, P. pesfelis, P. latissimus . Janira fla- 
belliformis, Ostrea cochlear , Ostrea, . . . r. T. P. V. — 284. D. congesta? D'Or- 
bigny. Vi rapporto dubbiamente alcune colonie mal conservate che giacciono 
sul Pecten scabrellus. R. T. A T . — 285. I). flabelli! in Reuss. Vi rapporto 
qualche raro esemplare. E. P. 

Diseoporclla. — 286. I). radiata Aud. (Melobesia). Mostrasi con rarità sopra: 
Balanus concavus, Pecten scabrellus, Janira flabelli formis , J. maxima, 

edulis, Echinolampas scuti f ormis. r. T.P.V. — 287. D. verrucaria 

Pabricius. Belli e conservatissimi esemplari sopra le seguenti conchiglie: Ba- 
lanus perforatus, Pecten scabrellus, Janira flabelli formis, Terebratula Philippii 
ec. r.T.P. M. V. — 288. D. hispida Flem. = D. echinulata Reuss. Questa 
specie è talvolta ben conservata nel deposito del plioceno antico. Trovasi sui 
Balanus tulipiformis. B. perforatus, Pecten scabrellus, /'. pesfelis, Janira fla- 
belliformis, Terebratula Philippii ec. r. T. P. M. V. — 289. 1). stellif ormis 
Reuss. Riferisco a questa specie miocenica alcune piccole colonie, che sembrami 
abbiano i caratteri proprii della specie del Reuss. Sopra Balanus tulipif 
Pecten scabrellus, P, pesfelis. Janira Rhegiensis, J. flabelliformis ec. r.T.P. M. 

Alccfo — 290. A. repens AA T ood. Questa specie panni che risponda bene agli 
esemplari del Crag, sembrami diversa però dall' I. major a cui 1' associa il 
Busk. Trovasi sulle conchiglie di Balanus concavus. Pecten scabrellus. /'. opercu- 
laris , P. pesfelis. Janira flabelli formis, J. laevicnstata, Hinnites crispus, Ostrea 

cochlear. ec. e. T. P. M. V. — 291. A. dilatans W. Thompson. 

Di questo genere è questa la specie più comune del plioceno aulici, di Ca- 
labria; essa forma delle grandi colonie, che espandono largamente le loro 
ramificazioni sopra estesa superficie, ciascuna delle quali dilatasi più meno 
largamente alla sua estremità. Incrosta numerose conchiglie quali le seguenti: 
Balanus concavus, B. tulipiformis. B. perforatus. Pecten scabrellus, /'. oper- 
cularis, Janira laevicostata , ,/. flabelliformis, ./. iacobea, ./. Rhegiensis, Hin- 
nites crispus, Ostrea cochlear, 0. edulis. 0. Boblayi, Anomìa ephippiuin ec. 
e. T. P. M. V. — 292. A. cas t recar imi si s Manzoni. Questa, distintissima 
specie forma delle colonie all'atto identiche a quelle di Castrocaro, e i • 
sono solidi e conformati esattamente come nel tipo. Trovasi sul Pecten sca- 
brellus, sulla Janira Rhegiensis, sull'Osfrea navicularis, sulIV». cochledA al My- 
riozoon truncatum e sui ciottoli, r. T. P. M. 

Patindl». — 293. P. proligera Busk. Riferisco a questa specie del Crag ta- 
luni esemplari del nostro plioceno, i quali mi lasciano qualche dubbio; m 
essi essendo costituito dall'associazione di rarie colonie ricorda in qualche modo 
la figura a del Busk. R. T. I'. 
294. P. Manzonii. n. sp. Ta\. XV. fig. _nì. 26a, 266. 

Chiamo così un unico briozoo raccolto a Terreti, il quale preseli uenti 

caratteri: forma irregolarmente conica e molto allargati, priva 'li peduncolo, 



— 214 — 

solcato-striata nll'estemo, colla superficie superiore appianata per oltre cinquanta 
lamine radianti di variissima estensione, le quali partendo dalle pareti si dirigono 
verso il centro raggiungendolo soltanto alcune, e le altre restandosi a varia di- 
stanza, risultando tutte dall'associazione in unico ordine di tubicelli pressoché 
retti e verticali. 

Larghezza 5,2.""" Altezza l,9. mm 
Questa specie è distintissima dalla P. cyathiformis Manzoni, sopratutto pel 
gran numero di cellule che racchiude: ne credo che le convenga bene il genere 
l'ali n vili i . alla quale io la rapporto provvisoriamente, sembrandomi quasi evi- 
dente che questa non sia congenere alla precedente specie sulla quale il genere 
venne l'ondato. K. T. 

Domopora. — 205. D. truncata Jameson [Ville por a). Alcuni esemplaretti ri- 
cordano bene colla loro costituzione questa specie vivente nei mari del Nord. 
R. T. P. V. 

Froiidipora. — 206. F. re ti culata Blainville. Di questa specie occorrono sol- 
tanto piccoli frammenti, che farebbero credere colle loro forme, più grandi delle 
viventi, non solo a specie, ma anco a forma generica diversa, r. T. P. A. S. V. 

Cerlopora. — 297. C. globulus Heuss, r. T. P. G. . 

neicropora. — 208. H. clavata Busk. Vi riferisco con dubbio un esemplare 
piuttosto voluminoso, globoso, a superficie rotondata, li. P. 

Tipo. ECHINODERMI. 

(Tasse. Echinidi. — Ordine. Regolaki. 

Cldaris. — 299. C. so sa ria Bronn. Un frammento del guscio, ben caratterizzato 
dai grossi tubercoli forati e crenati tutto in giro. R. T. — 300. C. Soldanii 
Meneghini. Alcuni frammenti di guscio e di radioli. R. T. — 301. C. Munsteri 
E. Sismonda. Vi riferisco taluni pochi nulioli di cui alcuno che è completo nel- 
l'estremità particolare offre le caratteristiche crenature, r. T. P. Va. — 302. C. 
mar gh eriti fera? Meneghini. Qualche articolo molto dubbio. R. T. — 303. C. 
tessurata Meneghini. Questa piccola specie, assai ben distinta per la forma 
e scultura dei suoi radioli. è la più comune e panni caratteristica di questo 
piano inferiore del plioceno. e. T. P. M. S. Gh Va. 

Dorocldaris. — 304. D.papillata. Leske CidarisJ Cidarites hystrix Lamarck, 
C.aflìnis l'hil., Dorocidaris abyssicola A. Agassiz. Riferisco a questa specie tanto 
variabile vari radioli che differiscono nel numero e nella prominenza delle co- 
stelle seghettate, r. T. P. M. V. 

Centrostcpkanus. — 305. C. longispinus Philipp] {Diadema) biadami 
, uropaeum Agassiz. A mio credere sin dall'antico plioceno quota magnifica specie 

e comparsa nella regioni' i literranea, dappoiché in tutti i luoghi fossiliferi di 

questo piano si raccolgono i tv, mi uti ilei lunghi radioli, che pei- la Loro strut- 
tura e gli altri caratteri tutti rispondono bene nel raffronto colla specie vivente. 
r. T. I'. M. <;. S. V. 

Echini». — 306. E. microtuherculatus Blainville Psammeohinus 



— 215 — 

microtuberculatus Agassiz, E. miliaris Risso (non Muller), E.pulchellus \- 3iz, 
Var. pliocenica. Alcuni esemplari di mediocre conservazione raccolti in vari 
luoghi si offrono abbastanza somiglianti alla specie cui li riferisco; solamente i 
tubercoli delle maggiori serie sono alquanto più grossi, r. T. P. V. — 307. E. 
Roman us Merian. Uu solo esemplare. R. P. 
Mirechinns. — 308. S. precursor. n. sp. 

Questo echinide ha molta somiglianza all' unico congenere sinora conosciuti', 
lo S. Scillae, tanto comune nell' Astiano dell'Italia meridionale, ma esso distinguasi 
bene pei caratteri seguenti: la forma generale è somigliante molto, mentre i 
solchi che disgiungono le serie di tubercoli sono appena accennati, i tubercoli sono 
grossi e prominenti, quelli delle serie interambulacrali sono molto più ravvici- 
nati di quanto si osservano nell'altra specie, e ciò avviene per la relativa 
bassezza delle placche interambulacrali; invece i tubercoli dello serie ambu- 
lacrali alquanto più piccoli degli altri sono più allontanati e ciò per una par- 
ticolare disposizione delle placche, le quali invece di essere altissimo, come nella 
specie tipica, sono bassissime, e portano i grossi tubercoli alternativamente, essendo 
la placca senza tubercolo ancor più bassa della tubercolata; per eccezione si 
osserva di tanto in tanto clic duo placche consecutive portano i tubercoli; i tre 
paia di pori che. porta ogni placca sono per la bassezza di questa molto ravvici- 
nati; i granuli sporadici sparsi su tutte le placche sono più piccoli ili quelli 
dell'altra specie e se ne associano molti assai piccoli. 

La nuova specie è evidentemente un anello intermedio tra lo 5. ed il 

genere Echinus, tanto più che è di molto attenuato il carattere precipuo sul 

quale il genere venne fondato, per cui mi sembrano esatte le osservazioni del 

Dujardin, che lo riguarda siccome un gruppo non distinto da caratteri valevoli. 

Un solo esemplare. R. P. 

ordine. Cmpeastroidi. 

Clypcaster. — 309. C. pliocenicus n. sp. = C. altus Seg. (non Lamarck). 
Tav. XV. fig. 27, 27", 276. 

Questa specie è molto vicina al C. altus, e distinguesi per essere meno eie 1 
ma sopratutto pel margine molto più largo ed alquanto appianato; gli ambulacri 
sono quindi meno estesi ed inoltre meno sporgenti. Essa oltreché è molto ben 
distinta pei suoi caratteri, raggiunge dimensioni proprio gigantesche, trovandosi 
esemplari della lunghezza pressoché di due decimetri. È proprio caratteristica del 
piano inferiore del plioceno, e trovasi bene spesso là dove lo Zaucleano si fa 
vedere, e. T. P. 

Ecliinoryamns — 310. E. pu sili us Muller (Spatanr/us) Fibularia tarentina 
Lamk., F. equina Ar.nl.is. Echinocyamus parthenopaeus Costa. Riferisco a questa 
specie molto variabile qualche esemplare raccolto nelle sabbie di questo piano. 

R. T. P. V. 

311. E. Costae n. sp. —Costa, Monografia degli Echinociami. Tav. II. fig. 6 e 7. 

Questa specie non descritta nella monografia postuma del Costa, ma sol 
figurata, è bei, distinta dalla precedente per esseri poco attenuata alla rej 



— aie — 

anteriore, pegli ambulacri poco estesi e con pori grossi e distintissimi, siccome 
pei grandi tubercoli clic ornano tutta la superficie. È sempre molto piccola 
avendo il maggior diametro al massimo di millimetri _.">. r. T. P. M. A. 

Ordine. Spatangoidt. 

I Ulii ilo Iji idi pas — .112. E. scuti forni is Leske (Echìnoneus) = Galerites scu- 
tiformis Lamk. Echinolampas Fraudi e sculiformis Des Moulin. Scilla. Tav. XI. 
Figuri- superiori. 

Gli esemplari ben conservati, ma incompleti, che io riferisco senza esitare a questa 
bella specie, mi venne fatto di compararli accuratamente cogli esemplari dell'i?. 
sculiformis del miocene di Malta, e mi sono dovuto convincere che essi non 
presentano differenze apprezzabili ; dal che sembrami potersi conchiudere che 
questa specie dal miocene fa passaggio al più antico pliocene. 

Le dimensioni degli esemplari pliocenici sono pressoché uguali a quelle dei 
miocenici, r. P. 

Classe. Ckinoidi. 

Conorrinus. — 313. C. Seguenza i Meneghini = Bourgheticrinus sp. Seguenza. 

Riferisco a, questa specie pochi articoli, che quantunque abbastanza gracili, pure, 

attesa la variabilità della specie pliocenica, parrai che possano rapportatisi, r. A. 

Rliizori-iiius? — 314. sp. ind. 

Denomino così qualche articolo molto somigliante ai moltissimi, che si trovano 
nell' Astiano messinese, e che il Meneghini ha caratterizzato in tal modo (I cri- 
noidi terziari pag. 23); solamente è da notare che gli articoli raccolti nello Zancleano 
calabrese si presentano lineati e forniti di scabrezze alla superficie esterna, lad- 
dove sono lisci quelli dell'Astiano messinese. Sarà forse la specie di Calabria di- 
versa da quella dell'Astiano? Disegna attendere che abbondanti materiali vengano 
a rischiarare l'argomento. E. A. 

Tipo. CELENTERATI. 

Classe. Antozoarii. — Ordine. Zoantarii. 

Flalielliim. — 315. F sp. ' 

Di questa, classe non altro resto ho scoperto che un modello grandioso di Fla- 
bellum, che conserva ancora parie del polipaio, ma è troppo incompleto per 
essere riconosciuto specificamente; pure ricorda per la forma generale il /•'. Suessi 
Reuss o qualche altra specie affine, ma è di quello molto più grande. R. T. 

Classe. Sponriarii. 

elioliti. — Tua considerevoli' quantità di conchiglie dei depositi zancleani tro- 
vasi perforata da numerose colonie di riione varie, le quali restano per ora. 
indeterminate, essendoché fanno difetto nella mia biblioteca importanti mono- 
grafie di tal genere, siccome mi mancano le collezioni relative. Trovansene in 

tutte le località fossilifere. 



Tipo PROTOZOARII. 
filasse. Rizopodi. — Ordine Foraminiferi. 

Lageua. — 316. L. globosa Walk. (Serpula) — Oolina laevigata D'Orbigny, 

Entosolenia globosa Williams, Oolina simplex Heuss. Questa specie si presenta 

con varie modificazioni, e. G. Pa. Ar. V. — 317. L. a pi cu lai a Reuss {Dolina) 

— L. centrophora, decrescenti, elliptica, frumentum Heuss. Rara nello Zancleano. 

r. Pa. Ar. — 318. L. emaciata Reuss. Distinta per la t'orina allungata, r. Gr. 

319. L. cucurbita n. sp. 

Questa specie è affine alla precedente per la formi aerale, ma costantementi 

presenta una leggiera curvatura. L'estremità anteriore è ingrossata e segnata da 
solchi che irradiano dall'apertura, dalla quale anco si protende un tubo >-\\<' 
scende nell'interno, sino oltre la meta della conchiglia. 

Lunghezza l,2. mm Diametro 0.3.""" r. Pa. G. Se. 

320. L. vulgaris Williams. Questa offre moltissime forme. Per la sinonimia 
dei Foraminiferi precedentemente accennati vedi i cataloghi che precedono, e. Pa. 
G. Po. Ar. V. — Var. semistriata Williams, r. Se. V. — 321. L. clavata D'Or- 
bigny (Oolina). Vi rapporto una forma gracile intermedia tra le due illustrate 
dal Reuss. R. Pa. V. — 322. L. gracillima Seguenza (Amphorina) = A. acu- 
minata, A. distorta. Seg. Associo in unica specie queste poco diverse forme, e. 
Po. G. Pa. V. — 323. L. distoma-polita Park, et Jones. Forma in doppio 
cono che vive nel mare Rosso e in Australia. R. Pa. V. — 324. L. striata 
D'Orbigny (Oolina). Distinta per le finissime strie longitudinali, r. Se. V. — 
325. L. eylindracea Seguenza (Phialina). e. G — 326. L. Gemmellarii 
Seguenza (Phialina). r. Pa. G. — 327. L. sul sguenza (Oolina) ■ Oolina 

I illardeboana D'Orbigny. r. Pa. V. — 328. L. Lyellii Seguenza {Amphorina). 
Questa specie varia nella sua generale ferma, r. Po. V. — 320. L. lucida Wil- 
liams = Enthosolenia marginata Var. lucida Will. Varia per gradazioni sino alla 
Var. quadrata. Will. e. Pa. G. Se. Po. Ar. V. — 330. emarginata \\ 
(Serpula) = Oolina compressa D'Orbigny, l nata Williams. Que 

specie compressa e carenata è multe variabile, e senza dubbie delle >w nume- 
rose forme si sono istituite molte specie che devono al certo venire soppresse. 
C. Pa. G. Se. Me. Po. Av. V. 
Flssnrlna. —331. F. carinata Reuss r. G. Se. Ar. Pa. — 332. F. apiculata? 
Reuss. Qualche esemplare troppo dubbio. R. Se. -333. F. alata Reuss. r. Se. 
134. F. latimarginis n. sp. 

Questa specie di forma, pressoché circolare, le te prominente dal lato 

dell'apertura, differisce dalle note per la grande lamina marginale che cinge una 
cavita relativamente piccola, india quale si protende un tubo che ha origine 
dalla boceii. 

Lunghezza 0,7." Larghe/za 0,6."™ Spessore 0,2. mm r. G. 

335. F. longirostris Seguenza. Specie fcenuissima e vitrea. R. G. — 336. F. 
radiata Seg. Assai bella e distinta per le linee radianti che ornano la lamina 

28 



— 218 — 

marginale, affine ina diversa della F. ornata Will. (Lagena) del Crag, la quale 
è carenata, ina non offre lamina marginale. K. Pa. 
Nodosarla. — 337. N. raphanistrum Linneo (Nautilus). r. Gr. Pa. Po. Ar. V. — 
338. N. conica Silvestri, r. G. — 339. N. raphanus Lin. (Nautilus). r. Pa. 
Ar. V. — 340. A r . longicauda D'Orbigny. S'incontrano tutte le varie forme 
noto. Var. imperfecte-costata Silvestri, e. T. P. G. Pa. Ar. V. — 341. N. pm- 
xima Silvestri. Specie ben distinta perchè costituita da due sole logge costate. 
r. Gr. — 342. N. pupoides Silvestri. Bella e ben distinta specie non rara. Var. 
stala, n. Questa ha forma identica al tipo, e manca soltanto delle fine co- 
stole, e. I'. G. Ar. — 343. N. gemina Silvestri. Questa specie molto impor- 
tante presenta quelle varie modificazioni, che furono riconosciute ed illustrato dal 
Silvestri, perle quali par che faccia transizione ad altri generi, ed a me sembra, 
che essa, si colleghi con una Frondicularia, del quale passaggio discorrerò par- 
li mio di quest'ultima, e. Ar. G. Pa. Ar. Se. V. — 344. N. fusiformis Sil- 
vestri. Bella specie assottigliata ai due estremi, e con fine costole longitudinali. 
r. G. — 345. N. interrupta Silvestri, r. Ar. Po. — 346. N. subtertenuata 
Schwager. Qualche individuo ben caratterizzato, r. Pa. — 347. N. aspera Silve- 
stri, r. G. Pa. Ar. — 348. N. papillosa Silvestri, r. .Ar. — 349. N. hispida 
D'I (rbigny. Offre le numerose variazioni sì bene illustrate dal C'osta, dal Silvestri ecc. 
e. G. Pa. Ar. V. — 350. N. monilis Silvestri. Questa specie è realmente molto va- 
riabile nella forma e nella scultura. Var. laevigata Silv. = N. scabriuscula Costa. 
r. Ar. V. — 351. N. 1 o u g i s e at a D'Orbigny = A', culmen Costa, N. calamus Sil- 
vestri. Trovasi in piccoli frammenti, r. Gr. Ar. Po. V. — 352. N. o vietila D'Orbi- 
gnj N. farcimen Silvestri, N. gracillima Costa, r. G. Ar. Se. V. — 353. X. M a- 
riae D'Orbigny. Le logge di questa tenuissima specie sono alquanto più globose 
della forma tipica, r. Pa. — 354. N. antennula Costa. Ordinariamente rotta, r. 
G. Pa. Po. V. — 355. N. subaequalis Costa, e. T. G. Ar. Pa. Se. V. — 
356. X. incerta Silvestri, r. Pa. — 357. N. simplex Silvestri. Specie im- 
portante a due sole logge, r. Pa. — 358. N. radicula Linneo (Nautilus). 
Questa specie colle sue logge che in gran parte si ricuoprono reciprocamente 
mostra una vera transizione tra le Nodosarie e le Glanduline. lì. Gr. V. 

■thsiiMiojxoiiiiim. — 359. R. tricarinatum D'Orbigny (Vaginulina). Questa bella 
specie propria del pliocene italiano e vivente nell'Adriatico, ha servito qual mo- 
dello generico al D'Orbigny. r. G. Ar. V. 

<:iuiiiii>liiiii — 360. G. laevigata D' Orbignv. Questa specie è molto variabile 
nei suoi caratteri e quindi si è rappresentata con molte forme diverse, e. Me. 
Po. Se. Pa. (i. V. — 361. G. obtusissima Eteuss. Vi riferisco pochi esem- 
plari clic concordano tiene colle figure date dall'autore, r. Ar. — 362. G. ellip- 
tica Heuss. Questa specie presenta le varie forme figurate dal Heuss ed inoltre 
talune culle suture piti profondate, e. G. Se. Ai'. — 363. G. apiculata Costa. 
In solo individuo. R. G. — 364. <l. discreta Heuss. (Ili esemplari che \i ri- 
ferisco sono vari per la forma più o meno allungata nonché per la variabile pro- 
fondità dei restringimenti alle suture dell'ultima o delle ultime due logge, e per 
la forma più o meno acuta della regione posteriore, r. Se. G. Ar. 



— 219 — 

Llngullna. — 365. L. e a ri nata D'Orbigny. E, T. V. 

Fronriieularia. — 366. F. laevigata Karrer. Rapporto a questa specie alctini 
pochi esemplari raecolti ad Ardore di unita alla seguente, che forse potrebbe 
essere una distinta varietà della stessa. Tali esemplari portano un minor numero 
di logge della forma tipica, conformate come in quella e propriamente somigliano 
di più alle ultime e mancano dolio strio longitudinali sullo prime logge, r. Ar. 

367. F. filicostata n. sp. 

Questa specie è molto somigliante alla precedente per la conformazione generale, 
come per la l'orina delle logge, ma ne differisce pei seguenti caratteri. Una prima 
serie di logge in quella sono con un angolo più apollo delle susseguenti, mentre 
nella mia sono pressoché uniformi se ne eccettui le primissimo, lo che importa che 
la conchiglia si assottiglia di più alla regione posteriore. La lamina marginale è più 
larga, sottilissima e tanto diafana che appena si voile nelle preparazioni al bal- 
samo. La superficie è percorsa da costole filiformi e ben prominenti, ohe scorrono 
non interrotte da un capo all'altro della conchiglia; il loro numero è estremamente 
vario ma sempre ben limitato, non oltrepassano la diecina e si riducono talvolta 
sino ad una sola che scorre nel mezzo. Lo spessore è ben piccolo ma vario. 
Lunghezza 3.""" Larghezza 0,7.' '" Spessore 0,13. ram 

Questa Frondicularia è d'una variabilità estrema, dalla forma allargata e i 
pressissima, che è la più comune e che riguardo come tipica, si passa per gradi 
a forme sempre più ristrette, nelle quali Io spessore aumenta, le logge si allun- 
gano e vanno mutando di forma, perchè si accorciano le due prominenze laterali 
e sembra proprio che la conchiglia faccia transizione verso la 
Silvestri, che trovasi non raramente nel medesimo giacimento, e. Ar. 

368. F. Medelongensis Karrer. Anco questa specie mi- ovasi nel 
plioceno antico, r. G. Ar. — 369. F. compressa Costa. Specie dello Zancleano 
di Messina, e. G. Se. Ar. Pa. Po. — 370. F. inaequalis Costa. Anco qu 

una forma del plioceno antico di Messina; essa presentasi anco senza le irregolarità 
che vedonsi nella figura del Costa, r. G. Ar. — 371. F. acuminata Costa. 
Specie identica anch'essa a quella del Messinese, r. Ar. Pa. 

372. F. acuminato-striata n. sp. 

Somigliante molto alla precedente per la forma generale, ma ne differisce per 
essere più esattamente rombica, per le logge più numerose, più strette, colle suture 
rette, e sopratutto per numerose linee rilevate, che p dinalmente 

la regione posteriore della conchiglia. R. Pa. Se. 

Lunghezza 2,3.""" Larghezza 1,3. Spessore 0,1 

373. F. denticulata Costa. Questa forma presenta anco nel Reggiano tutte 
quelle modificazioni che offre nel Messinese. Var. a. e Var. b. Costa, e. G. Ar. Pa. — 
37 l.F. alata D'Orbigny. Questa specie dal Soldani trovata in vari luoghi del plio 
ceno italiano, vivente nell'Adriatico, e rai colta recentemente tra i viventi delle An- 
tille, si presenta in Calabria in grandi e conservatissimi esemplari, r. G. Ai. Po. \ . 

ftentaiiria. — 375. I>. acuta D'Orbigny. Oltre la torma tipica vi rapporto una 
forma più robusta con costole più numerose e ravvicinate; che in vero ne è molto 
diversa e la dico Var. major, n. r. T. S. Q. IV Ar. Pa. — 37& D. m-nula 



— 220 — 

D'Orbigny. Questa specie oltre la forma rappresentata dal D'Orbigny, si presenta 
con quella indicata dal Costa (Poram. di Messina Tav. 1. fìg. 29), cioè con quattro 
o cinque logge invece di tre. r. G. Pa. — 377. D. se in ina da Heuss. E. ti. 
T. — 378. D. pungens Heuss, r. Se. Pa. Ar. Po. — 379. D. sul rat a 
(Nilsson) Van-den Broeck. I miei esemplari rispondono abbastanza bene a 
quelli pescati alla Barbada e descritti dal sig. Van-den Broeck. r. G. Ar. Pa. V. — 
380. D. acicularis Costa, r. G. Pa. Se. — 381. D. elegantissima D'Or- 
bigny. Questa bella e molto gracile conchiglia trovasi conservatissima in esem- 
plari assai belli, e. Pa. Ar. V. — 382. I>. aciculata D'Orbigny. Anco questa 
è ben conservata, e. G. Se. Pa. — 383. 1>. nodosa D'Orbigny. Frammenti ben 
riconoscibili, r. G. Ar. Pa. Po. V. — 384. D. cornicula D'Orbigny. e. T. P. 
A. Po. V. — 385. D. strigosa Co. (a. e. G. Se. Pa. — 386. 1). Adolphina 
D'Orbigny. In vero questa specie non si distingue dalla Nod. monilis di Silvestri 
se non per essere curva, e. Ar. — 387. D. discreta Eeuss = Nodosaria ovu- 
laris Costa. Panni che la specie del Costa non debba disgiungersi da quella de] 
Reuss. r. Se. Pa. Po. — : J >88. D. subinflata Costa [Nod saria). Qualche esem- 
plare molto prossimo alla specie precedente, ma colle cavità di forma meno glo- 
bosa. R. Pa. — 389. I). guttifera D'Orbigny. Esemplari conservatissimi colle 
logge più o meno allungate, e. G. Ar. Pa. V. — 390. 1). elegans D'Orbigny. 
r. Pa. Ar. V. — 391. D. nepos Costa. Differisce dalla precedente per avere le 
logge meno convesse e più allungate, r. G. — 392. 1). subtilis Neugebo- 
ren. Si approssima alla precedente ma le suture sono molto oblique, r. Ar. — 
393. D. Reussii Neugeboren. r. Ar. — 394. D. Haidingeri Neugeboren. r. 
Ar. — 395. I). consobrina D'Orbigny. Esemplari completi e distintissimi, r. 
Ar. — 396. D. pauperata D'Orbigny. R. Ar. V. — 397. D. brevis D'Orbigny. 
Un solo caratteristico esemplare. R. Pa. — 398. 1). Scarb organa Neugeb. 
Qualcl semplare che risponde precisamente al tipo. r. G. 

399. i). filum n. sp. 

Questa forma è estremamente sottile e rassomiglia molto alla I). tenuis Neugeb. 
dalla quale si distingue per essere quasi retta, e per le logge poco distinte e 
piti brevi. 

Lunghezza 1,1;.""" Diametro 0,1."™ li. G. 

400. 1). cai carata n. sp. 

Questa specie distinguesi dalle molte forme affini, per la sua forte curvatura 
e pel poderoso sperone; le logge sono convesse, specialmente Le anteriori, le su- 
t ure poco oblique. 

Lunghezza 2,4. mra Diameli',, 0,4. mm r. Pa. Ar. G. Se. 

401. D. Benestarensis n. sp. Tav. XIII. fìg. 4. 

Riferisco a questa l'orma del miocene la più comune tra le dentaline dello Zancleano 
(vedi per la descrizione i fossili del Tortoniano). e. G. Pa. Ar. — to2. 1). Ver- 
neuillii D'Orbigny. Questa forma affine alla precedente <• meno connine, r. G. 
Pa. Ar. — 403. D. mucronata Neugeboren. r. G. Se. — 104. I>. adunca 
Costa. Questa i ei ie è molto affine alla I). a da Reuss, dalla quale ap- 

pena differisce per essere alquanto più gracile e posteriormente più curva, r. G. 



- 221 — 

Ar. Pa. Po. — 405. D. Boueana D'Orbigny. Esemplari intieri e distintissimi. 
r. Pa. Ar. — 406. D. communis D'Orbigny. r. Gr. Pa. Se. V. — 407. D. an- 
nui ata (Keuss) Van-den Broeck. Ho raccolto qualche esemplare identico a quello 
figurato tra le specie della Barbada. r. Se. V.— 108. D. scripta D'Orbignj 
Mancano le piccole lineette della superficie, r. Ar. Pa. — 109. I». badenensis 
D'Orbigny. La grande obliquità delle suture, e la forma allungata delle logge 
distinguono bene questa specie, r. Ar. 

410. 1). macrocephala n. sp. 

Conchiglia distintissima per essere costituita da quattro logge gracili allungate 
e disgiunte da un forte restringimento, e di una quinta globoso-ovata anterior- 
mente rostrata; rostro eentrale. 

Lunghezza i>,l.""" Diametro 0,2. mra R. Pa. 

411. D. inornata D'Orbigny. r. T. P. Pa. V. — 412. I). obliqua D'Orbigny. 
r. Pa. G. Ar. V. — 413. D. Foerstliana Czizek. R. (ì. — 414. D. Roemeri 
Neugeboren. r. 6. Ar. — 415. 1). Orbi g n y a n a Neug. r. G. 

416. D. solida n. sp. Tav. XIII. fìg. 6. Vedi fossili tortoniani. r. Ar. — 

417. I). indifferens Reuss.G-. Ar. — 418. I). gomphoides Costa. Esemplari 
colle logge un po' meno convesse, r. (j. Pa. Ar. 

41». D. corniculata n. sp. — Costa. Foram. mess. Tav. I. fig. 35. 

Questa specie è affine a molte altre e distinguesi perchè si assottiglia poco 
posteriormente, nonché per le logge non convesse e per le suture appena distinte 
ed obliquo. 

Lunghezza 2." 1 " 1 Diametro 0,42. mra e. Me. li. Po. l'a. Se. Ai'. 

420. D. opaca n. sp. 

La forma di questa specie ricorda quella della D. crassicauda per essere p 

assottigliata posteriormente e coll'estremità arrotondata; ma essa è più curva, eolle 
suture poco oblique ed appena discernibili, opaca e come formata d'un sul pezzo. 
Lunghezza 2,8.""" Diametro 0,55."™ r. Pa. 

421. I). rostrata u. sp. — Costa. Foram. messin. Tav. I. fig. 32. 

Questa specie può compararsi alla D. inornata D'Orb., dalla quale differisce pel 
lungo rostro, polle logge poco convesse, pell'estremita posteriore più assottigliata, 
ina sempre rotondala. 

Lunghezza 2,4."™ Diametro 0,34. mm r. 

422. D. reeta n. sp. 

Conchiglia gracile, retta, formata da 13 logge disgiunte da suture impresse; 
le ultime cavità crescono celeremente, in modo che la conchiglia diviene gibbosa 

presso la reo-ione anteriore, ed è ottusa o rotondata posterior nte. 

Lunghezza 2.o.""" Diametro <*.;;.'»'" 
Questa specie somiglia un [m'alia D. debìlis Santk, ma è più gracile, piti retta, 
con doppio numero di logge e sopratutto colle suture appena oblique. B. Pa. 
■•allenta. — 42:1. P. compresa n. sp. Tav. XVII. fig. 14, 14«. 
Per questa Specie vedi i fessili Astiali]', r. l'è. B. 

montonina. — 12 1. X. communis D'Orbigny. Qualche esemplare di questa sp 
trovasi a Portigliela, r. Po. — 425. N. scapha Fich. e Moli. [Nautilus). r. 



222 

Ar. Po. 7.-426. N. umbilicatula Mont. [Naulìlvrs). r.G.Po. V. — 427. X. 
Soldanii D'Orbigny. r. Ar. 
Polystomella. — 428. P. crispa D'Orbigny. e. T. P. A. S. U. Po. Se. V. 

Aniphistegiua. 129. A. Eauerina D'Orbigny. Riferisco .t questa specie de] 

mioceno d'Austria, come ha fatto il Manzoni, la comunissima Amphistegina dello 
Zancleano di Reggio. Essa oltreché variabilissima, non conviene benissimo colla 
specie del D'Orbigny, sopraiutto per la prominenza centrale d'ambi i lati, che 
non è inai così sporgente come la rappresentano le figure date dall'autore. Del 
resto varia in grandezza, in ispessore, nel numero delle concamerazioni ec. 
Trovasi abondantissima negli strati superiori dove talvolta forma una roccia 
ricca di calcare e quasi intieramente costituita da essa. Roccia cosi formata ve- 
desi a Terreti, a Gerace ec. ed in Sicilia ad Altavilla, a Calatabiano ce. In taluni 
di questi luoghi la roccia assume un aspetto allatto identico alla coetanea roc- 
cia lenticolare di Parlascio e di S. Frediano in Toscana. C. T. P. A. S. Va. 
M. G. V. Nelle marne di Portigliela trovasi una piccola Amphistegina in cui lo 
lince radianti sono molto forti. Forse è una insigne varietà della precedente. 
Mai— inulina — 430. M. efr. subbullata Hantk. L'unico esemplare raccolto 
differisce ben poco dalla nominata specie, le logge che precedono l'ultima sono un 
po'meno globose, le suture alquanto meno profonde. R. e. — 431. M. regu- 
laris d'Orbigny. K. Ar. — 4:12. M. similis D'Orbigny. R. G. — 433.M. glabra 
D'Orbigny. Specie considerevolmente variabile, r. 0. Se. Pa. Ar. Po. V. — 
434. M. Lituus D'Orbigny. Un esemplare che risponde bene per la forma 
curva, per la forma delle logge, ed ha l'ultima poco prominente. R. Pa. V. — 
135. M. triangularis D'Orbigny. R. 6. Ar. 
Ì36. M. compressa n. sp. 

Questa forma somiglia moltissimo alla M. indifferens Hanfk e ne differisce sol- 
tanto per avere le logge meno convesse e meno alte, presentandosi d'altronde 
colla forma allungata e molto compressa di quell'altra, r. <i. 
Lunghezza 1,!».""" Larghezza 0,5.' Spessore ! 
I-m. M. siliqua n. sp. 

Questa ha grande somiglianza nella sua generale forma, come nell'andamento 
e conformazione delle sue logge, colla M. nodosa del Tortoniano. ma se ne di- 
stingue benissimo perchè i suoi margini non danno come in quella una sezione 
rotondata, ma invece angolosa perchè formano due veri spigoli acuti. La regione 
iore mole in questa specie incurvarsi di più che nell'altra. 

Lunghezza :'..!. Larghezza 0,45. mra Spessore 0,3.™r, <i. Se. Pa. Ar. 
138. M. hirsuta D'Orbigny. e. G. Pa. Ar. V. — 439. M. crisiellarioides 
Czizek. r. G. Pa. — blu. M. spimi Iosa Karrer. r. G. Po. Pa. 
111. M. striata n. sp. 

Questa per la forma somiglia bene alla .)/. siliqua, molto compressa come 
quella, coi margini in forma di spigoli taglienti, ma raggiunge una Lunghezza 
molte maggiore ed ha la superficie ricoperta di linee rilevate, longitudinali, ir- 

olari e variamente sviluppate. 
Lunghezza 5,6. Larghezza 0,6.* m Spessore 0,5. m e. Po. Pa. Ar. G. 



223 

442. M. striati ss ima n. sp. 

Specie ili fonila lineare perchè minsi retta e di ugual larghezza in tutta la 
sua lunghezza, un pochino curva soltanto all'estremità posteriore, che porta un 
minimo sperone; compressissima uniformemente, in modo che il suo spessore è 
uguale dovunque, almargine come alla regione mediana. I margini sono 
le suture abbastanza oblique, ben poco distinte; la superficie è ornata longitu- 
dinalmente da linee rilevate, ravvicinate, uniformemente distribuiti-. 
Lunghezza 1.2.""" Larghezza 0,24."™ Spessore 0,15. mni lì. l'a. 

443. M. raphanus D'Orbigny. Molto variabili' in tutti i suoi caratteri. Var. 
crebricosta u. (vedi specie elveziane). e. T. P. G. Se. Po. I'a. Ar. V. 

444. M. Costae n. sp. = Nodosaria spinulosa. — Costa. Foram. di Messina 
p. 11. Tav. I. fig. 28. 

Questa specie è molto affine alla M. raphanus, ma distinguesi per avere le 
costole in forma di lamelle prominenti, le logge disgiunte da. suture piìi profonde, 
l'ultima sovente più piccola con un canali' sporgente e poco laterale, la regione 
posteriore d'ordinario spinulosa. Riferendo questa specie al genere Marginulina 
ho dovuto mutare anco il nome specifico, e. G. Ar. Po. Pa. Se. 

Vagimilina. — 445. V. italica Cesta. Specie comune nel Messinese, e. Ar. Po, 
Pa. G. — 446. V. badenensis D'Orbigny. r. Ar. G. — 447. V. lens Costa 
r. G. Pa. — 448. V. ci a va t a Cesta, r. Pa. 

Oistellaria. — 440. C. suleata Cesta (Vu (/inulina). Vedi fossili tortoniani. r. 
Se. Pa. — 450. C. crepidula Picht. e Moli. (Nauiilus). r. G. Pa. Po. V. — 
451. C. compressa D'Orbigny. Un solo esemplare che risponde Itene alla specie 
del bacino di Vienna. R. G. — 452. C. irregularis Hantk. Vi spettano evi- 
dentemente taluni esemplari che rispondono bene al tipo descritto dall' autore. 
r. ii. — 453. C. cymboides D'Orbigny. r. Pa. G. — 454. C. elongata D'Orbi- 
gny. r. G. Ar. — 455. C. simplex D'Orb. R. T. — 456. C. lata Reuss.R.A.— 
457. C. italica D'Orbigny. Bella e distinta specie che presenta delle variazioni, 
r. Gr. Pa. Ar. V. — 458. C. arcuata D'Orbigny. Varia siccome la rappresenta 
il sig. Hantk. r. G. Ar. Se. — 459. C. reniformis D'Orbigny. La forma tipica 
è ben rara, invece un po' comune una che denomino Var. pliocenica, n., la quale 
è più allargata e quindi meno snella, colle logge grandi, più larghe e meno nu- 
merose, e. Gr. A.Y. Pa. 

460. C. minuta n. sp. 

Questa mia specie è intermedia tra la C. variabilis Reuss e la C. peregrina 
Schw.; per la forma si approssima alla prima, ma ha tr [uattro logge appa- 
renti, una lamina marginale che la cinge tutta come ie 11 sei onda, ma più stretta, 
e l'apertura divisa in piccole lacinie acute. 

Lunghezza 0,63. mra Larghezza 0,35. ore 0,19."" r. G. 

461. galeata? Reuss. Non senza dubbio rapporto a questa specie alcuni esem- 
plari. R. G. — 462. C. concinna Reuss. R. G. — 463. C. crassa D'Orbi 
Alcuni esemplari dubbi. R. Ar. 

lii 1. C. M essa neiisis n. sp. 
Questa specie essendo comune nello Zancleano messinese, sin da lungo b 



— 2-24 — 

è stata da me così denominata. Essa è una specie molto bella di aspetto e si 
avvicina alla C. arenaria Karrer trovata nel terziario di Luzon. La mia specie 
intanto è distintissima pei caratteri seguenti. La t'orma d'insieme è ovata abba- 
stanza convessa, colle cavità quasi appianate e disgiunte da suture alquanto pro- 
fondate; l'ultima loggia si termina quasi appianata o lievemente convessa e non 
già arrotondata come in queir altra. Il dorso è carenato e cinto di spine più o 
meno lunghe, acuminate e diafane. La superficie è ricoperta di granulazioni disu- 
guali abbastanza grosse che si dispongono specialmente sulle suture, laddove nella 
C. arenaria trovatisi invece sulle logge. L'ultima loggia o le ultime sono sfor- 
nite ili granuli. 

Lunghezza 2. mra Larghezza l,6. mn Spessore l. llim r. Pa. G. 
165. (.'. stimatissima n. sp. 

Questa India e distintissima specie è rotondata dapprima, quindi diviene ovato- 
acuminata perche le ultime logge si svelgono su d'una retta. Essa è molto com- 
pressa ed uniformemente, meno alla regione centrale che è un po' più rigonfia: 
il dorso è carenato, ma privo di lamina marginale-. Le logge sono un po' convessse, 
le suture alquanto profondate circa otto nove. La superficie è elegantemente 
ornata da squisite strie concentriche che non si estendono sulle ultime due logge, 
che si restringono terminando cosi la conchiglia in forma acuminata. 

Lunghezza 1,3. Larghezza 0,9. mni Spessore o,2. lini ' r. G. l'a. 

1436. C. cassi s Lamarck. Si trovano diverse forme delle molte (die suole pre- 
sentare, lì. A. G. Ar. Pa. Se. V. — 467. C. Josephina D'Orbigny. Qualche 
esemplare in cui le logge hanno maggior larghezza della forma tipica. Var. gra- 
nulata Karrer. Colla forma precedente, r. G. Pa. Se. 
Planulnriii. — 468. P. semiluna D'Orbigny. Gli esemplari che vi riferisco 
hanno le logge meno strette, e perciò in minor numero, r. G. Ar. — Itili. P. auris 
Defrance. e. G. Ar. V. — 470. P. similis Costa (Frondicularia). r. Pa. Se. 
171. P. simplex n. sp. 

Questa bella specie quantunque più larga della Cristellaria lanceolata D'Orb. 
pure ne ha l'andamento generale, ma si fa distinguere perche manca della la- 
mina marginale: inoltre sono poco visibili e il rigonfiamento alla regione poste- 
riore e le costole che ornano tale regione. La sua superficie e liscia, e piane le 
logge, ed un minimo sperone manifestasi posteriormente. 

Lunghezza 2,4."™ Larghezza 0,9.'"™ Spessore 0,25. mm r. Pa. 
47'J. P. longiuscula Costa (Frondicularia). r. Pa. — 47;'.. P. lanceolata 
D'Orbigny. r. Ar. Pa. — 474. P. Cymba D'Orbigny. Qualche esemplare sol 
tanto. E. <!. V. — 475. P. angustata Costa (Frondicularia). È questa al certo" 
la più comuni' specie di questo genere, e-. G. Pa. — 476. 1'. rostrata D'Or- 
bigny. Qualche individuo rotto e un po' dubbio, li. Pa. — 177. P. typica Costa 
(Frondicularia). r. G. l'a. — 178. P. subfalcata Costa (Frondicularia). r. 
<l. Pa. 
479. P. falcata n. sp. Ta\. XIII. lig. 17. 

Per questa bella specie vedi i l'ossili del Tortoniano. Nello Zancleano raccolsi 
soltanto alcuni frammenti. E. G. 



Robulina. — 480. R. .simplex D'Orbigny. Var. paucisepta a. Questa speciale 

varietà differisce per un minor numero di logge apparenti, r. G. Ar. T. Pa. 
G. Ar. — 481. R. austriaca D'Orbigny. e. G. Pa. Ar. — 182. R. i nomata 
D'Orbigny. r. T. Pa. Po. Se. G. Ar. — 483. R. depauperata Reuss. Rife- 
risco con dubbio a questa specie ima piccola forma poco comune, r. Pa. Se. — 
484. R. vortex Fichi e Moli. (Nautilus). r. (i. Pa. Se. V. — 485. R. impe- 
ratoria D'Orbigny. r. G. Se. 

486. R. serpens n. sp. Tav. XIII. fig. 25. Vodi i fossili tortoniaui. e. G. Se. 
Pa. — 487. R. rotulata Lamk. La forma tipica è meno rara. Var. plioc 
n. Sepimenti più curvi e più ravvicinati, r. T. P. A. G. Ar. Se. Po. Pa. V. — 
488. R. clypeiformis D'Orbigny. r. T. G. Ar. Pa. V. — 489. R. radiala 
Bora. r. Pa. — 490. R. cultrata D'Orbigny. Varia molto nella larghezza della 
lamina marginale ed in altri caratteri, e. T. A. S. G. Ar. Po. Pa. Se. V. — 491 . R. 
similis D'Orbigny. r. G. Ar. Se. Pa, 

492. R. tennis n. sp. Tav. XIII. fig. 26. Vedi l'ossili del Tortoniano. r. tì. 

493. R. stellata n. sp. Tav. XIII. fig. 29. Vedi foraminiferi del Torto- 
niano. r. Se. 

494. R. ornata D'Orbigny. R. Ar. V. — 495. R. calcar D'Orbigny. Oltre 
la forma tipica con vario numero di spine v'ha la Var. lacera n. e la Var. in- 
tegra n. e. G. Ar. Pa. Se. T. P. V. — 496. R. echinata D'Orbigny. La forma 
tipica è meno comune, invece abbonda più la Var. curvicosta n. che fu illustrata 
dallo Czizek, e che invece di rugosità o granulazione porta delle costole o linee 
concentriche, e. T. P. A. S. G. Pa. Po. Ar. Se. 

497. R. dilecta n. sp. Tav. XIII. fig. ■'<■'<. Var. compressa n. Chiamo così una 
forma meno rigonfia che con rarità raccogliesi nel plioceno (vedi fossili torto- 
niani). R. G. Pa. — 498. R. ariminensis D'Orbigny. R. G. Ar. — 49!'. R. 
Helenae Karrer (Criste Ilaria). Alcuni individui di questa Robulina rispon- 
dono precisamente alla forma miocenica illustrata dal Karrer, ma i più se ne 
allontanano alquanto, costituendo la seguente, distinta varietà. Var. italica n. 

Questa forma differisce dal tipo, perchè porta delle lamelle rilevate e sentriche 

alla periferia, cioè presso il margine; tali lamelle sono più o menu distinte e 
d'ordinario irregolari, r. G. Po. 

Flalielliua. — 500. F. foliacea H. Brady. Credo di potere riferire a questa 
specie, pescata dallo Challenger nelle profondità oceaniche, alcuni esemplari rac- 
colti nell'Astiano. R. Ar. V. 
501. F. striolata n. sp. • 

Questa che io cosi denomino è somigliante molto alla precedente nella forma. 
ma ne differisce per avere la superficie interrottamente e sottilmente striata nel 
senso longitudinale. 

Lunghezza 1,3.""" Larghezza 0,7.™" Spessore 0,l. mm R. Ar. 

roIyniorphiuH. —502. P. gutta D'Orbigny. r. G. V. — 503. P. oblunga Wil- 
liamson. r. G. V. — 504. 1'. ìnaequalis Reuss. [Jn solo ben distù piare. 

R. P. — 505. P. communis D'Orbignj (Guttulina). r. T. A. V. — 506. P. com- 
pressa D'Orbigny. r. Ar. Pa. V. 



— 226 — 

507. P. involvens n. sp. 

Questa conchiglia ha una certa analogia colla P. ovata D'Orbigny, dalla quale 
differisce pel minor numero di logge, pella l'orma più allungata, pel grandi' 
Sviluppo delle ultime due cavità, che si estendono sopra gran parte delle altre, 
ma sopratutto questa specie si distingue dalle affini perchè è distintamente ca- 
renata ai lati, assumendo proprio la forma d'una mandorla ma fortemente convessa 
sulle due opposte facce. 

Lunghezza l,8. mra Larghezza 0,8.»™ Spessore 0,6.'" m r. Pa. Se. G. 

508. P. Soldauii D'Orbigny. Un solo individuo. E. G. — 509. P. variata 
Jones, Parcker et Brady. r. T. P. — 510. P. angusta. Heuss. K. T. 

Ellipsoidiun. — 511. E. sphoeroidalis n. sp. 

Questa specie distinguesi bene per la forma quasi esattamente sferica, essendo 
solo un pochino prominente ed in grado pressoché insensibile alla regione del- 
l'apertura. La, superficie è d'una levigatezza e lucidezza grandissima, r. Àr. — 

512. E. abbreviata Seguenza. Questa è di forma ovato-rotondata. r. G. Po. — 

513. E. ellipsoides Seguenza. La forma ellissoidale distingue questa specie. 
e. G. Pa. Po. Me. — 514. E. oblonga Seguenza. Questa ha forma oblongo-ci- 
lindracea. e. G. Pa. Me. B. 

Uvigcriua. — 515. tj_ pygmaea D'Orbigny. Insieme alla forma tipica v'ha una 
varietà piti grande in cui le cestelle sono meno distinte, r. Ar. Pa. G. Me. V. — 
516. U. angulosa Williamson — U. trigona. Seguenza. r. Ar. V. — 517. U. 
urinila D'Orbigny. Var. r. G. — 518. IL aspe mia Czìzek. r. Ar. 

Pleurostomclla. — 519. P. Costae n. sp. - 0. G. Costa, Foram. mess. 
Tav. IL fig. 9. 

Il Costa ha dato una figura soltanto, nella quale non è rappresentata la bocca, 
non ha poi descritto né denominato la specie; la quale è distinta dalle co- 
nosciute e specialmente dalla P. eocena Gumb. e P. alternans Schwag, che 
sono le più affini, per avere le logge molto prominenti e che crescono con 
maggiore rapidità. 

Lunghezza l,ii. mm Diametro 0,4.™ e. G. Pa. Ar. 

520. P. cylindracea n. sp. 

Conchiglia cilindraceo-fusiforme, piùomeno allungata, colle estremità assotti- 
gliate, specialmente la posteriore. Le logge al numero di quattro poco convesse 
e disgiunte da suture poco profonde ricordano nel modo di loro associazione in 
qualche manierala Virgulina squamala D'Ori). La prima sporge appena all'estre- 
mità posteriore in forma di un granulo arrotondai", le altre sono ben allungate, 
e si dispongono dall'uno e l'altro lato, in modo chi' le suture risultano obliquissime. 
L'apertura è in forma di fenditura arcuata. 

Lunghezza 0,8. mm Diametro 0,2. mm r. <i. 

521. P. nodo sari a n. sp. 

Conchiglia oblongo-cilindracea, un po' curva, colle estremità roimidafe. alquanto 
prominenti al centro; le logge sono pochissimo convesse, disgiunte '^i suture su- 
perficiali poco oblique, dappoiché le logge restano libere su tutta la circonfe- 
renza e solamente si restringono da un lato e sempre con reciproca alternanza. 



— 227 
La prima loggia sporge dall'estremità posteriore in forma di un piccolo e breve 
sperone, le altre nella loro maggiore altezza non superano mai la larghezza, 
l'ultima invece è lunga, di forma cilindrica, e raggiunge circa la metà della lun- 
ghezza totale della conchiglia. L'apertura è di forma lineare un po' curva. 
Lunghezza 1,2.""" Diametro 0,55. mm R. Pa. 

522. P. in fiata n. sp. 

Questa specie ha analogo andamento della precedente, quanto alla disposizione 
delle logge, ma è di forma ovata, colle logge più convesse, eolle suture più pro- 
fonde e meno oblique, dimodoché alla prima ispezione sembra proprio una Glan- 
dulina; la prima loggia sporge in forma di piccolo sperone rotondato, l'ultima 
globoso-ovata supera la metà della lunghezza totale del guscio ; l'alternanza nello 
sviluppo delle logge, l'obliquità delle suture, la forma di fenditura curva del- 
l'apertura determinano con certezza il genere. 

Lunghezza 1,2.""" Diametro 0,9.""" 
Var. oblonga n. Differisce dal tipo per la forma più allungata, e perchè la prima 
loggia non isporge in forma di sperone, r. G. Pa. Ar. 

523. P. involveus n. sp. 

Conchiglia ovata, acuta ad ambe le estremità, colle logge involgenti in modo che 
delle quattro che precedono l'ultima appena, ne resta scoperta picei da porzione; la 
convessità delle logge é poco considerevole, le suture impresse; la prima cavità 
sporge in forma di breve sperone, l'ultima grandissima supera i due terzi della 
lunghezza totale del guscio, ed assume una forma ovato-conica. L'apertura è li- 
neare e curva. 

Questa particolarissima specie e caratteristica ha una certa somiglianza eolla 
P. acuta Hantk dalla quale distinguevi assai bene per la poca convessità ed esten- 
sione delle logge e per contro dallo sviluppo grandissimo dell'ultima, nonché per 
la forma dell'apertura. 

Lunghezza 0,8.""" Diametro 0,3.""" 
Var. infiala n. Forma più rigonfia, ultima loggia più grande. 
Var. elongata n. Forma allungata e più gratile, eoll'ultima loggia meno estesa, 
e quindi più manifeste le altre, r. G. Pa. 

Bulimlna. — 524. B. Buchiana D'Orb. r. <;. Pa. V. — 525. 1'.. ovata I >"< M- 
bigny. R. T. G. Ar. V. — 526. B. tenera Heuss: r. G. — .>27. 1'». pyrula 
D'Orbigny. Oltre la forma tipica raccogliesi la var. lata (vedi t'ossili tor- 
toniani). e. G. Pa. Se. Ar. V. — 528. B. tnutabilis Costa (GuUulina). In- 
sieme alla precedente specie raccogliesi questa e la seguente, r. G. Pa. Ar. — 
529. B. prunella Costa (GuUulina). r. G. Se. Pa. 

Vlrgulina. — 530. V. Schreibersii Czizek. Eari e piccoli esemplari. r.Pa.Se.V. 

Sphoeroldlna. — 531. S. bulloides D'Orbigny. e. G. Ar. Po. Se. Pa. V. 

ìMiiviuulina. —532. P. Partschiana D'Orb. {Rotalina). r. Ar. Pa. — 533. P. 
K a r s t e n i Reuss. e. T. A. V. — 53 1 . P. M e n a r d i i D'Orbigny. C. T. P. V. — 

535. P. Boueana D'orlngin {Rotalina). Un iodio esemplare tipico. R. 1'... — 

536. P. communis D'Orbigny (/ , r.G.V. — 537. P. auricula l'idi, 
et Moli. (Naulilus). Questa forma è molto sparsa, e. <.. Ar. Se. Pa. Po. V. 



- 228 — 

Hotalia. — 538. R. Beccarii D'Ori), r. T. P. S. V. — 539. E. ammoniformis 

D'Orbigny. E, T. V. — 540. R. S old unii D'Orbigny. r. G. Pa. Me. V. 
Orbuliua. — 541. 0. universa D' Orbigny. 0. T. P. A. S. Va, M. G. B. Ar. 

Pa. Po. Se. Me. V. 
Globlgerlna. -• 542. G. bulloides D'Orb. C. T. P. A S. Va. M. G. B. Ar. 

Pa. Po. Se. Me. V. — 54:',. G. helicina D' Orbigny. r. T. P. A. V. — 
544. G. regularis D'Orbigny. r. T. A.— 545. G. quatriìoba D'Orbigny. 
r. B. Se. G. — 546. G. conglomerata Schwager. Credo sia identica a questa 
una comune forma del Reggiano, e. B. Me. 

547. G. di fformis n. sp. 

Questa specie presenta tre logge maggiori che spiralmente si collegano con 
altn' minori, ma essa distinguesi per avere l'ultima cavità allungata e compressa 
a differenza delle precedenti che sono globose. 

Lunghezza 0,8. mm Larghezza 0,5."™ C. Pa. Se. Ar. 

548. G. Aradasii Seguenza (Rolalina). r. G. — 549. G. triloba Reuss. e. T. 

A. Pe. Ar. Po. B. Me. Se. — 550. G. seminulina Schwager. Risponde questa 
alla specie di Kar-Nicobar. e. B. Me. 

551. G. gomitili us n. sp. Tav. XVII. fig. 16. Vedi fossili astiani. r. Ar. 

B. Se. 

552. G ovoidea n. sp. Tav. XVII. fig. 39. Vedi fossili siciliani per la de- 
scrizione di questa specie, r. B. Me. Se. Ar. 

Discorhìna. — 553. D. vestita n. sp. Tav. XIII. tìg. 39, 39a, 39&. Var. plioce- 
nica u. Le logge in questa forma sono più grandi, il margine che le cinge dal 
. lato della spirale molto più stretto (vedi fossili tortoniani). r. T. P. 
554. 1). globularis D'Orb. e. A. Pa. Se. V. — 555. D. globigerinoides? 
Parck. et Jones. Chiamo cosi un solo esemplare molto somigliante a quella 
specie del bacino di Parigi, attendendo nuovi materiali per lo studio e pel con- 
fronto. Et. T. 

Truncatulina. — 556. T. Schreibersii D'Orb. (licitali mi), r. A. V. — 557. T. 
Hai dinge ri D'Orbigny (Rotalina). Vedi quanto fu detto pei fossili torto- 
niani. r. Ar. Pa. V. 

558. T. spirata n. sp. Tav. XIV. fig. 5. Var. gibba n. Questa varietà del plio- 
cene e considerevolmente più gibbosa, e. T. A. 0. — 55;). T. affinis Czizek 
{Rotalina). r. Ga. Pa. Ar. — 560. T. Dutemplei D'Orb. (Rotalina). Offre 
diverse varietà. C. T. P. A. G. Ar. Pa. Po. 

561. 'I'. formosa n. sp. Tav. XIV. fig. li, &a, 66. Vedi fossili tortoniani. r. G. 
Ai. Se. — 562. T. peraffinis Costa (Rotalina). Specie aitine molto alla se- 
guente, non marginata e senza incavo centrale, r. Pa. — 563. T. Ungeriana 
D'Orbigny (Rotalina). r. (I. Po. V. 

564. T. vortex n. sp. Tav. IX. fig. 8. 8a, 8b. Vedi fossili elveziani. e. Pa. — 

565. T. helicina Costa (Nonionina). e G. Ar. Pa. Po. Se. — 500. T. lo- 
batula D'Orb. r. T. P. A. (1. Pa. Ar. Po. Se. V. — 567. T. refulgens 
Monti', r. T. A. (i. V. — 568. T. badenensis D'Orbigny (Anomalina). 
r. l'o. Ar. I'a. — 569. T. variolata D'Orbigny (Anomalina). r. Po. V. — 



v>2!i 

570. T. tuberosa Pieh. et Moli. (Nautilus). Questa specie e stata dal Soldani 
rappresentata nelle variatissime forme ch'essa suole assumere, r. 6. V. 

Anomaliua. — 571. A. coronata Parck. e Jones. Bella e distinta specie tuttavia 
vivente, r. T. V. — 572. A. polymorpha Costa. I pochi esemplari clic vi rap- 
porto sono della forma rappresentata dal Costa nella sua ti-;-. 9; essi addimo- 
strano di essere vissuti aderenti. Questa specie ha molta somiglianza rolla 
precedente, r. Se. — 573. A. rotula D'Orbigny. Questa è ben rara nello Zan- 
cleano. r. Se. Ar. 

Plnnuliim. — 574. P. ariminensis D'Orbigny. C. tì. Ar. Pa. Po. Se. V. 

ria imìiiiii — 575. P. retinaculata Parker e Jone-. Questa specie vivi' 

fissata sulle conchiglie nei mari delle Indie, secondo quanto no scrivono gli 
autori. L'esemplare che io vi rapporto incrosta la superficie interna della valva 
superiore di una Janira flabelliformis, ed osso par che costi di vari individui colli' 
ramificazioni intralciate, colla superficie perforata, granoso-rugosa. Differisce il 
mio esemplare dalla figura data dagli autori, perchè non mostra all'esterno i sogni 
dell'ordinamento spirale; ma ciò può venire attribuito allo stato adulto degl'in- 
dividui. R. T. V. 

Asterigcriua. — 57(5. A. planorbis D'Orbigny. r. Ar. Pa. 

«olivina. — 577. B. p une tata D'Orbigny. r. G. Ar. Po. Se. V. 

Schizophora. — 578. S. calab r o-sicula n. sp. 

Questa specie è somigliante molto alla i'. fiaeringensis Gumbel, e si distingue 
dalla forma eocenica, perchè le logge della porzione posteriore l'ormano in mezzo 
un angolo meno aperto, come più curvate sono quelle della regione ante- 
riore. Inoltre i margini non sono intieri come in quella, ma irregolarmente 
dentellati. La forma generale poi è abbastanza variabile mostrandosi più o meno 
allungata. 

Lunghezza l,8. mi " Larghezza 0,l. mm Spessore 0,5.""" 
Questa specie è comune nello Zancleano messinese, r. G. Ar. Po. Pa. Se. 

Lituola. —57'.». L. scorpiurus Monti' (Nodosaria). r. G. V. — 580. L. dubia 
D'Orbigny (Nodosaria). Un piccolo esemplare, r. G. V. 

Clavuiina. — 581. C. communis D'Orbigny. e. <ì. Pa. Ar. Po. Se. — 582. C. 
irregularis Costa, e. G. Se. Pa. — 583. C. cylindrica Hantk. Probabilmente 
deve a questa associarsi la Glandulina rudis Costa, r. G. Po. Pa. 

Plecanium. — 584. P. agglutinans D'Orbignj (Textularia). c.T. !'. A V. — 
585. P. sagittula D'Orbigny ( Textularia). r. A. Po. V.— 586. I'. abbre- 
viatimi D'Orb. (Textularia). r. T. P. Ar. Po. V. — 587. I'. Partschii 
Cùzek(Textularia).B,.'P.8e. G.V. — 588. P. gibbosum D'Orb. (Textularia). 
R. P. G. Ar. Po. Pa. Se. B. V. 
589. P. subacuturn. n. sp. 

Questa è specie nmlio somigliante al P. acutum Reuss (1 Ha), dal quale 

differisce per essere un po' meno acuto, ma specialmente per avere l'apertura 
più ristretta, e la regione anteriore in luogo di essere rotondata e carenata 
sono i due lati. 

Lunghezza 0,9.""" Larghe/za 0,4. mra Spessore 0,28.' r. G. Ar. Pa. 



— 230 — 

Bfgenerlna. —590. B. nodosaria D'Orbigny. r. (ì. V. — 591. li. aggluti- 
nare D'Orbigny. r. Ar. 

Nubecularia. — 592. N. papillosa n. sp. Tav. X. fig. 6, ria, 66 (vedi i fossili 
elveziani). 

Questa forma del mioceno trovasi meno rugoso-papillosa alla superficie, del resto 
presentasi analoga e variabile come in quel piano. Trovasi sul Pecten scàbrellus 
ed altre conchiglie, r. T. P. 

Bilodiiina. — 593. B. tubulosa Costa. R. 0. Ar. — 594. B. compressa 
D'Orbigny. R. Se. V. 

Triloculiiia. — . r )!). r ). T. austriaca D'Orbigny. Due soli esemplari. R. T. Ar. 

Quiuiiiioloculina. — 59(3. Q. triangularis D'Orbigny. Un solo esemplare, 
li. T. V r . — 597. Q. aspe mia Seguenza. Questa specie a diro il vero ha ben 
altra struttura dei congeneri : la sua rugosa superficie lo attesta manifestamente, 
r. Ar. 0. Po. Pa. Se. 

Ordine. Ramolakii ('). 

Cenosphaera. — 598. C. plutonis Ehrbg. Specie trovata nel mioceno e vivente 
nel Mediterraneo, r. Ar. V. 
599. C. mucronata n. sp. 

Reticolazione molto disuguale, alcune maglie molto grandi ed altre piccole, tutte 
arrotondate. Tre valide spine poco meno lunghe del diametro del guscio, e. Ar. 
000. C. e e hi n us n. sp. 

Piccola specie a maglie molto larghe, rotondate, e pressoché uguali, irta di 
spine che sono lunghe una metà del raggio, r. Ar. 
GOL C. mi ero spina n. sp. 

Piccolo guscio con perforazioni minute, irto di brevissime e numerose spine, r. Ar. 
Hcliosphaera — 602. H. rudis n. sp. 

Specie coperta ili rade e grosse prominenze troncate ed irregolarmente ango- 
lose. R. Ar. 
Halionima. — 603. H. hexacauthum Mailer. Bella e ben nota specie del Me- 
diterraneo, r. Ar. V. 
rio4. H. mucronatum. n. sp. 

Forma non troppo regolare; perforazione molto ravvicinata e come radianti": 
sette lunghe spine, raggi interni molti, e. Ar. 

605. U. efr. modestum Stohr. Questa forma differisce per avere le perfora- 
zioni più ravvicinate, r. Ar. — 606. H. cfr. borrii! uni Stohr. Si allontana 
alquanto da questa forma miocenica, r. Ar. 
ii«ii«.iiis«us. — 607. TI. pliocenicus n. sp. 

«ìnscio fornito di grandi, ravvicinale, rotondate perforazioni, che sono pressoché 



(') 11 cenno che ilo 'ini dei Radiolari di ardore non può riguardarsi che come un primo ten- 
tativo. D'altronde le nuove ile inazioni specifiche devono ritenersi come provvisorie, non avendo 

io potuto consultare tutta la bibliografia in ptop sito, e proponendomi di fare più tardi un lavoro 
ciale i it !■ ii" i t.il gruppo. 



— 231 — 

uguali; porta due spine opposte più o meno disuguali, la maggiore supera il dia- 
metro del guscio; sfera interna con quattro raggi, e. Ar. 

Telrapj-le. — 608. T. octoacantum Muli. Vivente nel Mediterraneo, r. Ar. V. 
609. T. cfr. quadriloba Ehrbg. r. Ar. 

Homiiiatocanipe. — 610. H. trinacria Stolir. Differisce alquanto dal tipo per 
avere le perforazioni più grandi e più ravvicinate alla parti' eentrale. 

Actinoimiia. — 611. A. diacantlius n. sp. 

Guscio scabro e appena spinuloso alla superficie, perforazioni grandette, rav- 
vicinate e circolari, due grandi spine in opposizione, di cui una d'ordinario più 
lunga. Sfernle interne irregolari con cinque o sei raggi, e. Ar. 

612. A. Stohrii n. sp. 

Guscio con larghe ed avvicinatissime perforazioni, superficie irta di piccole e 
numerose spine; quattro grandi aculei disposti in croce, r. Ar. 

613. A. pliocenicum n. sp. 

Distinguesi per una reticolazione a maglie grandissime, rotondate e poco disu- 
guali, e per numerose spine assai robuste della lunghezza del raggio del guscio, 
r. Ar. 

614. A. h ir tu ni n. sp. 

Maglie assai larghe, irregolari e disuguali, spine numerose, circa metà del 
raggio che rendono la superficie irta. r. Ar. 

615. A. entaclinia Ehrbg. Questa specie differisce alquanto sol perchè non 
si presenta di forma esattamente sferica, r. Ar. — 616. A. ellipticum Stohr. 
Questa specie miocenica presentasi nel pliocene di Ardore con forma molto 
prossima alla sferica, r. Ar. — 617. A. cfr. Schwageri Stohr. Molto aitino 
a questa specie, r. Ar. 

618. A. simplex n. sp. 

Manca di spine, i fori sono regolari, piccoli ed avvicinati, sei raggi si mostrano 
tra l'esterna e la seconda sferula, r. Ar. 
Cyrtocalpfs. — 619. C. cfr. urna Stohr. Questa forma pliocenica e molto affine 
alla miocenica: ha il margine crenato, la perforazione più fina e i t'ori molto 
numerosi e ravvicinati, r. Ar. 
(120. C. longidens n. sp. 

Forma ovata molto regolare, perforazione lina e regolarissima, denti lunghi. 
acuti, uguali circondanti l'apertura, e. Ar. 
Carpocaniuni. — 621. C. lagena n. sp. 

Ovato, regione posteriore prominente, fori larghi e ravvicinati, denti marginali 
triangolari, acuti, r. xVr. 

622. C. minimum, n. sp. 

Affine al C. campanula Stohr. con perforazione più larga e più larga aper- 
tura, r. Ar. 

623. C. spine scens n. sp. 

Questo è in forma di coppa con largh 1 avvicinate perforazioni, con ampia 

apertura a margine denteila! :olla superficie irta di spine p numerose ma 

valide, r. Ar. 



932 

Lo]»iin|tiiacita. — ii24. L. cfr. amphora Stolli-. Questa specie è molto affine alla 

nominata, ma offre talune differenze, r. Ar. 
Uthoiiiclissu. — 625. L. mediterranea Mailer. Presenta, talune lievi diffe- 
renze, r. Al". V. 
Anthocyrtls. — 626. A. Ehrenbergii Stohr. Var. pliocenica n. Questa forma 
differisce dal tipo per ima perforazione più larga, ha i denti marginali irre- 
golari, e porta delle spine su d' una linea che cinge esternamente il margine 
dentato, e. Ar. 
iìl'7. A. sphoeroideum n. sp. 

Forma globosa quasi sferica, prominente alla parte posteriore, che si termina 
in un lungo ed acuto sperone; l'apertura è molto ristretta con un labro alquanto 
sporgente; i fori sono mediocri e ravvicinati, r. Ar. 
Dict.Yoiuitra. — 628. D. punctatella n. sp. 

Forma molto allungata e gracile, costituita da cinque articoli e da un anello 
posteriore, gli articoli molto convessi, portano (ine perforazioni disposte in serie 
circolari, che mancano sulla porzione anteriore di ciascuno articolo. C. Ar. 
ili!!». I). cristallina n. sp. 

Forma molto allungata, articoli convessi e quasi carenati; ogni articolo ha una 
serie circolare di fine punteggiature e di strie disposte nel senso longitudinale 
della conchiglia. C. Ar. 

(1:10. D. ventricosa Stohr. La forma che vi riferisco è una varietà un po' meno 
ventricosa alla regione mediana, e. Ar. 
■:■■«•> ■(■(ìiuiii. — li:!!. E. acuminatimi Ehrbg. e. Ar. 
632. E. doliolum n. sp. 

(ìnscio allungato-ellissoidale ; sei articoli disgiunti da suture impresse, quasi 
appianati; un anello posteriore con un piccolo pungiglione, apertura un po' ri- 
stretta, e. Ar. 
li:'.::. E. t e ii ii ipor u ni n. sp. 

Guscio di forma molto allungata, costituito da sei articoli, di cui i primi quat- 
tro molto convessi <■ disgiunti da suture profonde, gli altri due appianati con su- 
turi' impresse: la regione posteriore porta un anello con un pungiglione. La per- 
forazione è fina e molto ravvicinati i pori. 0. Ar. 
il:!!. E. pliocenicum n. sp. 

(inscio di tre articoli, i due anteriori globosi, il posteriore molto piccolo, pres- 
soché sferico, con un forte ed acuto sperone. La bocca ristretta e regolarmente 
dentata, con denti uguali, acuti; perforazione fina. C. Ar. 

635. E. t ri parti tura n. sp. 

Tic articoli regolarmente crescenti, linamente perforati, convessi, disgiunti da 
suture profonde. Posteriormente un anello con piccolo sperone. Apertura larga, 
margine irregolarmente crenato, e. Ar. 

636. E. e a I yx n. sp. 

(inscio formato di ire articoli, piccolo il posteriore, ovato-acuminato, il secondo, 
conico, il terzo quasi cilindrico, che si restringe come il precedente alla regione 



anteriore in i lo brusco, e l'apertura quindi è ili minor diametro, co] margine 

intiero. La perforazione più tosto fina. e. Ar. 

Ptcroeaiiiu»»*. — 637. L'. il ice ras il. sp. 

Questa specie distinguesi per due grandi e solide prominenze marginali incur- 
vate ed acuminate. La sua forma è conica; i forami mediocri, ravvicinati e pres- 
soché uguali, r. Ar. 

638. P. charybdeum Muller. Crudo di dovere rapportarea questa specie \ 
del Mediterraneo la forma a tre prominenze del giacimento di Ardore, r. Ar. V. 
Acanthoiiictrn. — ti:jì). A. regularis n. sp. 

Riferisco questa e la seguente specie con dubbio al genere Icanlhometra, 
essendoché entrambe portano al centro una reticolazione a larghe maglie e di- 
suguali, pel quale carattere si avvicinano all',!, costata Muller del Mediterraneo. 
Onesta ha otto larghi e lunghi raggi, che presentano delle solcature; la n 
centrale presenta delle pieghe radianti al mimerò di ventiquattro, r. Ar. 
ii40. A. longispina n. sp. 

Questa specie è tornita di sette spine valide e molto lunghe, le quali, alla 
medesima distanza dal eentro, e verso la metà di loro lunghezza, portano tutte 
delle prominenze laterali flessuose, irregolari e variate analogamente a diverse 
specie che attualmente vivono nel Mediterraneo . ma più somiglianti a quelle 
della A. mucronata Muller. La regione centrale reticolata presenta al margine 
numerose e brevi pieghe radianti. 
TrematoclisciiK. — 641. T. p 1 i o e e 11 i e u s il. sp. 

Questa specie somiglia al T. ellipticus Stohr, ma ne e ben distinta, perchè le 
porzioni concentriche di cui il guscio è costituito sono più strette e più nume- 
rose, le perforazioni piti grandi, e. Ar. 
Pcriclani.rdiniti. — 642. P. d i 1 a t a t u ni n. sp. 

Affine al P. Umbatum Ehrbg., ne differisce sopratutto perchè manca di quelle 
settazioni alla regione centrale, e per le perforazioni ravvicinate, e. Ar. 
643. P. irregulare n. sp. 

Questa è specie distintissima per le irregolarità che presentano nel loro con- 
torno e nel loro sviluppo le porzioni concentriche e le partizioni loro, nonché per 
la maniera di perforazione, e. Ar. 
Eucliitonia. — 644. E. triangiilum n. sp. 

Questa è molto affine all'È, acuta Stohr., ma se ne distingue lene per la forma 
triangolare ad angoli rotondati, e non acuti come in quella, nonché pei segmenti 
assai distinti e concentrici di cui seno formate le porzioni, che dal centro irra- 
diano verso gli angoli, r. Ar. 
Stylactis. 645. 8. triangolimi Ehrbg. e. Ar. Y. 
Spongiims. — 646. S. eviindrieiis Haeck. r. Ar. V. 
Spongoeyclia. — 647. S. e ironia ri s n. sp. 

Questa forma panni distinta per essere proprio circolare, r. Ar. 
Dictyocha. — 648. D. aculeata Ehrbg. 

Vi riferisco qualche esemplare con un po' di dubbio, r. Ar. 
Lithoclrcus. — 649. L. d entato-punctatus n. sp. 



— 23-1 — 

Questa specie distinguesi bene poi- la t'urina esattamente circolare, pei dentelli 
avvicinati e regolarissimi, che ornano il margine interno, per le finissime punteg- 
giature che tnanifestansi al margine esterno, r. Ar. 

La Tanna testé esaminata, nel suo insieme riesce veramente rimarchevole; e quan- 
tunque molto ricca, da parte ili taluni' classi, non può farsi a meno di dichiararla 
incompleta allorché si considerano i Molluschi, rappresentati soltanto da pochissime 
famiglie, essendone escluse completamente tutte le altre, come già osservammo, cer- 
cando di indagarne le cagioni. 

Questo l'atto non è di poco rilievo, dapoichè il tipo «lei Molluschi essendo tan- 
to incompleto, non è comparabile utilmente colle faune somiglianti o coetanee ili 
altri paesi, né tampoco colla fauna vivente. Difatti i generi che lo rappresentano co- 
munemente sono Lima, Limea, Peclen, Janna, Pleuronectia, Spondylus, Ostrea, Ano- 
mia, Terebratula ec. Questi generi le cui spoglie resistono a meraviglia nella fos 
silizzazione, sono anco quelli le cui specie par che sieno dotate di maggior vitalità; 
difatti molte ili osse si vedono traversare parte della serie miocenica e tutto il plio- 
cene, ovvero quest'ultimo ed il quaternario sino ai mari attuali; cos'i ad esempio sono 
nel primo caso le Pleuronectia cristata e duodecim-lamellata, e nel secondo il mag- 
gior numero dei Pettini (die comparisce nello Zancleano e vive tuttavia. Ciò dimostra 
abbastanza la vitalità delle specie di questi generi, che avendo traversato molti periodi 
geologici non possono perciò esser caratteristiche di alcuno. Perciò la proporzione 
delle specie tuttavia viventi deve necessariamente elevarsi; e quindi sotto queste 
punto di vista la fauna dei Molluschi zancleani calabresi non è comparabile colle 
faune coetanee dell'alta e media Italia ; dove, per quanto ne conosco, ai Pettinidi ed 
alle Ostreide si aggiungono i Gasteropodi e gli altri gruppi di Lamellibranchi. Tale 
e il pliocene antico del Bolognese studiato dal prof. Capellini e. dal dott. Foresti; 
come quello di Castrocaro cosi bene illustrato da quest'ultimo. 

Devo alla cortesia de] sig. cav. R. Lawlev una importante raccolta di fossili 
della pietra lenticolare di Parlascio e di S. Prediano in Toscana, dalla quale ho ri- 
conosciuto colla massima evidenza clic trattasi di depositi coetanei allo Zancleano 
calabrese; difatti i resti dei Molluschi sono tutti di specie che fvovansi in tale ter- 
reno, ed inoltre la comune Amphislegina l'orma in quei luoghi della Toscana la 
parte principale della roccia. 

Se dai pochi Molluschi, che t'ormano una fauna tanto incompleta nello Zancleano 
della provincia di Reggio, può trarsi laute poco partito nel sincronizzarvi le forma- 
zioni di altri luoghi, non avviene cesi se rivolgiamo uno sguardo alla prossima 
Sicilia; ove vedesi il plioceno antico con tale una completa somiglianza di caratteri 
litologici e pali ologici d.i riconoscerlo a prima giunta siccome la vera continua/ie- 
ne delle Zancleano calabrese; ove trovansi l ulte le sfesse specie di Molluschi, e di altri 
l'ossili; <>\e i depositi offrono i Ire distinti facies, tra le quali le marne a Poraminiferi 
estesissime; ove tutto si ripete colla più completa identità e nella provincia di Mes- 
sina e in quella di Palermo, siccome a Siracusa, a Caltagirone ed altrove. 

Ala della nostra fauna, i Molluschi, come risulta dall'elenco, non uè formano 
che la minor porzione: varie altre classi 30no ampiamente rappresentate, e possono 

alla loro volta somministrare documenti importantissimi. Così per non ricordare i 



UDO — 

gruppi che hanno minore importanza, mi atterrò ai Cirripedi ed ai Briozoi. 1 primi 
offrono dei Balani di numerose forme profusamente sparse, le quali si ripetono c< 
stessi caratteri dapertutto in Sicilia, e eredo parimenti nell'Italia media itrio- 
nale. Ma la classe che panni debba con ragione richiamare l'attenzione dei Paleon- 
tologi si è quella dei Briozoi, sia per la dovizia (Ielle sp che essaci offre, sia per 

la varietà di forme, come per le specie caratteristiche. E già le faune dell'Elveziano 
e del Tortoniano, precedentemente esaminate, offrono due esempi importantissimi in- 
torno al valore paleontologico e stratigrafico ili tali organismi. Difatti i Briozoi elve- 
ziani e tortoniani «Iella provincia di Reggio abbiamo veduto corrispondere a mera- 
viglia colle faune coetanee del bacino di Vienna. Non meno caratteristica fi si pre- 
senta la ricca fauna dei Briozoi zancleani, la, quale risulta dal rimarchevole min 
di oltre 160 diverse forme, distribuite in :'.:! generi. 11 primo ravvicinarne!] o he 
si presenta naturalmente a chicchesia è quello della fauna di Castrocaro così mae- 
strevolmente illustrala dall'esimio sig. .Man/ami; e senza che io mi l'acci ad enume- 
rare le specie che sono comuni ai due depositi, dirò soltanto che delle 85 specie 
trovate a Castrocaro sono pochissime quelle che nini si vedono nel Reggiano, e a 
dippiù. se ne vede invece un numero pressoché doppio di quelle che sono comuni 
ai due depositi. Pei Briozoi dunque non pini esservi più perfetta somiglianza di lineila 
accennata, essendoché una fauna così ricca come si è quella di Castrocaro, i 
quasi per intiero trasportata in Calabria ; anzi può ben ritenersi che le ulteriori ri- 
cerche faranno scuoprirvi sicuramente quelle altre poche specie non trovate iinora, 
essendoché i miei studi devono riguardarsi siccome affrettati, avute riguardo al breve 
tempo incui furono compiuti, di fronte all'abbondante materiale esaminato, proveniente 
da tutti i luoghi e da tutti i piani terziari del Reggiano. 11 sincronismo adunque 
tra il classico deposito del Bolognese studiato dal Manzoni e lo Zancleano calab 
grazie ai Briozoi, non può essere dimostrato con maggiore evidenza. 

Un altro ravvicinamento riesce quanto importante, altrettanto evidente. Il Man- 
zoni nelle conclusioni tratte dallo studio dei Briozoi di Castrocaro ricorda che delle 
venti specie di Briozoi della roccia pliocenica di Parlascio da lui posseduti, diciannove 
sono comuni ai due depositi; lo che dimostra nel miglior modo possibile la loro 
coetaneità, e quindi riesce evidente il sincronismo tra lo Zancleano calabrese e la 
così detta pietra lenticolare di Parlascio e di S. Frediano in Toscana, die risulta 
dall'associazione di sterminato numero di Amphistegine, a somiglianza completa 
strati ultimi del pliocene antico di Calabria e di Sicilia. 

Quantunque non abbia che appena iniziato l'esame dei Briozoi zancleani di Sicilia. 
pure posso affermare sin da ora. che essi sono, come bisognava attendersi, specificamente 
identici a quelli delle Calabrie; in tal modo si dimo che lo Zan- 

cleano di Sicilia in tutto riesce identico a quello di Calabria, anzi ne e la continuazione 

Dai fatti esposti viene sempre meglio confermata la conclusione che ai ti 
il Manzoni, alla quale io pienamente mi associo, cioè: die la classe dei Brìi 
al pari di qualunque altra classe animale, vale benissimo colle sue 3pecie a deter- 
minare l'età di un terreno qualunque, e se Iinora lo studio di tali fossili e 
trascurato, oggi la loro importanza lo richiama ad un'attiva fase, dalla quali ìe ne 
trarranno utilissimi risultameli. 



— 236 — 

Fuori d'Italia io accennerò come coetaneo allo Zancleano le sabbie a Pettini e 
Balani nei dintorni di Montpelier, e poi il Crag corallino inglese. In quest'ultima 
formazione il Manzoni riconosceva venti specie identiche a quelle di Castrocaro, le 
quali sono anco comuni agli strati reggiani: ma inoltre io devo ricordare altro im- 
portanti forme e numerose che viemmeglio ravvicinano le rocce calabresi ai lontani 
depositi inglesi. Ecco le specie da aggiungere: Membraniporu Pouilleti, M. andega- 
vensis, Lepralia Morrisiana, L. pyriformis, I . variolosa, L.'ventricosa, L. Pallasiana, 
Celleporaria edace, Eschara pertusa, E. monilifera , Melicerita Charleswartii, Hernies- 
chara imbellis, Hornera hyppolithus, Pustulopora clavata, Diastopwa simplex, Alecto 
repens. Palmella proligera. Ecco delle forme importanti, e talune di esse comuni, 
che ravvicinano viemmeglio gli antichi strati del plioceno inglese al plioceno infe- 
riore dell'Italia meridionale. 

Il Manzoni segnalava ancora una relazioni' importante tra i Briozoi di Castrocaro 
e quelli miocenici de] lei ino di Vienna, egli riconosceva in ottantatre specie del primo 
luogo, ventidue comuni ad ambe le formazioni: dal quale fatto rilevava che i Briozoi di 
Castrocaro formano un insieme davvero intermedio tra la, fauna miocenica e l'ordi- 
naria pliocenica ; ed io constato parimenti tali rapporti nella ricca tanna dei Briozoi 
reggiani. Si legga infatti l'elenco, ed alle specie comuni a Castrocaro ed a Vienna 
si vedono far seguito altre specie molte, che hanno avuto esistenza nel mio- 
cene, sia dell'Austria come della Calabria sfessa. Piacemi ricordare siffatte forme 
molto importanti : Membranipora diadema Reuss. M. fenestrata Reuss, .1/. stenostoma 
Reuss, M.incompta Reuss. M. formosa Keuss, M. gracilis v. Munst., Lepralia tenella 
Reuss, /.. pleuropora Reuss. L. serrulata Reuss, L. monoceros Reuss. /,. ceratomor- 
pha Reuss, L. ohilopora Reuss. Eschara ondulata Reuss, disia Edwa/rdsii Reuss. 
C. Hoernesii Reuss, //ornerà hippolylhus Reuss, //. serrata Reuss. Filisparsa va- 
rians Tìeuss. Entalophora anomala Reuss, Pustulopora clavula Reuss. Tubuliporà 
faliocea Reuss. Discoporella stelli f or rais Reuss. Ecco una serie d'importanti forme, 
che aggiungono senza dubbio valore ragguardevole alle già note relazioni tra questa 
fauna e quella del Tortoniano di Vienna. 

Ed eccomi finalmente a dare un ultimo sguardo alla fauna zaricleana, per vedere 
in quali relazioni essa stia colla fauna vivente. Il totale delle specie risulta da 
1 Mammifero, 4 Pesci, 7 Gasteropodi, 55 Lamellibranehi, Il Brachiopodi, 32 Crosta- 
cei entomostraeei, 13 Cirripedi, 11 Anellidi, 165 Briozoi, Iti Echinodermi, 1 Anto- 
zoario, 282 Foraminiferi , 52 Radioliarì, che nella totalità formano il considerevole 
numero di 650 specie. 

. Di ogni riasse si conosce il seguente numero di specie . che traversando gli 
ulteriori periodi geologici trovansi viventi nell'epoca attuale L'unico mammifero, 
quantunque non ispecificato, e probabilmente estinto; i l'esci, delle quattro specie 
che presentano, una è vivente ancora nel Mediterraneo; delle sette specie ili Gaste- 
ropodi ne vivono soltanto tre; i Lamellibranehi sono al numero di cinquantacinque, 
dei quali ventisette sono viventi; di undici Brachiopodi ce ne sono cinque nei no- 
stri mari. I,;i comparazione dei Crostacei <i fa conoscere dieci specie di Entomo 
stracci viventi tra le trentadue zancleane ; di tredici Cirripedi ne vivono ancora otto. 
<lli Anellidi dubbiamente determinati dai loro tubi calcarei ci presentano in undioi 



— -I-'u — 

specie sette identiche a quelle del Mediterraneo; la grande fauna dei Briozoi in cen- 
tosessautacinque forme specifiche ne offre sessantatre che sono sopravvissute ai periodi 
posteriori. Vivono infine delle ultime i-lussi quattro Echinodermi sopra sedici, probabil- 
mente l'unico corallo è estinto, gli Spongiarì sono indeterminati, dei Foraminiferi, a! 
ninnerò di duecentottantadue, sono in vita ancora novantotto specie, dei cinquantadue 
Radiolari ne vivono tuttavia sette. Nel totale adunque abbiamo seicentocinquanta 
forme specifiche, delle quali nella natura vivente se ne sono incontrati' sinora sol- 
tanto duecento trentatre. 

Dai dati qui sopra esposti se ne ricava che i Vertebrati hanno nello Zancleano 
il venti per cento di specie tuttavia viventi, i Molluschi il quarantotto per cento, gli 
Artropodi il quaranta per cento, i Venni il quaranta per cento, gli Echinodermi il 
venticinque per cento, i Protozoari il trentuno per cento; e complessivamente consi- 
derata tutta la fauna si ha che le specie pervenute sino ai mari attuali raggiun- 
gono la proporzione del trentasei per cento. Si ha quindi un proporzionale aumento 
ben considerevole delle specie viventi, dacché il Tortoniano non ne racchiude piti 
del quinto e lo Zancleano ce ne offre oltre del terzo. 

2. n Piano Astiano Pareto. 

Sinonimi. Terreno subappennino D'Orbigny; formazione pliocenica propriamente detta dei 
rari autori. 

La formazione Astiami che rappresenta il secondo periodo dell'epoca pliocenica, 
si mostra in Calabria come in Sicilia (') perfettamente distinta dal piano Zancleano, 
rappresentante del primo periodo. La discordanza, cune si vede nella prima sezione. 
e la fauna differente, distinguono benissimo le rocce delle due età; pure, per la 
grande analogia litologica, bene spesso riesce malagevole la distinzione dei due punì. 
allorché mancano i dati paleontologici. 

Seno le marne le rocce principali e predominanti, ed in molti luoghi le - ile, 
che costituiscono la formazione astiami della provincia di Reggio; vi sono subordi- 
nate bene spesso delle sabbie e più raramente dei calcari: ma né l'ima né L'altra 
di tali rocce occupa un posto stratigrafico determinato; dal che riesce malagevole 
ripartire in zone il piano astiano. 

Le marne sono d'ordinario calcaree e più o menu grigiastre, variabili moli 
nella consistenza e nella finezza degli elementi: dimodoché dalle masse a pasta finis- 
sima si passa per gradazioni alle forme terrose e più o meno sabbiose. Qualunque 
di queste varietà presenta anco delle gradazioni nel colorito e fa i ;io al 

bianco, tende al gialliccio, e talvolta anco al brunastro, e sempre si stempra 

volmente nell'acqua formando i essa una pasta molto buona, che viene in tanti 

lunghi adoprata per la fabricazione dei laterizi. Se questa tale roccia, dopo essere 
stata rammollita dall'acqua, si stempra completamente in essa, e poscia si lascia 
tutto in riposo, allorché la massa terrosa si depone lasciando limpido il liquido sopran- 
nuotante, si vede su di esso galleggiare una massa molto considerevole di tenuissime 
spoglie di Foraminiferi spettanti alle specie più piccole più gracili e più delicate. 

i) G eguenza, Studi straliyruflci sul pliocene ecc Ballettino del r. i 



- 238 — 

Se poi si passa alla levigazione del materiale stemprato, si ottiene un residuo 
sabbioso più o meno abbondante costituito quasi per intiero di spoglie di Foraminiferi 
associate ad ogni maniera di resti animali, e specialmente alle conchiglie ili piccoli 
Molluschi abissicoli. 

Così sono costituito le marne astiane di tutti i luoghi del Reggiano, dimodoché 
nelle loro variazioni presentano alcun che ili costante che le la riconoscere. 

Le sabbie sono quarzose, ma contengono quantità variabili di calcare o di marna 
costituiti dagli abbondanti fossili che racchiudono; in qualche raro caso le sabbie 
restano cementate dal calcare e formano come per esempio a Timpa di Tenda presso 
Siderno una roccia calcareo-arenosa più o meno solida e resistente. 

Il calcare astiano poi è davvero una rarità nel Reggiano: esso è or tenero ed 
or compatto, risultando dall'associazione di Coralli insieme ad altri l'ossili, ovvero 
dall' accumulo d' immenso numero di Brachiopodi. 

Le sabbie ed i calcari, come io già diceva, sono due rocce subordinate alle marne 
e poco sviluppate, che non formano speciali orizzonti, perchè non occupano costan- 
temente la stessa posizione stratigrafica e non esistono che in taluni speciali luoghi. 

L'Astiano di questa provincia, come in generale di tutta l'Italia meridionale, 
si presenta con un abito brìi diverso del plioceno classico 'dell'alta Italia, e la dif- 
ferenza è costituita precipuamente dalla fauna, che annuncia un deposito di mare 
profondo, e che diversifica grandemente dalla fauna, tanto ben nota, descritta dal 
Brocchi e da una rimarchevele serie di scrittori contemporanei. 

In mi astengo dal dire lungamente intorno al plioceno astiano di Calabria, avendone 
già parlato in esteso in vari miei lavori, e più specialmente negli Studi sul plio- 
ceno ('), e solamente mi atterrò a talune considerazioni più rilevanti ed ai fatti 
speciali della regione che studio. 

Osservo dapprima come il piano che esamino, per la grande uniformità di ca- 
ratteri riconoscesi ovunque agevolmente ; ma al vedere sì enorme diversità tra la 
fauna della formazione che studio e quella del comune plioceno dell'alta e inedia 
Italia, si affaccia naturalmente il dubbio se tra questi due terreni siavi perfetto 
sincronismo. 

Io credo che le prove che ho potuto addurre a questo riguardo sieno proprio 
decisive; edesse possono ridursi a due capi principali. 

Conoscendo bene eoe l'ordine cronologico in Calabria come in Sicilia porta lo 
Zaucleano immediatamente anteriore alla forma/ione in esame, essendoché quest'ultima 
poggia quasi generalmente sullo Zaucleano, si hanno i seguenti fatti: 

1" Ad Altavilla nella provincia di Palermo si ha la serie zancleana più caratteri- 
stica; in basso potenti marne bianche a foraminiferi. in alto delle sabbie calcarilère ric- 
che di quella fauna tanto importante precedentemente esaminata, nella quale i l'ettinidi. 
gli Ostreidi, i Brachiopodi, i Balani, i Briozoi e la comunissima Amphistegina sono 
i gruppi ehe predominano, e le specie sono quelle stesse che vedonsi dapertutto 
in Calabria come in Sicilia; quindi lo Zaucleano di Altavilla non può essere meglio 

l | Sludi slraligraficì sul plioceno dell' Italia meridionale Bullettino del i Comitato geologico 
anni 1878 e seg . 



— 239 — 

caratterizzato. Su ili esso giacciono degli strati marnoso-sabbiosi ricchissimi 'li fos- 
sili, i quali rispondono completamente alla fauna caratteristica del plioceno classico 
dell'Astigiano, del Piacentino, del Bolognese, della Toscana ecc. ('). Questi strati 
dunque sono precisamente al posto degli strati marnosi, che Fastamente si estendono 
in Sicilia ed in Calabria racchiudendo una fauna diversissima da quella d'Altavilla: 
sono essi dunque coetanei, e il loro diverso facies evidentemente lo ripetono dalla 
diversa profondità alla quale ei costituirono, (ili strati d'Altavilla doveano t'ormarsi 
in vicinanza della costa ed a mediocre profondità,, invece le marne comuni si costi- 
tuivano a profondità assai grande. 

2" Il secondo fatto, che convalida il primo confermando pienamente Le con- 
clusioni, fu da me scoperto sul limitare della provincia di Messina con quella 'li 
Catania. Là nella pianura di Calatabiano si eleva una serie di colline plioceniche, 
le quali al basso sono formate di strati marnosi e calcarei dello Zancleano, che rac- 
chiudono benanco una roccia affatto identica alla pietra lenticolare della Toscana, in 
alto risultano di strati calcarei, arenacei ed in ultimo di marne sabbiose. L'esame 
della fauna racchiusa negli strati superiori dà un risultamento, a mio credere, dei 
più brillanti che possa mai attendersi dalla paleontologia. L'associazione degli orga 
nismi ivi sepolti e bea conservati è grande, e risulta dall'assembramento di specie 
numerose che hanno i loro identici negli strati superiori d'Altavilla e di altre mol- 
tissime che rispondono alle specie racchiuse nelle comuni marne di mari profondi. 
Là tu vedi con sorpresa che le due faune si trovano insieme commiste nel mede- 
simo strato: ai Gasteropodi pressoché littoranei ed ai Lamellibrauchi loro compagni 
tu vi trovi associati a profusione e Trochi. e Turbi, ed Arche, e Nuotile, e Limop- 
sis, e Lede, e Denlalii, e Cadulus, e Pteropodi, e Brachiopodi vari rappresentati da 
specie abitatrici delle profondità più o meno grandi; vi si associano coralli variati. 
Briozoi numerosi, Poraminiferi a profusione, e le conchiglie più delicate iutiere 
e eonservatissime dimostrano che tutti quegli animali vissero insieme, che quei de- 
positi dalla loro origine non furono mai turbati, e che la naturali' spiegazione di 
lineila miscela sta riposta certamente nel ritenere che quella fauna visse ad una 
media profondità, dove quegli strati si costituivano. Dunque qui. meglio che il ragio- 
namento, sono i fatti stessi che ci appresta la natura i quali parlano per mostrarci 
la fauna di Altavilla e quella delle comuni marne nonché coetanee, coabitatrici e 
commensali ('). Ma questi due fatti non sono rimasti isolati, bensì li vedremo quasi 
identicamente ripetersi in Calabria. 

Da quanto sinora ho esposto chiaro appare che la formazione astiana nell'Italia 
meridionale si presenta generalmente con mi facies di mare profondo, che fa un 
rimarchevole contrasto coi depositi notissimi dell'alta Italia: ma qua e là si notano 
sedimenti più o meno variati nei quali la fauna è anch'essa differente, e così ma- 
nifestatisi diversissimi facies originatisi a profondità varie, perchè a varie distanze 
dalle coste. 

Il primo e generalissimo aspetto che assume il nostro Astiano e quello «lei 

Vedi: Studi stratigrafici mUa formazione pliocenica a Bull, del r l - 

alitato geologico 

i , Vedi: Suoli strai trafk (Bull del r. C unii to geologi 



— 240 — 

mari molto profondi: sono, come dissi, delle marne calcaree la cui massa principale 
è costituita dalle spoglie di Foraminiferi, tra i quali moltissimo predominano le Or- 
boline e le Globigerine; la fauna dei Molluschi che racchiudono è costituita da 
speciali gruppi di Gasteropodi, di Solenoconchi, di Lamellibranchi e di abbondanti 
Pteropodi, di specie proprio abissicole, alle quali non altri resti si associano che 
pochi frammenti di Cidariti, ed abbondanti Coralli spettanti agli [sidiani, Cariofil- 
liani, Turbinoliani, Oculiniani, Eussammiani e Dendrofilliani. 

Questo primo e distintissimo facies, che forma la generalità del deposito astiano, 
si estende ampiamente sul perimetro della provincia, ed io lo chiamerò facies 
degli abissi. 

Un secondo aspetto si osserva in taluni depositi sabbiosi o sabbioso-calcarei 
nei quali la fauna è diversissima dalla precedente: essa risulta principalmente di ab- 
bondantissimi Brachiopodi tra i quali predominano la Ter ebr ùlula minor e la T. Salini. 
di pochi Lamellibranchi, di Cirripedi sessili, di Entomostracei , di Coralli e di 
grande quantità, di Briozoi e di Foraminiferi. Io chiamo questa considerevole modi- 
ficazione dell'Astiano, facies << Brachiopodi. Essa n'iace in taluni luoghi sottostante 
alle manie, come a Valanidi presso Reggio; ed in altri termina la serie, come a 
Tenda presso Siderno e nelle colline sottostanti a Gerace. ■ 

Y'ha anco nel territorio di Reggio un rappresentante littorale dell'Astiano, e 
quantunque fornito d'una fauna troppo povera di forme, pure si tratta già d'un 
terzo facies dai due precedenti distintissimo. Nei dintorni di S. Cristina, la forma- 
zione astiami è formata di marne azzurre, che divengono sempre più sabbiose negli 
strati superiori. I fossili che vi si raccolgono sono quasi tutti Molluschi spettanti 
ai seguenti generi: Haminea, Suicida, Drillia, Nassa, Fusus, Ranella, [Cassida-ria, 
Turritellà, Chenopus, Natica, Dentalium, Corbula, Maclra, Thracia, Cardium, Lu- 
ana, Axinus, Pecten, Ostrea , Anomia ecc. e rappresentati da specie quasi tutte 
estranee all'Astiano dei mari profondi; e quantunque non possa tale fauna dirsi pret- 
tamente littorale, perchè varie specie non sono tali, pure essa si approssima di molto 
a quella, ed io la tengo in sua vece, chiamando tale forma dell'Astiano, che cono- 
sco soltanto a S. Cristina, facies littorale. Dessa infatti è quella che più somiglia 
nella sua grande povertà paleontologica al plioceno classico; e tutte le sue specie, 
poche eccettuate, si trovano nell' Astiano d'Altavilla. 

Ma ancora v' ha un quarto aspetto dell'Astiano calabrese, di altissimo interesse, 
(die può dirsi l'associazione ed il compendio dei tre precedenti. 

Il prof. P. Mantovani mio egregio amico esaminando il plioceno dei dintorni 
di Reggio, fra gli altri luoghi faceva delle importanti osservazioni intorno agli strati 
pliocenici che si stendono sulla fronte della spianata, sulla quale ergesi il villaggio 
di Gallina ('), additando cosi una contrada di altissima importanza per vari riguardi, 
ma sopratutto pegli strali superiori, e per la fauna che racchiudono. 

Sulle arenane e le argille del Langhiano molto inclinate che costituiscono l'eleva- 
zioni' di Gallina, poggiano in discordanza gli strati pliocenici quasi orizzontali, che 

' l' Mantovani, Itene osservaziom mi terreni terziari dei dintorni di Reggio-Calabria (Bullet. 
del r. Comitato geologico 1878 n. 11 e 12). 



— 241 — 
smio .(istituiti dall'alternanza di calcari e di sabine ricchi di Brachiopodi , di l il 
ripedi, di Briozoi ecc. spettanti all'Astiano de] facies .1 Brachiopodi. 

In alto della serie trovatisi strati marnoso-sabbiosi, nei quali il Mantovani, che 
li distinse colla' lettera C. ha creduto di scorgervi depositi coetanei delle sì 
quaternarie di Carrubbare, perchè, egli dice, racchiudono la stessa fauna, sali 
ricchezza di specie. 

Io invece in quegl' importantissimi depositi vi ho scoperto una fauna tanto ricca 
che li renderà celebri, e che è costituita di tali specie da dichiararli evidentemente 
astiani. Tale fauna risulta dall'associazione di numerosissime spoglie di animali spet- 
tanti a tutte le classi, ed associate in tale numero e eosì grande che sembrano proprio 
pigiate insieme nella roccia; eppure esse sono di tale una conservazione, che si trag- 
gono fuori intierissime sino le più delicate Hi/dleae.A dare un'idea della grande 
quantità di organismi riuniti in quegli strati mi basterà solo di ricordare che por- 
tando le mie ricerche sopra una lunghezza di un paio ili metri, pei' la benuissima 
profondità ed altezza di pochi decimetri, io vi raccoglieva quasi settecento specie 
di Molluschi, ed insieme grande quantità di resti delle altre .lussi . che vengono 
tutte specificamente enumerate nel seguente elenco. Ma ciò che sorprende viemmag- 
giormente si è che la fauna di cui parlo risulta tanto ricca, perchè costa dall'asso- 
ciazione delle faune che trovansi separate nei tre diversi facies dell'Astiano calabrese. 
Qua infatti sonvi Gasteropodi e Lamellibranchi della fauna littorale di S. Cristina 
e di Altavilla, qua i Brachiopodi, gli abbondanti Briozoi. i Cirripedi, gli Entomo- 
straeei, i Coralli e i Foraminiferi del facies a Brachiopodi di Valanidi, Siderno, ecc., 
qua i resti di numerosi Pesci, di Gasteropodi e Lamellibranchi abissicoli, ili Coralli 
e di Foraminiferi del comune facies dell'Astiano degli abissi; qua insomma ripi 
precisamente quella tale associazione e varietà di gruppi che ho scoperto per la 
prima volta a Calatabiano, coi depositi della quale località gli strati marnoso-sab- 
biosi di Gallina hanno la massima somiglianza, avendone comune il maggior numero 
di specie. Questi fatti di altissimo rilievo dimostrando la media profonditi! delle 
acque in cui si costituirono gli strati di Gallina, come quelli di Calatabiano. con- 
fermano irrevocabilmente il sincronismo delle rocce, che si presentano coi tre di- 
stinti facies precedentemente esaminati, delle cui faune a Gallina sono insie 
sodate la maggior parte delle specie. 

Cosi i depositi di Gallina riescono del più alto interesse paleontologico e 
logico, e costituiscono un facies che io dirci misto. 

Due criteri valevolissimi panni che concorrano a distinguere l'Astiano dallo 
Zancleano ; la discordanza stratigrafica, e le differenze paleontologiche. 

Quanto al primo carattere io faceva giìi notare, come non solamente le marne 
astiane a stratificazione più o meno inclinata si mostri liscordanti 'bilia l'orina- 
zione zancleaiia. cme vedesi nella prima e seconda sezione, ma quello che più in- 
teressa a mio giudizio si è (die gli strali dell'Astiano si sieno deposti ,l, ] . 

Zancleano subì una grande denudazione; in modo ci ssi occupano ordinariami al 

le depressioni, mentre lo Zancleano si eleva .1 grandi altezze formando delle spia 
che non vengono ricoperte dall' Astiano. Così accade delle marne vi. la 

Botte e di Vito presso Reggio, che ricuoprtìtio il pliocene antico rotre 



poi questo si eleva a costituire La spianata 'li monte Govi, formata dalla successione 
di strati pressoché orizzontali, che furono risparmiati dall'azione denudatrice. Nello 
stesso modo io riguardo l'associazione delle rocce plioceniche del territorio di Gerai e. 
Il deposito marnoso-sabbioso su cui ergesi quel capoluogo ha tutti i caratteri dello 
Zancleano; invece le marne ohe si estendono in basso a costituire quelle colline sono 
astiane, e così via via dovunque i due piani si trovano a contatto. Una difficoltà 
insorge talvolta nella distinzione dei due piani, allineili' essi convengono esatta- 
mente nella litologica costituzione, cioè allorquando sono costituiti completamente di 
marne, che riescono talvolta identicissimo. Questa ed analoghe circostanze hanno fatto 
credere a gradazioni, a transizioni tra i due terreni, o piuttosto hanno ingenerato 
delle confusioni tra le marne e talvolta amo tra le sabbie delle due età. Ma il 
carattere migliore che possa invocarsi per la distinzione delle marno astiane dalle 
zancleane si è il seguente, che io adotto come il più costante. Le marne zancleano 
costituite dall'immenso accumulo di Poraminiferi mancano completamente di Molluschi, 
le marne astiane invece sono dovunque caratterizzate da Molluschi abissicoli, ed in 
modo speciale vi predominano generalmente le Arche, le Limopsis, le Nucule, le Lede, 
che si associano poi a numerosi altri generi. 

Alla discordanza dei due piani si associa per la distinzione il carattere paleon- 
tologico; dappoiché le faune presentano rimarchevoli differenze, quantunque quella 
dello Zancleano sia molto incompleta pel difetto del maggior numero dei gruppi di 
Molluschi. Pure se si trascurano tali gruppi, e la comparazione si fa soltanto tra 
quelli esistenti in ambo i terreni, deve necessariamente convenirsi che si offre una 
differenza molto importante, sopratutto se si tiene in calcolo, come è ben ragionevole 
non solo la presenza o l'assenza delle specie, ma ancora il grado di loro frequenza. 
Si guardino infatti gli elenchi, specialmente per la parie che riguarda i Brachiopodi, 
i Cirripedi, i Briozoi, e si sarà convinti delle differenze marcatissime die presentano 
le due faune. 

Il prof. P. Mantovani nota che negli strati sabbioso-calcarei di Gallina, vedonsi 
talune specie che non si trovano generalmente nell'Astiano , e che fanno passaggio 
dal piano inferiore: tali sono il Pecten latisslmus, la Janira (làbelliformis , la Me 
gerita eusticta, la Rhynchonella hi puri ita . le quali, esclusa la prima, sono state anco 
di no' raci 'Ile, quantunque con molta parsimonia. nell'Astiano di alcuni speciali luo- 
ghi di Sicilia e di Calabria. Da questo l'atto il prof. Mantovani crede che sieno 
venuti meno in gran parte le differenze paleontologiche che distinguono i due piani. 
Ma no, si rassicuri il mio egregio amico, delle differenze ne troverà a iosa comparando 
gli elenchi paleontologici dei due piani, che io do in questo lavoro. 

Quanto alla potenza che l'Astiano assume in Calabria, bisogna pur convenire che 
essa è molto variabile, ma che in taluni luoghi diventa veramente considerevole, 

dandola io approssimativamente di quasi 200 metri: così avviene pi-esso Va- 
lanidi, cosi a Bianco-nuovo, ad Ardore, a Gerace, ecc. 

Da ultimo io accennerò in breve la topografica distribuzione dall'Astiano nella 
provincia di i' 

L'è tensione di questo piano e molto importante; i suoi -li-ali sieguono qua i 
sempre lo Zancleano, e lo ac ipagnano sino ad altezze considerevoli. 



— 243 — 

.Sono in gran parte le rocce di questo piano che formano quella zona dep 
che costituisce quasi un istmo tra Squillace e 8. Eufemia. Quindi è sul lato 
che l'Astiano assume un grande sviluppo e la maggiore estensione; ivi infatti dal 
lato meridionale del capo Stallittì sino oltre Bianco-nuovo esso si presenta svilup- 
patissimo e quasi non interrotto per una estensioni' così -rande, e solo si modifica 
nei diversi luoghi quanto allo sviluppo in larghezza . essendoché forma una /.orni 
lungo la costa che dalla spiaggia s'inoltra più o meno nell'interno. Sopra un,] super- 
ficie così vasta in generale non si osservano che marne sempre fossilifere, che rag- 
giungono in taluni luoghi una potenza rimarchevolissima. 

Quantunque io non abbia seguito passo n passo tanto estesa formazione, i 
pure accennare i più importanti luoghi visitati, e ricordare le modificazioni che in 
essi l'Astiano subisce. E dapprima nei territori di S. Caterina e di Guardavalle 
panni che esso assuma uno sviluppo considerevole. 11 territorio di Monosterace che 
succede immediatamente è anch'esso vastamente occupato dall' Astiano , che è stato 
per la prima volta esplorato dal Philipp]', e che è ricco della fauna submarina Esso 
si continua verso Sud presso a poco coi medesimi caratteri, variando solamente nel 
colorito che da bianchiccio si fa brunastro, ma grado grado ritorna nel bianco 
Eiace dove contiene ricca fauna di minute specie. Cosi continuasi nei territori di 
Roccella-ionica e di Gioiosa-iouica, dove panni che poco si estenda verso l'interno 
poggiando sopra potentissime marne dello Zancleano. A Sidemo poi dal lato di 
mezzogiorno le solite marne fossilifere si connettono con un calcare arenoso con 
a Brachiopodi e sottostanno inoltre a potenti sabbie col medesimo facies . che si 
estendono dall'altro lato della valle, sormontando le potenti marne zancleane del 
territorio di Gerace, e ricche di fossili estendendosi sin presso al paese. Ancor molto 
esteso e ricco è 1' Astiano dei territori di Bovalino e ili Ardore . ma ancor più 
vastamente si vede costituire quei monti che sovrastano a Bianco, che per la can- 
didezza della roccia colpiscono sin da lungi il viandante e falserò a dare il nome 
al paese. Quelle rocce alla fauna abissicola comune aggiungono delle grandi Verti- 
cordie, che reclamano l'attenzione del paleontologo. 

Dalla valle che succede a Bianco-nuovo per tutta la eosta meridionale l'Astiano 
non si fa vedere menomamente, se non è forse qualche piccolo leu o il Salto 

della Vecchia. Poi al Capo delle Armi comincia a mostrarsi con un calcare a cro- 
stacei ed echinidi che riempie le cavità e le fenditure della roccia tongriana, e con 
una marna a Cirripedi poco sviluppata. 

Dei piccoli lembi calcarei o marnosi si l'anno vedere poi a Cosentino, nella 
valle dell'Olivete e nei monti presso Motta alla contrada Landro; quindi da Valanidi 
si estende ampiamente verso Gallina, costituito in basso ila strati calcareo-sabbiosi 
molto potenti del facies a Brachiopodi, ed in alto dalle solite marne con lamia 
abissicola; le quali negli ultimi strati divengono mollo sabbiose presso Gallina ed 
acquistano quel facies misto dato da una ricchissima fauna e di alto interesse geo- 
logico. sie< e abbiamo veduto precedentemente. Dei piccoli lombi e poi 

con somigliante fauna si fanno vedere lungo la rotabile Reggio-Terreti , là dove la 
via si ritorce più volte sopra se stessa, e sopra lo Zancleano di Testa del Prato. 
Le marne ordinarie si vedono quindi in lembi staccati a Botte, a Vito, dove 



— L'4-l — 

s' innalzano sino alla Porticella soprastanti' ed in qualche altra contrada dei din- 
ìorni di Reggio. 

L'Astiano viene rappresentato a Pezzo da sabbie e calcare a Polipai e Cirripedi 
peduncolati, e sotto forma di sabbie fine marnose incontrasi sulla rotabile che conduce 
a Fiumara. Un ultimo lembo parai poterlo poi segnalare sui piani della Melia, dove, 
in un pendio degli stessi rivolto a Sud, si osservano strati marnosi con Neilu excisus. 
Quindi presso S. Cristina e più in là sono i depositi, di cui già dissi a lungo, che 
contengono una fauna pressoché littorale. 

Paleontologia. — Dalla fauna che giace racchiusa nelle comuni marne del- 
l'Astiano dell' Italia meridionale io me ne sono estesamente occupato in varie pub- 
blicazioni (') , e dopo quegli studi variati ho dovuto conchiudere che tale fauna, 
per lo innanzi pochissimo conosciuta, estremamente diversa da quella classica del- 
l'alta Italia, perchè propria delle grandi profondità del mare pliocenico, deve rite- 
nersi siccome il complemento necessario dell' altra che visse a piccole e medie pro- 
fondità; dimodoché oli strati pliocenici dell'alta Italia racchiudono solo una parte 
della fauna pliocenica, l'altra essendo contenuta negli strati dell'Italia meridionale. 
Così le due faune non solamente sono dimostrate sincrone, ma sono anzi riconosciute 
come parli di un tutto, che si completano quindi a vicenda, comprendendo l'insieme 
degli animali che vissero all'epoca astiana nelle diverse profondità dei mari italiani. 

La fauna delle marne calabresi adunque riesce del più alto interesse, sia per 

I (siderazioni qui sopra accennate, sia ancora perla ricchezza e varietà di forme 

( he essa racchiude. Sono in essa rappresentate tutte le classi di animali marini 
di profondità più o meno grandi con una ricchezza rimarchevole, sopratutto se si 
accresce dell'importante materiale somministrato dall' Astiano a facies di Brachiopodi 
e più ancora da quello a facies misto , con la quale addizione la fauna tende ad 
ossei- completa. 

In essa trovatisi accennati i Cetacei; i Pesci vi hanno lasciato resti che ricor- 
dano numerose specie . alcuni denti , abbondantissimi otoliti. Dei Molluschi si ha 
una serie assai ricca ed istruttiva. Le famiglie e i generi che per vari riguardi più 
interessano sono i seguenti. Tra i Gasteropodi : Bullidi, Pkiline, Bulla, Scaphander, 
Cyliichna, Acleon, Marginalia, una nuova e comune -Ringicula, Mitra, Pleurotomidi, 
Surcula, Drillia, cintura, Aphanitoma, Hornotoma, Mdngelia, Raphiloma , Colum- 
bella, Nassa, Trophon, Clavella, Solarium, Natica, Eulima, Turbonilla , Scalar/,'. 
lìissùitli, Tarlm. Trochidi, Scissurella, Fissurellidi, Puncturella, Rimala, Emar- 
gmula, Solenooonchi, Dentalium, Siphonodentalium, Helonyx, Cadulus. Dei Pte- 
ropodi. Hyalea, Creseis, Embolus. Tra i Lamellibranchi : Neaera, Syndosmia, Venus, 
Verticordia, Cardium, Lucina, Arra. LUnapsis, Nucinella, Nucula, Leda, Lembu- 
lus, Yoldia, Silicula, Nello, Tindaria, Limea, Pecten, Pleuronectia, Ostrea, Ano- 
mia. Nei Brachiopodi: Tercbratula, Megerlia, Argiope, RhynchoneUa. 



Sludi stratigrafici sul plioceno ere [Bull, del r. Comitato geolog. - — Studi paleontologici 
sulla fauna malacologica -ri sedimenti pliocenici depositatisi « grandi profondità Bull della Società 
malacologii ;i italiana, 1 875 



— 245 — 

Ad ima fauna di Molluschi ricca e variatissima quale si è l'accennata, si asso- 
ciano numerosi resti delle altre .-lassi. Dei Crostacei infatti abbiamo I 
stracei con molti generi e specie, i Cirripedi, importanti per Le V, 
neri peduncolati. Tra i Vermi sono i Briozoi che con numerosi generi e specie ri- 
chiamano molto l'attenzione dello studioso. Degli Echinodermi v'hanno anco delle 
specie comuni. Dei Celenterati ricorderò specialmente le [sis, i Cariofillidi, i Tar- 
binolidi, gli Eupsammidi, i Dendrophillidi ; e poi la grande serie dei Poraminiferi 
con molti generi e numerose specie, che rappresentano il tipo dei Protozoarì. 

Se poi questa fauna viene smembrata, siccome la natura stessa ce la 
nei diversi facies coi quali abbiamo veduto presentarsi l'Astiano, e che vengono pre- 
cipuamente determinati dai diversi gruppi di fossili che racchiudono, si pervi 
quelle conchiusioni riguardanti la profondità diversa in cui si costituirono gli strati o i 
membri dell'Astiano, che offrono differente facies che già precedentemente accennai. 

La fauna delle marne infatti, che risulta costituita quasi esclusivamente 'li Mol- 
luschi, di Coralli, e di Foraminiferi, dimostra ad evidenza la grande profondità in 
cui quelle rocce si formavano. Gli elementi migliori che si hanno a questi riguardo 
ci vengono dalle esplorazioni che ormai incessantemente si compiono per riconoscere 
gli abitatori delle grandi profondità oceaniche. E dopo le pesche fatte dal Porcu- 
pmr. dal Valorous. dal Challenger e gli studi pubblicati da dotti inglesi (Jeffreys, 
< 'ai 'peiiier. Thomson, Duncan, Watson, Brady, ecc.) si sa dapprima che le marne ad 
Orbuline e Globigerine sono identiche ai fanghi delle grandi profondità oceaniche; 
in secondo luogo alcuni dei molti Coralli da me illustrati e che caratterizzano l'Astiano 
dell'Italia meridionale, fra i quali ricordo specialmente qualche specie del tanto co- 
mune genere Ceratocyalhus, furono or pescati viventi a grandi profondità; in terzo 
luogo sopratutlo i Molluschi contenuti nelle marne, per la maggior parte creduti 
estinti ed invece mano mano che le ricerche progrediscono , riconosciuti sempre in 
maggior numero viventi ed abitatori di considerevoli profondila. Così pei- accennare 
qualche gruppo ricorderò specialmente i Turbo, i Trochidi, i Dentalidi, le Vertìcordia, 
e più particolarmente le Nucula, le Lembulus, le Yoldid, le Neilo, le Terebratula , 
le Waldheimiù . le Rhynchonella rrr. che mano mano si vanno pescando pieni di 
rigogliosa vita a quelle profondità dove non ha guari credevasi impossibile l'esi- 
stenza d'organismi viventi. 

Il secondo facies, quello a Brachiopodi è ricco anco di Briozoi e di Porami- 
niferi, accennando cos'i ad una certa considerevole profondità, che risj i 

mio giudizio a quella della zona coralligena, dove attualmente vive buon ninnerò 
delle specie che trovansi nelle rocce a Brachiopodi dell'Astiano. 

Il facies littorale non è perfettamente tale perchè, come già dissi, compi 
alcune specie che vivono a considerevoli profondità. 

Nel facies misto abbiamo un'associazione di forme davvero rimarchevoli, nu- 
merose e molte variate, che certo, oltre una media profondità delle acque, condi- 
zioni speciali d'esistenza hanno potuto fare convivere. 

E in questa fauna mista .-he troviamo oltre il sincronismo 'lì tutte le pi 
denti, la coetaneità col plioceno classico, col quale essa ha molti- specie comuni, 
che mancano affatto negli altri depositi della stessa età. ma di differente aspe! 



— 246 — 

La fauna di cui attualmente ci occupiamo cominciò ad essere studiata con cura 
ed illustrata dal Philippi, il quale percorrendo la Sicilia e la Calabria la riconobbe 
in molte contrade, e ne descrisse varie importanti specie di Molluschi ( ); più tardi 
vennero studiati i Pteropodi ( 2 ). i Braehiopodi (''), i Clrripedi ( 4 ). i Coralli ( 5 ), i 
Foraminiferi ( c ') ; quindi riprese le ricerche su tutte le classi dei Molluschi, che 
somministrarono una serie rimarchevolissima di nuove forme credute dapprima 
estinte , trovate poi in parte viventi ('). Or il nuovo studio, che da lungo tempo 
compio sulle molte contrade fossilifere del Reggiano, mi ha fatto riconoscere che \ i 
si trovano presso a poco le stesse specie raccolte nell' Astiano della provincia di 
Messina; quindi nell'elenco che siegue credo opportuno di descrivere accuratamente 
ed illustrare soltanto quelle nuove forme , che sinora non furono scoperte nei ter- 
reni messinesi ; quelle altre poi che sono comuni alle due regioni , accennate sol- 
tanto , o brevemente caratterizzate, verranno quindi più tardi , in altro mio lavoro 
riguardanti' il Messinese, ampiamente descritte e figurate. 

Le località fossilifere più importanti, dove furono raccolti i fossili enumerati 
nel seguente elenco, sono state descritte indicando la distribuzione topografica del- 
l'Astiano; ma qui è d'uopo ricordarle in ordine al grado loro d'importanza paleonto- 
logica. E sotto tale punto di vista il principale giacimento di fossili astiani si è quello 
di Gallina a fucirs misto, col quale si collegano per identica natura, piccoli lembi 
giacenti sulla via presso Terreti ed a Testa del Prato. Fra loro poco diversi sono -i 
giacimenti delle marne dei mari profondi, pure si succedono nell' ordine seguente : 
Mouosterace, Riace, Siderno, Ardore, Bovalino, Gerace, Bianco-nuovo, e Gioiosa-Jo- 
nica sul lato orientale; Vito, Botte, Valle di Fiumara. Piani della Melia sul lato occi- 
dentale. Quindi trai luoghi a fauna di Braehiopodi abbiamo , sottostanti alle marne. 
le rocce di Valanidi, di Gallina, della via Reggio-Terreti, e di Pezzo; soprastanti a 
tali rocce, le sabbie di Tenda presso Siderno e del territorio di Cenni'. Finalmente 
S. Cristina va ricordata come località distinta per la fauna più prossima alla littoràle. 



(') Enumeralio molluscorum Siciliae 1844. 

( ! ) <■• Seguenza, Paleonl. mal. dei terreni terziari ecc. Pteropodi ed Eteropodi. — Studi paleonl. 
sulla fauna malacolog. ilei sellini, plioc. dep. a grandi profondità. Pleropodi. — (') I Braehiopodi ter- 
ziari dell'Italia meridionale. (Bull. mala.-, italiano). — (') Ricerche paleonlol. intorno ai Cirripedi ter- 
ziari <ielia prov. ili Vrssùia. ~- Disquisizioni paleontologiche intorno ai Cora/lari fossili 'In terr. 
jerz. Mrssin. — (') Descrizione dei Foraminiferi munolalamici 'Ielle marne ecc. — Studi stratigrafici 
intornola form. nlioc. Unii, .lei r. Coroit. geolog.). 



247 — 



Elenco delle specie fossili raccolte negli si rati 
del piano Astiano ('). 



Tipo. VERTEBRATI. 

Classe. Mammiferi. 

Delpblnas. — 1. D sp.? L'unico residuo di mammifero che io li" 

raccolto nel piano Astiano si è un dente in cattivo stato di conservazione, che 
rapporto con qualche dubbio al genere Delphinus, ma che non può determinarsi 
specificamente. R. S. 

Classe. Pesci. — Ordine Condrotterigii. 

Careharodou. — 2. C. sulcidens Agassiz. Nei depositi di mare profondo di que- 
sto piann fcrovansi anco sovente denti conservatissimi di questa specie, che è da rite- 
nersi identica alla vivente del Mediterraneo. Vedi le osservazioni nel catalogo dei 
fossili zancleani. r. R. 

Oxyrliina. — 3. "0. Desorii Agassiz. Riferisco a questa specie alcuni pochi denti 
pdco curvi, che panni convengano bene colle varie figure che sono siale pubblicati 
da diversi scrittori. Vi rapporto inoltre un piccoli! dente di forma triangolare molto 
allargato alla base e fornito di radice, la quale si presenta appianata dal lato inter- 
no e fornita d'un ben distinto e profondo solco mediano; tale dente raccolto a Riace 
fu da me riguardato per lungo tempo, dai caratteri accennati, siccome spettante al 
genere Olodus, ma essendomi provvisto di una testa dell' 0. Spallanzanii Rafinesque. 
e notando le grandi differenze che passano tra i denti delle diverse regioni delle ma- 
scelle, fui sorpreso nel vedere che quelli che stanno nelle parti più interne della 
bocca sono piccoli, brevi, triangolari, allargati e somigliano in tutto al mio piccolo 
fossile, essendo sinanco appianati nella faccia interna della radice e solcati analoga- 
mente; da ciò ho conchiuso che tal dente deve riferirsi alla specie stessa cui gli 
altri con sicurezza appartengono, r. R. Ga. Ri. 

Lamina. — 4. L. crassidens Agassiz. È un solo il dente che riferisco a qu 
specie; esso è fortemente curvo in dentro, coll'estremità volta in fuori. I!. B 

Odoutaspis? — -j. sp.? Un solo piccolo ed assai gracile dente rife- 
risco con dubbio a questo genere. R. Ri. 

Ordine. Teleostei. 

Spkoerodns. — 6. *S. cinetus Agassiz. Une soli denti riferisco a questa specie 

con qualche dubbio, l'uno nero raccolto a Siderno. l'altro piccolo e grigio-scuro 
trovato a Gallina. R. Uà. S. 

(') Lo località varie dell'Astiano fossilifero, nel quale le specie ai questo elenco sono state rac- 
colte verranno indicate colle seguenti lettere: Reggio e dintorni, E.; Pezze. 1'.: S. Cristina. ( 
lina, Ga.; Cosentino, Co.; Bianco-nuovo, B.; Bovalino, Bo: ardore \ Gei '""- 

iosa-Jonic i, G Riace, Ri; Valanidi, Va ; Monosterace, M. : Valle Lamato, L. ; Vito press . R. ggio, V i 



— 248 — 

M,i la classe dei pesci più che «lai denti e da qualche rara vertebra, che tro- 
vansi sparsi con molta parsimonia nell' Astiano, viene profusamente rappresen- 
tata dagl'Ittiotoliti, che dapertutto raecolgonsi abbondantemente e con variatissime 
forme, dal che a prima giunta e chiaramente emerge che quei resti fossili rap- 
presentano numerose specie, e spettanti al i-erto a gruppi diversissimi e molteplici. 
Quantunque siano molti gli scrittori che abbiano fatto cenno di questi corpi, che 
si conservano così lene nelle rocce di tutte le età, come l'Agassiz, il Sismonda, 
il Pictet, il Costa, il Lawley. pure disgraziatamente non si è progredito di un 
passo .solo nella ricognizione degli [ttiotoliti. In questo studio paleontologico il 
metodo di comparazione eolie specie viventi nonché utile ed importantissimo, 
come per qualunque classe di fossili, diviene affatto indispensabile per tale na- 
tura di resti ittiologici, se vuoisi pervenire alle determinazioni generiche e me- 
glio ancora alle distinzioni specifiche. L' importanza di tale studio cresce a di- 
smisura all'apparire di sì enorme quantità di tali fossili . ed io mi sono asso- 
ciato all' egregio sig. dott. L. Cocco per procurarmi mano mano una ricca colle- 
zione di Otoliti delle specie ittiologiche viventi, a fine di pervenire colla loro 
comparazione, fatta sopra numerose specie ed abbondanti esemplari, non solo 
alle determinazioni generiche, ma benanco alle distinzioni specifiche ed agli 
importanti criteri intorno al grado di variabilità di tali organi. Ma tuttavia, bi- 
sogna pur confessarlo, siamo ben lungi dall'avere raggiunto un primo grado 
di conoscenze a questo riguardo ; di modo che i risultamenti che qui appi" 
espongo , e che sono stati ottenuti mercè l'esame e la comparazione di tutti gl'It- 
tiotoliti raccolti nell' Astiano della provincia di Reggio, quantunque pochissimo 
soddisfacenti, pure rappresentando quelli d'un primo tentativo bisogna che sieno 
compatiti. I numerosi e variati Otoliti dell'Astiano della provincia di Reggio ci 
offrono in primo luogo una varietà di forme rimarchevolissime, che accennano a 
numerosi generi ed a gruppi ed a famiglie diverse. Quanto alle grandezze essi 
interessano per le gradazioni variate e numerose che troviamo tra estremi con- 
siderevolmente lontani. Così ve ne ha di quelli che oltrepassano di poco un mil- 
limetro di lunghezza e si sale gradatamente sino ai maggiori che raggiungono 
quasi i tre centimetri ; e quantunque noi abbiamo dovuto convincerci dalle specie 
viventi sinora raccolte, che non vi ha alcun rapporto costante tra la grandezza della 
specie e lineila del suo otolite, potendo questo essere piccolo molto in ispe- 
cie relativamente grande, pure dai voluminosi Otolitiche comunemente s'incon- 
trano bisogna conchiudere che trattasi di specie molto grandi. Dalla compa- 
razione poi cogli Otoliti delle specie viventi fatta dal dott. Cocco risulta, che 
delle numerose specie astiane nessuna risponde precisamente alle specie viventi 
da nei possedute, ma che cinque sono \ icinissime e potrebbero terse non essere che 
lievi modificazioni o varietà delle forme mediterranee. Le specie viventi così pros- 
sime sene le seguenti : /',/ geli us acarne Cuv.. Sparus sargus Liii., Clupea sprattus 
Briinn, Phycis Mediterraneus De Laroche, Mullus ruber Lac. Inoltre molte terme 
troviamo, che per la loro somiglianza con queste specie devono certamente essere 
congeneri. Da ultimo l'esame comparativo di tutti i materiali raccolti in questo 
piano ci conduce ad ammettere oltre cinquanta .-pene tra loro più o meno distinte. 



— 249 — 

Tipo. MOLLUSCHI. 
Classe. Cefat.opodi. 
Lotico. _ 7. *L. vulgaris? Lia. Vi rapporto, come ho fatto pel Tortoniano, al- 
cuni resti che si riferirebbero secondo il sig. Lawlej all'estremità delle mandiboli 
di questo cefalopodo. Per me v'hanno ancora gravissimi dubbi a questo riguardo 
r. Ga. V. ('). 

Classe. Gasteropodi. 

Atlauta — 8. 'A. Peronii Lesueur = A. Costae Piraino. Un solo esemplare 
ben conservati! e vitreo. R. Ga. V. 

Ilenia. — 9. 'A. Firminii Payr, (Auricula) = Ovatella punctata l'.iv. p., [u- 
ricula Bivonae Pini. Un solo individuo. R. Ga. V. — LO. A. m \ osotis Drap. 
(Auricula) = Auricula clubia Cantraine. R. Ga. V. 

Scutulum. — 11. 'S. Gussonii 0. G. Costa (Ancylus) z Patelloidea vitrea Cantr. 
R. Ga. V. 

«attinia. — 12. *G. G a moti Payr (PUeopsis). II. Ga. V. 

Philiue. — 13. 'P. scabra Muller (Bulla) = Bullaea angustata (Bivona p.) Phil. 
Questa che è la più comune tra le specie dell'Astiano di Calabria, offre rimar- 
chevoli variazioni nella forma più o meno allungata, siccome nelle linee punteg- 
giate che l'ornano, e. Ga. V. — 14. "P. Lo veni Malm. Tre esemplari soli 
di questa Philine vennero da me raccolti, e dal Jeffreys identificati alla specie 
del Malm, riguardandola siccome varietà della precedente; a me sembra distinta 
sopratutto per la fina scultura. R. Ga. V. 
15. "P. reticu Inni n. sp. Tav. XVI. fig. 3, Sa. 

Elegantissima specie alquanto affine alla /'. catena, dalla quale distinguasi, 
quanto alla forma, per essere anteriormente alquanto più stretta, ed un po'sinuosa 
verso la regione posteriore, coll'apertura meno elargata, menu inarcata !a colu- 
mella, e col margine finamente dentellato; ma la scultura sopratutto ne è distin- 
tissima, essendo costituita da tre ordini di linee rilevate, sottili, equidistanti 
pressoché di uguale grossezza, che s'intersecano ad angoli uguali cioè di 60.°; 
formando una elegante reticolazione a maglie esagone. 

Lunghezza 3,3. rara Larghezza 2,4.""" R. Ga. 

Hi. *P. punctata Clark. (Bullaea). r. Ga. V. — 17. 'P. quadrata S. VP I 

(Bullaea). Si raccoglie in esemplari piccoli più comunemente, ed in esemplari 
grandi con una scultura più forte, e. Ga. V. 
18. "P. involve ns n. sp. 

Questa specie è affine molto alla precedente ma distinguesi pei caratteri se- 
guenti. La sua forma, generale è più rotondata <• globosa, il labro al lai 
steriore s'incurva, e sporge considerevolmente formando una sinuosità che si pro- 
tende al di là dell'apice della conchiglia . che invece di essere largamente in- 
fossato ferina uno strette incav 1 alquanto profondo. D'altronde la conchiglia 

') Le specie dei depositi di media profondità, ciuè che provengono da S. Cristina e da Gallina 
sono segnate con un asteri co i ! ano .i prima giunta. 



— 250 — 

è 'li natura yitrea e traslucida; la scultura poi ne è diversissima, essa è formata 
di linee spirali impresse meno ravvicinate e molto sottili, con punteggiature finis- 
sime, che si connettono colle esili si rie ili accrescimento ben manifeste. 
Lunghezza 5,8. mra Larghezza 1.7. : Et. Ga. 
Scapknndcr. — 19. *S. lignarius Lin. (Bulla). Questa specie non raggiunge 
grandi dimensioni ed e rara. r. Uà. V. 

20. *S. Jeffreysii n. sp. Tav. XVI. fig. L,la, lo. 

Questa specie è affine alla precedente dalla quale distinguesi per la forma 
globosa e costantemente piccola, per la columella più arcuata e quindi per l'aper- 
tura molto più allargata alla regione anteriore e ristretta invece posteriormente, 
dove la estremità della conchiglia si restringe e manca di queir infossamento 
proprio della specie vivente. La scultura risulta di linee spirali più allontanate 
e pili linamente punteggiate. 

Lunghezza S.""" Larghezza il. 1 " 11 r. Ga. 

Esemplari un po'più grandi incompleti. Uno completo lungo l_'. :i "" largo 9.™"" r. Ga. 

21. *S. inaequisculptus Seg. (M.S.). S. librarìus Seguenza (non Loven). 
Tav. XVI. fig. 2, 2o. 

Significai con tal nome nella mia collezione, sin da parecchi anni, uno Sca- 
phander che raccolsi a Calatabiano e che più tardi ho credut i identico alla specie 
vivente S. librarìus: raccolto ora. abbondantemente nel plioceno di Calabria ho 
dovuto convincermi che trattasi realmente di specie affine alla sopradetta, ma 
distinta da importanti caratteri. Di fatti la specie pliocenica è più stretta, col- 
l'apertura meno allargata anteriormente, è inoltre più solida, colla callosità có- 
lumellare più spessa irregolarmente granoso-rugosa ; l'estremità posteriore porta 
un piccolo e profondo ombelico, mentre è largo e superficiale nella vivente. La 
superficie è segnata da lince spirali irregolari, con punteggiature appena accen- 
nate e discernibili al microscopio, tali linee sono molto ravvicinate alle due estre- 
mità della conchiglia. Questa specie è costantemente più piccola. 

Lunghezza mass. 15."™ Larghezza <>. ' C. Ga. li. S. 

iinminca. — '_"-!. "11. varicosa Ponzi (Bullaea) 11. varicosa Seguenza. Di 
forma globoso-ovata, distinta per le linee spirali segnate da grosse punteggiature. 
IL Ga. C. 
Bulla. — 23. 'B. grandis u. sp. Tav. XVI. fig. 1. 

Testa <j!oboso-ovaUt, magna, furtiter ! lutti, làbrun 

cuatum, columella flexuosa, valde sinuata, culla dilatalo, incrassato, saepius 
iia/oso-tuberculato praedila. 

Questa grande specie e ben distinta per la l'orma quasi globosa, per l'assenza 
di ombelico, per la forma della columella e la callosità che la investe . e per 
la scultura costituita da linee spirali fortemente punteggiate, che ornano tutta 
la superficie. 

Lui- Diametro 26. mm 

È questa una delle rare specie di Gallina, che d'ordinario raccogliesi in fram- 
menti e con i ita in esemplari ini ieri. r. Ga. 
24. 'B. pinguicula Jeffreys (M. S.). Tav. XVI. lig 7. Piccola pecie 



- 251 — 

globosa, nitida, ombelicata alle due e tremità, che presentano anco qualche stria 
spirale. 

Lunghezza 4.5." 1111 Larghezza 3,4. m ™ e. Ga. S. V. 

25. 'B. semilaevis Jeffr. (M. S.). Tav. XVI. fig. 5. Specie ovata, piccola, di 
forma un po' cilindracea, ombelicata e striala alle due estremità. Vai n. 
Forma più breve e più rotondata. 

Lunghezza 5,6. mm Larghezza 3,4. mm e. (la. Y. 

26. 'B. e ylindracea n. sp. Tav. XVI. fig. 6. 

Questa forma è molto somiglianti' alla precedente, dalla quale ne differisc 
soltanto perchè meno ristretta allo due regioni estreme, e quindi di forma meno 
rotondata e quasi cilindracea. Potrebbe essere anco una distinta varietà. 

Lunghezza 7." 1 "' Diametro 5.™" 
Si raccoglie molto raramente. R. Ga. 

27. *B. utriculus Brocchi, e. Ga. V. 

At-taeon. — 28. "A. torna t il is Lin. (Voluta) = Twnatella fasciato Pini. I 
cara, T. tomatilis Pliil. Esemplari piccoli, r. Ga. V. — 29. 'A. pusillus Forbes 
(Tornatella). Grandi e belli esemplari. Var. bistriato-punctala. Negl' interstizi del- 
le ordinarie strie se ne forma un'altra più sottile parimente punteggiata e la scul- 
tura diviene elegantissima, e. Ga. V. — 30. *A. globulinus Forbe 
tella). Specie trovata anco nei mari di Sicilia, r. Ga. V. 

31. *A. foveolatus n. sp. Tav. XVI. fig. 8, 8a. 

Testa ovato-cylindracea, anterius producta, spira obtusa, brevissima, su' 
data, anfractus quatuor , ultimus vnaximus cylindraceus, postice subai 
subplanatus; super fìcies spiraliter sulcato-foveolata, columellae plica cross, 
bruni panini arcualum, os elongato-sinuato-angulosum. 

Questa specie è distintissima per tutti quanti i suoi caratteri. La forma ci- 
lindracea. prominente alla regione anteriore, e con una spira molto 
vissima è veramente rimarchevole. Specialissima ne è poi la scultura l'orinata 
da solchi spirali, che lineette curve, trasversali e rilevate dividono in una serie 
di incavi successivi, avvicinati ed equidistanti, formando così una superficie seni- 
turata con molta eleganza. 

Lunghezza 6,S. mw Diametro 3,4. mm 
Raccolto un solo esemplare. I!. Ga. 

32. 'A. exilis Jeffreys. Esemplari ben completi dimostrano che la specie varia. 
essendo or piti ed or menu gracile, r. Ga. V. 

Bnlllna. — 33. 'B. undata Delle tinaie (Butta). Tav. XVI. fig. 9. Devo alla 
solita cortesia del sig. Jeffreys la determinazione di questa Ga. V. 

utriculus. — 34. *U. mammillatus Phil. (Bulla). L'apice 

rumente ed ora più o meno ii rso. R. Ga.V. — 35. 'U. Lajonkaireanus 

Bastemi (Bulla). R. Ga. — 36. 'U. Ir nuca t ulus Bruguièi 
sulcata Phil. R. Ga. V. — 37. U. Jelasii Seg. Tav. XVI. fig. 10. Q 
piii grande e meno gracile dell'/: Lajonkaireanus, dal quali distin- 

gue per avere gli avvolgimenti subangolosi, depressi ed appianati posteriore 
Lunghezza 5,2. m " Diametro 3,4.' Et. B. 



— 2~r2 — 

Tornatina. — 38. T. spirata Brocchi (Voluta). Questa specie ha la carena del- 
la regione posteriore degli avvolgimenti prominente ed acuta . il solco al di là 
di tale carena ben profondato, e delle strie oblique sulla carena suddetta più o 
meno distinte, r. Ga. 

Cylichna — 39. "C. subappennina D'Ancona (M. S.) (Bulla). — C. subappen- 
iiimi Seguenza. Questa specie è rimarchevole per la sua grande solidità ; essa 
somiglia per la l'orma alla piccola C. nitidula, ma ha dimensioni che le fanno 
oltrepassare talvolta la lunghezza di un centimetro. C. Ga. — 40. 'C. nitidula 
Lovèn. e Ga. V. — 41. "C. umbilicata Mont. {Bulla), r. Ga. V.— 4L'. *C. 
alba Brown (Volvaria). Questa specie propria dei mari del Nord fu trovata prima 
nel Messinese, ed ora a Gallina, e. Ga. B. S. V. — 43. *C. eylindracea Pen- 
nant (Bulla). C. Ga. S. B. V. — 44. 'C. convoluta Brocchi (Bulla). Esatta- 
mente cilindrica coll'apertura più stretta della specie precedente, r. Ga. — 45. 'C. 
o h e s i n s e a 1 a Brugnone. Specie mollo affine alla V. orafa Jeffreys, ma panni real- 
mente distinta come vuole il suo scopritore, perchè più rigonfia, più angolosa al- 
la regione posteriore, dovi' le linee d'accrescimento la rendono scabra, r. Ga. S. — 
46. "C. ovata Jeffreys. Questa specie è comunissima nell'Astiano messinese, 
molto rara invece nel Reggiano; vive nel Nord-Atlantica, r. Ga. Vi. V. 
17. *C. voìvulaeformis n. sp. Tav. XVI. fig. 11. 

Testa ovata, antice rotundata, postice subacuta: columella subarcuala, fìssu- 
ram umbìlicalem constituens: os strìctum, arcuatimi, antice elargatum, postice 
gradatim attenuatimi. 

Questa specie è distintissima per la sua forma, che non presenta alcuna tron- 
catura alla regione posteriore, la quale invece sporgente e quasi acuta, offresi 
intagliata dalla bocca che si continua sempre più stretta sino alla parte estre- 
ma. Questo carattere ricorda bene il genere Volvula, e perciò questa specie è 
da riguardarsi siccome mi vero anello di congiunzione tra questo e le Cylichna. 
Lunghezza ò.""" Diametro 3.™'" R. Ga. 

«Mula. 48.— '0. spelta Lin. (Bulla). Molto rara. r. Ga. V. 

Cypraea. — 4!». 'C sp. ? Un giovane esemplare non riconoscibile spe- 
cificamente, r. Ga. 

Trtvla. — 50. T. europa e a Mont. (Cypraea) = Cypraea coccinella Lk. Esem- 
plari piccoli e grandi, e. Ga. V.— 51. 'T. p n 1 e \ (Solander) Gray. Esemplari molto 
variabili, r. Ga. V. 
."._'. T. gi b ba n. sp. 

Credo dover disgiungere questa forma dalla precedente specie pei seguenti carat- 
teri: Essaèmolto gibbosa, col dorso liscio e fornito d'una larga e superficiale sol- 
catura longitudinale. Le costelle sono esili e svaniscono mano mano versola reo-iene 
dorsale, invece divengono più grosse e più sporgenti attorno la regione boccale. 
Oltre la fonila gibbosa, la grandezza molto maggiore distingue anco questa specie. 

Lunghezza I5. mm Larghezza 1 1 .""" r. Ga. 
53. 'T. affinis Dujardin (Cypraea). Questa specie che viene dal miocene, «list in- 
guesi per la forma un po' oblonga e pel superficiale solco dorsale. Alcuni esem- 
plari conservano un colorito roseo, r. Ga. 



Erato. — 54. "E. laevis Donovan ( Voluta) = Voluta cypraeola Brocchi. S] ie 

variabile molto iu grandezza ed in forma. Si distinguono Le forme seguenti. Var. 
brevispira n. A spira poco prominente. Var. elongata a. A spira sporgente, ed a con- 
chiglia di forma allungata. Var. incrassata n. Spini breve, conchiglia anteriormente 
allungata. C. Lia. V. 

Aiarginella. — 55. *M. occulta Monterosato. e. Ga. V. — 56. 'M. clandestina 
Brocchi (Voluta), r. Ga. V. 

57. "M. ovulaeformis n. sp. Tav. XVI. tìg. 12. 

Questa specie per la sua generale forma molto somiglia alle Ovule, e d'altro 
cauto è affine molto alla M. ucciditi, dalla quale si distingue bene, per essere ili 
tripla lunghezza, per essere un pò* più snella, per l'estremità posteriore più pro- 
minente e pel labro meno inspessito. Questi caratteri ne faune una bella e 
buona specie. 

Lunghezza 4,8. m,n Larghezza 2,3.""" C. Ga. 

58. "M. Philippii Mouter. = M. minuta Phil. (non L. Pfeiff.). e. Ga. V. — 

59. 'M. miliaria Lin. (Voluta). R. Ga. V. — 60. "M. seca lina Phil. r. 
Ga. K. M. V. 

iMngicula. — 61. *R. auriculata Menard. R. Ga. V. — 62. 'li. buccinea 
Brocchi. Var. Una forma piccola ed alquanto allungata, qualche esemplare ha in- 
dizio di costelle longitudinali ed accenna perciò al passaggio alla Var. intermedia 
Foresti, r. Ga. 

63. *R. biplicata n. sp. Tav. XVI. tìg. 13,13a. 

Questa specie nella forma generale somiglia molto alla precedente, dalla quale 
ne è tanto distinta da spettare ad altra sezione generica, dappoiché la columella 
porta due sole pieghe bene sviluppate e manca intieramente della terza, pel quale 
rilevantissimo carattere è molto affine alla specie seguente. Dalla R. buccinea 
distinguesi inoltre per la spira più prominente, per la callosità columellare po- 
chissimo estesa, pel labro menu ingrossato, per la sua generali' sottigliezza. La 
superficie è levigata, e solamente vi si scorgono tenuissime linee di accrescimento. 

Lunghezza '.>,•_'.""" Larghezza 5, li.""" 
Var. infiala n. Forma rigonfia. Var. elongata n. Forma più snella. C. Ga. 

64. *R. leptocheila Brugnone. R. Ga. V. 

Mitra. — 65. "M. tricolor (Gru.) auct. = jJ/. pusilla Biv. p. (parte), r. Ga. V. — 
66. *M. Savignyi Payr. r. Ga. V. — 67. "M. ebenus Lamarck. Forma 
breve, e var. plicatula. r. Ga. V. — 68. "M. pyramidella Brocchi (Vo- 
luta). r. Ga. — 69. 'M. lutescens Lamk. r. Ga. V. — 70. 'M.'striatula Broc- 
chi (Voluta). Un sol giovane. 11. Uà.— 71. *M. fusiformis Brocchi (Voluta). 
Alcuni giovani esemplari, r. Ga. — 72.' M. obsoleta Brocchi ( Voluta). Un 
individuo distintissimo per la scultura,la quale può indicarsi così: Solchi longi- 
tudinali e trasversali rendono La superficie come tagliuzzata in quadrelli. R. Ga. — 

73. *M. cupressina Brocchi ( Voluta), r. Ga. 

74. M. filicosta n. sp Specie analoga alla SI. cupressina, ma distintissima 
pegli avvolgimenti quasi appianati, per Le costelle rette, strette, ed in forma 
di filo, negl'interstizi larghi e finamente clatrati. B. B. Bo. 



— 254 — 

< oiius. — 7- r >. C. antediluvianus Brug. CTnsolo incompleto esemplare. E.B. — 
76. *C. stria tu 1 ii s Brocchi, r. Ga. — 77. "C. mediterraneus Brug. Esem- 
plari rotolati e corrosi. R. Ga.V. — 78. '('. pyrula Brocchi. Un bello e con 
servatissimo esemplare, r. «la. 
l'ionrotoma — 70. P. rotata Brocchi (Murex). Un solo esemplare incompleto. R B. 
Surcula — 80. 'S. nodulifera Phil. (Pleurotoma). Questa bella e distinta spe- 
cie ha la superficie priva di solchi e di strie, invece l'ha perfettamente levigata, 
ed ogni avvolgimento offre una serie di nodi arrotondati o alquanto allungati. 
Var. plicifera n. I noduli sono considerevolmente allungati in torma di pieghe 
oblique. Var. distimia n. Noduli pliciformi che mancano nell' ultimo avvolgimento. 
Un solo esemplare a S. Cristina, r. Ga. Gè. S. G. Ri. M. C— 81. *S. dimidiata 
Brocchi (Murene). Un solo esemplare mal conservato e rotto. Var. minor n. Chiamo 
così una torma piccola e gracile, r. Ga. — 82. S. pygmaea Philipp! (Pleuro- 
lomà). Questa bellaspecie distinguesi dalla precedente sopratutto per la scultura 
costituita da glosse linee rilevate spirali, che divengono sottili e racle nella re- 
gione posteriore concava degli avvolgimenti. Var. difformis n. Tav. XVI. tig. 14. 
Forma più gracile, carena meno sporgente, ultimo avvolgimento quasi mane, mio 
di nodi. Var. uniformis n. Carena sugli avvolgimenti più sporgente, pieghe no- 
diformi più grosse e più sporgenti. r.Ri.M. — 83. *S. torquata Phil. (Pleu- 
rotoma). Specie molto i-ara e ben distinta per la sua t'orma e scultura e per le 
pieghe nodulose che affettano le carene degli avvolgimenti. R. S. M. (Phil.). Ga. V. 
84. S. Monosteracensis n. sp. Tav. XVI. tig. 15. 

Testa ovato-fusiformis, gradata; anfractus 10 cannati, carina prominens 
subacuta, suturai' untiate propinquiores et ideo pars antica anfraoti brevior, 
quae convexa. cingulo major? aliisejue minoribus plicisque obliquis ornala: 
pars postica lata, concava, lineis spiralibus cvpers, praeter cingulum prope 
cannoni, aliumque ad suturam, lineisque obliquis, incurvis, exilibus eleganter 
ornata; anfractus tres primi regulariter convexi, carina carente*, laevissimi; 
ultimus magnus */*, totius longìtudinìs subaequans, antice depressus, produci us: 
cauda brevis, cingulis transversis majoribus mworibusque alterna ntibus, li- 
neisque obliquis confertis prdedita. Os ovato-oblongum; labrum sinistrimi simplice. 
Lunghezza I6. mm Larghezza 8: " 

La forma generale di questa specie ricorda alquanto quella della Drillia modiola, 
ma è più breve, colle carene meno sporgenti, e con una distinta scultura. R. M. 
iki-iHia — 8. r ). * D. sygmoidea Bronn (Pleurotoma). Manca nei depositi di mare 
profondo assai. Var. major n. V'ha a Gallina una forma molto grande, quasi 
doppiamente lunga, ed un ]»>" meno gracile, ohe chiamo \ar. major. C. Ga. 
80. ' \). p u m i 1 a n. sp. 

Questa forma a grande analogia colla I). minor del Tortoniano >li Benestare, 
ma pure risulta distintissima; la sua forma generale è più breve, più brevi an- 
cora gli avvolgimenti; le costole rette alquanto più numerose, perchè circa dieci; 
lo sialo embrionario e perfettamente distinto costando di tre avvolgimenti rego- 
larmente crescenti e convessi. La superficie della conchiglia e levigatissima. 
Lunghezza ■ >.' Diametro 2,3.""" !I. Ga. 



— 255 — 

87. 'D. galerita Philippi (Pleurotoma) - P. Rochettae Bell., P. suba 
Brugnone. Questa specie varia mollo nella forma generale, che è più o meno 
allungata. Oltre la t'orma tipica, Var. minar n. Più piccola e collo pieghe sulla 
carena degli avvolgimenti meno numerose, e. Ga. Bo. — 88. "D. modiolaJan. 
(Fusus) = Pleurotoma cannata Biv. f. (non Lk.), P. acuta Bell. In questa specie 
la carena è molto prominenti ed assottigliata. U. K. Gè. Ga. Bo. 
89. D. contusa n. sp. 

Questa t'orma che io disgiungo dalla precedente . distinguesi assai bene per 
essere molto più gracile, e colla carena degli avvolgimenti meno prominente e 
non assottigliata. E a questa forma che si rapporta un esemplare vivente della 
collezione Benoit, e non alla precedente. Bisognerebbe istituire delle ricerche 

per sapere se non si debba, come è probabile, applicare a questa la d imina- 

zione del Bivona. R. R. Gè. Ri. Ga. V.— 90. *I). crispa Seg. (Pleurotoma) 
D. crispata Var. A. Bell. La forma più glande è mollo meno gracile, e La scul- 
tura più grossolana di questa Drillia mi fauno credere conveniente di mantenerla 
distinta, tanto più che la vera I). crispata caratterizza il Tortoniano e questa tro- 
vasi quasi dapertutto nell'Astiano. K. Ga. — 91. *D. Loprestiana Calcara 
(Pleurotoma) Pleurotoma Treccili Testa. P. Tarentini Phil. Questa specie 

fu per lungo tempo creduta identica alla P. crispata. Vive nei nostri mari dove è 
ben rara. Tra i fossili ho raccolto pochi esemplari identici affatto ai viventi. K. 
Ga. S. G. L. V. — 92. *I). emendata Monterosato. = Pleurotoma R 
Phil. (non Scacchi), r. Ga. S. V. — 93. "D. consanguinea Seg. (Pie 
Questa specie è molto affine alla precedente, ma ne è ben distinta per avere 
l'ultimo avvolgimento più grande, i cingoli spirali più radi ed in minor nu- 
mero, un sol,, sottile sulla regione posteriore concava degli avvolgimenti, uno 
sporgente molto presso la sutura. R. Bo. Sa. 

Bela. — 94. 'B. septangularis Mtg. (Murex). Var. B. secalina Phil. (Pleu- 
rotoma). R. Ga. V. 

Lachesis. — 95. "L. minima Montg. (Buccinum). R. Ga. V. — 96. 'L. mam- 
millata Risso L. minima Var. 1 Monterò-.. R.Ga. V. — 97. 'L. Lineo] 
Tiberi (Nesaea). Oh sol frammento. R. Ga. V. — 98. 'L. candidissima Phi- 
lippi (Buccinum). Esemplari incompleti ben distinti. R. Ga. V. — 99. *L. Poli- 
neae (Delle Chiaie) Phil. (Buccinum) = Fusus granulatus Calcara, li Lefeb- 
uniMarav. B. Ga. V. — 100. "L. areolata Tiberi. R.Ga.V.— 101. *L \ ulpe- 
cula Monts. = L. reconditi! Brugnone. Qualche frammento un po' dubbio. R.Ga. \ . 
102. ' L. costui a ta n. sp. 

Testa elongata subgracilis : apice obtusiuscula, anfractus septem convexi, 
primi apicem subglobosum formantes, laevissimi, ferruginei; quii 
costati, costae prominentes, decem, interstitia subaequantes mran- 

tiacae; ultimus ovatus antice depressus, dimidium longìtudinis subsupe 
os ovatum, labrum arcuatum, quatridenta m malis br< 
Lunghezza 6,5. ra ™ Diametro •">.""" 
Questa -pene e limito ben distinta, poiché ha la superficie levigata e p 
completamente di linee girali, invi nata di costole longitudinali 



— 2."> (> — 

presentano ili un colore aranciato più o meno intenso, siccome l'apice, che è sem- 
pre più scuro. Qualche esemplare offre il colorito uniformemente aranciato, r. Ga. 
diurna. — 103. *G. Gallinae n. sp. Tav. XVI. fig. 16. 

Testa ovato-fusiformis, gradata; anfractus 8 cannati, corina obtusa , sub- 
rotundatd, suturo e posticcie propinquiores, pars antica anfraeti major, planato- 
subconvcxa, transverse striata, striis impressis prope carina m magis distinclis: 
oblique plicato-costata, plicis in anfractus ultimus evanescentibus; pars postica 
pia nalo-concaviuscula , lineis spiralibus expers, lineisque tenuissimis obliquis 
incurvis ornata; anfractus tres primi reoularitcr convexi . carina carentes , 
laevissimi: ultimus ;i '.■; longititdinis totius subaequans, antice depressus , pro- 
ductus; cauda brevis, lineis spiralibus super eam magis impressis. lineis 
incrementi tenuibus. Os ovalo-oblongum. 

Lunghezza 1.3,2. Larghezza f "» , li . ' " " ' 

Questa specie per la sua scultura, che risulta di semplicissime linee impresse 
è perfettamente distinta ; la distinguono benanco le pieghe oblique, la regione po- 
steriore degli avvolgimenti che è alquanto concava ecc. R. Ga. 

104. "C. tenuisculpta Seguenza (Pleurotoma). 

Testa ovato-fusiformis. spira pdrum longa parumque a'euta; anfractus 8 ca- 
rinoti, corina obtusa, subrotundala, suturae postime propinquioris\ anfractus 
embrionales tres, convexi, laeves; anfractus ultimus antice inflatus, adbasim 
cauda e valde depressus. dimidium longitudinis supera ns: cauda brevis: pars 
postica a nfiac/ui/in planata, aiì carinam late marginata.; suturae impressele, 
linea res ; super/ìcies tota transverse tenuissime striata, strine prominentes, 
majores minoribusque alternantes, lineisque obliquis deeussantibus granosis. 
Os ovatum sub-angulosum; col u niella parum contorta: cauda dextrorsum obli- 
quata. 

Lunghezza 13. ,nm Larghezza ti.""" 
Var. infìnta n. Forma più breve, ultimo avvolgimento più rigonfio. 

Lunghezza 13.""" Larghezza 7,2.""" 
Var. ma.jor n. Forma grande, scultura poco appariscente. 
Lunghezza 20. mm Larghezza 0,6.""" 

Questa specie è molto affine alla C. sabatiorum Bell., dalla quale l'autore la 
distinse indicandone i precipui caratteri. La fcenuissima scultura e la mancanza di 
pieghe e di costole credo che caratterizzano assai bene la mia specie, r. Ga. 

105. C. clathrata n. sp. Tav. XVI. fig. 17. 

Questa specie per la t'orma si avvicina alla precedente, ma la spirale è più 
breve, la carena sugli avvolgimenti è ancor meno distinta, la porzione anteriore 
degli avvolgimenti più convessa ed ornata da cingoli e costelle longitudinali spor- 
genti, che colle loro intersezioni costituiscono un reticolo distintissimo e carat- 
teristico; la parte posteriore alquanto concava è ornata da linee oblique, sporgenti, 
flessuose; i primi quattro avvolgimenti sono convessi e levigati. Un solo giovine 
esemplare. 

Lunghezza Ò.2."" 1 Larghezza :ì.ii.""" 

La scultura distintissima separa assai bene questa dalle, altre specie. R. S. 



— 257 — 
Psendotoma. — 106. 'P. brevis Bellardi {Pleurotomia) = Pleurotoma abbreviala 

Bonelli. Questa specie comparata cogli esemplari del Piemonte risponde < 
mente. Essa conoscevasi soltanto nel Tortoniano, quando io la ni. lsi a Calata- 
Mano nel pliocene ed ora meno rara nell'Astiano di Calabria, e. Ga. Ho. 

Aphitiiltoma. — 107. "A. Bell ardii u. sp. Tav. XVI. fig. 18. 

Questa specie è molto affine all',1. Pecchioni Bell., dalla quale io la disti] 
pei seguenti caratteri. Essa è un po' meno gnu-ile nella forma generale, a le 
stole in maggior numero nodose sulla ottusa carena, la scultura risulta da liner 
spirali impresse, più l'orti sulla coda: i nodi alla columella sono ben prominenti, 
il posteriore più grande; il labro è solcato internamente. 

Lunghezza 10,8.""" Larghezza 5,5."™ R. Ga. 
108. 'A. Marini Libassi (Mitra) = Borsonia Marini Monterosato In q 
specie allungata le pieghe columellari seno oblique e ben poco sporgenti. II. 
Ga. V. — 109. "A. Philipp ii n. sp. Pleurotoma Imj. rati Philippi (non 

Scacchi), A. Imperati Seguenza. Questa specie comparata con quella dello Scac- 
chi si mostra diversa; essa intanto somiglia multo all'.l. Bellardii, e si distingue 
da questa per la scultura appena visibile, essendo Le linee spirali ben marcati' 
soltanto sulla coda; inoltre i due granuli sulla columella sono appena accennati. 
r. Ga. R. Bo. — 110. A. Graeci Philippi (Columbella) = Mitra ohvoidea Canti'. 
M. columbellaria Scacchi, M. leontocroma Brusina. Questa specie che fu riguar- 
data come Mitra da vari scrittori pei due granuli della sua columella, panni che 
non spetti realmente alle Columbella. e che invece trovi il suo vero posto tra le 
Aphanitoma del Bellardi: difatti il suo portamento generale, lo stato embrionario, 
la forma dell'apertura che è molto stretta ed allungata, le pieghe columellari, 
la lievissima depressione sulla parte anteriore dell'ultimo avvolgimento ola scul- 
tura stessa mostrano evidentissimo il legame tra questa e le precedenti specie. 
L'A. Graeci è molto variabile nella lunghezza della spira e nella presenza o as- 
senza di pieghe longitudinali. Var. ungulata n. Tav. XVI. fig. 19. Chiamo 
una forma allungata, colla spira più sporgente, priva di pieghe longitudinali e 
fornita invece d'una scultura ben più distinta, in modo che le linee spirali ono 
quasi dei cingoli. C. Ga. V. 

Clatkurella. — HI. 'C. emarginata Donovan (Murex) = Murex graeilis Moni 
Pleurotoma graeilis Pini. R. Ga. V. 

Homotoma. — 112. *H. zanelea Seguenza (Defraneia). 

Questa specie, è veramente elegante e somiglia alla //. tumens Bell., 
quale distinguesi per essere più piccola, di torma più larga, colle pieghe longi- 
tudinali più oblique e flessuose, colla porzione posteriore degli avvolgimenti 
appianata. 

Lunghezza 0.""" Larghezza •>.""" 
Var. lata n. Di forma pitr allargata, r. Ga. Ro. S. — 11:;. 'H. reticulata Renier 
(Murex). Alcuni frammenti. K. Ga. V. — 111. ' H. Cord ieri l'avi, e i 
Iurta. Rapporto qualche esemplare ed alcuni frammenti a ques alla 

nominata varietà. R. Ga. V. — 115. 'H. b y str ix Ho Crisfc. et Jan. (Pleurotoma). R. 
Ga. V. — 116. 'H. purpurea Mont. {Murex). Un solo esemplare. R. Ga. V. — 

33 



— 258 — 

117. "H. Hegans Donovan (Murex) ■ - Murex linearis Moni. E. Ga. V. — 118. "H. 
Leufroyi Michaud (Pleurotoma) =: Pleurotoma Cyrilli Costa, P. infiala Phil. R. 
(,;,. v. — 119. "H. i n fi ;i 1 a De Crist. el Jan. (Pleurotoma) = P. volutella Valen- 
cien, P. virgatum Biv. f. E. Ga, V. — 120. 'H. léxtilis Brocchi (Murex). 
Pochi ben distinti e conservati esemplari. R. Ga. — 121. "H. stria Calcara = 
Pleurotoma semiplidhta Bonelli. Un esemplare rotto ma ben conservato. R. Ga. — 

122. "H. anceps Eichw. (Plpuroloma) = P. teres Forbes, Fusus La Viae Cal- 
cai'.!. P. minutum Aradas. Questa specie si presenta considerevolmente variabile, 
e gradatamente si avvicina per alcuna delle sue modificazioni alla H. intermedia 
Foresti, r. Ga V. 

123. *H. cincta n. sp. Tav. XVI. fig. 20. 

Questa specie è molto affine alla H. anceps, ma a mio giudizio va distinta 
dalla forma meno gracile, perchè gli avvolgimenti sono più brevi e perciò rela- 
tivamente più larghi, i cingoli sono più sottili e più sporgenti, sopratutto uno 
mediano che rende spesso quasi carenati gli avvolgimenti, gl'interstizi molto più 
larghi ecc. 

Lunghezza 10,6.""" Larghezza 5.""" r. Ga. Bo. 

124. 'H. multicingula n. sp. Tav. XVI. fig. 21. 

Anco questa è specie prossima alla H. anceps. dalla quale distinguesi assai 
bene per la forma e l'andamento dei cingoli, che sono molto numerosi, poco pro- 
minenti, e ravvicinatissimi in modo che gl'interstizi divengono minimi. La forma 
degli avvolgimenti è convessa e profonde le suture. Tutti i caratteri indicati 
quindi distinguono molto bene questa dalle due precedenti specie. 
Lunghezza 15. mm Diametro. 6 mm r. Ga. 
Unitimeli». — 125. 'I>. Romani i Libassi (Pleurotoma). Tre belli esemplari ed un 

frammento. R. Ga. 
«iniisclia. — 126. *M. Bertrandi Payr (Pleurotoma) = Pleurotoma coeru- 
lans Philippi. Pochi esemplari conservatissimi, in cui si osservano le fascie 
colorate. R. Ga. V. — 127. 'M. m u 1 1 i 1 i n e o 1 a t a Deshayes (Pleurotoma) = 
Pleurotoma pusilla Scacchi, P. subcaudata Bivona f., P. Bivona e Maraviglia. Qual- 
che esemplare che conserva le zone colorate. R. Ga. V. — 128. *M. costata 
Donovan (Murex) = Pleurotoma coarctata Forbes, P. prismaticum Brugnone. 
e. < ia. V. — 1 2!). *M. t e n u i e o s i a t a Seguenza (Raphitoma). Questa specie è affine 
alla M. rugulosa Phil., dalla quale è distinta per essere di forma più allargata. 
colla spira più breve, gli avvolgimenti ben carenali alla parte posteriore, l'ultimo 
più grande in forma conica, le costole più strette, più prominenti, più flessuose 
ed in minor numero; la scultura esilissima e costituita da strie alternativamente 
più piccole e molto ravvicinate, che danno alle costole una crenatura mollo elegante. 

Lunghezza fi."" 11 Larghezza :ì,1.' nl " R. Ga. S. 
130. "M. ola turata De Serres (Pleurotoma) = Pleurotoma rude Phil,, P.can- 
llata ( lalcara, /'. granum Phil. r. Ga, V. 
Raphitoma. — 131. "K. celi ina la n. sp. Tav. XVI. fig. 22. 

Testa oblongo-fusiformis, anfractus 7, duo primi convexi, laeves, cacteri me- 
trinati , plicae longitudinales ad carina »i spinescentes , pars antica 



— 259 — 

anfracti convexiuscula , linea transversa super plicas magis prominula, pan 
postica planalo-declivis, laevis, plicisque obsoletis vel evanescentibus , anfractus 
ultimus S / B totius longitudinis superane, antice depressus, produclus, lineisi 
transversis paucis, super costas 14 magis distinctis. Os ovato-oblongum. 
Lunghezza 9. mra Larghezza 5. m '" 
Questa specie somiglia alquanto alla II. hispida Bell., ma ha la superficie le- 
vigata, con poche e rade linee trasversali, e grosse pieghe longitudinali, che spor- 
gono in forma di spine acute sulla carena. K. M. Ga. 

132. *R. hispidula Jan. (Pleurotoma). Qualche raro esemplare. 1!. Bo. Ga. — 

133. 'R. nuperrima Tiberi (Pleurotoma) = P. decussatum Phil. Molto affine 
alla precedente, ma ritenuta distinta dal Bellardi, dal Monterosato e da altri. Var. 
subangulata n. Gli avvolgimenti alquanto angolosi verso la metà. e. Ga. V. — 

134. "R. nevropleura Brugnone (Pleurotoma). R. Ga. — 135. *R. turgida 
Porbes (Pleurotoma) = Pleurotoma nana Scacchi. Un solo esemplare incompleto. 
R. Ga. V. — 136. 'R. megastoma Brugnone (Pleurotoma). Un solo conservatis- 
simo esemplare. R. Ga. — 137. 'R. submarginata Bonelli (Pleurotoma). Due 
belli esemplari. R. Ga, — 138. *R. sulcatula Bonelli (Pleurotoma) e Vai'. Cala- 
bra n. Alla forma che credo risponda beue alla tipica si aggiunge l'altra che 
riguardo come varietà, e differisce per la carena ]>iù prominente e pei cinj 
alternativamente maggiori, r. Ga. — 139. 'E. attenuata Mont. (Murex). Si 
raccolgono le varie modificazioni che suole presentare questa specie, r. Ga. V. — 
140. "R. brachystoma Phil. (Pleurotoma) - = Pleurotoma cancellino Bonelli. 
Pleurotoma granulifera Brugnone. R. Ga. V. — 141. "R. harpula Brocchi 
(Murex). Un solo esemplare in eattivo stato. R. Ga. — 142. 'ti. Col ummie Scac- 
chi (Pleurotoma) = Fusus costatus Philippi. In belli e conservati esemplari, al- 
cuni dei quali per lievi crenature sulle costole par che accennassero ad una tran- 
sizione verso la precedente specie, e. Ga. Bo. M. 

« oliimlu-lla — 143. 'C. costulata Cantraine (Fusus) = Buccinum acuticostatum 
Phil.. B. Testae Aradas, C. Haliaeli Jeffr. r. Ga. S. Bo. Gè. V. — Ili. '(.'. se- 
micostata Cantraine (Fusus). Questa specie affine alla precedente, per le co- 
stole più grosse, più ravvicinate, non in forma tagliente, e per le forti strie 
rilevate trasversali distinguesi bene. r. Ga. — 145. "C. seripta Lin. (Mi* 
Murex conulus Olivi, Buccinum Linnaei Payr. e. Ga. V. — 146. 'C. Gerì i 1 1 i i 
Payr. (Mitra) — Purpurei corniculata Risso. Questa e la precedente specie con- 
servano le macchie colorate che aveano allo stato ili vita. r. Ga. V. 
147. *C. elegans n. sp. 
Questa forma è intermedia tra la C. scripta e la C. turgidula, essendo più 

breve della prima e più gracile della seconda. Gli avvolgimenti s appianati, le 

suture impresse; l'apertura è ristretta perchè il labro si rettifica approssimand 
inoltre verso la columella : questa disposizione ingenera sull'ultimo avvolgimento 
una certa irregolarità o leggiera gibbosità. La columella presenta auli, 

il labbro internamente è dentato, con grossi e ravvicinati denti. La colorazion 
in molti esemplari si conserva e forma un disegno molto elegante, dal 
io ne trassi il Moine specifico. Sul fondo bianco in ogni avvolgimento si diseguano 



— 260 — 

delle macchie quadrate, e più o meno irregolari, di colore rosso-bruno, che si 
dispongono equidistanti sopra due zone contigue alle suture, ed una zona a queste 
intermedia offre una reticolazione molto' grata, a maglie ellittiche e dello stesso 
colore. Siili' ultimo avvolgimento tre zone a macchie si alternano con altrettante 
zone reticolate. 

Lunghezza 13. mm Diametro 6."™ e. Ga. 

148. "0. turgi dula Bellardi. Gli esemplari che riferisco a questa specie rispon- 
dono benissimo a quelli del Piemonte, ma sono alquanto più piccoli, e. Ga. — 

149. *C. semicaudata Bonelli. Var. infletta n. Un solo esemplare alquanto 
più rigonfio del tipo. R. Ga. — 150. *C. Borsonii Bellardi. Vi rapporto un 
solo bello esemplare, il quale convenendo in tutti i caratteri, solo ne differisce 
pei che dal lato del labro il breve canale non è perfettamente distinto. R. Ga. — 
151. 'C. s u b u 1 a t a Brocchi (Murex). In grandi e conservati esemplari, e. Ga. S. — 
Jó2. 'C. Bellardii Seguenza. Forma più gracile della precedente e diversa per 
l'apice e per vari particolari, r. Ga. — 153. "C. minor Scacchi =. Buccinum 
mtnus Philippi, B. Scaccini Calcara, B. poUlum Cantraine. r. Ga. V. 

4 .xioiiHssii. — 154. 'C. neritea Lin. (Buccinum) = C. Italica Issel. e. Ga. V. -— 
155. 'C. pellucida Risso [Cyclope). r. Ga. V. 

tassa. — 150. 'N. mutabili» Lin. (Buccinum). R. Ga. V. — 157. 'N. obli- 
quata Broccb' (Buccinum). Un sol frammento. R. Ga. — 158. "N. cornicu- 
lum Olivi (buccinum) ~ Buccinum Calmala Payr. R. Ga. V. — 159. *N. 
s e mi stri a ! a Brocchi, con diverse varietà. C. R. C. Ga. R. G. M. L. V. — 160. 'X. 
Brocchi] Mayer. - Buccinum constulalum Brocchi (non Renier). Specie 
variabile nel grado di gracilità, come nel vario grado di sviluppo delle pieghe 
oblique, per cui sembra far passaggio alla precedente. 0. Ga. C. A. Gè. S. B. Bo. 
G Ri. M. L. — 161. 'N. Cuvieri Payraud (Buccinum) — Buccinum subdia- 
pkanum Biv., B. variabile Phil., Nassa costulata (Ren.) Weinkauff. Molto variabile 
nella forma e nelle pieghe, come la vivente. "Var. simplex n. Chiamo così una 
distinta forma piccola e rigonfia, priva affatto di costole e colle strie spirali for- 
temente impresse, e. Ga. V. — 162. 'N. reticulata Lin. (Buccinum). R. Ga. V. 

163. 'N. t uri» inelloides n. sp. Tav. XYI. fig. 23. 

Questa specie è molto affine alla N. turUnella Brocchi, ma distintissima per 
la fonnn più breve e quindi meno gracile, per l'ultimo avvolgimento proporzio- 
nalmente più grande e che porta una scanalatura alla parte anteriore precedente 
il canale; le strie impresse trasversali sono poco sensibili siigli avvolgimenti, e 
divengono profondi solchi alla parte anteriore dell'ultimo, l'apice della conchiglia 
e molto più voluminoso, costituito da quasi cinque avvolgimenti convessi e levi- 
gatissiniì : gli avvolgimenti costati che sieguono sono quattro. 
Lunghezza 8, 5.""" Larghezza 4,8." ,m 

Specie molto bella e distinta, e. Ga. S. 

164. "N. musiva Brocchi (Buccinum). Alcuni frammenti. K. Uà. — 165. 'N. 
limata Cbemn. (Buccinum). Questa specie molto comune a Gallina, presentasi 
di torma allungata, piccola e con scultura forte; invece essa è d'ordinario breve 
ed a lina scultura nei depositi di grandi profondità.»'. Ha. C. S.R. He. Ri. M. V. — 



— 261 — 

166. "N. renovata? Monterosato - : N. prismatica Monts. (non Brocchi). Rap- 
porto con dubbio a questa forma alcuni esemplari, r. Ga. V. — 167. "N. clathrata 
Brocchi (Buccinum). r. Ga. — 168. 'N. asperata Cocconi. Piccola specie e 
distinta per la scultura; taluni esemplari presentano delle varici, r. Ga. — 
169. *N. pusilla Philippi (Buccinum). r. Ga. — 170. 'N. incrassata Muli. 
(Tritonium) = Buccinum ascanias Bruguière, B. macula Mtg., 15. coccinella 
Lamk., B. Lacepedei Payr. Un solo esemplare di forma breve. 1?. Ga. V. — 

171. *N. angu lata? Brocchi. È un esemplare proprio intermedio tra la pre- 
cedente specie e quella del Brocchi. R. Ga. 

172. *N. conica n. sp. 

Questa specie è affine alla N. limata ed alla <V. incrassata, ma distinguasi per 
essere breve, conica, cogli avvolgimenti poco convessi, quasi appianati, colle co- 
stole prominenti e ben delimitate, più strette degl'interstizi; le linee spirali 
sono analoghe a quelle delle specie affini. 

Lunghezza 10,4." ,m Diametro 7."™ Et. Ga. 

173. 'N. p u m i 1 a u. sp. 

Questa è specie ben distinta, della forma generale e della grandezza della A'. 
pusilla, ma da essa ben diversa pegli avvolgimenti appianati, disgiunti da suture 
profondate, ornati da costole rette, prominenti, larghe quanto gì' interstizi, ed 
al numero di circa quattordici: le linee trasversali sono fortemente impresse 
Lunghezza 9.""" Diametro 4. mm E. Ga. 

174. N. spinulosa Philippi (Buccinum). Distintissima forma per L'appiana- 
mento degli avvolgimenti nella parte posteriore, pei forti cingoli, e per le costole 
rilevate e variabili in numero ed in grandezza, che sono fornite di spine nelle 
intersezioni. Var. spirata n. Spira più allungata. C. Gè. Ri. M. L. 

Cassi* — 175. 'C. saburon Bruguière (Cassidea). Soli frammenti. R. Ha. V. — 
176. *C. laevigata Defrance = Buccinum areola Brocchi (non Liu.). Con sole 
strie ai margini degli avvolgimenti. Taluni ritengono questa come varietà della 
precedente. R. Ga. 

Cassida ria. — 177. *C. thyrrena Chemn. (Buccinum). R. Ga. B. V. — 178 
*C. eehinaphora Lin. (Buccinum). R. Ga. B. C. Gè. S. V. 
179. *C. tenu|icincta n. sp. 

È una piccola Cassidaria più globosa delle .lue precedenti .specie, che distin- 
guesi specialmente per avere gli avvolgimenti molto più convessi, la scultura 
di gran lunga più fina, cioè formata di piccoli, distintissimi ed avvicinati cin- 
goli, che alternano con altri esilissimi talvolta doppi. Le numerosissime, esili 
e disuguali linee di accrescimento rendono linamente increspati i cingoli. I n 
solo esemplare. 

Lunghezza 30. mra Diametro 21.""" R. Ga. 

Pallia. — 180. 'P. D' Orbigli vi Payr. (Buccinum) = Pisania noduiosa 
Bivona p. R. Ga. V. — 181. T. plioata Brocchi (Murex). Più rigonfia 
della precedente, r. Ga. —182. T. scabra Monterosato. B. Ga. V. — 
183. "P. bicolor Contraine (Murex) - Xurex fascioL Porbes, Buc- 

cinum leucosonum Philippi. r. Ga. V. — 184. T. fnsnlns Brocchi (Murex). 



— 262 — 

Un solo esemplare. E, Ga. — 185. T. Spada e Libassi (Murex). Qualche 
frammento. E. Ga. V. 
indili;!. — 186. "E. cornea Lin. (Murex) = Fusus lignarius Lamk. E. Uà. V. 

Tarante. — 187. *T. cirrata Brugnone (Pleurotoma)^— Bela demersa Tiberi. 
r. Ga. S. V. 

irophon. — 188. *T. vaginatus De Crist. et Jan. = Murex carinatus Biv. p. 
M. carinatus Scacchi. Eaccogliesi di molte dimensioni, e. Ga. 0. E. S. Bo. M. V. — 
189. "T. multi lamellosus Phil. (Murex). Costelle più o meno avvicinate e 
sporgenti. Var. elegansn. Con rare e scancellate strie spirali, e. Ga. E. Gè. S. 
Bo. L. V.— 190. "T. muricatus Mlg. (Murex). r. Ga, V.— 191. T. s q un- 
ni ula tu s Brocchi (Murex). Questa specie, spinosa sulla carena, è distintissima 
dalla precedente per la forma dell'apice, r. Ga. 

l'usua. — 192. "P. pulchellus Philippi. Questa forma par che si connetta colla 
seguente; il Monterosato ve l'associa, e. Ga. Gè. S. M. V. — 193. 'F. rostra- 
ti^ Olivi (Murex). Molto variabile, e. Ga. E, M. C. V. — 194. "F. longi- 
r os ter Brocchi (Murex). In belli esemplari, e. Ga. C. 

Murex. — 1 95. 'M. B r o e e li i i Monterosato = M. craticulntus Brocchi. E. Ga. V. — 
196. 'M. corallinus Scacchi = Fusus lavalas Phil. (non Basi), Murex aci- 
culatus auct. (non Lamarck). E. Ga. V. — 197. "M. scalarioides De Blain- 
ville =. M. dislinctus Jan. Un solo esemplare. E. Ga. V. — 198. 'M. Edwardsii 
Payr. (Purpuro). r. Ga. V. — 199. "M. scalari s Brocchi. E. Ga. — 200. *M. 
Blainvillii Payr. — M. cristatus auct. (non Brocchi), M. Brocchii Cantr. r. 
Ga. V. — 201. 'M. cristatus Broc. Un frammento. E. Ga. — 202. *M. Hoer- 
nesii D'Ancona. E, Ga. — 203. "M. rudis. Borson. E. Ga. — 204. *M. eri- 
naceus Lin. = M. decussalus Gm. E. Ga. V. — 205. "M. lamellosus (Jan.) 
Phil. (Fusus). Esemplari a carena bene sporgente. E. Ga, V. — 206. 'M. to- 
rularius Lamk. Soli frammenti. E. Ga. 

EKpidroiiiu».. — 207. 'E. r e ti e ula tu s De Blainville (Triton) = Ranella lanceo- 
lata Menke, Tritonium lurriculatum Desìi, Cumiu decussala Biv. f. Pochi fram- 
menti. E, Ga, V. 

Hanella. — 208. 'E, gigantea Lamarck = Murex reticularis auct. (non Lin.). 
Un bello e conservatissimo esemplare presso Ardore, r. Ga. A. C. E. V. 

Triton. — 209. "T. nodiferus Lamarck = Tritonium mediterraneum Eisso. 
R. Gè. Ga. V. — 2 lo. T. appenninicum Sassi. = Murex nodulosus Borson. 
Un solo frammento. R. S. — 211. "i\ cutaceus Lin. (Murex). Un frammento. 
R. Ga. V. 

fascio (aria. — 212. 'F. fimbriata Brocchi (Murex). Qualche esemplare mal 
conservato. E, Ga. 

4 :ia velia. — 213. C. filosa Seguenza. Questa specie somiglia considerevolmente 
al Fu.ms gracilis dei mari del Nord, ma ne è distintissima perchè più piccola, 
coll'avvolgimento ultimo più depresso alla regione anteriore, pel nucleo di forma 
assai diversa e regolare, per la scultura non fatta da linee impresse, ma coinè 
da fili rilevati che alternano sovente eoo altri minori. 

Lunghezza 33. ram Larghezza 1:'..""" 11. R. 



— 263 — 

*eptHuca. — 214. N. contrarili Lin. (Murex). Grande specie dei mari del Nord, 
r. C. V. 

Buccfuum. — 215. "B. Humphrey sianum var. — B.striatum Philippi. Esem- 
plari incompleti, e. Ga. V. 

Ccrltbtuni. — 21t3. 'C. vulgat uni Bruguière. Esemplari rotti, r. Ga. V.— 217. *C. 
varicosum Brocchi. Esemplari rotti. E. Ga. — 218. 'C. rupestre Risso = 
C. lividulum Risso, C. Mediterraneum, C. fuscatum 0. G. Costa, C. dolium Veiuk. 
(non Brocchi), r. Ga. V. 

Ccrlthiolmu. — 219. "C. scabr u in Olivi (Murex). = C. lima auct. C. Ga. V. — 
220. *C reticulatum Angl. r. Ga. V. — 221. *C. pusillum Jeffr. = C. 
Schivarla Tib.(nonHoernes). R. Ga. V. — 222. *C. lacteum Phil. (Cerithium) = 
C. niveum Biv. p., C. elegans auct. (non De Blainville). e. Ga. V. — 223. 'C. 
spina Partsk. R. Ga. 

Trifori*. — 224. T. perversa (Lin.) auct. (Trochus). Var. BenoUianà Arada 
R.Ga. V.— 225. 'T. ad versa Montg. (Murex). R. Ga. V. 

Cerlthlopsls. — 22(3. "C. t ub ere ularis Montg. (Murex) = Cerithium pygmdeum 
Phil., C. acicuta Brus. r. Ga. V. — 227. *C. bilineata Hoernes. (Cerithium) = 
C. Coppolae Aradas. R. Ga. V. — 228. *C. scalaris Monterosato. R. Ga. V. — 
229. *C. Metaxae Delle Chiaie (Murex) = C. Crosseanum Tiberi, C. subey- 
lindricum Brus. R. Ga. V. 

t'Iieiiopus. — 230. *0. Serre sia n us Michaud (Rostellaria).È questa tra le più 
comuni specie del plioceno calabrese. C. Ga. C. A. B. Bo. Gè. S. Hi. M. V. 

Cancellarla. 231. — C. lyrata Brocchi (Voluta). Un solo esemplare. R. Gè. — 
232. 'C. coronata Scacchi. R. Ga. V. — 233. *C. Brocchii Grosse = Vo- 
luta piscatoria Brocchi. Qualche piccolo esemplare. E. Ga. 

Laincllarla. — 234. "L. perspicua Lin. (Heli.r). Un giovane individuo, li. Ga. \ 

Solarium. — 235. 'S. fallaciosum Tib. = S. slramineum auct. (non Lunik. ). 
r (} a . v. — 236. "S. semisquamosum Broun. Specie assai distinta, col mar- 
gine assottigliato, dal lato dell'ombelico marginato e con un cingolo che l'orna 
ad una certa distanza ; gli avvolgimenti, alquanto convessi, sono elegantemente or- 
nati da quattro o cinque solchi e da numerose linee oblique che l'intersecai 
C- Ga. — 237. "S. contextum Seguenza. Specie affine alla precedente ma più 
convessa d'ambo i lati, col margine finamente crenato, senza cingolo; oinbeliei 
più stretto, base concentricamente solcata; avvolgimenti ornati da solchi spirali 
e da linee oblique molto ravvicinate ed esilissime. e. Ga. — 238. 'S. Alleni 
Seguenza — S. moniliferum Tiberi (non Bronn). Assai ben distinta dalla spi 
del Bronn, perchè offre metà di cingoli granosi, e per la forma generale molto 
più rigonfia al margine, r. Ga. V. 
239. *S. Gallili a e n. sp. 

Questa bella e grande specie, ha una certa analogia pel suo generale anda- 
mento col S. caracollatum Lamk. che è sparso nel mioceno; ma la specie plioce- 
nica è molto più elevata e quasi di forma conica, colla base o regione anteriore 
molto meno convessa e quasi appianata. Gli avvolgimenti si deprimono un i 
posteriormente, sono spiralmente soleati con regolarità: le lin blique su di essi 



— 264 — 

sono poco visibili : l'angolo marginale è più acuto; i due cingoli marginali della 
ba<?e meno prominenti ed appianati ; le pieghe attorno l'ombelico molto più fine 
"I irregolari. Un solo esemplare. 

Altezza 12. mm Diametro 22. mm R. Ga. 

\atlra — 24(>. *N. millepun età t a Lamie. = N. stercus-muscarum Gm., Nocca 
punctata Risso. R. C. Ga. V. — 241. N. maculata Desìi. = Nocca maxima 
Risso, A'. Hebraea Martin. R. <"'. V. — 242. 'N. tigrina (Defrance) auct. Questa 
è ben distinta dalle precedenti e conserva a S. Cristina le macchie rare, larghe e 
rubiginose che ne ornano la superficie. La bocca è dilatata, l'ombelico ampio, sottile il 
callo, e. ( '. Ga V. — 243. 'N. pliocenica Seg. Specie di forma gioì. osa molto affine 
alle precedenti. Un solo esemplare un po'dubbio.R.Ga.. — 244. 'N. flamniulata 
Req = N. filosa Pliil. (non Reeveì, N. fulminai (Risso) Tib.(iion N. fulmìnea Gm.). 
N. Sagratola Monteros. (non D'Orbigny). Un solo esemplare a Siderno, comune 
invece a Gallina, e. Ga. S. V. — 245. 'X. ca te uà Da Costa (Cochlea) = N. me- 
nilifera Lamk. Qualche esemplare un po' dubbio. R. C. Ga. S. V. — 24G. "N. fu- 
sca De Blainville -■-_- N. sordido Phil. (non Swainson), N. Brocchiana Phil. 
Varia in grandezza e nella prominenza della spira. C. Ga. C. R. Gè. S. Ri. M. V. — 
247. N. pseudoepiglottina Sismonda. Probabilmente- è varietà della prece- 
dente, r. Ri. M. — 248. *N. intermedia Philippi = N. Alderi Forbes, N.pvl- 
chella (Risso) auct. e. Ga. Ri. V.— 249. "N. macilenta Philippi. R, Ga. V. — 
250. "N. Guillemini Payr. = N. mormorata Risso. Conserva indizi dei co- 
lori, e. (in. V. — 251. "N. intricata Donovan. = N. Valenciennesii Payr. K. 
Ga. V. — 252. *N. Montacuti Forbes. Vivente nei mari del Nord. e. Ga. Ri. V.— 
253. 'i\. Josephinia Risso {Neverita) — N. glaucina Philippi. R. Ga. V. 

Enllmn. — 254. 'E. polita Lin. (Turbo) = Rissoa Boscii Payr. R. Ga. V. — 

255. *E. Pliilippii Weink. == E. (Ustorio auct. (non Desìi.). R. Ga. V. — 

256. 'E. subii lata Donovan (Turbo) — Melania Cambessedesii Payr. R.Ga. V. — 

257. 'E polygira Seguenza. Distintissima pei suoi numerosi avvolgimenti, r. 
G a . V. — 258. 'E. Jeffreysiana Brus. (Leiostraca). E. Ga. V. — 259. *E. in- 
termedia Cantraine. E.nitida Phil. (non Lamk.). R. Ga. V. — 260.*E.co- 
niea Seg. Bella specie, meno gracile dell' E. Jeffreysiana. r. Ga. — 261. 'E. fu- 
si formi s Seguenza. Specie assai distinta dalla E. stenostoma Jeffr. perla forma 
allungata ed assottigliata della regione anteriore. R. Ga. 

Kullmella. — 262. "E. Scilla e Scacchi (Melania). R. Bo. S. Ga. Ri. V. — 
263. *E. superflua Monter. R. Bo. Ga. S. V.— 264. 'E. acicula Philippi 
(Melania,). R. Ga. V. 

iiiiiioiiilia. — 265. "T. strialu la (Lin.) auct. (Turbo) == Twrritello p/otamoi- 
des «'unir. Melania pallida. Phil., Parthenia varicosa Forbes. R. Ga, V. — 
2C.fi. T. Lancae Libassi (Chemnitzia). R. Ga. V. — 267. "T. varicosa 
Doderl. alcuni frammenti, li. Ga. — 268. "T. amoena Monter osato (Odostomi a ) 
0. (Turbonilla) venusta Monter. (non [ssel). R. Ga. V. 
269. "T. magnifica n. sp. Tav. XVI. fig. 2-".. 

Questa bella specie è molto affine alla T.plicatula Broc. (Turbo), ma distinguesi 
bene per avere le costelli- quasi scancellate, gli avvolgimenti proporzionalmente 



— 265 — 

più brevi, specialmente l'ultimo; essi sono un po' ingrossati alla parte anteriore, 
e sporgono ciascuno un po' al di fuori del superficie 

alquanto concava; l'ultimo avvolgimento poi è angoloso, e presenta una fissura 
ombelicale. 

Lunghezza 11.""" Larghezza 8,4. ,nra 
Var. simplex. Cosielle quasi nulle, r. Ga. 

270. T. obliqueplicata n. sp. 

Questa è affino alla precedente, e distinguesi benissimo pegli avvolgimenti p 
per le pieghe regolari sottili ed obliquarne te ; laddove nella precedente 

sono molto irregolari, più numerose, pressoché perpendicolari alle suture, e la 
superficie è striata spiralmente, mentre in questa è levigatissima. 
Lunghezza 5. m,n Diametro 1,5. :: ' R. Ga. 

271. T. delirata Monteros. — Chemnilzla gracilis Phil. (non B 

Ga. V. — 272. "T. e lega ut issi ma Montg. ( Turbo) — 0. lactea (Lin.) Jeffr., 

Melania Campanellae Phil. Lì. Ga. V. 

27:;. T. scalariformis n. sp. Tav. XVI. fig 21. 

Questa specie comparata colla precedente ne somiglia un poco per la scultura, 
essendo fornita di costelle ravvicinate e spesse, più larghe degl' interstizi, m 
è distintissima per la forma più breve, pegli avvolgimenti abbastanza 

Lunghezza 7.""" Larghezza 2,6. mra K. Ga 
274. "T. h re vis n. sp. 

Questa per la sua t'orina generale soltanto si avvicina un poco alla T. si 
rifornite, ma è ancor meno gracile, cogli avvolgimenti molto convessi e colle su- 
ture profondate. E distintissima poi per le costelle sottili e numerose, ed : 
per le strie spirali impresse, che mancano sulla regione anteriore dell' ul 
avvolgimento. La convessità e brevità degli avvolgimenti, la forma quasi 
Imsa dell'ultimo, e l'apertura molto breve rendono questaspecie pi 
Var. obsoleta n. Mancano quasi intieramente negli ultimi ire avvolgimenti le co- 
stole e le strie spirali. 

Lunghezza 4, •"..""" Diametro 1.7. : li. Ga. 

Pyrgulfua. — 275. T. excavata Philipp] [Rtesoa) R. Ga.V. — 276. T. fene- 
strata. Porbes (Odostomia). E. Ga. V. — 277. T. brevicula M 
slomia) = 0. Moulinsiana Monter. (non Fischer). R. Ga. V. 

Odostomia. — 278. "0. conoidea Brocchi [Turbo). R. Ga.V. — 279. "0 pli- 
cata (Montg.) Jeffr. R. Ga. V. — 280. '0. unidentata Jeffr. Vive nei mari 
del Nord. e. Ga.Ei.V.— 281. '<>. clavula Loven (Turbonìlla) = O.pis 
Brugnone. R. Ga. V. — 282. '0. Sismondae Seguenza = 
Sismonda (non lurieula hordeola Lamie). Vi riferisco un esemplare. R. Ga. — 
283. *0. thiara Seguenza. Un esemplare rispondente alla forma 
favilla. R. Ga. — 284. *0. suturali- Bonelli I dub- 

bio. R. Ga. — 285. *0. pallida Montg. [Turbo). Individui alquanto più ri- 
gonfi. R. Ga. V. 

Menestbo. — 286. "SI Eumboldtii Ri 

Michaud, /'. clatkrala Phil., Risi Calcara, lì. Ga. V. 



— 266 — 

Pyramidclta. — 287. "P. plico sa Bromi. Focili esemplari, r. Ga. — 288. "P. 
mi n use n l,i Monterosato. R. Ga. V. 

Hathilda. — 280. *M. quatricarinata Brocchi (Turbo). 11. Ga. V. — 290. M. 
ci egan I issi m a 0. 0. Costa (Troclius). Un solo individuo incompleto. R. Bo. V. 

Aclls. — 291. 'A. Walleri Jeffr. 11. Ga. V. — 292. 'A. umbilicaris Se- 
quenza. Avvolgimenti molto convessi, suture assai profonde, ombelico e linee spi- 
rali, più o meno manifeste la distinguono dalla precedente, lì. Ga. 
293. 'A. bicincta n. sp. 

Specie distintissima, ma clic si avvicina alquanto all' Aclis supranitida, della 
quale ne è molto più rigonfia. Oltre i tre a quattro avvolgimenti poco convessi 
e levigati, che costituiscono l'apice cilindraceo, la conchiglia costa di sei avvol- 
gimenti brevi, molto convessi, e che crescono celeremente, e sono disgiunti da 
suture mollo profonde. Due cingoli sottili ma prominenti scorrono sulla regione 
anteriore degli avvolgimenti, e divengono meno distinti sull' ultimo, il quale è 
regolarmente convesso alla regione anteriore e presenta un largo e profondo om- 
belico e la bocca quasi circolare. 

Lunghezza 3. mra Diametro 1,5. """ R. Ga. 

Scalarla. — 291. "S. communis Lamarck. R. Ga. V. —'295. "S. Turtonae 
Turi S. elegans Kisso, S. tmuicostata Miehaud, S. planicosta Bivona p. 
Qualche incompleto esemplare. R. Ga. S. V. — 296. *S. pseudoscalaris Broc- 
chi (Turbo). R. Ga. — 297. "S. venusta Libassi e var. Seguenza. La specie e 
la varietà sono forme distinte. R. Ga. — 298. \S. Tre velyana Leach. r. Ga. V. — 
299. *S. soluta Tiberi. R. Ga. V. — .".00. \S. fròndicula S. Wood. r. Ga. 
Bo. V. — 301. *S. Salicensis Seguenza. Specie affine alla S. hispidula Mon- 
terosato, ma piii grande, colle costole lamelliformi accartocciati' e spinescenti alla 
parie posteriore. Due ben conservati esemplari. R. Ga. — 302. S. pulchella Biv. 
p. Un solo esemplare che meglio somiglia alla forma detta S. Schultzii Weinck. 
R. Bo. V. — 303. 'S. e r e n a ta Lin. (Turbo) = S. crcnulala Kien. Due soli esem- 
plari. R. Ga. V. — 304. S. plicosa Phil. R. L. — 305. "S. Coccoi Se- 
guenza. R. Ga. — 306. *S. Bombieciana Cocconi. Questa specie molto affine alla 
mia S. ('nrri)i ed alla 5. toruhsa (Brocchi), per la superficie striata spiralmente 
vien distinta bene dalla prima; le grosse varici e le costole prominenti alla parte 
centrale degli avvolgimenti la fanno disgiungere dalla seconda. Trovasi in con- 
ìervati e smplari. ì. Ga. -307 "S. longissima Seguenza. Questa specie è al- 
ingatissima, cilindrica, cogli avvolgimenti convessi, esilmente striati, marginati; 
•on costole strette, oblique, flessuose. R.B.Ga. — 308. 'S. corrugata Broc- 
chi (Turbo). Var. calabra n. 1 bei e grandi esemplari che riferisco a questa spe- 
cie differiscono dalla forma tipica per essere di forma più allargata, e per gli 
avvolgimenti alquanto convessi. r. Ga. — 309. \S su bla ni e 1 1 osa Seguenza.Più 
la, l'in gracile, più acuta della S. lamellosa (Brocchi), con minor numero 
i costole, e senza le linee esili, lamelliformi, longitudinali e trasversali che ca- 
ratterizzano quest'ultima, r. Ga. — 310. "S. 1! i unii. Seguenza S. decussata 
Bronn, Cocconi (non Lamarck), 5. amocna Fon non Philippi). Un solo fram- 
mento. R. Ga 



— 2(37 — 
311. *S. Mantovani n. sp. 
^ Questa gracile ma solida specie è molto prossima alla S. sublamellosa, ma è 
di quella molto più gracile, con maggior numero «li costole sottili e .li strie 
spirali, e presenta delle varici qua e là sviluppate irregolarmente, ed è air 
assottigliata all'apice. 

Lunghezza l].'" m Diametro 3,3. mn 1.'. Ga. 
Turritella. — 312. *T. communis Risso. E. Ga. V. — 313. T. tricarinataBroc 
chi(Turbo) = T.terebra auct. I!. C. V.— 314. T. triplicata Brocchi (2 
e. Ga. V.~ 315. T. subangulata Brocchi (Turbo). Le diverse varietà,. c.C.Ga. - 
31G. *T. striatissima Doderlein. Pochi frammenti, lì. Ga. —317. T. tor- 
nata Brocchi (7Wòo).R.Ga.— 318. T. vermicular is Brocchi (Turbo). R. Ga 
Vermetus. — 319. 'V. gigas Buona p. = V. Arenarius, auct. Serjmla poly- 
phragma Sassi, e. Ga. V. —320. T. intortus Lamarck (Serpulu). Ordina- 
riamente di piccole forme. C. Ga. — 321. 'V. triqueter Biv. r. Ga. V. — 
322. *V. Seguenzianus Aradas e Ben. e. Ga. V. — 323. 'V. semisurre 
Biv. p. r. Ga. V. — 324. *V. subcancellatus Biv. p. R. Ga. V. 
Cocciim. — 325. 'C. trachea Montg. (Dentalium) - Odontidium rugulosum 

Phil. r. Ga. V. 
Skenea. — 326. "S. plauorbis Fabricius (llelix) = Helix depressa Montagu. 

r. Ga. V. 
Setia. — 327. 'S. amabilis Monts. — Hissua pulcherrima auct. (non Jeffr.). 
R. Ga. V. — 328. *S. pulcherrima Jeffr. (Rissoa). Gli esemplari raccolti, 
comparati con quelli dei mari d'Inghilterra, corrispondono precisamente. K.Ga.V. — 
329. *S. fulgida Adams (Helix). R. Ga. V. 
Periugielia. — 330. T. S chlo ss er iana Brasilia (Cingula). r. Ga. \. 
«aricia. — 331. 'B. rubi;' Montagu ( Turbo), e. Ga. V. 
Rissolna. — 332. *R decussata Montami (Turbo). R. Ga. — 333. *R. pusilla 

Brocchi (Turbo), r. Ga. 
Pigiama. — 334. 'P. glabrata (v. Miilhf.) auct. (Rissoa)- II. punctulum Phil., 
R. sabulum Cantraine, II. Mandralisci Aradas. Un solo esemplare ber ito. 

R. Ga. V. 
Ciurlila. — 335. *C. obtusa Cantraine ( llissoa) = R. Alderi Jeffr. K. Ga. V. — 336. 
*C. obtusispira Seguenza. Affine alla precedente, avvolgimenti meno con 1 
ultimo ottusamente angoloso, fissura ombelicale. R. Ga. — 337. *C. granili uni 
Philippi (Rissoa)= Rissoa (Cingula) aemula Monterosato. Un solo e eni- 

plare. R. Ga. V. — 338. "C. rudis Phil. (Rissoa). R. Ga. V. 
Alvania. — 339. "A. elegantissima Seguenza (fiissua) = R. abyssicola var. ob- 
tusa Jeft'r. Bella e distinta specie, fornita d'una scultura più fina della 
seguente. R. Ga. V. — 340. 'A. Te sta e Aradas R. reti Phil 

sicola Forbes et Hauley. R. Ga. V.— 341. 'A. scabra Philippi. E — 

342. "A. costata Adams (Turbo) II. exigua Michaud, II. cannata Phil. 
Ga. V. — 343. *A. lineata Risso = fl. rugosula Aradas. .1. corrugata Bi 
r. Ga. V. — 344. 'A. Montagui Payr. (J?moaj A. Sardoa Ri 
buccinoides Desh. Si raccolgono diverse varietà, r. Ga. V. — 345. "A. cimicoides 



— 268 — 

Forbes (Rissoa) = Rissoa sculpta"Phil., R. intermedia Anni. r. Ga. V. — 346. "A. 

li ir iugulata Seguenza (Rissoa). Vivente nello stretto di Messina, e fossile 
nei dintorni di Messina. R. Ga. V. — 347. "A. 1 a e li e s i s Basterot ( Turbo). Specie 
comune nel miocene r. Ga. — 348. "A. e a lat li us Forbes et Hanley. Vive nei 
mari del Nord. R. Ga. V. — 349. *A. sororcula Granata (Rissoa). R. Ga. V. — 
350. "A. reticolata Montagli (Turbo) — R. Brani Hanley .1. Brocchii Weink. 
r. Ga. V. — 351. "A. cimex Linneo (Turbo) = R. calalhiscus Laskey, Alva- 
nia Europaea Risso. Rissoa granulata Pini. e. Ga. V. — 352. "A. sub cre- 
mi lata Schw. (ms.) = R. granulata var. minor Phil., R. Oceani (D'Orli. », 
Jeffr. r. Ga. V. — 353. "A. cancellata Da Costa (Turbo) = R. crenulata 
Michaud. r. Ga. V. — 354. *A. clathrata Phil. R. Ga. V. — 355. "A. diadema 
Doderlein (Rissoa). Specie distintissima per le pieghe longitudinali e trasversali 
ebe al Loro incontro portano delle prominenze acute. Var. Cingoli a prominenze 
spinescenti, più piccole ed in maggior numero, e. Bo. A. Ga. S. — 356. 'A. 
lactea Mieli. R, Ga. V. 
357. 'A. reticulato-punctata n. sp. 

Questa specie è affine alla precedente, dalla quale è ben distinta per essere 
più rigonfia, cogli avvolgimenti più convessi, colle suture abbastanza impresse, 
ma non quasi canalicolate come in quella. La scultura poi forma una retico- 
lazione molto fina, in cui le linee longitudinali e le trasversali sono uguali, e i 
vuoti che lasciano somigliano a punteggiature. 

Lunghezza 4.5.""" Diametro 3,3." im R. Ga. 

Rissoa. (') — 358. "R. violacea Desm. r. Ga. V. — 359. *R. splendida Eichw. 
— R. ornata Phil. r. Ga. V. — 360. *R. variabilis v. Mtìlhf. = R. costata 
Desm. Questa specie comunissima presenta le diverse varietà, e gli ornamenti 
colorati della superficie trovansi sovente conservati nel ricco deposito di Gallina. 
C. Ga. V. — 361. *R. costulata Alder. = /?. subcoslulata Schw., R. decorati! 
Phil. r. Ga. V. — 362. *R. Sultzeriana Sismonda. R. Ga. — 363 "R. ventricosa 
r. Ga. V. — 364. "R. similis Scacchi. Questa specie presenta diverse 
valichi. Fra le quali alcuna senza costole, r. Ga. V. — 365. *R. pulcbella Phil. 
r. Ga. V. — 366. 'R. radiata l'hil. r. Ga. V. — 367. *R. simplex Philippi. 
r. Ga. V. — 368. *R. parva Da Costa ( Turbo) - R. pulchella Porbes. r. Ga. V. — 
369. \R. oblonga Desmaret. R. Ga. V. — 370. Et. auriscalpium Lin. 
i Turbo). K. Ga. V. 

Bela. — 371. '11. tenella Jeffr. (Lacuna), r. Ga. A. Bo. S. Y. 

LlUorina. — 372. - L. neritoides Lin. (Turbo). R. Ga. V. 
:;7:'.. 'L. pe re g r i n a n. sp. 

(mesi, i Littorina <■ affine alquanto alla /.. rudis, ma ben distinta pegli av- 
volgimenti meno convessi, pelle suture non profondate e più ancora per la 
altura costituita da cingoli rilevati, che divengono alquante nodosi irregolar- 
mente per le linee di accrescimento. I cingoli sono meglio manifesti sull'ulti 

specie 'li Rissoidi, in enti piani, mi hanno consigliato di ri- 

le nei limiti gruppi nei quali oggi è stato smembrato il genere Rissoa, quantunque nell'elenco 

dei !'<> ili 'min i.il . i., poche li 1 specie <li questo gruppo. 



— 269 — 

avvolgimento, due verso la base formano quasi due earene, perchè sono più 
rilevati. Oltre i cingoli, sonovi delle linee che in mio numero ad essi s'in- 
terpongono. 

Lunghezza ll,5. rara Diametro 9,5. rani 

Gli esemplari raccolti conservano un colorito brunastro. K. Ga. 

fhasianema. — 374. T. costatum Brocchi (NerUa). Var. patulum >■ var. mi 
tv/m = Fossarus clathratus Philippi. La prima varietà è la più comune, r. Ga. V. 
375. *P. cinctum n. sp. 

Questa specie quantunque mostri molta affinità colla precedente, pure si Lascia 

distinguere benissimo pei numerosi caratteri diff erenziali ; e primieri 

spirale, che è più prominente, non cresce così eelere come in quella, le suture 
non si profondano mai, l'ombelico manca, ed in sua vece si stende in quella re- 
gione una callosità, che Lascia appena una Lievissima fissura; ma ancora più ri- 
levanti caratteri si hanno dalla scultura: i cingoli sono prominenti, rotondati e 
regolarissimi ; essi affettano anco la regione appianata posteriore degli avvolgi- 
menti ed ornano la regione tutta ombelicale; le cestelle lamelliformi che -'in- 
terpongono obliquamente ai cingoli, sono anch'esse sviluppate con grande rego- 
larità ; la superficie tutta finalmente è ornata ila esilissime linee spirali, che non 
mancano nemmeno sugli stessi cingoli. 

Lunghezza 8. mm Diametro 8.""" 
Esemplari più o meno mutilati. R. Ga. 

Phaslanella. — 376. T. pulla Liu. (Turbo), r. Ga. V. — 377. 'P. tennis Mi- 
chaud. r. Ga. V. 

Traebysma. — 378. T. delicatum Pliil. (Cyclostomaì) — Janthina 

cola Seguenza, Architea catenulataì Jeffr. (non Costa), Trachysma delica- 
tum Jeffr. Sottile ed elegante specie scoperta vivente nei mari del Nord. 
R. Ri. P. V. 

Turbo.— 379. T. rugosus Lin. r. Ga. V. — 380. T. fimbriatus? B< 
(Trochus,). Tra i vari opercoli della precedente specie ne trovai uno dal 

lato esterno, che panni rapportarsi al T. jìmbriat-us conosciuto tanto nel mioceno 
quanto nel pliocene 1!. Ga. 

381. 'T. gran ulatus n. sp. 

Questa specie ha certa analogia col T. spei iosus Michelotti del mioceno, 
ma è più piccola, più stretta, colla regione anteriore piana ed angolata, coi gra- 
nuli che ornano gli avvolgimenti ottusi, poco s] e disposti in serie spirali, 
di cui una, tonnata di granuli più grossi e posta presso La sutura posteriore, co- 
rona ogni avvolgimento. 

Lunghezza L3. mm Diametro LI,-" K. Ga, 

382. 'T. peloritanus Cantraine T. erythrinus Galvani, 

glabratus Philippi. Questa importante specie trovata eivente nell'Atlantico è pro- 
pria del plioceno dell'Italia meridionale. Trovansi anco la Vai la v*ar. 
glabrata. r. Ha. R. A. Lio. He. S. ti. V. M. !.. V. - 3É I nilla 
Andrzeiowski (Monodonta). Questo Turbo del io. del plioceno formalina 
ben distinta specie fornita di tenui strie spirali; esso non può rapportarsi al 



— 270 — 

genere Monodonta o altro della famiglia dei Trochidi. e. Ga. V. — 384. 'T. ro- 
lli e ttensis. Seguenza Piccola specie levigatissima. e. Ga. V. 

Olivia. — 385. *0. Tinei Calcara {Monodonta) — Monodonta lineala Philippi, Cra- 
spedotus Tinei auct., 0. Tinei Seguenza. R. Ga. V. 

C iniKiiliis — 386. "C. eorallinus G melili (Trochus) = Monodonta Conturii Pay- 
raud. Pi. Ga. V. — 387. *C. cruciaius Lin. ( Trochus) == Monodonta Wieilloti 
Payraud. r. Ga. V. — 388. 'C. Jussieui Payraud. (Monodonta). r. Ga. V. 

Trochus. — 389. 'T. magus Lin. Molti giovani esemplari, r. Ga. V. — 390. T. 
p a t ul us Brocchi, r. Ga. — 391. T. fan uhi ni (ini. R. Ga. V. — 392. T. 
Gnttadauri Philippi. R, Ga. V. — 393. "T. Ferra onii Payraudeau. R. Ga. 
V. — 394. T. varius Lin. : T. Roissyi. R. Ga. V. — 395. T. villicus 
Pliil. 1!. Ga. V. — 396. *T. turbinoides Desìi. = T. helicoidcs Phil. 
,-. Ga. V. — 397. "T. Adansonii Payr. r. Ga. V. — 398. T. geminulatus 
Philippi. r. P. V. — 399. 'T. tu r li i nat us Bora. In frammento che conserva 
le macchie colorate. R. Ga. V. — 400. T. angulosus Seguenza (Architea). 
R. P. V. 
lui. "T laevissimus n. sp. Tav. XVI. fig. 27. 

Specie affine al T. exilis Phil., dal quale distinguesi molto agevolmente pegli 
avvolgimenti più convessi, e levigatissimi, mancando ogni indizio di strie, per 
l'ombelico piti sviluppate e più profondo, e per l'ultimo avvolgimenti) relativa- 
mente più grande. 

Lunghezza 2,7.""" Diametro 3.""" r. Ga. 
102. "T. solarioides Seguenza, Questa specie è distintissima, molto depressa, 
levigata, ombelicata, coll'ombelico crenato. In cattivo stato, si spolverizza assai 
facilmente, e. Ga. — 403. 'T. peregrinus Libassi (Solarium) -- Trochus (Mar- 
garita) peregrinus Monterosato, Seguenza. Specie molto bella ed elegante pei cin- 
goli spinescenti di cui è ornata, e. Ga. — 404. T. reticu latus Philippi (Sola- 
rium) Trochus reticulatus Jeffreys., T. (Margarita) reticulatus Seguenza. Que- 
sta specie fu trovata vivente nei mari del Nord. R. L. V. — 405. T. mar gin Il- 
la tu s Philippi. Bella specie, che presenta numerose varietà e variazioni, r. Ri. 
S, R. — 400. T. ci rictus Philippi. Specie affine alla precedente pegli avvolgi- 
menti crenati sopra una carena posteriore, per la forma generale, pel largo om- 
belico crenato somigliante a quello dei solari; ma differente per la profondità delle 
suture, pel largo appianamento alla regione posteriore degli avvolgimenti e per 
molti particolari, tra i quali specialmente i numerosi cingoli che ornano la superficie 
degli avvolgimenti, come la base, e che variano in numero siccome in prominenza. 
Var. amabilis T. amabilis Jeffr. La carena -posteriore degli avvolgimenti di- 
viene più sporgente, i cingoli numerosi spariscono, restandone uno alla base degli 
avvolgimenti, due sull'ultimo. Var. depressa n. Coi caratteri della precedente, ma 
• li l'orma molto bassa. Questa specie conserva delle macchie rosse più meno 
regolarmente distribuite siccome le descrisse il Philippi. Altra volta ho pubbli- 
cato que li pecie trovata a Calatabiano col nome di '/'. amabilis Jeffr.; allora 
non ne rinvenni che qualche esemplare e taluni frammenti, oggi la raccolsi ab- 
bondantemente a Gallina, dove presenta le varietà ricordate, tra le quali la più 



— 271 - 

abbondante, risponde precisamente alla specie che i] Philippj scopriva a Militello. 
Le altre si collegano ad essa colla massima evidenza, e spettano chiaramente alla 
forma dei mari del Nord. {T. àmàbilis). Grazie alla gentilezza de] prof. A. Lra- 
das, io ho potuto comparare i miei fossili con un individuo tipico raccolto a Mi- 
litello, e devo alla somma cortesia del sig. J. G. Jeffreys vari esemplari del suo 
T. amabilìs del Nord, coi quali ho potuto fare accuratamente i miei confronti. 
Così considerata, la specie deve portare il nome datole dal Philippi. perche an- 
teriore, e la forma descritta dal Jeffreys devesi ritenere siccome varietà di quella. 
e. Ga. V. — 407. *T. Ottoi Philippi. Specie distintissima, che offre anco impor- 
tanti varietà, ma è molto rara nel Reggiano. Var major. Esemplari giganteschi. 
r. Ga. S. Bo. V. 
408. 'T. distinctus n. sp. Tav. XVI. fig. 28. 

Più piccolo assai, ma di forma molto più elevata del T. Ottoi. al quale somi- 
glia alquanto pegli avvolgimenti appianati, perle suture largamente profondate, 
per due ordini di prominenze che avvicinano le suture; ma ne è distintissimo 
per la forma conica più alta, per le linee rilevate alquanto oblique che riuni- 
scono in ciascuno avvolgimento i granuli perle due serie marginali. La base con- 
vessa ha dei solchi concentrici grossi ed in piccol numero. La bocca è quadran- 
golare, piii larga che alta, il labro è flessuoso; h eolumella un po'obliqua. 

Lunghezza 5,4."™ Diametro 4,2. mm 1,'. Ga. 
40!> T. conulus Limi. R. Ga. V. — 410. "1". zizyphinus Lin. e var. Turbi- 
noides Lamk. R. Ga. V. — 411. T. dubius Philippi. R. Ga. \\— 112. "T. Lau- 
gieri Payreaud. lì. Ga. V. — 113. "T. Gualterianus Phil. = ; T. laevigatus 
Phil. (non Gm.) K. Ga. V.— 111. 'T. millegranus Philippi T. miliaris 
Brocchi. C. Ga. A. S. V. — 415. T. Cocchi D'Ancona (M.S.). Specie largamente 
conica e con largo ombelico, con iscultura analoga alla precedente. La forma rac- 
colta a Gallina costituisce la Var. coronatus n. I cingoli degli avvolgimenti sono 
appena granosi, invece uno di essi presso ciascuna sutura è plicato-granoso. l 
416. *T. marginatus. n. sp. 

Questa specie ha la forma generale del T. zizyphinus, cogli avvolgimenti al- 
quanto convessi, i superiori cingolato-granosi, gli altri lisci con qualche stria 
impressa presso le suture. Un cingolo angoloso, striato, e crenato negli avvolgi 
menti posteriori, liscio negli altri, cinge il margini' anteriore degli anfratti. La 
base è convessa, striata concentricamente da strie finissime, variabili, che in] 
sano attorno la regione ombelicale, ed una maggiore so il margine 

all'esterno. Var. crispatus a. (ili avvolgimenti sono striati, il cingolo marginale 
increspato. Var. dilatatus n. Forma più allargata, cingolo più prominente. 

Lunghezza !».""" Larghezza \">. m r. Ga. 
117. T. granulati! s Bora. Var. laevis Brugnone. \ i riferisco un sol framm 
I.'. Ga. V. — US. T. suturalis Philippi. r. S. M. L. V. —419. T. bulli 
Philippi. Questa specie comunissima nell'Astiano di Messina, è ben rara nel Reg- 
giano, r. P. R. Gè. — 120. T. Sayanus Seguenza. Specie ben distinta perle 
suture largamente profondate, pegli avvolgimenti ] irenati pi iure. 

Var. striatulus. n. Con esili strie rilevate spirali ci mano gli avvolgimenti. R. 



— 272 — 

Ga.— 421. T. turgidulus Brocchi T. Montagui W. Vood. R. Ga. V. — 
422. — T. (umidii] us Aradas. r. Ga. V. — 42:5. T. exaspera.tus Pen- 
dant = '/'. crcnulalus Brocchi. Var. granulatus a. Questo Trochus va riunito con 
molto dubbio alla specie del Pennant, ma attesa la grande variabilità di quest'ul- 
tima, tale ravvicinamento può accettarsi. In questa nuova l'orma i cingoli risul- 
tano di granuli arrotondati perfettamente distinti, ma negli ultimi avvolgimenti 
variano, o alternando con altri minori non granosi, ovvero perdendo tutti la gra- 
nulazione, e sino la forma di cingoli, r. Ga. R. V. — 424. *T. parvulus Phil. Mol- 
to affine al seguente, r. Ga. = 425. *T. striatus Lin. Con diverse varietà, e. 
Ga. V. — 42(3. "T. unidentatus Phil. Qualche esemplare un po' dubbio. R. Ga. V. 

Carenili*. — 427. *C. striatus Phil (Valvataì) = Solarium Philippii Cantr. r. Ga. V. 

ryclostrcma. — 428. 'C. lucidimi Seguenza. Specie grandetta e levigatissima colle 
suture [loco profondate. R. Ga. — 429. 'C. C utler i a n u m Clark. (S/cenea). R.Ga.V. 

Seguenzia. — 430. S. ino noe i ng u lata Seguenza (Trochus) = Omphalius mo- 
nocingulatus Jeffr., Seguenzia monocingulata Jeft'r. (M. S.), Seguenzia formosa 
Jeffr. Questa magnifica specie è assai ben distinta. Var. elegans Seguenza. Linee 
d'accrescimento ben appariscenti, r. Bo. A. Ri. M. L. 

Sclssnrella. — 431. 'S. crispata Fleming. — S. striatula Philippi. Alcuni esem- 
plari di forma proprio tipica li ho raccolti a Gallina; ma questa specie varia 
poro nella prominenza della spira, e dallo studio fatto sugli esemplari vivi e 
fossili di varie provenienze e sulla figura e la descrizioni' del Philippi io sono 
venuto alla conclusione, che la 5. aspera Phil. è ima distinta specie, r. Ga. V. — ■ 
432. *S. a spera Philippi. Tav. XVI. fig. 31. Spira più elevata e prominente di 
quanto lo è nella precedente specie, ultimo avvolgimento più rigonfio, regione 
anteriore degli avvolgimenti più alta assai, regione posteriore molto convessa, 
ombelico più aperto, scultura somigliante, ma meglio distinta. Io ho ritenuto sinora 
che alla S. aspera doveasi riferire la forma seguente, che credo distintissima e 
che ho raccolto insieme a questa; i recenti studi me ne dissuasero, r. Ga. V. 
133. *S. eximia n. sp. Tav. XVI. fig. 32. 

Questa India specie è più grande della precedente; essa differisce poi da quella 
per molti caratteri: la regione anteriore dell'ultimo avvolgimento è molto più 
convessa ed elegantissimamente reticolata per costello radianti e per cingoli ad 
esse uguali, entrambi esilissimi e ravvicinatissimi nella procedente; l'ombelico 
riducesi ad una semplice fissura ombelicale, mentre nella precedente la regione 
circostante s'infossa gradatamente per costituire un ombelico elargato; la fendi- 
tura sulla caicna si estende per oltre un quarto dell'ultimo avvolgimento, la 
rima è cinta da due lamelle poco sporgenti, lo sono invece molto nelle S. cri- 
spola ed aspera. La regie posteriore degli avvolgimenti è appianato-convessa, 

mentre nell'altra è fortemenl messa; le costello incurvate siéguono l'anda- 
ne nto (li quelle della regione anteriore tanto nella forma che nella distanza, ma 
in tale superficie appena vi si scorgono indizi di linee spirali. 
Altezza 2. il.""" Diametro :;,. r ,.""" 
Questa specie non può riferirsi alla S. aspcra Ph.. che deve avere la parte 
posteriore degli avvolgimenti molto convessa,, la scultura della base molto più tenue 



— 27:; — 

di quella della regione posteriore degli avvolgimenti, come risulta dalla di 
zione e dalla figura date dall'autore, e. Ga. 

434. "S. tenuisculpta n. sp. Tav. XVI. fig. 29. 

Questa distinta forma è più grande della precedente, insieme albi quale si rac- 
coglie e dalla quale agevolmente distinguesi, perchè nella t'orma generale è meno 
globosa, meno elevata la spirale, più convessa la parte posteriere degli avvolgi- 
menti, brevissima la parte anteriore, la regione anteriore dell'ultimo mento 
è poco rigonfia e pressoché ugualmente convessa quanto la posteriore. La scultura 
è esilissima: sulla regione posteriore degli avvolgimenti costa di finissime linee 
oblique, e di più sottili linee spirali; sulla regione anteriore dell'ultimo avvol- 
gimento, che porta un angolo presso la scanalatura, le linee oblique si i 
nuano colla medesima intensità, le spirali sono più distinti e fra loro molto allon- 
tanate. L'ombelico è formato da una fessura ombelicale profonda. La bocca è 
rotondato-angolosa. 

Altezza 3,5. mm Diametro 3,8; r. Ga. Vi. 

435. S. argute co stata n. sp. Tav. XVI. fig. 30. 

Questa specie somiglia molto alla precedente, dalla quale distinguesi per avere 
la spirale più elevata, le suture più profonde, la regione anteriore dell' ultimo 
avvolgimento meno tumida, assumendo rosi una forma pressoché conica ; ma so- 
pratutto la distingue la scultura, che è ben uguale per la regione anteriore 
come per la posteriore, e formata da linee oblique prominenti ed acute, le quali 
sono intersecate da esili linee spirali molto più sottili e ravvicinale. 
Altezza 3,1."™ Diametro 4.4. mm Et. S. 

Ballotte. — 436. "H. lamellosa Lamarck. R. Ga. V. 

Crepidula. — 437. '('. unguiformis Lamk. C. candida Risso, r. Ga V. — 
438. "C. Moulinsii Miehaud C. fornicala Phil. (non Lamk.). R. Ga. V. 

Calyptrac-n. — 439. 'C. Chinensis Liti. (Patella), e. Ga. V. 

Capili us. — 440. 'C. Hungaricus Lin. (Patella), r. Ga. V. 

Broerhia. — 441. "B. Bellardii Biondi, r. Ga. V. 

Fteewrella. — 442. T. costarla (Basterò!) Philippi. r. Ga. V. — 443. F. ne- 
glecta Desìi. == Patella Gracco Brocchi (non Lin.), F. italica Defrance. S 
Cocconi. R. R. — 444. T. Graeca Lin. {Patella), e. Ga. V. — 445. *F. dor- 
sata Monts. R. Ga. V. — 440. T. gibba Philippi. e. Ga. V. 

Fissnrlsepta. — 447. F. papillosa Seguenza. Vive nei mari del Nord.R.P. V. 

Pnnctnrella — 44*. P. noachina Linneo (Patella). Vive nei mari del Nord. Et.R."\ 

Rimala. — 449. 'E. capuliformis Pecchioli. Grande e ben distinta specie = 
Var. depressa n. Forma poco elevata, e. Ga. 

Creplemarglnnla. „. gen. Conchiglia ovale con rivolto in- 

dietro, ed incurvato verso il margine posteriore, a emplice; 

al suo margine anteriore un intaglio o fenditura, che si continua con una callo- 
sità lineare interini, che va sino all'apice, ed all'esterno con v "-!""' 
dente, trasversalmente striato. Apertura ovale, che viene in | iusadauna 
lamina appianata, che stendendosi orizzontalmente aderisce coi su ni alle 
pareti posteriori e restii libera pel margino ànterio 



Quesl jenerr . ime chiaramente appare dalla costituzione della conchiglia, è 
un vero intermedio tra la famiglia dei Caliptreidì e quella dei Fissurellidi. Esso 
ha infatti l'andamento d'una Emarginula, sia per la torma, come per la fenditura 
marginale e pel solco dorsale, ma la lamina che chiude porzione dell'apertura 
è proprio come nelle Crepidule. 
450. — 'C. re ti culata n. sp. 

Testa parva, solida, ovato-elliptica, regulariter convexa; apex prope margi- 
ne-m poslicum : sulcus superfìcialis : super/ìcies tenuiter esquisite clathrata : 
go crenatus. 

Conchiglia ovato-ellittica, poco elevata, regolarmente convessa, coll'apice che va 
sino al margine posteriore; solco dorsale poco profondo e stretto, conlinee tra- 
sversali arcuat listanti; superficie elegantemente reticolata per due serie di 

linee che l'ornano, le linee sono sottili e prominenti, le une irradiano dall'apice 
alla periferia, le altre disposte concentricamente le intersecano formando un re- 
ticolo molto Indio. Il margine della conchiglia è (inamente crenato. La lamina 
che chiudo parte della bocca s'inserisce ad una certa altezza dal margine ed è 
alquanto convessa. 

Non ho trovato sinora che un solo esemplare incompleto di questa specialis- 
sima conchiglia. 

Altezza 2,3.™' n Larghezza o.l.'""' Lunghezza presunta 5,2. """ lì. Ga. 
binili finitili. — 451. 'K. fissu ra Lin. (Patella) - E. elata Libassi, r. Ga. V. — 

152. "E. confusa Seg. Specie che vive nello stretto di Messina, r. Ga. E. V. — 

153. 'E. clath rataeformis Eichwald = E. tuberculosa libassi. E. Ga. — 454. 'E. 
conica Sehum. = E. Costae Tiberi. 1!. Uà. V. :- 155. "E. pileolus Michaud 

E. capuliformis Phil.R Ga. V. —456. "E. cancellata Philippi. E. Ga. V. — 
157. "E. Adriatica O.G. Costa, r. Ga. V. — 458. E. decussata Pb.il. r. L. — 
459. 'E. elongata 0. G. Costa, r. Ga.V. — 460. "E. Huzardi Payr = E. de- 
pressa. Risso. R. Ga. V. — 461. "E. solidula 0. G. Costa, r. Uà. V. 

T«M-«ur«. — 462. T. unico lor Porbes (Lottia) = T. virginea auct. (non Muli.), 
e. Uà. V. 

■■att-lia. — iti:;. T. eoe mie a (Lin.) auct. Qualche esemplare, r. Ga. V. — 464. "P. 
Lusitanica Gm. = P. punctata Lamarck. E. Uà. V. 

Chiton. — 465. *C. olivaceus Spengi. — C. squamosus Poli (non Lin.), C. sul- 
catus Risso, C. Siculus Gray. r. Ga. V. — 466. *C. miocenicus Michelotti. 
La comparazione di questo Chiton con quello del mioceno medio dimostra lievi 
differenze, e. Ga. — 467. "C. corallinus Risso — C.rubióundus 0. U. Costa, 
C. seytodesma Scacchi, C. Freelandii Porbes, C. pulchellus Phil. (non Gray), C. 
PhUippii Issel. K.Ua. V. — ics. 'e. Cajetanus Poli. r. Ga V. — 46!». "C. Alta- 
villensis Seguenza C. squamosus Libassi (non Linneo). Questa granilo e 
bella specie si distingui' per essere ricoperta da grosse squame ellittiche. Le valve 
- molto spesse e solide, le valve estreme sono dentellate ed intagliate. Eac- 
colte poche valve a Gallina, che rispondono bene con quelle di Altavilla, r. Ga. 

Acanthochltes — 17'». "A. discrepans Brown (Chiton) = A. communis Risso. 
r. Ga. V. 



— 27."» — 

Classe. Soi.ENOCONciii. 

Dcut alluni. — 471. 'D. Delessertianum Chenu == D. striatum Phil. (non 
Lamk.), D. sulcatum Scacchi (non Lamk.), D.Philippii Monteros. Questa - 
è molto comune nell'Italia meridionale. C. Ga. E. C. S. B. Bo. A. M. Gè. — 
472. 'D. elephanti n um Linneo. È difficile negli esemplari incompleti di di- 
stinguere questa dalla precedente specie. C. E. Ga. B. Bo. A. Gè. si. Hi. M. 

L. V. — 473. D. badense? Partsk. Con dubbio vi riferisco qualcl semplare. 

E. E. — 474. *D. Passerinianum Cocconi. e. Ga. A. Bo. — 475. "D. Pa- 
normeum Chenu = D. Lessimi G. B. Sow. (non Desìi.), r. Ga. V. 
47G. 'D. polve druiii n. sp. 

I pochi esemplari incompleti di Dentalium che riunisco sotto questo nome si di- 
stinguono benissimo per la loro fonila, la quale invoco di essere come d'ordi- 
nario conico-cilindracea è piramidato-prismatica, colle facce perfettamente piane 
e separate da spigoli ben netti. Le l'acce sono circa 1 l e disugualissime. La 
superficie è levigata e lucida. 

Lunghezza presunta 25.""" Diametro 2,5. min r. Ga. 
477. "D. vulgare Da Costa D. Tarentinum Lamk. r. Ga. V. — 478. 'I). lae- 
vigatnm Ponzi, r. Ga. — 470. "D. agile Sars. = D. incertum Phil. (non 
Desh.). Nel pliocene dei mari profondi è questa una delle specie comunissirae 
e caratteristica. C. E. C. Ga. B. A. Bo. (le. S. G. Ri. M. 1- Vi. V— 180. 'D. 
rubescens Desh. Distinto per la fenditura, li. Ga. V. 

481. 'D. irregulare n. sp. Tav. XVI. tig. 33,33a. 

Questa specie è più gracile e |iiii assottigliata delle due precedenti, presenta 
leggiere ed irregolari strie di accrescimento, la sua forma poco curva si offre sempre 
sviluppata con irregolarità, la fenditura è breve e si allarga regolarmente in forma 
triangolare. 

Lunghezza 32.""" Diametro 2,4. mm r. (la. 

482. 'D. filimi (I. B. Sow. = b. gracile Jetì'r. (nnn Meek.). l'u solo esem- 
plare. E. Ga. V. 

Siphonodentaltam. — 483. 'S. t ri q n e t rum Brocchi {DenlaUum). gualche 
esemplare molto grande di unita ad altri di ordinaria statura, r. (la. li. A. 
Bo. Gè.— 484. 'S. tetragonum Brocchi {Dentalium) = D. quinquangulare 
Porbes. e Et. C. Ga. B. Bo. A. Gè. S. G. Hi. M. VÌ.V.-485. 's. Lofotense 
M. Sars. r. da. V. 

Helonyx. — 48C>. 'H. ventricosa Bronn (Dentalium) - Dentalium coarcta- 
tum Lamk. (parte), Creseis gadus Bronn, Dentalium Oliti ><\u-rh:. 
yentricosus Doderlein, Gadulus gadus Appelius, Dentalium gadus Cocconi (non 
Montg.). Questa specie, die il Jeffreys trovava^ tei mari di Groenlandia, 

è comune dapertutto nel pliocene italiano. Essa dovasi nella provincia di 
gio molto rara, ma è comune invece a Gallina dove raccoglici in esemplari 

conservatissimi. e Ga.S.Bo.B.V. - 487. II. gadulus lerlein | 

Specie piccola e ben distinta dalla precedente. II. S. - 188. '11. Jcffn 



— 276 — 

Monterosato — Cadulus subfusiformis Jeffreys (non Sars). Questa piccola e 
gracile specie trovasi ben conservata a Gallina, r. Ga. 
Cadulus — 489. C. diploconus Seguenza. Questa specie ricorda la precedente 

nella forma generale, ma spetta a quest'altro gruppo, ed inoltre presenta un 
brusco rigonfiamento verso il mézzo, dal quale carattere riconoscesi a prima 
giunta, r. S. Vi. — 490. "C. cyathus De Cristofori et Jan. (Creseis) = Dentallum 
ovulum. Var. attenuata Monterosato. r. Ga. S. A. Bo. — 491. 'C. ovulumPhi- 
lippi (Dentalium). Specie assai distinta per la forma globoso-ovata, levigatissima, 
ad aperture circolari, la posteriore ornata da elegante dentellatura, a denti pic- 
colissimi e prominenti. Var. gibbo. Piti rigonfia e maggiormente gibbosa, e. Ga. 
A. Gè. S. Ri. M. 

492. C. Salicensis n. sp. = C. ovulum Var. Salicensis Seguenza. Questa forma 
che io associava alla specie precedente, devesi disgiungere; essendoché il margine 
all'apertura posteriore non è finamente dentato, invece presenta delle oscure e 
larghe crenature. Quanto alla forma, distinguesi; perchè si restringe più bru- 
scamente alla regione posteriore, che diviene assottigliata e prominente, r. Bo. A. 

Classe. Pteropodi. 

iivalaea — 493. 'H. tridentata Forschal (Anomia) = H. cornea Lamarck. In 

esemplari conservatissimi a Gallina, e. Ga. V. — 494. *H. peraffinis Seguenza. 
Esemplari di perfetta conservazione ma molto fragili, e. Ga . V. — 495. *H. 
Scilla e Seguenza. Specie globosa, e ben distinta per la gibbosità della regione 
ventrale, per la convessità e caratteri della regione dorsale. K. Ga. — 496. 'H. 
Calatabianensis Seguenza. Piccola e distinta specie molto allargata, tricostata, 
con apertura allungata e stretta. R. Ga. — 497. 'H. inflexa Lesueur — il. 
uncinata Hoening, //. vaginella Cantraine. Questa specie nel giacimento di Gal- 
lina presenta delle variazioni, in cui le pieghe dorsali tendono a sparire, e. 
Ga. V. — 498. 'H. trispinosa Lesueur = H. mucronata Quoy et Gaim., //. 
depressa Iìiv.. Diaeria trispinosa auct. r. Ga. B. V. 

Cleodor». — 499. 'C. py rami data Lin. (Clio) = C. lanceolata Blainville. C. 
Ga. B. Bo. S. Ri. V. — 500. "C. cuspidata Lamk. (Ihjaldea). Qualche fram- 
mento. R. Ga. V. 

Creseis. — 501. "C. sub u lata Quoy et Gaim. = C. spinifera Bang. e. Ga. V. — 
502. *C. acicula Bang. = C. spiniformis Benoit. r. Ga. V. 

Balantlum. — 503. '13. acuti ss i in uni n. sp. Tav. XVI. tìg. 35, 35a 

Questa specie ha una certa analogia di forma col D. Pedemontanum (Ma- 
1 1. ma e distintissima perchè più gracile, più assottigliata gradatamente alla 
regione posteriore, ohe risulta molto più acuta. Gli spigoli laterali sono molto 
taglienti; e la conchiglia risulta sensibilmente piìi incurvata. Inoltre la super- 
ficie inferiore e la superiore sono quasi uguali, ugualmente convesse, e sgo- 
mente incurvate, senza considerevoli angolosità o depressioni, se non che in 
manza dei margini laterali una lieve e graduale depressione si avvera, e sulla 
scia superiore si manifestano alla regione mediana gl'indizi di due superfi- 
cialissimi solchi longitudinali. Le pieghe trasversali sono sottilissime, poco curve 



— 277 — 

e divengono sempre più tenui verso la regione posteriore, dove nell' ultima por- 
zione spariscono del tutto. 

Lunghezza 22.""" Larghezza 8,4.""" Spessore 5,8. 
Specie fragilissima, ben distinta, che raccogliesi in esemplari più o meno mu- 
tilati, r. Ga. 
Cnvicrla. — 504. "C. striolata n. sp. Tav. XVI. ti-. 36. 

A prima giunta direbbesi elle questa sia la C. ustesana Rang: ma essa ne è 
benissimo distinta, perchè di forma meno gracile, quantunque somigliante; inoltre 
il margine orale non presenta pieghe di sorta ovvero angolosità, di modo che 
la bocca risulta di forma pressoché circolare. La superficie è levigata e lucente, 
ma guardata con una lente di forte ingrandimento essa si presenta striata po- 
lo lungo e trasversalmente, mostrando così una finissima reticolazione. 
Lunghezza 9. mi " Diametro 4.""" 
La scultura panni che distingua molto bene questa speri,- dalle affini. Essa 
trovasi anco a Messina. R. Ga. 
s,.mì;.iì» — 505. 'S. glob u lo sa Seguenza. R. 1!. Ga. — 506. "S. diversa 
Monterosato. Somiglia alla S. reticulata, ma ha la spira più breve: le suture 
sono crenate. R. Ga. V. 
EmitoiiiK. — 507. 'E. rostralis Souleyet (Spirialis). Un solo conservatissimo 
esemplare colla bocca completa e fornita del caratteristico rostro. lì. Ga. V. 
508. "E. bellerophina n. sp. Tav. XVI. fig. 34, 34o, 34/;. 

Questa è distintissima specie, che colla sua forma generale ricorda il genere 
Bellerophina. estremamente sottile e ira-ile. abbastanza rigonfia, colla spirale ben 
appariscente e concava, che cresce lenta menti- nei suoi avvolgimenti larghi e 
Levigalissimi. L' ombelico è stretto e profondo; la bocca semilunare, cioè stretta 
e curva in forma d'arco semicircolare. 

Diametro 2.8.""" Altezza 1.0.""" 
Questa tenue specie colla sua forma ricorda davvero il genere Béllerophit\ 
del Cretaceo, r. Ga. 

(.'lasse. LaMELLIBRANCHJ. 

Xylopliaga. — 509. 'X. dorsalis Turton (Teredo). R. S. Ga. V. 
Gastrochaena. — 510. *G. dubia Perni. (Mya)- lì. Polii Philippi. K. Ha. V. 
Petricola. — -MI. 'P. sub e ari nata n. sp. 

È una sola valva raccolta a Gallina die io chiamo cos'i. Essa è di forma 
molto inequilatera, trasversalmente ovato-oblonga, colla regione boccale roton- 
data, colla regione anale rotondata e quasi angolosa, cor una carena un'Ilo ottusa 
che dall'apice scorre sino all'angolosità marginale. La superficie presenta delle 
lamelle concentriche alquanto spesse, quasi regolari e rilevale; gl'interstizi più 
larghi offrono una fina e scancellata reticolazi per linee concentriche e ra- 
dianti. I due dt-nti cardinali sono prominenti e molto solidi. 
Lunghezza 9,5. ram Larghezza 13,6."™ R. Ga. 

Venerupis — 512. 'V. irus Lin. (Donax). R. Ga. V. 

Sailraia. — 513. 'S. rugosa Lin. i ìfytilus). Var. arctica Lin. | ìh/a). e Ga. S, I. \ 



— 278 — 

Sphenla. — 514. "S. cari nata n. sp. Tav. XVI. fig. 37, Sia. 

Io denomino così una sola valva rinvenuta a Gallina, la quale è di forma 
pressoché quadrangolare, come rappresentano le figure, col lato boccale rotondato 
e sporgente, col lato anale sinuoso-t roncato, formando un angolo prominente ed 
acuto col margine ventrale. Da questo angolo si eleva una carena prominente 
fortissima che si estende sino all'apice, il quale è molto gibboso. La regione o 
margine cardinale è pressoché retta, e presenta un intaglio sotto l' apice. 
Lunghezza 17.""" Larghezza 21.""" E. Ga. 

C'orinila. — 515. "C. gibba Olivi (Tellina) = C. nucleus Lamarck. e. Ga. V. 

1%'caera. — 516. 'N. crispata Scacchi (Corbula). Una valva incompleta ed altri 
frammenti. E. Ga. B. — 517. *N. cuspidata Olivi (Tellina) - Anatina bre- 
virostris Bromi. E. Ga. B. V. — 518. "N. rostrata Spengler (Mya) = Anatina 
longirostris Laink.. N. attenuata Forbes, N. renovatà Tiberi. r. Ei. Ga. G. V. — 
510. "N. obesa Lovèn. Alcuni frammenti un po' dubbi. R. Ga. V. — 520, *N. 
lami' 1 1 usa il. Sars. = N. jugosa S. Wood. Una valva rotta molto più grande 
della viventi'. R. Ga. V. 

521. *N. tenuilamella n. sp. Tav. XVI. fig. 38, 38a. 

Questa ben distinta specie per la sua forma si avvicina alla .V. obesa, ma il 
rostro e piii breve: per la scultura somiglia un poco alla N. lamellosa. ma le 
lamelle nella mia specie sono teuuissiine, molto numerose e di sorprendente re- 
golarità. L'apice non è molto prominente, invece perfettamente arrotondato. L'in- 
terno delle valve presenta delle sottili linee radianti. L' incavo cardinale per 
l'inserzione del linimento è piccolo. È specialissimo poi il dente laterale, il 
quale è assai grande e sotto forma di una lamina sottile che ha origine dall'in- 
terno del margine, prende la conformazione di una vaschetta semicircolare, e ciò 
che |iiii importa trovasi ugualissimo sopra ambe le valve, anziché in una sola. 
Lunghezza 7.""" Larghezza 9,5. mra Spessore 6. mra r. Ga. 

522. 'X. costellata Desìi. (Corbula) = N. sulcata Lovèn, N. Adoni liberi. 
Anatina radiata Calcara. Corbula rostrato-costellata Acton,. E. Ga. V. — 52:3. 'N. 
Philippii Seguenza = Corbula costellata Philippi (non Desìi.). Questa specie 
per la brevità del rostro, e per vari particolari della scultura distinguesi bene 
dalla precedente, r. Ga. S. Ei. M. L. 

'•"I'oiiii» — 524. T. granulata Nyst et West. (Corbula) = P. anatinoides 
Forbes, Cumingia Parthenopaea Tiberi. e. B.Ga.S. V. — 525. 'P. neaeroides 
Seguenza. Specie distinta per la forma gibbosa e per le papille o punteggiature 
della superficie disposte in linee radianti. E. Ga. V. 

Thracia. _ 526. T. convexa W. Wood {Mya) = T. ventricosa Phil., T. Mara- 
vignai Ara.las e Calcara. E. C. V. — 527. T. corbuloidcs Deshayes. R. Ga. V. 

Soicn. — 528. 'S. siliqua Lin. R. Ga. V. 

Solecnrtus. — 52!». 'S. candidus Renier. lì. Ga. V. — 5,30. *S. strigilatua 
Lin. (Solen). l'n frammento, lì. Ga. V. 

Syndosmla. — 5:»,[. \s. alba W. Wood (Mactra) = Erycina Renieri Philippi. 
r. Ga. S. V. — 532. "S. longicallis Scacchi (Tellina). Specie che incontrasi 
comune lite nell'Asti, nm dei mari profondi, e. Ga. R. !?. Ho. Gè. S. Al. V. — 



— 279 — 
533. "S. simili* Philippi (Erycina). e. Ga. M. L. — 534. 'S. prismatica 
Mòntg. {Ligula) — Tellina strida Brocc, Erycina angolosa Bromi., E. Arada< 
Biondi. R. Ga, V. 

Libraria. — 535. 'L. elliptica Lamk. R. Ga. V. 

Ma.lia — 536. *M. glauca Bora. — . M. helvaca Philippi. Alcuni tramo; 
K. Ga. V. — 537. 'M. subtruncata Da Costa (Trigonella) = M. triangula 
(Ben.) àiictorum. e. Ga. V. 

i:ivilia — 538. 'E. castane a Mtg. [Dona®) — Erycina pusilla Philippi. r. Ga. V. 

PsammoblA. — 53D. T. vespertina Chemn. (Ln.r.).\\. Ga. V. — 540. 'P.co- 
s'tulata Turt. = P. discors Philippi. R. Ga. V. 

Arcopagfla. — 541. 'A. li a 1 a u s t in a Lin. (Tellina). Qualche valva intiera, r. Ga. V. 

Tellina — 542. T. exigua Poli = T.teriuis Da Costa, r. Ga. V.— 543. "T. ovata 
Brocchi. Frammenti. R. Ga. — 544. "T. pule li e Ila Lamk. R. Ga. V. — 
545.'T. domicilia Linneo = T. variegata Poli. R. Ga. V. — 546. T. pusilla 
Philippi. r. Ga. V. 

lapis — 547. T. edulis Chemn. (Venus) — V. riunitimi, ics Perni. Qualche fram- 
mento. R. Ga. V. 

Cytherea. — 548. *C. Ohio ne Lin. (Venus). Qualche giovine. 1!. «la. V. 

nosinia — 549. 'D.exoleta Lin. (Venus) R.Ga.V.— 550. "D. lincia p u lt. (Venus). 
R. Qa. V. — 551. T). lupinus Poli (Venus). R. Ga. V. 

Venus — 552. "V. rudis Poli Cytherea veneìiana L.uuk. r. Ga. V. — 553. "V. 
M editerranea Tib. (Cytherea) - - V. pectunculus Brocchi (non Lin.). r. Ga. V. — 
554. T. ovata Penn. = V. radiata Brocchi, e. Ga. V. — 555. 'V. Brongnia rti i 
Payr. = V. biradiatd Risso, r. Ga. \ r . — 556. 'V. M e s s a n e usi-; Seguenza. specie 
molto affine alla V. effossa per la forma e per la scultura, ma distintissima per la 
lunula non infossata, r. Ga. P. Va. R. — 557. 'V. easina Linneo. R. Ga. V. — 
558. "V. multilamella Lamarck. = V. rugosa (Broun.) Phil., V. cygnus 
Weink. (non Lamk.). e. Ga. V. — 559. 'V. Rusterucii Payr. = V. cygnus 
Araci, et Benoit (non Lamk.). V. Jocnia Benoit e Granala. c.Ga. B.V. — 560. 'V 
verrucosa Lin. r. Ga. V. 

Orce. — 561. 'C. minima Montg. ( Venus) V. Cyrilli Scacchi, Cythered Sismon- 
dae Cale. — 562. 'C. solida Brugnone (M. S.). Rotunda aa, levigata. 

coll'apice prominente. R. Ga. 
Crossateli». — 56:'». 'C. parva u. sp. Ta\. XVI. lig. 39, 39a. 

Questa forma è ben distinta dalla C. planata, che è Punica specie congenere 
che vive nel Mediterraneo: essa e di forma molto più aliai tlmente, 

cogli apici meno prominenti e menu acuti, colle costelle trasversali, più pro- 
nunciate e ben distinte su tutta la superficie. 

Lunghezza 8,0. mm Larghezza 9,5. mra R. Ga. 

Astarle. — 5(*>4. *A. fu'sca l'oli (Telli A. incrassata Brocchi. c.Ga. \. — 

565. 'A. silicata Da ('osta (Pectunculus). Con molte varietà di forma e di scul- 
tura, e Ga. V.— 566. 'A. t r i a ligulari s Mtg. (Mactrd). Varietà a margine 
crenato e a margine intiero, r. Ga. V. — 567. 'A. bipartita Philippi i/ 
cinaf). R. Ga. V. 



— 280 — 

Vertf cordi*. — 568. V. argentea Mariti (Chama) — Chamd anelino Brocchi, 
Perrhiolia argentea Meneghini, e. lì. <><'. — 569. 'V. a cuti e ostata Phi- 
lipp] (Hippagus) = V. cardiiformis S. Wood. Trovasi dovunque nel plioceno de- 
positatosi a grandi profondità, r. E. Ga. B. Gè. Bo. G. Ri. L. V. — 570. "V. gra- 
nulai;! Seguenza. Si è rimasti molto indecisi sulla esistenza di questa sperir 
tra le viventi, e la forma prossima, pescata a diverse profondità ed in vari luo- 
ghi, si credeva da taluno doversi più tosto riferire alla specie seguente ; ma dal 
confronto or ora fatto dal sig, Jeffreys dei miei esemplari tipici con quelli dell'Atlan- 
tico risulta che la forma atlantica deve associarsi a questa. E. Ga.V. — 571. "V. 
trapezoidea Seguenza. FI sig. march, di Monterosato ha pescato questa spe- 
cie nel Mediterraneo, e ne ha riconosciuto la esatta eorrispondenza cogli esem- 
plari t'ossili (li Picarazzi e ili Altavilla, r. Ga. V. — 572. "V. arenosa (Ray- 
neval) P. L. Appelius (Pecchiolia). Grande e distintissima specie, e. B. Ga. S. 
G. Ri. M. 

Kelliella- — 57:'.. 'K. miliaris Phil. (Venus?) — Kellia abyssicola Forbes, 
A', abyssicola M. Sars. e. R. Ga. Ri. Vi. V. 

Isocardia — 574. *I. cor Lin. (Chama). R. Ga. V. 

Chama. — 575. 'C. gryphoides (Lin.) auct. e. Ga.V. — • 576. "C. circinata 
Monterosato. Specie che abita i fondi coralligeni. r. Ga. V. — 577." C. gryphina 
Lamk. C. sinistrorsa Weink. (non Brocchi). R. Ga. V. — 578. "C. dissimilis 
Bronn. Specie molto distinta dalle precedenti per la t'orma delle lamelle che 
1' ornano, r. Ga. 

«'ardita — 579. 'C. curili s Phil. = C. minuta Scacchi, r. Ga. V. — 580. "C. 
trapezia Lin. (Chama). R. Ga. V. — 581. *C. calyculata Lin. (Chama). e. 
Ga. V. — 582. '•'. crassicosta Lamk. R. Ga. — 583. 'C. aculeata Poli 
(Chama). e. Ga. V. — 584. 'C. intermedia Brocchi (Chama). R. Ga— 585. *C. 
rhomboidea Brocchi (Chama). r.Ga. — 586. "C. pectinata Brocchi (Chama). 
r. Ga. — 587. 'C. revoluta Seguenza. Tav. XVI. fig. 40,40a. Bella specie, 
aitine alla C. Jouanneti del mioceno; ma molto piccola. R.Ga. — 588. "C. 
Partschii Goldf. La forma che riferisco a questa specie è piccola, roton- 
data e con numerose costole granose; conviene mediocremente colla specie mio- 
cenica, r. Ga. 

Cardimi). — 589. "C. erinaceum Lin. In grandi e belli esemplari. r.Ga. V. — 

590. '*'. echina tum Lin. C. mucronatum Poli. R. Ga. V. 

591. *C. 1 u n u la t u in ii. sp. 

Chiamo così una sola valva di Cardium raccolta a Gallina, la quale per la 
sua genio-ale forma e scultura ha certa somiglianza col C. echinaturn, ma ne è 
eminentemente distinta. La l'orma è più rotondata, le costole sono al numero 
di 25 e le papille che le ornano in forma di cucchiaio, più allargate alla regione 
anteriore; ma il carattere precipuo che serve a distinguere questa forma si è 
quello d'una lunula cordato-ovata, grande, levigata e profondamente incavata. 
Lunghezza l'h.""" Larghezza 20,5. nrai R. Ga. 

592. '<:. tuberculatum Lin. R. Ga.V. — 593. *C. hirsutum Bronn. Questa 
bella e distinta specie trovasi nel mioceno come nell' Astiano di molti luoghi. 



— 281 — 

e. Ga. — 594. "C. papi 1 1 osimi Poli = C. planatum (Ren.) Brocchi, C. Polii 
Payr.c. Ga.V.— 505. "C. fascia tu m Montag. r. Ga. V. — 596. X'. minimum 
Philipp!, r. Ga. V. — 507. "C. parvum Philippi. r. Ga. V. — 598. *C. roseum 
Lamk. = C. nodosum Turton, C. scabrum Philippi. r. Ga. V. — 599. 'C. La- 
mare kii Reeve = C.glaucum Bvuguière, C. rusticum Lamk. (non Lin.), C. 
edulea.net (non Lin.). R. Ga. V. — 600. "C. Norvegicum Spengi. C. lae- 
vigatum auct. (non Lin.). r. Ga.V. — 601. "C. fragile Brocchi = C. strio- 
latum Calcara. R. Ga. — 602. *C. pectinatum Lin. Vive nei mari dì 
regioni più calde. R. Ga. V.— 603. *C. multicostatum Brocchi. Fram- 
menti. R. B. 

Dlplodonta. — 604/D. rotundata Montg. {Tellina). R.Ga. V. — 605. T). inter- 
media Biondi, r. Ga.V. — 606. 'D. apicalis Philippi (Tellina) = D. trigona 
Scacchi, D. trigonula auct. (non Bromi.). R. Ga. V. 

Axlnns. — 607. *A. flexuosus Mtg. (Tellina). Insieme alla t'orma tipica trovasi 
la Var. == Ptychina biplicata Phil. Trovasi in esemplari conservatissimi. e. Ga. 
V. — 608. *A. grami losus Jefir. Var. rotundatus. r. Ga. V. — 600. "A. Crou- 
linensis Jeffr. e. Ga. V. — 610. "A. ferruginosus Forbes (Kellia). r. Ga. 
V. — 611. 'A. rostratus Pecchioli (Lucina). Questa specie è molto distinta 
per essere molto grande, d'uno spessore considerevolissimo, colla sinuosità, anale 
poco marcata, cogli apici acuti e rostrati, r. C. Ga. B. A. Gè. 

Jagouia. — 612. *J. reticulata Poli (Tellina) == Lucina pecten Phil. (non 
Lamk.). r. Ga. V. 

Lucina. — 613. 'L. spinifera Montg. (Venus). Var. dilatata n. Chiamo così una 
forma larghissima ed a strie concentriche assai sottili, e. C. Ga. A. V. — 614. "L. 
Bronnii Mayer. Oltre la forma tipica v'ha una varietà. Var. major n. Vari esem- 
plari grandi ed alquanto irregolari, e. C. Ga. A. — 615. "L. borealis Lin. (Ve- 
nus) = Tellina radula Montagli, r. C. Ga. A. V. 

616. L. Aspromontana Seguenza. Tav. XVI. fig. 41,4L*. 

Questa specie è molto affine alla precedente, dalla quale è perfettamente di- 
stinta. Allorché adulta, è molto convessa, cogli apici acuti più prominenti, con 
una piega che scorre sulla regione anale, e che quantunque non molto prominente, 
pure è ben distinta, la lunula lanceolata è più profonda e più acuta, le linee 
concentriche della superficie sono elevate, lamelliformi, ma molto irregolari, alcune 
maggiori sono variamente distanti, e negli interstizi se ne interpongono molte mi- 
nori irregolari e variabilissime. Questa specie per la irregolarità delle lamelle 
concentriche , per la piega anale ed altro , somiglia alquanto alla L. incrassata 
Dubois, comune nel mioceno; ma se ne distingue specialmente per la lunula lan- 
ceolata e non fortemente profondala. 

Lunghezza 45.™"' Larghezza 47.""" Spessore 25.™" C. C. 

617. 'L. ci r cu la ri s n. sp. 

Questa specie ha forma pressoché circolare, e d avvicina alle due prece- 
denti; ma ne è distintissima per la scultura, la quale formata di solchi concen- 
trici, ricorda precisamente quella della Dosinia esoleta. L'apice è piccolo, \ 

sporgente, acuto, incurvato: la lunula è caratteristica, breve, larga, triangolare, 



— 282 — 

profondata ; due denti divergenti centrali ed uno inulto solido e sporgente late- 
rale costituiscono il cardine. 

Lunghezza 25. " ,m Larghezza 25,4.""" Spessore 14. min R. Ga. 

Lorìpcs. — 618. *L. lacteus (Lin.) Poli (Tellina) Lucina leucoma Turt., L. 
Desmaresli Payr. r. Ga V. — 619. 'L. fragili s Ph. (Lucina) = Lucina bul- 
lata Reeve. r. Ga. V. — 620. *L. divaricatus (Lin.) auct. = Lucina com- 
mutata Phil., L. pellucida Caruana. r. Ga. V. 

Bornia. — 621. *B. curbuloides Phil.= - Er>/cina crenulata Scacchi, r. Ga. V. — 
622 . ' 15. Geo f f r o y i Payraudeau (Erici/na) = B. complanata Philippi. R. Ga. V. 

Moittaciita. — 623. "M. sub striata Mont. (Ligula) = KeUia Spatangi Brus. r. 
Ga. V.— 624. 'M. ferruginosa Mtg. (Mya). R. Ga. V. 

Area. — 625. *A. Noae Lin. r. (la. \". — 626. 'A. tetragona Poli. r. Ga. V. — 
627. A. barbata. Lin. e. Ga. V. — 628. "A. pectinata Broc. Alcuni esem- 
plari piccoli. R. Ga. — 629. 'A. Polii Mayer. — A. antiquata auct. (non Lin.), 
I. diluvii auct. (non Laniarck). Piccoli esemplari. R. Ga. V. — 630. 'A. lactea 
Lin. = A. Quoyi Payr. e. Ga. V. — 631. *A. pulchella Reeve = A. imbucata 
Poli (non Bruguière). r. Ga. V. — 632. "A. scabra Poli -A. nodulosa Muller. 
e. Ga. V. — 633. 'A. a spera Phil. e. Ga. B. Bo. A; Gè. S. Ri. M. L. — 
634. 'A. obliqua Phil. (non Reeve). e. Ga. Gè. Bo. S. Ri. L. V. — 635. *A. pe- 
ctunculoides Scacchi, r. Ga. Vi. V. — 636. "A. Altavillensis Seguenza. 
Questa è perfettamente distinta dalla precedente, per la forma più allungata tras- 
versalmente, per la sinuosità mediana, nonché per le linee radianti. R. Ga. 

Pcctuuculus. — 6:;?. "P. bimaculatus Poli (Arca)~P.siculus'Ree\e, P. ghy- 
cimeris Phil. (non Lin.). e. Ga. V. — 638. *P. pilosus (Lin). auct. R. Ga. V. — 
639. 'P. violacescens Lamk. r. Ga. V. — 640. T. insubricus Brocchi 
(Arca), r. Ga. 

Llmopsis. — 641. 'L. Arada sii Testa (Pectunculus) = Trir/onocoelia Semperi 
Mayer, L. elegans Michelotti (M. S.). Questa bella e grande specie del mioceno 
e del plioceno mi ha offerto a Gallina soltanto rari e piccoli esemplari. R. Ga. — 

642. *L. aurita Brocchi (Arca). Questa specie, che raggiunge dimensioni rimar- 
chevoli in taluni luoghi, trovasi nel Reggiano quasi esclusivamente a Gallina. Var. 
radiata Ponzi. Fornita di linee radianti. Questa forma è molto rara. C. Ga. S. V.— 

643. *L. minuta Philippi (Pectunculus). Questa è la Limopsis, che incontrasi 
dovunque nel plioceno dei mari profondi, e che nella provincia di Reggio è sparsa 
profusamente. C. Ga. R. B. A. Bo. Gè. S. G. Ri. M. L. V. — 644. 'L. Rein- 
vartii Cantraine. Specie più allungata e più- convessa della precedente, linee 
concentriche e radianti più ravvicinate^ superficie quasi granosa. Vai - , obsoleta n. 
Le linee radianti appena discernibili, r. Ga. — 645. 'L. anomala. Eichwald 
(Pectunculus). La forma pressoché romboide o irregolarmente quadrangolare, la 

rfieie fortemente clatrata distinguono benissimo questa specie, che non è da 
afondere, come taluni hanno tatto, eolla /.. pijqmaea. e. Ga. 

646. L. clathrata Seguenza. Tav. XVI. 6g.42,42«. 
Questa specie è affine alla /,. minuta; ma ne diversifica perchè ornata da linee 

concentriche e radianti, che sono disposte a maggior distanza, e formano una 



— 28:5 — 
superficie clatrata ben distinta, per le valve poi più convesse, i denti in maggior 
numero (12 o più), il margine fortemente crenato, e le crenature molto grosse. 

Lunghezza 5,3."™ Larghezza 3,3. ram r. Ri. Bo. 
647. L. fragilis Seguenza. 

Questa specie è "più rotondata della L. minuta, ed ha la scultura esterna della L 
calabra; all'interno è radialmente striata e più fortemente alla regione posteriore. 

Lunghezza 5,8.""" Larghezza 3,9.""" R. B. 
048. "L. tenui s Seguenza = L. anomala Monterosato (non Eiehw.). Vi ri i 
un solo esemplare molto dubbio. R, Uà, V. — 649. "L. pygmaea Philippi (Pe- 
ctunculus) = L. pygmaea Seg., Trigonocoelia anomala Mayer (non Eichw.). 
Questa distintissima specie è affatto diversa dalla L. anomala gevole 

riconoscerla alla sua forma abbastanza convessa, più larga che lunga, ed alla 
scultura risultante da costole concentriche, rilevate ed abbastanza allontanate. Var. 
major n. Sono esemplari relativamente molto grandi, r. Ga. S. Bo. 

\u4'in<-U;i. — 650. *N. ovJlis S. Wood (Pleurodon) = Pleurodon miliaris S. "Wood., 
Nucinella miliaris S. Wood (non Deshayes). Questa distintissima specie del 
Crag inglese fu da me trovata a Calatabiano in Sicilia ; ma recentemente io 
la raccoglieva in esemplari più grandi presso Reggio alla contrada Gallina, r. Ga. 

(lucuta. — 651. *N. piacentina Lamk. Questa grande speri.- trovasi in tutte le 
zone del pliocene r. Ga. — 652. 'N. nitida Sowerby. Qualche esemplare, r. 
Ri. Ga.V. — 653. *N. nucleus Linneo. r. Ga. V. — 654. *N. umbellata Se- 
quenza. R. Ri. Ga, — 655. N. trigona Seguenza. e. Ri. G. — 656. "X. silicata 
Bronn = N. Polii Philippi. Specie comunissima in tutti gli strati del pli 
dei mari profondi. C. C. R. Ga. B. Bo. A. Gè. S. G. Ri. M. L. V. — 657. *N. 
d.ecipiens Phil. = N. tennis Seguenza (non Montagli). Var. A. - A. Aegeensis 
Forbes. Var. B. infiala, r. Ga. S. G. Ri. M. L. Bo. V. 

658. *N. confusa n. sp. Tav. XVI. fig. 43, 43a. 

È questa ima distinta specie, che pure ho trovato confusa cogli esemplari della 
A 7 , decipiens; essa si distingue precipuamente per essere meno inequilatera, per 
l'apice incurvato verso il centro della conchiglia anziché verso la regione ^oc- 
cale, pei denti molto più larghi, prominenti e ravvicinati, nonché per la forma 
pressoché ellittica. 

Lunghezza 4,7.""" Larghezza 7,3. mm r. Ga. 

659. *N. inflata n. sp. Tav. XVI. fig. 44, 44a. 

Questa piccola specie è affine alla seguente; ma ha gli apici molto rigonfi, 
una forma meno inequilatera e molto più gibbosa, oltreché la regione bo 
non è angolosa, ma rotondata. 

Lunghezza 2.7. I! Larghezza :'..2. ra,u Spessore l,8 mi " R. i 

660. "N. delphinodonta Migli. Vivente nei mari del NTord, e trovai 

mente nel Mediterraneo. B. Ga. V. — 661. N. eorbuloides Seguenza. r. 
Ki. Vi. — 662. 'N. glabra Phil., e Var. elata Seg. e. G. Ri. 
Leda. — 663. 'L. Hoemes i i Bellardi L. elavata Hoernes (non Calcara). R. Ga.— 
664. L. cuspidata Phil. (flucula). Bella specie 'i" <a - 

r. S. Vi. 



— 284 — 

Iicmhulns. — 665. "L. commutatus Philippi (Leda) — L. deltoides Risso, Nu- 
cula striata Broun., N. minuta Scacchi, r. Ga. L. V. — 666. L. ina equila- 
teri^ Seguenza (Leda). E. B. — 667. 'L. trigonus Seguenza (Leda) • — Nu- 
. \a striata Philippi (non Lamarck). Questa specie somiglia al L. concavus 
Bronn e si distingue per essere più gibbosa, e per le costole concentriche la- 
mollose. e. Ga. A. Bo. Gè. L. — 668. *L. concavus Bronn (Nucula). r. C. Ga. — 
669. L. gibbus Seguenza (Leda), r. A. Bo. — 670. 'lì. Messanensis Se- 
guenza (Leda) = L. acuminata Jeffr. (non Sow). Si raccolgono le numerose va- 
rietà che questa presenta nel plioceuo dei mari profondi, dove trovasi dapertutto 
abbondantemente. Var. inflatus n. Forma molto rigonfia raccolta a Gallina, e. 
Ga. R. B. A. Bo. Gè. S. Ri. M. Vi. V. — 671. L. seminulum Seg. (Leda). 
r. A.Bo. — 672. 'L. Ni co trae Seg. (Leda), e. Ga. — 673. *L. pustulosus 
Jeffreys (Leda). Vive nell'Atlantico e nei mari artici, e. Ga. A. Bo. V. — 674. 'L. 
pusio Philippi (Nucula). Vive nell'Atlantico e nei mari artici, e. R. Ga. B. 
Bo. A. Gè. S. G. Ri. M. Vi. V. 

volili». — 675. "Y. frigida Torell = Y. nana Sars. r. Ga. Ri. A. Vi. V. — 676. Y. 
pellucida Philippi (Nucula). Questa specie è perfettamente distinta dalle altre, 
e speciale sinora all'Astiano del lato orientale della provincia di Reggio, le molti- 
forme che si sono ad essa rapportate di vari luoghi e terreni non le appartengono. 
r. A.Bo. S.Ri. M. — 677. Y. 1 u e i d a Loven. R. Ri. V. — 678. Y. e o n f u s a Seguen- 
za = L. pellucida Seguenza (non Nucula Phil.), Y. lucilia Seguenza (non Loven). 
r. B. A. Bo. S. Ri. M. — 670. 'Y. tenui s Philippi (Nucula) = N. pyqmaea 
Philippi (non v. Munster). R. S. M. A. Gallina comunissima. V. — 680. *Y. abys- 
s i cola Torell -- Leda (Yoldia) producta Monterosato, Yoldia striolata Brugnoue. 
R. Ga. A. Bo. V. — 681. Y. meridionalis Seguenza. R. A. Bo. — 682. "Y. 
oblonga? Jeffreys (Leda). Riferisco a questa specie alcuni pochi esemplari. 
R. Ga. V. 

Sllirnla. — 683. *S. ovata Jeffreys. = Phaseolus ovatus Jeffreys. Dopo avere 
trovato questa specie nell' Astiano di Calatabiano in Sicilia, l'ho raccolto nella 
provincia di Reggio. R. Ga. V. 

Malletia. — 684. *M. Bellardii Seguenza. R. Ga. 

Nello. — 685. N. d ilatatus Philippi (Nucula). r. A. Bo. S. Ri. M. L. — 686. 'N. 
excisus Philippi (Nucula). Questa specie vive nei mari del Nord, ed è sparsa 
profusamente nelle roccie marnose e sabbiose dell'Astiano dei mari profondi. C. 
R. Ga. B. A. Bo. Gè. S. G. Ri. Mi. L. Vi. V. 

Titillarla. — 687. T. solida Seguenza e Var. minor n. La varietà è dì forma 
piccola priva di esterna scultura, r. A. Ga. Bo. 

iloiliolai-i». — 688. "M. co stili a la Risso (Modiulus) Al. subpictus Cantraine. 
R. Ga. V. — 689. *M. subclavata Libassi (Modiola) Modiola gibberula Cail- 
laud. K. <la. V. — 690. *M. discors Linneo. Vive nei mari del Nord. R. Ga. V. 

■loiiioi». — 691. 'M. phaseolina Philippi = M. laevis Dan. e Sandri. Questa 
fragilissima specie allò stato fossile, raccogliesi pure in esemplari conservatis- 
simi. C. Ga. Vi. V. 

Mytllns. — 692. 'Al. oblitus Michelotti. Ilo raccolto a Gallina una valva, che 



— 285 — 

parrai convenga bene colla specie miocenica ricordata. E. Ga. — 693. "M. gallo- 
provincialis Lamk. Un giovine ed un frammento. E. Ga. V. 

Avicula. — 694. 'A. tarentina? Lamk. Frammenti troppo dubbi. R. Ga. V. 

Sima. — 695. 'L. squamosa Lamarck. r. Ga. V. — 696. 'L. inflata Chemn 
(Pecten). E. Ga. V. — 697. *L. tenera Turi E. Ga. V. — 698. "L. Loscom li i i 
(Leach). G. B. Sow. = L. bullata (Turt.) Phil. E. Ga. V. — 699. 'L. e s e a i a I a 
Cliemn. Grande specie dei mari del Nord. E. Ga. V. 

liimea. — 700. "L. crassa Forbes — L. Sarsii Lovèn, l. scabrella W Andrew. 
E. Ga. V. — 701. L. strigliata Brocchi (Ostrea). E. B. — 702. L. reti- 
culata Seguenza. Specie analoga di forma alla L. elliplica Jeffr., colle costole 
più prominenti, crenate e più distanti, e con linee concentriche squisite. E. P. 

Pecten. — 703. *P. multistriatus Poli (Ostrea) = P. sentis Eeeve, P. pusio 
auct.r. Ga. S. V. — 704. 'P. varius Lin. (Ostrea). Ga. V. — 705. *P. oper- 
cularis Lin. (Ostrea) e Var. = Ostrea sanguinea Poli, P. Audouinii Payr. 
C. Ga, B. S. G. M. V. — 706. "P. pesfelis (Lin.) auct. = Ostrea elongata 
Born., 0. corallina Poli. r. Ga. V. — 707. 'P. inflexus Poli (Ostrea) -- 
P. adspersus Lamarck, P. Dumasii Payr. r. Ga. V. — 708. T. pes-lutrae 
Linneo (Ostrea) = P. seplemradialus Mùller. Vive nei mari dui Nord: e. Ga. V. — 

709. "P. flexuosus Poli (Ostrea) = P. polymorphus Bromi. E. Ga. V. — 

710. *P. Bruei Payr. = P. leptogaster Brus. E. E. S. Ga. V. — 711. 'P. commu- 
tatus Monterosato = P. gibbus Phil. (non Lamk.), P. Philippii Eècluz (non 
Michelotti). E, Ga. V. — 712. *P. scabrellus Lamk. e. Ga. — 713. T. 
Hoskynsii Forbes P. imbrifer Lovèn, P. fimbriatus Phil. R. Ga. S. M. V. — 
714. *P. vitreus Chemn. (Pallium) — P. Gemmelktri-filii Biondi, e. Ga. E. A. 
Bo. S. G. Ei. Co. V. — 715. 'P. similis Laskey ■■ P. pullus Cantraine, P.pyg- 
maeus auct. (non v. Munster). r. Ga. V. — 71<'>. T. Testai- Biv. li. Ga. V. 

Janiiu. — 717. *J. Jaeobea Lin. (Ostrea). r. Ga. 15. S. V. — 718. M. flabel- 
liformis Brocchi (Pecten). E, Ga. G. — 719. .1. Messii Phil. (Pecten). 
E. G. Ei. 

Plenroiicrtia. — 720. 'P. fenestrata Forbes (Pecten) - Peate» inaequisculptus 
Tib., P. Philippii Acton, P. coneentricus Forbes. P. antiquatus Philipp!, r. Ga, 
M. L. V. — 721. P. duodo e im lamellata Bromi {Pecten). Questa distin- 
tissima specie passa dal miocene al plioceno, ed è caratterizzata dai raggi di- 
stanti e dalla superficie ornata di 3trie elevate, lamelliformi, r. Bo. A. Gè. M 

722. "P. difformis Seguenza. Tav. XVI. fig. 45, 45n, 456. 

Questa specie è analoga alle due precedenti; ma distinguesi p più con- 

vessa, traslucida e come membranacea, mentre la precedente e bianca ed opaca 
la esterna scultura d'una valva è proprio quella del /'. Hosckinsii; nell'altra sono 
delle linee esilissime concentriche rilevate, die facilmente scompariscono, inoltre 

-mi delle linee impresse radianti in corrispondenza deli- intera stole,! 

-il- multo più ravvicinate die nella precedenti' specie, e lasciano un margine 
largo che esse non invadono. Questa conchiglia viene riguardata dal Jeffreys sic- 
come identica al P. Hosckinsii. r. Ili. Ga, M. 

723. P. e ri stata Bronn (Pecten) I trea vlewoneclu Brocchi. Questa grande 



— 286 — 
e bella specie manca nell' Astiano di tutta la provincia di Reggio, eccetto la valle 
di Fiumara dove trinasi in belli esemplari, r. 

munite*. — 724. "H. laeviusculus Philippi.Vi rapporto alcuni esemplari un po' 
dubbi. Vedi fossili zancleani. R. Ga. — 725. "H. crispus Brocchi (Osimi). 
Qualche frammento. lì. Ga. — 726. 'H.Ercolanianus? Cocconi. Un fram- 
mento, li. Ga. 

Spondylus. — 727. 'S. gaederopus Linneo. R, Ga. V. — ■- 728. *S. Gussonii 
Costa. R. Ga. V. 

Plìoatula. — 720. *P. mytilina Philipp! — P. crassidentata Bromi. Trovasi 
in grandi e belli esemplari, r. Ga. 

Ostrea. — 730. 0. navicularis Brocchi. Questa specie, comunissima nel piano 
ledente, è rarissima nell'Astiano della prorincia di Reggio. Io l'ho trovata ap- 
pena rappresentata da qualche individuo nella valle presso Villa S. Giovanni ed 
a S. Cristina, R. C. P. — 731. '0. cochlear Poli. R. Ga. R. S. V. 
732. "0. p 1 a t i e a r di n is n. sp. 

Que biglia per la conformazione convessa della valva inferiore, e ap- 

pianata della superiore, per le lamelle distanti che si osservano sulla superficie 
di entrambe, facilmente può venire confusa tra le diverse forme che assume 
1' 0. cochlear: ma colpisce a prima giunta la forma allargata del cardine, il 
quale inoltre è appianato e lungo, il canale è poco più di un terzo della lar- 
ghezza e lievemente incavato, i margini perfettamente piani, i solchi poco pro- 
fondati. Ai lati del cardine la conchiglia è fortemente increspata. All' esterno 
la valva inferiore presenta larghissime pieghe o ondulazioni radianti; amo la 
valva superiore è più o meno ondulata, r. Ga. 

7:'.:;. '(>. tenuiplicata n. sp. Tav. XII. fig. 1, la, Ih. (Vedi i fossili tortoniani). 
È varamente rimarchevole come questa specie nel Reggiano dagli strati aquita- 
niani passa per tutti i piani successivi sino all'Astiano senza manifestare mo- 
dificazioni rimarchevoli. R. Ga. 

734. '«>. lamellosa Brocchi. Ho raccolto qualche esemplare gigantesco di 
questa specie, r. Ga. — !'■'<■•>. *0. laticardinis Seguenza. Specie che caratte- 
rizza molto bene l'Astiano nel Messinese, ma è più rara nel Reggiano, r. M. Ga. 

Aiioinid. — 7:!<i. "A. ephippium Linneo. Nei depositi di mare assai profondo 
raccogliesi spesso una piccola e traslucida forma, che forse riferiscesi alla Var. 
• squamala Philippi. r. Ga. S. V. — 7:57. *A. costata Brocchi. Riferisco a questa 
specie alcuni esemplari che parmi possano essere semplice varietà della prece- 
dente, r. Ga.-— ■ 738. 'A. aculeata Montagu.r. 1!. Ga. Vi. V. — 739. "A. patel- 
liformis Lin. = *A. pectiniformis Poli. r. Ga. V. — 740. "A. striata 
Brocchi. Questa specie è costante nella sua scultura, che risulta di linee radianti 
avvicinatissime , e non mi pare che vi si possa riferire nessuna delle forme 
viventi, li. Ga. 

Classe. Brachiopodi. 

Ter curatala. — 711. T. Scillae Seguenza. Questa specie trovasi in belli e granili 

esemplari, e. R. Ga. Va. Gè. Si. Co. — 742. T. Regnolii Meneghini. Vi riferisco 

ti ani frammenti delle ci ralve, perciò e [ualche dubbio, il. Ga, — 



— 287 — 

743. T. vitrea Bora. {Anemia), r. R. Ga. A. Bo. Gè. S. G. RLL.Co.V. — 744. "T. 
minor Philippi. e. E. Ga. Gè. S. Co. V. — 745. I. sphoenoidea Philippi. 
r. R. Gè. S. L. Co. V. 

Wahlheimia. — 74(3. *W. euthira Phil. (Terebratula). [o adotto nuovamente 
per questa specie la denominazione del Philippi, appunto perchè rinasce in me 
il dubbio che questa possa essere distinta dalla H. cranium vivente nei mai 
Nord. A Gallina raccogiiesi in esemplari abbondantissimi e ili perfetta conser- 
vazione, e. Ga. R. Gè. Co. L. — 747. *W. s e p t i g e r a Lovèn ( Terebratula) li '. 
peloritana Seguenza. Vive nei mari del Nord. e. Ga. V. R. (te. Co. V. — 748. *W. 
Davidsoniana Seguenza. Riferisco vari esemplari a questa specie, ma 
averne potuto esaminare l'apparecchio apofisario. r. Ga. 

Tercbratuliua. — 749. T. caputs erpeiitis Linneo (Anomia). r. Gè. R. S. Va. 
V. — 750. "T. granoso -radiata Seguenza. Specie a grosse costole, dicotome, 
granoso-rugose. R. Ga. 

Terebratella. — 751. "T. septata Philippi ( Terebratula). Si trovano diverse va- 
rietà, r. R. Ga. S. Va. Co. L. 

Megerlia. — 752. *M. eusticta Philippi (Terebratula). Questa specie distintis- 
sima è assai comune nel piano precedente, e rara nell'Astiano. r. Ga. — 753 
*M. tr lineata Linneo (Anomia). E. Ga. li. Uè. S/Co. V. 

Cistella. — 754. 'C. cuneata Risso (Terebratula) T. Soldaniana Risso, Orthis 
pera v. Mulfli., T. scobinata Cantraine. R. Ga. V. 

Arglope. — 755. "A. decollata Chemnitz (Anomia) = Terebratula detruncatu 
Philippi. r. Ga. R. Gè. S. V. 

itliynckoneila. — 756. *R. bipartita Brocchi (Anomia). Molte variazioni, r. Ga. 
L. — 757. r, sicula Seguenza. Oltre la forma tipica raccolsi una forma molto 
stretta, r. S. V. 

trania. — 758. *C. anomala Mailer (Patella) = Anomia turbinata Poli, C. rhin- 
<jens Philippi. R. Ga. Gè. V. — 759. "C. lamelle sa? Seguenza. Una sola 
valva inferiore. R. Ga. 

Tipo. ARTROPODI. 
Classe. Crostacei. — Ordine. Toracostracei. 

Si raccolgono nel calcare e nelle marne dei frammenti di crostacei superiori, 
che per la maggior parte spettano certamente al nominato ordine; ma la loro 
determinazione riesce impossibile pel modo come sono frantumate le grandi spe- 
cie, e soltanto una molto piccola panni che sia in grado da potere essere stu- 
diata e comparata colle forme conosciute. 

Ordine. Ostracodi. 

Pontocyprls. — 760. 'P. sagittula Terquem. Ravvicino a questa specie un solo 

esemplare, il quale se ne discosta alquanto solo, perchè le protuberai 
nate dallo scopritore sono poco visibili. R. Ga. Vi.— 761. *P. dactylus Egger 
(Bairdia). Gli esemplari che riferisco a questa specie non | ao punteg- 

giature, r. Ga, Ri. — 762. P. lucida Heuss (Cyth&rina). È a questa forma 



_ 28* — 

miocenica che io ho potuto meglio riferire l'unico esemplare raccolto a Gallina. 
E. Gr a . _ 763. T. trigonella Sars. Specie che vive nei mari del Nord. 
R.Ga. V. 

Bnirdia. — 764. '1?. subdeltoidea Munster (Cythere) = Cytherina subdeltoidea 
Reuss, B. subdeltoidea Jones. Questa comune specie, che è comparsa nelle Ca- 
labrie sin dal periodo elveziano e vive tuttora nel Mediterraneo . presenta nel 
plioceno delle forme considerevolmente variabili e sovente abbastanza diverse , 
co'me una varietà piccola e più stretta, che direi Var. minor, ed altre più o meno 
rotondate, più o meno angolose, più o meno rigonfie, slargate ecc. Delle quali 
forme varie corrispondono a quelle viventi illustrate dal Brady, ed alle fossili figu- 
rate e descritte dal Terquem. C. R. Ga. Va, A. Bo. Ri. V.— 765. "B. obt usata 
G. 0. Sars. Un solo esemplare abbastanza piccolo raccolto a Gallina, molti a 
Vito. Var. producta n. Abbastanza comune. Vedi fossili zancleani. La specie vive 
nei mari settentrionali, e. Ga. Vi. V. — 766. B. complanata Brady. La forma 
tipica vi è rara. Var. sinuata n. Il margine ventrale è più curvato, la regione 
anteriore più rotondata, la forma generale alquanto più compressa, Questa varietà 
è più comune e raggiunge maggiori dimensioni, e. Vi. V. 
767. B. re età n. sp. 

La Bairdia che chiamo così, è molto ben distinta per la sua forma allungata, 
retta, col margine ventrale appena incavato, abbastanza compressa e colle regioni 
estreme rotondate, l'anteriore essendo pressoché uguale alla posteriore. Le di- 
mensioni di questa specie sono minori di quelle delle precedenti. 
Lunghezza 0,8. ra ' n Larghezza 0.4." ,m Spessore 0,2. mm r. Vi. 

Macrocvprls. — 768. M. calabra n. sp. 

(Vedi fossili zancleani). Nello Zancleano ho trovato un solo individuo, invece 
nell'Astiano questa specie è comune, e quindi ho potuto ben comparare questa 
colle affini. K^a è alquanto più gracile della M.minno, colla regione posteriore 
meno .icuta, ma più acuta di quanto è nella Cytherideis /Irrora Brady. colla 
quale la mia specie ha grande somiglianza. Ma il carattere più rilevante della 
mia specie si è quello della gibbosità delle valve alla regione centrale e della 
torte depressione che esiste alle due regioni estreme, per cui essa è rigonfia in 
mezzo e compressa alla regione anteriore e posteriore; quindi la sua forma gene- 
rale risulta Inai diversa dalle due affini sopra nominate. 

Lunghezza l,5. m " Larghezza 0,6.""" Spessore 0,5."™ e. Vi. 

Cytliere. — 769. "C. panciata v. Munster = Cytherina punctata Koemer. 
Cyprìdina punrtato Reuss. Rij a questa forma mio-pliocenica un solo 

esemplare. R. «la. — 77o. 'C. cicatricosa Heuss (Cyprìdina). Anco questa 
specie mi ha offerto pochi esemplari. R. (la. Va. — 771. 'C.convexa Baird. 
Questa specie, chi' vive nei mari del Nord e forse anco ne] Mediterraneo, nei 
molti esemplari da me raccolti si mostra variabile nella prominenza e distin- 
zione delle dentellature che offre la regione posteriore; le quali sono sempre 
meno manifeste di quanto le rappresentano le figure date dal Brady, ed io mi 
associo a questo scrittore sulla convenienza che v'ha forse di riunire questa 
alla precedente specie, e. da. Vi. V. —772. 'C. bisinuata? Terquem. Gli 



— 289 — 

esemplari che riferisco a questa specie sono molto solidi, e presentano poco ap- 
pariscenti le due sinuosità, r. Ga. Va. 

773. C. humilis u. sp. Tav. XVI. fig. 46, 46a. 

Questa Cythere viene da me distinta perchè più gracile, quantunque di analoga 
forma delle precedenti; difatti è più piccola, più allungata, più compressa e 
finamente punteggiata. 

Lunghezza 1.""" Larghezza 0,5.""" Spessore 0,25.°™ R. Sa. 

774. 'C. avi ro stris n. sp. Tav. XVI. fig. 47,47«. 

Specie ben distinta per la sua forma ovato-alhmgata, colla regione anteriore 
regolarmente arcuata, colla posteriore sinuato-rostrata, non molto convessa, colla 
superficie ornata d'una reticolazione molto gracile ed a piccole maglie. 

Lunghezza 8. mm Larghezza 3,8."™ Spessore 2,3. mm 
Questa specie pei suoi caratteri è molto ben distinta. R. Ga. 

775. *C. s or ore u la n. sp. Tav. XVI. fig. 18,18a. 

Var. minor, n. Questa bella specie è affine alla C. fornicata Terquem, come 
dissi precedentemente; molto solida, essa si distingue da quella per essere meno 
convessa e meno gracile , nonché per la scultura formata di grandi incavi an- 
golosi, disuguali, irregolarissimi, e per un solco che cinge il margine anteriore. 
Essendo più piccola e un po' diversa nella scultura, la distinguo come varietà dalla 
forma zancleana. Vedi fossili zancleani. Var. obliterata. Mancano i solchi sulla 
regione anteriore, i dentelli marginali sono appena accennati. R. Ga. Vi. — 776. C. 
scabra v. Munster. Risponde meglio alla forma vivente illustrata dal Brady. 
ed ha inoltre i margini molto spinescenti, r. Vi. V. — 777. C. plica tu la 
Reuss (Cypriclina). Un solo esemplare ben distinto di questa specie fu rac- 
colto a Valanidi ed alcuni altri a Vito; tutti rispondono ai viventi descritti dal 
Brady. R. Va. Vi. V. 
778. C. radiato por a n. sp. Tav. XVI. fig. 48. 48a. 

Conchiglia di forma ovato-cuneata , che si assottiglia considerevolmente al 
l'estremo posteriore, che pure termina arrotondato e cinto da dentellature d'una 
estrema picciolezza; ogni valva è carenata dal lato ventrale e cinta da un mar- 
gini' spianato traslucido, che si allarga alle due estremità e presenta esilissime 
striature radianti. La porzione centrale nella sua metà posteriore è longitudi- 
nalmente solcato-puntata e i solchi convergono verso l'estremità posteriore. 

Lunghezza l. mm Larghezza 0,58. mm Spessore 0,2. mm 
Var. inornata n. La superficie delle valve manca dei solchi radianti e delle pun- 
teggiature, e presenta una depressione mediana trasversale che biparte ogni valva. 
La C. Jurinei Munster ha qualche somiglianza grossolana colla mia specie, ma 
ne differisce moltissimo per tutti i particolari accennati, e. Ri. Vi. 
770. C. Bradyi n. sp. 

Questa nuova e distinta specie può venire confusa a prima giunta con quella 
modalità della C. Jurinei dal Brady trovata e descritta tra le forme viventi, e 
ciò tanto per l'andamento generale delle valve, quanto per la scultura; ma 
è perfettamente distinta, oltreché per la forma più allungata, perchè la riunione 
delle valve forma un margine molto sottile ed acuto, perchè molto convesse al 

37 



— 290 — 

centi, i. ,■- e si depvimono e si appianano alla periferia, laddove nella C.Jurinei 
il margine è ottuso, anzi rotondato. La scultura è tenuissima, formata da sottili 
linee longitudinali e da fine punteggiature impresse disposte in serie negli 
interstizi. 

Lunghezza 0,5. ,mn Larghezza 0,2. mm Spessore 0,2. mni R. Vi. 
780. C. Ceratoptera? Bosquet Var. devians n. 

Riferisco con molto dubbio a questa specie ima forma di Cythere più breve, 
alquanto diversa nei suoi particolari caratteri, e colle spine meno sviluppate. 
pel quale fatto meglio si afta alle figure date dal Terquem per la forma del 
plioceno di Rodi. R. Vi. 
Cythcridea. — 781. 'C. fovee la la n. sp. Tav. XVI. fig. 49, 49<z. 

Conchiglia solida, ovato-cimeata, che si restringe verso l'estremo posteriore, ed 
invece è bastantemente allargata anteriormente, colle estremità rotondate, colla 
superficie convessa regolarmente e ornala da fossette, che mostrano una certa 
regolarità, e si allineano parallelamente ai margini della conchiglia. 
Lunghezza 1.""" Larghezza 0,59.""" Spessore 0,49. mm R. Ga. Va. 

782. "C. punc tato-compressa n. sp. Tav. XVI. fig. 50, 50a. 

Conchiglia pressoché egualmente larga in tutta la sua lunghezza, molto com- 
pressa, coli' estremità anteriore rotondata, colla posteriore un po' sporgente e 
leggermente sinuosa, colla superficie segnata da sottili punteggiature. 
Lunghezza l,04. mm Larghezza 0,54. mm Spessore 0,37. mm 

Per la grande compressione questa specie è assai ben distinta dalle altre co- 
nosciute, r. Ga. 

783. C. lucida n. sp. Tav. XVI. fig. 51, 5 la. 

Questa specie somiglia alla C. zetlandica Brady, ma ne è distintissima, perchè 
un po' più allungata, coll'estremità posteriore un po' più sporgente, e sopratutto 
molto compressa; ha inoltre la superficie lucida. 

Lunghezza l,04. mm Larghezza 0,58. mm Spessore 0,41."™ R. Ri. 

784. C. tennis Reuss (Cytherina). Vi rapporto un esemplare solo, che panni 
convenire colla specie miocenica. R. Va. 

785. C. exilis n. sp. Tav. XVII. fig. 49. 

Per questa specie vedi fossili siciliani. Vi rapporto taluni pochi esemplari. R. Vi. 

786. "C. minima n. sp. Tav. XVII. fig. 2, 2a. 

Questa piccola specie ricorda bene la C. pundillata Brady, ma ha il margine 
ventrale un po' incavato, la superficie ornata di due specie di punteggiature, 
una finissima, entrambe a punti più ravvicinati di quanto si osserva nella 
specie vivente dei mari del Nord. 

Lunghezza 0,5. llim Larghezza 0,31. mra Spessore 0,16. mm R. Ga. 
Il> oiiu<<>*. — 787. I. bartonensis var. monosleracensis n. 

Questo fossile è più comune nel Siciliano (vedi fossili di quel piano). Var. 

brevis a. Forma molto più breve quasi ovata, r. Vi. V. 

lioxoconcha. — 788. *L. impressa Baird (Cythere) •■ Cythere cannata Brady. 

C. rhomboidea Fischer, L. rhomboidea G. 0. Sars. Questa, che è la Loxo- 

concha più comune che io ho raccolto nel plioceno, risponde bene alle figure 



— 291 — 
date dal Brady, e tra gli esemplari vari che possiedo ve ne sono di quelli che 
spettarono ad individui femine . ma questi sono in numero molto minore dei 
maschi, e. Ga. Va. Vi. 

789. *L. fabacea n. sp. Tav. XVI. fig. 53,53«. 

Questa è forma affine ma ben distinta dalla precedente; è più allungata e col 
margine ventrale siccome col dorsale pressoché retti e paralleli, colle estremità 
strettamente marginate, colla superficie coperta di grosse punteggiature rav- 
vicinate. 

Lunghezza 0,75.'"' n Larghezza 0,41. mm Spessore 0,3. mm r. Ga. 

790. "L. legumen n. sp. Tav. XVI. fig. 52, 52«. 

Più lunga della precedente, coi margini ventrale e dorsale alquanto flessuosi, 
cogli estremi pressoché uguali e strettamente marginati, colla punteggiatura 
più fina. 

Lunghezza 0,8. mm Larghezza 0,4.""" Spessore 0,27. mm R. Ga. 

791. *L. maculato-punctata n. sp. Tav. XVII. fig. 1, lo. 

Conchiglia rotondato-ovato-rombea, largamente marginata, ai due estremi sopra- 
tutto , verso la regione centrale delle valve molto convessa. La sostanza della 
conchiglia è opaca, bianca, la superficie finissimamente punteggiata, e sparsa ili 
larghe protuberanze appena prominenti. 

Lunghezza 0,8. mm Larghezza 0,6. mm Spessore 0,4. ,nm R. Ga. 

792. *L. tamarindus Jones (Cytherideis) = Cythere laevala Normann , L. 
longipes Sars. Tra gli altri, un esemplare è considerevolmente più largo, e senza 
dubbio spetta ad individuo femineo. r. Ga. V. 

Xestoleberls. — 793. *X. depressa G. 0. Sars. I miei esemplari rispondono a 
capello colle figure e colla descrizione del Brady. e. Ga. V. — 794. 'X. a a gu- 
stata Terquem. Questa comune specie presenta delle variazioni nella Lunghezza, 
nel grado di ottusità ecc. C. Ga. 

795. X. spinulosa n. sp. Tav. XVII. fig. 3, 3a. 

Questa bella specie è molto affine alla Cytherina setigera Reuss; è vitrea, tras- 
lucida , col margine ventrale quasi del tutto retto, coli' estremitìi anteriore in 
forma di angolo retto un po' ottundato, colla superficie liscia e sparsa di rare 
ed esili spinette, regolarmente distribuite. 

Lunghezza 0,73. m,n Larghezza 0,43. mm Spessore 0,4ti." im Et. Ri. 

796. 'X. aurantia Baird (Cythere) Cythere nitida Lilljebory , C. viridi* 
Zenker, X. aurantia G. 0. Sars. Riferisco ben pochi esemplari a questa piccola 
specie, i quali hanno la forma degli esemplari maschili ed una punteggiatura 
un po' dubbia, r. Ga. Va. V. 

797. X. producta n. sp. 

Questa è forma molto affine alla X. testudo del Saariano, ma ben distinta. 
Alla regione ventrale è come quella, appianata, ma meno gibbosa alla regione 
dorsale; la regione posteriore rotondata, l'anteriore rostrata, il rostro sporge bru- 
scamente ed è più tosto ottuso. La punteggiatura della superficie è assai fina. 
Lunghezza 0,5."™ Larghezza 0,25. ore "... " 1-'. Vi- 

CytHoriira. — 798. *C. cuneata Brady. Vi riferisco qualche esemplare, che panni 



— 202 — 

convenga bene e nella forma e nella scultura coi viventi dei mari del Nord. 
Var. tenuìsculpla n. Scultura molto fina, sperone posteriore più valido. Trovasi 
a Vito. R. Ga. Vi. V. 

Cythcropteron. — 799. C. laevis n. sp. 

La conchiglia è nella forma generale pressoché romboidale, e ciascuna valva 
quasi cuneata; la regione anteriore è cinta da una porzione appianata, e da un 
margine arcuato ; la regione posteriore si restringe e porta un'estremità appia- 
nata e dentellata; le ali sono molto prominenti; la superficie è levigata. 
Lunghezza 0,8. mm Larghezza 0,5. mra Spessore 0,7. ,m " R. Vi. 

Paradoxostoma. — 800. T. e n s i fo mi i s Brady. Qualche esemplare, che risponde 
precisamente alle figure date dall'autore. R. Ga. Va. V. — 801. P. arcuatimi 
Brady. Un solo esemplare che vi riferisco con dubbio. R. Va. V. 

eyUicreilii. — 802. *C. compressa v. Munster. Questa specie che è stata figu- 
rata da molti scrittori , è stata rappresentata in modi assai ditì'erenti , da far 
credere che probabilmente si sieno confuse diverse forme: così il Munster, il Reuss. 
il Bosquet, l'Egger ecc. la rappresentano più o meno diversa, ed io devo dichia- 
rare che i miei esemplari meglio convengono colle figure dell'Egger. r. Ga. Ri. Vi. 

803. C. bipartita n. sp. 

Questa forma è descritta precedentemente tra i fossili dello Zancleano. e. Vi. 

804. C. hi spi da n. sp. Tav. XVII. fig. 4, 4tf. 

Questa specie è molto analoga nella forma alla precedente, colla superficie ra- 
ramente punteggiata e scabra perchè irta di piccole spine, che divengono più nu- 
merose e più prominenti verso le regioni estreme. 

Lunghezza 0,l. mm Larghezza 0,58. mi " Spessore 0.50.""" R. Ri. 

Ordine. Cirripedi. 

Balano.». — 805. 'B. tulipiformis Ellis Lepas kdipa Poli. In questo piano 
è affatto identico al vivente. C. Ga. Gè. S. V. — 806. 'B. calce olus Pallas. Vive 
in Africa, alle Indie, raro nel Mediterraneo. R. Ga. V. — 807. 'B. sento rum Se- 
quenza. R. Ga. — 808. 'B. conca v us Bromi = B. tìntinnabulum 0. G. Costa 
(non Lin.) r. Ga. V. — 809. "B. spongicola Browu. Var. pliocenica Seguenza. 
r. Ga. V. — 810. "B. p e r f o r a t u s Bruguière. R. Ga. V. — 81.1. "B. s t e Ilari s 
Brocchi (Lepas) = B. corrugatus Brocchi. Questa specie è in frammenti insieme 
agli opercoli, r. Ga. — 812. 'B. mylensis Seguenza. Questa specie l'ho rac- 
colta di unita a molti scudi, r. Ga. S. V. — Di quasi tutte queste specie negli 
strati di Gallina, calcarei, marnosi e sabbiosi, insieme alle conchiglie, più ordi- 
nariamente intiere, si raccolgono gli scudi e più raramente i terghi. 

Acasta. — 813. "A. murieata Seguenza. Subì qualche valva. K. Ga. 

Coronilla. — SII. C. b i fi d a Bronn. Di questa importante torma ho raccolto sol- 
tanto qualche compartimento. H. I!. 

Pariiyiasmu. — 815. P. gig.anteum Philippi (Chtamalus). A Pezzo presso 
Villa s. Giovanni v'ha un calcare quasi completamente costituito di questo grand'' 
Cirripedo, che si presenta colle valve disgiunte, fra le quali non mancano gli 
scudi e i terghi, e. I'. Va. V. 



— 293 — 

Verruca. — 810. 'V. stromia Mailer-. Sul Peclen scabrellus. r. Ga. V.— 817. T. 
Zanclea Seguenza. Alcune valve disgiunte, r. Ga. R. G. Ri. M. — 818. V. 
Rornettensis Seg. Valve disgiunte, r. R. Ri. G. V. — 819. 'V. crebricosta 
Seguenza. Valve disgiunte, r. Ga. G. Vi. 

i.«iu(s. — 820. L. signata n. sp. 

Dò questo nome ad un piccolo scudo, raccolto a Vito presso Reggio, il quale 
è della forma d'un triangolo scaleno, cogli angoli rotondati, della lunghezza circa 
di tre millimetri e della larghezza di due, colla superficie levigata, che porta 
tre linee impresse profondamente, che irradiano dall'angolo più ottuso e svani- 
scono verso i margini. R. Vi. 

Scalpellimi. — 821. S. zanclea n uni Seguenza. A Pezzo presso Villa S. Gio- 
vanni le grandi valve di questa bella specie trovansi associate insieme per co- 
stituire una roccia calcarea, e. P. lì. — 822. S. Michelottianum Seguenza. 
Le valve di questa specie, conservatissime e di dimensioni maggiori di quanto 
si osservano nel Messinese , sono state raccolte nei dintorni di Reggio ed al 
Capo delle Armi. r. R. — 823. S. magnimi? Darwin. Rapporto dubbiamente 
a questa specie alcune valve rotte e rare che ho raccolto nelle marne di Bianco 
nuovo. R. B. Bo. 

Scillaelepas. — 824. S. carinata Philipp] (Pollicipes) = S. cannata Seguenza. 
Questa specie è rarissima nel Reggiano, laddove è estremamente comune nel 
Messinese. R. P. — 825. S. ornata Seguenza. Anco questa specie vi è molto 
rara, invece eomunissima nel Messinese, come la precedente. R. P. 

Tipo. VERMI 
Classe. Anellidi. 

l»Kygni olirà ne lius- — 82(5. "P. firmus n. sp. Tav. XII. fig. 11, Ilo. (Vedi fos- 
sili del Tortoniano). Vi riferisco un solo esemplare di S. Cristina, lungo oltre 
sedici centimetri, il quale sembra proprio somigliante alla specie miocenica ; e 
solo ne differisce alquanto per la superfìcie un po' meno rugosa, e per la spessezea 
della parete alquanto minore. Del resto è il caso di dovere ricordare come gli 
Anellidi assai malamente si lasciano determinare dalle loro conchiglie, e bene spesso 
la loro ricognizione specifica è affatto impossibile. R. C. — 827. *P. protensus 
auctorum. Riferisco alla specie mediterranea una comune forma che panni con- 
venga bene con quella, e. Ga. V. 

ttuiroriiiN. — 828. \S. nautiloides Lamk. Alcuni individui sopra un ramo ili 
Lophohelia. r. Ga. V. — 829; 'S. laevis Qtrfgs. r. Ga. V. 
830. "S. plieatns n. sp. 

Vedi fossili zancleani. Alcuni esemplali aderenti all' 0. eochléar ed ai radioli 
della Dorocidaris papillata. r. Ga. — 8.31. 'S. gran.ulatus Lin. (Serpula). 
Rapporto con qualche dubbio a questa forma alcuni esemplari aderenti al /'. 
opercularis, che presentano due solchi, e quindi tre carene, r. Ga. V. 

IIHrupa — 832. 'D. su buia (a Desìi. (Drntaìiuiìi). Questa specie, abbondante 
nello stretto di Messina^ nell'Astìano è comune a Gallina solamente. r.Ga, V. — 



— 204 — 

833. *D. incurva Ren. (Dentalium). R. Ga. — 834. D. ? siphuuculus Costa 
(Xodosaria). Il tubo calcareo, nodoso, che il Costa ha voluto rapportare ad un 
Forauiinifero, a mio credere spetta indubitatamente ad un Anellide, e provvisoria- 
mente lo rapporto al genere Ditrupa, sperando che ulteriori studi venissero a 
rischiararci intorno alle sue affinità zoologiche, r. S. G. Ei. 

vcrm Mia — 835. "V. perforata n. sp. Tav. XV. fig. 1. (Tedi i fossili zan- 
cleani). Trovai qualche esemplare aderente ad una Celleporaria. R. Ga. — 83G. *V. 
e a 1 y p t ra t a Grube (Serpula). Qualche raro esemplare dubbio, r. Ga. V. — 837. T. 
infundibulum auctorum. Qualche esemplare raro di cui imo ben conservato, 
fisso nell'interno della maggiore valva di una Terebratula Scillae. r. Ga. V. 

Serpula — 838. *S. vermicularis Lin. r. Ga. V. 

Classe. Briozoarii. 

Salleornaria. — 839. "S. far ciminoides Johnston. Si raccolgono le numerose 
forme che suole presentare. C. Ga. Va. A. B. V. 
840. "S. mammillata n. sp. Tav. XVII. fig. 5, ha. 

Articoli brevi, ingrossati, ed assottigliati agli estremi. Cellule disposte regolar- 
mente in quinconce. non marginate, incavate al centro con apertura circolare in 
fondo all' incavo, la quale porta un largo intaglio alla parte inferiore. Uno o due 
pori vibraculari, rotondi o semilunari. Superficie mammellonata a mammelloni 
disuguali ed irregolari, lisci, e lucidi. Specie distintissima pei suoi caratteri e 
spettante ad un gruppo che forse potrebbe elevarsi al rango di genere. 
Lunghezza della colonia figurata 3. mm Diametro 1.3. :,1MI R. Ga. 

Celiarla. — 841. C. cereoides Sol. et Ellis. Un solo frammento mal conservato. 
R. Va. V. 

Kcrnpocellaria. — 842. *S. elliptica Reuss. R. Ga. Va. — 843. *S. scruposa 
Lin. (Cellulari a). Vi riferisco con dubbio qualche raro frammento. R. Ga. V. 

Myriozoon. — 844. "M. truncatum Pallas. Specie ben nota e sparsissima. 
e. Ga. Va. V. 

Hlppotboa. — 845. 'H. flagellum Manzoni. SulT Ostrea cochlear. r. Ga. V. 

Aetea. — 840. "A. sica Couch. Sul Pecten scabrellus. r. Ga. V. 

Mcnibranipora. — ^47. 'M. lineata Lin. Su d'una Anomia. r. Ga. V. — 848. 'M. 
angulosa Reuss. Raccogliesi aderente alla Fissurella costerna, al Turbo rugosus, 
al Balanus concavus, al Pecten opercularis. alla Janira Jacobea.aìY Ostrea.... ecc. 
e. Ga. V. — 840. "M. annui us Manzoni. Incrosta un tubo di Serpula. r. Ga. — 

850. 'M. calpensis Busk. Sul Pecten opercularis e sull'Osfrea cochlear. r.Ga.V. — 

851 . *M. p a p i r a e e a Reuss. Incrosta il Pecten opercularis e l' Ostrea cochlear. r. Ga. 
Lepraiin. — 852. 'L. decorata Reuss. Sull'Ossea cochlear. R. Ga. — 853. 'L. 

co ce ine a Johnston. In questo piano questa specie, conumeniente sparsa, diviene 
inigliante alla vivente, perchè le cellule s' ingrandiscono e la scultura diviene 
abbastanza pronunciata. Incrosta le seguenti specie : Balanus tulipiformis, Pecten 
opercularis, P. pesfelis, Ostrea nai-iculuris, O. cochlear, Anomia ephippium, Te- 
rebratula minor. T. Scillae. C. Ga. V. — 854. "L. strenuis Manzoni. Sul Pecten 
pesfelis. R. iìn. — 855. "L. surgens Manzoni Var. La piccola colonia che \i 



— 20.-) — 

rapporto, presenta gli avicularì più in alto, l'apertura della cellula alquanto più 
allungata. Aderente al Pecten opercularis. R. Ga. — 856. *L. innominata Couch. 
Sull' Astarte fusca, e siili 1 Ostrc a cochlear. R.Ga.Y. — 857. "L. scripta Eeuss. 
Sulla Terebratula Scillae. r. Ga. V. — 858. 'L. ansata Johuston. Siili' Ostrea 
navicularìs, 0. cochlear, Anomia ephippium. r. Ga. V. — 850. *L. Brongniartii 
Audouin. Var. È una sola colonia die incrosta la Janira Jacobea, e spetta ad una 
varietà molto prossima a quella illustrata dal Manzoni. Le cellule sono considere- 
volmente allontanate, e gli spazi interposti, divisi in molti piccoli compartimenti. 
che sporgono in forma convessa. Gli avicularì mancano sovente. E. Ga. V. — 
860. *L. planata Manzoni. Vai - . La colonia che vi riferisco ha in molte cellule 
obliterati gli avicularì. Sulla Janira Jacobea. R. Ga. — 861. *L. schizogaster 
Reuss. L'unica colonia che vi riferisco ha caratteri tali nelle sue cellule, che 
si lega colla forma dell'autore e con quella considerevolmente diversa illustrata 
dal Manzoni. Siili' Oslrea cochlear. R. Ga. — 862. *L. violacea Johuston. Una 
colonia sola che incrosta quasi per intiero 1' interno della valva inferiore del- 
l'Ossea cochlear. R. Ga. V. — 863. "L. vulgaris Moli. La colonia che vi rapporto 
ricorda bene le forme viventi illustrate dal Waters. Sul Pecten opercularis. 
R.Ga. V. — 864. *L. ciliata Pallas.Sul Pecten opercularis. R. Ga. V. — 865. "L. 
M or ri si a n a Busk. Una ben caratteristica colonia sopra un frammento di Pet- 
tuncolo. R. Ga. — 866. 'L. Pallasiana Moli. Una colonia priva di avicularì 
incrostante un tubo di Serpulà.H. Ga. V. — 867. 'L. Malli sii Auduin. Qualche 
colonia sull' 0. cochlear. R. Ga. V. — 868. *L. venusta Eichw. Questa bella 
specie, a grandi ed assai distinte cellule, non mi è occorso di raccoglierla in 
tutta la serie miocenica, uè nel plioceno antico, e solamente si fa vedere 
nell'Astiano calabrese ; laddove nel bacino di Vienna giace nel mioceno, e a Ca- 
strocaro nel plioceno antico. Raccolta incrostante i Pecten opercularis, P. pesfeli*. 
Ostrea cochlear. r. Ga. — 869. 'L. obvia Manzoni. Sulla Janira Jacobaea. Le 
cellule non offrono ordinariamente le perforazioni delle pareti, che vengono in- 
dicate nelle figure date dal Manzoni. R. Ga. — 870. L. Gattyae Lands. 
Una colonia sul Pecten opercularis R. Ga. V. — 871. 'L. lata Busk. Una 
grande colonia che incrosta un radiolo di cidarite ed un piccolo balano che 
vi aderisce. R. Ga. V. — 872. 'L. reti culata Macg. Sul Pecten opercularis e 
sull' Ostrea.... Var. distincta. n. Questa Leprdlia è a piccole cellule disposte in 
serie, coi margini fortemente punteggiati, colla superficie granoso-perforata, cogli 
ovicelli granoso-rugosi , e cinti al margine da larghi forami, r. Ga. V. — 87;>. *L. 
crassa? Reuss. Questa specie molto somiglia alla forma miocenica descritta dal 
Reuss, ma trattandosi d'una sola colonia, tale determinazione richiede una con- 
ferma. Sul Pecten pesfelis. R. Ga. 
874. *L. coronata n. sp. Tav. XVII. fig. 6. 

Piccole cellule ovato-rettangolari alquanto convesse e disposte in serie , con 
una prominenza mediana, che porta un poro vibraculare. La parete delle cellule 
è perforata da forami angolosi e ravvicinati che la riducono ad una specie di reti- 
colo. La bocca è quasi semicircolare, l'ovicello è rotoudato-globoso, prominente, 
circondato da grossi, ravvicinati e profondi incavi; la superficie è irta da prominenze 



— 296 — 

in forma di lamine irregolari e incito elevate, che s'intersecano in vari modi 

e danno un aspeti Ito curioso agli ovicelli. Sul Pecten fleocuosus. 

Lunghezza d'una cellula prolifera 2,5.™" Larghezza 1.4. mi " R. Ga. 

Cellepoparia. — 875. *C. tubigera Busk. Riferisco a questa specie la più co- 
mune Celleporaria che trovasi uell' Astiano, associandomi però completamente 
a quanto osserva il Manzoni. Essa forma delle colonie di varia grandezza, più 
o meno arrotondate, che si raccolgono libere ovvero aderenti alle conchiglie, e. 
(ia. Va. S. V. — 87(5. *C. systolostoma Manzoni. Questa specie l'ho trovata 
raramente in masse libere . più spesso incrostante la Turritdla triplicata . la 
Balanopht/Uia italica ecc. e sempre molto tenera, r. Ga. V. — 877. 'C. r et usa 
Manzoni. Qualche rara piccola colonia d'ordinario aderente a conchiglie, r. Ga. 
V. — 878. '0. ramu Iosa Lin. r. Ga. Va. V. Probabilmente altre specie in 
cattivo stato di conservazione non sono riconoscibili. 

iischarii. — 879. *E. lichenoides Lamarck. R. Ga. V. — 880. 'E. foliacea 
Lamarck. r. Uà. V. — 881. "E. monilifera M. Edwards. Questa specie sì co- 
mune nel plioceuo più antico, diviene rarissima nell' Astiano: non ne ho trovato 
che due soli rami. R. Ga. — 882. *E. undulata Reuss. Questa che ha origine 
nel mioceuo insieme alla precedente, è rarissima nell' Astiano. R. Ga. — 883. "E. 
cervie ornis Lamarck. Questa specie invece comune tra i viventi, si aumenta 
nell'Astiano. e. Ga. Va. V. — 884. *E. coscinophora Reuss. Var. pliocenica n. 
Tav. XVII. fig. 7, la. La bella Eschara che io denomino così, sembra a prima giunta 
distinta dalla forma miocenica sopratutto per la gracilità dei suoi rami, i quali d'ordi- 
nario non portano sopra ciascuna faccia che tre serie di cellule e più raramente quattro 
ordini, e qualche volta cinque. Le cellule presentano le loro estremità superiori 
incurve e prominenti, e raramente sono ben circoscritte in tutta la loro perife- 
ria; l'infossamento centrale presenta talvolta unica apertura grande o piccola, 
oltre le due superiori, ovvero vari forami molto variabili in numero ed in gran- 
dezza, talvolta molto piccoli, e disposti in un incavo molto allungato e non già 
circolare come nella forma miocenica, ed in numero molto minore che in quella, 
r. Ga. — 885. 'E. columnaris Manzoni r. Ga. Va. 

itiiiiisir.i — 886. B. Savartii Auduin. Anco questa specie comune nello Zan- 
cleano, diviene rarissima nell'Astiano. R. Ga. V. 

Kctcpora. — 887. R. cellulosa Linneo, r. Ga. Va. V. 

Capotarla. — 888. *C. umbellata? Defrance. Quantunque abbia raccolto abba- 
stanza esemplari di Cupularia, sono pure indeciso sulla determinazione specifica, 
specialmente perchè la maggior parte presenta una larga apertura delle cellule 
per la mancanza della parete anteriore, pur esistendovi gli altri caratteri. Que- 
sta differenza può forse attribuirsi allo stato di conservazione? r. Ga. V. 

Crlsla. — 889. *C. fistulosa Heller (non Busk.) = C. llaueri Reuss. E. Ga.V. — 
890. 'C. Edwardsii Reuss. r. Ga. Va.— 801. '(.'. Hoernesii Reuss. e. Ga. 
Va. A. B. 

Idmouea. — 892. 'I. peri usa Reuss. Questa distinta specie viene dal mioceno. 
e comparisce sin nell'Astiano. r. (la. — 89;'>. "I. atlantica Forbes. Gli esem- 
plari che riferisco a questa specie, panni che convengano bene colle figure date 



dal Manzoni, r. Ga. Va. V. — 804. 'I. concava Reuss. Questa specie fu tro- 
vata vivente a Napoli dal Waters. r. Ga. Va. V. — R9">. "I. triforis Heller, li. 
Ga. Va. V. 
89(3. 'I. bacillari, n. sp. Tav. XVII. fig. 8. 8o. 

Questa specie distinguesi perchè è compressa lateralmente e con un sole! 
longitudinale su ciascun lato; tale compressione fa sì che la colonia in forma di 
bacchette ha il suo maggior diametro d'avanti in dietro, e ogni serie di cellule è 
costituita da tre tubicelli. 

Lung. dell'esemplare fig. 3,8. mm Larg. dello stesso 1,3. Spes. 0,7. R. Ga. 
897. "I. irregularis Meneghini. Un solo ma distinto ramoscello. K. Ga. V. 

lloruera. — 898. *H. striata M. Edwards. Questa specie rara nel plioceno antico. 
trovasi sparsa comunemente uell'Astiano. e. Ga. Va. — 899. *H. frondiculata 
Lamk. oltre la forma tipica, ravvicino a questa specie a titolo di Var. rugosa 
una Hornera che ha la faccia posteriore rugosa per numerose prominenze, e. 
Ga. Va. A. B. V. — 900. *H. hyppolithus Defrance. La forma che io vi riferisco 
corrisponde alla miocenica illustrata dal Reuss e dal Manzoni, e. Ga. Va. — 
901. *H. concatenata lìeuss. Due soli rami che rispondono bene agli esemplari 
di Crosara illustrati dall'autore. E. Ga. Va. 

Flltsparsa. — 902. T. varians Reuss. r. Ga, — 903. T. tubulosa Busk 
(Hornera). Il Busk riguarda questa come varietà dell'//, violacea, V Waters la 
separa associandola al presente genere. Io vi riferisco alcuni frammenti un poci 
dubbi. Essa vive in molti mari. R. Ga. Va. V. 

Eutalopkora. — 901. E. anomala Reuss. Due soli gracili rami riferisco a questa 
specie, che trovasi sempre rara nel Reggiano, tanto nel mioceno quanto nel plio- 
cene R. Va. 

Pustulopora. — 905. T. deflexa C'ouch. (Tubulìpora) = P. deflexa Johnst. Un 
solo ramo bifido. R. Ga. V. — 900. P. subverticillata Busk. Un solo ramo 
dicotomo colle cellule appianate e ben circoscritte siccome le dimostrano taluno 
delle figure date dall'autore. R. Va. — 907. T. rugosa D'Orbigny [Ertalo- 
phora) = P. rugulosa Manzoni, r. Ga. Va. — 908. T. proboscina Manzoni. 
R. Ga. 

Tubullpora. - 909. T. flabellaris Fabr. Abbastanza rara in questo pian-. 
r. Ga. V. 

Dlastopora. 910. — 'D. latomargina ta D'Orbigny. Questa specie vivente incro- 
sta diverse conchiglie, r. Ga. V. 

Discoporella. — 911. 'D. hi spi da Fleming. Incrosta il Peden pesfelis ed altre 
specie, r. Ga. V. 

Alccto — 912. A. castrocarensis Manzoni, dna sola colonia sul Bakmus tu- 
lipiformis. R. S. — 913. 'A. major Jonst. Rapporto a questa specie poche 
colonie che incrostano il Peclen opercularis. lì. Ga. V. — 914. A. repens 
Wood. Una colonia molto estesa, che giace sul radiolo d'una Cidarh R. Ga. V. 

Ceriopora — 915. 'C. globulus Reuss. Qualche esemplare soltanto, globuli- 
forme. R. Ga. 

38 



— 298 — 

Tipo. ECHINODERMI. 

Classe. Echinidi. — Ordine. Regolari. 

i MinU — 916. "C. Desmoulinsii E. Sisrnoncla. I miei pochi radioli par che ri- 
spondano abbastanza bene colla descrizione data dal Meneghini. Un solo frammento 
panni distinto e forse spetta ad altra specie, per avere i granuli della superficie 
solcati nel senso dell'asse del radiolo. r. Ga. — 917. *C. Ministeri E. Sismonda, 
Molti radioli e qualche frammento di guscio offrono i caratteri assegnati dal Me- 
neghini a questa specie, r. Ga. S. Ri. 

Possiedo frammenti poco considerevoli di radioli spettanti certamente ad altre 
specie. 
Dorocidnris. — DI 8. *D. p a pillata Leske. (Cidaris) ~ Cidaris histrix Lamk.. 
Cidarìs Slokesii Agassiz, C. affinis Phil., Lejocidaris hystrix Desort, D. papil- 
lata Agassiz. Oggi con linone ragioni, cioè pei graduati passaggi che si notano, 
si vogliono associare insieme le pretese specie enumerate nella sinonimia, ed io 
possedendo vari esemplari che rappresentano alcune di tali forme, oltreché vi notai 
le accennate gradazioni, ebbi a restar sorpreso nell'accorgermi che taluni dei ra- 
dioli presentano l'estremità articolare fornita di grosse crenature ben distinte, e 
che il tubercolo in tal caso offre attorno le corrispondenti crenature, mentre poi 
nello slesso individuo la maggior parte dei radioli sono sforniti dal benché me- 
nomo indizio di crenature. Questo fatto è molto rilevante, dappoiché per esso 
l' importanza grande che si è attribuita al carattere delle crenature viene attenuata 
di molto, e forse anco scancellata del tutto ; ed io per questo fatto sarei proclive 
a credere che la precedente specie non sia che una delle forme che assume l,i 
D. papillata, alla quale realmente somigliano moltissimo i radioli e la variabile 
loro scultura, r. R. Ga, Va, A. S. G. V. 
919. *D. a spe rr ima n. sp. 

Denomino cosi i più comuni radioli che trovansi nell'Astiano dell'Italia meri- 
dionale, associati agli scudetti che costituivano il guscio di questo echinide, che 
non di rado raccolsi intiero nel Messinese, e conobbi quindi che esso raggiunge 
dimensioni molto maggiori della precedente specie. 

Le differenze che io noto nei radioli sono le seguenti: la scultura quantun- 
que analoga alla precedente specie, pure si presenta molto più forte cioè le co- 
stole assai sporgenti e fornite di seghettature o spine acuminate rivolte in su; 
la grandezza è notevole, e alla regione inferiore si presenta un ingrossamento 
l'i'i o meno marcato, del resto l'estremità articolare, ordinariamente sfornita di 
crenature, ne va fornita in molti casi, come nella D. papillata. 

È sicuramente questa la forma rappresentata dallo Scilla nelle varie figure 
della Tav. XX IV. della sua celebre opera. 

Questa forma che io distinguo, potrebbe essere una insigne varietà deUa pre- 
cedente. Talvolta nelle marne s'incontrano dei cilindretti di limonite che sem- 
brano chiodi rugginiti: essi sono a mio credere i radioli di questa specie così 
trasformati. C. R. Ga. Va. B. A. Bo. tic. s. Ri, M. 



— 299 — 

RabdocldaHs. — 020. E. oxyrine Meneghini. Possiedo un sol frammento 'li 

radiolo che risponde precisamente alla descrizione ed alla figura data dall'au- 
tore. E. S. 

Centrostephanus. — 921. "C. longispinus Philippi (Diadema) = Diadema 
europaeum Agassiz. Frammenti dei radioli. r. Ga. V. 

Echimi* — 922. "E. pulchellus Agassiz (Psammechinus). Di questa piccola 
specie s'incontrano esemplari intieri, che convengono esattamente coi viventi del Me- 
diterraneo, r. Ga. E. V. — 923. 'E. acutus Lamarck. Eiferisco a questa specie 
taluni frammenti, che rispondono esattamente per la scultura e per tutti gli altri 
caratteri. E. Ga. V. — 924. E. melo Lamarck. Anco questa specie offre una 
porzione di guscio. E. Va. V. 
925. E maximus n. sp. 

Questa specie molto grande, forse anco maggiore dell'i?, melo, col quale ha la 
massima affinità, trovasi nelle marne sempre in frammenti, sicché non è possibile 
dame una completa descrizione e delle figure. Dirò quindi soltanto che le placche di 
questa specie hanno tutte un'altezza proporzionalmente maggiore di quella del- 
l'affine, che i tubercoli nelle aie interambulacrali sono più numerosi e più pro- 
minenti, siccome nelle aie ambulacrali, ed inoltre i pori sono disposti assai presso 
al margine delle placche, laddove neìVE. melo trovansi molto in dentro, r. S. A. 
Ei. — 926. 'E sp. ? Qualche frammento di altra specie s'incontra a Va- 
iameli, tali resti accennano a forma alquanto depressa con venti ordini di grossi 
tubercoli e molto ravvicinati, 'poco disuguali: inoltre le placche interambulacrali 
presentano molti granuli disuguali. E. Va. Ga. 

Stirecliiuus. — 927. S. Se ili a e Desmoulins (Echinus) = Echinantus costatus 
Agassiz, Stirechinus Scillae Desor. Questa specie distintissima è rara nel Reg- 
giano, mentre è comunissima nel Messinese, r. lì. P. Va. 

Ordine. Spatangoidi. 

Spatangus. — 928. S sp.? Eapporto a questo genere alcuni frammenti 

troppo piccoli perchè possano specificarsi. E. A. 

Classe. Crinoidi. 

Coiiocriiius — 929. C. Seguenzai Meneghini. Non altro che qualche rarissimo 

articolo molto gracile io posso riferire a questa specie pliocenica, li. Va. Vi. 

Tipo. CELENTEEATI. 
Classe. Antozoarii. — Ordine. Alcionakii. 

Jnucella. — 930. J. antiqua Seguenza. Un solo esemplare presso Gallico. R.E. 

Is i s . _ 931. i. melitensis Goldfuss. Specie molto comune nel plioceno astiano 
del lato occidentale della provincia di Peggio, e. R. P. — 932. !. peloritana 
Seguenza. Questa specie è ben distinta pei suoi lunghi e gracili articoli, colla 
superficie liscia e splendente, quantunque superficialmente solcata, colle estremità 
allargate, colla base espansa, radiciforme e ramificata, (ili esemplari abbondanti 



_ 300 — 
dei dintorni di Reggio, sono assai sovente giganteschi, ma sempre relativamente 
gracili, e. E. Gè. 
933. L compressa Seguenza. 

I pochissimi esemplari . o articoli , di questa specie raccolti nella provincia 
di Messina, spettano ad una rara varietà, la quale è mal caratterizzata dal 
siin nome, essendoché la compressione degli articoli è un carattere che appena 
può assegnarsi alla varietà suddetta. I caratteri specifici dai numerosi esem- 
plari raccolti bisogna che sieno modificati comesiegue: Articoli calcarei alquanto 
brevi, cilindracei, sovente irregolarmente angolosi, curvi, compressi, solcati ecc.; 
superficie sulcata da lince larghe impresse, flessuose, curve e che tendono so- 
vente a divenire spirali ; estremità articolari più o meno dilatate, appianate 
o leggermente concave, ma che divengono più o meno prominenti al centro, e 
talvolta acuminate; inoltre, numerose e ravvicinate lamelle concentriche che segnano 
tutta la superficie articolare, e presentano i loro margini crenati per molti solchi 
che irradiano dal centro. Questi caratteri si connettono coir intima struttura degli 
articoli, i quali risultano da strati concentrici e sovrapposti, che facilmente si 
staccano, segnando nettamente i vari periodi d'incremento, laddove nella prece- 
dente specie la struttura è molto compatta. La base è dilatata e ramificata esten- 
dendosi in espansioni radiciformi come nell' /. peloritana ; ma nella specie in 
esame tali espansioni sono molti più spesse e più solide. Gli articoli ramificati 
sono molto rari. 

La costituzione, l'aspetto delle superficie articolari, la struttura lamellosa e la 
conformazione degli articoli distinguono Itene questa specie, e. R. S. Ri. M. 

Ordine. Zoantarii. 

< arropliTllia — 934. "C. e 1 a v u s Scacchi. Un esemplare da Keggio è molto 

grande ed un po' diverso dal tipo perla base più larga, le costole più sporgenti, 
la superfìcie scaherrima ecc. r. R. Gè. Ga. V. — 935. C. Zane le a Seguenza. 
Variabile come nel Messinese, r. H. — 936. 0. geniculata Seguenza. Latomia 
molto allungata e flessuosa distingue bene questa specie; ma tra i numerosi esem- 
plari vedesi variare sino a divenire conica invece di cilindracea. e. E. — 937. <'. 
compressa Seguenza. Un solo e ben caratterizzato esemplare. R. R. 

< crntoc yadins. — 9:ìs. C. simplex Seguenza. Un solo esemplare distintissimo. 

TI. Yy. — 9:10. (.'. rectus Seguenza. lì. R. S. — 940. C. conulus Seguenza. 
R. R. — 941. C. Romettensis Seguenza. r. S. — 042. C. compressus Se- 
guenza. R.R. — 943.C. elegans Seguenza. e. S. — 944. C. Scillae Seguenza. 
r. lì. — 945. C. ponderosus Seguenza. Insieme alla forma tipica raccogliesi 
una varietà minore ili l'urina quasi esattamente conica, e. R. S. Ri. — 946. V. com- 
muni s Seguenza. Questa specie molto variabile oltre nel Reggiano numerose mo- 
dificazioni, molte delle quali possono rappresentare distinte varietà. C.R. Ga. <le. 
S. Ri. — 947. C. affini s Seguenza. R. R. — 948. *C. polymorphus Seguenza. 
Questa piccola specie è distintissima, nei numerosi esemplari, coi quali ordi- 
naria nte si presenta ed offre quelle variazioni numerose che gli valsero il 

nome chela distingue. Difatti le costole vedonsi più o meno prominenti, ovvero 



— 301 — 

scompariscono del tutto, i tramezzi ed in corrispondenza i paletti sono in numero 
estremamente vario ecc. C. Ga. A. Ri. G. Bo. — 949. C. polyedrus Seguenza. 
Specie considerevolmente variabile, e. R. S. M. — 950. C. acuticos tatus 
Seguenza. Costole angolose prominenti ed acute, e. B. ti. Ri. M. 
Stephanocyathas. — 951. *S. elegans Seguenza. Eccetto i giovani, questa 
Specie raccogliesi quasi sempre in frammenti ; presso Vito ho raccolto eleganti 
esemplari intieri e numerosi ed esemplari giovanissimi di due o tre millimetri. 
S'incontra anco la Var. 5. subspinosus. e. R. Ga. B. S. ti. Ri. Bo. M. — 952. 
S. unii» rei la? Ponzi (Trochocyathus). Rapporto a questa specie un grande esem- 
plare intiero, ma incrostato di limonite e cristallini di gesso, quindi non è ben 
riconoscibile. R. ti. 
Ti'ocbocyatktis. — 053. T. te tra ove In s n. sp. 

Poh/parium oblongo-conicum, compressiusculum, plus minusve curvatum, 
Basis parva truncata. Costar 48 inferno subaequales, convexae, fortiler granu- 
latele, superne prope calicem magis prominenies, subacutae, granulato-denti- 
culatae. Calix ellipticus, [ossida parum profunda: colu niella e lamellis paucis. 
granulalo-plicalis . in seriem digestis constUuta; sepia tenues, lata, extus cras- 
siuscula, primaria, secundariaque latiora ac prominentiora ; peduli lati, te- 
nues, flexuosi, granulos crassos gerentes. 

Lunghezza IO. 1 "" 1 Diametro maggiore IL""" Diametro minore 0." 11 " 

Questa specie pliocenica, che ho trovato abbondantemente anco a Calatabiano, 
in Sicilia è affine molto con varie specie del Tortoniano e particolarmente coi 
T. crassus, T. mitralus, e sopratutto col T. Fucksi Reuss; dalle quali specie 
parmi che si distingua per la fina granulazione delle costole, le quali sono spor- 
genti e più verso il calice mostrando lievi differenze; i tramezzi e i paletti molto 
sottili, siccome le lamelle che formano la columella. e. Ar. 
Paracyatbus. — 954. 'P. striai us Philippi (Ci/athina). È un solo esemplare che 
io riferisco con sicurezza a questa specie che vive nel Mediterraneo. K. Ga. V. 
Eemesas. — 955. E. fungi a e formi s Philippi = Hemicyatkus crassicostalus 

Seguenza. Ben rari frammenti. R. A. 
Desmophyliunt. — 956. D. giganteum o. sp. 

Poh/parium magnum, elalum. solidi/m. nmico-compressum, sub-clavatum; 
coslae 24 prominulae, superne in cristas acutas irregulares prominenies; su- 
perficies lenuiler granulato-rugosa. Calie ellipticus, profundis; septa extus in- 
crassata, primaria, secundaria, tertiariaque majora, quinariis adnata. 

La grandezza di questo polipaio è ben rimarchevole, esso quantunque rotto 
alla base è ben più lungo di un decimetro ed il suo calice mutilato dovea al- 
meno avere un asse maggiore di otto centimetri. 

Questo Desmophyllum è il più grande che io conosca, esso differisce dal fi. 
crassum Seguenza per essere più compresso e per avere 24 costole distinte: che 
presso il calice sporgono molto sotto forma di creste acute; questi caratteri lo 
distinguono anco dal D. maximum Seguenza. K. S. 

A questo genere spettano frammenti indeterminabili 'li altre specie probabil- 
mente identiche ad alcune del Messinese. 



— 302 — 

Flaliellum. — 957. F. m essane n se Seguenza. Soli frammenti poco bene rico- 
noscibili, r. A. Bo. — 958. T. s i e i 1 i e n s e Èdwards et Haime. Gli esemplari 
sono ordinariamente piccoli e più o meno rotti , comparati con quelli del plio- 
i può di Palermo rispondono benissimo. Var. crassitheca n. La forma che io denomino 
così presenta nella metà inferiore delle costole prominenti, ha le creste laterali 

più forti e spessissima la muraglia di unita all'epitecio. Questa modificazi 

risponde benissimo alle figure date dal Eeuss pel F. siciliense del miocene austro- 
ungarico. Di questa speciale forma ne conosco un solo esemplare da Santa Cri- 
stina, r. Ga. C. — 959. *F. extensum Michelin. Var. pliocenica n. La forma 
importante che denomino così panni non possa disgiungersi dalla specie miocenici 
cui la riferisco; essa infatti pei suoi caratteri importanti conviene colla specie 
miocenica, ma differisce da quella del colle torinese e dalla varietà costata del 
Toitoniano di Benestare. Difatti i due spigoli laterali sono armati da cresta che 
diviene assai larga presso il margine, le due creste hanno i loro margini irre- 
golarmente dentato-crenati e disposti su d'una retta, mentre tanto negli esemplari 
del torinese quanto in quelli di Benestare essi formano un angolo più o meno ot- 
tuso; inoltre la superficie è fornita di numerose costole larghe e appena rilevate, 
alternativamente più distinte, r. Ga. — 960. *F. compressimi? Lamarck 
(Fungici). Alcuni incompleti esemplari panni che possano spettare a questa specie, 
ma resterà sempre il dubbio finche non potrò comparare i fossili coi viventi del- 
l'Oceano indiano. Nei miei esemplari sempre rotti le costole numerose che or- 
nano la superficie sono pochissimo sporgenti, larghe, leggermente convesse e portano 
un sottile solco mediano. K. Ga. V. — 9(31. "F. Mi eh e lini Edwards et H. = 
F. cunealum Michelin (non Turbinolia cuneata Goldfuss). Vi riferisco due esem- 
plari soli di cui uno giovane e l'altro deformato alquanto. R. Ga. — 962. *F. 
1 acini alum Philippi (Phyllodes). Sempre incompleto. R. Ga. Ri. 

Conotrocbns. — 9Cu>. *C. typns Seguenza = Ceratotrochus ti/pus Michelotti; Cc- 
notrochus typus Reuss. Questa bella e comune specie del mioceno e del plio- 
ceno che mi ha dato occasione a fondare il genere è stata riportata dal Michelotti 
(in Sismonda) nel genere seguente; ma il Reuss ha creduto di mantenere il mio 
genere, e credo che il completo e spesso epitecio valga bene a distinguerlo. C. 
Ga, A. Bo. Gè. G. Ri. 

Ceratotrochus. — 964. C. anceps (in Sismonda) Michelotti. Alla base alcune 
costole sono un po' prominenti. R, R. 

Iiophohclia. — 965. "L. Defrancei Edwards et H. Questa specie trovasi sparsa 
con rarità nella provincia di Reggio, e probabilmente dovrà riunirsi alla vivente 
L. prolifera, r. Ga. R. Gè. S. Ri. M. — 9G6. 'L. prolifera Pallas (Madre- 
pora). R, Ga. V. 

Ampliiiielia. 967. A. miocenica Seguenza. r. R, Ri. — 968. A. sculpta? 
Seguenza. R. Gè. M. — 969. 'A. oculata Linneo (Madrepora). Questa specie 
comune nel Mediterraneo comincia a mostrarsi sin dall'Àstiano. r. Ga. V. 

Dlplohclia — 970. I). refle.xa Michelotti (Oculina). C. R. Ri. M. == 971. D. 
Doderleiniana Seguenza. e. R. Gè. M. — 972. D. SÌ3mondiana Seguenza. 
r. <>e. — 973. D. M en e "li i n i a na Seguenza. r. K. Gè. 



— 303 — 

Cladocora. — 974. "C. Pr evo stana Edwards etHairne — Caryophijllia coespitosa 
Broun (non Lami.), C. Prevostiana Edw. et H. Qualche poliperito isolato. R. 
Ga. — 975. "C. stellarla Edw. et H. = C.flexuosa Ehrenberg. Piccoli ce- 
spugli formati da pochi poliperiti. R. Ga. V: 

Bàlanoiiliyiiià. — 976. *B. i rr eg ular i s Seguenza. Questa specie si presenta 
così variabile e sovente sviluppata anormalmente, siccome avviene nel plioceno 
messinese, e. Ga. R. A. Bo. — 977. "B. italica Michelin (Caryophyllia). 
Riferisco con un po' di dubbio a questa specie un solo esemplare rotto, che nei 
tramezzi e nella columella, come nella forma generale, conviene colla specie ri- 
cordata, e solo ne differisce alquanto per le costole un po' meno sporgenti e meno 
regolari, ma ugualmente granose. R. Ga. V. 

978. *B. compressa n. sp. Tav. XVII. fig. 11, Ila, 

Polyporium conico- aglindraceum, rectum, compressum: basis lata. Epitec 
solidum plicatum. Costae ultra cpitecìum perforato-granosae. Calix cllipticus, 
fossula parum profunda ; columella transverse clangala , e lamellis plicatis 
conferlis constiluta, septa crassa, recto. 

Polipaio retto , elevato , compresso , sopratutto presso del calice, assottigliato 
alquanto alla base. L'epitecio spesso, trasversalmente rugoso occulta intieramente 
le costole nella porzione che ricuopre, restando ad una certa distanza dal margine 
del calice. Costole larghe , ravvicinate , perforato-vermiculate e granose. Calice 
ellittico, coll'asse maggiore poco meno del doppio del minore. Fossetta profonda. 
Columella quasi appianata, ellittica, molto sviluppata e costituita da numerose bac- 
chette ravvicinate. Quattro cicli completi di tramezzi spessi, disuguali, poco larghi, 
pochissimo sporgenti, non curvi , coperti di granuli, che verso il margine si as- 
sociano formando delle rugosità radialmente disposte. 

Altezza 18. mm Diametri del calice 11.""" 8.""" Profondità del calice 4. 11 "" 

Questa specie distinguesi assai bene per tutti i suoi caratteri dalle specie cono- 
sciute. R. Ga. 

979. *B. circularis n. sp. Tav. XVII. fig. 10,10». 

Poliparium, parvum, conicum, curvum. Costae crenato-granosae, Calix cir- 
cularis'; fossula profundata ; columella parva e lamellis paucis, tenuibusque 
constituta; sepia exlus crassa, intus tenuissima; tertiaria curvata secundariisque 
coniuncta. 

Polipaio piccolo, conico, curvo, elevato, non compresso, colla base bastantemente 
assottigliata. Senza epitecio; costole prominenti, ravvicinate, poco disuguali, ir- 
regolarmente crenato-granose. Calice quasi circolare; fossetta molto profonda; 
columella molto piccola, formata di poche sottili lamelle. Quattro cicli completi 
di tramezzi, spessi all'esterno e saldati insieme, non prominenti, sottilissimi 
all'interno; quelli del terzo ciclo curvati e saldati con quelli del secondo, pic- 
coli e rari granuli sulle loro superficie. 
Altezza 14. mra Diametri del calice 7,5. m "' (5,7." ira Profondità del calice 3,6. mm R.Gra. 

980. 'B. caryophylloides n. sp. Tav. XVII. fig. 9, 9a. 

Poliparium pedunculalum, conicum, fortiter curvatura. Costae tenuiler gra- 
' nosae et perforatae. Calix subelliplicus; fossula profunda: columella elongutx 



— 304 — 

e lamellis flessunsis, contorna, oonfertisque conslitula: sepia pronti nentia, lata, 
esrtus crassa, repta, quaternaria curviuscula terziari isque contunda. 

Polipaio, conico-allungato, fortemente curvo, poco compresso, assottigliato gra- 
datamente alla base, che risulta gracile e peduncolata. Superficie della muraglia 
priva di epitecio. Costole numerose, poco sporgenti, appianate, disuguali, finamente 
granose e perforate, coi granuli formanti due o piii serie. Calice ellittico ad assi 
poco disuguali, profondi!. Columella appianata, molto allungata, e formata di la- 
melle contornate ravvicinatissime e molto numerose. Cinque cicli di tramezzi di- 
suguali e molto prominenti, l'ultimo ciclo incompleto; i tramezzi spessi all'esterno 
e sottili all'interno; larghi, colla superficie coperta di granuli molto sporgenti, 
disposti in linee curve parallele al margine; dodici tramezzi molto più grandi 
e sporgenti , con ciascuno di essi se ne connettono ai lati altri due saldandosi 
per mezzo dei granuli; i tramezzi in generale sono poco curvi, ma quelli eli' 1 
piii s'incurvano costituiscono il quarto ciclo e volgono verso quelli del terzo con- 
vergendo e saldandosi tra loro a due a due. 

Altezza 33."™ Diametri del calice 17.5.""" 15,0.""" Profondita del calice 8,(3.""" 
Questa specie è eminentemente distinta per la forma conico-peduncolata, ma 
più ancora per la disuguaglianza e prominenza dei tramézzi, caratteri tutti che 
a prima giunta la fanno credere una vera cariofillia. E. Ga. 

Dendropliyllia — 081. *D. cornigera Lamarck, (Cariophi/Uia). Questa specie 
trovasi in pezzi più o meno lunghi rispondenti ai rami affatto identici ai viventi. 
A Gallina ho raccolto un esemplare che sembra proprio una Balanophi/Uia, ana- 
loga alla B. praelonga ; ma lo studio comparativo mi fa rapportare questo fossile 
siccome un giovane individuo della specie di cui discorro, r. P. E. Ga. Gè. V. 

Eiiàllopsitimtiin. — 082. "E. Sci Ila e Seguenza (Coenopsa minia) = Enallopsam- 
mia Scillae Michelotti (in Sismonda). Questa magnifica specie e gigantesca carat- 
terizza gli strati astiaui del Messinese e del Reggiano, presentandosi sotto forma 
di grossi ceppi e di rami più o meno giovani, che sembrerebbero distinti. C P. 
E. Ga. Gè. 

Astroides. — 083. "A. calyeularis Pallas (Madrepora). Trovansi dei poliperiti 
disgiunti e con gemmazioni laterali. Lo Scilla alla Tavola XVII. fig. B rappre- 
senta un magnifico ceppo di questa specie fossile del Capo di Milazzo, r. Ga. Y. 

Classe. Spongiarii. 

« limili — Come lio dovuto dire per lo Zancleano, mi accontento di ripeterlo 
qui e per tutti i piani che sieguono, dappoiché alle gravi difficoltà di specificare 
le Cliona -i aggiungono le altre insormontabili, cioè difetto di opere e di col- 
lezioni delle specie viventi che in gran numero sono state già descritte. Muli-' 
conchiglie, specialmente di Gallina e di qualche altro luogo sono più o meno 
perforate da numerose e variate Cliona. 



— 305 — 

Tipo. PROTOZOARII. 
Classe. Rizopodi. — Ordine. Foraminiferj. 

Lagena. — 984. *L. globosa Walker (Serpula) = Serpula laevis^globosa Walk., 
Oolina laevigata D'Orbigny, Enlosolenia globosa Will., Oolina simplex Reuss. 
r. Ga. V. — 985. L. apiculata Reuss (Oolina). R. Ri. Vi.— 98G. L. emaciata 
Reuss. R. Ri. — 987. "L. clavata D'Orbigny (Oolina). r. Ga. Vi. V. — 988. 'L. 
vulgaris WiUiamson. == L. laevis Will., Phialina oviformis Costa, P. pyrifor- 
mis Costa, P. propinqua, ovaia, longirostrìs Seguenza. Si osservano molte delle 
variazioni che suole presentare allo stato di vita. Var. semistriala -- Phialina 
longissima Seguenza. Anco questa è forma molto variabile, r. R. Ga. Ri. A. Vi. V. — 
989. L. affiuis Seguenza (Phialina). R. R.— 990. L. elongata Costa (Ampho- 
rina). R. R. — 991. L. gracilis Costa (Amphorina). II. R. Vi. — 992. L. gra- 
cili ima Seguenza (Amphorina). R. A. Vi. V. — 993. L. tenuis Bomemann. 
Forma allungata, quasi troncata inferiormente, con un cercine all'apertura, con 
sei costole alla base. r. Vi. V. — 994. L. striatula Seguenza = 0. striatula 
Seguenza (non D'Orb.). R. A. — 995. "L. sulcata Seguenza (Ovulina). r. Ga.— 
996. L. tenuistriata Seguenza (Phialin a), r. R. — 997. L. striata D'Orbigny 
(Oolina). r. Vi. V. — 998. L. Gemmellarii Seguenza (Phialina). r. R. — 
999. L. cilindracea Seguenza (Phialina). R. R. — 1000. L. Haidingeri 
Czizek. Var. globosa n. Forma globosordepressa, costelle più grosse ed in minor 
numero. R. Vi. — 1001. L. Lyellii Seguenza. r. Vi. V. 

1002. L. decorata n. sp. Tav. XVII. fig. 12. 

Conchiglia globoso-ovata, che si termina in un canale cilindrico fornito di lamelle 

prominenti trasversali; la regione posteriore è fornita anch'essa d'una prominenza 

in forma cilindrica. La superficie è ornata da piccoli incavi contigui i cui margini 

rappresentano una reticolazione, ed è fornita di prominenze che la rendono aspra. 

Lunghezza 0,5.™"' Diametro 0,25. mm R. R. 

1003. L. lucida Williams. (Enlosolenia). La forma compressa di questa come di 
altre specie e l'apertura non del tutto circolare di talune, costituiscono i ca- 
ratteri di transizione fra le Lagena e le Fissurina. Var. quadrata Will. r. Ri. 
A. V. — 1004. L. appeudieulata Will. r. Vi. V. — 1005. 'L. marginata 
Walker. Questa specie si presenta dapertutto colle numerose e differenti varietà. 
C. R. Vi. Ga. M. Ri. A. V. 

i'i««u l'ina. 1006. F. recta Seguenza. R. Vi. 

1007. F. diaphana n. sp. 

Ancor più allungata della F. carinola, ritrea, diaphana, con un canale interno, 
e con forti perforazioni della parete. R. Vi. 

1008. F. solida Seguenza. e. R. Vi. — 1009. F. simplex Seguenza. R. lì. — 
1010. "F. latistoma Seguenza. r. Ga. — 1011. F. acuta Seguenza (non Reus |. 
r.R.— 1012.F. Pecchioni Seguenza. r.R. — 1013. F. co mm uni s Seguenza. 
e. R.Ri. — 1014. F. obvia Seguenza. r. A.— 1015. V. ovata Seguenza. r. lì.— 
1016. F. bicaudata Seguenza. e R 



— 306 — 

1017. F. foliacea n. sp. Tav XVII. fig. 13, I3a. 

Questa specie panni che abbia nella F. pterocephala del Messinese la specie 
più affine, pure ne è da quella distintissima per la l'urina pili allungata e per 
essere compressissima. 

Lunghezza 0,51."™ Larghezza 0,36. ram Spessore 0,18.""" R, A. 

1018. P. rugosa Seguenza. r. A. — 1019. F. Costae Seguenza. r. A. — 1020. F. 
radiata. Seguenza. r. R. — 1021. F. regularis Seguenza. e. Ri. R. A. — 
K>22. F. Lyellii Seguenza. r. A. — 102:-.. F. Peloritana. Seguenza. r. R. 

Le specie riportate in questo e nel precedente genere hanno d'uopo d'un 
riesame accuratamente fatto sopra abbondanti materiali, perchè tengano ridotte 
al loro reale valore. Mi è mancato il tempo necessario per tale studio. 

Nodosaria. — 1024. N. raphani s tr um Lin. (Nautilus) = Nautilus bacillum 
Parkinson, N. grosse-costata, intermedia, doliolum Costa. Questa vi è in belli e 
conservati esemplari, r. Bo. Ri. Vi. V. — 1025. N. raphanus Lin. (Nautilus) = 
V. propinqua Costa, r. Ri. V. — 102G. N. conica Silvestri. Questa specie è stata 
bene illustrata dal Silvestri essendo stata pria descritta e figurata malamente dal 
Soldani. r. Ri. — 1027. N. longicauda D'Orbigny. e. Vi. V. — 1028. 'N.hi- 
spida D'Ori). R. Ga. V. — 1029. N. papillosa Silvestri di piccolissime di- 
mensioni r. Vi. — 1030. N. glabra D'Orbigny. r. Va. A.V. — 1031. N. sub- 
aequalis Costa, r. Ri. V. — 1032. *N. longiscata D'Orbigny. Bella spe- 
cie, che trovasi sempre in frammenti per le sue lunghe logge e per la sua 
fragilità, r. Ga. Va. V. — 1033. N. antennula Costa. Questa non è da confon- 
dersi colla D. antennula D'Orbigny, essa è levigata su tutta la superficie, retta 
e più snella, r. R. Ri. Va. 

CUaiidulina. — 1034. *G. laevigata D'Orbigny. Si associa a diverse varietà. 
r. Ga. Ri. A. Bo.Vi. V. — 1035. G. oviformis Terquem. Qualche esemplare che 
risponde bene. R. Vi. — 1030. G. cfr. obtusa Costa. Le suture sono un po'più 
profondate, la regione posteriore si termina con un piccolo sperone. R. Vi. — 
1037. G. acuminata Cesta, r. Vi. — 1038. G. apiculata Costa, r. Vi. 

1039. G. gracilis n. sp. 

È affine alla G. >• Reuss, ma ancor di forma più gracile, troncata ante- 

riormente da turarne circolare, colle suture appena impresse, poco visibili, colla 
regione posteriore tornita d'un piccolo sperone. 

Lunghezza 1.""" Diametro 0,35.""" R. Vi. 

1040. ii discreta \l>'u<< Dna varietà un po'meno gracile. R. Ri. Vi. 
Lingottila. — 1041. "L. carinata D'Orbigny. Forma allargata, r. Ga. Ri. V. 
Dentallna — 1042. D. pungens Reuss. r. Ri. — 1043. 'D. obliqua Lin. i 

tilus). r.Ga. V. — 1044. D. substriata D'Orb. r. Ri. V. — LQ45. D. aci- 
culari s Costa, e. R. — 1046. 1) strigosa Costa.c. R. — 1047. *D. ovularis 
Costa. Talvolta un po' curva, sovente rotta in pezzi e. Ga. A. Bo G. S. M. — 
1048. D. subinfla a. Molto aitine alla precedente; logge in minor nu- 

mero e meno globose, r. Ri.— 1049. '!>. inornala D'Orb. r. Ri. Ga. V. — 
1050. 1). communis D'Orb. r. Ri. V. — 1051. D. Orbignyana Neugeboren. 
r. Ri. — 1052. D. Badenensis D'Orbigny. R, R. 



— 307 — 

Pullenia. — 1053. P. bulloides D'Orb. [Nonionina). r. R. Ri. V. 
1054. P. compressa n. sp. Tav. XVII. fig. 14,14'. 

Questa specie ha qualche somiglianza colla P. co, ,• Reuss, mane 

è ben distinta perchè porta cinque logge, le quali sono meno arrotondate, e la 
conchiglia nella sua forma generale risulta più compressa, r. Vi. K. Ri. S. M. 

Montonina — 1055. N. Soldanii D'Orb. r.. G. Gè. V. — 1056. X. u m bilica- 
tila Montagli, r. A. V. — 1057. N. communis D'Orbigny. Gli esemplari rac- 
colti non hanno la carena ben acuta come la rappresenta l'autore, r. Va. V. 

Poi yst omelia. — 1058. T. crispa Lamarck. e Ga R. Ri. A. Bo. Va. V. — 
1059. P. Fichtelliana D'Orbigny. R. R. 

Amphistegina. — 1060. *A. Ha u crina D'Orbigny. È notevolissimo come questa 
specie tanto abbondante nello Zancleano , sino a costituire da se sola intieri 
strati, nell'Àstiano si presenti poi in un modo veramente anormali'. Nel ricer- 
care le rocce tutte dell'Astiano non occorre mai d' incontrarne un individuo solo 
e poi nella contrada Gallina in seno a strati i più recenti e i più caratteri- 
stici dell'Astiano trovasi profusamente sparsa. Ma questo fatto- ha attinenza 
evidente, anzi è un caso speciale 'lidi' introduzione che osservasi nella medesima 
contrada di specie zancleane negli strati astiani, la quale anomalia richiede una 
interpretazione, e. Ga. 

Opcrenlina. — 1061. 0. ammonoides Gronovius. Vi riferisco un solo esemplare 
che mi riesce un po' dubbio. R. Va. V. 

Crlstcllaria. — 1062. C. concinna? Reuss. Rapporto con qualche dubbio a questa 
specie rari esemplari raccolti, r. Vi — 1063. C. crepidula F. etM. (Naulilus). 
r. S. Va. V. — 1064. G cassis F. ei M. ( Vaulilus). c.G.V. — 10(35. C. navi cu- 
lai- is Montf. (Scortimus). Dovrebbesi probabilmente associare alla precedente'. '-.'I. 

Romiliua. 1066. R. simplex D'Orbigny. r. Va. — 1067. R. inornata D'Orb. 
r. II. ili. Va. — 1068. *R. cultrata D'orbigny. La larghezza della lamina mar- 
ginale è molto variabile, e. E. Ga. 8. Ri. M. Vi. V. — Imi! 1 . R. festonata Co- 
sta. Qualche esemplare. R. Vi. — 1070. E. similis D'Orb. r. G. Ri. — 1071. 'II. 
rotulata Lamk. r. Ga. V. — 1072. "R. vortex Fich. et Moli. (Navlilus). Oltre la 
forma tipica diverse varietà, r. Ga. Va. A. Bo. Ri. V.— 107:'.. R. calcar D'Ori). 
Oltre la forma tipica una varietà inerme-, r. Va. Ri. G. A. Bo. V. 

Polymorpuina. — 1074.T. communis d'Orbign i Una), r. Ga. — 1075. P. 

problema D'Orbigny (Guttulina). r. Va. — 1076. 'P. amygdaloides Terquem. 
r. Ga. — 1077. P. gutta D'Orb. r. Va. V.— 1078. "P. con D'O igny. 

r. Ga. R, A. Bo. — 1079. P. oblonga Williamson. r. A. Bo. \ i. V. 

ITvigerina. — 1080. U. pygmaea D'Orb. S' incontrano le varie Poi mole 

assumere, tra le quali una varietà allungata, r. Va. Ili. A. Bo. Vi. V. — 1081. '1 . an- 
gulosa Williamson. r. Ga. V. — L082. I'. aspernla Czizek. Un solo e bello 
esemplare. R. Ei. 

Pleurostomella. — 108-".. P. u IO usa n. sp. 

È affine alla mia P. infletta dello Zani I quindi molto somiglia ad una 

Glandulina ; essa è di forma ovato-oblonga ottusa e rotondata ormente, 

quasi acuta anteriormente; formala da tre logge poco con disgiunte da 



- 308 — 

suture alquanto impresse e poco obliquamente disposte in rapporto all'asse, con 
alternanza d'inclinazione. L'apertura è in forma di fenditura arcuata. 
Lunghezza 0,8. rara Larghezza 0,44.""" r. Vi. 

■iiiiimlna. — 1084. *B. impera tri x Karrer. Questa magnifica specie, che ho tro- 
vato nel Tortoniano, fa passaggio all'Astiano, r. Ga. Ri. — 1085. B. ovata D'Or- 
li iguy. r. Ri. A. Bo. Vi. V. — 1086. B. marginata D'Orbiguy. Forma allungata. 
r. Va. V. — 1087. B. Buchiana D'Orb. r. Va. V. — 1088. B. pyru la D'Or- 
bigny. Si raccolgono forme diverse che costituiscono differenti varietà, r. Ri. Va. 
Vi. V. — 1089. B. tenera Reuss. Forma variabile come la miocenica, r. Vi. — 
1000. 'B. prunella Costa (Guttulina). Questa specie è affine alla precedente, 
e con sicurezza una Bull mino . essa distinguesi per la forma molto allungata, r. 
Ga. Va. A. Bo. R. 

virgiiliua. — 1091. V. longissima Costa (Polimorphina). Questa specie per la 
sua gracilità si distingue bene dalla V. Schreibersii Czizek e si approssima alquanto 
medio alla V. squamosa D'Orb. ma sembrami anco da questa distinta, r. Va. Vi. 

Sphoeroidina. _ 1092. 'S. bulloides D'Orbigny. r. Ga. Va. A. Bo. V. — 1093. 
S. austriaca D'Orbigny. r. Va. Ri. Vi. 

iMiivimiiiiia. — 1094. 'P. Partschiaua D'Orbigny. Specie molto sparsa nell'Astiano. 
C.R. Ga.S.Ri.M.Vi.— 1095. "P. Karsteni Renss. r. Ga. V.— 1096. P. elegans 
D'Orb. r. Va. V. — 1097. T. Menardii D'Orb. e. Ga. Va.V.— 1098. P.Mi- 
cheliniana D'Orb. r. A. V. — 1099. "P. repanda Fich. et Moli. (Nautilus). 
R. Ga. V. — 1100 *P. communis D'Orb. r. Ga. V. — 1101. T. a uri cu la 
Ficht. et Moli. (Nautilus). e. Ga. R. V. 

Btotalia. — 1102. R. Beccami D'Orb. r. Va.V.— 1103. R. Soldanii D'Orb. r. 
Ri. Vi. V. 

Orlinliua. _ 1 1 04. "0. u n i v e r s a D'Orb. C. R. Ga. Va. B. A. Bo. S. Gè. Ri. M. Vi. V. 

CUoblgcrina. — 1105. 'G. bulloides D'Orb. C. R. Ga. Va. A. Bo. Gè. S. Ri. 
M. V. — Iloti. *G. Iielicina D'Orbigny. Questa specie panni che si connetta 
indissolubilmente colle forme che il Reuss descrisse sotto i nomi di G. concinna 
e G. diplostoma alle quali fa passaggio negli abbondanti esemplari che possiedo, 
e. Ga.Ri.V. — 1107. "G. regularis D'Orb. r. Ga. Ri.— 1108. 'G. triloba. 
Reuss. e. Ga. Ri. A.Bo. — 1109. *G. Aradasii Segueiiza (Rotaiinn). Questa forma 
molto si avvicina alla Globigerina infiala ed alla G. Creta-cea D'Orb. e. R. Ga. 
Ri. Vi. Va. — 1110. G. rubra D'Orb. Il sig. Vanden Broeck figura questa forma 
nei suoi Foraminiferi della Barbade. I miei esemplari sono identici a quelli e 
solo ne differiscono per la mancanza dell'apertura in ogni loggia, r. Ri. V. 

1111. Ti. gomitulus n. sp. Tav. XVII. fig. 16,16a. 

Questa specie come bene rappresentano le liguri' è distinta per avere le logge 
compresse non globose, le suture non molto profondate e disposte ortogonalmente, 
in modo che questi caratteri la distinguono bene dalle altre. 
Lunghezza 0,7. rara Larghezza 0,62."™ 

Questa Globigerina è comune nell'Astiano. e. Vi. R. Ga, Ri. G. 

1112. G. ovoidea n. sp. Tav. WII. fig. 39. Questa Bpecie è descritta nei 
fossili siciliani, essa è comune in quel piano, r. Vi. 



— 309 — 

Discorhina. — 1113. 'D. globulari* D'Orbigny. e. R. Ga. Va. A. Bo. V. — 
1114. D. perforata n. sp. Tav. XIV. fig. 3, Sor. Alla nuova forma trovala nel 
mioceno rapporto questa pliocenica, e. Va. A. Bo. 

Truuoatulina. — 1115. T. lo ha tu la D'Orb. È molto variabile, e. R. Ga. Va. 
A. Bo. S. Gè. Ri. Vi. V. — 1116. T. refulgens D'Orb. r. Ga. Va. Ri. V. — 
1117. T. tuberosa Fich. et Moli. (NautilUs) = T. variabUis D'Orb., T. infior- 
malis Costa. Vedi fossili zancleani. r. Vi. V. — 1118. T. Dutemplei D'Urli. 
(Rotolino), e. E. Ga.Va.V. — 1119» T. lucida Reuss ? r. S. 
1120. T. spirata n. sp. Tav. XIV. fig. 4, 4a, 4b. Questa forma è comune nel 
Tortoniano e giunge sino all'Astiano. R. R. — 1121. T. affiu i s Czizek (Rotolino). 
Alcuni esemplari un po'pi'u compressi del tipo. r. Vi. — 1 122. T. belili n a Costa 
(Nonkmina). e. Vi. R. — 1123. T. Ungeriana D'Orbigny. e. Vi. R. V. 

1124. T. peraffinis Costa (Rotolino), r. Vi. Va. 

1125. T. formosa n. sp. Tav. XIV. fig. 5, 5o, 56. Anco questa viene dal mio- 
ceno. r. Ri. — 1126. T. badenensis D'Orbigny (Anomalina). r. R. Ri. — 
1127. *T. variolaria D'Orbigny (Anomalina). r. Ga. V. 

Anoiiialiua. — 1128. "A. polymorplia Costa, r. Ga. — 1129. *A. coronata 

Parker et Jon. e. R. Ga. Ri. Vi. V. 
Plaunliua. — 1130. P. ariminensis. e. R. Ri Va. A. Bo. Vi. V. 
Siphonina. — 1131. S. fimbriata Reuss. Rotolino reticulata Czizek. r. Ri. 
Boli viiia. — 1132. B. p une tata D'Orbigny. r. A. Vi. V. 
Chllostomclla. _1133.'C. ovoidea Reuss. r. Ga. V. — 1134. "C. eylindrica 

Heuss. Questa e la precedente specie vengono dal mioceno dove li raccoglieva il 

Reuss. E. Ga. 

Postrema. — 11:15. "P. rubra Lamarck. Questa specie è comune anco nel Medi- 
terraneo, r. Ga. \ . 

HAploiitlcbe. — 1136. *H. compressa n. sp. Tav. XVII. fig. 17, Ila. 

Questa specie è della forma di una Lingulina perchè abbastanza compfes 
risultante da quattro logge irregolari, crescenti e disposte in linea retta o leg- 
germente curva. Risulta quasi intieramente dall'associazione di granelli quarzosi 
e quindi la superficie è granoso-scaberrima. 

Lunghezza 1.6».""" Larghezza 0,52."™ Spessore 0,45. ■■ r. Ga. Va. 

Lltuola — 1137. L. canariensis D'Orbigny. r. Ri. V. - 1138.L. globigeri- 
uiformis Parker et Jones, r. Va. V. 

Clavulina. — 1139/C. communis D'Orb. C. R. Ga. Ri. A. Bo. V. - l II". C 
irregularis Costa. Probabilmente questa forma deve riunirsi alla ale. 

C R. Ga. Ri. A. Bo. Vi. — 1141. 'C. eylindrica Hantken. Trovasi anco la 

Var. inflata. r. Ga. A. Bo. 
Pleoauium. — 1142. *P. pala CvÀzek (Tcrt «lana). Alcuni esemplari se ne allonta- 
nano considerévolmente per essere più spessi, colle logge più Larghe e pianissime, r. 
Ga Vi— 1143. P. spinulosumRruss ( /',.rM ( M-„M. r. R. Va. -1144. P. abbre- 
viatura D'Orb.(r«rtutoria).r.Gta.Va.A-.Bo 4 V.-n45. P. subangulatum D'Orb. 
( Textularia). r. Va. -1146. P.gibbosum D'Orb.(T, rtufarfo). r. Ga.Va. \.\ 
1147 T tuberiforme n. 3 P . Tav.XIV. fig.9,9«,96. Descritto tra le specn 



— 310 — 

del Tortoniano. r. Ga. — 1148. P. Partsehii Czizek {Tei . r. Vi. V. — 

114!). T. sagittula Defrance {Textularia). e, Ga. E. Va, A. Bo. Vi. Ri. M. V. 
1150. *P. irregulare a. sp. Tav. XIV. ti--. 7. la. Descritto tra Le specie tor- 
toniaae. r.Ga.A. — 1151. 'P. agglutinare D'Orb. {Textularia). r. Ga. Va S. 
Ri.Vi. V. — 1152.T. Mariae D'Orb. {Textularia). r. Ga. — 1153. T. rotun- 
datum? C'osta {Textularia). Riferisco a questa specie un solo esemplare che 
panni più compresso e piti allungato. R. Ga. — 1154.P. gibbosum D'Orbignj 
{Textularia) Textularia obtuso. D'Orbigny. r. Vi. V. 
Bigoncriusi. - 1155. 45. Qodosaria D'Orbigny. r. Ga. S. A. Bo. V. — 1156. I'.. 
agglutinans D'Orbigny. Distinta specie, che risponde bene alla forma del ba- 
cino di Vienna, r. Ri. 
Contusiti!-» — 1157. C. foliacea Phil. {Orbis). e. R. S. Gè. M. Vi. V. — 1158. C. 

farinata Costa, r. Ri. Vi. 
i>iìiiii>i>ii'iiiii n. genere. 

Conchiglia discoidale molto compressa, costituita da logge ordinate a spirale 
piana, ugualmente visibili d'ambo le facce; le cavità allungate ed incurvate da 
formare un arco di un quarto o di un terzo di circonferenza; là dove una loggia 
s'innesta coli' altra il margine presenta una sinuosità ovvero un angolo ottuso, 
in modo che il perimetro della conchiglia non è perfettamente tondeggiante, ma 
più o menu angoloso. L'apertura è allungata in forma di fenditura come nelle 
Cornuspira. 

Questo nuovo genere è ben distinto ed intermedio tra le Cornuspira, alle quali 
somiglia molto per la forma e per l'apertura, e le Flauerina, alle quali si ap- 
prossirna per la disposizione delle logge; ma distinguesi bene dalle prime perchè 
la conchiglia è costituita di molte logge, dalle seconde per la grande compres- 
sione della conchiglia. L'allungamento delle cavità, la forma dell'apertura. 

A primo aspetto la opacità e la forma pianissima della conchiglia può l'aria 
confondere colle Cornuspira, ma il carattere esteriore più rilevante, allorché le 
logge non si distinguono bene all'esterno, è quello della periferia angolosa. 
lir.it. P. communis a. sp. Tav. XVII. fig. 18, 18a. 

Questa specie ha quattro o cinque angolosità ben rotondate alla periferia, il 
suo margine è gradualmente e lievemente ingrossato e ben arrotondato nel suo 
spessore; la conchiglia presentasi quindi leggermente e gradualmente incavata 
verso il centro; le logge sono quasi invisibili all'esterno, e solamente per le an- 
golosità marginali quelle dell'ultimo giro di spira danno indizio della loro esten- 
sione. Questa specie e comunissima nell'Astiano di Messina. 
Diametro 2,l. m,n Spessore 0,3. mm r. S. Ri. 
L160. P. carinata n. sp. Tav. XVII. fig. 19. 

innesta torma e ben distinta, quantunque somiglianti' nella l'orma generale alla 
precedente. [1 carattere ben rilevante si e che il margine si assottiglia, si de- 
primo bruscamente per costituire una lamina che sporge in torma di carena. Le 
logge -,,no pili o meno risibili all'esterno. 

Diamoti-,, I,:,. 1 " Spessore 0,2.™" r. A. Bo. Ri. 
Blloeullna. - UHI. T>. contraria D'Orbigny. r. Ga. — L162. "B. bulloides. 



— 311 — 
Insieme alla forma tipica s' incontrano varie forme che a quella si collegano, 
e. Ga. R. S. Ri. Gè. Vi. V. — 1163. B. tubulosa Costa. Questa è ben distinta 
specie, perchè l'apertura è sormontata da un breve tulio, r. R. Ri. A. Bo. — 
1164. B. lunula D'Orb. r. S. M. — 1165. B. circumelausa Costa, e. A. 
Bo. G. S. M. Ri. Vi. — 1166. 'B. amphiconica Reuss. r. Ga. A. Bo. 
Queste tre ultime forme sono troppo affini. — 1167. B. depressa D'Orbi- 
gli)*, r. Vi. V. 

Mpiroloculiua — 1168. "S. escavata D'Orbigny. r. R. Ga. — 1 169. S. canal i cu- 
lata D'Orbigny. r. R. Ri. Vi. V. — 1170. *S. limbata D'Orbigny. r. Ga. V. — 
1171. S. tennis. Czizek. R. Ri. V. 

Qiiimiiielocnlina. — 1172. *Q. t r i ang u laris. D'Orb. Con diverse varietà, e. R. 
Ga. Va. A. Bo. B. Ri. S. M. Vi. V. — 1173. Q. incrassata Karrer. Var. r. S. M.— 

1174. 'Q. seminulum Lin. (Serpula). Un solo esemplare. R. Ga. V. — 

1175. "Q. asperula. Seguenza. C. E. Va. A. Bo. S. Ri. Vi. 

Patto un esame minuzioso eJ accurato della fauna dell'Astiano calabres 
diamo in breve quali rapporti passano tra essa e 'niella di altri luoghi. 

Faccio notare dapprima, che pei Molluschi e pei Cirripedi, un tale paragone è 
sfato già fatto per molti ed importanti luoghi d'Italia. Nel lungo elenco, da me dato 
negli Studi sul plioceni) deW Italia meridionale (') sono messe a raffronto le fauno 
astiane di molti luoghi della Calabria, della Sicilia, e dell'alta Italia, ed in quell'elenco 
ì' già fatta la distinzione in tre facies dell' Astiano tutto, e vi si osserva la corri- 
spondenza completa della fauna di quei luoghi che olirono facies identico. 

Un tale esame, riesce molto più concludente, perchè più completo, dall'elenco 
che precede. In esso sono enumerate le specie di tutte le classi di fossili, a comin- 
ciar dai Vertebrati sino ai Protozoi. 

Un primo esame sommario ci fa conoscere che tutta la fauna astiana del Reg- 
giano costa di 1 Mammifero, di 5 Pesci, ai quali bisogna ancora annetter,. La grande 
fauna rappresentata dagli abbondantissimi Otoliti, di 1 Cefalopodo, di 463 Gasteropodi, 
di 22 Solenoconchi, di 16 Pteropodi, di 232 Lamellibranchi, di 19 Brachiopodi, 
di 45 Crostacei ostracodi. di 21 Cirripedi, di 13 Anellidi, di 77 Briozoari, di 13 Echi- 
nidi, di 1 Conoide, di 54 Antozoarì. di 190 Rizopodi. 

Fauna così ricca è rimarchevole per vari riguardi, e per la varietà dei gruppi, 
che essa racchiude, e pei numerosi generi e per le variate specie che la compongono, 
e per le forme nuove che ci offre. 

Le varie classi di Molluschi riescono «lei più grande interesse per le multe gj i,. 

che le recenti esplorazioni hanno scoperto nelle grandi profondità dei mari. I Cir- 
ripedi peduncolati formano un gruppo che caratterizza a meraviglia l'Astiano dei 
mari profondi, tutte le specie esseinln esclusive di quel periodo. 

I Briozoari interessano alla loro volta, perchè offrono delle forme che megli- 
prossimano la fauna astiana all'attuale, retando un gran numero di specie dello 
Zancleano proprie e caratteristiche di quella formazi 

E tralasciando i gruppi di minore entità e che meno interessali", ricorderò - 

e Studi stratigrafici ecc. (Bull. Com 



— 312 — 
ogni altro la classe degli Antozoari, la quale ha per l'Astiano calabrese una serie 
di forme abbastanza variata ed importante che non oltrepassa menomamente i limiti 
.stratigrafici di quel terreno. 

I Foraminiferi poi costituendo quasi per iutiero quelle marne, offrono campo il- 
limitato allo studioso, che volesse, direi quasi, dedicarvi intiera la sua vita. 

Ecco adunque una fauna astiana che per la sua varietà ed abbondanza di forme 
si presta a meraviglia ad ogni maniera di confronti e di studi. 

II primo confronto che conviene istituire è quello coll'Astiano della provincia 
di Messina. Qua come in Calabria noi troviamo che si presentano quattro facies di- 
stinti. Quello degli abissi è il comunissimo, non è raro quello a Brachiopodi, il lit- 
torale vi si vede per vera eccezione, il facies misto, come già dissi, si mostra a 
Calatabiano. Così essendo, bisogna comparare la fauna reggiana colla messinese nel 
modo come smembrate ci si offrono in natura, e tosto si vede che le specie di una 
regione si 'propagano nell'altra conservandosi distinte nei diversi facies. 

Abbiamo così che la fauna dell'Astiano nelle due provincie è completamente 
identica ; solamente poche specie locali si aggiungono alle molte comuni alle due 
regioni. 

Nella fauna mista di Gallina, tanto somigliante a quella di Calatabiano. ci si 
offrono abbondanti elementi comuni coi depositi astiani di Altavilla e dell'alta Italia. 
Ecco l'anello di congiunzione tra i depositi littorali e quelli dei profondi mari del- 
l'epoca astiana. Per darne un'idea concreta ricordo le specie seguenti di Molluschi, 
che trovansi a Gallina e che sono comuni a quasi tutti i giacimenti dell'Astiano 
classico : 

Scaphander Ugnar ius, Bulla -ulriculus, Cylichna subapennina , C. convoluta, 
Ringicula buccinai. Mitra striatula, M. obsoleta, Swcula dimidiata. Dryllia sig- 
moidea, li. rrispa, Pseudotoma brevis, Raphitoma nevropleura, lì. turgida, lì. me- 
gastorna, R. brachystoma, R. harpula, lì. Columnae, Colombella turgidula, C. su- 
bulata. V, Bellardii, Nassa clathrata, N. asperata, Pollia fusulus, Trophon squa- 
mulatus, Fusus longiroster, Cancellaria lyrata, Scalarla Bombicciana, Turrilella 
subangulala. T. tornata. Rissai un pusilla, Turbo marnili", Trochus patulus. Den- 
talium Passerinianum, Siphonodentalium triquetrum , S. tetragonum , Helonyx 
ventricosa, Venus multilamella . Isocardia cor, Chama gryphoidcs, C. dissimilis, 
Cor dita intermedia, C. crassicosta, C, rkomboidea, C. Parlschii, Cardium hirsutum, 
C. pectina tu in. Ari ii us rostratus, Lucina Bronnii ', Pectunculus insubricus, Li- 
mopsis aurita. Lembulus concavus, Ostruì navicularis, Anomia striata. 

Le specie enumerali' non formano certamente un gruppo costituito quale po- 
trebbe attendersi dall'esplorazione per esempio di un lembo del plioceno classico, che 
racchiude una fauna veramente littorale, nella quale d'ordinario vi sono profusi i 
grandi Pleurotomidi, i Coni, le numerose Cancellarle e così via via; ma pure è quanto 
può sperarsi dalla fauna, dalla quale quelle specie sono tolte, da una fauna in cui as- 
sociati conviveano e gli organismi delle mediocri profondità e gli animali abissicoli; 
è quanto soddisfa al bisogno. Le specie ricordati' dimostrano benissimoTassunto, la 
loro associazione e pliocenica per eccellenza e con lievi modificazioni, sin'. indo i luoghi, 
si riconosce dovunque nei plioceno littorale. Così le specie enumerate dimostrano. 



— 313 — 



che è astiano il giacimento da dove provengono, astiane lo numerose specie che con 
esse vissero e con esse giacciono sepolte, e quindi astiani tutti i sedimenti a diverso 
facies, che racchiudono queste ultime; dimostran i quindi il sincron i jli ultimi 
strati di Altavilla, e dei tanti terreni pliocenici dell'alta e media Italia colle n 
marne e sabbie già descritte. Ecco come la fauna mista di Gallina, al pari di qu 
di Calatabiano, costituisce un trovato paleontologico di grandi portata, fecondo di uti- 
lissime applicazioni, di conclusioni importanti. 

La comparazione poi della ricca nostra fauna astiana colla vivente ci dà dei 
rapporti che non possono essere costanti; dappoich le esplorazioni sulle grandi 

profondità oceaniche, e condotte con perseverante lavoro, e direi quasi senza inter- 
ruzione, si assiste di continuo al fatto imponente di vedere rivivere le specie plio- 
ceniche creduto per lo innanzi estinto. 

Ed è precisamente il plioceno dell'Italia meridionale, che si formò a grandi pro- 
fondità, che va soggetto a tali mutamenti di rapporti tra la sua fauna e quella 
vivente. Tali fatti e le relative considerazioni ci parlano della probabile variazione che 
subiranno i risultamene ottenuti da questo esame, e che in via provvisoria vado qui 
esponendo. 

Il numero proporzionale delle specie tuttavia viventi in rapporto al totale, per 
ciascuna classe dal precedente elenco risulta come siegue : 



Pesci num. 


5 


viventi 


1 


Cirri pedi 


Gasteropodi » 


463 


» 


291 


Anellidi 


Solenoconchi » 


22 


» 


9 


Briozoi 


Pteropodi » 


16 


» 


9 


Echinidi 


Lamellibranchi » 


232 


» 


153 


Crinoidi 


Brachiopodi » 


19 


» 


IO 


Ant 


Ostracodi » 


45 


» 


15 


Rìzh 



num. 



21 
13 
77 
13 
1 
54 
190 



viventi 9 

8 

» 45 

5 

» 

» 9 



Quindi complessivamente si ha un totale di 1175 specie animali di cui 652 hanno 
i loro rappresentanti nei mari attuali. 

E volendo tradurre queste cifre in dati paragonabili, conviene ridurle in rapporti 
eentesiim.li; .-i avrà così per le classi di sopra enumerate: 







Specie 


viventi 








Pesci 


20: 


100 




Cirripedi 


43: 


100 


Gasteropodi 


63: 


100 




Alll'llidi 


61: 


100 


Solenoconchi 


41: 


100 




Briozoari 


58: 


100 


Pteropodi 


56: 


100 




Echinidi 


38: 


100 


Lamellibranchi 


66: 


100 




Ant v/.oarì 


16: 


100 


Brachiopodi 


53: 


100 




Rizopodi 


46: 


100 


Ostracodi 


33: 


100 











Per cui del totale della fauna si ha il 55 per cento di specie viventi. 

Ma ciò non basta: bisogna ancora esaminare con mo e quali a 

mari e le diverse condizioni fisiche in cui vivono tuttavia molte dell i, che 

nell'epoca pliocenica, ne! peri-li astiano, vissero in Calabria ; 

I 



— 314 — 

Di quella ricca fauna abbiamo già veduto come considerevole si è il mimerò 
dello specie, che si conoscono tuttavia viventi, e queste si ripartono naturalmente in 
due gruppi: l'uno, di quelle abitatrici del Mediterraneo; e l'altro, delle specie che vi- 
vono in altri mari. 

Anco qui le esplorazioni fatte a profondità piti o meno considerevoli hanno in- 
fluito non poco ad accrescere il numero delle specie mediterranee, e con esse quelle 
che sono comuni a questo mare ed alla fauna astiana, ordinariamente a spese delle 
specie atlantiche. 

Così a voler parlare solo dei Molluschi, che è il gruppo meglio conosciuto, ri- 
corderò che al 1870 io pubblicava una Nota riguardante le specie astiaue tuttavia 
viventi nel Nord-Atlantico ('). Da quell'esame risultava che nell'Astiano di mare pro- 
fondo dell'Italia meridionale trovansi ben sedici specie, che oggi vivono nei mari d'In- 
ghilterra, di Norvegia ecc. tali sono le seguenti : Pleurotomia modìola, Columbella co- 
skdata. Natica Montacuti, Aporrhais Macandreae, Teclura fulva, Puncturella noa- 
china, Fissurisepta papillosa, Emarginula crassa, Leda excisa, L. lucida, Limopsis 
aurita, Limea Sarsii, Lima excavata, Pecten tigrinus , Waldheimìa septigera, 
W. cranium. 

Ma per le scoperte posteriori di queste sedici specie, sette furouo trovate nel 
Mediterraneo, e quindi si ridussero a nove quelle del nostro Astiano che vivono sol- 
tanto nei mari settentrionali; e di tale limitato numero la provincia di Reggio ne 
possiede solamente sette, le altre due non essendovi state rincontrate sinora. 

Intanto le mie ulteriori ricerche hanno di molto aumentato il numero delle specie 
che sono comuni all'Astiano calabrese ed all'Atlantico settentrionale, e n 11 ancora sco- 
perte nel Mediterraneo, quantunque talune di esse furono pescate recentemente sullo 
coste del Portogallo o della Spagna. Tali specie sono: Cylichna alita, Neptunea con- 
traria, Natica Montacuti, Odostomia unidentata, Scalaria Trevelyana, Setia pul- 
cherrima, Trachysma delicatum, Troclius marginulatus, T. cinctus, T. Olici, Se- 
guenzia monocingulata, Puncturella noachina , Hclonyx ventricosa , Verticordia 
acuticostata, Lembulus pustulosus, L. pusio, Nello excisxs. Modiolaria subclavala, 
Lima excavata, Pccten pes-lutrae, Terebratula sphoenoidea, Waldheimìa septigera, 
nhynchonella siculo. 

Ecco una buona serie di Molluschi, che manca al Mediterraneo, e di cui una 
buona porzione, nella fauna vivente, forma tuttavia parte esclusiva degli aiutanti dei 
mari del Nord. 

Queste specie nordiche potrebbero accennare ad un mare e ad un clima più 
freddo dell'attuale; ma bisogna esser 'Muti nell'ammettere come sicura una tale de- 
duzione, specialmente perchè trattasi di depositi dei mari profondi, do I Medi- 
terraneo si vanno scuoprendo Io specie nordiche, e perchè i sedimenti coetanei litto- 
rali colla loro fauna accennano invece ad un mare piti caldo dell'attuale. 



(') Sull'antica distribuzione geog talune specie molacelo <nli (Bullettiuo malaco- 

logico italiano ! 



31J 



3.° Piano Siciliano Doderlèin. 



Sinonimi. Pliostoceno Lyell. Plioceno superiore o recente .li vari autori. Parte .lei Qua- 
ternario secondo altri. 

Abbiamo in questo piano il così detto plioceno superiore ovvero pliostoceno del 
Lyell, che il Doderlèin ha proposto di chiamare Siciliano perchè molto sviluppato e 
ben caratterizzato in Sicilia. 

Due ben distinti aspetti assume questo piano nella Calabria meridionale, elio 
vengono distinti e dalla natura del deposito e dalla diversità della lamia. 

Sul lato orientale questa zona non è che appena rappresentata, e quindi assumo 
pochissimo sviluppo, ma colla sua rimarchevole potenza e colla sua elevazione dimo- 
stra che costituì una potente formazione e vasta, che venne interamente denudata, 
restando solo a testimonio quel lembo estremo che vado a descrivere. Presso Mono- 
sterace, sugli strati astiani, come ben dimostra la prima sezione, si elevano a con- 
siderevole altezza delle marne, che poggiano in discordanza sugli strati astiani sud- 
detti, firmando delle ripide colline, a strati orizzontali, solcate e scoscese per l'azione 
delle acque. Alla parte superiore esse alternano e vengono sormontato da strati sab- 
biosi, e gli uni e le altre racchiudono una fauna quasi littorale molto somigliante, 
e molto affine a quella che vive nel nostro Mediterraneo. 

Questi strati sono formati di marne sabbiose azzurre, che si stemprano facilmente 
nell'acqua; esse raggiungono lo spessore di circa 80 metri, e si elevano a 170 metri 
sul livello del mare. 

Sul lato orientale questo piano non lo conosco in vermi altro luogo, uè 
la t'orma colla quale presentasi a Monosterace, né con altri caratteri. 

Si estende invece sul lato occidentale una roccia arenosa ad elementi più o meno 
fini o grossolani, cementata da variabile quantità ili calcite, e ricca d'una fauna che 
è ben diversa da quella che raecogliesi nelle argille grige di Monosterace: là infatti 
predominano i Gasteropodi e i Lamellibranchi littorali; nelle sabbie del lato occiden 
tale invece il predominio è sopratutto pei Briozoi, e per altri gruppi o specie che ac- 
cennano a profondità un po' considerevole del mare in cui si deponevano qu die sabbie 
quarzose, quantunque grossolane. 

Ma questi caratteri non si mantengono ovunque immutabili, che anzi per -radi 
si passa dai sedimenti della zona coralligena ai depositi veramente littorali. 

Difatti il piano di cui discorro si presenta presso la spiaggia a Pezzo, cioè \i 
oino Villa S. Giovanni dove offre tutti i caratteri di sedimento della zona coralli- 
gena, risultando dall'assembramento d'immensa quantità di Brioz i, quali le Retepora, 
le'Eschara, le Homera, le Idmonea, incrostate da gran numero di Lepralia, di Membra- 
nipora, di Diastopora, di Tubulipora, di Alecto, di Celleporaria, e di tante altre variato 
forme, tra i rami e gl'interstizi dei quali spargonsi a profusione le spoglio dei Mol- 
luschi, dei Cirripedi, degli Anellidi, dei Coralli, degli Echinidi e così via via: ne ri- 
sulta una roccia costituita quasi per intiero da spoglie animali, in cui i Briozoi 
sentano un grande predominio sulle altre classi, e formano così un insieme veramente 
rimarchevole e caratteristico. Tale e con siffatti caratteri si presenta il plioceno re- 
cente nelle basse colline su cui ergousi Pezzo e Villa S. Giovanni, dove assume una 



— 316 — 

potenza ben poco rimarchevole, non oltrepassando al certo, nei luoghi dove ho po- 
tuto esaminarlo in tutto il suo spessore, i dieci o i quindici metri. La sua stratifi- 
cazione è leggermente inclinata, e pende verso la strati poggiano sul 
calcare coralligeno dell'Astiano e sono ricoperti dall'alluvione quaternaria, che forma 
in quelle contrade vasto e poteute deposito. 

Se vogliamo seguire altrove il plioceno superiere bisogna che volgiamo i no- 
stri passi verso il lato meridionale, dove ampiamente si estende, elevandosi a e 
derevoli altezze. Difatti da sotto le sabbie marine quaternarie viene fuori estenden- 
dosi là dove queste mancano o furono denudate. E comincia a rivedersi alla contrada 
Pantano nelle colline sopra Pellaro, dove costituito sempre di sabbie cementate leg- 
germente, muta alquanto per la minore abbondanza dei fossili -e specialmente dei Briozoi, 
e per la comparsa dei Bri . che si associano alle altre classi. 

Un altro lembo vedesi a Motta, dove la roccia acquista maggior quantità di cal- 
care e con esso maggior tenacità. Ivi vedesi sottostare in discordanza agli strati qua- 
ternari marini, mentre poggi l'antica formazione tongriana. 

Ma la grande ma mo recente si estende sulle colline ancor più ele- 

vate che sorgono ad est ed a nord-est di Motta, e da quelle alture si spinge a co- 
stituire quasi uniformemente il suolo degli al si dilatano più internamente. 
Dalla Kegione Leandro e da sopra S. Basi!: ade lungo le Serre del Corvo e 
vcr-o Pietramolinn, internandosi ver<o la regione Calcarella. 

Su quelle alture gli strati sono d'ordinario abbastanza inclinati; le sabbie, ce- 
mentate fortemente, acquistano bene spesso i caratteri d' una vera arenaria, e i fos- 
sili poco abbondanti n evengono più numerosi in certi luoghi , accusando 
sempre e dovunque in qu te regioni dei depositi pressoché littorali. 

Il plioceno recente su quelle estese pianure non è ricoperto d'ordinario da ve- 
run altro terreno, se non da un detrito superficiale, ovvero dal terreno vegetali . 
nelle colline alquanto più dimesse esso scompare sotto il potente ammanto delle sabbie 
quaternarie. 

In qualche luogo ben raro, nei monti che sovrastano a Motta, riesce di \ 
sporgere da sotto quelle sabbie le marne dell'Astiano co' loro Brachiopodi caratteri- 
stici, ma in generale in tutta quel. regione gli strati del plioceno recente 
■ filladi ] ie, e per breve tratto sul calcare a Briozoi dell'Aqui- 
taniano. 

Ma il fatto piìi rilevante di questa formazione, che deve necessariamente attirare 
gli sguardi scrutatori del geo! quello dell'elevazione rimarchevolissima, alla 

quale essa per '. difatti nei piani die sovrastano ed a Fossato si ha una 

altezza di oltre mille . ! livello del mare; eli mente rimarci 

ia, come io diceva, per un deposito che racchiude una fauna poco diversa dalla 

iterranea. 

Difatti è elevazione, e per quella ancora maggiore del plioceno an- 

hiudere al lei. Lelia caten ' . promonte, 

ine alla fine del plioceno recente. 

Ma siccome l'auti li depositi di mare 

profondo, ed il recente costituito di sabbie littorali mentre raggiunge 



— 317 — 

minore altezza, bisogna necessariamente conchiudere che il movimento di depressione 
cominciato coll'epoca pliocenica e giunto ad un massimo rimarchevolissimo, si è or- 
mai invertito, ed il movimento inverso che lo sostituisce, il movitn male, 
era già cominciato da un pezzo, allorquando il Plioceuo recente si deponeva. 

È questa la più importante, la più rimarchevole delle conclusioni a cui conduce 
lo studio del plioceno recente. " 

Pria di por termine all'esame di tutto quanto riguarda gli strati che riferisco 
al Plioceno recente, è necessario considerare brevemente l'opinione di coloro che ri- 
guardano tale formazione siccome spettante all'epoca quaternaria. 

E primieramente ricordo come per la posizione stratigrafica, e per la fauna la 
formazione che studio è coetanea alle argille di Ficarazzi ed al calcare tenero della 
pianura di Palermo, alle argille e sabbio di Livorno e di Valle Biaia, alle argille 
dei dintorni di Catania, alle sabbie cementate dei dintorni di Messina ecc. 

A dire il vero l'associare una zona di strati al gruppo superiore più tosto che 
all'inferiore non è quistione per me di grande importali/,. inamente 

qualunque strato o gruppo di strati presentare analogie evi affinità calle i 
che l'includono, se queste le precedono e le sieguono immediatamente nell'ordine cro- 
nologico; ed io sarei ugualmente propenso a riunire al Quaternario gli strati che 
associo al plioceno, tanto più che la fauna che racchiudono somiglia molta più alla 
quaternaria anziché alla pliocenica; ma la discordanza col Quaternario da uu canto 
e dall'altra parte la grande elevazione alla quale s'innalzano seguendo molta 
il plioceno, sono le principali ragioni che mi autorizzano a riunire a quest'ultima 
formazione gli strati controversi. 

Paleontologia. — Le argille sabbiose di Monosterace offrono una fauna di me- 
diocre profondità costituita di Gasteropodi, di Lamellibrauchi, di rari Pteropodi ili pochi 
Briozoi e di Poraminiferi. 

Le sabbie cementate del lato occidentale della provincia ci presentano una fauna, 
che come già vedemmo si modifica grado grado dalle regimi più bass 
vate; nelle prime il predominio della tanna l'hanno i Briozoi, i quali colle loro ra- 
mificazioni intralciate formano un insieme veramente rimarchevole, al quale si asso- 
ciano Molluschi, Cirripedi, ed altri resti, che accennano evidentemente alla profon- 
dità della zona coralligena. Ma in regioni più elevate i Briozoi vanno diminuendo, e 
mano mano la fauna si riduce nelle massime alture ad un insieme di Molluschi costieri. 

L'elenco che siegue comprende principalmente i fossili di duo località 
cioè quelli delle argille di Monosterace e gli altri dei depositi a Briozoi di P 
Le località di Motta e dei piani soprastanti mi hanno fon sia per la 

"zza dei fossili che racchiudono, sia pel breve tempo che ho potuto impiegarvi 
per tali ricerche. Lo stesso dicasi della contrada Pantani. 

I segni convenzionali per le località sono i seguenti: Monosterace, M; Villa 
S. Giovanni, Vi; Pantani, Pa; .Muta, Mo, intendendo con quest'ultimo anco j piani 
elevati che s'internano sopra quel comune; archi, A.r, )li lembi che 

sono sopra quella contrada: Reggio, R. qualche lembo sulle colline \ reti. 



— 318 — 
Elenco delle specie fossili raccolte nel piano Siciliano. 



Tipo. VERTEBRATI. 

Classe. Pesci. 

Per le ragioni precedentemente addotte, i vari [UiitolUi, poco comuni, rac- 
colti in questo piano, e specialmente nelle argille di Monosterace, non sono spe- 
cificamente definibili. 

Tipo. MOLLUSCHI. 
Classe. Gasteropodi. 

Bulla. _ i. b. utri culus Brocchi. R.M.V. 

Aoiacou. — 2. A. tornatilis Lin. ( Voluta). Qualche giovine esemplare. R. M. V. 

Utricnlus. — 3. U. truncatulus Bruguière. (Bulla), r. M. V. 

Cyllchna. — 4. C. nitidula Lovèn. r. M. V.— 5. C. umbilicata Mtg. (Bulla). 
r. Vi. V. — 6. C. strigella Lovèn. r. M. V. — 7. C. cylindracea Penn. 
(Bulla). K. M. V. 

VolvuEa. — 8. V. acuminata Bruguière (Bulla). R. M. V. 

Trlvia. — 9. T. Europaea Montagli (Cypraea). R. Vi. V. 

Erato. — 10. E. laevis Donovan (Voluta), r. Ar. V. . . 

Marginella. — 11. M. Philipp ii Monts. e. Vi. V. — 12. M. clandestina Broc- 
chi (Voluta), e. Vi. V. 

Ringicnla. — 13. R. auriculata? Menard (Margi nella). R. M. V. 

Mitra. — 14. M. ebenus Lamarck. r. Vi. M. V. — 15. M. lutescens Lamarck. 
r . Vi. V. — 1G. M. tricolor Gm. r. Vi. V. 

Driiiia. — 17. D. confusa n. sp. Vedi fossili astiani. r. R. V. — 18. D. L ci- 
prea tiana Calcara (Pleuiotoma). R. M. V. 

iluiiiutoma. — 19. H. auceps Eichw. (Pleurotoma). R. M. V. 

Aphanltoma. — 20. A. Graeci Philipp] (Columbella). r. Vi. Ar. R. V. 

Mangclia. — 21. M. clathrata M. de Serres (Pleurotoma). r. Vi. V. 

Raitliitoiiia. — 22. R. Columnae Scacchi (Pleurotoma). r. R. Vi. 

Columbella. — 23. C. rustica Lin. i Voluta). R. Ar. V. — 24. C. scripta. 
Lin. (Murex). r. R, V. — 25. C. minor Scacchi, r. R. V. 

Cyclonassa. — 26. C. neritea Lin. (Buccinum). r. M. V. 

Nassa. — 27. X. limata Chemn. (Buccinum). c.Vi.M. Ar.E. V. — 28, X. prisma- 
tica Brocchi (Buccinum). r. M. — 29. X. pusilla, r. R. — 30. N. incas- 
sata Mailer | Tritonium). r. R. V. — 31. X. Cuvieri Payraudeau (Buccinum). e. 
Vi. V. — 32. X. musiva Brocchi (Buccinum). r. Vi. — 33. N. semistriata 
Brocchi i Buccin un), e. M. lì. V. 

t'assldaria. — 34. C. echinophora Lin. (/; ■ i. r. M. V. — 35. C. fchyr- 

reua Chemn. (Buccin m). r.M. V. 

r.utiiriu. — 36. E. cornea Lin. (Murex). e. M. V. 



— 310 — 

Polita. —37. P. D'Orbigny Payraudeau (Buccinum). r. Vi. V. — 38. P. bicolor 

Cantraine (Murex). r. Vi. V. 
Fusns. — 39. F. rostratus Olivi (Murex). e. Vi. M. R. V. — 40. F. pulchcllus 

Pliil. r. Vi. Ar. V. 
Troplion. — 41. T. muricatus Montagli (Murex). r. M. V. 
Murex. — 42. M. b r an d ar i s Lin. r. M. V. — 43. M. t r un cui u s Lin. e. Vi. V.— 
44. M. erinaceus Lin. r. Vi. V. — 43. M. eristatus. Brocchi. K. R. — 
46. M. Edwardsii Payr. (Purpurei), r. Vi. M. V. 
Ranella. — 47. R. gigantea Lamk. r. Vi. V. 
Epidromus. — 48. E. reticulatus Blainville (Tritorì). e. Vi. V. 
Triton. — 49. T. Parthenopaeus v. Salis (Murex). r. Vi. V. —50. T. corru- 
ga t u s Lamk. r. Vi. M. V. 
Bnfoiiarta. — 51. B. s cr o b i eulator Lin. (Murex). r. Vi. V. 
Kueciiiuin. — 52. B. "undatum Lin. Vive nei mari settentrionali, r. Vi. M. V. — 

53. B. Humphreysianum Benne! var. ventricosa. r. Ar. V. 
Cerlthiuui. — 54. C. vulgatum. Brug. e. Vi. M. V. 

Ceritliloluin. — 55. C. re ticulatum Da Costa (Strombiformis). C. Vi. M. R. V. — 
56. C. se ab rum Olivi (Murex). 0. Vi. M.Ar. R. V. — 57. C. pus illuni Jeff.(ZW- 
ritellaì) C. M. V. — 58. C. lacteum Phil. (Cerithium). e. Vi. V. 
Trifori*. — 59. T. perversa Lin. ( Trochus). e var. Benoitiana Aradas. e. Vi. Ar. V. 
Cerlthiopsis. — 60. C. tubercularis Mont. (Murex). r. Vi. Ar. E. V. 
Ckcnopus. — 61. C. pespelicani Lin. (Strombus). r.M.V. — 62. C. Serre- 
si ami s Micb. (hustellàrìa). e. M. V. 
Solarium. — 63. S. Alleryi Seguenza. R. Ar. V. 

Katica. — 64. N. millepunctala Lamk. e. M. V. —65. N. intricata Do- 
novan. R, M. V. — 66. N. f lisca De Blainv. e. Vi. M. V. — 67. N. inter- 
media Phil. e. M. V. — 68. N. Montacu ti Forbes. Vive nei mari del Nord. 
r. M. Ar. V. 
Enlimella 69. E. acicula Phil. (Melania), r. M. V. — 70. E. Scillae Scac- 
chi (Melania), r. Vi. V. — 71. E. nitidissima Montg. (Turbo) r. M. V. 
Turltouilla. — 72. T. striatula Lin. (Turbo). R.M.V. 
Pyrgulina. — 73. P. brevi cui a Monterosato. R.M.V. 
Odostomia. — 74. 0. conoidea Brocchi (Turbo), r. M.V.— 75. 0. risso i de s. 

Hanley. r. M. Vi. V. — 76. 0. acuta Jeffr. r. M. V. 
Matbilda. —77. M. quatricar inata Brocchi (Turbo), r. Ar. V. — 78. M. ele- 
gantissima 0. G. Costa (Trochus). r. Ar. V. 
Scalarla. — 79. S. communi s Lamk. r. Vi. V. 

Tnrritella. — 80. T. commini is Risso. C. M. V. — 81. T. t rie arinata Broc- 
chi (Turbo). c.M. V. — 82. T. triplicata Brocchi (7 }. C. Vi. Ar. R.M.V. 
Vermetai. — 83. V. sub cane ellatus Bivona. e. Vi. R. V. — 84. V. tri- 

queter Biv. p. r. Ar. V. 
Barleia. — 85. B. rubra Mont. (Turbo). r.M. R. V. 
nusoina — 86. R. Bruguière Payr. (Rissoa). r.Vi. V. 
BlaSfilfa-— 87.R.auris«alpiiim Lin. (Turbo), r. Vi. R V. -88. R.simplex 



— 320 — 

Philippi. e. Vi. V. — 89. E. simili s Scacchi e var. c.Vi.R.V. — 90. E. varia bi li s 
v.Muhlf. (Turbo). C. Vi. E. V. — 91. R. inconspicua Alder. r.M. Ar. V. — 
02. E. splendida Eichw. r. M. V. — 03. E. radiata Phil. r. M. V. 
Alvania. — '94. A. la e te a Michaud. r. Vi. V. — 05. A. cancellata Da Co- 
sta (Turbo), e. Vi. Ar. V. — 06. A. subcrenulata Schw. r. Vi. Ar. V. — 
07. A. reticulata Mtg. (Turbo), r. Ar. V. — 08. A. clathrata Phil. (Rissoa). 
r. Ar. V. — 00. A. bicingulata Seguenza (Rissoa). r; Ar. V. 

100. A. turritelloides n. sp. Tav. XVII. fig. 20. 

Testa elongato-turrita, api e obtusiusculo; anfractus septem, convexi et ro- 
tondati; primi duo laevissimi, casieri ciwjulis spiralibus, prominentibuSj alter- 
natila majoribus ornati: os ovato-subtrigonum. 

Questa Rissoa per tutti i suoi caratteri è distintissima da quante io ne conosco; 
la forma turrita, la scultura formata da cingoli spirali maggiori e minori alter- 
nanti la fanno somigliare ad una vera Turritella. La bocca però è propria delle 
Rissati, di l'orma ovata, alquanto angolosa e quasi trigona. 
Lunghezza 2,15. mra Diametro 0,95. mm E. Vi. 

101. A. cimex Lin. (Turbo), e. Vi. Ar. V. — 102. A. cimicoides Forbes 
(Rissoa). r. Vi. Ar. M. V. — 103. A.Testae Aradas (Rissoa). e. M. V. — 104. A. 
punctura Montagli (Turbo), e. M. V. —105. A. Montagui Payr (Rissoa). 
C. Vi. M. Ar. E. V. — 100. A. tenui costa Seguenza (Rissoa). r. Vi. V. 

Cingala.— 107. C. obtusa Cantraine (Rissoa). r. M. V. — 108. C. granulum 
Philippi (Rissoa)— C. aemula Monterosato e var. r. Vi. Ar. V. 

Pisinna. 100. P. -Librata (v. Miihlf.) auct. (Rissoa). r. Vi. V. 

Seti;?. — Ho. S. amabilis Monterosato. r. Vi. V. 

Littorina. — 111. L. neritoides Lin. (Turbo), r. Vi. V. 

Pnaslanella. — 112. P. palla. Lin. (Turbo), e. Vi. M. E. V. — 113. P. tenuis 
Michaud. r. Vi. V. 

Turilo. — 114. T. rugosus Lin. e. Vi. M. Ar. V. — 115. T. sanguineus Lin. 
e. Vi. V. 

Olivia. — U li. 0. Ti nei Calcara (Monodonta). r. Vi. M. V. 

Clanculus. — 117. C. corallinus Gm. ( Trochus). e Vi. V. — 118.. C. crii e ia- 
tus Lin. (Trochus). e. Vi. Ar. V. 

Trochus — 110. T. conni us Lin. Var. r. Ar. E, V. — 120. T. Zizyphinus 
Lin. e. Vi. V. — 121. T. Gualterianus Philippi. e. M. Vi. V. — 122. T. mil- 
le granus Phil. e. Vi. M. Ar. V. — 123. T. turgidulus Brocchi, e. Vi. V. — 
124. T. striati! s Lin. C. Vi. M. E. V. — 125. T. exasperatus Penn. e. Vi. 
M. V. — 126. T. magus Lin. C. Vi. M. V. — 127. T. Guttadauri Philippi. 
r. M. V. — 128. T. Ottoi Phil. r. Vi. V. — 129. T. elegantulus Philippi 
(Delphinula). Trovato a Pezzo, dove il Philippi l'avea raccolto. lì. Vi. 

Clrculus. - L30. C. striatus Philippi (Valvataì) r. Vi. V. 

Sclssurclla. — 131. S. crispata Fleming, r. Vi. V. — 132. S. tenuisculpta 
n. sp. Tav. XVI. fig. 29. Vedi fossili astiani. E. Ar. 

italioti*. — 133. H. lamellosa Lami. . Vi. V. 

Ga»ulue. - i ! C Hungari ui Lin. (Pai Ila), r. Ai. 



Calyptraea. — 135. C. chinensis Lin. (Patella) e var. depressa. C Vi "U 
Ar. E. V. 

Propilidium 136. P. ancyloides Forbes [Palella), r. Ar. V. 

Fissurciia. — 137. P. costaria (Bast.) Phil. r. Vi. V. — 138. P.-gibba. Pliil. 
e Vi. V. — 139. F. dorsata Monteros. r. Ar. E. V. 

Fissuriscpta. — 140. F. papillosa Seg. r. Vi. V. 

Emarginula. — 141. E. fissura Lin. {Patella), r. M. Vi. Ar. V. — 142. E. conica 
Sclium. r. M. V. — 143. E. adriatica o. G. Costa, r. Vi. V. — 144. E. so- 
li dilla 0. G. Costa, r. Vi. V. 

Chiton. — 145. C. olivaceus Spengi, r. Vi. V. 

Acanthochltcs. — 146. A. discrepans Brown. {Chiton) r. M. V. 

Classe. Solenoconchi. 

Deutalinni. — 147. D. D eless ertiauuni Chenu. C. M. — 148. 1). vulgare 
Da Costa, e. M. K. V. — 149. I). no v e m -e ostatimi Lamk. r. M. V. — 
150. D.Panormeum Chenu. r. M. V. — 151. I). agile Sars. r. M. V. 

Siphouodeutaliuui. — 152. S. tetragonum Brocchi (Dentalìwm). r. M. V. 

nclouyx. — 153. H. sub fus if ormi s M. Sars (Siphonodentalium). r. E. V. 

Cadulus. — 154. C. ovulum Phil. (Dentalium). r. E, 

Classe. Pteeopodi. 

i itiiioius. _• 155. E. rostralis Souleyet (Spirialis). r. M. V. 
Spirialis. — 156. S. retroversus Fleming (Fusus). e. M. V. — 157. S. di- 
versa Monterosato. r. M. V. 
Cleotlora. — 158. C. pyramidata Lin. [Clio), e. M. Ar. V. 

Classe. Lamellibkanchi. 

Xylophaga. — 159. X. dorsalis Turton (Teredo). r. M. Ar. V 

Gastroolioena — 160. G. dubia Penn. {Mya). r. Vi. M. V. 

Venerupls — 161. V. ir US Lin. (Donar), r. Vi. V. 

Saxicava. — 1(52. S. rugosa Lin. (Mytilus). Var. eretica. Lin. e. li. V. 

Corbula. — 163. C. gibba Olivi (Tellina), e M. Ar. V. 

Corlmlomya. — 164. C. mediterranea 0. G. Costa (Corbula). r. Vi. V. 

Thracia. — 165. T. papyracea Poli {Tellina), r. M. V. 

Cochlodesma. — 166. C. praetenuis Pult. (%a). r. M. V. 

Syndosmia — 167. S. alba W. W 1 (Mactra) e varietà, r. M. V. — 168. S. 

prismatica Mont. (Ligula), r. M. V. 
Latrarla. — 169. L. elliptica Lamk. r. Vi. V. 
Mactra.— 170. M. corallina Lin. r. M. V. - 171. M. subtruncata Da 

l losta. e. M. V. 
Ervllla. — 172. E. castanea Mont. (Donax). C. Vi. M. Ar. Mo. V. 
Hesodesma. — 17:'.. M. cornisi Poli (Mactra). r. M. V. 
Psammobla. — 174. P. costulata Turton. r. M \ — 17".. P. feri 

Chemn. (Tellina). C. Vi. M S 

11 



Qf>2 

Tellina. — 176. T. d o n a e i n a Lin.c.M.Ar. V.— 177. T. di storta Poli. r. M. V. — 
178. T. pusilla Pini. e. M. V. — 170. T. pulchella Lanik. r. Vi. Ar. V. 
Areopaghi. — 180. A. crassa Penn. (Tellina), r. M. V. 

Veims. — 181. V. verrucosa Lin. r. Vi. V. — 182. V. casina Lin. r. Ar. V. — 
183. V.Rus ter ucii Payr. r.Ar. Vi. V.— 184. V. effossa Biv. r. Ar. V.— 
I 85. V. Messane n sis Seguenza (v. fossili astiarli), r. Ar. E, — 186. V. gallina 
Lin. e. M. V.— 187. V. rudi s Poli. r. R. V.— 188. V. Brongniartii Payr. r. 
Vi. V. — 180. V. ovata Perni. C. Vi. Ar. R. M. V. 
Doslnia. — 100. D. exoleta Lin. (Venus). e. M. Ar. V. — 191. D.lupinus Poli 

(Venus). r. M. V. 
Cytherea. — 102. C. Chione Lin. (Venus). r. M. V. 
« ypi-ìma — 193. C. islandica Lin. (Venus). Vive nei mari del Nord-Atlantico 

r. M. V. 
Circe. — 104. C. minima Mont. (Venus). Con varietà, e. Vi, M. Ar. R. V. 
Crassatella. — 105. C. planata Calcara (Astarte). r. M. V. 
As<artc. — 196. A. fusca Poli {Tellina), e. Vi. II. Ar. V. — 107. A. silicata Da 
Costa (Pectuneulus). e. Vi. M. Ar. R. V. — 108. A. fcriangularis Mont. 
(Mactra). Le due varietà a margine crenato ed a margine- intiero, e. M. R. V. — 
100. A. bipartita Phil. (Lucina?.), r. Vi. M. V. 
Isocardia. — 200. I. cor Lin. (Chama). r. M. V. 
Kelliellr. — 201. K. miliari s Phil. (Venus?). e. M. V. 
Chama. — 202. C. gryphoides Lin. r. Vi. M. R. V. 
Cyprtcardia. — 203. C. li th opliagella Lamie. R. Vi. V. 
C'ardita. — 204. C. aculeata Poli (Chama). r. M. R. V. — 205. C. corbis 

Phil. e M. R. V. 
C'ardium. — 206. C. ecliinatum Lin. e Var. C. Deshayesii Payr. e. M. V. — 2<i7. 
C. papillosum Poli. ,-. Vi. M. V. — 208. C. fasciatura Mont. r. M. V. — 
209. C. exiguum Gm. r. M. V. — 210. C.Lamarkii Reeve. C. \ i. M. R. V. — 
211. C. oblongum Chemn. e. M. V. — 212. C. Norvegicum Spengler. 
e. M. V. 
Diplodonta. — 213. D. api e ali s Phil. (Tellina), e. Vi. M. Ar. V. 
Aximis. — 214. A. cr online usi s Jeffr. r. M. V. — 215. A. ferruginosus 

Forbes (Kellia). r. M. V. 
Woodla — 216. W. digit aria Lin. (Tellina). C. M. Ar. I!. V. 
Lucina. — 217. L. boreali s Lin. (Venus). e. M. V. — 118. L. spinife 

Mont. (Venus). e. M. Y. 
Jagonia. — 210. .1. reti culata Poli (Tellina,), r. Vi. Ar. V. 
Lorlpes. — 220. L. lacteus Lin.) Poli (Tellina), r. Ar. V. - 221. L. divari- 

catus Lin. (Tellina), r. Vi. M. V. 
Kellia. — 222. K. suborbicularis Montag. (Mya). r. Ar. V. 
Lesaca. — 223. L. rubra Mtg. [Cardium) == Erycina violacea Scacchi. I 

"sonii Cantraine, B mìa emù Philippi. r. M. V. 

Montaeala. — 224. M. bidentata Montag. (Mya). r. M. \. 
i.eptoit — 225. L. n i t i d u in Turton. e. M. V. 



Arca. — 226. A. tetragona Poli. e. Ar. Vi. Ar. V. — 227 

r . Ar. V. — 228. A. 1 a e t e a Lin. e. Vi. Ar. V. — 220. A. a s p e r a Pini. r. R. — 
230. A. obliqua. Phil. r. Ar. R. V. — 231. A. pulchella Re A. im- 

bucata Poli (non Bruguière). r. Vi. V. — 232. A. pectunculoides Scacc r 
M. Ar. R. V. 

Llmopsls. — 233. L. aurita Brocchi (Arca), r. M. Ar. R.. V. — 231. L. mi- 
nuta Phil. (Pectunculus) r. R. V. — 235. L. p y g m a e a Phil. ( Pectunculus \. r. R. — 
236. L. tennis Seg. r. Vi. V. 

Pectnnculns. — 237. P. bimaculatus Poli (Arca), e. .AI. Ar. R. Fa. V. — 
238. P. stellatus Ginelin (Venus). e. M. R. V. —239. P. violacescens 
Larnk. e. M. V. 

Macula. — 240. N. silicata Bromi, r. M. V. — 241. X. nucleusLin. (Arca), 
r. M. V.— 242. N. nitida G. B. Sow. r. M. V. — 243. X. piacenti n a Larnk. 
r. M. — 244. N. decipiens Phil. Var. Aegeensis Porbes. r. M. V. 

Lcmbulus. — 245. L. pel la Lin. (Arca), r. M. V. — 246. L. commutatus Phil. 
(Nucula). e. Vi. M. V. 

Yoldia. — 247. Y. tennis Phil. (Nucula). r. M. V. — 248. Y. frigida Torell. 
R. M. V. 

Hodlola. — 249. M. li a r b at a Lin. (Mytilus). r. Vi. V. — 250. .VI. p h a s e olin a 
Phil. e. Vi. M. Ar. R. V. 

lllyfiliis. — 251. M. gallop rovine i ali s Lamk. e. Vi.' V. 

Lima. — 252. L. squamosa Lamk. r. Vi. V. — 253. L. hians (ini. (Ostrea). r. 
Vi. V. — 254. L. Loscombii G. B. Sow. r. Vi. M. V. 

Milieu — 255. L. ni ve a (Ren.) Brocchi, r. M. V. — 256. L. su bau ri cu- 
lata Mont. (Pecten). e. M. V. — 257. L. ovata. S. Wood. Vive nei mari del 
Nord. R. R. M. V. 

Pecten. — 258. P. m u 1 1 is t ria t u s Poli (Ostica), e. Pa. Vi. Ar. V. — 259. P. 
varius Lin. (Ostrea). e. Vi. M. Ar. E. Pa. V. — -260. P. opercularis Lin. 
(Ostrea). Con diverse varietà. C. Vi. M. Mo. Ar. Pa. V. — 261. P. pesfel is 
Lin. (Ostrea). r. Pa. Vi. Ar. V. — 262. P. pes-lutrae Linneo {Ostrea). Qn 
specie vive nei mari del Nord. C. M. Ar. Pa. V. — 263. P. inflexus Poli (Ostrea). 
e. M. Vi. V. — 264. P. commutatus Monteros. r. Vi. V. — 265. P. striatus 
Muller.(non v. Munster). R. Vi. V. — 266. P. vitreus Chemn. (Pallium). r.M.Pa. 
V.— 267. P. Testae Bivona. r. M. Pa, V. — 268. P. similis Laskey.c.M. Pa.V. 

Janlra — 269. J. iacobeaLin. (Ostrea). e. Vi. Mo. M. Ar. Pa. V. — 270. J. ma- 
xima Lin. (Ostrea). r. Vi. M. V. 

Pleiironcctia. — 271. P. fenestrata Forbes (Pecten). r. Ar. \. 

Spòndylus. — 272. S. gaederopus Lin. e. Vi. V. 

Plyeatula. — 273. P. mv ti lina Phil. r. Ar. 

Ostrea. — 274. O. edulis Lin. e. Vi. V. — 275. 0. Cyrnusii Payr. r. Vi. V.— 

276. 0. cochlear Poli. e. Vi. Pa. V. 
Anmnia. — 277. A. e p h i p p i u m Lin. e. Vi. M. .Mo. Ar. Pa. V. — 278. A. orbi- 
culata Brocchi, r. Vi. \1. V.— 279. A. aculeata Mont. r. M. V. — 280. A. pa- 
telliformis Lin. e. M. Pa. V. — 281. A. striata Brocchi, r. M. 



— 324 — 



Classe. Brachìopodi. 



Tcrciiratula. — 282. T. S cillae Seguenza E. Pa. — 283. T. vitrea Boni. (Ano- 
mia), r. K. Pa. V. — 284. T. minor Phil. r. Pa. Vi. E. V. 
Waidlicimia. — 285. W. septigera Lovèn. Vive nei mari del Nord. r. Pa. V. 
Terebratalina. — 286. T. caput-serpentis Lia. (Anomia). e. Pa. Vi. Ar. R. V. 
Mcgcrlla. — 287. M. truncata Lin. (Anomia). r. Ar. Pa. V. 
Argiopc. 288. A. decollata Chenm. (Anomia). r. Ar. Pa. V. 
Ctetella. — 289. C. ci stello la S. Wood (Terebratula). E. Vi. V. 

Tipo. ARTROPODI. 
Classe. Crostacei. 

Dei crostacei superiori, frammenti indeterminabili. 

Ordine. Ostracodi. 

Pontocjpris. — 290. P. saggi ttula Terquem. Var. Calabran. La rara forma che 
denomino così, differisce dal tipo per avere il margine inferiore alquanto più in- 
cavato, e le prominenze presso gli angoli meno distinte. E. M. 

Bainlia. — 291. B. subdeltoidea Von Munster (Cythere) = B. subdeltoidea 
Jones. Si raccolgono, insieme alla forma comune, altre diverse varietà, fra le quali 
una di forma piccola, ed altra allungata che ricorda la Var. angusta Terquem 
senza somigliarla perfettamente, r. Mi. V. — 392. B. obtus;it;i 0. 0. Sars. 
Qualche esemplare risponde alle figure date dal Brady. Var. angulosa. a. 
Tav. XVII. fig. 21. L'angolo postero-inferiore e un po' più sporgente, r. M. V. 

Cytliere. — 293.0 punctata Heuss (Cypridina). Gli esemplari che vi riferisco 
panni che rispondano bene al tipo miocenico, r. M. 

294. C. tri"- unata n. sp. Tav. XVII. fig. 22. 

Questa specie molto somiglia alla C. infìnta Terquem', dalla quale differisce 
per essere più compressa, e di forma più trigona, con un margine stretto e for- 
nito di sottili strie radianti, colla superficie fornita di folta e sottile punteggiatura. 
Lunghezza 0,73.™ m Larghezza 0,4. n;m R. M. 

295. C. foveolata n. sp. Tav. XVII fig. 2:'.. 

Alline alla C. Insinuata Terquem, dalla quale differisce sopratutto per la scul- 
tura formata d'infossalure piuttosto grandi; la regione anteriore è strettamente 
marginata. 

Lunghezza 0,7.").""" Larghezza (),:!(;.""" R. M. 

296. C. subaequalis n. sp. Tav. XVII. lig. 2 1 e 24a. 

Forma pressoché ellittica, margine anteriore arcuato, regione posteriore somi- 
gliante e quasi uguali' all'anteriore, ma alquanto più stretta, entrambe fornite 
d'un margine piuttosto largo ni appianato. Superficie regolarmente convessa e 
fortemente punteggiala. 

Luughezza 0,62."™ Larghezza 0,34. mm Spessore 0,28.""" E. M. 

297. C. asperrima Heuss (Cypridina). I conservatissimi esemplari raccolti ri- 
spondono bene al tipo miocenico d'Austria, taluni soltanto sono più allungati di 



— 325 — 

forma e presentano spine più lunghe , ma si collegano ai primi per gradazioni 

intermedie, e. M. 

298. C. rarepunctata n. sp. Tav. XVII. fig. 25 e 25a. 

Torma ellissoidale un po' più allargata alla regione anteriore, colle due estre- 
mità marginate, margine appianato e fornito d'una serie d'infossamenti regolari 
e regolarmente circoscritti. L' esterno delle valve è regolarmente convesso, colla 
superficie levigata e fornita di rare punteggiature. 

Lunghezza 0,5. mm Larghezza 0,25. mm Spessore 0,25. mm R. M. 
209. C. rostrata n. sp. Tav. XVII. fig. liti e 26cr. 

E questa affine alquanto per la forma alla C. fornicata Terquem; dalla quale 
distinguesi per essere meno convessa, per la prominenza posteriore più sporgente 
e più acuta, per la superficie finamente reticolata; le valve presentano un mar- 
gine distinto, il quale si allarga molto alla regione anteriore l'ormando una cin- 
tura depressa. 

Lunghezza 0,68;"™ Larghezza 0,31. Spessore 0,17.""" R. M. 

300. C. foliacea n. sp. Tav. XVII. fig. 27 e 27a 

Questa specie è ben distinta per la regione anteriore molto larga col margine 
arcuato, e per la regione posteriore ristretta, in modo clic la forma generale ri- 
sulta cuneiforme; la superficie convessa si appiana verso le regioni estreme, ed 
è rugqso-papillosa, e tali prominenze divengono più sporgenti, lamelliformi e si 
associano ordinandosi parallelamente al margine sulla regione anteriore, la quali! 
risulta quasi fogli ettata. 

Lunghezza 0,73."™ Larghezza 0,45. mm Spessore 0,35. mm 1.'. M. 

301. C. cordiformis Terquem. Gli esemplari die rapporto a questa specie 
rispondono abbastanza bene alle figure date dall'autore, e mi fanno chiaramente 
riconoscere come la specie del Terquem è molto affine alla mia C. subtrigona, r. M. 

302. C. parva n. sp. Tav. XVII. fig. 28 e 28a. 

Piccola specie di forma cuneata. stretta posteriormente e molto larga, eoi mar- 
gine arcuato anteriormente, appianato e radiatamele pieghettato. Superficie con- 
vessa, più elevata alla regione posteriore', dovi' si offrono ""due pieghe longitudi- 
nali poco distinte, e ornata da piccole ravvicinate infossature. 

Lunghezza 0,51. ram Larghezza 0,3. mm Spessore 0,26. mm Et. M. 

303. C. Edwardsii Roemer (Cypridina). Poco diversa dalla for miocenica, 

carene longitudinali alquanto oblique, margine anteriore con rari dentelli, r. M. 

CytUci'idea. — 304. C. subrostrata? Costa (Cytherlna). Riferisco con dubbio 
a. questo genere ed a questa specie una sola valva, che ha t'orma alquanto più 
allungata di quella illustrata dal C'osta. R. M. 

Ilyoltatcs. — 305. I. bartonensis Jones. Var. Monosteracensis. n. Tav. XVII. 
fig. 29 e 29a. Sembra a me clic questa forma non possa specificamente disgiun- 
gersi dalla vivente dell'Atlantico e ilei mari del Nord; essa intatti panni che 
differisca soltanto per avere l'angolo infero-posteriore più distinto e perciò ben 
marcato. 

Lunghezza 1.""" Larghezza 0,5. mm Spessore ".il.' 1 r. M. V. 
306. I. compressa n. sp. Tav. XVII. lig. 30 e 



— 32G — 

Specie affine alla precedente per la forma generale, ma molto più compressa. 
coi margini superiore ed inferiore pressoché retti e paralleli, in modo che le 
valve si restringono lievissimamente verso la regione posteriore; la quale si ter- 
mina troncata obliquamente e con un angolo ben prominente e rotondato alla 
regione infero-posteriore. La superficie è levigata. 

Lunghezza 0,83. mm Larghezza 0,36."™ Spessore 0,2.""" R. M. 

Loxocoitrlia. — 307. L. impressa Baird (Cytkcre) = L: rhomboidea G. 0. Sars. 
Di questa specie che si raccoglie i'i abbondanza, si trovano le diverse modifica- 
zioni dipendenti dal sesso, dall'età e dalla variabilità della specie, e. M. V. — 
308. L. granulata Sars. Riferisco con dubbio a questa specie qualche esem- 
plare. R. M. V. — 309. L. elliptica Brady. Anco questa mi offerse esem- 
plari dubbi e radi. IL M. V. — 310. L. tamarindus Jones (Citherideis) = 
L. longipes G. 0. Sars. Questa specie panni risponda benissimo alle figure del 
Brady, soltanto il margine distinto è alquanto più largo, r. M. V. 

Xestolcfoeris. — :ìl i. X. aura ut i a Baird (Cythere) — - Cythere nitida Lilljeborg. 
Riferisco a questa specie qualche vai" esemplare. R. M. V. — 312. X. depressa 
<i. 0. Sars. Questa specie risponde bene al tipo. e. M. V. — 313. X. angustata 
Terquem. Eapporto con dubbio a questa forma qualche raro esemplare. R. M. 
314. X. pus tu Iosa n. sp. Tav. XVII. fìg. 31 e 31«. 

Questa specie per la forma può dirsi proprio intermedia tra la X aurantia 
e la X. pyriformis Terquem, variando considerevolmente nella gibbosità , spe- 
cialmente della regione posteriore , ma mantenendosi anco in questo carattere 
intermedia tra le due. La superficie poi è speciale perchè irta di pustolette equi- 
distanti e non molto ravvicinate. 

Lunghezza 0,57. mm Larghezza 0,34. m " Spessore 0,35. n " ,, e. M. 

Cytherura. — 315. C. striata Gr. 0. Sars. Qualche raro esemplare. R. M. V. 

Parodoxostoma — 316. P. hib e r ni c'unì? Brady Riferisco con molto dubbio a 
questa specie un solo esemplare. R. M. V. 

Cytlierella. — 317. C. Bradyi n. sp. 

Questa specie è "molto affine alla C. scotica Brady ed alla C. pulchra Brady. 
Si avvicina alla prima per la forma generale e per la punteggiatura poco mani- 
festa della superficie, alla seconda somiglia di più per avere il margine poste- 
riore prominenti', per la somiglianza del contorno ed anco per la forma gene- 
rale, ma distinguesi per essere più breve, e per avere la maggiore spessezza 
assai presso il margine posteriore, dove, guardando la conchiglia di profilo, si vede 
che la superficie forma un'angolosità sopra ciascuna valva. 

Lunghezza 0,7."». Larghezza 0,48. Spessore 0,31. Et. M. V. 

318. C. ('alabra n. sp. Tav. XVII. fig. .V. e 56a. 

Questa specie importante e ben distinta, è rarissima in questo piano, ed invece 
abbondante nel Quaternario, perciò è ivi che la descrivo. R. .M. 

Ordine Ciuripedi. 

Balanus. — 319. B. tulipiformis Ellis. Trovasi in esemplari completi man- 
canti sempre degli opercoli, r. Pa. V. 



— 327 — 

ì'im-Im latino. — 320. P. giganteum Pini. (Chiamalus). Si trova in valvedis- 

giunte. r. Vi. Pa. V. 
Verruca. — 321. V. stromia Muller. Questa specie giace in esemplari grandi, 

conservatissimi , sovente forniti del loro opercolo . presso Pezzo . dove trovansi 
aderenti a varie conchiglie e Briozoi, ma più spesso al Mytilus galloprovincialis, 
ed alle Retepora. r. Vi. M. Ar. R. Pa. V. 

Tipo. VERMI. 
Classe. Aneludi. 

PsygmoI»raiicIiiis. — 322. S. protensus Gmelin. (Serpillo). Vi riferisco qua 

tubo poco flessuoso, e con superficiali ed irregolari solchi trasversali, r. M. V. 
Filigrana. — 323. F. implexa Berkeley = Serpillo, filograna Limi. Trovansi 

dei grandi ammassi di questa specie a Pezzo presso Villa S Giovanni, e. Vi. V. 
Spirorbis. — 324. S. corrugatus Montagu (Serpula). Un esemplare. E. M. V. — 

325. S. granulatus Liu. (Serpula). r. Ar. V. — 326. S laevis Quatrfg. 

C. Vi. M. V. 
Ditrupa. — 327. D. incurva Renier (Dentalium). r. M. R. Pa. — 328. D. su- 

bulata Deshayes (Dentalium). r. M. Pa. Mo. R. V. 

Classe. Bkiozoaeu. 

Sallcomaria. — 329. S. farcini incide s Johnston = Tnbiilario fistolosa Lin- 
neo, Celiarla salicornia L.unk. Questa polimorfa specie presentasi sempre e da- 
pertutto colle sue variate forme, e. M. Vi. Pa. Ar. V. 

Scnipoccllaria. — 330. S. scrupea Busk. r. M. V. — 331. S. scruposaLin. 
(Serlularia). In verità, come ben dice il Manzoni, queste specie poco differiscono 
dalla S. ellittico Reuss, mollo comune nei precedenti piani, r. Vi. V. 

Hyrlozoon. — 332. M. t r u n e a l u m Pallas (Millepora). Comunissimo tra i viventi 
del Mediterraneo, r. Vi. Ar. R. Pa. V. 

Hippotboa. — 333. H. catenularia Jameson (Tubipora) II. catenularia 
Fleming. Trovasi sul Mytilus galloprovincialis, sulla Retepora cellulosa Lin. e 
sui ciottoli, r. Vi. V. — 334. H. divaricata Lamouroux. Raccogliesi non 
troppo raramente sulle Nullipore e sulla Modiola phaseolina. r. Vi. V. — 
335. H. flagellimi Manz. La maggior picciolezza delle cellule, e la lunghezza 

grande degli esili canali distinguono lene q ita dalla precedente specie. Incrosta 

Le Nullipara e la Modiola phaseolina. e. Vi. Ar. V. 

Aetca. — 336. A. sica- Coiteli. Sulle Nullipara e sulla Eschara foliacea. r. Vi. 
Ar. V. — 337. A. anguilla Lin. (Sertularia). Sull' Eschara foliacea e sulle 
Retepora. r. Vi. V. 

Caliere». — 338. C. Boryi Audouin (disia) - C. Boryi Busk. Si trovano ra- 
ramente i frammenti dei giacili fusticini ili questa bella specie, che ho trovato 
vivente nei fondi coralligeni dello si retto di Messina, r. Vi. V. 

Dlacborls. — 339. D. patellaria Moli. Questa bella specie vivente forma larghe 
incrostazioni sulle Nullipara, r. Vi. V. 

Membranipora. — 340. M. aperta Busk. Qu parmi identificarsi 



— 028 — 

bene colla forma così denominata dal Manzoni. Sullo Retepora e le Nullipara. 
r. Vi. — 341. M. irregularis Smith. Anco questa concorda colla forma che 
vi riferisce il Manzoni, r. Vi. V. — 342. M. lineata Lia. Molto variabile, 
conserva talvolta sinanco le spine orali. Incrosta le Retepora, le Eschara, le Nulli- 
para, il Myriozoon truncatum. e. Vi. V. — 343. M. Pouilleti Busk. Lamia 
risponde molto bene alla forma del Orag inglese. Incrosta un' Eschara e VAno- 
mia ephippium. r. Vi. — 344. M. Rossellii Aud. Qualche colonia sulla Ja 
nira maxima, r. M. V. — 045. M. angui osa Reuss. r. Ar. Pa. V. — 34G. M. 
a unni us Manzoni, r. Pa. — 347. M. Smithii. Manzoni. Questa fu trovata dal 
Manzoni a Pezzo presso Villa S. Giovanni, r. Vi. — 348. M. calpensis Busk. 
Sul Mytilus edulis e la Eschara foliacea r. Vi. V. — 349. M. papyracea 
Reuss. Risponde bene come al tipo così alla figura e descrizione data dal Wa- 
fcers. Sul Peclunculus bimaculatus e sulla Janira jacobea. r. Ar. M. 
Lcpralia. — 350. L. coccinea Jonst. Le colonie di questa specie nel Pio 
recente presentano le cellule grandi e colla superficie fortemente scolpita come 
nelle viventi; esse incrostano la Modiola phaseolina, il Mylilus galloprovincialis, 
il Myriozoon truncatum, le Retepora e le Nullipara, e. Vi. V. — 351. L. 
innominata Couch. Le cellule, come avviene d'ordinario in questa specie, sono 
irregolari e variabili molto nella forma. Incrosta la Modiola phaseolina, la Ja- 
nira maxima, e le Nullipara, r. M. Vi. V. — 352. L. scripta Reuss. Sulle 
Nullipara. Questa specie presenta delle variazioni per le quali fa credere che deb- 
basi realmente associare alla precedente siccome opina il sig. Waters. r. Vi. Ar. 
Pa V. — 353. L. plani e osta u. sp. (vedi fossili zaiicleani). Questa forma illu- 
strata dal Manzoni parmi distinta dalla precedente per le cellule allungati', 
appianate, fornite di costole radianti ravvicinate e numerose. Sul Mytìlus gallo- 
provincialis. r. Vi. — 354. L. a n s a t a Johnston. Diverse forme e varietà. Sul Myrio- 
zoon truncatum, sul Pecten opercularis, sulla Janira maxima ecc. r. M. Ar. 
Vi. V. — 355. L. Brongniartii Audouin. Varie forme di quelle che suole 
assumere tale specie, tra esse è rimarchevole una che presenta assai pronunziate e 
([nasi regolari le pieghe trasversali. Sulla Modiola phaseolina, sul Mytilus gal- 
loprovincialis, esullc Nullipara, r. Vi. V. — 356. L. violacea Johnston. Tro- 
vasi sul Peclunculus bimaculatus sul Pecten opercularis, sulla .lanini maxima, 
sul Mytilus galloprovincialis. su d'una Serpula, sul Myriozoon truncatum. r. M. 
Vi. Ar. V. — 357. L. ciliai a Pallas. Sul Mytilus galloprovincialis. sulla Eschara 
foliacea, e sulle Nullipara, r. Vi. V. 

358. L. Calabra n. sp. (vedi l'essili zancleani). Riferisco a questa specie, non 
senza dubbie, qualche colonia osservata sulla Modiola phaseolina. R. Vi. — 359. 
L. Morrisiana Busk. Sulle Retepora. r. Vi. — '■'<*'<". L. Malusii Audouin. 
Riproduce esattamente la forma del Pliocene antico, come quella vivente, [nero- 
crosta l'Anomia ephippium, le Retepora e ir Sullipora. e. Vi. V. — 361. L. 
linearis Hassal. Grandi colonie costituite da cellule larghe ed appianate. Sulle 
Retepora e le Nullipora. r. Vi. V. — 362. L. re ti culata Busk. Variabile 
orniti, come negli strali quaternari e nelle colonie viventi. Trovata sul Peci 
bin ' m sul Pectt ulla Janir -ni \lytih 



— 329 — 

e su molti Briozoi ramosi, e. Vi. M. V. — 363. L. cuculiata Busk. Qui 

specie ricorda presso a poco la forma vivente illustrata da Waters. Incrosta le 
Nullipara, r. Vi. V. — 364. L. per tu sa Johnston. Incrosta varie specie ili 
Briozoi: Eschara, Myriozoon, Retepora, oc. r.Vi. V. — 3(35. L. tenera Reuss. 
Biferisco a questa specie miocenica una colonia che incrosta l' Anemia ephip- 
pium. R. Vi. — 366. L. rudis Manzoni. Sulle Retepora. r. Vi. — 367. L. 
ligulata Manzoni. Sul Mytilus galloprovincialis. r. Vi. — 368. L. Peachii 
Johnston. Riferisco alla specie del Crag inglese alcune colonie che incrostano il 
Mytilus galloprovincialis e la Eschara cervicornis. r. Vi. V. — 369. L ven- 
tricosa Hassal. Questa specie incrosta la Modiola phaseolina,V Eschara foliacea, 
le Nullipara, le Retepora ec. e. Vi. V. — 370. L. obeliscus Manzoni. Rife- 
risco a questa specie qualche colonia impiantata su d' un Balano. R. Vi. — 
371. L. lata Busk. Trovata sul Pecten opercularis. R. M. V. — 372. L. cu- 
pulata Manzoni. Sul Trochus exasperatus. r. Vi. V. 

373. L. stellata? n. sp. Alcune colonie di Lepralia, non troppo bene 

vate, ricordano per la disposizione delle cellule la nominata specie zancleana, ma 
tale ravvicinamento non è sicuro, r. Vi. 

374. L. thiara n. sp. Tav. XVII. fig. 57 (vedi fossili quaternari). R. Vi. 

375. L. intricata n. sp. Tav. XVII. fig. 32. 

Questa forma è veramente rimarchevole. Le sue piccole cellule sono come 
squamette incrostanti, che hanno una carena mediana più o meno distinta, da 
dove irradiano cinque o sette costole irregolari e prominenti. La bocca piìi o 
meno arrotondata trovasi sovente infossata allorché le cellule soim più spor- 
genti. Lo sviluppo delle colonie e l'ordinamento delle cellule è d'ordinario irre- 
golare. Incrosta il Mytilus galloprovincialis. r. Vi. 
Celleporarla. — 376. C. tubigera Busk. Questa specie si presenta eolle m 
sue variazioni conosciute nel plioceno e nei mari attuali. C. Vi. M. Ar. Pa. V. — 

377. C. coronopus S. Wood. Quantunque dubbiamente, pure dalla forma allungala 
e ramosa sono indotto a riguardare questa specie come identica a quella del 
Crag inglese, ed alla comune di Picarazzi esaminata dal Manzoni, r. M. Vi. V. — 

378. C. Has salii Johnston. Questa specie è stata illusi! i bene e de- 
scritta minutamente dal Manzoni, e. Vi. V. —379. V. digitala Waters. Tro- 
vata dall'autore vivente nel golfo di Napoli. Incrosta V Eschara <■ mis. r. 
Vi. V. — 380. C. lobatula Waters. Vive nel golfo di Napoli, r. M. V. — 
381. C. systolostoma Man/ami. Varia considerevol oli- -ircome notò lo sco- 
pritore. Incrosta le Nullipara e la Janira Jacobea. e. M. Vi. — 382. (.'. ramu- 
losa Lin. Distinta e gracile forma. <'. Vi. V. 

Eschara. — 383. E. lichenoides Lamk. e. Ar. Pa. V. — 384. E. foliacea Ellis. 
Questa specie comunissima a Pezzo presso Villa S. Giovanni occorre qualche 
volta in forma incrostante in un solo strato alla maniera di una \ 
siccome la incontrò vivente noi golfo di Napoli il Waters. C. Vi. Ar. Pa. \. — 
385. E. cervicornis Pallas. e Vi. Pa. V. — 386. E. vermeos Peach. 
Questa specie anch'essa vivente nel Mediterraneo ,'■ .tata illustrata e dettaglia- 
tamente descritta dal Waters. r. Vi. Ar. V. 



— 330 — 

Retepora. — 387. K. cellulosa Lin. Nella località di Pezzo questa specie ab- 
bondantissima fra le tante, si presenta sovente conservatissirna, staccata dalla 
roccia sabbioso-calcarea che l'include, ed incrostata da mille altri Briozoi. C. 
Vi. Ar. Pa. V. 

«risia. — 388. C. fistu Iosa Heller. Trovasi come le altre specie in piccoli fram- 
menti, e. Vi. V. — 389. C. elongata. M. Edwards. Trovasi di unita alla Var. 
angustata Waters. r. Vi